byBiella Qualche giorno fa ho fatto parte di un pannello presso la Camera del Commercio di Biella

Biella è una piccola città dell’Italia del Nord, che si è arricchita grazie alla sua industria tessile, e che ora deve affrontare un nuovo mercato globale che non è più così favorevole. Alcune aziende sono riuscite a cavarsela abbastanza bene – Ermenegildo Zegna è un esempio – mentre molte altre sono in difficoltà.

La città sta cercando di farsi notare – a livello globale – come località dai tessuti eccellenti. La loro campagna di marketing gira attorno all’”arte dell’eccellenza“.

Quindi nel nostro pannello ho interrogato il pubblico su cosa potrebbe significare il concetto di “slow” per i tessili. Cosa potrebbe essere slow fashion? Come si può applicare il concetto di slow thinking all’indstria tessile, un ramo molto importante dell’industria italiana del design? Come possiamo trasformarla in una leva per la sostenibilità (quando spesso la moda è l’esatto opposto)?

Uno dei membri del pubblico Paola Fini, mi ha scritto a proposito di una nuova azienda che ha avviato – in parte ispirata dal mondialmente famoso artista biellese Michelangelo Pistoletto e la sua Cittadellarte – cercando di dare una risposta a queste domande.

byBiella si occupa della creazione tradizionale degli abiti, con una speciale esperienza slow. L’intero processo di selezionare la stoffa, scegliere lo stile e predere le misure è fatto a casa del cliente. L’abito su misura – ovviamente prodotto in Italia con grande attenzione alla qualità della stoffa ed ai dettagli – viene poi elaborato in quattro settimane.

Inoltre, in modo simile a Slow Food, byBiella enfatizza la cultura del vestire e delle’eleganza, come un equilibrio tra l’interno e l’esterno, con l’individuo al cuore delle attività dell’azienda.

Sembra una grande iniziativa, che o posso solo applaudire, tuttavia mi piacerebbe sentire di più riguardo la sostenibilità e vedere una maggiore componente descrittiva (specialmente sul sito il quale non mi ha fatto sentire parte di una visione che vorrei condividere, supportare e promuovere ad altri).

Cosa implica “slow” per il non così high end dell’industria tessile? byBiella è un concetto completamente valido, ma è anche un’azienda che offre prodotti “slow” che probabilmente sono fuori portata per la maggior parte della gente. Cosa potrebbe significare slow fashion per budget più modesti?  Come apportare l’eccellenza, il senso di qualità, e la purezza naturale così pervasiva a Biella, nei prodotti testili che sono alla portata di una parte di popolazione più ampia, come i bambini, adolescenti o giovani adulti – come  Slow Food ha fatto con eccellenti prodotti alimentari locali?

Non ho la risposta, ma queste domande devono essere affrontate con urgenza. Abbiamo bisogno di più gente come Paola Fini a Biella.