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  Articoli della categoria 'Ubiquitous computing'
9 Maggio 2008
La nostra società di sorveglianza va online
Phone The Guardian recensisce un libro che sostiene che la nostra provacy sia minacciata dall’aumento della sorveglianza digitale.

Essere in grado di effettuare le proprie decisioni e mantenere le proprie opinioni senza interferenze; controllare l’informazione che vi riguarda; ed occuparsi del proprio spazio personale - questi elementi basici della privacy sono sotto minaccia, secondo un nuovo libro, The Spy in the Coffee Machine: The End of Privacy As We Know It, di Kieron O’Hara e Nigel Shadbolt, due scienziati dei computer presso l’University of Southampton.

Mentre le nosre attività offline vengono seguite dalle camere CCTV,  dalle Oyster card e dagli RFID tag, i dettagli delle nostre ricerche e dei nostri acquisti online si accumulano in dei database che sanno più di noi di quanto diremmo ai nostri più cari amici. Molti di noi inoltre trasmettono le proprie vite attraverso blog o siti di social networking. “Quando l’io di una persona come entità sociale, con storia, con transazioni, è tutta lì fuori, allora la privacy non è più la nozione di una volta”, dice Shadbolt, che è professore di intelligenza artificiale a Southampton e uno dei principali scienziati nel dare forma ai protocolli all’internet futuro.

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7 Maggio 2008
Intervista di Chronic’Art con Adam Greenfield
Chronic Art La rivista francese Chronic’Art ha intervistato di recente Adam Greenfield (il nuovo capo di design direction della Nokia) a proposito del suo recente libro Everyware e sull’ubiquitous computing in generale.

Si può trovare una versione inglese dell’intervista sul blog di Greenfield.

Leggi l’intervista

30 Aprile 2008
Homegrown - il nuovo design thinking sulla sostenibilità della Nokia
People First Comunicato stampa Nokia (29 Aprile 2008):

L’advanced design team della Nokia oggi ha condiviso “Homegrown”, un progetto di ricerca a lungo termine che mira a capire come Nokia può aiutare la gente ad effettuare scelte più sostenibili. Il team sta esplorando tematiche ambientali e sociali specifiche tra cui il riciclaggio, l’energia e come rendere disponibili i benefici della tecnologia mobile a più gente.

Il progetto è condotto dallo stesso team che ha creato Remade – un concetto mostrato per la prima volta al Mobile World Congress di quest’anno e che esplora come utilizzare materiali riciclati per fare dispositivi mobili in futuro. All’evento di oggi nello studio di design della Nokia presso Londra il team ha mostrato per la prima volta alcuni degli altri concetti a cui stanno lavorando. Questi sono:

  • Zero Waste Charger concept - questo esplora le forme di ridurre lo spreco di energia quando i carica batterie vengono staccati da un dispositivo mobile ma restano ataccati alla presa della corrente.
  • People First concept – questo concetto prende tre idee universali del modo di concepire la comunicazione della gente – tempo, elenchi, e gente – per ispirare ed esaminare nuove idee di interfacce di utente.
  • Wears in, not out concept – mentre sempre più servizi diventano disponibili sui nostri dispositivi mobili questo concetto esplora come in un futuro la gente potrebbe potenzialmente aggiornare i propri dispositivi digitalmente e non fisicamente, dando alla gente un ulteriore scelta sul come utilizzare e aggiornare il proprio cellulare.

Il design team che sta sviluppando questi concetti lavora su un arco di tempo che va dai tre ai cinque anni nel futuro. Condividendo alcune di queste idee e stimolando il dibattito sperano di sviluppare nuove idee innovative che possano essere utilizzate sia all’interno dei business della Nokia ma anche più ampiamente per impulsare miglioramenti ambientali.

- Foto dei concetti

- Una bella presentazione di Rhys Newman (pdf)

- Ulteriore background da parte dei componenti del team Julian Bleecker e Raphael Grignani e sulle Nokia Conversations

13 Aprile 2008
Video online delle conferenze del Share Festival 2008
Share Festival Tutti i video dello Share Festival curato da Bruce Sterling che ha avuto luogo a Torino si trovano online.

A parte Bruce Sterling, i partecipanti al dibattito più entusiasmanti sono stati Massimo Banzi, Julian Bleecker, Donald Norman e Marcos Novak, per nominarne alcuni.

Manufacturing: From Digital to Digifab

- Bruce Sterling, curatore del Share Festival, scrittore

- Stefano Boeri, architetto, capo editore della rivista Abitare

Inizio delle conferenze del Share Festival - Sterling e Boeri discutono sulla fabbricazione digitale. Come dice Bruce Sterling “c’è di più sulla mappa che sul territorio”, ma è sicuramente vero che “mi sento più confortevole che mai nella materialità”.

Manufacturing Cultural Projects

- Montse Arbelo e Joseba Franco, artisti

- Katina Sostmann, ricercatrice

- Kees de Groot e Viola van Alphen, direzione GogBot Festival

Lo sviluppo delle tecnologie digitali ha portato nuove dinamiche nell’arte e nel design. Tre differenti realtà europee presentano i loro processi produttivi nell’ambito dell’arte digitale e del design: ArtTechMedia, progetto di promozione di arte digitale, l’attività di digifab del Dipartimento Design dell’Università der Kunste di Berlino e GogBot Festival, manifestazione olandese improntata sulla creatività applicata ai Robot.

Manufacturing the Streets

- Gianni Corino, ricercatore Plymouth University

- Hugo Derijke, artista

- Chiara Boeri, artista

Come possono contribuire gli artisti alla progettazione dello spazio pubblico e ridefinire la sfera sociale? Integrandosi nella sovrastruttura condivisa dei network sociali, la produzione artistica e la comunicazione digitale sono vettori della trasformazione urbana, in particolare in zone pubbliche come musei, gallerie, piazze e centri commerciali.

Dramatic Manufacturing

- Motor, artista

- Mauro Lupone, sound designer

- Andrea Balzola, teorico dei media e drammaturgo

- Anne Nigten, managing director V2_Lab

Presentazione di progetti teatrali e di ricerca legati al paradigma post drammatico della narrazione digitale. Il teatro come macchina scenica dove l’attore è performer e le tecnologie assumono ruoli drammaturgici.

Patching Zone: Manufacturing Interdisciplinary Collaborations

Anne Nigten mostra come l’arte elettronica integri metodologie e processi dalle arti, dall’ingegneria e dalla computer science. Il laboratorio d’arte elettronica come tavolo di incontro per stipulare nuove alleanze tra diverse discipline.

Manufacturing Intelligence

- Luigi Pagliarini, artista e neuropsicologo

- Franco Torriani, critico

- Pier Luigi Capucci, professore universitario Università di Bologna

- Gordana Novakovic, artista

- Video by Stelarc, artista

In quale relazione fisica, intellettiva ed emotiva si trovano uomo e macchina? Una nuova definizione dell’idea di mente che abbandoni definitivamente il pregiudizio per cui l’intelligenza sia una prerogativa unica ed esclusiva dell’uomo, o più in generale del biologico, riconoscendo agli artefatti la capacità di partecipare a questo processo emergente.

Manufacturing Robots

- Stefano Carabelli, professore Politecnico di Torino

- Pietro Terna, professore Università di Torino

- Owen Holland, professore University of Essex

- Giampiero Masera, Camera di Commercio Torino

La sintesi sta nel titolo del panel, con “manufacturing robots”, considerando i robot, da quelli industriali agli androidi, alle applicazione mobili dell’intelligenza artificiale, una espressione massima di industria, creatività, innovazione e arte, come ben dimostra la proposta dell’“Orchestra Meccanica Marinetti”, importante biglietto da visita per il futuro della nostra area.

Manufacturing FIAT 500

- Roberto Giolito (Advanced Design Fiat)

Il designer della 500 Roberto Giolito racconta come è nato il design di questa autovettura simbolo della manifattura industriale italiana.

A Manifesto for Networked Objects

- Julian Bleecker, professore University of Southern California

Ora anche gli oggetti sono in rete, sono arrivati i blogject, gli oggetti che bloggano. Una volta che le “cose” sono connesse a Internet diventano nodi attivi del sistema relazionale, facilitando, collegando e contribuendo all’interscambio dei network sociali, ridefinendo la relazione tra la presenza e la mobilità nel mondo fisico.

Manufacturing Digital Art

- Massimo Banzi, co-fondatore Arduino

- Fabio Franchino e Giorgio Olivero, artisti

Negli anni 90 l’arte digitale richiamava l’immateriale, oggi la società si rapporta alle tecnologie con naturalezza, lasciando che l’immateriale diventi reale, sperimentando sempre nuove interazioni intelligenti tra uomo e macchina, che nel frattempo si è completamente integrata nella vita quotidiana. La manifattura riguarda anche l’arte digitale, dove lo sviluppo di strumenti come la piattaforma Arduino e l’esplosivo avvento di stampanti 3D e di strumentazioni per la fabbricazione digitale ha portato a una integrazione del digitale nel reale– Massimo Banzi, cofondatore di Arduino, piattaforma hardware open source.

Manufacturing Future Designs

- Donald Norman, direttore of the Institute for Cognitive Science

- Bruce Sterling, scrittore

- Luca De Biase, direttore Nova24 - Sole24Ore

- Gino Bistagnino, professore Politecnico di Torino

Donal Norman presenta il suo ultimo libro “Design del futuro”, dove gli oggetti, agenti di un macrosistema operativo, sono collegati in una rete pervasiva dove la relazione assume più importanza della funzione.
Relazione che include un discorso sulla sostenibilità, in quanto la nocività di un elemento può contagiare il sistema intero.

Manufacturing Consent

- Janez Jansa, artista

- Paolo Cirio, artista

- Antonio Caronia, teorico

Le recenti vicende storiche nella società contemporanea, accecata dai consumi e dall’inquinamento informativo, testimoniano come l’uomo può subire forme di ipnosi collettive orchestrate da un apparato di comunicazione in grado di costruire macchine culturali che trasformano alienazione e disparità in consenso, attraverso strategie “emozionali” che fanno convergere le coscienze: dove finisce la comunicazione e inizia la propaganda?

From Land Art to Bioart

- Ivana Mulatero, critico

- Gianluca Cosmacini, architetto

- Franco Torriani, critico

Presentazione del libro “From Land Art to Bioart”, pubblicato da Hopefulmonster Press, di Ivana Mulatero.

Is Life Manufacturable?

- Franco Torriani, critico

- Luis Bec, artista

- Nicole C. Karafyllis, biologa e filosofa

La vita è entrata pienamente nel processo produttivo manifatturiero, creando realtà ibride che si pongono su un ampio spettro tra due poli: entità viventi naturali e artefatti tecnici. Biofatti, zootecnosemiotica, nanotecnologie: sta nascendo una “biologia parallela”, dove organismi artificiali acquisiscono le proprietà del vivente?

Two Architectures: Atoms and Bits

- Marcos Novak, architetto

- Bruce Sterling, scrittore

Il teorico dell’architettura Marcos Novak e Bruce Sterling discutono classici concetti di Novak quali la “transvergenza”, le “transrchitetture”, la “transmodernità”, le “architetture liquide”, la “musica navigabile”, il “cinema abitabile”, l’“archimusica”. Esplorazioni architettoniche nella realtà virtuale, aumentata, mixed e alternativa.

Cerimonia Share Prize

La giuria:

- Bruce Sterling

- Anne Nigten

- Stefano Mirti

Vincitore: Delicate Boundaries di Christine Sugrue

12 Aprile 2008
Julian Bleecker si unisce al Design Strategic Projects Studio della Nokia
Julian Bleecker Julian Bleecker ha deciso di unirsi al Design Strategic Projects Studio della Nokia.

Julian e Nicolas Nova (della LIFT conference) sono i co-fondatori del Near Future Laboratory dove il lavoro per il cliente si occupa sullo sviluppo di tecnologie di design emergenti e concettuali per nuove esperienze interattive. Jan Chipchase e Duncan Burns sono i suoi colleghi nello studio.

In un lungo post sul suo blog, ha spiegato il perchè ha preso questa decisione:

“E’ tempo di passare al prossimo capitolo. Tra poco, mi unirò ufficialmente ad un fantastico piccolo studio presso la Nokia chiamato Design Strategic Projects. E’ uno studio di designer e ricercatori molto intelligenti e premurosi. E’ un parco giochi di grandi idee, e pieno di supporto per portarle a termine. Ci sono alcune grosse domande e delle opportunità ancora più grosse di continuare il lavoro che ho fatto fino ad ora negli spazi tra le pratiche creative, la tecnologia e il pensiero critico analitico.”

Julian è stato di recente a Torino, come ospite del Share Festival curato da Bruce Sterling, e l’ho incontrato ad una piccola festa organizzata dall’azienda di pianificazione partecipatoria con base a Torino Avventura Urbana.

Nel suo post, Julian ha fornito qualche dettaglio riguardo al contesto dello Studio:

Lo studio in precedenza si chiamava Insight and Innovation. Il lavoro che hanno svolto sotto quella parvenza è tutto sommato lo stesso  in cui verrò coinvolto io. Combina analisi, racconti virtuali, indagini sui nuovi paradigmi dell’interazione, e ricerche speculative sul futuro prossimo nuovi riti dell’interazione. Un progetto che è stato di recente sotto i riflettori pubblici è chiamato Remade, un telefono costituito interamente di materiali riciclati. E’ infatti un tema centrale in una rete più ampia di progetti di design che sono incredibilmente eccitanti. Inoltre, andremo oltre alle semplici chiacchiere — l’aspetto dei modelli è buono, ma questo sarà uno studio di design che farà oggetti che funzionino, unendo strettamente i loro principi di design con la pratica quotidiana. Ci sono stati dei recenti articoli sullo studio e la sua gente se volete più considerazioni. Nel futuro prossimo, ci saranno più comincazioni pubbliche sul lavoro dello studio. Questo è stato uno dei punti centrali della mia discussione quando abbiamo iniziato a parlare del mio ingresso nello studio la scorsa estate, e ogni anello della catena fino alla direzione, attraverso diversi confini internazionali ha indicato che quella è senz’altro parte della missione.”

11 Aprile 2008
Il sito di The Economist presenta un video di Jan Chipchase
Digital Nomads Il The Economist ha chiesto all’”antropologo dell’utente” della Nokia Jan Chipchase di auto-documentare la sua vita da nomade a Tokyo e Seattle, facendo foto e inviendo messaggi col telefono.

Questo video è parte dello special report di The Economist sulla mobilità e sui “nomadi digitali”.

Guarda il video

11 Aprile 2008
France Telecom va al cinema
Orange Il 9 aprile, l’unità di France Telecom Orange mobile, Internet e TV ha svelato un servizio [”Orange Cinéma Séries“], che verrà introdotto il quarto trimestre di quest’anno e permetterà agli abbonati di ricevere film dalla Warner Brothers e HBO e di scambiarli tra i propri PC, TV e qualunque genere di dispositivi portatili, tra cui i cellulari.

I consumatori “vogliono avere accesso a tutti i loro contenuti su tutti e tre i loro schermi con la stessa esperiensa dell’utente, la stessa interfaccia, e la stessa qualità del servizio”, ha detto Didier Lombard, presidente e direttore esecutivo di France Telecom (FTE), ad un pubblico di produttori TV e di cinema il 9 Aprile su MIPTV, una conferenza audiovisiva internazionale a Cannes. […]

Nel suo discorso del 9 Aprile—il primo dato da un direttore esecutivo per gli esecutivi della TV e dei media radunati a Cannes—lui ha dichiarato che senza il loro contenuto, il suo nertwork ha rischiato di diventare un “condotto muto” che semplicemente porta il traffico per altra gente che ne schiuma i profitti. Allo stesso tempo, ha detto, “sono certo che il mio network può dare di gran lunga più valore al vostro contenuto”. L’infrastruttura delle telecomunicazioni, ha detto,  è più appropriata delle alternative come il cavo o il satellite a rispondere alle aspettative sempre più personalizzate ed interattive dei clienti.

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10 Aprile 2008
Report speciale dell’Economist sulla mobilità
Nomads Il giornale Economist ha pubblicato un report speciale sulla mobilità, chiedendosi quali ne saranno gli effetti sociali.

Le fonti sono alcune delle persone principali del settore (molti dei quali vengono spesso citati su questo blog).

Our nomadic future [articolo principale]
“Preparatevi a vedere meno il vostro ufficio e più la vostra famiglia—e magari rimanere comunque scontenti” o “il nomadismo promette il paradiso della nuova libertà, ma minaccia anche l’essere sotto la costante sorvglianza della tribù”.

Nomads at last
La comunicazione Wirelss sta cambiando il modo di lavorare, vivere, amare e relazionarsi con i posti della gente, dice Andreas Kluth.

Labour movement
Le gioie e gli svantaggi di poter lavorare ovunque.

The new oases
Il nomadismo cambia gli edifici, le città e il traffico.

Family ties
I parenti si avvicinano, con conseguenze per gli stranei.

Location, location, location
Conta.

A world of witnesses
Quando tutti diventano un monitor nomade.

Homo mobilis
Come il linguaggio va, così fa il pensiero.

2 Aprile 2008
Microsoft Research e il futuro delle interazioni uomo-computer
Being Human “Entro il 2020 i termini ‘interfaccia’ e ‘utente’ saranno obsoleti in quanto i computer si fondono semre di più con gli uomini”, è la prima frase di un breve articolo sul sito di BBC News.

Secondo la BBC, “è una delle previsioni di un report sostenuto dalla Microsoft tratto dalla discussione di 45 accademici nei settori dell’informatica, la scienza, la sociologia e la psicologia.”

Predice cambiamenti fondamentali nel settore delle Interazioni Uomo-Computer (HCI). Entro il 2020 gli uomini interrogheranno sempre di più le macchine, dice il report. In cambio i computer saranno in grado di anticipare quello che vogliamo da loro, per cui saranno richieste nuove regole sulla nostra relazione con le macchine.” […]

La nostra “impronta digitale” - la condivisione di sempre più aspetti delle nostre vite attraverso la fotografia digitale, podcast, blog e video - è stabilita in modo da ingrandirsi e questo solleva delle domande chiave a proposito di quanta informazione dovremmo immagazzinare su noi stessi.

L’onnipresente network canalizzera l’informazione del mercato delle masse direttamente verso di noi mentre disseminerà le nostre informazioni intime.

Il report nomina questa l’era della cosiddetta iper-connettività e predice che comporterà una crescita della “tecno-dipendenza”.

Questa relazione sempre più intima tra uomini e computer sarà una spada a doppio filo, suggerisce.

Il report confronta l’introduzione del calcolatore - diffusamente incolpato per una caduta degli standard dell’aritmetica mentale - con quello che potrebbe accadere con l’acquisire di maggiore intelligenza e responsabilità da parte dei computer.
“Senza la considerazione ed il controllo adeguati è possibile che noi - sia come individui che come collettività - perdiamo il controllo su noi stessi e sul mondo che ci circonda”, avverte il report.

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(Il video non è molto impressionante, in quanto tutti gli esempi sono impulsati dalla tecnologia piuttosto che dalla gente).

Il report a cui fa riferimento la BBC sono i procedimenti del HCI 2020, un forum organizzato da Microsoft Research, che raduna i principali esponenti nell’informatica, il design, la filosofia della scienza, la sociologia, l’antropologia e la psicologia, per dibattere, dare un contributo, ed aiutare a formulare l’agenda per le Interazioni Uomo-Computer (HCI) nella prossima decade e oltre. Può essere scaricata qui (pdf, 3 mb, 100 pagine).

Con l’avvento del XXI secolo, ci sono state voci all’interno delle comunità della ricerca e del design che evidenziano la necessità di un cambiamento: un cambiamento che metta più enfasi nel collocare gli utenti –gente—al fronte e al cuore di quel piano; un cambiamento che sia meno sull’informatica perrvasiva e “smart” e più sulla tecnologia che abiliti e riconosca valori umani.

Questo nuovo piano solleva domande di tutti i generi: Qual è il ruolo della tecnologia nel XXI secolo, o quale vorremmo che fosse? Come dovremmo orientarci in quanto ricercatori, designer e professionisti nei confronti di questo ruolo? Quali sono le questioni fondamentali dell’Interazione tra Uomo e Computer mano a mano che andiamo avanti? Quali sono i nuovi paradigmi e piani di ricerca che ne emergono come risultato? Quali sono i valori umani per i quali progettiamo, e cosa significa questo per la valutazione della tecnologia?

I relatori di questo evento che ha avuto luogo a Siviglia, Spagna, sono stati Barry Brown (Glasgow University), Matthew Chalmers (University of Glasgow), Thomas Erickson (IBM, T.J Watson Research Centre), David Frohlich (Digital World Research Centre), Bill Gaver (Goldsmiths College), Adam Greenfield (New York University, Interactive Telecommunication Program), Lars Erik Holmquist (Swedish Institute of Computer Science), Kristina Höök (Stockholm University), Steve Howard (Melbourne University), Scott Jenson (Google), Matt Jones (Swansea University), Sergi Jorda (University of Barcelona), Rui José (University of Minho), Joseph Kaye (Cornell University), Wendy Kellogg (IBM, T.J Watson Research Centre), Boriana Koleva (University of Nottingham), Steven Kyffin (Philips), Paul Luff (Kings College), Gary Marsden (University of Cape Town), Tom Moher (University of Illinois), Kenton O’Hara (HP Labs), Jun Rekimoto (Sony, Interaction Lab), Tom Rodden (University of Nottingham), Yvonne Rogers (Open University), Mark Rouncefield (Lancaster University), Wes Sharrock (University of Manchester), John Thomas (IBM, T.J Watson Research Centre), Michael Twidale (University of Illinois), Alessandro Valli (iO), Geoff Walsham (Judge Business School, University of Cambridge), Steve Whittaker (Sheffield University), Adrian Woolard (BBC Future Media & Technology), Peter Wright (Sheffield Hallam University), e Oren Zuckerman (MIT), e anche Christopher Bishop, A.J. Brush, Jonathan Grudin, Richard Harper, Andrew Herbert, Shahram Izadi, Abigail Sellen, Alex Taylor, Jian Wang, e Ken Wood di Microsoft Research.

Sul sito di Microsoft Research Cambridge puoi leggere una buona intervsta con Richard Harper, l’organizzatore della conferenza. Ecco alcune citazioni:

Sulla conferenza: “Ci ha sorpreso quanto fossero eccitati ed ansiosi i partecipati a proposito della prospettiva di progettare per i valori umani. Queste sono notizie buone e cattive. Significa che il peso di fare le cose bene è più grande di quanto fosse una volta. Ma parte del problema che abbiamo nel progettare attorno ai valori umani è che dobbiamo rebdere le nostre preferenze ed i nostri valori più chiari, ed in alcuni casi, le differenze tra i valori non sono ben distinte e non possono essere assodate in modo obiettivo. A volte, ci sono profonde differenze nei valori della gente, ed entrambi i lati hanno buone ragioni per queste differenze. Col progresso della ricerca nelle Interazioni Uomo-Computer, rispondere delle differenze di opinioni e desideri richiede una maggiore capacità dei ricercatori per sollevare discussioni—e possibilità di design—fino a raggiungere delle soluzioni.”

Sullo sviluppo della tecnologia: “Per molti anni, la tecnologia è stata sviluppata, e poi la società l’ha modellata e raffinata. Ora, le esperanze e gli obiettivi della società e la gente hann bisogno di essere coinvolti nel processo dello sviluppo della tecnologia dall’inizio, perchè fa un grande differenza per quello che le tecnologie finiscono per diventare. Non c’è più una linea  divisoria tra tecnologia ed invenzione e tra sviluppo e società, non c’è più differenza tra quello che la tecnologia potrebbe fare e quello che l’utente può fare. Quello che potrebbe essere uno sforzo umano ed uno sforzo sociale deve essere considerato dal fondo del firmware nei dispositivi e nelle infrastrutture che collegano diversi dispositivi attraverso l’interfaccia grafica esteriore.”

(anche via Adam Greenfield)

21 Marzo 2008
Adam Greenfield sarà il nuovo Capo di Design Direction della Nokia
Adam Greenfield Adam Greenfield, autore di Everyware: The Dawning Age of Ubiquitous Computing, si trasferrà a Helsinki in Agosto per intraprendere il suo nuovo ruolo come “Capo di direzione del design con lo staff di design di Nokia, con competenze nel dominio del servizio e dell’interfaccia dell’utente.”

Greenfield dice: “Lavorerò su dei problemi molto eccitanti e importanti, con gente per la quale nutro una grande ammirazione (e in molti casi affetto personale), in un contesto dove i nostri sforzi congiunti potrebbero effettivamente fare la differenza.”

Complimenti, Adam!

(via IntoMobile)

20 Marzo 2008
Tecnologia casalinga fuori controllo
Home tech Un nuovo studio Logitech conclude che un quarto delle case europee hanno una sola persona in grado di far funzionare tutto.

Le case europee sono piene di costosi gadget che la maggiorparte della gente non sa controllare, secondo un recente studio.

La ricerca commissionata da Logitech afferma che, in un quarto delle case c’è una sola persona che sa come far operare tutta la tecnologia. Esso calcola che gli europei hanno nelle loro case TV, hi-fi, speaker, riproduttori video e DVD, registratori digitali e dispositivi satellitari per il valore di 362miliardi di euro. Prosegue dicendo che il 49 per cento delle famiglie possiede cinque o più telecomandi e il 87 per cento tre o più.

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(via UsabilityNews)

14 Marzo 2008
Quando gli utenti ‘fanno’ l’Ubicomp
Present-day ubicomp When Users “Do” the Ubicomp è il bel titolo di un articolo del ricercatore finlandese Antti Oulasvirta nel numero di Marzo-Aprile di Interactions Magazine.

Sommario: I computer sono diventati ubiqui, ma in un modo diverso di quello immaginato nei ‘90. Per padroneggiare gli ubicomp del giorno d’oggi - degli agglomerati di connessioni e dati multi-layered, distribuiti fisicamente e digitalmente, che operano sotto nessun principio guida riconoscibile - l’utente deve dimostrare previsione, perspicacia e perseveranza. La preoccupazione con le visioni Weiseriane dell’ubicomp possono aver deviato la ricerca verso questioni che non vanno incontro alle necessità quotidiane degli sviluppatori.

L’articolo si basa sul lavoro di Genevieve Bell e Paul Dourish, e in particolare nel loro articolo Yesterday’s Tomorrows. Come loro, Oulasvirta sostiene che ci sono due ubicomp: l’idealizzata presentata alle conferenze e il “vero ubicomp”, descritto come “un massivo agglomerato non centralizzato di dispositivi, mezzi di connettività ed elettricità, applicazioni, servizi, ed interfacce, così come oggetti materiali come cavi e luoghi d’incontro e superfici di supporto che sono emerse quasi in modo anarchico, senza un set di principi guida riconosciuti”. Questa infrastruttura è quindi “non omogenea o scorrevole, ma frammentata in diverse tecniche che l’utente deve studiare ed utilizzare.”

Egli poi porta il suo analisi un passo oltre ed effettivamente mostra “le molteplici forme in cui è l’utente a dover ‘fare’ ubicomp; cioè, creare attivamente le risorse per utilizzare un’applicazione in un ambiente multicomputer eterogeneo.”

Oulasvirta conclude con “un elenco di approcci per migliorare le infrastrutture di ubicomp:”

1) minimizzare gli overhead che creano grinze temporali tra le attività;
2) creare risorse remote ma importanti, come connettività e cavi, meglio se trasparenti localmente e digitalmente;
3) propagare metadata nella migrazione di dati da dispositivo a dispositivo;
4) supportare gli utilizzi ad hoc di dispositivi come progettori, tastiere, e display;
5) avviare eventi digitali come la sincronizzazione di documenti predeterminati con gesti fisici ; e
6) supportare l’appropriazione di proprietà materiali per le superfici di supporto“

Per leggere l’intero articolo, avete bisogno di un abbonamento all’ACM Digital Library.

7 Marzo 2008
Conversazione su Torino con Bruce Sterling
Bruce Sterling Oggi Torino World Design Capital ha pubblicato un’intervista che ho fatto di recente con Bruce Sterling. Questa volta non sugli spimes, ubiquitous computing o la fabbricazione digitale, ma sulla sua esperienza con la città dove ha passato gli ultimi sei mesi.

A Bruce piace Torino e in questa intervista lui racconta alcuni dei motivi. Lui va nel dettaglio sul perchè “Torino è a pieno titolo una città del XXI secolo” e come “in qualche modo è riuscita ad affrontare problemi con cui moltissime altre città, regioni, culture e nazioni non hanno ancora fatto i conti.”

“Torino,” dice, “è uno di quei posti affini al mio carattere. Se fossi italiano e non texano, sarei probabilmente nato a Torino.”

Lui ha anche condiviso con noi il contenuto di una nuova storia che ha scritto:

“Sì, è una storia fantasy ambientata a Torino. Il protagonista è un direttore FIAT, ma è anche un negromante. Il racconto si svolge in una Torino esoterica, in cui tutte le storie di magia che i seguaci della New Age narrano su Torino sono assunte come dati di fatto.

Torino racchiude un pezzo della Nuova Croce e anche il Sacro Gral. La Sindone è davvero imbevuta del sangue di Gesù Cristo; e tutte queste ley-lines e gli assi dei poteri mistici si intersecano. L’eroe della storia è un investitore del reparto R&D in FIAT, e viene convocato all’inferno alla presenza di Gianni Agnelli, che è morto, eppure ancora infervorato dai problemi di sviluppo urbano di Torino. Quindi l’ex-presidente lo manda a chiamare all’inferno per convocare un consiglio di amministrazione.

L’eroe, il negromante, viene accompagnato dal suo consulente spirituale, una mummia egizia del Museo Egizio, che ha riportato in vita dal mondo dei morti. La mummia lo scorta e svolge il ruolo di saggio consigliere. Lui e la mummia sono un po’ come i protagonisti della serie “Lone Ranger and Tonto”. È un racconto comico, esagerato e satirico, una favola su Torino e sui suoi problemi. Non avrei mai potuto scriverla se non qui.”

Bruce si trova ora negli ultim igiorni di preparazione del Share Festival che sta curando. Venite a vederlo se potete.

L’intervista soffre un pò di un layout povero e non è facile vedere quali siano le mie domande, per esempio. Tutti i link sono magicamente scomparsi. Spero venga aggiustato presto.

Leggi l’intervista

5 Marzo 2008
Nokia sul futuro dei cellulari nei prossimi tre, cinque e otto anni
Nokia Research Center Darren Waters della BBC News ha recentemente intervistato dei scienziati e ricercatori della Nokia scientists and researchers presso il loro laboratorio a Palo Alto per parlare sul futuro dei cellulari nei prossimi tre, cinque e otto anni, e oltre.

La prima cosa che ha evidenziato è il fatto che nessuno alla Nokia chiama più i dispositivi telefoni; ora sono multimedia computer.

Gli sono stati mostrati tre progetti che si stanno sviluppando nei laboratori Nokia in giro per il mondo, due dei quali a Palo Alto.

Leggi tutto l’articolo

27 Febbraio 2008
Donald Norman a Torino il 15 Marzo
Donald Norman Donald Norman è probabilmente uno dei più importanti ospiti del prossimo Piemonte Share Festival, curato da Bruce Sterling.

Norman farà parte di un panello nel pomeriggio di Sabato 15 Marzo intitolato “Manufacturing Future Designs”.

Le diverse conferenze del festival stanno approfondendo su tutti i tipi di variazioni sul tema principale del “manufacturing”: Manufacturing Cultural Projects; Manufacturing the Streets; Dramatic Manufacturing; Manufacturing Intelligence; Manufacturing Robots; A Manifesto for Networked Objects; Manufacturing Digital Art; Manufacturing Future Designs; Manufacturing Consent; e Is Life Manufacturable?

Gli speaker e gli ospiti sono molti, tra cui Montse Arbelo, Andrea Balzola, Massimo Banzi, Luis Bec, Gino Bistagnino, Julian Bleecker, Chiara Boeri, Stefano Boeri, PierLuigi Capucci, Stefano Carabelli, Antonio Caronia, Paolo Cirio, Gianni Corino, Lutz Dammbeck, Luca De Biase, Kees de Groot, Hugo Derijke, Giovanni Ferrero, Fabio Franchino, Joseba Franco, Piero Gilardi, Owen Holland, Janez Jansa, Nicole C. Karafyllis, Maurizo Lorenzati, Mauro Lupone, Giampiero Masera, Motor, Ivana Mulatero, Daniele Nale, Anne Nigten, Donald Norman, Marcos Novak, Gordana Novakovic, Giorgio Olivero, Claudio Paletto, Luigi Pagliarini, Katina Sostmann, Stelarc, Bruce Sterling, Pietro Terna, Franco Torriani, and Viola van Alphen.

27 Febbraio 2008
Nokia si trasforma dall’interno
Nokia Morph Articolo molto interessante sul sito di BBC news su come Nokia si stia trasformando da fabbricante di dispositivi a azienda di software e servizi che monetizza le sue conoscenze di software attraverso la vendita di dispositivi, e il ruolo strategico della ricerca in questa impresa. Ecco alcune citazioni relazionate col UX:

Dr John Shen, capo del laboratorio Palo Alto Research ha detto che il suo team ha aiutato lo sviluppo della Nokia come azienda di servizi.

“Vediamo l’intersezione tra Internet e mobilità. Nokia è stata un’azienda di dispositivi e quello resterà un business lucrativo per i prossimi anni, però anzichè aspettare a quando si dovrà cambaire, Nokia guarda avanti e stà già cambiando adesso.”

Ha detto che l’obiettivo dell’azienda era una “soluzione totale”  che comprenda hardware e software, ma concentrandosi su un’ “esperienza dell’utente convincente”.

“L’azienda che comprende l’esperienza dell’utente finale avrà un vantaggio”, ha aggiunto. […]

Dr Shen aggiunge: “Quando la tecnologia è sotto i requisiti dell’utente, la tecnologia guida l’industria.

“Ma una volta che passi dall’altra parte verso la corrente principale devi guardare i servizi e l’esperienza dell’utente.

“Il vero obiettivo ora sono le esperienze dell’utente convincenti. Dev’essere guidato dall’esperienza dell’utente invece che dalla tecnologia”.

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25 Febbraio 2008
Il futuro della reputazione
The future of reputation E’ stato pubblicato un nuovo libro (ed è disponibile gratuitamente online) su cosa potrebbe stare accadendo alla nostra privacy e in sostanza alla nostra reputazione in un’era di informazioni personali onnipresenti.

The Future of Reputation: Gossip, Rumor, and Privacy on the Internet
di Daniel J. Solove
Yale University Press, 2007

Brulicante di chat, gruppi di discussione online, e blog, Internet offre opportunità precedentemente inpensabili per l’espressione personale e la comuncazione. Ma c’è un lato negativo nella storia. Una traccia di frammenti di informazione su di noi si mantiene per sempre nella rete, disponibile istantaneamente nella ricerca su Google. Una cronica permanente delle nostre vite private—spesso di dubbia affidabilità e a volte completamente falsa—ci seguira ovunque andiamo, accessibile ad amici, stranei, datori di lavoro, vicini, parenti e chiunque guardi. Questo libro in crescita, colmo di incredibili esempi di pettegolezzi, diffamazioni, e voci su Internet, esplora le profonde implicazioni della rete nel conflitto tra il discorso libero e la privacy.

Daniel Solove, un autorità nella legge della privacy dell’informazione, offre un affascinante resoconto su come Internet stia trasformando i pettegolezzi, il modo in cui diffamiamo gli altri, e la nostra capacità di proteggere la nostra stessa reputazione. Concentrandosi sui blog, le comunità online, cybermob e altre tendenze, lui mostra che, ironicamente, il flusso ininterrotto di informazione sulla rete può ostacolare opportunità di auto sviluppo e libertà. Le tradizionali nozioni di privacy hanno bisogno di essere riviste, sostiene l’autore: a meno che non stabiliamo un equilibrio tra privacy e discorso libero, potremmo scoprire che la libertà di Internet ci rende meno liberi.

(via Demos)

24 Febbraio 2008
I nostri cellulari, noi
Disruptive Thinking Il Washington Post riflette sul cosa significhi che attualmente ci siano un cellulare per ogni due persone sulla Terra.

“Da essenzialmente zero, siamo passati allo spartiacque di più di 3.3 miliardi di cellulari attivi su un pianeta di circa 6.6 miliardi di abitanti in 26 anni. Questa è la più veloce diffusione globale di qualsiasi tecnologia nella storia dell’uomo — persino più veloce del vaccino antipolio.” […]

“Il cellulare è la maniera in cui sta avendo luogo la coesione sociale. Esso stringe i legami tra noi”, dice Ling, un americano che fa ricerca sulle conseguenze sociali della telefonia mobile per la Telenor, l’azienda di telefonia globale di Oslo. […]

“Il cellulare ci permette di creare quella sfera locale” che era il marchio di fabbrica dei villaggi pre-industriali, dice Ling. Le cerchie del cellulare tendono ad essere piccole e piene di gente che “sanno che cosa fai, chi sei, cosa c’è nel tuo frigo. Questa è una forma di essere unito alla società. Ha un effetto socializzante.”

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11 Febbraio 2008
La strada come piattaforma
The street as platform Dan Hill, precedente capo di tecnologia interattiva e design presso la BBC e attualmente direttore di web e trasmissione presso Monocle, ha pubblicato un lungo artivolo sulle strade del fututo. Ecco l’introduzione:

“Mi hanno chiesto di recente di commentare sulle ‘strade del futuro’; in risposta per il il responsabile dell’organizzazione  quasi non governamentale per l’ambiente costruito e per il responsabile del dipartimento del governo per i trasporti, le strade e così via. Non ho avuto tempo a sufficienza per scrivere qualcosa di corto, così ho buttato giù il seguente, è lo sto pubblicando qui come un appunto personale, più che come un tentativo di discutere in modo approfondito la via  giornaliera dell’informazione attorno al 2008. Nonostante ciò, spero che troviate utile o interessante. Le foto non sono direttamente in relazione ma creano in ogni caso una specie di città illustrativa.

E’ basato deliberatamente sul ‘qui e ora’, più o meno, quindi  sembreranno notizie piuttosto vecchie per alcuni di voi. Che in certo senso sono. E in altro senso, no. Ma in ogni caso, questa era una strategia migliore per il compito che abbiamo tra le mani, e nell’immaginare la scena sottostante, attraverso una specie di narrazione, è ancora degno di nota anche solo il  considerare sommariamente quanti dati si trovino già attorno a noi, e siano quasi invisibili alle perspettive di pianificazione urbana tradizionale. Suggerirei che questi dati stanno cominciando ad avere effetti rilevanti sul modo di sentire la strada. Alcune analisi veloci seguono la narrazione, sollevando una serie di domande per le autorità, la legislazione e le associazioni pubbliche-private che costituiscono la strada contemporanea.”

28 Gennaio 2008
Prof. Ollivier Dyens sulla rivoluzione “disumana”
La condition inhumaine Con la pubblicazione del libro “La condition inhumaine: essai sur l’effroi technologique” [La condizione disumana: saggio sulla paura della tecnologia] di Ollivier Dyens, il giornale francese Le Monde ha pubblicato un’intervsta con l’autore.

Ecco una traduzione frettolosa:

Per adattarci al potere delle tecnologie digitali, dovremo cambiare profondamente la visione che abbiamo di noi stessi, dice Ollivier Dyens, professore a Montreal.

Come professore di Studi Francesi presso la Concordia University di Montreal, hai studiato l’impatto delle nuove tecnologie sulla società per i passati quindici anni. La sorprendente crescita di potere del dominio digitale sarà capace di cambiarci in profondità?

Qualche anno fa, pensavo che la tecnologia avrebbe certamente cambiato l’essere umano. Ora penso che la tecnologia cambierà la percezione che noi abbiamo dell’essere umano. Credo sempre di meno al mito del cyborg, l’uomo macchina. Ma la visione che abbiamo di noi stessi dovrà cambiare per adattarsi alla realtà tecnologica del domani.

Il tuo ultimo libro è intitolato “La Condizione Disumana”. Perchè questo titolo?

Il termine “disumano” non è riferito alla crudeltà, ma a quello che c’è oltre l’umano. Le risposte fornite dalla scienza e la tecnologia alle domande essenziali che l’uomo si chiede dall’alba dei tempi - Chi sono io? Da dove veniamo?- sono sempre di più in conflitto con quello che ci dettano i nostri sensi e la nostra mente. Quindi c’è una crescente tensione tra la nostra realtà biologica e quella tecnologica, e questo ci porta a quello che io definisco la “condizione disumana”. Abbiamo sempre considerato gli strumenti e i linguaggi come strutture che esistono per rispondere alle nostre necessità. E’ vitale riconsiderare questa relazione.

Perchè la crescente sovrapposizione delle realtà biologiche e tecnologiche ci preoccupa così tanto?

Uno specialista giapponese di robot ha tracciato un’immagine mentale per riuscire a spiegare la nostra preoccupazione. L’ha chiamata la “Uncanny Valley”. Finchè i robot saranno un pò diversi da noi, non ci disturbano. Ma quando si avvicinano troppo, cadiamo nella Uncanny Valley. Ua mano artificiale diventa sconcertante il giorno in cui assomiglia troppo ad una reale - una mano che puoi toccare e stringere come se fosse naturale. Questo è il punto a cui siamo arrivati ora col digitale, il quale sta diventando sempre più “intelligente”, sempre più “vivo” … Questo è quello che ci preoccupa, perchè ci assomiglia troppo.

Dici che le macchine si sono fatte carico della civiltà all’inizio del nuovo millennio.

Ricordi la paura che avevamo il 31 Dicembre 1999 per il Millennium Bug? La paura era reale ed esisteva all’interno dell e più grandi aziende informatiche. In quel giorno tutta l’umanità trattenne il fiato, attendendo il verdetto delle macchine sul fatto che fossero capaci o meno di “capire” i tre zero della data. E cosa succese? I computer, ovunque al mondo, riuscirono ad adattarsi. Non accadde nessuna catastrofe — né nei paesi dove c’era stata poca preparazione, né in quelli dove c’è n’era stata tanta.

Quello che sto dicenfo è che i sistemi digitali sono diventati troppo aggrovigliati, troppo potenti per permetterci di determinare cosa li rende efficienti o inneficienti. Sono diventati un pò come le condizioni meteorologiche, che sappiamo essere troppo coplesse per poterci permettere di estimare una previsione oltre qualche giorno di distanza.

E’ abbastanza sconvolgente l’essere scavalcato dall’autonomia delle macchine create da noi stessi.

Sì, per alcuni lo è. Ma altri lo considerano un normale processo evolutivo. Sono importanti le dinamiche della vita, che siano sul DNA o su silicone. Qualunque sia la conclusione, la tecnologia ci sta obbligando a ridefinire il nostro posto nella gerarchia planetaria. Non possiamo più collocarci in cima alla piramide, ma dobbiamo vederci in una posizione dinamica che tenga in considerazione le macchine come parte integrativa della specie umana

E nel caso in cui non ci riuscissimo?

Allora rischiamo di finire in un fututo prossimo in un mondo polarizzato, manicheista e violento, dove la maggior parte dell’umanità è completamente tagliata fuori dal mondo delle rappresentanze, idee, teorie e cultura. Un mondo di frustrazione e disperazione affermato da una nuova alienazione: l’alienazione della conoscenza.

Questo rischio è già presente: troviamo sempre più difficile distinguere tra l’informazione e la sua sintesi - in altre parole, la conoscenza. Perchè? Perchè la cultura generata dalle macchine ci sta sorpassando. Per usare una metafora marittima: la quantità di informazione sulla rete è un oceano, ma non conosciamo l’arte di navigarlo. Per sopravvivere, siamo lasciati sempre di più con nessun altra scelta se non quella di restare in superficie, fare “surf” nella rete. Ma noi uomini navighiamo ancora nella vecchia maniera, e colleghiamo la conoscenza con l’idea di approfondire il nostro studio. Superficie e profondità: dobbiamo riconciliare nuovamente queste due notioni.

La “condizione disumana! avrà conseguenze positive?

Meno guerra, forse. Più i paesi sono economicamente e culturalmente intrecciate, meno ragioni ci sono per vedere l’altro come straniero che dev’essere combattuto. Le tecnologie digitali e internet stimolano questa connessione tra gli esseri umani. Email, chat e blog richiamano a ciò che ci connette, oltre la geografia, il nostro corpo o il colore della pelle. Mai in precedenza avevamo passato così tanto tempo comunicando, arricchendoci e dibattendo attraverso le nostre reti.

Internet creerà nuove forme di intelligenza collettiva?

Sì, ne sono convinto. I mezzi di comunicazioni che ci vengono offerti da questi network digitali istantanei sembrano condividere un unico obiettivo comune: sostenere o creare la coerenza globale. Un blog acquisisce legittimità se è collegato ad altri blog, e il primo sito a comparire tra i risultati di Google è quello “hyperlinked” dal maggior numero di siti… Questa legittimità proveniente dalla collettività comporta qualche pericolo: si difende dall’individuo e non si preoccupa molto delle cose cose fuori dalla norma o marginali. Ma ha anche un grosso potenziale, capace di cambiare profondamente la nostra relazione col mondo. L’aspetto umano della condizione disumana è dopotutto molto più vicina a noi che la formica — la quale vive, esiste e capisce il suo mondo attraverso la collettività — e di conseguenza non ci sono indivudui autonomi, consci e unici.