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  Articoli della categoria 'Prototipazione'
13 febbraio 2009
Oggetti più giocosi
Touch Touch è un progetto di ricerca, condotto da Timo Arnall, che esamina la Near Field Communication (NFC), una tecnologia che abilita connessioni tra cellulari e oggetti fisici. Lo scopo del progetto è lo sviluppo di applicazioni e servizi che permettano alla gente di interagire con oggetti e situazioni quotidiane attraverso i propri dispositivi cellulari.

Il progetto, che mette insieme un gruppo interdisciplinare coinvolto nell’investigazione sociale e culturale, nel design di interazione/industriale, nella prototipazione, software, in test ed esibizioni, durerà fino al 2009 e s terrà presso il dipartimento di Interaction Design della Oslo School of Architecture and Design, in Norvegia. È stato istituito dal Norwegian Research Council.

La settimana scorsa gli studenti della Oslo School of Architecture & Design hanno partecipato a un workshop Touch, in cui le indicazioni erano di progettare un’interfaccia di RFID giocosa, esplorativa o caratteristica. Questo workshop poneva l’enfasi sull’esplorazione della relazione tra l’interazione digitale attraverso RFID e le proprietà materiali degli oggeti fisici.

Timo Arnall ha appena pubblicato tre recenti progetti Touch che propongono diversi sensi come metafore per l’interazione RFID

Ramesh Srinivasa

5 febbraio 2009
Il progetto Tribal Futures di RCA Design Interactions per Vodafone
Tribal Futures Matt Jones scrive su un breve progetto al quale ha lavorato lo scorso novembre con gli studenti del corso di Design Interactions presso la RCA,in collaborazione con il gruppo di User Experience della Vodafone.

Le istruzioni erano volutamente abbondanti e intenzionate ad allontanarci dal pensiero del cellulare. Il titolo era “Tribal Futures”, e richiedevano al gruppo di:

“… focalizzarsi sull’aspetto mondano e sugli estremi del nostro comportamento all’interno di gruppi e proporre interventi di design per supportare, sovvertire e celebrare le nostre connessioni tribali. Vi incoraggiamo a estrapolare le attuali tendenze nelle tecnologie cellulari, sociali e altre, in termini di fallimenti e di successi, ed esaminare quali potrebbero essere le conseguenze volontarie e non delle tecnologie.”

potete trovere un breve riepilogo del lavoro sul  blog di Matt Magical Nihilism.

Tutti i progetti si possono trovare su http://beta.interaction.rca.ac.uk/ft/ ed hanno tenuto il blog de progetto usato per la ricerca e il work-in-progress (con i commenti disabilitati) su http://beta.interaction.rca.ac.uk/futuretribes/ per mostrare alcuni dei processi, lungo il percorso.

29 gennaio 2009
Pachube: connettendo ambienti, rattoppando il pianeta
Pachube Pachube è un servizio web che permette di connettersi, mettere tag e condividere dati in tempo reale da oggetti, dispositivi, edifici e ambienti in tutto il mondo.

Lo scopo chiave è di facilitare l’interazione fra ambienti remoti, siano essi fisici o virtuali. Oltre a consentire connessioni dirette fra qualsiasi di questi due ambienti, può anche essere utilizzato per facilitare connessioni many-to-many, proprio come un patch bay fisico (o un centralino telefonico). Pachube consente a qualsiasi progetto attivo di connettersi a qualsiasi altro progetto attivo in tempo reale, ad esempio costruzioni, installazioni interattive o blog che possono “parlare” o “rispondere” fra di loro.

Pachube è in qualche modo simile a YouTube, con un’eccezione: invece che condividere video, Pachube permette alle persone di controllare e di condividere dati ambientali in tempo reale, da sensori collegati a internet. Pachube agisce fra due ambienti, entrambi capaci di catturare dati di input (da sensori remoti) e fornire dati di output (a sensori remoti). Le connessioni possono essere stabilite fra qualsiasi coppia di ambienti, agevolando persino connessioni spontanee o non precedentemente programmate. Oltre a esser utilizzato in ambienti fisici, permette inoltre alle persone di integrare questi dati in pagine web, in effetti per bloggare i dati sensoriali.

Tish Shute di Ugotrade ha condotto una lunga intervista col fondatore di Pachube, Usman Haque, che è stata appena pubblicata. L’intervista descrive come Haque sia stato influenzato dall’architetto Olandese Constant Nieuwenhuys e da pensatori come Adam Greenfield e Bruce Sterling, come Pachube sia stato fondato in risposta all’attuale situazione nel campo dell’ubiquitous computing e come un “modello di business guidato eticamente, permetterà a uno svariato gruppo di aziende e di individui di transire verso l’internet delle cose”.

Le integrazioni del sensore/attuatore sono una parte dell’essenza di Pachube, e l’interesse per l’automazione domestica e la gestione dell’energia stanno dando molto allo slancio iniziale di Pachube.

Tuttavia, Usman mette in chiaro che Pachube riguarda l’”ambiente” più che i “sensori”. “Un “ambiente” possiede strutture dinamiche di riferimento, tutte escluse quando l’attenzione è posta semplicemente sui dispositivi, sugli oggetti o sui meri sensori”. Un ruolo centrale svolto da pachube è lo sviluppo dell’Extended Environments Markup Language.

Pachube esiste per facilitare lo sviluppo di una vasta gamma di nuovi prodotti e servizi, che nasceranno dalla connettività estrema. E’ relativamente semplice per grandi società di tecnologia quali Nokia o Apple transire verso l’Internet delle Cose, ma Pachube sarà utile soprattutto per l’enorme parte di attori dell’industria su piccola scala che *vogliono* diventare parte di esso, ma che solamente ora stanno muovendo i primi passi verso il potenziale di internet; designer su piccola e media scala, produttori e imprenditori, molto bravi a sviluppare i loro prodotti ma privi delle risorse necessarie per sviluppare in seno alla propria azienda un’enorme infrastruttura per le loro offerte abilitate dalla rete.

Fondamentalmente, avendo costruito una mediazione di dati di fondo generalizzata per connettere entità fisiche (e virtuali) alla rete, ora altri possono cominciare a costruire applicazioni che rendano le connessioni veramente utili.

Ed ecco la frase che considero più importante:

“E’ relativamente semplice per grandi società di tecnologia quali Nokia o Apple transire verso l’Internet delle Cose, ma Pachube sarà utile soprattutto per l’enorme parte di attori dell’industria su piccola scala che *vogliono* diventare parte di esso, ma che solamente ora stanno muovendo i primi passi verso il potenziale di internet; designer su piccola e media scala, produttori e imprenditori, molto bravi a sviluppare i loro prodotti ma privi delle risorse necessarie per sviluppare in seno alla propria azienda un’enorme infrastruttura per le loro offerte abilitate dalla rete.”

Leggi tutta l’intervista

(via Bruce Sterling)

24 gennaio 2009
Visita a Kitchen Budapest
Kitchen Budapest Ho appena pubblicato un articolo su Core77 riguardante la mia visita di ieri a Kitchen Budapest.

Dateci uno sguardo.

KiBu presenterà tre progetti presso la prossima conferenza Lift09. Date un’occhiata anche a KiBu’s One Year book (pdf -28 mb), che comprende tutti i suoi progetti: espressioni del cellulare, cose intelligenti e incantevoli, interfaccia media dinamici, tecnologie di comunità e workshop. Potete trovare qualche foto della mia visita qui.

22 gennaio 2009
BUG+IDEO blog
BUG+IDEO IDEO ha appena annunciato un veloce progetto di esplorazione di interfaccia d’utente con Bug Labs, che andrà avanti per poco più di una settimana su il nuovo blog pubblico BUG+IDEO.

Un progetto aperto tra BugLabs e IDEO, questa esplorazione  della BUGbase UI si focalizza sul rivedere l’interfaccia BUGbase con uno sguardo verso l’integrazione di nuove tecnologie di display e input.

Il risultato di queste esplorazioni sembrerà meno un prodotto finito e più un concept car. E come qualsiasi concept car di successo, speriamo che queste provocazioni non solo ci aiuteranno a definire gli interessi degli utenti, ma stimoleranno anche un discorso costruttivo e formeranno le future decisioni di design, ingegneria e business.

L’impegno di BugLabs per l’apertura presenta un’opportunità unica ed emozionante di essere il più possibile inclusivi nel design. Per questa veloce collaborazione di due settimane, concepiremo nuovi paradigmi di interfaccia, progeteremo nuove direzioni tangibili di interfaccia dell’utente, e creeremo le soluzioni di industrial design/housing-modification associate.

Condivideremo tutto quello che possiamo durante la prossima settimana e mezzo, i vostri commenti, pensieri e feedback sono benvenuti. Cominciate a scrivere!

17 gennaio 2009
Valutazione del concetto di Itsme
Itsme Qualche mese fa ho scritto su Core77 a proposito di Itsme, una nuova forma “guidata dal design” di organizzare i contenuti di un PC, che riguarda sia l’hardware sia il software della postazione di lavoro.

Il progetto è stato condotto da un gruppo di ricercatori italiani, guidati da Giorgio de Michelis.

Questi ricercatori hanno appena pubblicato i risultati di una valutazione di un esperto, che consiste di 117 interviste e 201 questionari compilati.

“Abbiamo adottato un metodo di valutazione basato sulle ‘Persona’, nel quale abbiamo mostrato alla nostra comunità 4 scenari, seguiti da questionari ed interviste. L’obiettivo era fondamentalmente quello di valutare le caratteristiche funzionali che abbiamo progettato fino ad ora, analizzare i valori e le tematiche chiave di Itsme, e approfondire il concetto per capire come gli utenti lo percepiscono.”

Nella presentazione potete vedere le loro scoperte e le analisi fatte a partire dalla valutazione.

Notate che la presentazione potrebbe risultare più semplice da capire se prima date uno sguardo a questa precendente presentazione generale. Sono utili anche questi video e paper scientifici.

17 gennaio 2009
Experience design per prodotti interattivi
Walter Aprile Experience design for interactive products: designing technology augmented urban playgrounds for girls (pdf) è il lungo titolo di un interessate paper di Aadjan van der Helm, Walter Aprile e David Keyson della Delft University of Technology.

I recenti sviluppi tecnologici hanno reso possibile l’applicazione dello experience design anche nel settore del design di prodotti altamente interattivi, un’area dove il coinvolgimento di tecnologie non-triviali ha tradizionalmente permesso di attuare veloci cicli di design. Con la disponibilità di kit di sensori modulari e di attuatori, i designer sono stati capaci di costruire velocemente prototipi interattivi e di realizzare più cicli di design. In questo paper presentiamo un processo di design che include lo experience design per il design di prodotti interattivi. Il processo di design è stato sviluppato per un corso di un master in design di prodotti. In aggiunta, discutiamo diversi casi di questo corso, applicando il processo di progettazione di parchi giochi urbani interattivi e coinvolgenti.

Uno degi autori, Walter Aprile (nella foto), era un ex-membro della facoltà di Interazione di Ivrea presso l’Istituto di Design di Interazione di Ivrea.

via InfoDesign

2 novembre 2008
Pensare attraverso il design
Design thinking In un articolo, BrandWeek esplora il valore del design thinking.

Mentre l’approccio del design-thinking può sembrare abbastanza intuitivo, la verità è che è sorprendentemente irreggimentato, consistendo in tre fasi:osservazione, ideazione e implementazione. [...]

I focus group hanno il loro spazio, ma nel design thinking, osservazione significa etnografia: notare come i consumatori si comportano nei loro abitat naturali di retail nel modo in cui una volta Margaret Mead ha analizzato le tribù della Samoa. L’uso dell’etnografia come strumento principale nello sviluppo dei prodotti ha acquistato un favore diffuso nel corso dell’ultima decade. [...]

La seconda fase del design thinking—ideazione—è libera di forma quasi quanto la fase dell’osservazione, ma aggiunge l’elemento critico della sintesi. [...]

Nell’implementazione, la fase finale del design thinking, i prototipi low-res diventato high-res ed in seguito prodotti veri e propri.

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29 ottobre 2008
Tinkering come forma di conoscenza
Alex Soojung-Kim Pang Alex Soojung-Kim Pang ha scritto una lunga riflessione sul tinkering come modo di conoscere, in seguito a una recente conferenza sullo stesso argomento. ne raccomando vivamente la lettura:

“Puoi definire il tinkering in parte in contrasto con altre attività. Mitch Resnick, per esemio, parla di come i tradizionali piani legati alla tecnologia siano top-down, lineari, strutturati, astratti e basati su delle regole, mentre il tinkering sia bottom-up, iterativo, sperimentale, concreto, e orientato verso l’oggetto.”

Alex Soojung-Kim Pang è direttore di ricerca presso l’Institute for the Future, un gruppo di esperti nella Silicon Valley. E’ inoltre Associate Fellow presso la Saïd Business School della Oxford University, e Senior Research Scholar presso il programma Science Technology and Society della Stanford University.

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(via IdeaFestival)

22 settembre 2008
Altri video del simposio del design di servizi online
Service Design Symposium A Marzo, il Copenhagen Institute of Interaction Design (blog) ha organizzato un simposio sul design di servizi.

Un po’ di tempo fa, ho scritto che i video di tre delle presentazioni (Bill Hollins, Bill Moggridge, e Jørgen Rosted) sono online.

Nel frattempo puoi anche vedere i video e leggere i riassunti dei discorsi di Lavrans Løvlie (co-fondatore della consulenza di design Londinese live|work), Ezio Manzini (Politecnico di Milan), e Mikkel Rasmussen (ReD Associates).

8 settembre 2008
Presentazioni Nokia a LIFT 08
LIFT09 Due delle tre presentazioni della Nokia presso la conferenza LIFT Asia si trovano ora online.

Raphael Grignani (Nokia Design, USA) ha parlato sul come Nokia Design affronti le questioni ambientali e sociali come il riciclaggio, l’energia ed il rendere i vantaggi della tecnologia cellulare disponibili per più gente, come esemplificato dal progetto Homegrown.

Presentazione (con audio)

Jan Chipchase (Nokia, Giappone) spiega le tendenze che daranno forma al futuro sociale, quando dovremo evolvere nuove pratiche d’uso e mettere una maggiore enfasi nel comunicare i nostri usi intesi alla gente in proddimità.

Presentazione

Ora manca Adam Greenfield (Nokia Design, Finlandia).

7 settembre 2008
The Adaptive City, un saggio di Dan Hill
Men watching data The Adaptive City è il titolo di un eccellente saggio di Dan Hill sulle ultime idee riguardo l’informatica urbana e l’urban information design, l’impatto delle informazioni in tempo reale e della pianificazione collaborativa, e sopratutto il ruolo in continuo cambiamento e la nuova responsabilizzazione degli abitanti di queste città. Nella parole di Hill: le città come interfaccia dell’utente per il governo, nel quale [i cittadini] giocano un ruolo intrinseco.

Dan Hill è un senior consultant presso la rinomata ed innovativa azienda di ingegneria Arup. In precedenza, è stato direttore di rete e trasmissione presso Monocle e capo della tecnologia e design interattivi presso la BBC.

Il saggio verrà pubblivato nel catalogo per la mostra di Urban Play, un progetto concepito da Scott Burnham e sviluppato con Droog Design.

24 agosto 2008
I digital designer riscoprono le loro mani
Adobe designers Il New York Times scrive su come i designer di software mettano le mani su oggetti del mondo reale per imparare a pensare in modo più creativo ed intuitivo, presentando esempi di Adobe e Sketching di Mike Kuniavsky nelle riunioni di Hardware. 

Usare computer per modellare il mondo fisico è diventato sempre più comune; prodotti diversi come automobili ed aerei, medicinali e cellulari vengono concepiti, specificati e progettati quasi completame sullo schermo di un computer. Tipicamente, solo quando queste creazioni sono pronte per la produzione in massa vengono elaborati i prototipi — e spesso non dalla stessa gente che li ha progettati.

I designer e gli ingegneri creativi si stanno ribellando contro la loro alienazione dal mondo fisico.

L’articolo conclude: “Portare le mani umane di nuovo al mondo dei digital designer può avere delle profonde conseguene a lungo termine. I design potrebbero diventare più sicuri, più user-friendly e persino più longevi. Alla fine, il processo di creare cose potrebbe diventare un processo felice.”

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3 giugno 2008
Intervista con Joy Mountford
Joy Mountford Il numero di Primavera di Ambidextrous, la rivista di design della Stanford d.school, contiene un’intervista piuttosto lunha con Joy Mountford.

Joy progetta e gestisce interfacce da più di 20 anni. Di recente è stata vice presidente in carica del gruppo di esperienza dell’utente e design di Yahoo (dal quale è stata recentemente “mandata via in malo modo“). Joy ha anche lavorato presso la Interval Research Corporation ed è stata la fondatrice dell’acclamato Human Interface Group della Apple.

Nell’intervista lei parla sul futuro del design di interfacce, la questione della privacy e molto sulla prototipazione.

Leggi l’intervista

(via InfoDesign)

7 marzo 2008
Conversazione su Torino con Bruce Sterling
Bruce Sterling Oggi Torino World Design Capital ha pubblicato un’intervista che ho fatto di recente con Bruce Sterling. Questa volta non sugli spimes, ubiquitous computing o la fabbricazione digitale, ma sulla sua esperienza con la città dove ha passato gli ultimi sei mesi.

A Bruce piace Torino e in questa intervista lui racconta alcuni dei motivi. Lui va nel dettaglio sul perchè “Torino è a pieno titolo una città del XXI secolo” e come “in qualche modo è riuscita ad affrontare problemi con cui moltissime altre città, regioni, culture e nazioni non hanno ancora fatto i conti.”

“Torino,” dice, “è uno di quei posti affini al mio carattere. Se fossi italiano e non texano, sarei probabilmente nato a Torino.”

Lui ha anche condiviso con noi il contenuto di una nuova storia che ha scritto:

“Sì, è una storia fantasy ambientata a Torino. Il protagonista è un direttore FIAT, ma è anche un negromante. Il racconto si svolge in una Torino esoterica, in cui tutte le storie di magia che i seguaci della New Age narrano su Torino sono assunte come dati di fatto.

Torino racchiude un pezzo della Nuova Croce e anche il Sacro Gral. La Sindone è davvero imbevuta del sangue di Gesù Cristo; e tutte queste ley-lines e gli assi dei poteri mistici si intersecano. L’eroe della storia è un investitore del reparto R&D in FIAT, e viene convocato all’inferno alla presenza di Gianni Agnelli, che è morto, eppure ancora infervorato dai problemi di sviluppo urbano di Torino. Quindi l’ex-presidente lo manda a chiamare all’inferno per convocare un consiglio di amministrazione.

L’eroe, il negromante, viene accompagnato dal suo consulente spirituale, una mummia egizia del Museo Egizio, che ha riportato in vita dal mondo dei morti. La mummia lo scorta e svolge il ruolo di saggio consigliere. Lui e la mummia sono un po’ come i protagonisti della serie “Lone Ranger and Tonto”. È un racconto comico, esagerato e satirico, una favola su Torino e sui suoi problemi. Non avrei mai potuto scriverla se non qui.”

Bruce si trova ora negli ultim igiorni di preparazione del Share Festival che sta curando. Venite a vederlo se potete.

L’intervista soffre un pò di un layout povero e non è facile vedere quali siano le mie domande, per esempio. Tutti i link sono magicamente scomparsi. Spero venga aggiustato presto.

Leggi l’intervista

27 febbraio 2008
Donald Norman a Torino il 15 Marzo
Donald Norman Donald Norman è probabilmente uno dei più importanti ospiti del prossimo Piemonte Share Festival, curato da Bruce Sterling.

Norman farà parte di un panello nel pomeriggio di Sabato 15 Marzo intitolato “Manufacturing Future Designs”.

Le diverse conferenze del festival stanno approfondendo su tutti i tipi di variazioni sul tema principale del “manufacturing”: Manufacturing Cultural Projects; Manufacturing the Streets; Dramatic Manufacturing; Manufacturing Intelligence; Manufacturing Robots; A Manifesto for Networked Objects; Manufacturing Digital Art; Manufacturing Future Designs; Manufacturing Consent; e Is Life Manufacturable?

Gli speaker e gli ospiti sono molti, tra cui Montse Arbelo, Andrea Balzola, Massimo Banzi, Luis Bec, Gino Bistagnino, Julian Bleecker, Chiara Boeri, Stefano Boeri, PierLuigi Capucci, Stefano Carabelli, Antonio Caronia, Paolo Cirio, Gianni Corino, Lutz Dammbeck, Luca De Biase, Kees de Groot, Hugo Derijke, Giovanni Ferrero, Fabio Franchino, Joseba Franco, Piero Gilardi, Owen Holland, Janez Jansa, Nicole C. Karafyllis, Maurizo Lorenzati, Mauro Lupone, Giampiero Masera, Motor, Ivana Mulatero, Daniele Nale, Anne Nigten, Donald Norman, Marcos Novak, Gordana Novakovic, Giorgio Olivero, Claudio Paletto, Luigi Pagliarini, Katina Sostmann, Stelarc, Bruce Sterling, Pietro Terna, Franco Torriani, and Viola van Alphen.

27 febbraio 2008
Yrjö Sotamaa sulla nuova Innovation University di Helsinki
Yrjö Sotamaa Ho recentemente intervistato il Prof. Yrjö Sotamaa, Presidente dell’University of Art and Design Helsinki.

Sotamaa è l’uomo dietro all’iniziativa di avviare una nuova Innovation University in Finlandia, riunendo tre importanti università finlandesi: l’University of Art and Design Helsinki (TAIK), la Helsinki University of Technology (TKK), e la Helsinki School of Economics (HSE).

L’obiettivo della nuova università, la cui inaugurazione è prevista per Agosto del 2009, è quello di essere una delle principali istituzioni nel mondo in termini di ricerca e di educazione nei settori della tecnologia, gli studi economici e arte e design.

L’iniziativa è una versione più grossa ed ambiziosa del generale approccio multidisciplinario che viene attualmente applicato in alcuni altri importanti centri di educazione. Design-London presso RCA-Imperial creerà un ‘triangolo dell’innovazione’ tra design (rappresentato dal Royal College of Art), ingegneria e tecnologia (rappresentato dall’Imperial College Faculty of Engineering), e business dell’innovazione (rappresentato dall’Imperial’s Tanaka Business School). La Carnegie Mellon University mette gli studenti di design, ingegneria e business in gruppi per lavorare a progetti. E la Rotman School of Management dell’Università di Toronto accopia MBA con gli studenti di design nelle lezioni di sviluppo dei prodotti.

Le lezioni per i 22,000 students saranno in inglese, per attrarre studenti da tutte le parti del mondo (molti dei quali potrebbero finire a lavorare per quella famosa multinazionale finlandese, Nokia, che è uno degli sponsor dell’iniziativa).

Un’altra cosa interessante è la loro scelta radicale per un approccio centrato sull’uomo, multidisciplinare e di prototipazione.

Leggi l’intervista

27 febbraio 2008
Nokia si trasforma dall’interno
Nokia Morph Articolo molto interessante sul sito di BBC news su come Nokia si stia trasformando da fabbricante di dispositivi a azienda di software e servizi che monetizza le sue conoscenze di software attraverso la vendita di dispositivi, e il ruolo strategico della ricerca in questa impresa. Ecco alcune citazioni relazionate col UX:

Dr John Shen, capo del laboratorio Palo Alto Research ha detto che il suo team ha aiutato lo sviluppo della Nokia come azienda di servizi.

“Vediamo l’intersezione tra Internet e mobilità. Nokia è stata un’azienda di dispositivi e quello resterà un business lucrativo per i prossimi anni, però anzichè aspettare a quando si dovrà cambaire, Nokia guarda avanti e stà già cambiando adesso.”

Ha detto che l’obiettivo dell’azienda era una “soluzione totale”  che comprenda hardware e software, ma concentrandosi su un’ “esperienza dell’utente convincente”.

“L’azienda che comprende l’esperienza dell’utente finale avrà un vantaggio”, ha aggiunto. [...]

Dr Shen aggiunge: “Quando la tecnologia è sotto i requisiti dell’utente, la tecnologia guida l’industria.

“Ma una volta che passi dall’altra parte verso la corrente principale devi guardare i servizi e l’esperienza dell’utente.

“Il vero obiettivo ora sono le esperienze dell’utente convincenti. Dev’essere guidato dall’esperienza dell’utente invece che dalla tecnologia”.

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4 gennaio 2008
Computer “ibridi” fonderanno cervelli viventi e tecnologia
Biomorphic Sicuramente Ray Kurzweil (autore di The Singularity is Near: When Humans Transcend Biology) e Bruce Sterling (che ha coniato il termine “Biot” – un’entità che è sia oggetto sia persona – nel suo libro Shaping Things) apprezzeranno questo:

Uno scienziato che è riuscito a connettere con successo il cervello di una falena a un robot, predice che tra 10 o 15 anni potremo usare computer “ibridi” funzionanti a partire da una combinazione di tecnologia e tessuto organico vivente.

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(via UsabilityNews)

17 dicembre 2007
Un designer all’intersezione tra architettura fisica e i sistemi di informazione
Jeffrey Huang Bruno Giussani ha pubblicato i suoi appunti sulla lezione inaugurale di Jeffrey Huang presso EPFL, l’Istituto Svizzero di Tecnologia a Losanna.

“L’architettura e il design, dice il mio amico Jeffrey Huang (photo), stanno diventando l’interfaccia tra la vita fisica e virtuale. E quello è il suo campo di studi: come possono incorporare le strutture (edifici, città e paesaggi) sistemi di comunicazione digitale? Quali sono gli effetti della digitalizzazione sulle tipologie delle città al giorno d’oggi?

Settimana scorsa, il professor Huang — che tra le altre cose ha avuto un ruolo importante nella creazione della Swiss House a Boston, chiamata adesso Swissnex — ha tenuto la sua lezione inaugurale presso l’EPFL, l’Istituto Svizzero di Tecnologia a Losanna, dove lui conduce il Media and Design Lab (lui era precedentemente alla Harvard School of Design). Ecco i miei appunti.”

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