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  Articoli della categoria 'Servizi pubblici'
15 Maggio 2008
EMweekly /2
EMweekly Le iniziative di Sanità che utilizzano i cellulari in maniera innovativa stanno aumentando attraverso l’Africa Sub Sahariana. Innanzitutto, ci sono notizie su un servizio gratuito grazie al quale la gente senza accesso immediato ad un consiglio medico può chiamare e parlare con un dottore in determinate aree remote. A supportare questa iniziativa in Kenya, Tanzania e Uganda c’è la filiale della Zain Celtel in collaborazione con Ericsson, il cui programma include l’addestramento di operatori sanitari per la raccolta di informazioni basiche utilizzando dispositivi gratuiti ricarcabili tramite energia solare e contenenti informazioni sul pronto soccorso, sul parto ed altro. Ericsson ha avviato un programma simile focalizzandosi sulla mortalità infantile in collaborazione con MTN in Rwanda. A Ghana, un studente di medicina della NYU ha avviato un network sociale per medici sul network dei cellulari per poter collaborare tra di loro velocemente e con facilità per scambiarsi seconde opinioni e le ultime informazioni sulla sanità..

La crescita economica del Brasile tra i mercati emergenti del BRIC è stata spesso oscurata da quella della Cina e dell’India ma le ultime notizie la collocano fermamente di nuovo in primo piano. Da un esuberante report del Guardian:

La valuta brasiliana ha recentemente raggiunto un picco di nove anni contro il dollaro, l’inflazione è sotto controllo e milioni di brasiliani sono stati spinti verso una nuova classe media. Settimana scorsa, nel frattempo, il Brasile è stato premiato con lo status di “investment grade” dall’agenzia di valutazione finanziaria Standard & Poor’s, mandando le azioni del paese al loro picco più alto di sempre.

In seguito all’annuncio, il presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, ha detto: “Se traduciamo questo in un linguaggio che la gente brasiliana capisca, significa che il Brasile è stato dichiarato un paese serio, che ha politiche serie, che si cura delle sue finanze con serietà e per questo meritiamo fiducia internazionale.”

In molti dei villaggi e delle cittadine dell’Africa, delle fumose lampade di kerosene sono tutto quello che tiene a bada l’oscurità dopo il tramonto. Tuttavia, il kerosene è una fonte di luce pericolosa e costoso per gli africani che non hanno accesso all’elettricità — circa tre quarti degli abitanti del continente, stando alla Banca Mondiale. La conferenza Lighting Africa 2008 ha appena avuto luogo ad Accra, Ghana la scorsa settimana e tra diverse altre soluzioni di energia rinnovabile c’era un’utilizzo innovativo dei rifiuti per generare energia elettrica prposto da un gruppo di studenti africani di Harvard.

Immaginate che il più grande operatore di telefonia mobile indiano si unisse a quello africano. L’Economist suggerisce che Bharti Airtel di Sunil Mittal potrebbe stare avviando dei dialoghi esplorativi con MTN di Sud Africa. Mentre Arun Sarin della Vodafone nega tutti i rumori sul considerare un legame di competenza, tenete a mente che anche Mittal li aveva negati appena settimana scorsa. In ogni caso, sembra indicare ad una convergenza globale che va oltre il semplice apperecchio telefonico.

L’OLPC (One Laptop per Child o il laptop da $100) è stato molto discusso ultimamente in particolare dal momento che potrebbe non essere più ‘open source’. Teemu Leinonen fa un passo indietro dal paradigma PC/software ed esplora approcci alternativi all’educazione mentre Jon Camfield discute un approccio completamente nuovo alla sua distribuzione. Chiamandolo approccio dal fondo della piramide che è meno top down e più focalizzato sugli utenti finali stessi, Camfield pone una domanda interessante,

Tutto questo va bene ed è buono, ma continua una supposizione che sto cercando di aprire per dibattere — il sistema educativo è il miglior modo di distribuire i laptop OLPC XO per creare sviluppo sostenuto?  Cosa diventerebbe il progetto OLPC se passasse ad un approccio di fondo della piramide di distribuzione della tecnologia con l’obiettivo complessivo di migliorare le comunità chiudento il “digital divide”?

EMweekly (edizioni precedenti) è una raccolta di notizie sui Mercati Emergenti curata da  Niti Bhan e David Tait (di Emerging Futures Lab).

EMweekly si focalizza su un’ampia selezione di notizie, link e articoli così come analisi e articoli di approfondimento sul mondo in via di sviluppo. Potete leggerlo su Putting People First, o ricevere EMweekly via rss o email.

Gli aggiornamenti sulle notizie dei mercati emergenti riflettono la estesa ricerca e le capacità di Experientia nei mercati di consumatori emergenti nelle nazioni in via di sviluppo come l’Africa Sud Sahariana, e Asia del Sud/Sud Est ecc.

Questa nuova offerta si fonda su una recente collaborazione strutturale tra Experientia e tre specialisti dei mercati emergenti  — Niti Bhan (base a Singapore), Claude Martin (base in Francia), e David Tait (base in Sud Africa) — e su un ampio progetto di ricerca in Africa che abbiamo appena portato a termine per una grande azienda di tecnologia.

13 Maggio 2008
La politica del comportamento pubblico
The Politics of Public Behaviour Il gruppo di esperti britannico Demos ha lanciato una nuova pubblicazione, The Politics of Public Behaviour, la quale esplora il ruolo del governo nell’influenzare gli stili di vita e le scelte quotidiane della gente.

Riassunto:

Il personale è diventato politico. Sempre di più, i governi si trovano  assorti in questioni come l’educazione dei bambini, lo smaltimento della spazzatura casalinga, il modo di viaggiare della gente, quanto questa risparmi per il futuro, e come essa mangi, bevva, fumi e faccia esercizio.

Una combinazione di nuove sfide e nuovi modi di pensare ha dato luogo alla politica del comportamento pubblico. Tuttavia, un dibattito che riguardi il comportamento personale della gente solleva qualche domanda importante. Dove finiscono le libertà personali ed iniziano gli obblighi reciproci? Quali decisioni dovrebbero essere pubbliche e quali private? E come e quando dovrebbe entrare in scena il governo?

Questo opuscolo presenta tre punti di vista di tre diverse tradizioni politiche. Andy Burnham MP, Andrew Lansley MP e Chris Huhne MP offrono visioni contrastanti sulle implicazioni pubbliche nelle decisioni private, e sul loro significato per le relazioni tra gente e governo. L’opuscolo conclude con una struttura per negoziare le politiche del comportamento pubblico.

5 Maggio 2008
Video online di un simposio sul service design
Service Design Symposium A inizi di Marzo, il Copenhagen Institute of Interaction Design (CIID | blog) ha tenuto un simposio sul design di servizi.

Il simposio presentava relatori che sono pionieri nella teoria e nella pratica del design di servizi provenienti da diversi paesi, tra cui Andrea Koerselman (IDEO), Andrew Mcgrath (Orange Global), Bill Hollins (Direction Consultants), Bill Moggridge (IDEO), Ezio Manzini (Milan Polytechnic), Jørgen Rosted (FORA), Lavrans Løvlie (Live|Work), Magnus Christensson (Social Square), Mikkel Rasmussen (ReD Associates), Oliver King (Engine), Shelley Evenson (Carnegie Mellon) e Toke Barter (Radarstation).

Con argomenti che andavano dal capire il design di servizi, le esplorazioni accademiche e i casi di studio delle industrie, alle pratiche più giovani e esperimentali, il simposio doveva servire come piattaforma per una compresione più profonda di come indirizzare il design thinking come strategia ed adottare best practices nel settore pubblico.

I video di tre delle presentazioni sono online:

(via InfoDesign)

23 Marzo 2008
Il governo britannico rivela una strategia di innovazione impulsata dal design
Innovation nation Il Budget della scorsa settimana e due documenti di politica hanno messo il design fermamente al cuore della strategia di innovazione del governo britannico, scrive Emily Pacey su mad.co.uk.

“In uno sforzo orchestrato per incoraggiare l’innovazione nei servizi pubblici, due dipartimenti del governo settimana scorsa hanno pubblicato dei paper che includono il design - normalmente la riserva di cultura e scambio - nei loro piani. L’impegno dichiarato del Budget di sostenere le piccole aziende innovative nasce dal White Paper Innovation Nation [pdf, 923 kb, 101 pages] del Department for Innovation, Universities & Skills e dalla nuova strategia Enterprise: Unlocking the UK’s Talent [pdf, 4.7 mb, 105 pages] del Department for Business Enterprise & Regulatory Reform”.

“Il report di BERR - considerato il punto più saliente del Budget del presidente della Confederation of British Industry Richard Lambert - nota la forza dell’industria del design e riconosce che le connessioni tra design e business sono deboli. Tuttavia, è Innovation Nation a mettere il design al proprio cuore, descrivendo tre progetti sostenuti dal governo condotti, o comprendenti, il Design Council.” […]

“Il Ministro per l’Innovazione Ian Pearson crede che il design sia centrale per l’innovazione e che l’innovazione sia la chiave per il miglioramento dei servizi pubblici. ‘Sviluppare il design all’interno dei servizi delle autorità locali e dei dipartimenti del governo sarà importante per il futuro,’ dice a Design Week. ‘Il contributo del design all’innovazione non è stato enfatizzato a sufficenza fino ad adesso, ma l’innovazione guifata dall’utente ha sempre dimostrato chiaramente l’importanza del design enllo sviluppo di nuovi prodotti, processi e forme di lavorare.”

Un articolo su Science|Business fornisce ulteriori dettagli:

“L’innovazione sta cambiando, e la politica del governo ha bisogno aggiornamenti per riflettere questo, dice il governo britannico su un White Paper pubblicato questa settimana, che promette di collocare l’approvvigionamento pubblico al centro della politica dell’innovazione per la prima volta.

“Questo avrà una dimensione internazionale, col governo che si impegna ad allineare la propria politica all’iniziativa dei mercati guida della Comissione Europea.” […]

“Ogni dipartimento del governo traccierà un piano di approvvigionamento di innovazione come parte della propria strategia commerciale, per guidare l’innovazione attraverso l’approvvigionamento e fare uso di pratiche di approvvigionamento innovative.” […]

“L’iniziativa del mercato guida dell’UE ha scelto i sistemi di sanità elettronici, i tessili protettivi, gli edifici sostenibili, il reciclaggio, i prodotti biologici ed l’energia rinnovabile, come aree dove il potere d’acquisto dell’Europa può guidare l’innovazione. Essa pianifica di aiutare migliorando la legislazione, applicando l’approvvigionamento pubblico e sviluppando gli standard.” […]

“Il governo britannico ha abbandonato la visione semplicistica dell’innovazione come processo disimpegnato di investimento nella ricerca fondamentale indirizzata alla commercializzazione dall’industria. Adesso riconosce che l’innovazione attinge da un’ampia varietà di sorgenti ed è guidata dalla domanda così come dall’offerta.” […]

“Spostando l’attenzione al lato della domanda spingerà l’innovazione incoraggiando gli innovatori ad incontrare nuovi, avanzati bisogni. “I primi utenti, che siano individui, business o il governo stesso, danno forma alle innovazioni nelle loro fasi di sviluppo più importanti e forniscono una prima entrata  fondamentale,” dice il White Paper.”

(via Niti Bhan su Core77)

10 Febbraio 2008
Diplomazia partecipatoria nelle Fiandre
Flanders fits you Il governo fiammingo (le Fiandre sono una regione del Belgio) sta optando per la diplomazia partecipatoria come corso promettente per lo sviluppo della politica estera.

La regione, che ha del personale delle ambasciate estere ma nessuna ambasciata, è nel processo di cambiare da “gerarchia centrata sullo stato o modello di relazioni estere guidato dalla politica verso una rete più centrata sul dialogo e sulle relazioni” (come descritto da una ricerca sull’argomento).

Ora i funzionari del governo fiammingo stanno cominciando a coinvolgere gente come me, cioè gente fiamminga che si è spostata all’estero. Ho tradotto da un sondaggio online che mi hanno chiesto di compilare:

La diplomazia pubblica, per esempio ‘coinvolgere’ l’opinione pubblica fuori dalla nazione nella politica estera (attraverso l’informazione e la discussione), sta ottenendo sempre più attenzione all’interno del governo fiammingo. Il ministro fiammingo della politica estera Geert Bourgeois ha recentemente enfatizzato il potenziale ruolo degli stranieri che stanno abitando nelle Fiandre nello sviluppo di nuove iniziative.

Il ruolo dei fiamminghi che vivono all’estero non è ancora formalmente sull’agenda. Ma l’idea è che gli attori al di fuori dallo stato, possono giocare un ruolo nel creare consapevolezza della politica estera e dell’immagine delle Fiandre tra la popolazione estera.

Ma “Flanders fits me” (trad. le Fiandre sono adatte a me) come il loro nuovo slogan mi dice che dovrebbero esserlo? Resta ancora da vedere fino a che punto noi siamo quello che quei funzionari pensano o vogliono che noi siamo. Innanzitutto, non condivido il piano piuttosto radicale che il partito politico del ministro Bourgeois promuove. Infatti, la maggior parte della gente che si trasferisce all’estero dopo un pò tende a sentirsi più belga che fiamminga, in quanto le (poche) differenze culturali tra le comunità spesso sembrano particolarmente minute in confronto alle molte similitudini, una volta che cominci ad osservarle dall’estero. Non vivo in Belgio dal 1994, e sono cambiate molte cose di cui non sono del tutto consapevole. Se gli italiani mi chiedono di spiegare loro le difficoltà di formare un governo o di descrivere il perchè ci sia così tanta animosità tra le comunità che parlano olandese e francese, spesso mi trovo sperduto perchè io stesso non lo capisco.

Tutto questo ovviamente riguarda una questione culturale più profonda: dopo anni abitanto all’estero uno assume molteplici indentità che si sovrappongo, e diventa sempre più difficili atternersi ad una sola. Tra l’altro questo si applica anche alle comunità di immigrati. In sostanza, sono diventato un po’ belga, un po’ americano, un pochino danese e un pò italiano, in quanto sono vissuto in tutti questi paesi, e alla fine dico semplicemente di essere Mark, non la nazionalità. Il problema è che la popolazione originale non ti vede allo stesso modo: sono considerato molto belga o fiammingo quando visito il mio paese, e anche la gente qui in Italia mi vede come un belga, e non come qualcuno con un identità più ibrida.

Una cosa nella quale sono diventato bravo è nel capire come gli altri vedono i belga, e perchè, e come i fiamminghi o i belga possono usare quello a proprio vantaggio. Quindi forse il mio ruolo in questa iniziativa non consiste tanto nel “creare consapevolezza della politica estera e dell’immagine delle Fiandre tra la popolazione estera” ma nel creare consapevolezza tra i responsabili delle decisioni fiamminghi su cosa la popolazione estera pensi di loro e come questo possa essere impiegato in modo utile.

Se vi interessa cosa accade nelle Fiandre, date uno sguardo a questo nuovo sito plurilingue (inglese, francese e tedesco), e se vi piace leggere esercitazioni di previsione regionale, questo sommario dell’iniziativa del 2020 delle Fiandre (pdf, 4 mb) vi interesserà.

29 Gennaio 2008
Nuovo resoconto NESTA sull’innovazione sociale locale
Transformers “Transformers – how local areas innovate to address changing social needs” è un nuovo resoconto del Dipartimento Nazionale Britannico per Scienze, Tecnologia e Arte (NESTA) che esplora perchè alcuni luoghi innovano in modo più effettivo rispetto ad altri.

Prendendo una serie di studi di casi - presi dal Regno Unito ed internazionalmente (tra cui Lille, Francia; Gouda, Olanda; e Portland, USA) - come punto di partenza, questo resoconto tira fuori alcune fascinanti  conclusioni sui fattori comuni per avere successo. Su tutti, dimostra chiaramente che la capacità innovativa può essere alimentata anche in circostanze poco promettenti.

Nel complesso, sono stati identificati tre fattori critici essenziali per l’innovazione di successo - la voglia di cambiare, capacità interiori forti, e risorse e feedback esterni. Il resoconto crea un forte modello di lavoro basato su questi tre fattori, e mostra come possa essere applicato ad un certo numero di situazioni, dall’organizzazione di comunità ai servizi di prima linea.

- Comunicato stampa
- Punti salienti del resoconto
- Resoconto (pdf, 6 mb, 140 pagine)
- Policy briefing (pdf, 5 pages)
- Video dell’evento di inaugurazione

18 Gennaio 2008
Charles Leadbeater sui servizi pubblici autogestiti
Self-directed services Demos, il gruppo di esperti sulla “democrazia quotidiana”, ha pubblicato un nuovo resoconto sui “servizi pubblici autogestiti”, intitolato “Making It Personal“.

Abstract

il suo resoconto supporta un semplice e tuttavia trasformazionale approccio ai servizi pubblici - servizi autogestiti - il quali assegnano alla gente dei budget per poter dare forma, con i consigli di professionisti e pari, al supporto di cui necessitano. Questo approccio partecipativo porta a soluzioni personalizzate e durature per le necessità della gente ad un costo più basso degli approcci tradizionali, inflessibili e top-down, mobilizzando l’intelligenza di migliaia di utenti dei servizi per raggiungere soluzioni migliori.

La rivoluzione dei servizi autogestiti, che ha avuto inizio nell’ambito della cura sociale tra giovani adulti invalidi che progettavano e ordinavano i propri complessi di supporto, potrebbero trasformare i servizi pubblici utilizzati da milioni di persone, con budget dal valore di dieci miliardi di sterline. Dagli anziani agli ex-delinquenti, dalla maternità ai giovani, dalla sanità mentale alle condizioni sanitarie a lungo termine, i servizi autogestiti permettono alle persone di creare soluzioni che funzionano per loro e che danno come risultato un miglior valore per i soldi dei contribuenti.

I servizi autogestiti possono essere portati in scala con sicurezza minimizzando le frodi e i rischi. Essi possono essere buoni anche per l’uguaglianza perchè danno potere a quelle persone che sono meno confidenti e capaci di ottenere quello che vogliono dal sistema attuale. I servizi autogestiti danno alla gente una voce reale nel dare forma ai servizi che desiderano e i soldi per supportarli. Gli approcci precedenti alle riforme dei servizi pubblici hanno riorganizzato e razionalizzato i servizi pubblici. I servizi autogestiti li trasformano.

Charles Leadbeater è un associato di Demos, autore di We-Think, un socio temporaneo presso NESTA, the National Endowment for Science Technology and the Arts, e partner nel nuovo Participle (gli altri partner sono Hilary Cottam e Colin Burns). Gli altri due autori, Jamie Bartlett e Niamh Gallagher, sono ricercatori presso Demos.

Scarica la pubblicazione (pdf, 56 pagine)

10 Gennaio 2008
Come un approccio di design thinking può aiutare i bibliotecari
Design thinking and libraries Steven Bell del blog Designing Better Libraries ha scritto un articolo per il numero di gennaio-febbraio 2008 di American Libraries su come un approccio di design thinking può aiutare i bibliotecari.

“Come professione che fa da intermediaria tra fonte di informazione e utente—non diversamente da come facciano i giornali e le agenzie di viaggi—la nostra sfida per il futuro è quella di evitare la marginalizzazione. Dobbiamo determinare come adeguarci in un mondo che definisce un esperienza dell’utente eccezionale come memorabile, unica e esquisitamente semplice. Identificare le soluzioni adatte dipenderà fino ad un certo punto sulla nostra abilità di adattare il metodo IDEO di design thinking al creare un altro concetto emergente, almeno per noi: l’esperienza dell’utente della libreria”. […]

“Dove il design thinking può veramente aiutare i bibliotecari a fare la diffrenza è nel creare migliori esperienze dell’utente delle biblioteche. L’idea di un’”esperienza dell’utente” può sembrare ad alcuni bibliotecari qualcosa di superficiale in quanto può implicare un certo sforzo di presentare lo stile sulla sostanza. Sì, una biblioteca può necessitare di lavorare sullo sviluppo di una esperienza per i suoi utenti, ma l’obiettivo è quello di coinvolgere la gente che fa uso delle biblioteche, e di connettere con loro in modo personale e memorabile. Considerate le possibilità di creare utenti di biblioteche che si appassionino della biblioteca. Le aziende che fanno successo in questo modo lo fanno dando agli utenti ottime esperienze dell’utente. E loro vogliono tornare ancora e ancora. Questo è il motivo per cui certi negozi di cibi e bevande, aziende di intrattenimento tematico, e anche provider di informazioni creano servizi altamente sostenibili. Per emulare certe pratiche, per cominciare, come professione dobbiamo andare oltre il pensare al nostro prodotto base come se fosse semplicemente una comodità alla quale noi offriamo accesso”.

- Scarica l’articolo (pdf, 1.13 mb, 6 pagine)
- Video sui concetti principali del design thinking (5 min.)
- Video su come il design thinking può aiutare le biblioteche (9 min.)

(via Centre for Design Innovation)

21 Dicembre 2007
L’esperienza dell’utente del pullman
Bus Da Worldchanging:

Il blog del Sightline Institute, The Daily Score, ha notato recentemente che la gente preferisce sempre i tram ai pullman. Non stanno semplicemente essendo soggettivi, la storia li appoggia. Nel 2001 il Denver Business Journal scrisse su dei nuovi sistemi di ferrovia leggera affollatissimi a Denver, Dallas, Salt Lake City e St. Louis perchè erano molto più popolari del previsto, dicendo “A Dallas, prendere la nuova linea su rotaia era tre volte meglio di andare su un pullman espresso che facesse lo stesso percorso” e citando gli ufficiali del governo che si stavano accorgendo di “come la gente risponda diversamente al tram rispetto a come reagisca al pullman”.

Quindi, perchè questa misteriosa preferenza per i tram? Due parole: miglior design.

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14 Dicembre 2007
Demos Project Demos, il gruppo di esperti britannico che si occupa della democrazia giornaliera, ha dato il via ad un progetto si co-design e servizi pubblici.

“Il Co-design è diventato un importante strumento nel tentativo di sviluppare relazioni migliori tra la genete e i servizi pubblici che necessitano e desiderano. Questo significa mettere al primo luogo i bisogni degli utenti dei servizi utilizzando principi di collaborazione nel design di un servizio. […]

C’è un riconoscimento diffuso del fatto che nel mettere insieme utenti, designer e provider di servizi ci possano essere miglioramenti significativi sul modo di funzionare e di percerpire quel determinato servizio. Ma la pratica del co-design rischia di mettere a repentaglio la promettente teoria; restano dei gap significativi tra le aspirazioni e la realtà della partecipazione dell’utente nello sviluppo e il design dei servizi. Il co-design è come gli spinaci. Il governo sa che è buona per loro - ma a loro non semore piace.

Questo progetto, il collaborazione con PriceWaterhouseCoopers, si centrerà sul quadro della situazione del co-design internazionalmente e nel Regno Unito, e cercherà di identificare cos’è che permette e impedisce al co-design di accadere. Studiando le realtà della pratica del co-design, le analisi punteranno a esplorare ulteriormente come i servizi possano realmente, attraverso i principi del co-design, essere progettati attorno alle esperienze e le necessità dell’utente.”

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11 Dicembre 2007
Intervista a Hilary Cottam
Hilary Cottam Mi è costato parecchio fissare un’intervista con Hilary Cottam, Designer of the Year 2005 britannica e precedente direttrice di RED [sito archiviato], l’unità d’innovazione del Consiglio del Design del Regno Unito chiusa nel frattempo, e ora uno dei partner fondatori di Participle. Ma ne è valsa la pena.

Nei 30 minuti di intervista abbiamo discusso diverse aree che stanno a cuore a questo, incluse co-creazione con gli utenti finali, il potere del design di trasformare i servizi pubblici e provvedere un nuovo approccio all’affrontare problemi difficili come il diabete, e che ora ha a che fare in modo costruttivo con una popolazione che invecchia. Naturalmente ha anche parlato della sua nuova avventura Participle.

L’intervista è stata pubblicata sul sito di Torino World Design Capital, dove l’autore di questo blog partecipa mensilmente.

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2 Dicembre 2007
Manuale Dott07: 1
Dott Manual Dott 07 è stato un anno di progetti di design colletivi nel nord est dell’Inghilterra dedicati allo studio di come potrebbe essere la vita in una regione sostenibile - e come il design può aiutarci a raggiungerla. E’ chiamato manuale (piuttosto che libro o catalogo) perchè è sulle maniere pratiche che ha la gente per unirsi ai progetti Dott, o per fare qualcosa di simile dove abitano. In 100 pagine, completamente illustrate a colori con gente vera, il manuale Dott si trova altamente sottoprezzo su Amazon.

Puoi anche leggere il mauale online su Worldchanging.com, che sta pubblicando i suoi contenuti su una serie di installazioni. La prima e la seconda sono già disponibili.

30 Novembre 2007
InterSections 07: un dibattito sul design
Intersections La conferenza sponsorizzata dall’UK Design Council InterSections 07 ha riunito 34 esperti di design per analizzare come il design si stia evolvendo e come questo stia influenzando le sue relazioni con altri settori.

La conferenza, tenutasi a NewcastleGateshead nell’Ottobre 2007, ha analizzato le trasformazioni del design che si adatta a un mondo in transizione. Due giorni di dibattiti stimolanti e vivaci hanno considerato come i designer si stiano adattando al nuovo scenario acquisendo nuovo know-how.

Le registrazioni audio e le trascrizioni sono ora online e propongono una serie di presentazioni chiave:

Ci sono inoltre delle tavole rotonde e delle sessioni con sotto-gruppi:

20 Ottobre 2007
Participle, un nuovo tipo di iniziativa sociale
Hilary Cottam Hilary Cottam, Designer Britannica dell’anno 2005 ed ex-direttrice di RED [sito-archivio], l’ormai chiusa unità d’innovazione del Consiglio del Design Britannico, è al giorno d’oggi una dei partner fondatori di Participle, una nuova iniziativa sociale che si occupa del design della prossima generazione di servizi pubblici, con particolare attenzione nei grandi ed apparentemente intrattabili problemi sociali del XXI secolo.

Gli altri due co-fondatori di Participle sono Charles Leadbeater, il pensatore ed innovatore internazionalmente riconosciuto, e l’autore del libro We-Think, e Colin Burns, designer ed ex-direttore esecutivo dell’IDEO London. L’iniziativa è supportata da NESTA, dove Participle ha i suoi uffici.

Participle progetta servizi pubblici che forniscano soluzioni sistemiche non solo per i persistenti problemi di disuguaglianza, povertà e marginalità, ma anche ai ‘nuovi’ problemi risultanti dai cambiamenti demografici, dai nuovi stili di vita e dalla scarsezza dità risorse globali: malattie croniche a lungo termine, studiare culture oltre quelle proposte dalle scuole, nuovi approcci al crimine ed alla sicurezza, nuovi approcci alla collaborazione comunitaria e all’isolazione sociale e nuovi sistemi di energia. Un breve presentazione è disponibile da scaricare (pdf, 560 kb, 3 pagine).

La metodologia di Participle è quella del transformation design (pdf), un’approccio ibrido che combina metodologie centrate sulla gente con il pensiero di politiche sistemiche:

“Cominciamo dall’individuo, sbloccando un set unico di considerazioni e motivazioni, che poi applichiamo sul complesso dei problemi sistemici a cui stiamo cercando una risposta.

Il nostro approccio ibrido comporta anche dei test e delle modalità di misurazione diverse. Noi applichiamo rapidamente i nostri pensieri allo sviluppo di ‘prototipi’. I prototipi sono diversi dai progetti pilota: vengono effettuati modelli di servizi sviluppati in situ, i quali vengono poi sottoposti a test e migliorati in cicli veloci, sempre in situ. Questo approccio riduce il rischio e tende a produrre nuovi servizi che funzionano e anche significative idee per nuove politiche.

Il nostro approccio ibrido e il nostro punto di partenza centrato sulla persona ci permette di lavorare oltre gli esistenti servizi di base, adoperando con efficienza una più vasta gamma di risorse e contribuendo così allo sviluppo di soluzioni per l’intero sistema accessibili.”

In un’intervista che ho condotto settimana scorsa, Hilary ha detto:

“In una situazione in cui un inglese su cinque ha una malattia cronica sarà più importante pensare a come iniziare a progettare nuovi servizi che abbiano a che fare con i comportamenti della gente, le emozioni e gli stili di vita ed aiutarli a prevenire l’insorgenza di una malattia cronica o almeno a gestire al meglio quella malattia nella vita quotidiana. […]

Quello che conta veramente è che possiamo portare davvero velocemente i concetti all’azione attraverso un processo di design. Il modo in cui i designer fanno prototipi ed i modelli dimostrativi molto velocemente in tempo reale, è molto diverso dal tradizionale approccio con progetti pilota nel mondo della politica, dove i modelli sono spesso costruiti in un ambiente artificiale, che in genere non da risultati molto soddisfacenti.”

Una versione completa dell’intervista con Hilary, che ha un passato nelle scienze sociali e che ha lavorato per la Banca mondiale, sarà pubblicato a breve nel sito di Torino World Design Capital.

Dato il grave stato della sanità nel Regno Unito, Participle ha molto lavoro da fare.

28 Settembre 2007
Trasformare i viaggi in autobus in un’esperienza più piacevole e produttiva
Smart bus stop “Da Boston al Brazil, urbanisti e guru dei trasporti stanno reinventando le possibilità di realizzare umili motorbus, impiegando la ‘mobilità smart’ high-tech per sfidare la supremazia delle automobili — allo scopo di far rivivere i terreni comunali urbani,” scrive il Boston Globe.

Il pensiero più innovativo si sta oggi concentrando sul miglioramento dell’esperienza dei passeggeri, anzichè sulla più complessa questione relativa alla circolazione più rapida di autobus nell’affollata zona urbana. Ma gli urbanisti, armati di global-positioning poco cari e della tecnologia dei computer, sperano di conseguire questi obiettivi apparentemente modesti in modo da migliorare i viaggi in autobus, trasformandoli in un’esperienza più piacevole e produttiva.

Con i costi del petrolio e con la crescente preoccupazione della popolazione per l’ambiente, alcuni funzionari pubblici del trasporto percepiscono l’occasione di una sfida alla supremazia dell’automobile.

[…]

“Più si accentua la comunicazione tra i cittadini, più forte diviene il giardino urbano,” said Federico Casalegno, an MIT sociologist who led the team that developed the futuristic bus stop prototype.

Al centro del nuovo pensiero vi è il concetto che molti urbanisti chiamano “smart mobility” — che cosiste nell’integrare un flusso di persone con un flusso di informazione. Mentre le aziende di trasporto hanno storicamente interpretato i passeggeri come cifre che altro non chiedono che essere trasportate da un punto all’altro, il futuro del trasporto vede i passeggeri come partecipanti attivi di un gruppo informativo costantemente in evoluzione. Il sistema di trasporto dovrebbe condividere più informazioni possibili con i passeggeri — come scorre l’autobus, quando è atteso l’arrivo del prossimo mezzo di trasporto pubblico. Dovrebbe dare accesso alle informazioni del mondo esterno — dalle news internazionali, alle e-mail, ai dati relativi ai quartieri attraverso cui il mezzo passa. I passeggeri, dal canto loro, dovrebbero essere invogliati a condividere informazioni con il sistema e, se vogliono, con gli altri passeggeri.

“Il concetto generale consiste nell’incrementare le connessioni tra persone, posti, e sistemi di trasporto,” sostiene Casalegno, direttore del Mobile Experience Laboratory presso il MIT. “Non dovrebbe trattarsi solo di spostarsi da un punto A ad un punto B.”

- Leggi la storia
- Presentazione (SlideShare)
- sito web del progetto del MIT | sito web del progetto del corso del MIT (con video)

24 Settembre 2007
Risultati del benchmark dell’UE sull’esperienza dell’utente di servizi pubblici online
I2010_eeurope_logo Ogni anno, l’Indagine di Benchmark dell’UE valuta la qualità dei servizi pubblici in Europa. Per la prima volta, l’indagine guarda anche all’esperienza dell’utente nell’accesso a servizi pubblici online, riconoscendo il ruolo sempre più rilevante del tema, ed ha trovati vari risultati.

Dal comunicato stampa:

“La ricerca esamina tre elementi ritenuti rilevanti nell’esperienza dell’utente: la misura di un’identità elettronica legalmente riconosciuta e sicura, se il servizio potressee essere raggiunto attraverso canali alternativi quali i call center, i chioschi, i telefoni mobili, la TV e i siti web in conformità alle Linee Guida Internazionali dell’Accessibilità. L’insieme dei risultati per tale indicatore è molto vario, e raggiunge il 19%, con Austria, Bulgaria e Norvegia con un punteggio superiore al 30%. Il risultato più sorprendente è che solo il 5% di siti web esplicita il riferimento alle linee guida internazionali di accessibilità (WAI).

I portali nazionali vanno meglio. Analizzando la quantità di servizi pubblici fruibili dal portale, la presenza di opzioni personalizzate, la facilità di navigazione, e la capacità di adattare la presentazione del sito alle necessità dei diversi utenti (aziende vs. cittadini, in merito a eventi della vita o a strutture dell’amministrazione). Il resto del punteggio del 75% dimostra che i governi nazionali considerano il portale nazionale come una delle pietre angolari del piano di eGovernment.”

Comunque lo steso report pone qualche appunto (a pagina 27) sulla valutazione ottimistica dell’esperienza dell’utente di portali nazionali:

“Concludiamo affermando che i portali nazionali sono ben sviluppati in quanto gateway utente-centrici per i punti di fornitura del servizio pubblico.

Al livello dei servizi transazionali stessi, le agenzie, la fornitura di e-service è organizzata inizialmente attorno ai bisogni dell’organizzazione istituzionale piuttosto che ai bisogni dell’utente.

L’indagine, condotta per conto della Commissione Europea dai consulenti Capgemini, ha esaminato ben 14.000 siti web relativi a 20 servizi pubblici di base nei 27 Stati Membri dell’Unione Europea più Norvegia, Islanda, Svizzera e Turchia. Nel 2007 la sofisticazione oline dell’offerta di servizi pubblici ha raggiunto il 76%, mentre il 58% dei servizi pubblici analizzati sono interamente fruibili online.

L’Austria si posiziona per prima sia per fruibilità interamente online che per sofisticazione, cn un punteggio di, rispettivamente 100% e 99%. Il Portogallo ha fatto i maggiori progressi dal 2006, mentre Malta e Slovenia sono tra i migliori paesi ad aver accolto l’eGovernment e l’offerta di servizi pubblici online e quindi sono al top dei paesi in tale ambito nel 2007.

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25 Agosto 2007
Le Scuole di Design e di Medicina di Standford collaborano su Respira per le persone che soffrono di asma
Respira Jeannie Choe riferisce su Core77 come la Design School e la School of Medicine dell’Università di Stanford University stiano collaborando per creare Respira, un dispositivo a basso costo per una migliore cura dell’asma.

“Affinchè gli inalatori per l’asma lavorino efficacemente, la medicina in essi contenuta deve essere inalata in concomitanza con un profondo respiro. Questo compito può divenire molto complesso per bambini in preda ad un attacco d’asma. In questi casi, vengono utilizzati ulteriori dispositivi, gli ’spaziatori’, che catturano e trattengono il medicinale fino a quando la persona non pronta ad inalarlo. Oltre 8 milioni di bambini in Messico soffrono di asma, e non dispongono di appropriate cure o di cure preventive, mentre gli spaziatori, a più di 50$ l’uno, sono troppo costosi da fornire per i centri di salute messicani.

Le Scuole di Design e di Medicina di Stanford mirano ad abbattere proprio questi ostacoli, elaborando una soluzione a basso costo e di facile distribuzione.”

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5 Agosto 2007
Social network sulla salute
Social networks Il New York Times approfondisce il tema dei network sociali e la loro influenza su tematiche inerenti la salute.

Uno studio pubblicato recentemente dal New England Journal of Medicine afferma che l’obesità, ad esempio, si diffonde da un amico all’altro più facilmente di un virus.

I network sociali diventano così terreno fertile non solo per la diffusione di influenze o simili, ma anche per comportamenti, negativi o positivi, che possono influenzare la sfera della salute dell’individuo come della comunità.
La ricerca condotta ha investito anche temi come la diffusione all’interno dei network sociali del tabagismo, depressione e suicidio.

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5 Agosto 2007
Cosa vogliono i pazienti
SPARC Ho già trattato, in passato, all’interno di questo blog del Programma SPARC diretto dalla Mayo Clinic del Minnesota, che impiega tecniche etnografiche, prototipazione, design thinking e integrazione di business, ma adesso ho trovato ulteriore materiale interessante a riguardo.

Primo tra questi l’articolo del Minnesota Medicine che spiega nel dettaglio come dottori e designer della Mayo Clinic stiano adottando un processo creativo preso in prestito dall’economia per migliorare ed arricchire l’esperienza del paziente.

Alan K. Duncan, direttore medico del Laboratorio di Innovazione SPARC della Mayo Clinic, puntualizza alcuni concetti che medici e designer stanno testando. Duncan afferma che ogni concept sviluppato deriva dall’osservazione dell’interazione medico-paziente. Lo scopo, spiega, è riprogettare l’esperienza del paziente per migliorarla, “Tutto ciò che noi facciamo deriva dal punto di vista del paziente”, afferma.

Il laboratorio fu realizzato tramite fondi interni, finanziamenti di filantropi ed una donazione della VHA Health Foundation, la quale pubblicò un post sul proprio sito sul programma SPARC, focalizzandosi sulla dimensione di design del progetto.

Alan K. Duncan ha creato anche una “monografia” (3.1 mb) di 41 slide che illustra la sua esperienza con il Programma di Innovazione SPARC.

All’interno di tale documento il direttore medico del laboratorio, descrive l’approccio pratico adottato per fondere il pensiero di design all’interno della definizione di servizi inerenti il settore dell’healthcare.

Ancora, ho rintracciato un’intervista con Alan K. Duncan, pubblicata in una parte del 2005//T Design Strategy Conference, nel corso della quale egli spiega come il Programma SPARC sia capace di migliorare l’healthcare armonizzando le pratiche di design e medicina insieme.

(via Design for India)

2 Agosto 2007
Promozione dell’innovazione del design utente-centrico in Irlanda
Centre for Design Innovation Il Centre for Design Innovation, fondato da Enterprise Ireland, un’agenzia del Department for Enterprise, Trade and Employment irlandese, vuole ricercare e promuovere la filosofia del design come mezzo che induce ad un’innovazione di successo; l’obiettivo è realizzare operazioni di business più competitive e servizi pubblici più efficaci.

Il Centro, gestito da Toby Scott, in passato direttore del Consiglio di Design Britannico e prima advisor per il Governo Britannico su temi inerenti la creatività, il design e l’innovazione, adotta un forte approccio user-centred all’innovazione: “L’innovazione di design si presenta solo in seguito alla compresione ed all’anticipazione dei bisogni dell’utente, da cui deriva la creazione di prodotti e servizi che ne soddisfano i desideri. Questo consente di realizzare un vantaggio competitivo per l’organizzazione.”

Nel maggio 2007 il Centro ha lanciato il programma l’Innovazione dal design della durata di 15 mesi, durante i quali aziende selezionate utilizzano gli strumenti di ricerca di design per comprendere più in profondità le necessità dei propri consumatori finali, per poi impiegare gli insight raccolti per lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi.

“Nel giugno 2007, le aziende hanno preso parte ad un workshop sul design utente-centrico presso il Centro per l’Innovazione di Design. Erano presenti dai tre ai sei rappresentanti per ogni organizzazione, inclusi molti amministratori delegati, allo scopo di imparare in prima persona gli strumenti e le tecniche da applicare per il proprio business. Il processo era facilitato dalla presenza di Colin Burns, un esperto di design utente-centrico è direttore della IDEO di Londra. Per un periodo di tre mesi, le organizzazioni applicheranno questi strumenti di ricerca sui propri utenti, prima di riunirsi nuovamente a settembre del 2008. Il centro rileverà delle misure qualitative e quantitative dell’effetto del programma su ogni organizzazione.

Per molte aziende quest’approccio è del tutto nuovo, così ognuna di esse è affiancata da un Design Associate, che fornisce consigli nell’utilizzo degli strumenti. A differenza delle tradizionali aziende di consulenza, l’obiettivo del programma consiste nel lasciare un’eredità di abilità acquisite alle organizzazioni, che permanga ben oltre la conclusione del programma. I mentori dedicheranno circa 40 ore ad ogni azienda in aggiunta al corso del programma, il che equivale ad una serie di visite di intere o mezze giornate.”