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  Articoli della categoria 'Sviluppo urbano'
27 ottobre 2009
Synchronicity, un libro di Julian Bleecker e Nicholas Nova
A Synchronicity A synchronicity:
Design Fictions for Asynchronous Urban Computing

di Julian Bleecker e Nicolas Nova

Disponibile come libro stampato su richiesta da lulu.com. Cliccate qui per ordinarlo.
Disponibile da scaricare gratis qui.

La serie Situated Technologies Pamphlets, pubblicata dalla  Architectural League, esplora le implicazioni dell’ubiquitous computing nell’architettura e nell’urbanismo. Come vengono influenzate la nostra esperienza della città e le scelte che effettuiamo al suo interno dalle comunicazioni cellualri, i media pervasivi, l’informatica dell’ambiente ed altre tecnologie “situate”? Come modificherà la capacità di progettare ambienti sempre più reattivi il modo di concepire gli spazi degli architetti? Cosa hanno bisogno di sapere gli architetti riguardo all’informatica urbana e cosa devono sapere i tecnici sulle città?

Nel corso degli ultimi cinque anni, il campo dell’informatica urbana era caratterizzata da una grande enfasi sulla cosiddetta “real-time, database-enabled city” che è sincronizzata con l’Internet delle Cose. In Situated Technologies Pamphlets 5, Julian Bleecker e Nicholas Nova discutono di invertire questo punto di vista comune e speculare sull’esistenza di una “città asincrona.” Loro prevedono tecnologie situate basate su segnali deboli che mostrano l’importanza del tempo nelle pratiche umane. Loro immaginano l’emergenza delle tecnologie veramente sociali che attraverso una meditata provocazione possono invertire e dirompere la prospettiva comune.

Situated Technologies Pamphlets verrà pubblicato in nove piccoli numeri nel corso di tre anni e verrà editato da una lista a rotazione di importanti ricercatori e professionisti  dell’architettura, arte, filosofia della tecnologia, studi di media comparativi, studi di performance ed ingegneria.

11 ottobre 2009
Recensione della mostra “Toward the Sentient City”
Toward the Sentient City Dan Hill (ARUP) ha scritto una lunga recensione della mostra ‘Toward the Sentient City’ curata da Mark Shepard ed organizzata dalla Architectural League of New York.La recensione è disponibile sul sito di ‘…Sentient City’ (senza link ed illustrazioni), ma vi consiglio di leggerla sul blog personale di Dan Hill (in cui sono presenti i link e le illustrazioni).

Hill evidenzia che “per quelli che non sono ad una fermata di distanza da Madison Avenue, il sito della League organizza con intelligenza e schiettezza dettagli sulle commissioni in sé nel contesto delle reazioni degli scrittori, di cui questa forma parte, dichiarazioni dei curatori, un archivio aperto, programmi pubblici, tweet ecc. Le interviste sono distribuite attraverso Urban Omnibus, un’altra buona iniziativa della League.”

Leggete anche la recensione di Mimi Zeiger.

9 ottobre 2009
Speciale sulle città digitali di Wired UK
Wired UK Ecco i cinque articoli che sono comparsi nello speciale “Digital Cities” nel numero di Novembre di Wired UK.

Words on the street
di Adam Greenfield
L’informazione in rete onnipresente, riformerà le nostre città.

‘Sense-able’ urban design
di Carlo Ratti
Gli elementi digitali avvolgono il nostro ambiente: trasformando le nostre città, informando i loro cittadini e migliorando la sostenibilità economica, sociale ed ambientale.

London after the great 2047 flu outbreak
di Geoff Manaugh
Dopo che lo scoppio di influenza olandese del 2047 decimò Londra, la politica della città inzio a cambiare: tutto diventò medico.

Your neighbourhood is now Facebook Live
di Andrew Blum
Quando si tratta di tecnologia e città, la novità più elettrificante del giorno d’oggi è che il social networking sta abbracciando i luoghi urbani [e questo] è significativo per le nostre città.

The transport of tomorrow is already here
di Joe Simpson
Il principale impatto sulla pianificazione della nostra città potrebbe essere mediato attraverso le infrastrutture del trasporto, liberando spazio stradale nel frattempo.

9 ottobre 2009
La città come piattaforma di interazione
Picnic 2009 Martijn de Waal è stato alla conferenza Picnic 2009 di Amsterdam, dove ha partecipato ad una sessione intitolata “The City as an Interaction Platform”.

Nel suo blog, de Waal scrive che “prima Ben Cerveny di Vurb ha abbozzato una visione ottimistica della ‘città nuvola’ – uno scenario futuro in cui i cittadini potrebbero avere un facile accesso all’informatica urbana ed utlizzarla come fondamenta per una fiorente società civile. Greg Skibiski di Sense Networks ha fornito un’altra visione ottimistica – basata su un altro paradigma – in cui l’informatica urbana è utilizzata come base per offrire ai cittadini informazioni e servizi di localizzazione più personalizzati. Adam Greenfield tuttavia sostiene che preso in un certo modo, il sorgere dell’informatica urbana potrebbe fare alla cultura urbana più male che bene. Quel che è in gioco, dice, sono alcune delle essenze della cultura urbana.”

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2 ottobre 2009
Panoremo, uno strumento per valutare l’esperienza emotiva degli ambienti
Panoremo Come parte del suo MSc. in Design per l’Interazione presso la TU Delft, David Güiza Caicedo ha lavorato nello sviluppo di uno strumento per misurare le reazioni emotive verso i ’servizi’, dal cui primo concetto si è recentemente sviluppato uno strumento più avanzato in grado di aiutare nella stima delle emozioni nei confronti degli ‘spazi fisici’.

Lo strumento, chiamato Panoremo, raccoglie feedback dagli utenti per valutare la loro reazione emotiva verso qualsiasi tipo di spazio fisico.

Questo spalanca le porte ad una pletora di possibilità ed applicazioni: valutare un ambiente urbano per conoscere le sensazioni che prova la gente nei confronti di quel che la circonda (emozioni nell’architettura e nell’urbanismo), scoprire cosa sente la gente nei riguardi di quei nuovi interni che state progettando per un nuovo negozio (emozioni nel design di retail) o identificare i punti emotivi critici per un ristorante o l’atrio di un hotel (emozioni nei servizi dell’esperienza) sono solo alcuni esempi su cui ragionare.

26 settembre 2009
La città è un’armatura per sopravvivere al futuro
Future metro Matt Jones, direttore del design presso Berg a Londra, ha pubblicato un articolo su Future Metro che Bruce Sterling “vorrebbe chiamare il miglior scritto di design-fiction che abbia mai visto,” ma (a) non è sul design, (b) non è fizione e (c) non è nemmeno uno scritto.”

“Questo articolo,” dice Sterling, “sta facendo lo stesso lavoro futuristico che ha fatto Archigram decenni fa, eccetto per noi, per ora, nel nostro idioma, con le nostre tecniche. È lontano, è all’avanguardia, è visionario, viola realmente la norma generale, e tuttavia non c’è niente di sensazionale qui. Sono concetti innovativi vestiti in un armatura Pop Art, e sotto quelle spoglie giace la profondità. Il tempo sarà buono con questo.”

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1 settembre 2009
Experientia aiuta Helsinki a ridurre le emissioni di carbonio
Low2No Helsinki, Finlandia. Nella mattinata di oggi, è stato dato l’annuncio che Experientia, società con base a Torino, è entrata a far parte del team vincente che vedremo impegnato in un progetto a Jätkäsaari, Helsinki. Il progetto aspira a costruire un’area urbana a basse o a zero emissioni di carbonio. La gara di design development dal nome “Low2No” è stata lanciata da SITRA (un Fondo Pubblico indipendente Finlandese per l’Innovazione). SITRA ha rivelato oggi che la squadra vincente è composta da Arup e da Sauerbruch Hutton (entrambe studi di progettazione architettonica) e da Experientia e Galley Eco Capital. La squadra di aziende vincitrici è stata selezionata su altre 74 squadre candidate per C_life (titolo del progetto vincente): City as living factory of ecology (“Una città trasformata in officina dell’ecologia”N.d.T.)

Il team di Experientia apporterà al progetto la propria singolare prospettiva come società innovativa nel design dell’esperienza di prodotti e servizi. Grazie all’attenzione che la società dedica al design incentrato sulle persone, sulle loro reali esigenze, sui loro comportamenti e sulle loro esperienze, Experientia darà equilibrio alla parte finanziaria e architettonica del progetto, e curerà in particolare la parte dedicata alla progettazione e valutazione dell’impatto che la sostenibilità ha sullo stile di vita quotidiano delle persone. Sitra nel comunicato ha annunciato con enfasi che il team multinazionale si è qualificato come vincitore per la proposta particolarmente originale ed innovativa sull’analisi dei comportamenti di consumo e gestione dell’energia. Marco Steinberg, direttore di “strategic design” presso Sitra, nonché presidente della giuria della gara, ha affermato: “Attraverso una proposta olistica ben articolata, la strategia ha messo in evidenza due importanti intuizioni: la creazione di un distretto libero da emissioni di carbonio, che coincida con la pianificazione orientata al cittadino, sostenendo in tal modo l’obiettivo di Sitra di dare voce ai cittadini.”

Mentre gli altri componenti della squadra vincitrice hanno concepito le strategie finanziarie e architettoniche per il progetto, Experientia si è assunta la responsabilità di affrontare il delicato tema di come facilitare il cambiamento dei comportamenti di consumo di energia, per incoraggiare uno stile di vita sostenibile all’interno di questo distretto urbano radicalmente rinnovato. Partendo dal concetto che le persone, il contesto in cui vivono, la loro rete sociale, le loro abitudini e le loro convinzioni rappresentano strumenti cruciali per creare un mutamento sostenibile nel loro comportamento, Experientia ha rivolto la propria attenzione ai modi in cui è possibile offrire alle persone il controllo sui loro consumi e per vedere gli effetti delle proprie azioni sull’ambiente.

Utilizzando la propria competenza nel progettare l’esperienza delle persone in ambienti dotati di tecnologia, le strategie di Experientia atte a facilitare questo cambiamento sono: il rafforzamento dei programmi di partecipazione e di consapevolezza, attraverso servizi mirati a creare azioni sociali e consuetudini fondate su valori ecologici; l’utilizzo della tecnologia a sostegno delle persone nei loro processi decisionali, quali le unità di misura del consumo di energia e i sistemi dinamici per determinare i prezzi; la creazione di circuiti positivi di supporto (con incentivi e vantaggi) per le persone che vivono, lavorano e visitano Jätkäsaari; e l’utilizzo della comunità come rete di conoscenza per la condivisione delle best practices.

Nel corso dei prossimi 6 anni, il distretto di Jätkäsaari sarà progettato, costruito e aperto alla gente. Da lì, gli ideali di sostenibilità che dominano la vita quotidiana fungeranno da esempio a tutta la città di Helsinki, alla Finlandia e al mondo intero. Attraverso Experientia, Torino sarà parte dinamica di questo viaggio.

Per maggiori informazioni sul progetto Low2No, o su Experientia, contattare Michele Visciola, senior partner e Presidente, allo 011 812 9687 o via email: michele dot visciola at experientia dot com

26 giugno 2009
Arup Foresight – Drivers of Change
Arup Drivers of Change L’iniziativa Drivers of Change di Arup è un programma di ricerca che esplora quei temi che più probabilmente hanno un importante impatto sulla società, sugli affari di Arup e su quelli dei loro clienti.

In seguito al successo della pubblicazione drivers of change 2006,  Arup Foresight ha pubblicato di recente un aggiornamento.

Questo nuovo set di 175 carte investigai profondità i principali elementi che hanno particolare importanza per il lavoro di Arup. Questi comprendono energia, rifiuti, cambiamento climatico, acqua, demografia, urbanizzazione e povertà.

Le carte possono essere utilizzate per sviluppare una strategia di business, brainstorming, formazione e per aiutare al lettore ad ottenere una maggiore conoscenza sugli argomenti che stanno guidando il cambiamento globale. La pubblicazione ci incoraggia anche a pensare in modo olistico e creativo.

Date uno sguardo anche ai vari blog di Arup Foresight:
* future frequency
* emtech primer (di Duncan Wilson)
* global village
* foresight podcasts
* city of sound (di Dan Hill)

11 giugno 2009
“Singing the body electric” di Fabio Sergio ed altre conferenze di Frontiers of Interaction
Frontiers of Interaction Fabio Sergio, uno stratega del design e dell’espereinza dell’utente, direttore creativo di frog design, ed ex-professore dell’Interaction Design Institute Ivrea, è stato uno dei relatori della conferenza Frontiers of Interaction che ha avuto luogo martedì a Roma.

- Guarda gli appunti e le slide della presentazione (link alternativo)
- Guarda il video della presentazione (24:59)

Potete anche guardare altre presentazioni di Frontiers of Interaction in Inglese:

25 maggio 2009
John Thackara sulla crescita pulita
Clean Growth Design Innovation Scotland ha pubblicato un paper di John Thackara, intitolato Clean Growth: From Mindless Development to Design Mindfulness.

È il primo di una serie il cui obiettivo è quello di “stimolare il ragionamento e il dibattito riguardo… le soluzioni radicali per le sfide del mondo reale”. I lettori a cui è rivolto sono i professionisti dello sviluppo regionale e i policy maker.

20 maggio 2009
Humin – perché l’innovazione è una questione umana
Humin Experientia è orgogliosa di annunciare l’inaugurazione ufficiale di Humin, un programma sviluppato per le SME e start-up fiamminghe che crea un vantaggio competitivo attraverso l’innovazione utente-centrica.

In Maggio-Giugno dello scorso anno Experientia (in collaborazione con Richard Eisermann di Prospect e Tjeu Arits di Arits Consulting) hanno lavorato intensamente con la Città di Genk, Belgio, per stabilire la visione del progetto e preparare tutti i documenti d’applicazione per ottenere i fondi del Governo Fiammingo/ERDF.

Nel frattempo, il progetto è stato valutato positivamente e ieri è stato lanciato ufficialmente.

Comunicato stampa dell’inaugurazione.

Il manager del progetto è Dany Snokx, che ha lavorato per 11 anni a Philips Design in Eindhoven, e negli ultimi quattro anni è stato occupato come direttore creativo per Philips Lighting.

Il sito bilingue di humin.be fornisce una grande quantità di informazione sul contesto.

31 marzo 2009
Co-creazione nel service design
Sunderland Ben Fullerton ha scritto un articolo sul numero di marzo/aprile di Interactions magazine, sulla Co-creazione nel Service Design. Fullerton pone particolare attenzione al progetto “Make It Work” per il consiglio comunale di Sunderland e al tentativo di live|work di collaborare al design di un programma per i disoccupati a lungo termine.

Genius design potrebbe funzionare bene per qualcosa che verrà costruito — sia esso software, hardware, arredamento, un ambiente, o altre forme tangibili che il nostro design può assumere. Ma, quanto efficacemente funziona quando progettiamo per esperienze meno tangibili? Se non c’è niente da vedere, toccare, o usare che rappresenti chiaramente la fantasia del designer, come cambia il ruolo del designer stesso?

La pratica del service design (relativamente) sviluppata mira ad affrontare esattamente questo genere di problemi, occupandsi di applicare i ragionamenti appresi dal creare esperienze ben considerate e tangibili a quelle che non finiscono con un singolo prodotto in un singolo attimo di tempo, ad esempio l’esperienza di interagire con il nostro provider di telefonia cellulare, usare il nostro conto in banca, o quando visitiamo un ospedale.

Ex-designer presso live|work, Ben è stato attivo nell’insegnare  il service design negli Stati Uniti, parlando alla Berkeley iSchool e Adaptive Path, facilitando workshop e registrando un podcast con Jennifer Bove.

Scarica l’articolo

(via Design for Service)

1 marzo 2009
Carlo Ratti, Dan Hill e Anne Galloway al LIFT09
LIFT 2009 Una delle migliori sessioni dell’intera conferenza LIFT ha avuto luogo giovedì pomeriggio. Ora che la metà del mondo abita nelle città, è innegabile che una ricombinazione del nostro ambiente fisico attraverso le innovazioni tecnologiche porterà a dei cambiamenti, a problemi e anche a nuove opportunità inattese. Carlo Ratti, Dan Hill e Anne Galloway hanno discusso sul modo in cui  la nostra relazione con lo spazio cambierà attraverso varie nuove tecnologie edhanno esaminato le principali sfide di questo settore.. Carlo Ratti Un architetto, ingegnere e agit-prop, Carlo Ratti (wikipedia) lavora a Torino, e insegna al Massachusetts Institute of Technology (MIT), negli Stati Uniti, dove dirige il SENSEable City Laboratory. Lo strato digitale non ha veramente ucciso quello fisico. Si sono mescolati. I bit e i dati si stanno unendo per costituire nuovi tipi di esperienze nello spazio urbano. La sfida è di fornire nuovi modi di rendere significati, liberandoci di tutta l’informazione che non ci serve. Per illustrare il punto della visualizzazione dell’informazione, Carlo ha mostrato molti lavori svolti presso il SENSEable City Lab. – Cellphone activity during the World Cup Final in RomeReal Time RomeThe world’s eyes (basato sui dati di posizione di Flickr) – globe encountersthe world inside new yorkDigital Water Pavilion for Zaragoza 2008 Dan Hill (Il video sopra è in Inglese e non in Francese). Dan Hill (blog) ha lavorato all’avanguardia delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (ICT) dai primi anni ‘90. È stato uno degli architetti chiave dela riprogettazione dela BBC per l’era dei media on demand, ha lanciato la rivista Monocle, ha organizzato la conferenza di architettura ed urbanismo Postopolis a New York, e gestisce City of Sound, universalmente acclamato come uno dei migliori siti di architettura ed urbanismo. Per Arup, Dan sta aiutando i clienti a esplorare le possibilità delle ICT dal punto di vista creativo e del design, ripensando a come l’informazione cambia le strade e le città, i quartieri e le organizzazioni, la mobilità e il lavoro, lo spazio pubblico e di gioco. Dan ha cominciato la sua conferenza “soft infrastructure” con un esempio particolarmente intenso di attacco a un’infrastruttura debole, per esempio quando non si comporta come dovrebbe, in quanto ci ha messo quattro giorni ad arrivare dall’Australia a Zurigo. Può anche non importare quanto buona sia l’infrastruttura fisica, è l’infrastruttura soft che influenza come vi sentite, l’esperienza. Ad ARUP, un’azienda di ingegneria, Dan ha a che fare con design di interazione, design di software, IA, design di servizi, organizzazione in un contesto più ampio, sistemi e gente, design urbano, informatica urbana. E non solo. Soft infrastructure riguarda anche modelli di business, il contesto legale e politico, i sistemi di credo e il tessuto sociale e culturale. Dan fa un passo indietro e mostra il film “The City”, l’appello del Regional Planning Association of America alle città caotiche e allo sviluppo urbano incontrollato (guardatelo qui parte 1 e parte 2). Un altro esempio di questo pensiero è il libro New Movement in Cities (1966, con diversi diagrammi pre-Archigram di Warren Chalk, Ron Herron e Dennis Crompton) che mostrano una città di arterie e metropolitane ed un clip dal film del 1963 Hands Over the City, diretto da Francesco Rosi. Che cosa è successo? le persone capiatno a caso, non la tecnologia. Perché queste visioni del futuro non si sono sviluppate diversamente? I sistemi sociali, culturali e politici sono cambiati. Le industrie si sono spostate dalle città ed è entrata la finanza. E la società agiata non si è proprio vista. La città è valorizzata dalle calcolatrici (qualcosa da suddividere). L’infrastruttura soft ci da qualche opportunità, e una di queste è la possibilità di piegare la città fisica, per esempio attraverso approcci informativi al transito (alcuni esempi sono il progetto City Car del MIT ed il progetto Volkswagen 2028). Entrambi questi progetti si basano sulla libertà e la disponibilità, ma non sulla proprietà. La città del futuro è la città in cui camminare, da girare in bici – con un urbanismo fatto a misura d’uomo, un urbanismo che cammina e che è intensificato dall’informatica. Questi interventi – per esempio il bikesharing – cambiano la sensazione di città senza cambiarne l’infrastruttura fisica. Un altro modo di fare questo è fornire alla gente informazione sulla città in tempo reale. Questo vi fa sentire come se foste in controllo della rete di transito e non viceversa, e ricolloca la rete di transito a livello della gente. Un altro cambiamento che sta introducendo l’informatica è il carattere invisibiel che sta assumendo il lavoro. Non sapete più a cosa stanno lavorando gli addetti all’informazione. Come possiamo rendere questo lavoro invisibile nuovamente visibile? La promessa latente dell’informatica è che le cose possano cambiare veramente in risposta all’informazione, e abbiamo bisogno di utilizzare le tecniche di design incentrato sull’utente in questo contesto. Leggete anche questa riflessione post-conferenza di Dan, che contiene diversi video fra quelli presentati. Anne Galloway Non c’è (ancora) un video della conferenza di Anne Galloway, il che è un peccato, perché lei è una relatrice molto coinvolgente e i miei appunti non sono eccezionali. Anne Galloway (sito | blog), che insegna design e arti informatiche presso la Concordia University a Montreal, Canada, ha recentemente completato un PhD in sociologia e antropologia alla Carleton University, Ottawa, Canada, che comprendeva uno studio etnografico del design di tecnologie cellulari e pervasive per gli ambienti urbani. Interessata alle connessioni tra le pratiche tecnologiche, spaziali e culturali, l’attuale ricerca di Anne esplora come la teoria dell’attore-rete e le critiche della vita quotidiana possano aiutare la gente a comprendere e a formare le tecnologie emergenti. Quando visualizziamo la città futura, dobbiamo anche indirizzarci alle aspettative, le promesse e le speranze della gente. Queste tuttavia non sono nostre qualità, ma azioni. Noi abbiamo aspettative. Noi promettiamo. Noi speriamo. Loro realizzano alcuni futuri e non altri. Loro guidano le nostre attività e ci forniscono strutture e legittimità. Loro attraggono interesse e incoraggiano l’investimento. Loro definiscono i ruoli e chiariscono i doveri. Loro offrono visioni di come prepararsi per le opportunità ed i rischi. Loro mobilitano risorse a livello globale, nazionale, istituzionale e individuale. Loro garantiscono la produzione di misure, calcoli e modelli. Loro mediano le relazioni tra gente e gruppi diversi. Loro creano un legame reciproco, obblighi e gruppi. E se immaginassimo il futuro come un regalo per la gente? I regali sono potenti, ma fare regali è una questione delicata. Il regalo – qual è la relazione tra il donatore e il ricevente? – cosa possiamo aspettarci dall’altro? – come sappiamo se l’altro desidera il vostro regalo? Regalare – come sappiamo che apprezza il vostro regalo? – cosa farete se non apprezza il vostro regalo? – come vi comporterete se fa cattivo utilizzo del vostro regalo? Avete mai ricevuto un bel regalo e non l’avete mai usato? Ora pensiamo di nuovo alle città regalate. Città che ci forniscono ‘informazione interessante’ e feedback gratuiti per il nostro uso. Ma cosa me ne faccio di quello? Cosa faremo con questi regali? I cittadini possono usare questi dati per intraprendere un’azione politica, per mappare meglio l’ambiente circostante. Ma questo richiede prima di tutto che noi desideriamo diventare dei raccoglitori di informazioni e che abbiamo la capacità di dare un senso ai dati che raccogliamo. Il nuovo cittadino urbano in altre parole crea dei “rischi regalo” – quando la cittadinanza attiva richiede accesso alla tecnologia, la gente senza accesso diventa effettivamente non-cittadina. – quando i dati scientifici sono i generi di evidenza più appropriati che un cittadino possa raccogliere, l’azione politica viene affidata alla conformità della struttura esistente di conoscenza e potere. In conclusione, quando state costruendo la nuova città, – che tipo di futuro sperate di trasmettere? – che genere di città sperate ricevere?
13 febbraio 2009
Il nuovo libro di Kazys Varnelis sulla cultura della rete
Kazys Varnelis Kazys Varnelis [CV | blog], autore di Networked Publics e direttore del Network Architecture Lab della Columbia University Graduate School of Architecture, Planning, and Preservation, sta scrivendo un nuovo libro e pubblicandone le bozze sulla rete.

“Il mio attuale progetto di ricerca—già ben avviato—è un libro pensato per sintetizzare la cognizione storica della nostra epoca, venendo a patti con le mutate condizioni nella cultura, nella soggettività, nell’ideologia, e nell’estetica, che caratterizzano la nostra nuova era sulla rete. Nel libro, analizzo come la rete non sia esclusivamente una tecnologia con ramificazioni sociali, bensì, piuttosto, qualcosa che unisce i cambiamenti sociali, economici, estetici e ideologici.

Proprio come le macchine hanno reso possibile la moderna industrializzazione e si sono anche poste come un modello per la società moderna – razionalizzata e suddivisa in scompartimenti – mentre il computer programmabile rivestiva il medesimo ruolo per il flessibile ambiente socioeconomico del postmodernismo, oggi la rete non solo connette il mondo, ma riconfigura la nostra relazione con esso. In questo libro sosterrò che molti dei principi della cultura dall’Illuminismo: il soggetto, il romanzo, la sfera pubblica, stanno attraversando un processo di riforma radicale.”

Leggi tutto l’articolo

(via Bruce Sterling)

25 gennaio 2009
Percezione utente-centrica nella città del futuro
People-centric sensing Fabien Girardin, di cui comincio a conoscere (ed apprezzare) il lavoro sempre di più, ha appena  caricato la presentazione del suo lavoro di ricerca nel campo della percezione utente-centrica, presentato la scorsa settimana presso il Yahoo! Research lab in Barcelona.

Scarica la presentazione

7 dicembre 2008
Rivoluzione del design o rivoluzione sociale?
Saint-Etienne Nel corso della scorsa settimana, ho aiutato Marcia Caines a redattare la sua approfondita recensione della biennale di design di Saint-Etienne (lei mi ha aiutato prima a redattare il mio articolo sulla conferenza di politica del design di Torino).

Dateci un’occhiata, è un testo pieno di considerazioni con alcune domande provocanti alla fine.

28 ottobre 2008
Simultaneous environments – connessione sociale e nuovi media
The Big Sort Kazys Varnelis, direttore del Network Architecture Lab della Columbia University, ha scritto un bel saggio per la rivista receiver di Vodafone che esplora come la comunicazione mediatica abbia cambiato la nostra nozione di luogo, creando non-luoghi e ora noi sfrecciamo tra ambienti simultanei.

Tuttavia, nel suo saggio, Varnelis evidenzia alcuni pericoli: il fatto che abbiamo collettivamente ceduto ceduto il nostro diritto alla privacy, lo scheggiarsi della rete in micro-pubblicazioni e micro pubblici, la tendenza ad associarci in comunità (nell’immagine: The Big Sort: why the clustering of America is tearing us apart, del giornalista Bill Bishop).

Leggi il saggio

16 ottobre 2008
La sezione speciale sullo experience design di ArchiTech
ArchiTech L’edizione di settembre della rivista di architettura Americana ArchiTech contiene una sezione speciale sullo experience design.

La sezione, che vede lo experience design come “un nuovo modo di pensare, progettare, partecipare che utilizza i media e l’architettura per produrre spazi immersivi”, è, secondo me, piuttosto problematica. Lo experience design è tutto sull’intrattenimento e le comunicazioni. Non sull’affrontare le necessità della gente o fornire una soluzione contestuale di rilievo. La sezione non contiene molto neanche sul design di interazioni, o sulla relazione tra l’uso della tecnologia da parte della gente (per esempio attraverso i dispositivi mobili) e gli ambienti architettonici che li circondano. Progetti più innovativi ed esperimentali che stanno ridefinendo l’architettura attraverso la loro reinterpretazione della relazione tra la gente e l’ambiente costruito non vengono neanche menzionati.

Nonostante sia un approccio allo experience design che non appoggio o considero molto, è piuttosto prevalente, e di conseguenza merita di essere menzionata. La sezione contiene tre articoli:

Building fiction: the architecture of experience design
di Tali Krakowsky, direttore di experience design presso Imaginary Forces, un’azienda di design ed intrattenimento multidisciplinare con base a Hollywood e New York.

“L’architettura è sempre stata la casa del racconto. [...] Infondendo media digitale nell’architettura, la disciplina dell’experience design spera di trasformare gli ambienti statici in spazi chinetici, cinematici, informativi ed interattivi che offrano un antologia infinita di storie. [...] L’experience design è il processo di creare un simile racconto nello spazio.”

Experience as material: transforming architecture into communications media
di Don Richards, direttore creativo presso Foghorn Creative, un’azienda basata a San Francisco che fornisce direzione e coordinazione creativa ai progetti di comunicazione immersiva di tutto il mondo.

“Gli strumenti che abbiamo oggi per la produzione di spettacoli e le comunicazioni immersive sono semplicemente fenomenali. Non c’è più nemmeno una chiara distinzione tra R&D ed implementazione. Scriviamo codici e modifichiamo l’equipaggiamento sul luogo per rispondere alle opportunità. Gli strumenti di display digitale che usano gli architetti oggi (come i display LED, digital playback, e pixel mapping) sono tutti evoluti a partire da tecnologie inizialmente sviluppate per il design teatrale e di intrattenimento.”

Convergence: blending the digital and physical
di Jesse Seppi e Vivian Rosenthal, fondatori di Tronic, uno studio di New York di design, direzione ed animazione.

“L’intersezione di design digitale e fisico apre nuove realtà di forma e esperienza. Mentre nel passato del processo digitale erano semplicemente un mezzo per rappresentare una struttura, gli strumenti digitali odierni formano l’architettura in sé, ammettendo l’innovazione e l’esperimentazione nella forma costruita.”

(via Stephen Rustow presso SRA Consultancy)

1 ottobre 2008
Video online di LIFT Asia 08
LIFT09 I primi video della conferenza LIFT Asia 08 sono online. I miei preferiti:

Mobiles and the urban poor – Bruce Sterling

Il discorso di Bruce Sterling a LIFT Asia, riguardo a come i poveri si stanno muovendo verso le città, usando tecnologie cellulari per accedere a servizi come i pagamenti, è stata impressionante.

Ma quel che l’ha resa semplicemente brillante è stata la sua discussione riguardo a come il futuro collasso della Corea del Nord presenterà alla Corea del Sud una sfida di enormi proporzioni, e come le tecnologie cellulari ed pagamenti tramite cellulare possano essere parte della soluzione:

“çquando stai lavorando sui cellulari, quando stai lavorando sul web, quando stai lavorando su valuta e sistemi di pagamento elettronici, devi pensare: Cosa succederebbe se il mio utente fosse un Nord-Coreano? Come renderei questo diverso se il mio utente fosse di Pyongyang, il cui regime è caduto, la cui economia è crollata, fosse completamente disorientato, e non avesse mai visto un cellulare o un computer in tutta la sua vita, e io intendessi renderlo un cittadino produttivo e felice in dieci anni, che genere di tecnologia dovrei dare a quella persona, che genere di sistema di scambio, di sistema economico?”

Stando all’organizzatore di LIFT Laurent Haug Bruce Sterling ha toccato una gran parte del pubblico, lasciando uno strano silenzio nella stanza quando è uscito per la pausa..

The Long Here, the Big Now, and other tales of the networked city – Adam Greenfield

Adam Greenfield, direttore di design presso Nokia, ha parlato degli aspetti emotivi dell’abitare in una città collegata in rete. Cosa succede quando le scelte d’azione della città non sono solo fisiche, ma anche influenzate da una coperture invisibile di informazione in rete?

7 settembre 2008
The Adaptive City, un saggio di Dan Hill
Men watching data The Adaptive City è il titolo di un eccellente saggio di Dan Hill sulle ultime idee riguardo l’informatica urbana e l’urban information design, l’impatto delle informazioni in tempo reale e della pianificazione collaborativa, e sopratutto il ruolo in continuo cambiamento e la nuova responsabilizzazione degli abitanti di queste città. Nella parole di Hill: le città come interfaccia dell’utente per il governo, nel quale [i cittadini] giocano un ruolo intrinseco.

Dan Hill è un senior consultant presso la rinomata ed innovativa azienda di ingegneria Arup. In precedenza, è stato direttore di rete e trasmissione presso Monocle e capo della tecnologia e design interattivi presso la BBC.

Il saggio verrà pubblivato nel catalogo per la mostra di Urban Play, un progetto concepito da Scott Burnham e sviluppato con Droog Design.