Technology’s Untanglers Il New York Times ha pubblicato un articolo di Barbara Whitacker la quale descrive le implicazioni del lavoro dei professionisti di usabilità e di experience design.

L’articolo fa parte della serie Fresh Starts, “una rubrica mensile sui lavori emergenti e le tendenze occupazionali”. Sfortunatamente l’articolo presenta un’interpretazione convenzionale e tradizionale dell’usabilità e non riflette adeguatamente l’andamento degli affari in tale ambito come è stato correttamente precisato da Dan Saffer di Adaptive Path.

Technology’s Untanglers: They Make It Really Work
Il lavoro dei professionisti dell’usabilità, che colmano il gap tra produttori ed utenti, ha da poco sviluppato al suo interno un solido percorso di carriera.

A VOLTE c’è una terribile disconnessione tra le persone che realizzano un prodotto e coloro che utilizzano.

I lavori all’interno del settore dell’usabilità sono molto differenziati, come il background delle persone che li svolgono. Il lavoro può comportare la conduzione di test in laboratorio, oppure osservare le persone che utilizzano i prodotti o ancora lo sviluppo di metodologie di testing.

L’articolo presenta quattro differenti professionisti, nessuno dei quali ricopre un ruolo particolarmente rilevante nel campo dell’usabilità e dell’experience design: Janice Redish, “consulente di usabilità specializzata in siti web ed interfacce di software”, Eric Danas, che “conduce un team focalizzato sull’esperienza dell’utente [presso Microsoft] il quale esamina come rendere i software più accessibili”, Mary LaLomia, “un product manager specializzata in usabilità presso Philips Medical Systems”, e Harvinder Singh, presidente di Bestica, il quale afferma di incontrare molti problemi nella ricerca di persone del campo della user-experience”.

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(ripubblicato dall’International Herald Tribune)