Mito Akiyoshi La gente dello splendido blog francese InternetActu hanno condotto un intervista con la sociologa giapponese Mito Akiyoshi. Dal momento che InterActu viene pubblicato in francese, e li spingo da tempo a rendere i ricchi contenuti del loro blog disponibili anche in Inglese, loro ci hanno offerto di co-pubblicare questa intervista in Inglese — la lingua in cui è stata portata a termine. Non è stato difficile accettare l’offerta e ringrazio in particolare Hubert Guillaud per questa opportunità. Se leggete il francese, guardatela qui.

Mito Akiyoshi (blog) è una sociologa giapponese presso la Senshu University. Lei ha anche collaborato con la sociologa Izumi Aizu sul programma di ricerca NTT sulla privacy e l’identità. L’intervista ci fornisce l’opportunità di dare uno sguardo unico a quel che sta accadendo in Giappone: ci permette di non focalizzarci sulla tecnologia, come accade spesso, ma sul come questa tecnologia viene utilizzata, che spesso è più vario e complesso di quello che si potrebbe pensare.

IL DIGITAL DIVIDE IN GIAPPONE?

InternetActu.net: Hai lavorato sul digital divide in Giappone. Noi in Occidente abbiamo spesso l’impressione che il digital divide non esista nel tuo paese dove il cellulare è così pervasivo. Ma è veramente così? Hanno tutti la stessa accessibilità?

Mito Akiyoshi: C’è un consenso crescente tra i ricercatori in Giappone e all’estero sul fatto che il digital divide non riguardi esclusivamente l’accesso o meno ad Internet. Riguarda anche il genere di utilizzo delle Tecnologie di Informazione e Comunicazione (ICT) e gli obiettivi di quell’utilizzo. Per capire le implicazioni del cellulare nel digital divide, dobbiamo partire da una definizione più ampia del digital divide stesso, che deve comprendere tutte le attività mediate da tecnologie. A causa del cellulare stiamo affrontando una realtà mista: è un bicchiere che è sia mezzo pieno sia mezzo vuoto.

Il Giappone è sicuramente un leader globale nella telefonia mobile: il cellulare a portato le ICT a quelli che altrimenti non avrebebro fatto uso della tecnologia. Tuttavia il cellulare non ha affatto eliminato il digital divide. La mia ricerca mostra che i modelli esistenti di diseguaglianza influenzano fortemente il genere di tecnologia e di utilizzo della tecnologia che certa gente esibisce. Parlando in generale, ci sono tre tipi di utenti di ICT in termini di accesso al hardware: i “Literati” sono qurlli che usano sia i computer che i cellulari. Un secondo gruppo consiste in un numero piuttosto ampio di gente che utilizza cellulari ma fa raro uso del PC. Il terzo gruppo consiste in quelli che non usano nessuno dei due. L’ultimo gruppo sta ovviamente diminuendo per via dell’attuale pervasività di internet, ma persino il secondo gruppo potrebbe considerarsi sul lato sbagliato del digital divide — incapace di accedere alla maggior parte delle ICT.

UNIVORI ED ONNIVORI

Tutto questo andrebbe bene se la scelta fosse solo quello: una questione di scelta. Ma spesso non è così. I contenuti Web a cui ha accesso un computer sono parecchio diversi da quelli a cui si accede da un dispositivo movile. Per esempio, la mia ricerca mostra che gli interrogati utilizzano il PC per questioni di lavoro e per accedere ai servizi del governo. L’utilizzo di un cellulare tuttavia è per lo più limitato ad attività relazionate con lo svago. Quelli che utilizzano il cellulare e non il PC tendono ad essere meno educati, meno benestanti, e/o di sesso femminile. Quindi, il loro affidamento al cellulare ed il non utilizzo del PC potrebbe interpretarsi anche come il perpetuarsi di uno status meno privilegiato.

Sto ancora cercando delle buone etichette per identificare questi diversi tipi di utenti, ed in particolare quelli che utilizzano il cellulare ma non il PC. La distinzione tra “univoro” ed “onnivoro” come utilizzata nella sociologia culturale sarebbe utile. Gli “univori” si riferiscono alla gente con risorse culturali limitate che consumano un solo tipo di genere, per esempio hip hop. Gli “onnivori” d’altro canto sono dotati di risorse ricche: apprezzano molteplici generi. Stando a questo punto di vista, la distinzione tra classe media e classe lavoratrice non si basa sulla loro preferenza per dei generi particolari, ma piuttosto sulla loro capacità di consumare un’ampia gamma di prodotti culturali. Quindi basandomi su questa logica, potrei probabilmente utilizzare il termine “univoro cellulare”.

InternetActu.net: Cosa impedisce il cellulare che la combinazione di internet e cellulare permette?

Mito Akiyoshi: Degli studi hanno dimostrato che gli utenti di Internet su PC acquisiscono nuove abilità ICT mano a mano diventano più familiari con web. E’ un circolo virtuoso. Inizialmente vai online per affrontare un particolare bisogno, ma poi scopri altri servizi ed applicazioni e fai un sacco di “learning by doing”, Internet su PC incoraggia la gente ad esplorare. Internet su cellulare d’altro canto fornisce solo servizi internet basici, che spesso si limitano all’intrattenimento e ad attività di svago. Internet su cellulare è di di rado un canale per attività serie e produttive. Persino la qualità del contenuto e dei servizi cambia. Nonostante uno possa leggere le notizie sia sul computer che sul cellulare, gli articoli nel cellulare tendono ad essere brevi ed abbozzati, per via dei limiti di spazio. Se leggi le notizie e gli articoli di opinione sul giornale o su un PC, puoi imparare un sacco. Ma se leggi i sommari delle notizie sul cellulare, perdi questa opportunità di imparare.

UNA QUESTIONE DI POLITICA

InternetActu.net: Come promuovere il passaggio dagli strumenti del cellulare a quelli di internet, quando gli utilizzi non sono esattamente gli stessi?

Mito Akiyoshi: Innanzitutto, credo che dovrebbemmo riconoscere che sia la qualità sia la quantità dei contenuti e dei servizi siano di massima importanza. L’accesso ad essi è una questione di politica globale, nazionale e locale legittima, ma difficilmente viene riconosciuta come tale. Per esempio se si sa che gli utenti di cellulare non ricevono informazione della stessa qualità che quelli di internet su PC, si potrebbe modificare il modo in cui si presenta l’informazione. Se si volesse usare il cellulare per attività produttive, si potrebbe migliorare il design, l’interfaccia, ed i servizi. Internet su cellulare è stato indirizzato verso lo svago perché i provider dei servzi hanno visto che i servizi relazionati con l’intrattenimento erano il business più lucrativo. Ma i politici possono intervenire ed incoraggiare lo sviluppo di una tecnologia che contribuisca ad una maggiore partecipazione ed inclusione sociale.

IL FASCINO DEL CELLULARE GIAPPONESE

InternetActu.net: L’Occidente ha una determinata immagine dell’utilizzo della tecnologia in Giappone: onnipresente, focalizzata sul cellulare, con una popolazione appassionata di tutto ciò che è innovativo. Quest’immagine corrisponde alla realtà?

Mito Akiyoshi: Dunque, i Giapponesi sono appasionati di certe innovazioni. Ma bisognerebbe notare anche che il Giappone restò indietro agli altri paesi industrializzati rispetto alla connettività basica ad internet durante i ‘90. Quindi la mia risposta breve per questa domanda è sì e no. L’esplosione della telefonia mobile dev’essere messa in perspettiva, piuttosto che essere presa come un segnale di entusiasmo generale per tute le innovazioni. Alcune innovazioni radicano ad una velocità fenomenale mentre altre vengono tristemente abbandonate.

Mail fascino del Giappone per la tecnologia potrebbe essere tipico loro. L’ossessione per la mobilità, le cose graziose, la miniaturizzazione vengono fuori ripetutamente nei discorsi popolari come parte dell’essenza della cultura giapponese. Ma come scienziata sociale, voglio spiegarli. Il fascino per la mobilità è un conseguenza del nostro stile di vita. Gli abitanti di Tokyo passano diverse ore facendo i pendolari sui treni con un sacco di tempo per giocare con i propri cellulari. Al contrario della gente in Europa e negli Stati Uniti, la maggior parte dei Giapponesi non ha provato un transito liscio dalla macchina da scrivere al computer. Alcuni utenti preferiscono il cellulare semplicemente perché non si sentono comodi a lavorare con una tastiera. Questa gente usa il cellulari per motivi che hanno poco a che fare con la loro transportabilità. La popolarità del cellulare in Giappone è effettivamente un fenomeno piuttosto complesso.

Detto questo, i loro strani gusti potrebbero aiutare a scoprire e popolarizzare certe innovazioni in un modo inaspettato. I video telefonini è uno degli esempi che mi viene in mente. Inizialmente, l’idea sembrò strana. Ma i Giapponesi per qualche ragione li hanno adorati e li hanno resi popolari in altre parti del mondo.

IL FUTURO DEL CELLULARE

InternetActu.net: Il Giapponese sembra essere avanti perché usano già l’accesso ai contenuti online dal cellulare, e questo sarà il futuro ovunque. Ma tu sembri essere più scettica.

Mito Akiyoshi: Il Giappone è in effetti uno dei leader nel servizi Internet su cellulare. Anche se ho sollevato qualche questione a proposito delle cause e dell’attuale utilizzo di Internet su cellulare, ci sono molteplici motivi per credere che un più ampio utilizzo della tecnologia mobile e ubiquitaria creerà ambienti comunicativi migliori in Giappone ed ovunque. Ma è semplicistico assumere che il cellulare di per sé possa risolvere i problemi profondamenti radicati della diseguaglianza digitale. Ma aiuta alla gente ad andare online e a mantenere i loro network sociali. I Giapponesi hanno accolto entusiasticamente Internet su cellulare quando è stato reso diponibile per la prima volta a fine anni ‘90, perché credettero che avrebbe soddisfatto le loro necessità.

Ora dobbiamo ridefinire queste “necessità” o “richieste” in vista della società futura che intendiamo creare. Fino ad ora ci sono state poche discussioni a proposito dei valori basici su cui le ICT si dovrebbero concentrare. La tecnologia mobile sostiene la chiave per la realizzazione di valori sociali fondamentali, come lo sviluppo del capitale umano, uguaglianza, sviluppo sostenibile, democrazia, ecc., ma non li realizza automaticamente.

Non sono scettica, ma piuttosto ottimista con cautela perché abbiamo bisogno di capire meglio i problemi esistenti e di una migliore visione del futuro per comprendere pienamente le possibilità comunicative offerte dalla tecnologia mobile.

LE NOSTRE VITE UBIQUITARIE MA LOCALMENTE RADICATE

InternetActu.net: Al giorno d’oggi si parla molto di geolocation come il futuro del cellulare, permettendo una sistesi di network sociali e mobilità. L’uso di geolocation è esploso in Giappone?

Mito Akiyoshi: Ci sono alcuni utilizzi interessanti della tecnologia geolocation in Giappone come la otetsudai network che è basicamente un servizio di ricerca di lavoro accessibile tramite cellulare, e permette alla gente di trovare un lavoro o un impiegato “nell’area”. I servizi di geolocation permettono la microgestione di tempo, spazio, luoghi di lavoro e persino dei lavoratori. Persino nell’era della globalizzazione, la nostra vita quotidiana è radicata localmente e la tecnologia mobile serve necessità radicate localmente.

InternetActu.net: In termini di azione governativa, il fulcro sembra essersi evoluto da e-Japan (un approccio piuttosto classico all’accesso e l’utilizzo di Internet) a u-Japan, visto come un piano più futuristico focalizzato sulla disponibilità di informazione ubiquitaria. Qual è attualmente la realtà di questo programma?

Mito Akiyoshi: Per rispondere ad una tale domanda, la prima cosa che uno potrebbe voler fare è andare ad in sito del governo per fare qualche ricerca sul progetto u-Japan. Ma se fai così, ti accorgerai che la funzione di ricerca dei siti del governo è un vero caos. Provate a cercare dell’informazione su qualsiasi argomento specifico su un sito del governo Giapponese e condividerete la mia frustrazione. Non si riesce a trovare l’informazione che si cerca. Questo fatto influenza la mia valutazione del progetto u-Japan.

U-Japan ha avuto successo nel fornire alla nazione una connessione internet veloce e nel migliorare i servizi del governo. Nelle aree come la preparazione delle tasse e l’archiviazione dei business, sono stati fatti grandi progressi e parte del merito è di u-Japan.

Ma ci sono ancora alcuni obiettivi da raggiungere come viene dimostrato dalla mediocre funzione di ricerca.

Ti faccio un esempio: Quando consulto le statistiche del governo, spesso ottengo un sacco di tabelle di Excel. Piuttosto avrei bisogno di un sistema di ricerca decente che mi permetta di combinare variabili e creare i risultati di cui ho bisogno su tabella.

L’ubiquità è una cosa buona, ma le soluzioni ubiquitarie devono inoltre essere anche user-friendly.

LA DIFFICOLTA’ DI COMPRENDERE LE SFIDE DELLA PRIVACY E DELL’IDENTITA’

InternetActu.net: Lavori con Izumi Aizu su un programma di ricerca NTT sulla privacy e l’identità. Puoi raccontarci di più sugli obiettivi di questo programma ed i suoi primi risultati?

Mito Akiyoshi: NTT è un’organizzazione molto interessante. Non ci hanno chiesto di fare ricerca per massimizzare i loro profitti su una base di breve periodo. Si sono rivolti a noi senza alcuna tabella di marcia specifica e ci hanno chiesto di raccontare loro “qualcosa di interessante sulla privacy e l’identità”. Quindi abbiamo escogitato i nostri obiettivi in volo.

Abbiamo investigato progetti di identità azionale e progetti di gestione dell’identità dei business. Mi piace pensare che il fatto che non abbiamo trovato forti tendenze sia una delle nostre principali scoperte. Non che siamo tornati a mani vuote: c’è una grossa asimmetria dell’informazione tra i diversi gruppi coinvolti. Per esempio, ho contattrato un’azienda di reclutamento per la mia ricerca, ma non sono riusciti a venirsene fuori con alcun intervistato buono perché l’argomento è troppo tecnico. Solo uno degli intervistati con cui ho parlato ha detto di essere interessato al tema della gestione dell’identità.

Il tema della privacy e dell’identità è molto importante per tutti ma è difficile far capire a tutti la sua importanza quando sono coinvolti così tanti dettagli tecnici. Sfortunatamente molte decisioni che hanno effettive applicazioni sociali vengono rimosse dal discorso pubblico e ridotte a questioni tecniche. Come si spiega la nozione di privacy di un motore di ricerca a tua nonna o persino al tuo capo? O la possibile breccia della privacy con l’introduzione del IPv6 dovuta al suo meccanismo di indirizzamento? Potrebbero non comprendere i temi, anche se sono di importanza per loro. Abbiamo trovato che non c’è un linguaggio comune per avviare una discussione produttiva sul modo in cui questi temi sono maneggiati dai governi, business, ricercatori e leader di comunità.

InternetActu.net: Punti il dito nei confronti delle forti questioni a proposito della privacy, anche se noi in Francia tendiamo a credere che queste tematiche non abbiano lo stesso impatto in Giappone per via delle differenze culturali. Le questioi di privacy in Giappone sono simili a quelle dell’Occidente?

Mito Akiyoshi: This is an interesting question. Of course Francia e Giappone sono parecchio diverse culturalmente, ma la Francia è anche molto diversa dalla Gran Bretagna, gli USA, la Germania, ed altri paesi che suppostamente costituiscono “l’Occidente”. Non voglio ignorare le differenze tra Paesi, ma vorrei bilanciare le differenze “tra paesi” e “all’interno dei paesi”. Non so se sia appropriato portare le questioni di privacy alle “differenze culturali”, ma il tema della privacy si manifesta in modo diverso in diverse società. Per esempio la creazione di profili razziali è un grosso problema nelle società con diverse minoranze. Non dico che non esista in Giappone. Ma è meno centrale qui rispetto agli USA, per esempio.

Un modo di affrontare le differenze culturali è quello di cercare problemi sociali che affliggono una società in particolare.Se i Giapponesi hanno riserve a proposito di un sistema di carta di identità nazionale, potrebbe essere perché la loro fiducia nel modo di manipolare le informazioni personali del governo è bassa. Il sistema di pensioni nazionale è mal gestito ed il suo fallimento è un grosso scandalo attualmente. Quelli a cui erano destinati i soldi della pensione non li hanno ricevuti perché l’ufficio incaricato non ha maneggiato bene i registri.

Quale genere di attitudine prevale in Francia riguardo alla tematica della privacy e quali generi di fattori — culturali, sociali, politici, o economici — possono spiegare questa attitudine? Credo di avere più domande che risposte per quanto riguarda questa domanda.