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L’ultimo giorno della conferenza LIFT è iniziata con una sessione dedicata ai racconti ispiratori di persone che conducono vite e si occupano di progetti straordinari.
Matt Webb Matt Webb (blog) è uno dei responsabili del negozio di design Schulze & Webb, che presta particolare attenzione alla vita sociale delle cose. I progetti comprendono prototipi materiali per Nokia, una strategia Web per la BBC, e un pupazzo elettronico che ci fa avvicinare ai nostri amici. Matt armeggia con le novelle di fizione e i giocattoli web, parla di design e tecnologia, è il co-autore dell’acclamato libro Mind Hacks – Cognitive Psychology for a General Audience – e, se doveste raggruppare i suoi interessi di design in una sola parola, questa sarebbe “cortesia”. Matt ha parlato in merito alla fizione scientifica e al design. Inizia da un libro chiamato World War Z, il miglior romanzo di zombie del secolo XXI. Quando lo leggete, riuscite a dargli un senso scientifico. E’ credibile. Nonostante la stravaganza di alcuni romanzi di fantascienza, è stata mantenuta costante la credibilità, la plausibilità. Nella fizione scientifica ci sono tre cose che devono coadiuvarsi: la natura umana, la società e le cose. Potete osservare le stesse cose nella fisica: pressione, temperatura e volume sono collegati intimamente nell’acqua. La finzione scientifica esplora il prospetto di possibili mondi futuri. Non si può semplicemente inventare un prodotto e aspettarsi che le cose cambino. Anche la società e la natura umana devono cambiare. Quali sono i prodotti che funzioneranno nel panorama di possibili mondi? La ricerca di mercato rappresenta una soluzione. L’economia ne rappresenta un’altra. L’evoluzione è un altro simile modo di esplorare il prospetto di possibili mondi. Questo tipo di pensiero evoluzionario è stato attuato nel processo di design iterativo utilizzato per creare Olinda, un prototipo di radio digitale sociale che Schulze & Webb hanno sviluppato per la BBC. La radio poi evolve in una serie di prototipi ed è finita “dove siamo finiti noi.” Il passato è un altro scenario di mondi possibili, e altrettanto difficile da leggere. Matt pone l’attenzione sull’anti-effettivo: “Cosa se?”. Popper lo spiega in questo modo: provate a immaginare le condizioni alle quali le tendenze della storia in questione sparirebbero. ” Questo è evidente nei telefoni cellulari anti-effettivi, un progetto sviluppato da Nokia nel 2005, che si scioglie a 47 gradi Celsius. Cos’è collegato ai telefoni cellulari, a dispetto di questa violenta evoluzione in forme diverse? Che hanno portato a un approfondimento dei tessuti e dei telefoni, e alle possibilità di modificare il proprio telefono, creando in tal modo l’agognato valore di super accessorio. Per Matt, “il design è un modo per camminare su paesaggi di mondi possibili.” Joerg Jelden Joerg Jelden (blog) un analista di trend presso Trendbuero – Consultancy for Social Change, ad Amburgo e a Pechino. A Trendbuero, Jeorg dà la propria consulenza a società quali eBay, Deutsche Post, O2, OTTo o ECCO, circa le opportiunità di cambiamento sociale. Il suo maggiore campo d’interesse è incentrato attorno alla Network Economy: L’ascesa di internet come cambierà la nostra società? Come muterà il comportamento dei consumatori? Come faremo business in futuro? Quali saranno i nuovi modelli di business che risponderanno a questi cambiamenti? Durante la sua permanenza presso la sede di Trenndbuero in Asia-Zona del Pacifico, a Pechino, Jeorg ha esaminato il “Future of Fake or Fakesumption”. Ha cercato di scoprire perché i falsi hanno un tale successo, cosa fanno di diverso e cosa possono imparare i marchi dall’industria dei falsi. Il progetto verrà pubblicato all’inizio del 2009 e lui ne ha dato un’anteprima al Lift. Joerg ha esordito raccontando una storia sui falsi, ed esponendo alcuni insight di un’intervista che è stata fatta sul modo in cui i tedeschi avvertono i falsi e facendo una descrizione dell’industria dei falsi nel 2009 Ebbene, cosa possiamo imparare dai loro successi? (Autori di falsi) 1. Consumatori: i falsi esprimono qualcosa ai consumatori che gli originali non esprimono, eppure questi consumatori si considerano consumatori di brand. Spiare, far causa e punire questi consumatori potrebbe rivelarsi non essere la migliore idea. Esiste un modo per educare i consumatori invece di dichiararli illegali? Possiamo dare ai consumatori una ragione convincente per spendere molto di più per l’originale? 2. Brand: i falsi espongono veramente la lacuna del brand. Le società sopravvalutano il brand e i brand sovrastimano se stessi. Ma i consumatori non abboccano. La fiducia nei brand è diminuita del 50% negli ultimi 50 anni. I brand si concentrano troppo sui prodotti, ma ciò che fa la differenza sono le relazioni forti. Una delle modalità di affrontare questo è una solidarietà più detreminata. 3. Falsari: Gli originali guardano ai falsi e ne sono ispirati. Tuttavia, i falsari attaccano il brand dall’interno. Trasformano gli originali in falsi. Vendono pezzi falsificati ai produttori, mischiano i falsi agli originali e aprono negozi online per poter vendere direttamente. Così, gli originali non riescono più a trovare i falsi. Perché i brand non collaborano con i migliori falsari? In altri termini, il modo che abbiamo di affrontare il mondo dei falsi ha bisogno di essere riconsiderata. James Gillies James Gillies è a capo della cominicazione al CERN. Nel 2000, ha pubblicato un libro in collaborazione con Robert Cailliau, il primo partner di Tim Berners-Lee nel Web project, e, attraverso questo libro, ha raccontato una storia di internet vista attraverso gli occhi del CERN. Il fatto che il Web sia stato inventato al CERN “non è casuale”. E’ stato chiesto a James di scrivere un racconto sulla storia del Web, quando ha cominciato a lavorare per il CERN nel 1995. La sua presentazione, che è preferibilmente consultabile attraverso il video, narra dei principali fondatori storici – Vannevar Bush (che, nel luglio del 1945 scrisse a proposito del calcolatore Memex), Donald Davies (che ha sviluppato il concept di packet switching) e Louis Pouzin (al quale la rete nazionale di ricerca francese, INRIA, ha commissionato la creazione del primo internet). Ebbene, come si colloca il CERN? E’ sempre stato uno spazio molto aperto e uno spazio di ricerca. Nei primi anni 80, internet era già in nuce. Tim Berners-Lee è approdato al CERN nel 1980 come consulente, con il compito di informatizzare il sistema di controllo dell’acceleratore di particelle. Notò che nessuno dei programmi poteva comunicare con gli altri. Di conseguenza, scrisse un saggio nel quale sosteneva che internet dovrebbe essere un’emulazione su una piattaforma di un computer del modo in cui il nostro cervello funziona. Ha successivamente lasciato il CERN ed è tornato, nel 1989, a mettere in atto la propria visione. Entro Natale del 1990, la rete era attiva e funzionante. Funzionava solamente su Next e consentiva un fluire di collaborazione. Tim ha sempre visto la rete come un mezzo di collaborazione, non come un fluire di informazioni a senso unico. Poi, ci sono stati una serie di sviluppi (il primo browser, il primo server non europeo nel 1991 e la ripresa economica del potenziale della rete, nel 1994). L’opera probabilmente più significativa che il CERN può aver sviluppato istituzionalmente per la rete, si è rivelata il 30 aprile 1993. La rete è diventata di dominio pubblico attraverso l’emissione di un documento legale. James è assolutamente convinto che questo James is absolutely convinced that this single act is the only reason why we have a single web, and not an Apple web, a Microsoft web, etcetera. Another main factor was that all the people James interviewed were altruists in the best sense of the world. In the words of Tim Berners-Lee: “It’s not always what you get out of society, but what you put in.” Natalie Jeremijenko (Note that the video stops a few minutes early, which is a pity.) Natalie Jeremijenko is a new media artist who works at the intersection of contemporary art, science, and engineering. Her work takes the form of large-scale public art works, tangible media installations, single channel tapes, and critical writing. It investigates the theme of the transformative potential of new technologies—particularly information technologies. Specific issues addressed in her work include information politics, the examination and development of new modes of particulation in the production of knowledge, tangible media, and distributed (or ubiquitous) computing elements. Natalie, who started her career at the computer science labs of Xerox Park, has always been concerned with the question what the opportunities for change are that new technologies represent and how might we seize that to build the kind of social change that we want. She introduces the audience to a future where environmental issues are “no longer out there” but right here, in our cities and houses. It is a future where global media and global discourse has crumbled. Whereas environmentalism used to be driven by the “sue the polluter” approach, now the biggest polluters of an urban centre are you and me (because of the city’s many impermeable services). Natalie then introduced us to a different strategy in the light of this transformed environmental discourse. An example is the environmental health clinic which is in the East River, and thereby externalises health (as health is not only internal and pharmaceutical, but external and something that can be shared). Another strategy are the pet tadpoles — named after local bureaucrats whose decisions affect water quality — a species which is very sensitive to industrial contaminants. Finally, she showed the mouse trap that self-administers anti depressants. |
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22 aprile 2009
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