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  Articoli della categoria 'Ricerca'
13 Maggio 2008
La conferenza Changing the Change sembra molto promettente
Changing the Change La conferenza di tre giorni Changing the Change, la quale tratterà sul ruolo della ricerca del design nel cambio sostenibile ed è prevista per i giorni 10-12 Luglio a Torino, promette essere veramente interessante.

L’elenco dei relatori invitati e dei dibattenti include Bill Moggridge (IDEO); Geetha Narayanan (Srishti School of Art, Design and Technology, India); Lou Yongqi (Tongji University, China); Mugendi M. Rithaa (Cape Peninsula University of Technology, South Africa); Aguinaldo dos Santos (Universidade Federal do Paraná, Brazil); Fumi Masuda (designer, Japan), Chris Ryan (University of Melbourne, Australia); Luisa Collina (Polytechnic University of Milan, Italy); Josephine Green (Philips Design); Roberto Bartholo (Federal University of Rio de Janeiro, Brazil), Anna Meroni (Polytechnic University of Milan, Italy), Luigi Bistagnino (Polytechnic University of Turin, Italy); Nigel Cross (The Open University, UK); Victor Margolin (University of Illinois at Chicago, USA); e Ken Friedman (Danmarks Designskole, Denmark)

Niente meno che 163 sommari sono stati accettati, tra cui anche il nostro. date un’occhiata ai titoli e ai presentatori per farvi un’idea della varietà offertam tutto all’interno del tema più ampio del design per la sostenibilità, o leggete una riflessione sulla selezione del presidente della conferenza Ezio Manzini.

Gli argomenti sembrano ottimi e mi piacerà essere presente, ma devo segnalare che la maggior parte dei paper provengono da istituzioni accademiche. Infatti, sono coinvolte poche grosse aziende (Intel e Philips) e consulenti di design (come Experientia).

Questo sarà diverso in un’altra grossa conferenza internazionale che avrà luogo a Torino, la conferenza UPA Europe 2008, prevista per Dicembre. Il co-presidente della conferenza (e mio partner di affari) Michele Visciola mi ha detto che molte grosse aziende internazionali hanno sottoposto paper per questa conferenza col tema”usabilità e design: coltivando la diversità”. Presto avremo ulteriori informazioni.

10 Maggio 2008
Patient Journey Demonstrator di Microsoft
Gifticon Il Microsoft Health Common User Interface (CUI) è un sito concepito da Microsoft che fornisce orientamento per il design di interfaccia di utente e per i controlli Toolkit che affrontano una vasta gamma di questioni sulla sicurezza dei pazienti  per organizzazioni sanitarie di tutto il mondo. Microsoft l’ha creato con lo scopo di  permettere ad una nuova generazione di applicazioni sanitarie più sicure, usabili e  convincenti di essere create più velocemente e facilmente.

Il sito MS CUI è mirato ai designer di interfaccia d’utente, gli sviluppatori di applicazioni ed esperti di sanità dei pazienti che vogliono saperne di più sui benefici di un approccio standardizzato al design di interfaccia d’utente.

Kirsten Disse, che lavora al MS CUI come consulente di esperienza dell’utente, mi ha appena avvertito del lancio del Patient Journey Demonstrator, di cui lei è responsabile. E’ un dimostratore di tecnologia che punta al futuro delle applicazioni software cliniche.

Il Patient Journey Demonstrator concettualizza un viaggio dall’inizio alla fine dove uno specifico scenario clinico viene utilizzato per illustrare come un registro di cura integrato e paziente-centrico possa transitare in modo scorrevole tra le configurazioni della cura. Dimostra come si possa accedere ed inserire dati da diverse delle sorgenti di cura esperiementate lungo il transito del paziente.

In questo scenario, un uomo con una supposta malattia del cuore viene esaminato dal suo medico di famiglia. Utilizzando strumenti di supporto, il dottore decide che il miglior provvedimento è di indirizzarlo per ulteriori test. Lo scenario quindi traccia le attività che hanno luogo dalla consultazione iniziale attraverso le cure secondario per un’Angiografia.

8 Maggio 2008
France Telecom: da 1000 idee ad 1 prodotto
Orange Una serie di pagine sul sito di France Telecom/Orange forniscono insight sul come l’azienda si muove dalle diverse idee che vengono fuori da R&D, ad un prodotto o servizio pronto per il mercato.

Nel 2005-2006, France Telecom ha creato due strutture, l’Explocentre il Technocentre, che lavorano in stretta collaborazione con i laboratori R&D installati in giro per il mondo, ma sono gestiti dal Strategic Marketing Department, che fornisce al gruppo orientamento e conoscenza sul mercato.

L’ Explocentre è un’”incubatrice di progetti R&D” e “si concentra sull’alimentare concetti altamente innovativi con forti potenziali, ma che potrebbero considerarsi troppo rischiosi da essere lanciati direttamente sul mercato”. L’Explocentre determina la loro flessibilità e il potenziale, e testa nuovi utilizzi e scoperte tecnologiche prima del lancio sul mercato. In modo interessante, il centro lavora con “nuovi metodi basati sulla co-creazione con i clienti ed i partner, utilizzando il design per impulsare l’innovazione. Le idee per i servizi vengono investigate, testate e rielavorate assieme ai clienti per trovare potenziale di vero valore.”

Una volta esplorati, i concetti più promettenti vengono spediti al Technocentre, che si occupa della realizzazione di questi progetti “maturi”. Il Technocentre è responsabile di renderli prodotti pronti per il mercato, industrializzandoli per un lancio commerciale o trasferendoli ad uno spin-off o joint venture per lo sviluppo. Il centro mette insieme circa 30 gruppi consistenti di uno specialista di marketing, un ricercatore e un ingegnere di rete.

Quindi ad uno dei capi della catena dell’innovazione di France Telecom ci sono idee dal R&D, e dai partner industriali e gli impiegati dell’azienda. Queste idee dall’alto potenziale vanno all’exploration centre, dove vengono analizzate e testate. Il marketing strategico integrato e la catena dell’innovazione si prende cura del marketing del prodotto presso il technocentre. Finalmente, i progetti approvati vengono integrati nel Product Roadmap e nel piano triennale del Gruppo, che è l’altro capo del processo di innovazione.

3 Maggio 2008
Recensione della conferenza CHI 2008
CHI 2008 Qualche settimana fa sono andato alla conferenza CHI a Firenze.

Sono stato lì solo un giorno e mezzo, ed essendo questa la mia prima conferenza CHI, non sono nella posizione di darle una recensione solida.

Una cosa che è certamente emersa è il suo punto di vista fortemente accademico, che può rendere alcune delle presentazioni e discussioni abbastanza irrilevanti per i professionisti come me. D’altro canto, c’era molta enfasi nel termine “user experience”, che appariva in titoli, astratti, presentazioni e paper.

Esplorando il DVD della conferenza (non compatibile con Mac), ho trovato alcuni tesori, e ho selezionato 40 paper su un totale di 556, che presenterò in dieci post separati, coi titoli: mercati emergenti, mobile banking, mobilità, product design, sicurezza, applicazioni sociali, contesto sociale, tematiche di strategia, sostenibilità, e usabilità (in Inglese).

La conferenza non è disposta per aiutarti a conoscere nuova gente, e questo è un vero peccato. Si tende a incontrare chi già conosci , o quelli di cui hai seguito le presentazioni. (A meno che tu non sia abbastanza fortunato da essere uno speaker di una sessione ben seguita, quindi tutti gli altri ti conoscono.)

Nel corso del CHI, ho condotto interviste con Bill Buxton (Microsoft), Elizabeth Churchill (Yahoo!) e Mike Kuniavsky (ThingM), sulle quali scriverò nelle settimane a seguire. Inoltre durante le prossime settimane pubblicherò recensioni dei libri: Sketching the User Experience di Bill Buxton e Keeping Found Things Found di William Jones.

Per via di questo blog, ed in particolare di questo post di lode, ho fatto parte di un pannello (assieme a Elizabeth Churchill, Richard Anderson e Jon Kolko) sul rilancio di Interactions Magazine, ora sotto la ispirata e volontaria (!) guida degli ultimi due. Date un’occhiata alla rivista!

10 Aprile 2008
Ultime tre interviste dal CHI 2008
CHI 2008 Luca Chittaro (blog) di Novà de Il Sole 24 Ore ha appena pubblicato le sue ultime tre interviste del CHI 2008:

Talking cars
Una collaborazione tra Toyota e l’Università di Stanford sta esperimentando un’interfaccia di una macchina parlante che non solo fa da navigatore, ma fornisce anche consigli di sicurezza all’autista. Ing-Marie Jonsson è una degli autori del paper che descirve l’esperimento.

Accessibility
Vicki Hanson (IBM) ha ricevuto questa settimana al CHI 2008 il Premio per l’Impatto Sociale, per il suo lavoro di 30 anni riguardante gente con discapacità (per esempio bambini sordi, ragazzi dislessici, e di recente anche adulti più anziani).

GPS and the perception of the world
L’utilizzo diffuso del GPS sta cambiando il nostro modo di percepire il mondo? Un gruppo di ricerca presso l’Università di Cornell ha studiato gli utenti di GPS per rispondere a questa domanda (e altre ancora). Chittaro discute di questo con uno degli autori (Gilly Leshed).

10 Aprile 2008
MIT Media Lab e Bank of America annunciano la creazione del Center for Future Banking
Future of banking Il Media Laboratory del MIT e la Bank of America hanno annunciato oggi la crezione del Center for Future Banking, una collaborazione di cinque anni sulla quale la Bank of America ha impegnato 3-5 milioni di dollari all’anno.

Il nuovo centro di ricerca, che sarà ubicato al Media Lab presso il campus MIT, […] esplorerà nuove idee di banking inventando tecnologie che rivelino ed influenzino le considerazioni attraverso una vasta gamma di scale fisiche e sociali, dalle interazioni faccia a faccia con i clienti alle transazioni globali. I ricercatori si porranno domande come : “Come può ogni cliente essere fornito della conoscenza e gli strumenti per avere miglior controllo del futuro delle proprie finanze?”, “Come si svolgeranno le interazioni bancarie mentre i mondi fisici e virtuali del cliente si intrecciano sempre di più?” e ” Come trasformeranno i network sociale e piattaforme mobili le esperienze di banking dei clienti, rendendole più semplici , convenienti, e integrato meglio con le loro vite quotidiane?”. […]

Il professore Deb Roy, Presidente del programma accademico del MIT sulle Scienze e le Arti Media e pioniere nel modellaggio cognitivo, teoria della comunicazione, ed interazioni uomo-macchina, farà da Founding Director e Principale Investigatore del Centro. “Il Centro prepara il campo per una ricerca senza precedenti che attingerà nelle potenzialità del Media Lab e le amplificherà in eccitanti, nuove direzioni”, dice Roy. “Creeremo un centro di energia intellettuale che radunerà ricercatori con perspettive radicalmente differenti, tra cui economisti del comportamento, scienziati sociali, scienziati dei computer, psicologi, designer, ed altri che condividono una passione per il pensiero innovativo. Questa è’ una ricetta per produrre nuove idee inaspettate che innescheranno innovazioni significative nel mondo del banking.”

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(via a thousand tomorrows)

10 Aprile 2008
Un’altra serie di interviste dal CHI 2008
CHI 2008 Luca Chittaro (blog), che segue la conferenza CHI 2008 a Firenze per Novà, il supplemento sull’innovazione de Il Sole 24 Ore, continua col suo ritmo instancabile di interviste. Ecco un’altra serie:

Technology among the homeless
Siamo portati a credere che la tecnologia stia migliorando la vita di tutti, sia nel posto di lavoro che a casa. Ma cosa succede per quelli che non hanno ne un lavoro ne unsa casa? Christopher A. Le Dantec, assieme al suo collega W. Keith Edwards, ha portato a termine uno studio sull’utilizzo della tecnologia tra i senza tetto e presenterà i risultati domani al CHI 2008. Il paper che descrive lo studio è stato uno di quelli che ha ricevuto il premio come miglior paper della conferenza.

Attractiveness on-line
Cosa rende il perfilo di un utente online attrattivo per gli utenti del sesso opposto? Andrew T. Fiore ed i suoi colleghi dell’Università di California presso Berkeley hanno selezionato 50 profili di utenti sul sito Yahoo! Personals hanno studiato la percezione di questi profili su un campione di utenti tra i 19 ed i 25 anni.

On-line friendship
Immaginate di dovervi trasferire ad una città lontana. Cosa succedere alla relazione che avete con i vostri amici? Quali strumenti di telecomunicazione utilizzereste per mantenere la vostra amicizia? Una ricerca di collaborazione tra tre università americane (California Irvine, Carnegie Mellon e Duke) hanno seguito 900 persone che si sono trasferite ad altre città. L’intervista è con Irina Shklovski (Univ. California Irvine).

Friends and enemies in social networks
Chi è sull’elenco dei tuoi amici sui siti di networking sociale? Amici veri? Gente che non conosci molto bene? Completi stranei? Questi siti dovrebbero offrire una via più ricca di descrivere queste relazioni con ognuno di loro? Un gruppo di ricerca presso i laboratori HP ha studiato gli effetti di una più ricca classificazione sugli utenti. Chittaro ha intervistato Michael Brzozowski (HP Labs).

What do people do with Facebook?
Facebook è un sito decisamente popolare, ma cosa sappiamo di come la gente lo utilizza? Adam N. Joinson (University di Bath) sta studiando gli utenti di Facebook per saperne di più.

Interaction with future cars
IL’industria sta lavorando a delle macchine che parleranno sempre di più ai loro guidatori ed alcuni ricercatori stanno persino lavorando a delle interfacce di automobili che si adattino automaticamente all’utente specifico che le sta guidando. David Krum, manager del progetto presso Bosch Research, è uno degli organizzatori del gruppo di interesse speciale “Interaction in the Automobile” al CHI 2008.

Driver distraction
Quali fattori umani dovrebbero tenere in considerazione le future interfacce degli automobili? La necessità di monitorare il guidatore e di mitigare la distrazione e la disattenzione dell’autista è ricorsa più volte parlando con Brian Lathrop (Volkswagen Electronic Research Lab). Brian è uno degli organizzatori del gruppo di interesse speciale “Interaction in the Automobile” al CHI 2008.

Phishing the common user
Come reagisce un utente comene ad un attacco di phishing? Per saperne di più, un gruppo di ricercatori presso la Carnegie Mellon University (tra cui Serge Egelman) ha portato a termine attachi di phishing su un campione di utenti ed ha studiato i loro comportamenti. Essi hanno presentato i loro risultati al CHI 2008, è il quadro che ne è venuto fuori non è rassicurante dal punto di vista della sicurezza. Per esempio il 97% degli utenti ha creduto all’e-mail di phishing ed ha visitato il sito di phishing. A quel punto l’87% degli utenti che ha ricevuto avvertenze passive (e il 21% di quelli che hanno ricevuto avvertenze attive) hanno creduto al sito di phishing ed hanno inserito i loro dati.

Graffiti-covered desktop
Gli utenti aggiornano il loro software per prevenire attacchi alla sicurezza? Cosa dovrebbe fare un’interfaccia per rendere gli utenti più consapevoli della necessità di installare aggiornamenti di sicurezza? A questo proposito un gruppo di ricerca del Georgia Institute of Technology ha proposto una nuova interfaccia al CHI 2008. Quando è disponibile un aggiornamento di sicurezza, appare un graffiti sul vostro desktop. Quanti più aggiornamenti di sicurezza non installate, più il vostro desktop appare graficamente degradato (ed i graffiti coprono anche le finestre aperte, per rendere il lavoro più scocciante). Uno degli autori (Kandha Sankarapandian) spiega la ricerca.

6 Aprile 2008
Interviste alla conferenza CHI 2008
CHI 2008 Luca Chittaro (blog), un professore presso l’Università di Udine, ha seguito la conferenza CHI 2008 a Florence per Novà, il supplemento sull’innovazione de Il Sole 24 Ore.

Lui si trova già ai work-shop pre-conferenza dove sta pubblicando interviste più velocemente di quanto possiamo leggerle:

Playing with brain-computer interfaces
Lavorare con macchine o giocare ad un videogioco semplicemente col pensiero non è più fantascienza. E Anton Nijholt (bio), professore di scienze del computer presso l’Università di Twente, è uno dei ricercatori che lavorano alla costruzione delle cosiddette interfacce cervello-macchina a questo proposito. Al CHI 2008, è uno degli organizzatori del workshop su Brain-Computer Interfaces for HCI and Games che ha avuto luego ieri.

The disappearing desktop
Quante volte avete l’impressione che i computer e i dispositivi mobili non vi stiano aiutando a gestire la vostra informazione personale come dovrebbero (e potrebbero)? Cosa possono fare la ricerca e le nuove applicazioni per migliorare questa situazione? Luca Chittaro ha parlato di questo con due esperti: Jaime Teevan (Microsoft Research) e William Jones (Università di Washington). William e Jaime hanno pubblicato il libro “Personal Information Management“, e William è l’autore del libro “Keeping Found Things Found“. Al CHI 2008, stanno organizzando un workshop intitolato The Disappearing Desktop: Personal Information Management 2008.

Intercultural interaction design
Come dovremmo affrontare il design di interazione quando le applicazioni sono destinate a paesi estranieri? E se quei paesi facessero parte del mondo in via di sviluppo? John Thomas si occupa di queste questioni. Lui fa parte dello Staff di Ricerca presso il Centro di Ricerca T. J. Watson dell’IBM, e lavora nell’area delle Interazioni Uomo-Macchina da 30 anni, pubblicando più di 150 paper. Al CHI 2008, è uno degli organizzatori del workshop HCI for Community and International Development.

Exertion interfaces
Presto faremo attività sportive con i nostri amici anche se non ci troviamo nello stesso luogo fisico. Più in general, i computer verranno utilizzati sempre più spesso per persuaderci ad esercitarci fisicamente e a rendere gli esercizi più divertenti. Al CHI 2008, Florian ‘Floyd’ Mueller e Stefan Agamanolis hanno organizzato il workshop su Exertion Interfaces.

Computers for mental health
I computer saranno mai capaci di aiutarci a farci sentire meglio quando siamo depressi o potranno mai essere utilizzati per aiutare a trattare le numerose malattie mentali esistenti? Presso il CHI 2008, Gavin Doherty (Trinity College Dublin) ha organizzato un workshop specifico su Technology in Mental Health. Chittaro ha parlato con lui per apprendere il perché e il come i computer possono giovare alla nostra saluta mentale.

6 Aprile 2008
La nascita del robot emotivo
Dressing up the Roomba Paul Marks esamina nel New Scientist quanto la gente sia disposta ad accetare i robot come partner sociali.

“Duke sta sfrecciando rumorosamente in giro per il pavimento  di un salotto splendente nei colori blu oscuro e bianco dell’Unversità Duke di Durham, North Carolina. Non è uno studente ma un aspirapolvere robotico a forma di disco chiamato Roomba. I suoi proprietari non solo l’hanno vestito , ma gli hanno anche dato un nome e un sesso.

Duke non è il solo. Un comportamento del genere è comune, e prende miriadi di forme secondo un sondaggio tra 400 proprietari di Roomba, condotto l’anno scorso da Ja-Young Sung e Rebecca Grinter, che fanno ricerca sull’interazione uomo-macchina presso il Georgia Institute of Technology di Atlanta.” […]

“Sung crede che la nozione degli uomini che si relazionano con i propri robot come se fossero componenti della famiglia o amici sia più di una semplice curiosità. “La gente vuole che i loro Roomba abbiano un aspetto unico perchè si è evoluto in qualcosa in più che un semplice gadget”, dice. Capire questi risultati può essere la chiave per capire che genere di relazioni vuole avere la gente con i robot.” […]

“Capire quanto la gente sia disposta ad andare oltre nell’accettare i robot come partner piuttosto che come semplici macchine aiuterà ai designer a decidere quali compiti e funzioni siano appropriati per robot. Nel frattempo, comprendere chi tra robot e persona determinerà lo spostamento dei confini potrebbe significare che i designer possono creare deliberatamente dei robot che suscitino più sentimenti sugli uomini. “Gli ingegneri avranno bisogno di identificare i fattori positivi del design di robot che producano bueno emozioni e non quelle cattive - e cercare di progettare robot che le promuovano”, dice Sung.”

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2 Aprile 2008
Microsoft Research e il futuro delle interazioni uomo-computer
Being Human “Entro il 2020 i termini ‘interfaccia’ e ‘utente’ saranno obsoleti in quanto i computer si fondono semre di più con gli uomini”, è la prima frase di un breve articolo sul sito di BBC News.

Secondo la BBC, “è una delle previsioni di un report sostenuto dalla Microsoft tratto dalla discussione di 45 accademici nei settori dell’informatica, la scienza, la sociologia e la psicologia.”

Predice cambiamenti fondamentali nel settore delle Interazioni Uomo-Computer (HCI). Entro il 2020 gli uomini interrogheranno sempre di più le macchine, dice il report. In cambio i computer saranno in grado di anticipare quello che vogliamo da loro, per cui saranno richieste nuove regole sulla nostra relazione con le macchine.” […]

La nostra “impronta digitale” - la condivisione di sempre più aspetti delle nostre vite attraverso la fotografia digitale, podcast, blog e video - è stabilita in modo da ingrandirsi e questo solleva delle domande chiave a proposito di quanta informazione dovremmo immagazzinare su noi stessi.

L’onnipresente network canalizzera l’informazione del mercato delle masse direttamente verso di noi mentre disseminerà le nostre informazioni intime.

Il report nomina questa l’era della cosiddetta iper-connettività e predice che comporterà una crescita della “tecno-dipendenza”.

Questa relazione sempre più intima tra uomini e computer sarà una spada a doppio filo, suggerisce.

Il report confronta l’introduzione del calcolatore - diffusamente incolpato per una caduta degli standard dell’aritmetica mentale - con quello che potrebbe accadere con l’acquisire di maggiore intelligenza e responsabilità da parte dei computer.
“Senza la considerazione ed il controllo adeguati è possibile che noi - sia come individui che come collettività - perdiamo il controllo su noi stessi e sul mondo che ci circonda”, avverte il report.

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(Il video non è molto impressionante, in quanto tutti gli esempi sono impulsati dalla tecnologia piuttosto che dalla gente).

Il report a cui fa riferimento la BBC sono i procedimenti del HCI 2020, un forum organizzato da Microsoft Research, che raduna i principali esponenti nell’informatica, il design, la filosofia della scienza, la sociologia, l’antropologia e la psicologia, per dibattere, dare un contributo, ed aiutare a formulare l’agenda per le Interazioni Uomo-Computer (HCI) nella prossima decade e oltre. Può essere scaricata qui (pdf, 3 mb, 100 pagine).

Con l’avvento del XXI secolo, ci sono state voci all’interno delle comunità della ricerca e del design che evidenziano la necessità di un cambiamento: un cambiamento che metta più enfasi nel collocare gli utenti –gente—al fronte e al cuore di quel piano; un cambiamento che sia meno sull’informatica perrvasiva e “smart” e più sulla tecnologia che abiliti e riconosca valori umani.

Questo nuovo piano solleva domande di tutti i generi: Qual è il ruolo della tecnologia nel XXI secolo, o quale vorremmo che fosse? Come dovremmo orientarci in quanto ricercatori, designer e professionisti nei confronti di questo ruolo? Quali sono le questioni fondamentali dell’Interazione tra Uomo e Computer mano a mano che andiamo avanti? Quali sono i nuovi paradigmi e piani di ricerca che ne emergono come risultato? Quali sono i valori umani per i quali progettiamo, e cosa significa questo per la valutazione della tecnologia?

I relatori di questo evento che ha avuto luogo a Siviglia, Spagna, sono stati Barry Brown (Glasgow University), Matthew Chalmers (University of Glasgow), Thomas Erickson (IBM, T.J Watson Research Centre), David Frohlich (Digital World Research Centre), Bill Gaver (Goldsmiths College), Adam Greenfield (New York University, Interactive Telecommunication Program), Lars Erik Holmquist (Swedish Institute of Computer Science), Kristina Höök (Stockholm University), Steve Howard (Melbourne University), Scott Jenson (Google), Matt Jones (Swansea University), Sergi Jorda (University of Barcelona), Rui José (University of Minho), Joseph Kaye (Cornell University), Wendy Kellogg (IBM, T.J Watson Research Centre), Boriana Koleva (University of Nottingham), Steven Kyffin (Philips), Paul Luff (Kings College), Gary Marsden (University of Cape Town), Tom Moher (University of Illinois), Kenton O’Hara (HP Labs), Jun Rekimoto (Sony, Interaction Lab), Tom Rodden (University of Nottingham), Yvonne Rogers (Open University), Mark Rouncefield (Lancaster University), Wes Sharrock (University of Manchester), John Thomas (IBM, T.J Watson Research Centre), Michael Twidale (University of Illinois), Alessandro Valli (iO), Geoff Walsham (Judge Business School, University of Cambridge), Steve Whittaker (Sheffield University), Adrian Woolard (BBC Future Media & Technology), Peter Wright (Sheffield Hallam University), e Oren Zuckerman (MIT), e anche Christopher Bishop, A.J. Brush, Jonathan Grudin, Richard Harper, Andrew Herbert, Shahram Izadi, Abigail Sellen, Alex Taylor, Jian Wang, e Ken Wood di Microsoft Research.

Sul sito di Microsoft Research Cambridge puoi leggere una buona intervsta con Richard Harper, l’organizzatore della conferenza. Ecco alcune citazioni:

Sulla conferenza: “Ci ha sorpreso quanto fossero eccitati ed ansiosi i partecipati a proposito della prospettiva di progettare per i valori umani. Queste sono notizie buone e cattive. Significa che il peso di fare le cose bene è più grande di quanto fosse una volta. Ma parte del problema che abbiamo nel progettare attorno ai valori umani è che dobbiamo rebdere le nostre preferenze ed i nostri valori più chiari, ed in alcuni casi, le differenze tra i valori non sono ben distinte e non possono essere assodate in modo obiettivo. A volte, ci sono profonde differenze nei valori della gente, ed entrambi i lati hanno buone ragioni per queste differenze. Col progresso della ricerca nelle Interazioni Uomo-Computer, rispondere delle differenze di opinioni e desideri richiede una maggiore capacità dei ricercatori per sollevare discussioni—e possibilità di design—fino a raggiungere delle soluzioni.”

Sullo sviluppo della tecnologia: “Per molti anni, la tecnologia è stata sviluppata, e poi la società l’ha modellata e raffinata. Ora, le esperanze e gli obiettivi della società e la gente hann bisogno di essere coinvolti nel processo dello sviluppo della tecnologia dall’inizio, perchè fa un grande differenza per quello che le tecnologie finiscono per diventare. Non c’è più una linea  divisoria tra tecnologia ed invenzione e tra sviluppo e società, non c’è più differenza tra quello che la tecnologia potrebbe fare e quello che l’utente può fare. Quello che potrebbe essere uno sforzo umano ed uno sforzo sociale deve essere considerato dal fondo del firmware nei dispositivi e nelle infrastrutture che collegano diversi dispositivi attraverso l’interfaccia grafica esteriore.”

(anche via Adam Greenfield)

5 Marzo 2008
Nokia sul futuro dei cellulari nei prossimi tre, cinque e otto anni
Nokia Research Center Darren Waters della BBC News ha recentemente intervistato dei scienziati e ricercatori della Nokia scientists and researchers presso il loro laboratorio a Palo Alto per parlare sul futuro dei cellulari nei prossimi tre, cinque e otto anni, e oltre.

La prima cosa che ha evidenziato è il fatto che nessuno alla Nokia chiama più i dispositivi telefoni; ora sono multimedia computer.

Gli sono stati mostrati tre progetti che si stanno sviluppando nei laboratori Nokia in giro per il mondo, due dei quali a Palo Alto.

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28 Febbraio 2008
Lezioni dall’Europa
Lessons from Europe Il Design Council ha pubblicato il resoconto di un tour alla ricerca di fatti per l’Olanda, Danimarca e Finlandia che ha esplorato come l’insegnamento e  l’istruzione inter-disciplinare stiano cambiando la natura del design.

I componenti del tour, accademici e policy maker tra cui il consulente di design  ed specialista sui mercati emergenti Niti Bhan, hanno visitato istituzioni accademiche (Technical University Delft, Design Academy Eindhoven, Technical University Eindhoven, KaosPilots, Aarhus School of Architecture, Workcamp07, University of Art and Design Helsinki, Helsinki School of Creative Entrepreneurship, e Helsinki University of Technology) ed aziende (Philips Design, Designit, Zentropa Workz, Nokia, Kone, e Desigence).

Scarica “Lessons from Europe” (pdf)

27 Febbraio 2008
Nokia si trasforma dall’interno
Nokia Morph Articolo molto interessante sul sito di BBC news su come Nokia si stia trasformando da fabbricante di dispositivi a azienda di software e servizi che monetizza le sue conoscenze di software attraverso la vendita di dispositivi, e il ruolo strategico della ricerca in questa impresa. Ecco alcune citazioni relazionate col UX:

Dr John Shen, capo del laboratorio Palo Alto Research ha detto che il suo team ha aiutato lo sviluppo della Nokia come azienda di servizi.

“Vediamo l’intersezione tra Internet e mobilità. Nokia è stata un’azienda di dispositivi e quello resterà un business lucrativo per i prossimi anni, però anzichè aspettare a quando si dovrà cambaire, Nokia guarda avanti e stà già cambiando adesso.”

Ha detto che l’obiettivo dell’azienda era una “soluzione totale”  che comprenda hardware e software, ma concentrandosi su un’ “esperienza dell’utente convincente”.

“L’azienda che comprende l’esperienza dell’utente finale avrà un vantaggio”, ha aggiunto. […]

Dr Shen aggiunge: “Quando la tecnologia è sotto i requisiti dell’utente, la tecnologia guida l’industria.

“Ma una volta che passi dall’altra parte verso la corrente principale devi guardare i servizi e l’esperienza dell’utente.

“Il vero obiettivo ora sono le esperienze dell’utente convincenti. Dev’essere guidato dall’esperienza dell’utente invece che dalla tecnologia”.

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15 Febbraio 2008
Experienza dell’utente nelle biblioteche: studio di un caso
Primo Questo articolo di Tamar Sadeh descrive un prodotto lanciato nel maggio del 2007—il sistema Primo® di Ex Libris—come un esempio di un nuovo tipo di interfaccia per cercare ed ottenere materiali di libreria, un interfaccia progettato attorno alle necessità dell’utente e scollegato da, anche se interopera con essi, gli attuali sistemi bibliotecari.

L’articolo tratta gli argomenti riguardanti il progetto del prodotto, il modo in cui il prodotto è stato costruito per andare incontro alle necessità sia di chi cerca informazioni sia delle librerie, e l’uso di studi di usabilità per affermare il design complessivo ed aiutare a dare forma ai principali punti dell’interfaccia.

L’articolo dimostra come le aspettative degli utenti, che emanano dalla esperienza quotidiana su Internet, possano essere trattate dal software di biblioteca in un modo che corrisponda alle richieste dei bibliotecari e che si aggiusti le infrastrutture tecnologiche delle biblioteche.

Scarica l’articolo (pdf, 932 kb, 36 pagine)

7 Febbraio 2008
Sedici ore di video da gustarsi
bbc Durante le ultime settimane, ho guardato cinque serie di documentari. Ognuna di esse molto provocativa e nessuna collegata direttamente col tema di questo blog (anche se tre di esse trattavano di psicologia e del comportamento della gente - le altre due si concentravano sul futuro della tecnologia). Penso che meriti la pena di dedicare loro un po’ del vostro tempo e si possono tutte trovare su Google video.

Tre delle serie sono di Adam Curtis, un brillante realizzatore di documentari britannico che lavora per BBC Current Affairs. Lui è noto per aver creato dei programmi che espressano una chiara (e qualche volta controversa) opinione sul soggetto di cui trattano e per narrare lui stesso i programmi.

The Century of the Self consiste di un filmato di quattro ore che esamina “come chi si trova al potere abbia utilizzato le teorie di Freud per cercare di controllare le folle pericolose in un era di democrazia di massa”. Racconta la storia qualche volta controversa della crescita della società di massa in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Come, da chi, e per quali interessi è stata creata la persona del consumatore smodato? [Google Video]

The Power of Nightmares consiste di tre filmati di un’ora che esplorano come l’idea che noi siamo minacciati da una rete terrorista nascosta ed organizzata sia un’illusione. Il filmati confrontano il sorgere del movimento americano Neo-Conservatore e il movimento radicale Islamico, paragonando le loro origini e notando forti similitudini tra i due. In modo ancora più controverso, sostiene che la minaccia dei fondamentalisti Islamici come sinistra forza di destruzione organizzata, specialmente sotto la forma di al-Qaeda, sia in realtà un mito perpetrato dai politici di molti paesi - in particolare i Neo-Conservatori americani - in un tentativo di unire ed ispirare i loro popoli a seguito del fallimento di ideologie più utopistiche in precedenza. [Google Video]

The Trap consiste di nuovo di tre programmi di un’ora che esplorano il concetto e la definizione di libertà, nello specifico “come un modello semplicistico di essere umano come creature egoistiche, quasi robotiche, abbia portato all’attuale idea di libertà”. [Google Video]

Gli altri due programmi sono condotti da Michio Kaku, un fisico teoretico americano, specializzato nella teoria delle stringhe, e futurista.

Visions of the Future è una serie di tre parti della BBC, che esplora l’avanguardia della scienza di oggi, domani e ancora oltre. La prima parte è dedicata alla rivoluzione dell’intelligenza, la seconda alla rivoluzione biotecnica, e la terza alla rivoluzione quantica. [Google Video]

2057 è l’unico programma che non è della BBC. E’ stato realizzato da Discovery Channel e tenta di prevedere come sarà il mondo tra 50 anni basandosi sulle tendenze attuali. Il programma si svolge come un docu-dramma con tre puntate separate, ognuna delle quali ha delle storie informative radicate nella trama. [Google Video]

2 Febbraio 2008
Jan Chipchase della Nokia sulla condivisione di cellulari
Shared phone practices Jan Chipchase, il noto antropologo della Nokia, ha appena pubblicato un post sul suo blog, un sommario esecutivo, e un elaborato (ppt, 7 mb, 70 pagine) che esplora la condivisione dei cellulari nei mercati emergenti ed il suo funzionamento.

“Gran parte della crescita nell’industria delle telecomunicazioni viene dai mercati emergenti - posti come l’India e l’Africa - e per molti dei nuovi consumatori la prima esperienza di telefonia mobile avviene per mezzo di un cellulare condiviso. Questo articolo usa il termine condiviso nel senso di utilizzo di base orientato sul prendere e prestare piuttosto che sul ‘guarda le foto che ho scattato alla festa dell’altra sera’. La condivisione di cellulari non si limita solo all’uso personale - dalle strade del Cairo a Kampala stanno sorgendo chioschi con poco più di un cellurare e un’insegna che pubblicizza tariffe di chiamata. Cosa succede quando la gente condivide un oggetto che è stato inerentemente progettato per l’uso personale? E basandosi sul come e il perchè la gente condivide, in che modo possono essere riprogettati i dispositivi e i servizi per ottimizzare l’esperienza dell’utente? Davvero, dovrebbero essere riprogettati?”

29 Gennaio 2008
Nuovo resoconto NESTA sull’innovazione sociale locale
Transformers “Transformers – how local areas innovate to address changing social needs” è un nuovo resoconto del Dipartimento Nazionale Britannico per Scienze, Tecnologia e Arte (NESTA) che esplora perchè alcuni luoghi innovano in modo più effettivo rispetto ad altri.

Prendendo una serie di studi di casi - presi dal Regno Unito ed internazionalmente (tra cui Lille, Francia; Gouda, Olanda; e Portland, USA) - come punto di partenza, questo resoconto tira fuori alcune fascinanti  conclusioni sui fattori comuni per avere successo. Su tutti, dimostra chiaramente che la capacità innovativa può essere alimentata anche in circostanze poco promettenti.

Nel complesso, sono stati identificati tre fattori critici essenziali per l’innovazione di successo - la voglia di cambiare, capacità interiori forti, e risorse e feedback esterni. Il resoconto crea un forte modello di lavoro basato su questi tre fattori, e mostra come possa essere applicato ad un certo numero di situazioni, dall’organizzazione di comunità ai servizi di prima linea.

- Comunicato stampa
- Punti salienti del resoconto
- Resoconto (pdf, 6 mb, 140 pagine)
- Policy briefing (pdf, 5 pages)
- Video dell’evento di inaugurazione

29 Gennaio 2008
Una ricerca dimostra che i cellulari sono usati principalmente per effetuare chiamate e mandare SMS
Carphone Warehouse Usability News scrive su un nuovo sondaggio che mostra che nonostante il grossi investimenti nello sviluppo dei cellulari e dei servizi che li riguardano, la maggior parte dei consumatori britannici continua ad usare il cellulare esclusivamente per effettuare chiamate o mandare messaggi.

La ricerca, commissionata dallo esperto in gestione delle interazioni mobili SNAPin Software, mostra che fino al 60% degli utenti di telefonia mobile britannici esclusivamente usano le funzioni di chiamata e messaggio nei loro cellulari.

Tra circa un terzo degli interpellati che aprofittano delle caratteristiche dei loro cellulari, la fotocamera è la prima scelta: il 30% usa la fotocamera e fa e manda foto ad amici e famiglia. Tuttavia solo il 12% degli utenti manda e-mail dal proprio cellulare o accedono a Internet.

Secondo SNAPin Software, i consumatori britannici stanno esperimentando un certo numero di problemi che possono essere percepiti come barriere ad un’adozione più ampi delle caratteristiche e dei servizi dei cellulari. Basandosi sui risultati della ricerca, questi possono essere identificati come apatia nei confronti dei servizi, confusione con le bollette e indisponibilità nei confronti dei manuali.

  • Più della metà degli interpellati (60%) non sono interessati ad utilizzare i servizi disponibili sul loro cellulare.
  • Circa un terzo degli interpellati (29%) sono confusi sulle tariffe degli operatori di telefonia e su come vengano loro addebitati i servizi addizionali.
  • Molti interpellati (18%) non sono disposti ad esaminare un mauale di istruzioni per imparere ad utilizzare certe applicazioni.

“Al giorno d’oggi i cellulari sono dotati di funzionalità, eppure molti utenti scoprono solo una piccola frazione delle caratteristiche e delle applicazioni disponibili”, ha detto Robert Lewis, presidente e direttore generale presso SNAPin Software. “Noi crediamo che questa situazione sia sintomatica di come i produttori di dispositivi mobili e gli operatori stiano aprocciando l’educazione degli utenti. Gli utenti hanno bisogno di modi di scoprire il potenziale del proprio cellulare più semplici e che richiedano meno tempo. Questi devono essere consegnati al momento giusto - quando gli utenti li richiedono di più.”

26 Gennaio 2008
La “Google Generation” è un mito, dice una nuova ricerca britannica
Google generation Un nuovo studio capovolge la supposizione generale che la ‘Google Generation’ – i giovani nati o cresciuti nell’era di Internet - è la più colta per quanto riguarda la rete.

Il primo studio virtuale longitudinale portato a termine dal gruppo di ricerca CIBER dell’University College London dichiara che, nonostante i giovani dimostrino un apparente facilità e familiarità con i computer, essi fanno molto affidamento sui motori di ricerca, danno uno sguardo anzichè leggere e non possiedono le capacità critiche e analitiche per valutare l’informazione che trovano sulla rete.

Il resoconto Information Behaviour of the Researcher of the Future (pdf, 1.7 mb) mostra anche che i tratti del carattere che sono comunemente associati agli utenti più giovani - impazienza nella ricerca e nella navigazione, e nessuna tolleranza per qualsiasi ritardo nel soddisfare le loro necessità di informazione - stanno diventando la norma per ogni fascia di età, dai giovani pupilli ai professori.

Commissionato dalla British Library e il JISC (Joint Information Systems Committee), lo studio fa appello alle biblioteche affinchè rispondano con urgenza alle necessità in cambiamento dei ricercatori e degli altri utenti. Puntare al virtuale è essenziale e imparare quello che vogliono i ricercatori è cruciale se le biblioteche non vogliono diventare obsolete. “Le biblioteche in generale non stanno al passo con le richieste di servizi che siano integrati e consistenti con la loro più ampia esperienza di internet”, dice il dottor Ian Rowlands, principale autore del resoconto.

I risultati mandano anche un forte messaggio al governo. Se il Regno Unito vuole restare una grande economia della conoscenza con una prossima generazione di ricercatori ben preparata..

Leggi tutto il comunicato stampa

26 Gennaio 2008
Pubblicazioni recenti del prof. Paul Dourish
Paul Dourish Putting People First presenta regolarmente il lavoro del professore dell’UC Irvine Paul Dourish, il cui interesse ricade sulle aree di incrocio tra la scienza dei computer, l’antropologia, l’ubiquitous computing, mobilità, design e HCI.

Ecco alcune delle pubblicazioni più recenti di questo prolifico ricercatore:

Brewer, J., Bassoli, A., Martin, K., Dourish, P., e Mainwaring, S. 2007. Underground Aesthetics: Rethinking Urban Computing. IEEE Pervasive Computing, 6(3), Luglio-Settembre, 39-45

Uno studio etnografico e una proposta di design per un’applicazione di scambio di musica suggeriscono come può aiutare a riconsiderare il design dell’urban computing il situare esplicitamente al primo piano le qualità esperienziali della vita urbana.

Dourish, P. 2007. Seeing Like an Interface. Proc. Australasian Computer-Human Interaction Conference OzCHI 2007 (Adelaide, Australia)

I sistemi mobili e di ubiquitous computing stanno diventanto sempre più interessanti per i ricercatori di HCI. Spesso, questo ha significato considerare i modi in cui potremmo trasferire le applicazioni desktop ai dispositivi e contesti mobili. In ogni caso, noi non solo esperimentia le esperienze sul luogo - esperimentiamo anche le ambientazioni quotidiane attraverso le tecnologie a nostra disposizione. Traendo spunto dalla ricerca antropologica, abbozzo un modo alternativo di pensare alla relazione tra tecnologia e “vedere” la vita e gli spazi quotidiani.

Brewer, J., Mainwaring, S., and Dourish, P. 2008. Aesthetic Journeys. Proc. ACM Conf. Designing Interactive Systems DIS 2008 (Cape Town, South Africa)

I ricercatori e i designer stanno creando sempre più tecnologie per supportare la mobilità urbana. Tuttavia, non è ancora chiaro di che mobilità si tratti. I questo scritto useremo la nozione di viaggi estetici per riconsiderare la relazione tra spazi urbani, gente e tecnologie. Il lavoro sul sistema di pullman nell’Orange County e sulla metropolitana a Londra porta ad un dibattito sul come dovremmo iniziare a progettare per molteplici mobilità.

Williams, A., Dourish, P., and Anderson, K. 2008. Anchored Mobilities: Mobile Technology and Transnational Migration. Proc. ACM Conf. Designing Interactive Systems DIS 2008 (Cape Town, South Africa)

Le tecnologie mobili sono sviluppate in diverse ambientazioni sociali, culturali, politiche e geografiche, e incorporate in diverse forme di mobilità personale e collettiva. Presentiamo un’ etnografia sui pensionati tailandesi transnazionali e i loro usi delle tecnologie mobili, evidenziando le forme di mobilità che sono ancorate spazialmente, temporalmente e infrastrutturalmente, e i concetti della casa come una rete tra parenti che può essere distribuita globalmente. Concludiamo segnalando diverse forme in cui le nostre osservazioni e analisi possono influenzare il design.

Troshynski, E., Lee, C., and Dourish, P. 2008. Accountabilities of Presence: Reframing Location-Based Systems. Proc. ACM Conf. Human Factors in Computing Systems CHI 2008 (Firenze, Italia)

Come si presentano la mobilità e la presenza come aspetti della vita sociale? Basandoci sullo studio di un caso di criminali in libertà vigilata seguiti tramite GPS, abbiamo esplorato le forme in cui le tecnologie basate sulla posizione strutturano l’esperienza quotidiana dello spazio della gente. In particolare, ci concentriamo su come vengono negoziati l’accesso e la presenza al di fuori delle concezioni tradizionali di “privacy.” Introduciamo la nozione di responsabilità nei confronti della presenza e suggeriamo che è un concetto più utile di “privacy” per capire la relazione tra presenza e socialità.

(via Pasta&Vinegar)