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  Articoli della categoria 'Partecipazione'
9 Maggio 2008
Il futuro del networking sociale: i cellulari
Phone The (UK) Times scrive sul perchè non ci sia più bisogno di un computer per visualizzare i profili della gente.

“Dopo l’esplosione dei network sociali su internet (MySpace, Facebook) fare la stessa cosa nella vita reale invece che di fronte ad un computer è diventato ovviamente il prossimo passo. Molto di questo sta già accadendo in piccola scala mentre dozzine di aziende cercano di sfruttare il networking sociale.”

“Quindi come funziona? La chiave è l’unione tra i cellulari con connessione internet e la tecnologia di posizione.” […]

“Effectivamente, collegando questi due sviluppi, il tuo cellulare può indicarti se c’è qualcuno nelle vicinanze e può accedere a molte informazioni su di esso - i perfetti ingredienti per la vera interazione sociale.” […]

“Un’azienda con base a Berlino è appena andata in diretta col suo network sociale mobile. Più di 3.000 giovani tedeschi si sono iscritti al servizio aka-aki in appena un mese.”

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4 Maggio 2008
Recensione libro: Groundswell
Groundswell Oggi ho letto Groundswell: winning a world transformed by social technologies (sito alternativo - pagina di amazon) di Charlene Li e Josh Bernoff (analisti presso Forrester). [Mi è stata mandata una copia da recensire].

E’ un libro mirato ai senior manager che si occupano di marketing, pr, assistenza del cliente e (fino ad un certo punto) sviluppo dei prodotti presso grandi aziende internazionali, che stanno cercando di capire cosa fare di tutto questo contenuto user-generated (UGC) e che tendono a considerarlo una minaccia al potere istituzionale.

La premessa del libro è che questa gente, che è immersa nelle comunicazioni unilaterali e nella cultura del marketing, debba ora affrontare un mondo diverso che non sanno come gestire. Sono ‘immigranti digitali’ più che ‘nativi digitali’.

Questo libro di business strategy, che contiene molte storie pratiche su ‘come loro ce l’hanno fatta’, è disposto per aiutare quella gente che vede gli UGC non come una minaccia, ma come un’opportunità, a comunicare, raggiungere, ascoltare ed imparare, e mette molta enfasi sulla gente e le relazioni, su tutto il resto (e in quel senso, sono certamente lieto).

Ciò nonostante non è un libro mirato a me, ne ai lettori di questo blog: il primo capitolo per esempio contiene descrizioni sul funzionamento di blog, social network, mondi virtuali, wiki, forum, tag, e rss, che non sono cose su cui i lettori di Putting People First/UXnet abbiano bisogno di un input.

Tuttavia, la gente come me otterrà indubbiamente delle buone idee su come parlare meglio con i nostri clienti/senior manager, relazioni media o pubblico.

Detto questo, non è un libro che da qualcosa di valore a tutti: però potrebbe essere prezioso per il suo target group, mi ha in qualche modo irritato il fatto che il libro non contenesse alcun insight profondo e rivelatore. Speravo in un ondata di idee, una nuova maniera concettuale di vedere le cose, qualcosa che mi facesse guardare il mio mondo professionale in un mondo diverso, ma manca di una tale profondità.

Il libro è quello indicato nel sottotitolo: un manuale fai-da-te sull’”avere successo in un mondo trasformato dalle tecnologie sociali”. L’enfasi è sulla parte dell”avere successo’. Non vi aspettate di imparare molto sulle tecnologie sociali.

Ecco alcuni paragrafi sul comunicato stampa aziendale:

Using technologies like blogs and wikis, YouTube and Facebook, discussion forums and online reviews, today’s customers are taking charge of their own experience and getting what they need — information, support, ideas, products, and bargaining power — from eadch other. This phenomenon, or groundswell, has created a permanent shift in the way the world works. Most companies see it as a threat — but the authors of a new book see the groundswell as an opportunity. So where should company strategists start?

In GROUNDSWELL: Winning in a World Transformed by Social Technologies, Charlene li and Josh Bernoff, two of Forrester Research’s top analyst, show executives, marketers and general managers how to turn the force of customers connecting to their own advantage.

Based on real customer data and over ten years of research analyzing the effects of tecnology on business, the authors provide real stories of the people who make the groundswell and amazing place — and shed light into the psychology what’s happening. Li and Bernoff provide the following information for managers, executives — anyone looking to understand this social phenomenon:

  • Applications for every kind of manager, from marketing to research to customer support to product development
  • A focus on clear objectives and examples with ROI laid out in detail
  • Data from Forrester’s Technographics, a collection of global technology surveys
  • Management examples that show how the groundswell can supercharge employee productivity
  • A clear look at the future of the groundswell and tips for groundswell thinking

The groundswell phenomenon is not a flash in the pan. The technologies that make it work are evolving at an ever-increasing pace, but the phenomenon itself is based on people acting on their external desire to connect. GROUNDSWELL helps executives in all industries from media and retail to financial services and health care understand this trend.

Ed ecco alcuni link per altre recensioni:

- di Jacob Morgan

- di Elizabeth Albrycht

1 Maggio 2008
Il discorso di Clay Shirky sul surplus cognitivo
Clay Shirky Clay Shirky, autore del libro Here Comes Everybody: The Power of Organising without Organisations (vedi anche questi post), è stato uno dei presentatori alla conferenza Web 2.0:

Mark Ury, chief experience architect di Blast Radius, è stato presente e ne ha scritto sul suo blog “The Restless Mind”:

“La sua tesi è che per cimentarsi in un periodo di tempo particolarmente stressante, la società si impegna in una qualche attività che anestetizza la mente che, di conseguenza, crea un surplus cognitivo. Eventualmente, questo surplus straripa e si creano nuove forme di valore. Lui cita i Londinensi post rivoluzione industriale che bevevano gin fino alla perdita della coscienza, solo per poi costruire molte delle moderne istituzioni che teniamo in grande considerazione al giorno d’oggi, e gli americani del secondo dopo guerra poltrendo a guardare I Love Lucy e Gilligan’s Island, ma che ora utilizzano Internet per produrre Wikipedia e, di minore importanza, i lolcats.” […]

“Tuttavia, quello che ho trovato intrigante in tutto qusto non è stato il nostro surplus cognitivo. E’ stato il nostro surplus di interazione.” […]

“Il surplus di interazione è nuovo. DAgli RSS all’email, da flickr a FunWalls, dai post ai pingbacks—non abbiamo mai avuto a che fare con un’abbondanza simile di interazione a doppio senso. E diversamente dal subdolo effetto dell’intereste composto, attirare più gente crea una forma personalizzata della legge di Metcalfe, un segnale per un raggio di rumore molto intenso e, nel tempo, stordente. Guardare “i consumatori connessi” IM, tag, caricare, scaricare e prendere virus non è molto diverso da un rave del Sabato sera: una mischia di consapevolezza, cose effimere, e neanche un po’ di capogiri.”

Guarda la presentazione

28 Aprile 2008
Come Club Penguin ha trasformato 750.000 bambini inglesi in pinguini
Digital youth The (UK) Times scrive sul riuscito sito di networking per ragazzini.

Le caratteristiche del Club Penguin, uno dei più affermati mondi virtuali mirati specificamente ai bambini, può sfidare la logica - e la gravità - ma rappresenta la nuova frontiera dell’intrattenimento per bambini, dove la fantasia e il colore delle tradizionali TV per bambini si fonde con i compiti nello stile dei giochi per computer, e il potere di networking di internet.

Si stima che circa 750.000 bambini Inglesi di età compresa tra 6 e 14 popolino il Club Penguin, il frutto di un’idea di due imprenditori Canadesi che come genitori erano frustrati dalla mancanza di opzioni per bambini che desideravano giocare col computer ma anche fare amicizie online.

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24 Aprile 2008
Un britannico su cinque non sa utilizzare l’e-mail
No email The Times coomenta un report sulla significativa divisione digitale nella GB, nonostante la banda larga diffusa e la copertura mobile.

Un adulto britannico su cinque è incapace di aprire un documento di un word processor su un computer, e il 20 per cento non riesce ancora ad utilizzare l’e-mail, indica un sondaggio.

Fare ricerca su internet usando motori come Google, nel frattempo, è un problema per il 26 per cento della gente, e quando si tratta di usare siti di networking sociale come Facebook e Myspace, il 28 per cento si dichiarà disorientato.

Le cifre, dettagliate in un sondaggio ICM, rivelano l’estesura della divisione digitale in Gran Bretagna, dove nonostante la penetrazione della banda larga di un 65 per cento, ona persona su cinque non possiede ancora un computer, e il 7 per cento degli adulti dichiara che la propria mancanza di comptenze IT “restringe molto” quello che possono fare.

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10 Aprile 2008
Il futuro dell’Europa risiede nell’email
Clay Shirky Clay Shirky, autore del libro Here Comes Everybody: The Power of Organising without Organisations (vedi anche questi posts), sostiene in un breve testo che il futuro dell’Europa risiede nell’email:

“L’UE è il metodo di prova per gli effetti di Internet sul governo. Nessun altra regione multi-nazionale del mondo è andata così lontano nello smantellare il confini nazionali. All’interno dell’UE non ci sono controlli dei passaporti, non ci sono controlli alla dogana nei confini interni, e non ci sono barriere per il lavoro - qualunque cittadino di qualsiasi dei 12 paesi dell’UE può lavorare in qualsiasi altro paese dell’UE senza necessitare di un visto. Cose che gli Americani danno per scontato, come il potersi spostare di 3000 miglia per un lavoro, sono disponibili per i cittadini dell’UE per la prima volta. In altre parole, l’UE possiede la maggior parte delle insegne per un paese eccetto i cittadini, e i cittadini vengono prodotti in posti come easyQualcosa. La gente che manda lì i suoi email sono la prima generazione post-nazionale dell’Europa, la sua prima generazione Internet, il primo gruppo di persone che si può muovere  da un posto all’altro se sentono che la vita è migliore altrove. Il desiderio di questa generazione di ignorare l’identità nazionale confonderà i suoi anziani, la gente che è cresciuta convinta che sentimenti come ‘I tedeschi sono efficienti e senza senso dell’umore, mentre gli italiani sono indisciplinati e amanti del divertimento’ ha quasi una componente genetica. La nazionalità importa meno dell’economia - la generazione Internet si comporterà più da cliente che da cittadino.”

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1 Aprile 2008
La chat online ispirata da quella dal vivo
Meebo founders Il New York Times scrive su una nuova ondata di aziende della Silicon Valley che stanno portando la socializzazione dal vivo sui network sociali online:

In confronto alle altre forme di interazione umana, il networking sociale online in realtà non è poi così sociale.

La gente visita le pagine di Space e i profili Facebook degli altri  durante le diverse ore del giorno, pubblicando messaggi  e mandando e-mail avanti e indietro attraverso il vuoto digitale. E’ come una festa senza fine dove ognuno si fa vedere ad un’ora diversa ed attacca un Post-it sul frigo.

Ora una nuova ondata di aziende della Silicon Valley sta riportando la socializzazione dal vivo a un mezzo che è, nella  parlata dei tecnologi, cresciuto in modo eccessivamente asincrono.

L’articolo tratta di Vivaty, TokBox e Meebo.

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1 Aprile 2008
WorldChanging intervista Clay Shirky
Clay Shirky Settimana scorso ho scritto sul nuovo libro di Clay Shirky Here Comes Everybody: The Power of Organising without Organisations. Ora WorldChanging ha pubblicato una lunga intervista che Jon Lebkowski ha fatto con lui:

Clay Shirky è un influente scrittore, consulente e professore, concentrato sun internet come piattaforma sociale. E’ uno dei pensatori più in gamba che conosca per quanto riguarda il modo in cui la gente vive, ama e lavora online. Il suo nuovo libro, Here Comes Everybody:The Power of Organizing without Organizations, è stato appena pubblicato da The Penguin Press. Come intro per il Capitolo 11, su “Promise, Tool, and Bargain,” lui dice “Non c’è ricetta per un utilizzo di successo degli strumenti sociali. Invece, tutti i sistemi che funzionano sono una miscela di fattori sociali e tecnologici.” Clay ed io abbiamo fatto la seguente conversazione agli inizi di Marzo. Continueremo con una conversazione asincrona sul WELL per due settimane cominciando il 28 Maggio.

Leggi l’intervista

31 Marzo 2008
Oltre il blog: la conversazione si sposta nel flusso
Stowe Boyd Stowe Boyd, un’ autorità internazionalmente rinomata nelle applicazioni sociali ed il loro impatto negli affari, media e la società, ha pubblicato oggi un’interessante riflessione sul fatto che le conversazioni online si siano spostate dai blog che una volta sembravano essere il nesso:

“Basicamente, la conversazione si sta muovendo da una forma di conversazione molto statica e lenta — i commenti sui blog — ad una forma molto più dinamica e veloce: nel flusso in Twitter, Friendfeed, ed altri. Credo che questa direzionalità possa essere una legge dell’universo: la conversazione si muove verso dove è più sociale.

Personalmente, non credo che si possa far ritornare il genio alla lampada. Twitter e simili sono semplicemente mezzi di conversazione più trainanti rispetto ai commenti su blog. Mentre la stretta relazione tra post su blog e i commenti associati ad essi può sembrare un attributo positivo, è in realtà molto chiuso e limitativo. In generale, la gente deve capitare su un post interessante, aprire il link per i rispettivi commenti ed scorrerli manualmente. Molto tempo, tutto basato sulla metafora di vagare sulla rete di pagine. E’ come andare in biblioteca.

Twitter e altre applicazioni simili si basano sul web del flusso: le informazioni di nostro interesse vengono a noi, non il contrario. E fluisce attraverso la gente, attraverso le relazioni: non è qualche click sugli URL, scorrere e così via. E’ un allontanarsi dalla caccia e raccolta verso l’agricoltura delle relazioni. Le informazioni crescono sulle nostre applicazioni flusso così noi non dobbiamo più passare del tempo a cercarle.” […]

Le tecnologie blog di oggi non sono state progettate col flusso in mente: erano basate sui proncipi Web 1.0 principles, e nonostante abbiano contribuito a generare una rivoluzione nella socialità e nel flusso, non la sostengono molto bene.

 

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Jason Kaneshiro ha pubblicato una riflessione simile di recente.

(via Bruce Sterling)

Ma — forse — la situazione non è così chiara: BBC News ha lanciato una nuova home page oggi e l’articolo di inaugurazione ha già più di 500 commenti.

20 Marzo 2008
Libro: Here Comes Everybody
Here Comes Everybody Here Comes Everybody: The Power of Organising without Organisations di Clay Shirky è un “esame di come la diffusione a macchia d’olio delle nuove forme di interazione sociale abilitate dalla tecnologia stiano cambiando il modo in cui gli uomini formano gruppi ed esistono all’interno di essi, con profondo effetti economici e sociali a lungo termine-nel bene e nel male.”

Uno degli osservatori del potere trasformazionale delle nuove forme di interazione sociale abilitate dalla tecnologia più saggi della cultura è Clay Shirky, e Here Comes Everybody è il suo fantastico computo con le ramificazioni di tutto questo su quello che facciamo e siamo. Come Lawrence Lessig sull’effetto delle nuove tecnologie sui regimi della creazione culturale, la valutazione di Shirky sull’impatto delle nuove tecnologie sulla natura e l’utilizzo di gruppi è sorprendentemente aperta di mente, lucida e penetrante; integra le visioni di un numero di altri pensatori attraverso un ampia gamma di discipline col suo stesso lavoro pioneristico per provvedere una cornice olistica per capire le opportunità e le minacce per l’ordine esistente che queste nuove, spontanee reti di interazione sociale rappresentano. Wikinomics, sì, ma anche wikigoverno, wikicultura, wikiqualsiasi gruppo di interesse immaginabile. Una rivoluzione nell’organizzazione sociale ha avuto inizio, e Clay Shirky è il suo brillante cronista.

- Pagina del libro (Penguin)
- Sito del libro
- Recensione di Cory Doctorow su BoingBoing
- Recensione di Helen Walters e Matt Vella su Business Week
- Intervista con l’autore del Guardian
- Audio podcast su Business Week

19 Marzo 2008
Esperti contro amateur: tiro alla fune per il futuro
Crowds Knowledge@Wharton scrive su una calda controversia:

“Potrebbe essere in corso un tiro alla fune per il futuro dei media tra i cosiddetti contenuti user-generated — tra cui gli amateur che producono blog, video e audio per il consumo pubblico — e i giornalisti, produttori di film e musica di professione, assieme alle facoltose aziende che li supportano. La conclusione più probabile: un approccio ibrido costruito attorno a modelli di business completamente nuovi, dicono gli esperti a Wharton.”

Una serie di profressori di Wharton danno un loro giudizio su quello che sta accadendo attualmente.

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7 Marzo 2008
I contenuti generati dagli utenti sono out?
Revenge of the experts Newsweek dichiara che apparentemente il pendolo stia tornando indietro verso l’informazione redatta ed esaminata da professionisti:

Alcuni degli stessi imprenditori che hanno fondato la rivoluzione  user-generated stanno pagando professionisti per editare e produrre contenuti online.

In breve, sono tornati gli esperti. Il revival deriva dalla richiesta di un Web più affidabile. “La gente sta iniziando a riconoscere che il mondo è un luogo troppo pericoloso perchè ci sia dell’informazione difettosa”, dice Charlotte Beal, una stratega dei consumatori presso l’azienda di ricerca di Minneapolis  Iconoculture. Beal aggiunge la scarsità di scelta e la paura di cattivi consigli stanno creando una “tempesta perfetta di richiesta di informazione da esperti”.

Leggi l’intero articolo

4 Marzo 2008
Nuova comunità verde online per i giovani, della WWf, IUCN e Nokia
connect2earth Due delle organizzazioni ambientali più grandi del mondo, WWF e IUCN, supportate della Nokia, stanno lanciando oggi connect2earth.org per permettere ai giovani di poter dire al mondo quel che pensano sull’ambiente.

Gland, Svizzera, e Espoo, Finlandia (IUCN, WWF e Nokia) - Una nuova comunità online dove i giovani possono dire la loro sull’ambiente caricando video, immagini e commenti è stato inaugurato oggi.

Il sito, www.connect2earth.org, permetterà anche alla gente di valutare le altre presentazioni , discutere dei temi che stanno loro a cuore, e di condividere idee e soluzioni dalle loro stesse comunità. Ogni mese gli utenti voteranno un vincitore che sarà ricompensato con un cellulare Nokia.

Il vincitore complessivo, selezionato da un pannello di prominenti ambientalisti, otterrà l’occasione di partecipare al IUCN World Conservation Congress a Barcelona questo Ottobre e presentare le proprie idee direttamente ai leader politici, ambientali ed economici di tutto il mondo.

In quanto i cellulari stanno diventando un modo sempre più popolare di accedere alla rete e alle comunità online, il sito connect2earth è ottimizzato per utilizzare i cellulari per creare brevi filmati, foto ed inviare commenti.

Comunicato stampa Nokia | Comunicato stampa WWF

3 Marzo 2008
Mettere l’innovazione nelle mani della gente
Kluster Se i dirigenti hanno intenzione di affidarsi alla saggezza delle masse per ottenere aiuto nei business, probabilmente è ora che le masse ottengano un piccolo compenso in cambio.

Questa è la teoria dietro Kluster, il nuovo schieramento di aziende che utilizzano la rete per canalizzare la saggezza collettiva di stranei in strategie di business significative. Con un sistema di ricompensazione per i contribuenti ed un gran inizio alla conferenza TED settimana scorsa a Monterey, California, Kluster spera di attirare abbastanza visitatori con sufficienti capacità di business per ottenere presto momentum.

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27 Febbraio 2008
Libro: We Think - innovazione di massa non produzione di massa
We Think “We Think”, il nuovo libro di Charles Leadbeater, un pensatore sull’innovazione e portavoce della creatività collettiva, è stato appena pubblicato.

Al giorno d’oggi la società non si basa più sul consumo di massa, ma sulla partecipazione innovativa di massa - come risulta chiaro nei fenomeni da Wikipedia, Youtube e Craigslist alle nuove forme di ricerca scientifica e di campagna politica. Questo nuovo modo di ‘We-think’ sta riformando il modo in cui lavoriamo, giochiamo e comunichiamo.

“We-think” tratta su cosa la nascita di questi fenomeni (non tutti hanno a che vedere con internet) significhi per il modo in cui ci organizziamo - non solo nei business digitali ma anche nelle scuole e negli ospedali, nelle città e nelle corporazioni principali. Per il punto dell’economia dell’era industriale era produzione di massa per il consumo di massa, la formula creata da Henry Ford; ma queste nuove forme di collaborazione creativa di massa annunciano l’avvento di un nuovo tipo di società, nella quale la gente vuole essere i giocatori, non gli spettatori.

Questo è un grosso cambio culturale, in quanto in questa nuova economia la gente non vuole beni e i servizi, che vengono loro recapitati, ma gli strumenti che gli permettano di prendervi parte. In “We-think” Charles Leadbeater non solo analizza questi cambiamenti, ma anche come questi ci condizioneranno e come possiamo portarne a termine la maggior parte.

Proprio come, negli ‘80, il suo “In Search of Work” ha predetto l’aumento dell’occupazione più flessibile, qui lui delinea un cambiamento cruciale che ha già degli effetti su tutti noi.

Il libro è stato parzialmente scritto online ed incorpora i commenti dei lettori su una bozza pubblicata sul web a fine 2006.

- Pagina dell’editore
- Pagina di Amazon
- Breve video di animazione

10 Febbraio 2008
Diplomazia partecipatoria nelle Fiandre
Flanders fits you Il governo fiammingo (le Fiandre sono una regione del Belgio) sta optando per la diplomazia partecipatoria come corso promettente per lo sviluppo della politica estera.

La regione, che ha del personale delle ambasciate estere ma nessuna ambasciata, è nel processo di cambiare da “gerarchia centrata sullo stato o modello di relazioni estere guidato dalla politica verso una rete più centrata sul dialogo e sulle relazioni” (come descritto da una ricerca sull’argomento).

Ora i funzionari del governo fiammingo stanno cominciando a coinvolgere gente come me, cioè gente fiamminga che si è spostata all’estero. Ho tradotto da un sondaggio online che mi hanno chiesto di compilare:

La diplomazia pubblica, per esempio ‘coinvolgere’ l’opinione pubblica fuori dalla nazione nella politica estera (attraverso l’informazione e la discussione), sta ottenendo sempre più attenzione all’interno del governo fiammingo. Il ministro fiammingo della politica estera Geert Bourgeois ha recentemente enfatizzato il potenziale ruolo degli stranieri che stanno abitando nelle Fiandre nello sviluppo di nuove iniziative.

Il ruolo dei fiamminghi che vivono all’estero non è ancora formalmente sull’agenda. Ma l’idea è che gli attori al di fuori dallo stato, possono giocare un ruolo nel creare consapevolezza della politica estera e dell’immagine delle Fiandre tra la popolazione estera.

Ma “Flanders fits me” (trad. le Fiandre sono adatte a me) come il loro nuovo slogan mi dice che dovrebbero esserlo? Resta ancora da vedere fino a che punto noi siamo quello che quei funzionari pensano o vogliono che noi siamo. Innanzitutto, non condivido il piano piuttosto radicale che il partito politico del ministro Bourgeois promuove. Infatti, la maggior parte della gente che si trasferisce all’estero dopo un pò tende a sentirsi più belga che fiamminga, in quanto le (poche) differenze culturali tra le comunità spesso sembrano particolarmente minute in confronto alle molte similitudini, una volta che cominci ad osservarle dall’estero. Non vivo in Belgio dal 1994, e sono cambiate molte cose di cui non sono del tutto consapevole. Se gli italiani mi chiedono di spiegare loro le difficoltà di formare un governo o di descrivere il perchè ci sia così tanta animosità tra le comunità che parlano olandese e francese, spesso mi trovo sperduto perchè io stesso non lo capisco.

Tutto questo ovviamente riguarda una questione culturale più profonda: dopo anni abitanto all’estero uno assume molteplici indentità che si sovrappongo, e diventa sempre più difficili atternersi ad una sola. Tra l’altro questo si applica anche alle comunità di immigrati. In sostanza, sono diventato un po’ belga, un po’ americano, un pochino danese e un pò italiano, in quanto sono vissuto in tutti questi paesi, e alla fine dico semplicemente di essere Mark, non la nazionalità. Il problema è che la popolazione originale non ti vede allo stesso modo: sono considerato molto belga o fiammingo quando visito il mio paese, e anche la gente qui in Italia mi vede come un belga, e non come qualcuno con un identità più ibrida.

Una cosa nella quale sono diventato bravo è nel capire come gli altri vedono i belga, e perchè, e come i fiamminghi o i belga possono usare quello a proprio vantaggio. Quindi forse il mio ruolo in questa iniziativa non consiste tanto nel “creare consapevolezza della politica estera e dell’immagine delle Fiandre tra la popolazione estera” ma nel creare consapevolezza tra i responsabili delle decisioni fiamminghi su cosa la popolazione estera pensi di loro e come questo possa essere impiegato in modo utile.

Se vi interessa cosa accade nelle Fiandre, date uno sguardo a questo nuovo sito plurilingue (inglese, francese e tedesco), e se vi piace leggere esercitazioni di previsione regionale, questo sommario dell’iniziativa del 2020 delle Fiandre (pdf, 4 mb) vi interesserà.

2 Febbraio 2008
Ricerca australiana sull’innovazione guidata dall’utente
user led innovation Darren Sharp della Smart Internet (Australia) mi ha contattato a proposito della nuova ricerca ‘User-led Innovation: A New Framework for Co-creating Business and Social Value‘ [Innovazione Guidata dall’Utente: Una Nuova Cornice per il Co-creating Business e il Valore Sociale], che ha condotto assieme a Mandy Salomon.

Estratto

Le risorse dell’innovazione si stanno muovento rapidamente dal modello tradizionale del XX secolo dei laboratori R&D, le università d’elite, le aziende private e le agenzie del governo all’innovazione guidata dall’utente. Gli utenti del giorno d’oggi hanno un imput molto maggiore nei processi di creazione e di diffusione dei media, della conoscenza e della cultura che consumano. I software Open Source, i mondi virtuali e le comunità di condivisione di media sono al fronte dei nuovi modelli di innovazione guidata dall’utente che mettono alla prova i limiti convenzionali tra produttori e consumatori.

Questo nuovo rapporto CRC rivela i principali elementi motori dell’innovazione guidata dall’utente e esplora come stiano influenzando le relazioni delle organizzazioni con gli stakeholder. Investiga come le pratiche guidate dall’utente generino business e valore sociale attraverso un importante studio sul mondo virtuale di Second Life. Il rapporto  promuove alcune vie a seguire dalle aziende per far aumentare la partecipazione del loro pubblico, clienti e cittadini nell’interessa di co-creare nuovi prodotti, servizi e piattaforme.

La ricerca attinge da una serie di interviste con alcuni dei  principali studiosi sugli aspetti sociali, economici e legali dell’innovazione guidata dall’utente, tra cui: Eric von Hippel (MIT), Yochai Benkler (Harvard), Jimmy Wales (Wikipedia), Siva Vaidhyanathan (Virginia), John Howkins (Adelphi Charter), Michel Bauwens (P2P Alternatives) e Mitch Kapor (Linden Lab).

Scarica lo studio (pdf, 2.4 mb, 57 pagine)

30 Gennaio 2008
Blyk come un’azienda ‘user-generated’
Blyk Marek Pawlowski di MEX pensa che Blyk, il MVNO fondato sulla pubblicità, sia veramente un’azienda di media generata dagli utenti:

“Blyk è descritta tipicamente negli articoli come un ‘MVNO fondata sulla pubblicità’, ma dopo aver passato un pò di tempo osservando il modello dell’azienda e parlando col management, sono portato a pensarla come un nuovo tipo di business mobile.

Blyk è effetivamente un’azienda di media generata dagli utenti, ma con qualche differenza sostanziale. Diversamente da molte venture dal contenuto ‘user-generated’, questa non fa affidamento sul fatto che gli utenti si prendano il disturbo di fare le proprie pagine o di pubblicare le proprie foto. E non cercano di collocare pubblicità all’interno del ‘contenuto’ stesso. Piuttosto, il ‘media’ di Blyk sono le comunicazioni da persona a persona che offre gratuitamente ai suoi abbonati.

Le aziende di media tradizionali, come le riviste e gli studi di televisione, devono impiegare uno staff per produrre una corrente costante di contenuti dentro i quali possono infilare il loro inventario di pubblicità. I servizi generati dagli utenti affrontano il proprio set di sfide, in particolare la necessità di aumentare di scale ad una velocità spaventosa, risolvendo così il problema degli ’spazi vuoti’. L’offerta di Blyk, tuttavia, permette all’azienda di tralasciare le questioni di scala del modello ‘user-generated’ e di evitare i costi di produzione dei media tradizionali. Tutto quello di cui hanno bisogno è che la gente resti interessata all’idea di effettuare chiamate e mandare messaggi di testo.”

Leggi tutto l’articolo

A proposito, Blyk ha annunciato oggi la propria espansione nell’Olanda e che hanno dei nuovi investitori, tra cui Goldman Sachs e Industrial and Financial Investments Company (IFIC).

29 Gennaio 2008
Uno sguardo dalla Francia alla scuola del futuro
Futurelab Jean-Marc Manach ha scritto un lungo articolo sulla scuola del futuro– la Scuola 2.0 — sul mio sito francese preferito InternetActu.

Manach copre gli sviluppi internazionali in quest’area (principalmente in USA e Germania) e da una visione di insieme su cosa stia accadendo in Francia.

TL’articolo, scritto in Francese, merita la pena se conoscete la lingua. Altrimenti date un’occhiata ai link: molti di loro portano a siti in inglese.

18 Gennaio 2008
Charles Leadbeater sui servizi pubblici autogestiti
Self-directed services Demos, il gruppo di esperti sulla “democrazia quotidiana”, ha pubblicato un nuovo resoconto sui “servizi pubblici autogestiti”, intitolato “Making It Personal“.

Abstract

il suo resoconto supporta un semplice e tuttavia trasformazionale approccio ai servizi pubblici - servizi autogestiti - il quali assegnano alla gente dei budget per poter dare forma, con i consigli di professionisti e pari, al supporto di cui necessitano. Questo approccio partecipativo porta a soluzioni personalizzate e durature per le necessità della gente ad un costo più basso degli approcci tradizionali, inflessibili e top-down, mobilizzando l’intelligenza di migliaia di utenti dei servizi per raggiungere soluzioni migliori.

La rivoluzione dei servizi autogestiti, che ha avuto inizio nell’ambito della cura sociale tra giovani adulti invalidi che progettavano e ordinavano i propri complessi di supporto, potrebbero trasformare i servizi pubblici utilizzati da milioni di persone, con budget dal valore di dieci miliardi di sterline. Dagli anziani agli ex-delinquenti, dalla maternità ai giovani, dalla sanità mentale alle condizioni sanitarie a lungo termine, i servizi autogestiti permettono alle persone di creare soluzioni che funzionano per loro e che danno come risultato un miglior valore per i soldi dei contribuenti.

I servizi autogestiti possono essere portati in scala con sicurezza minimizzando le frodi e i rischi. Essi possono essere buoni anche per l’uguaglianza perchè danno potere a quelle persone che sono meno confidenti e capaci di ottenere quello che vogliono dal sistema attuale. I servizi autogestiti danno alla gente una voce reale nel dare forma ai servizi che desiderano e i soldi per supportarli. Gli approcci precedenti alle riforme dei servizi pubblici hanno riorganizzato e razionalizzato i servizi pubblici. I servizi autogestiti li trasformano.

Charles Leadbeater è un associato di Demos, autore di We-Think, un socio temporaneo presso NESTA, the National Endowment for Science Technology and the Arts, e partner nel nuovo Participle (gli altri partner sono Hilary Cottam e Colin Burns). Gli altri due autori, Jamie Bartlett e Niamh Gallagher, sono ricercatori presso Demos.

Scarica la pubblicazione (pdf, 56 pagine)