Interactions Questa mattina ho ricevuto una copia stampata dell’Interactions Magazine con la posta.

Wow.

Appare, si percepisce, e si fa leggere esattamente come una rivista per la nostra professione dovrebbe fare. Perchè nessuno ha mai pensato a questo prima? Contiene molti articoli approfonditi di gente che rispetto o per cui provo curiosità. Questa è la rivista ideale da portarsi appresso in viaggio o da leggere sul divano.

Un’altra prima impressione è che Richard Anderson e Jon Kolko, i redattori capo, siano usciti dalla perspettiva americana della professione: dalla britannica Elizabeth Churchill, al centro di Telecomunicazioni austriaco, e da Stefana Broadbent e Valerie Bauwens di Swisscom Innovations, al sudafricano Gary Marsden e Gabriel White situato a Beijing. Apprezzo molto questo impegno, specialmente dal momento che molti blog e pubblicazioni americani non hanno questa visione globale, o assumono – erroneamente – che la visione americana corrisponde a quella globale.

Quindi complimenti ai due capo redattori per la direzione intrapresa, e complimenti a ACM, gli editori, per concedere loro questa opportunità.

Il dipartimento di pubblicità dell’ ACM ha ora un’occasione d’oro: il nuovo approccio “Interactions” è là fuori, ma la pubblicità non è alla pari. E’ ancora molto vecchio stile. Alcuni approcci freschi e creativi potrebbero fare di Interactions Magazine una pubblicazione realmente sostenibile.

Quando avrò finito di leggere tutta la rivista, scriverò sicuramente qualcosa di più dettagliato. Nel frattempo, Richard e Jon, continuate così. Spero che ACM dia il conseguente passo logico: rendere gli articoli disponibili online. Sono anche curioso di sentire dove l’ACM (che sta per Association for Computing Machinery) come associazione voglia arrivare con questo, e come vuole posizionarsi nel nuovo panorama dell’esperienza dell’utente. La rivista non si esprime su quell’argomento. Magari il redattore esecutivo dell’ACM potrebbe venire stimolato per fare un articolo su di questo sul numero di Marzo-Aprile o sul sito.

In ogni caso, consiglio caldamente ai lettori di questo blog di abbonarsi alla rivista se non l’avete già fatto. Costa solo 50 dollari americani.