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  Articoli della categoria 'Previsione'
13 Maggio 2008
La politica del comportamento pubblico
The Politics of Public Behaviour Il gruppo di esperti britannico Demos ha lanciato una nuova pubblicazione, The Politics of Public Behaviour, la quale esplora il ruolo del governo nell’influenzare gli stili di vita e le scelte quotidiane della gente.

Riassunto:

Il personale è diventato politico. Sempre di più, i governi si trovano  assorti in questioni come l’educazione dei bambini, lo smaltimento della spazzatura casalinga, il modo di viaggiare della gente, quanto questa risparmi per il futuro, e come essa mangi, bevva, fumi e faccia esercizio.

Una combinazione di nuove sfide e nuovi modi di pensare ha dato luogo alla politica del comportamento pubblico. Tuttavia, un dibattito che riguardi il comportamento personale della gente solleva qualche domanda importante. Dove finiscono le libertà personali ed iniziano gli obblighi reciproci? Quali decisioni dovrebbero essere pubbliche e quali private? E come e quando dovrebbe entrare in scena il governo?

Questo opuscolo presenta tre punti di vista di tre diverse tradizioni politiche. Andy Burnham MP, Andrew Lansley MP e Chris Huhne MP offrono visioni contrastanti sulle implicazioni pubbliche nelle decisioni private, e sul loro significato per le relazioni tra gente e governo. L’opuscolo conclude con una struttura per negoziare le politiche del comportamento pubblico.

12 Maggio 2008
Numero di Maggio/Giugno di Interactions Magazine
Interactions Il numero di Maggio/Giugno di Interactions Magazine è appena uscito e alcuni dei contenuti sono disponibili online (e presto ne seguiranno altri).

Il numero è tutto dedicato ai “mondi in collisione” con “le discipline dell’interazione” diventando “pià appropriatamente integrati in altre discipline creative (per esempio l’architettura e la musica), nei business, e nei nuovi modelli di business che daranno forma ai secoli XXI e XXII”, come descritto dai redattori Richard Anderson e Jon Kolko nell’editoriale.

Presenta anche contributi di Allison Arieff (Sunset), Eli Blevis (Indiana University a Bloomington), Shunying Blevis (Indiana University a Bloomington), Benjamin H. Bratton, Valerie Casey (IDEO), Elizabeth Churchill (Yahoo! Research), Dave Cronin (Cooper), Allison Druin (Human-Computer Interaction Lab), Hugh Dubberly, Shelley Evenson (Carnegie Mellon University), Jonathan Grudin (Microsoft Adaptive Systems e Interaction group), Zhiwei Guo (Adobe Systems Inc.), John Hopson (Microsoft’s Games User Research group), Steve Howard (University of Melbourne), Tuck Leong (University of Melbourne), Zhengjie Liu Dalian Marine University), Bob Moore, Donald Norman, Steve Portigal, Scott Palmer (University of Leeds), Sita Popat (University of Leeds), Kai Qian, Laura Seargeant Richardson (M3 Design Inc.), Richard Seymour (Seymourpowell), Frank Vetere (University of Melbourne), Huiling Wei, e Ning Zhang (Dalian Marine University)

Interactions Magazine è la pubblicazione bimensile dell’ACM [Association of Computing Machinery] ed è distribuita a tutti i membri del SIGCHI [Special Interest Group on Computer-Human Interaction].

Recentemente si è sottoposta ad un restauro completo sotto la ispirata e volontaria (!) guida di Richard Anderson e Jon Kolko che l’hanno resa una pubblicazione piena di articoli, storie e contenuti attuali e riguardanti le interazioni tra esperienze, gente e tecnologia — una rivista d’obbligo per la comunità dell’esperienza d’utente!

30 Aprile 2008
Homegrown - il nuovo design thinking sulla sostenibilità della Nokia
People First Comunicato stampa Nokia (29 Aprile 2008):

L’advanced design team della Nokia oggi ha condiviso “Homegrown”, un progetto di ricerca a lungo termine che mira a capire come Nokia può aiutare la gente ad effettuare scelte più sostenibili. Il team sta esplorando tematiche ambientali e sociali specifiche tra cui il riciclaggio, l’energia e come rendere disponibili i benefici della tecnologia mobile a più gente.

Il progetto è condotto dallo stesso team che ha creato Remade – un concetto mostrato per la prima volta al Mobile World Congress di quest’anno e che esplora come utilizzare materiali riciclati per fare dispositivi mobili in futuro. All’evento di oggi nello studio di design della Nokia presso Londra il team ha mostrato per la prima volta alcuni degli altri concetti a cui stanno lavorando. Questi sono:

  • Zero Waste Charger concept - questo esplora le forme di ridurre lo spreco di energia quando i carica batterie vengono staccati da un dispositivo mobile ma restano ataccati alla presa della corrente.
  • People First concept – questo concetto prende tre idee universali del modo di concepire la comunicazione della gente – tempo, elenchi, e gente – per ispirare ed esaminare nuove idee di interfacce di utente.
  • Wears in, not out concept – mentre sempre più servizi diventano disponibili sui nostri dispositivi mobili questo concetto esplora come in un futuro la gente potrebbe potenzialmente aggiornare i propri dispositivi digitalmente e non fisicamente, dando alla gente un ulteriore scelta sul come utilizzare e aggiornare il proprio cellulare.

Il design team che sta sviluppando questi concetti lavora su un arco di tempo che va dai tre ai cinque anni nel futuro. Condividendo alcune di queste idee e stimolando il dibattito sperano di sviluppare nuove idee innovative che possano essere utilizzate sia all’interno dei business della Nokia ma anche più ampiamente per impulsare miglioramenti ambientali.

- Foto dei concetti

- Una bella presentazione di Rhys Newman (pdf)

- Ulteriore background da parte dei componenti del team Julian Bleecker e Raphael Grignani e sulle Nokia Conversations

25 Aprile 2008
Libro: The Future of the Internet–And How to Stop It
The Future of the Internet The Future of the Internet–And How to Stop It

di Jonathan Zittrain

Yale University Press

Aprile 2008, 352 pagine

Sommario

Questo libro straordinario spiega il motore che ha catapultato Internet da uno stato stagnante all’ubiquità—e rivela che si sta disperdendo precisamente a causa di questo successo travolgente. Con l’aiuto inconsapevole dei suoi utenti, l’Internet generativo è sulla strada della chiusura, finendo il suo ciclo di innovazione—e facilitando nuovi inquietanti metodi di controllo.

iPods, iPhones, Xboxes, e TiVos rappresentano la prima ondata di prodotti Internet-centered che non possono essere modificati con facilità da nessuno eccetto i loro rivenditori o alcuni partner seletti. Questi “apparecchi al guinzaglio” sono già stati utilizzati in modi degni di nota ma poco conosciuti: i sistemi GPS per macchine sono stati riconfigurati sotto richiesta delle forze dell’ordine per origliare gli occupanti, e dei video registratori digitali sono stati ordinati di auto-distruggersi grazie ad una legge contro i fabbricanti a migliaia di chilomentri di distanza. Le nuove piattaforme Web 2.0 come i mash-up di Google e Facebook sono giustamente pubblicizzati—ma le loro applicazioni possono essere similmente monitorizzate ed eliminate da una sorgente centrale. Mentre gli apparecchi e le applicazioni al guinzaglio eclissano il PC, la natura stessa di Internet—la sua “generatività,” o carattere innovativo—è a rischio.

L’attuale tragettoria di Internet è quella dell’opportunità persa. La sua salvezza, dichiara Zittrain, giace nelle mani dei suoi milioni di utenti. Attingendo dalle tecnologie generative come Wikipedia sono sopravvissute ai propri successi, questo libro mostra come sviluppare nuove tecnologie ed strutture sociali che permettano agli utenti di lavorare con creatività e collaborando, partecipare alle soluzioni, e diventare veri ‘cittadini della rete’.

Jonathan L. Zittrain è Professore di Internet Governance and Regulation presso l’Università di Oxford e co-fondatore del Berkman Center for Internet & Society della Harvard Law School. Abita a Oxford, UK, e Cambridge, MA.

- Pagina del libro sul sito della Yale University Press

- Pagina del libro su Amazon

- Domande e Risposte con l’autore

- Versione online del libro

- Video di una conferenza di Zittrain

- Recensione del libro su Financial Times

13 Aprile 2008
Video online delle conferenze del Share Festival 2008
Share Festival Tutti i video dello Share Festival curato da Bruce Sterling che ha avuto luogo a Torino si trovano online.

A parte Bruce Sterling, i partecipanti al dibattito più entusiasmanti sono stati Massimo Banzi, Julian Bleecker, Donald Norman e Marcos Novak, per nominarne alcuni.

Manufacturing: From Digital to Digifab

- Bruce Sterling, curatore del Share Festival, scrittore

- Stefano Boeri, architetto, capo editore della rivista Abitare

Inizio delle conferenze del Share Festival - Sterling e Boeri discutono sulla fabbricazione digitale. Come dice Bruce Sterling “c’è di più sulla mappa che sul territorio”, ma è sicuramente vero che “mi sento più confortevole che mai nella materialità”.

Manufacturing Cultural Projects

- Montse Arbelo e Joseba Franco, artisti

- Katina Sostmann, ricercatrice

- Kees de Groot e Viola van Alphen, direzione GogBot Festival

Lo sviluppo delle tecnologie digitali ha portato nuove dinamiche nell’arte e nel design. Tre differenti realtà europee presentano i loro processi produttivi nell’ambito dell’arte digitale e del design: ArtTechMedia, progetto di promozione di arte digitale, l’attività di digifab del Dipartimento Design dell’Università der Kunste di Berlino e GogBot Festival, manifestazione olandese improntata sulla creatività applicata ai Robot.

Manufacturing the Streets

- Gianni Corino, ricercatore Plymouth University

- Hugo Derijke, artista

- Chiara Boeri, artista

Come possono contribuire gli artisti alla progettazione dello spazio pubblico e ridefinire la sfera sociale? Integrandosi nella sovrastruttura condivisa dei network sociali, la produzione artistica e la comunicazione digitale sono vettori della trasformazione urbana, in particolare in zone pubbliche come musei, gallerie, piazze e centri commerciali.

Dramatic Manufacturing

- Motor, artista

- Mauro Lupone, sound designer

- Andrea Balzola, teorico dei media e drammaturgo

- Anne Nigten, managing director V2_Lab

Presentazione di progetti teatrali e di ricerca legati al paradigma post drammatico della narrazione digitale. Il teatro come macchina scenica dove l’attore è performer e le tecnologie assumono ruoli drammaturgici.

Patching Zone: Manufacturing Interdisciplinary Collaborations

Anne Nigten mostra come l’arte elettronica integri metodologie e processi dalle arti, dall’ingegneria e dalla computer science. Il laboratorio d’arte elettronica come tavolo di incontro per stipulare nuove alleanze tra diverse discipline.

Manufacturing Intelligence

- Luigi Pagliarini, artista e neuropsicologo

- Franco Torriani, critico

- Pier Luigi Capucci, professore universitario Università di Bologna

- Gordana Novakovic, artista

- Video by Stelarc, artista

In quale relazione fisica, intellettiva ed emotiva si trovano uomo e macchina? Una nuova definizione dell’idea di mente che abbandoni definitivamente il pregiudizio per cui l’intelligenza sia una prerogativa unica ed esclusiva dell’uomo, o più in generale del biologico, riconoscendo agli artefatti la capacità di partecipare a questo processo emergente.

Manufacturing Robots

- Stefano Carabelli, professore Politecnico di Torino

- Pietro Terna, professore Università di Torino

- Owen Holland, professore University of Essex

- Giampiero Masera, Camera di Commercio Torino

La sintesi sta nel titolo del panel, con “manufacturing robots”, considerando i robot, da quelli industriali agli androidi, alle applicazione mobili dell’intelligenza artificiale, una espressione massima di industria, creatività, innovazione e arte, come ben dimostra la proposta dell’“Orchestra Meccanica Marinetti”, importante biglietto da visita per il futuro della nostra area.

Manufacturing FIAT 500

- Roberto Giolito (Advanced Design Fiat)

Il designer della 500 Roberto Giolito racconta come è nato il design di questa autovettura simbolo della manifattura industriale italiana.

A Manifesto for Networked Objects

- Julian Bleecker, professore University of Southern California

Ora anche gli oggetti sono in rete, sono arrivati i blogject, gli oggetti che bloggano. Una volta che le “cose” sono connesse a Internet diventano nodi attivi del sistema relazionale, facilitando, collegando e contribuendo all’interscambio dei network sociali, ridefinendo la relazione tra la presenza e la mobilità nel mondo fisico.

Manufacturing Digital Art

- Massimo Banzi, co-fondatore Arduino

- Fabio Franchino e Giorgio Olivero, artisti

Negli anni 90 l’arte digitale richiamava l’immateriale, oggi la società si rapporta alle tecnologie con naturalezza, lasciando che l’immateriale diventi reale, sperimentando sempre nuove interazioni intelligenti tra uomo e macchina, che nel frattempo si è completamente integrata nella vita quotidiana. La manifattura riguarda anche l’arte digitale, dove lo sviluppo di strumenti come la piattaforma Arduino e l’esplosivo avvento di stampanti 3D e di strumentazioni per la fabbricazione digitale ha portato a una integrazione del digitale nel reale– Massimo Banzi, cofondatore di Arduino, piattaforma hardware open source.

Manufacturing Future Designs

- Donald Norman, direttore of the Institute for Cognitive Science

- Bruce Sterling, scrittore

- Luca De Biase, direttore Nova24 - Sole24Ore

- Gino Bistagnino, professore Politecnico di Torino

Donal Norman presenta il suo ultimo libro “Design del futuro”, dove gli oggetti, agenti di un macrosistema operativo, sono collegati in una rete pervasiva dove la relazione assume più importanza della funzione.
Relazione che include un discorso sulla sostenibilità, in quanto la nocività di un elemento può contagiare il sistema intero.

Manufacturing Consent

- Janez Jansa, artista

- Paolo Cirio, artista

- Antonio Caronia, teorico

Le recenti vicende storiche nella società contemporanea, accecata dai consumi e dall’inquinamento informativo, testimoniano come l’uomo può subire forme di ipnosi collettive orchestrate da un apparato di comunicazione in grado di costruire macchine culturali che trasformano alienazione e disparità in consenso, attraverso strategie “emozionali” che fanno convergere le coscienze: dove finisce la comunicazione e inizia la propaganda?

From Land Art to Bioart

- Ivana Mulatero, critico

- Gianluca Cosmacini, architetto

- Franco Torriani, critico

Presentazione del libro “From Land Art to Bioart”, pubblicato da Hopefulmonster Press, di Ivana Mulatero.

Is Life Manufacturable?

- Franco Torriani, critico

- Luis Bec, artista

- Nicole C. Karafyllis, biologa e filosofa

La vita è entrata pienamente nel processo produttivo manifatturiero, creando realtà ibride che si pongono su un ampio spettro tra due poli: entità viventi naturali e artefatti tecnici. Biofatti, zootecnosemiotica, nanotecnologie: sta nascendo una “biologia parallela”, dove organismi artificiali acquisiscono le proprietà del vivente?

Two Architectures: Atoms and Bits

- Marcos Novak, architetto

- Bruce Sterling, scrittore

Il teorico dell’architettura Marcos Novak e Bruce Sterling discutono classici concetti di Novak quali la “transvergenza”, le “transrchitetture”, la “transmodernità”, le “architetture liquide”, la “musica navigabile”, il “cinema abitabile”, l’“archimusica”. Esplorazioni architettoniche nella realtà virtuale, aumentata, mixed e alternativa.

Cerimonia Share Prize

La giuria:

- Bruce Sterling

- Anne Nigten

- Stefano Mirti

Vincitore: Delicate Boundaries di Christine Sugrue

10 Aprile 2008
Video online della conferenza di Potsdam sul design di interazione
Videos La conferenza dello scorso anno “Innovation Forum Interaction Design” aveva come temi gli aspetti del design di interfacce e dell’interazione: interfacce di cellulari e media, soluzione di problemi e visioni di prodotti, pagine web e mondi virtuali, arte e commercio, affari e scienza.

Tra i relatori ci sono stati Gillian Crampton Smith, Anthony Dunne, Tim Edler, Frank Jacob, Gesche Joost, Bernard Kerr, Patrick Kochlik, Kristjan Kristjansson, Bill Moggridge, Dennis Paul, Mike Richter e Bruce Sterling.

I video sono ora disponibili online.

(via Bruce Sterling)

10 Aprile 2008
MIT Media Lab e Bank of America annunciano la creazione del Center for Future Banking
Future of banking Il Media Laboratory del MIT e la Bank of America hanno annunciato oggi la crezione del Center for Future Banking, una collaborazione di cinque anni sulla quale la Bank of America ha impegnato 3-5 milioni di dollari all’anno.

Il nuovo centro di ricerca, che sarà ubicato al Media Lab presso il campus MIT, […] esplorerà nuove idee di banking inventando tecnologie che rivelino ed influenzino le considerazioni attraverso una vasta gamma di scale fisiche e sociali, dalle interazioni faccia a faccia con i clienti alle transazioni globali. I ricercatori si porranno domande come : “Come può ogni cliente essere fornito della conoscenza e gli strumenti per avere miglior controllo del futuro delle proprie finanze?”, “Come si svolgeranno le interazioni bancarie mentre i mondi fisici e virtuali del cliente si intrecciano sempre di più?” e ” Come trasformeranno i network sociale e piattaforme mobili le esperienze di banking dei clienti, rendendole più semplici , convenienti, e integrato meglio con le loro vite quotidiane?”. […]

Il professore Deb Roy, Presidente del programma accademico del MIT sulle Scienze e le Arti Media e pioniere nel modellaggio cognitivo, teoria della comunicazione, ed interazioni uomo-macchina, farà da Founding Director e Principale Investigatore del Centro. “Il Centro prepara il campo per una ricerca senza precedenti che attingerà nelle potenzialità del Media Lab e le amplificherà in eccitanti, nuove direzioni”, dice Roy. “Creeremo un centro di energia intellettuale che radunerà ricercatori con perspettive radicalmente differenti, tra cui economisti del comportamento, scienziati sociali, scienziati dei computer, psicologi, designer, ed altri che condividono una passione per il pensiero innovativo. Questa è’ una ricetta per produrre nuove idee inaspettate che innescheranno innovazioni significative nel mondo del banking.”

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(via a thousand tomorrows)

7 Marzo 2008
Conversazione su Torino con Bruce Sterling
Bruce Sterling Oggi Torino World Design Capital ha pubblicato un’intervista che ho fatto di recente con Bruce Sterling. Questa volta non sugli spimes, ubiquitous computing o la fabbricazione digitale, ma sulla sua esperienza con la città dove ha passato gli ultimi sei mesi.

A Bruce piace Torino e in questa intervista lui racconta alcuni dei motivi. Lui va nel dettaglio sul perchè “Torino è a pieno titolo una città del XXI secolo” e come “in qualche modo è riuscita ad affrontare problemi con cui moltissime altre città, regioni, culture e nazioni non hanno ancora fatto i conti.”

“Torino,” dice, “è uno di quei posti affini al mio carattere. Se fossi italiano e non texano, sarei probabilmente nato a Torino.”

Lui ha anche condiviso con noi il contenuto di una nuova storia che ha scritto:

“Sì, è una storia fantasy ambientata a Torino. Il protagonista è un direttore FIAT, ma è anche un negromante. Il racconto si svolge in una Torino esoterica, in cui tutte le storie di magia che i seguaci della New Age narrano su Torino sono assunte come dati di fatto.

Torino racchiude un pezzo della Nuova Croce e anche il Sacro Gral. La Sindone è davvero imbevuta del sangue di Gesù Cristo; e tutte queste ley-lines e gli assi dei poteri mistici si intersecano. L’eroe della storia è un investitore del reparto R&D in FIAT, e viene convocato all’inferno alla presenza di Gianni Agnelli, che è morto, eppure ancora infervorato dai problemi di sviluppo urbano di Torino. Quindi l’ex-presidente lo manda a chiamare all’inferno per convocare un consiglio di amministrazione.

L’eroe, il negromante, viene accompagnato dal suo consulente spirituale, una mummia egizia del Museo Egizio, che ha riportato in vita dal mondo dei morti. La mummia lo scorta e svolge il ruolo di saggio consigliere. Lui e la mummia sono un po’ come i protagonisti della serie “Lone Ranger and Tonto”. È un racconto comico, esagerato e satirico, una favola su Torino e sui suoi problemi. Non avrei mai potuto scriverla se non qui.”

Bruce si trova ora negli ultim igiorni di preparazione del Share Festival che sta curando. Venite a vederlo se potete.

L’intervista soffre un pò di un layout povero e non è facile vedere quali siano le mie domande, per esempio. Tutti i link sono magicamente scomparsi. Spero venga aggiustato presto.

Leggi l’intervista

7 Marzo 2008
Oggi a Barcellona
Disruptive Thinking Oggi mi trovo a Barcellona per seguire l’evento Art Center Global Dialogues: Disruptive Thinking.

La conferenza di un giorno è configurata come “una serie di conversazioni on-stage con pensatori di diversi settori rinomati internazionalmente le cui idee e azioni “dirompenti” sfidano le convenzioni, spezzano gli attuali paradigmi, e ispirano cambiamenti positivi nel mondo. Al contrario delle conferenze tradizionali, gli Art Center Global Dialogues accopiano a questi speaker delle influenti figure dei media—tra cui redattori, editori, e giornalisti tenuti in gran considerazione—in degli scambi vitali che incoraggino lo sviluppo di nuove idee.”

Invitati dallo stratega dei servizi di telefonia mobile e collega belga Rudy Dewaele e incuriosito dalla reputazione degli organizzatori (The Art Center College of Design e la ESADE Business School), ho deciso di assitere all’evento, curioso di sentire cosa hanno da dire i partecipanti a proposito di sei aree di influenza delle nostre vite quotidiane: il cambiamento climatico, la geopolitica, gli affari, la scienza, la fede e il design.

Per rendere questo evento una gonversazione veramente globale, gli organizzatori hanno allestito un live video stream (con la possibilità di interagire con il pubblico attraverso una chat); un twitter stream per le domande in diretta e il micro blogging in diretta dalla conferenza; e un gruppo Flickr al quale la gente può mandare le proprie foto durantte (e dopo) l’evento.

5 Marzo 2008
Nokia sul futuro dei cellulari nei prossimi tre, cinque e otto anni
Nokia Research Center Darren Waters della BBC News ha recentemente intervistato dei scienziati e ricercatori della Nokia scientists and researchers presso il loro laboratorio a Palo Alto per parlare sul futuro dei cellulari nei prossimi tre, cinque e otto anni, e oltre.

La prima cosa che ha evidenziato è il fatto che nessuno alla Nokia chiama più i dispositivi telefoni; ora sono multimedia computer.

Gli sono stati mostrati tre progetti che si stanno sviluppando nei laboratori Nokia in giro per il mondo, due dei quali a Palo Alto.

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26 Febbraio 2008
Chris Anderson sulle “freeconomics”
Free! Scrittore per l’Economist, autore di “Long Tail” e attualmente capo redattore di Wired Chris Anderson, è alle prese con un’altra delle sue dirompenti idee di business e si prepara a pubblicare il suo nuovo libro.

“Grazie a Gillette, l’idea di poter fare soldi regalando qualcosa non è più radicale. Ma fino a poco tempo fa, praticamente qualunque cosa “gratuita” era in realtà il risultato di quello che gli economisti chiamerebbero un cross-subsidy: ricevi uno gratis se ne compri un’altro, o ricevi un prodotto gratuitamente se paghi un servizio.

Lungo la decade passata è emerso un nuovo tipo di gratuito. Il nuovo modello non si basa sui cross-subsidies — lo spostare il costo di un prodotto su un altro — ma sul fatto che il costo dei prodotti stessi stiano cadendo velocemente. E’ come se il prezzo dell’acciaio fosse caduto così vicino allo zero da permettere a King Gillette di regalare sia rasoio che lametta, e fare soldi su qualcos’altro. (Crema da barba?)”

Però resta una supposizione dubbia: Google non fornisce gratuitamente il suo spazio per la pubblicità, i prodotti e i servizi pubblicizzati non sono gratuiti, i costi marginali non sono gratuiti (come l’impatto sull’ambiente), e l’”economia” in se implica un qualche tipo di scambio di valore. AdLab lo chiama il manifesto comunista di Chris Anderson.

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24 Febbraio 2008
The Art Center Global Dialogues: Disruptive Thinking
Disruptive Thinking Lo stratega dei servizi mobili e collega belga Rudy Dewaele mi ha chiesto di promuovere una prossima conferenza sull’innovazione a Barcellona. Anche se non è direttamente relazionata col design utente-centrico, merita attenzione in quanto importante conferenza sulla previsione e innovazione:

Gli Art Center Global Dialogues: Disruptive Thinking sono una serie di conversazioni sul palco con pensatori internazionalmente riconosciuti in molti settori dei quali le idee e azioni “dirompenti” sfidano le convenzioni, spezzano gli attuali paradigmi, e ispirano cambiamenti positivi nel mondo. Al contrario delle conferenze tradizionali, gli Art Center Global Dialogues accopiano a questi speaker delle influenti figure dei media—tra cui redattori, editori, e giornalisti tenuti in gran considerazione—in degli scambi vitali che incoraggino lo sviluppo di nuove idee.

Il prossimo appuntamento delle serie Disruptive Thinking è il 7 Marzo 2008 al Palau de la Música di Barcellona, un evento co-organizzato da The Art Center College of Design e l’ESADE Business School.

Un allineamento internazionale di pensatori e provocatori internazionali esplorerà sei aree di influenza delle nostre vite quotidiane: il cambiamento climatico, la geopolitica, gli affari, la scienza, la fede e il design.

7 Febbraio 2008
Sedici ore di video da gustarsi
bbc Durante le ultime settimane, ho guardato cinque serie di documentari. Ognuna di esse molto provocativa e nessuna collegata direttamente col tema di questo blog (anche se tre di esse trattavano di psicologia e del comportamento della gente - le altre due si concentravano sul futuro della tecnologia). Penso che meriti la pena di dedicare loro un po’ del vostro tempo e si possono tutte trovare su Google video.

Tre delle serie sono di Adam Curtis, un brillante realizzatore di documentari britannico che lavora per BBC Current Affairs. Lui è noto per aver creato dei programmi che espressano una chiara (e qualche volta controversa) opinione sul soggetto di cui trattano e per narrare lui stesso i programmi.

The Century of the Self consiste di un filmato di quattro ore che esamina “come chi si trova al potere abbia utilizzato le teorie di Freud per cercare di controllare le folle pericolose in un era di democrazia di massa”. Racconta la storia qualche volta controversa della crescita della società di massa in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Come, da chi, e per quali interessi è stata creata la persona del consumatore smodato? [Google Video]

The Power of Nightmares consiste di tre filmati di un’ora che esplorano come l’idea che noi siamo minacciati da una rete terrorista nascosta ed organizzata sia un’illusione. Il filmati confrontano il sorgere del movimento americano Neo-Conservatore e il movimento radicale Islamico, paragonando le loro origini e notando forti similitudini tra i due. In modo ancora più controverso, sostiene che la minaccia dei fondamentalisti Islamici come sinistra forza di destruzione organizzata, specialmente sotto la forma di al-Qaeda, sia in realtà un mito perpetrato dai politici di molti paesi - in particolare i Neo-Conservatori americani - in un tentativo di unire ed ispirare i loro popoli a seguito del fallimento di ideologie più utopistiche in precedenza. [Google Video]

The Trap consiste di nuovo di tre programmi di un’ora che esplorano il concetto e la definizione di libertà, nello specifico “come un modello semplicistico di essere umano come creature egoistiche, quasi robotiche, abbia portato all’attuale idea di libertà”. [Google Video]

Gli altri due programmi sono condotti da Michio Kaku, un fisico teoretico americano, specializzato nella teoria delle stringhe, e futurista.

Visions of the Future è una serie di tre parti della BBC, che esplora l’avanguardia della scienza di oggi, domani e ancora oltre. La prima parte è dedicata alla rivoluzione dell’intelligenza, la seconda alla rivoluzione biotecnica, e la terza alla rivoluzione quantica. [Google Video]

2057 è l’unico programma che non è della BBC. E’ stato realizzato da Discovery Channel e tenta di prevedere come sarà il mondo tra 50 anni basandosi sulle tendenze attuali. Il programma si svolge come un docu-dramma con tre puntate separate, ognuna delle quali ha delle storie informative radicate nella trama. [Google Video]

4 Febbraio 2008
Il portale Internet africano
Cell phones keep Kenyans in touch Nicole Ferraro investiga in un lungo articolo per Information Week se i cellulari e altri dispositivi wireless economici possono chiudere la divisione digitale nei paesi più poveri del mondo.

“Per il mondo in via di sviluppo, l’esperienza Internet sarà wireless”, dice Susan Schorr, alla testa del International Telecommunication Union’s Regulatory and Market Environment Division. Il 61% dei 2.7 miliardi di utenti del cellulare si trovano nei paesi in via di sviluppo, rispetto al 10% del miliardo di utenti di Internet, dice Schorr.

Le comunità e i mercati online stanno emergendo in Africa, che conta con più della metà dei paesi più poveri al mondo, con gente che usa cellulari low-cost anzichè PC per connettersi. Loro stanno fornendo informazioni essenziali per i lavoratori basati nella comunità, connettendo i contadini con le reti di scambio per i loro raccolti e merci, e più in generale, provvedendo accesso ad informazioni politiche e sociali che stanno cambiando la vita della gente.

Leggi tutto l’articolo

L’articolo sembra essere la sistesi di un articolo più lungo, “The Internet and the Developing World“, pubblicato su InternetEvolution, come parte di una serie di otto articoli riguardanti il futuro di Internet.

29 Gennaio 2008
Uno sguardo dalla Francia alla scuola del futuro
Futurelab Jean-Marc Manach ha scritto un lungo articolo sulla scuola del futuro– la Scuola 2.0 — sul mio sito francese preferito InternetActu.

Manach copre gli sviluppi internazionali in quest’area (principalmente in USA e Germania) e da una visione di insieme su cosa stia accadendo in Francia.

TL’articolo, scritto in Francese, merita la pena se conoscete la lingua. Altrimenti date un’occhiata ai link: molti di loro portano a siti in inglese.

28 Gennaio 2008
Prof. Ollivier Dyens sulla rivoluzione “disumana”
La condition inhumaine Con la pubblicazione del libro “La condition inhumaine: essai sur l’effroi technologique” [La condizione disumana: saggio sulla paura della tecnologia] di Ollivier Dyens, il giornale francese Le Monde ha pubblicato un’intervsta con l’autore.

Ecco una traduzione frettolosa:

Per adattarci al potere delle tecnologie digitali, dovremo cambiare profondamente la visione che abbiamo di noi stessi, dice Ollivier Dyens, professore a Montreal.

Come professore di Studi Francesi presso la Concordia University di Montreal, hai studiato l’impatto delle nuove tecnologie sulla società per i passati quindici anni. La sorprendente crescita di potere del dominio digitale sarà capace di cambiarci in profondità?

Qualche anno fa, pensavo che la tecnologia avrebbe certamente cambiato l’essere umano. Ora penso che la tecnologia cambierà la percezione che noi abbiamo dell’essere umano. Credo sempre di meno al mito del cyborg, l’uomo macchina. Ma la visione che abbiamo di noi stessi dovrà cambiare per adattarsi alla realtà tecnologica del domani.

Il tuo ultimo libro è intitolato “La Condizione Disumana”. Perchè questo titolo?

Il termine “disumano” non è riferito alla crudeltà, ma a quello che c’è oltre l’umano. Le risposte fornite dalla scienza e la tecnologia alle domande essenziali che l’uomo si chiede dall’alba dei tempi - Chi sono io? Da dove veniamo?- sono sempre di più in conflitto con quello che ci dettano i nostri sensi e la nostra mente. Quindi c’è una crescente tensione tra la nostra realtà biologica e quella tecnologica, e questo ci porta a quello che io definisco la “condizione disumana”. Abbiamo sempre considerato gli strumenti e i linguaggi come strutture che esistono per rispondere alle nostre necessità. E’ vitale riconsiderare questa relazione.

Perchè la crescente sovrapposizione delle realtà biologiche e tecnologiche ci preoccupa così tanto?

Uno specialista giapponese di robot ha tracciato un’immagine mentale per riuscire a spiegare la nostra preoccupazione. L’ha chiamata la “Uncanny Valley”. Finchè i robot saranno un pò diversi da noi, non ci disturbano. Ma quando si avvicinano troppo, cadiamo nella Uncanny Valley. Ua mano artificiale diventa sconcertante il giorno in cui assomiglia troppo ad una reale - una mano che puoi toccare e stringere come se fosse naturale. Questo è il punto a cui siamo arrivati ora col digitale, il quale sta diventando sempre più “intelligente”, sempre più “vivo” … Questo è quello che ci preoccupa, perchè ci assomiglia troppo.

Dici che le macchine si sono fatte carico della civiltà all’inizio del nuovo millennio.

Ricordi la paura che avevamo il 31 Dicembre 1999 per il Millennium Bug? La paura era reale ed esisteva all’interno dell e più grandi aziende informatiche. In quel giorno tutta l’umanità trattenne il fiato, attendendo il verdetto delle macchine sul fatto che fossero capaci o meno di “capire” i tre zero della data. E cosa succese? I computer, ovunque al mondo, riuscirono ad adattarsi. Non accadde nessuna catastrofe — né nei paesi dove c’era stata poca preparazione, né in quelli dove c’è n’era stata tanta.

Quello che sto dicenfo è che i sistemi digitali sono diventati troppo aggrovigliati, troppo potenti per permetterci di determinare cosa li rende efficienti o inneficienti. Sono diventati un pò come le condizioni meteorologiche, che sappiamo essere troppo coplesse per poterci permettere di estimare una previsione oltre qualche giorno di distanza.

E’ abbastanza sconvolgente l’essere scavalcato dall’autonomia delle macchine create da noi stessi.

Sì, per alcuni lo è. Ma altri lo considerano un normale processo evolutivo. Sono importanti le dinamiche della vita, che siano sul DNA o su silicone. Qualunque sia la conclusione, la tecnologia ci sta obbligando a ridefinire il nostro posto nella gerarchia planetaria. Non possiamo più collocarci in cima alla piramide, ma dobbiamo vederci in una posizione dinamica che tenga in considerazione le macchine come parte integrativa della specie umana

E nel caso in cui non ci riuscissimo?

Allora rischiamo di finire in un fututo prossimo in un mondo polarizzato, manicheista e violento, dove la maggior parte dell’umanità è completamente tagliata fuori dal mondo delle rappresentanze, idee, teorie e cultura. Un mondo di frustrazione e disperazione affermato da una nuova alienazione: l’alienazione della conoscenza.

Questo rischio è già presente: troviamo sempre più difficile distinguere tra l’informazione e la sua sintesi - in altre parole, la conoscenza. Perchè? Perchè la cultura generata dalle macchine ci sta sorpassando. Per usare una metafora marittima: la quantità di informazione sulla rete è un oceano, ma non conosciamo l’arte di navigarlo. Per sopravvivere, siamo lasciati sempre di più con nessun altra scelta se non quella di restare in superficie, fare “surf” nella rete. Ma noi uomini navighiamo ancora nella vecchia maniera, e colleghiamo la conoscenza con l’idea di approfondire il nostro studio. Superficie e profondità: dobbiamo riconciliare nuovamente queste due notioni.

La “condizione disumana! avrà conseguenze positive?

Meno guerra, forse. Più i paesi sono economicamente e culturalmente intrecciate, meno ragioni ci sono per vedere l’altro come straniero che dev’essere combattuto. Le tecnologie digitali e internet stimolano questa connessione tra gli esseri umani. Email, chat e blog richiamano a ciò che ci connette, oltre la geografia, il nostro corpo o il colore della pelle. Mai in precedenza avevamo passato così tanto tempo comunicando, arricchendoci e dibattendo attraverso le nostre reti.

Internet creerà nuove forme di intelligenza collettiva?

Sì, ne sono convinto. I mezzi di comunicazioni che ci vengono offerti da questi network digitali istantanei sembrano condividere un unico obiettivo comune: sostenere o creare la coerenza globale. Un blog acquisisce legittimità se è collegato ad altri blog, e il primo sito a comparire tra i risultati di Google è quello “hyperlinked” dal maggior numero di siti… Questa legittimità proveniente dalla collettività comporta qualche pericolo: si difende dall’individuo e non si preoccupa molto delle cose cose fuori dalla norma o marginali. Ma ha anche un grosso potenziale, capace di cambiare profondamente la nostra relazione col mondo. L’aspetto umano della condizione disumana è dopotutto molto più vicina a noi che la formica — la quale vive, esiste e capisce il suo mondo attraverso la collettività — e di conseguenza non ci sono indivudui autonomi, consci e unici.

28 Gennaio 2008
Quattro speaker dibattono sul futuro del design
Activmob Alice Rawsthorn, la critica di design dell’International Herald Tribune, ha presieduto un dibattito settimana scorsa al World Economic Forum in Davos, Svizzera, sul futuro del design.

Gli altri partecipanti erano Paola Antonelli, curatrice di architettura e design presso il Museo d’Arte Moderna di New York; Hilary Cottam, che sviluppa soluzioni di design per problemi nell’educazione, sanità e altri servizi pubblici come co-fondatrice dell’agenzia Participle di Londra; e John Maeda, la stella del design digitale e recentemente designato presidente del Rhode Island School of Design (RISD).

Le istruzioni erano semplici: identifica tre temi che, secondo te, definiranno il design nel futuro.

Ecco a cosa sono giunti:

Alice Rawsthorn

  • progettare per la maggioranza sprivilegiata
  • dematerializzazione
  • consumo senza sensi di colpa

Paola Antonelli

  • stampa 3D
  • desiderio di privacy
  • tradurre gli avanzi scientifici e tecnologici in cose di cui abbiamo bisogno o desideriamo

Hilary Cottam

  • indirizzarsi alle grandi questioni sociali dei nostri tempi
  • affrontare i problemi sociali attraverso la collaborazione di massa
  • policy making

John Maeda

  • responsabilità morale
  • semplicità
  • apprezzare la bellezza degli oggetti e dei luoghi quotidiani

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28 Gennaio 2008
Pensando al domani
Thinking about tomorrow Il Wall Street Journal sembra essere una decina d’anni più avanti e immagina come la tecnologia cambierà il nostro modo di fare compere, imparare, intrattenerci, ricevere notizie, proteggere la nostra privacy e connettere con gli amici.

L’articolo è strutturato in sette sezioni, ognuna delle quali è scritta da un autore diverso del Wall Street Journal:

  • Come facciamo compere
  • Come giochiamo
  • Come guardiamo i film e la TV
  • Come facciamo e manteniamo le amicizie
  • Come ricerchiamo sulla rete
  • Come ci procuriamo le notizie
  • Come proteggiamo la nostra privacy

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4 Gennaio 2008
Computer “ibridi” fonderanno cervelli viventi e tecnologia
Biomorphic Sicuramente Ray Kurzweil (autore di The Singularity is Near: When Humans Transcend Biology) e Bruce Sterling (che ha coniato il termine “Biot” - un’entità che è sia oggetto sia persona - nel suo libro Shaping Things) apprezzeranno questo:

Uno scienziato che è riuscito a connettere con successo il cervello di una falena a un robot, predice che tra 10 o 15 anni potremo usare computer “ibridi” funzionanti a partire da una combinazione di tecnologia e tessuto organico vivente.

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(via UsabilityNews)

17 Dicembre 2007
Identità rimpiazza esperienza
About “Identity” replaces “experience” come il prossimo grande concetto nel design e nel media thinking, dichiara Business Week come parte delle sue predizioni di innovazione per il 2008.

“La gente crea le sue proprie identità interagendo con prodotti e servizi. La nozione di un’esperienza dell’utente e una forma di pensare più passiva. E’ troppo del XX secolo. L’identità sarà quello che andrà nel ‘08.”

In ogni caso, il cliente resta ancora il re (e rimpiazza la competizione) e “longevità” rimpiazza “sostenibilità” (cosa di cui dubito personalmente).