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  Articoli della categoria 'Libri'
1 giugno 2008
Serie di lezioni della Biblioteca del Congresso sui “nativi digitali”
Digital spot Il John W. Kluge Center presso la Biblioteca del Congresso sta organizzando una serie di lezioni divisa in quattro parti sui “Digital Natives,” riferendosi alla generazione che è cresciuta avendo il computer come parte naturale della sua vita, specialmente i giovani che si trovano attualmente nella scuola e nell’università.

La serie cerca di comprendere le pratiche e la cultura dei nativi digitali, le implicazioni culturali del fenomeno e l’implicazione per l’educazione nelle scuole, università e biblioteche.

Un articolo del Washington Times di oggi e alcuni comunicati stampa della Biblioteca del Congresso forniscono ulteriori considerazioni:

[La serie] è iniziata il 7 Aprile con l’esperto in sviluppo dei bambini Edith K. Ackermann (sito) sul tema “The Anthropology of Digital Natives” (video).

Il Washington Times scrive: “Ms. Ackermann, una scienziata ospite al Massachusetts Institute of Technology, ha parlato quasi con affetto dell’affinità dei giovani con la condivisione, “persino prima di pensare”, e della loro “essere affascinati dalla libertà”, definito, in parte, nell’avere “la capacità di fare la cosa giusta anche se non possiedono tutta la conoscenza”. Per via della loro affinità per scrivere ed attingere da sorgenti disponibili su internet e per i siti di networking sociale, lei conclude che “la distanza tra leggere e scrivere si sta riducendo”.

Il 12 Maggio, è stata presentata una vivace difesa della generazione digitale da parte dello scrittore Steven Berlin Johnson (sito) basata sul suo best-seller, “Everything Bad is Good for You” (wikipedia). [Il video non è ancora disponibile].

Stando ad un comunicato stampa della Biblioteca del Congresso, Johnson ha discusso la risposta alla sua argomentazione sul fatto che la cultura popolare stia diventando più complessa e stimolante per la cognizione, e non stia precipitando in un denominatore comune più basso. Ha anche parlato del futuro dei libri in quest’era digitale.

Michael Wesch (site), professore assistente di antropologia culturale presso la Kansas State University, è l’uomo dietro al video “The Machine Is Us/ing Us“, che con più di di 600.000 visualizzazioni è diventato una sorta di fenomeno. Welsch parlerà del sito di condivisione di video di tre anni in una lezione intitolata “The Anthropology of YouTube” il 23 Giugno.

“E’ stato caricato più materiale video su Youtube negli ultimi sei mesi di quello che è stato trasmesso su tutte le reti principali combinate, stando all’antropologo culturale Michael Wesch. Circa l’88 per cento è contenuto originale e nuovo, creato per lo più da gente conosciunta in precendenza come “il pubblico”.

Stando a Wesch, ci sono voluti decine di migliaia di anni prima che emergesse la scrittura dopo che gli uomini parlarono per la prima volta. Ci sono volute altre migliaia prima che nascesse l’imprenta ed alcune centinaia ancora per il telegrafo. Oggi emerge un nuovo mezzo di comunicazione ogni volta che qualcuno crea una nuova applicazione web. “Un Flickr qui, un Twitter là, ed emerge una nuova forma di relazionarsi con gli altri”, dice Wesch. “Vengono realizzati nuovi generi di conversazione, argomentazione e collaborazione.”

Nella sua presentazione, Wesch discuterà la ricerca del suo team Digital Ethnography presso la Kansas State University sugli aspetti culturali di YouTube.”

Douglas Rushkoff (sito), un professore di teoria dei media presso l’Università di New York che ha scritto di recente un dossier per il think tank britannico Demos, chiuderà la serie con una lezione intitolata “Open Source Reality” il 30 Giugno.

Le serie saranno eventualmente disponibili su webcast video.

L’articolo del Washington Times fa inoltre riferimento ad alcune altre risorse, tra cui Digital Native, un progetto di ricerca accademica internazionale online che esplora il “panorama dei media digitali” e le sue implicazioni. (Date un’occhiata ai link a fine pagina).

A proposito, date un’occhiata anche alla bellissima illustrazione che Linas Garsys ha fatto per il Washington Times. Cliccate sull’immagine a sinistra per vederla per intero.

31 maggio 2008
Libro: HCI Remixed
HCI Remixed HCI Remixed – Reflections on Works That Have Influenced the HCI Community
Redatto da Thomas Erickson e David W. McDonald
MIT Press, 2008
Rilegato, 344 pagine
> Tabella dei Contenuti

Sommario

Da più di tre decadi, il settore dell’interazione uomo-macchina (HCI) ha prodotto una ricca e variata letteratura. Sebbene il fulcro dell’attenzione oggi si trovi naturalmente sui nuovi lavori, i vecchi contributi che hanno giocato un ruolo nel dare forma alla traiettoria  e al carattere del settore hanno molto da raccontare. Ai partecipanti a HCI Remixed è stato chiesto di riflettere su un singolo lavoro con almeno dieci anni di antichità che abbia influenzato il loro approccio al HCI. Il risultato è questa collezione di cinquantuno saggi brevi, coinvolgenti ed eccentrici, riflessioni su una serie di lavori in una varietà di forme che segnano l’emergere di un nuovo settore.

Un articolo, una demo, un libro: qualunque di questi può risolvere un problema, dimostrare l’utilità di un nuovo metodom o incoraggiare un cambiamento di prospettiva. HCI Remixed ci offre qualche frammento per capire come questo sia accaduto. I partecipanti considerano dei classici del HCI come lo Sketchpad di Sutherland, la demo di NLS di Englebart, e la Legge di Fitts–e delle perle dimenticate come la NRC Music Machine di Pulfer e il Buco nello Spazio di Galloway e Rabinowitz. Altri riflettono sui lavori tra il classico ed il dimenticato–”The Marks Are on the Knowledge Worker” di Kidd,  “Becoming a Bartender” di King Beach, ed altri. Alcuni partecipanti prendono lavori di discipline vicine–il libro sul design industriale di Henry Dreyfuss per esempio–ed alcuni oscillano in campi più lontani, dall’ipotesi di Gaia di Lovelock e The Death and Life of Great American Cities di Jane Jacobs. Presi nel complesso, i saggi offrono un’introduzione accessibile, vivace e coinvolgente alla ricerca HCI che riflette la diversità delle origini del settore.

O nelle parole di John Thackara:

BED-TIME STORIES FOR GEEKS
Tom Erickson ha pubblicato una collezione di 51 saggi e riflessioni brevi e personali sulla storia dell’interazione uomo-macchina fino all’attualità. Ogni testo riflette su un lavoro – libro, paper, demo – con almeno dieci anni di antichità. Tom mi ha detto che la vede come “una raccolta di fiabe della buonanotte per fanatici del HCI”.

27 maggio 2008
Libro: Product Experience
Product Experience Product Experience

Redatto da Hendrik N. J. Schifferstein e Paul Hekkert (Dipartimento di Design Industriale, Delft University of Technology, Olanda)
Elsevier Science, 2007

Rilegato

L’esperienza del prodotto riassume la ricerca sull’esperienza emotiva e cognitiva del fare uso di un prodotto. Il libro esplora l’esperienza del prodotto in termini di estetica e design, ergonomia e usabilità, facilitazione delle capacità ed abilità umane del prodotto, valore di intrattenimento, e come l’esperienza del prodotto si estenda oltre il prodotto in sé verso l’associazione col brand, l’esperienza dell’acquisto e l’imballaggio del prodotto.

Il libro contiene prospettive da una varietà di discipline in psicologia, business, arte, e ingegneria per capire pienamente i diversi componenti importanti nell’esperienza del prodotto. L’esperienza del prodotto inizia con i giudizi estetici e del valore che sono mitigati dall’ambiente e dall’uso, e poi ulteriormente alterati dalla memoria, l’associazione col brand e la relazione che uno sviluppa col prodotto.

In contrasto con altri libri, il libro in considerazione assume un punto di vista molto ampio, possibilmente all-inclusive, sul come la gente esperimenta i prodotti. Di conseguenza esso colma i vuoti tra le diverse aree all’interno della psicologia (per esempio percezione, cognizione ed emozione) e collega queste aree ad altre aree applicate della scienza, come il design del prodotto, l’interazione uomo-macchina ed il marketing.

Concepito per ricercatori con interesse nelle interazioni uomo-prodotto, il libro piacerà a psicologi, ingegneri, e professionisti negli affari interessati a capire pienamente l’esperienza del prodotto. Con copertura dei fattori umani, affetti, percezione, design industriale, ingegneria, processo delle informazioni, ergonomia, psicologia industriale-organizzativa, psicologia ambientale, business e marketing, comunicazione, ed innovazione del prodotto, il libro contiene una grande quantità di informazioni su un tema troppo ampio da comprendere facilmente attraverso la ricerca primaria in una sola disciplina. Dalla mira internazionale , il libro include ricerche dagli US, Canada, GB, Olanda, Svezia, Finlandia, Giappone, e Germania.

Contenuti

Preliminary, TOC, Preface, Introduction (H.N.J. Schifferstein & P. Hekkert)

Part I: From the human perspective

IA. Senses

1. On the visual appearance of objects (Harold T. Nefs)

2. The tactual experience of objects (M.H. Sonneveld and H.N.J. Schifferstein)

3. The experience of product sounds (R. van Egmond)

4. Taste, smell and chemesthesis in product experience (Armand V. Cardello and Paul Wise)

5. Multisensory product experience (H.N.J. Schifferstein and C. Spence)

IB. Capacities & skills

6. Human capability and product design (John Clarkson)

7. Connecting design with cognition at work (David D. Woods and Axel Roesler)

8. Designing for expertise (Axel Roesler and David D. Woods)

Part II: From the interaction perspective

9. Holistic perspectives on the design of experience (Gerald C. Cpuchik and Michelle C. Hilscher)

IIA. The aesthetic experience

10. Product aesthetics (P. Hekkert and Helmut Leder)

11. Aesthetics in interactive products: correlates and consequences of beauty (M. Hassenzahl)

IIB. The experience of meaning

12. Meaning in product use – a design perspective (Stella Boss and Heimrich Hanis)

13. Product expression: bridging the gap between the symbolic and the concrete (T.J.L. van Rompay)

14. Semantics: meanings and contexts of artefacts (Klaus Krippendorff and Reinhart Butter)

IIC. The emotional experience

15. Product emotion (P.M.A. Desmet)

16. Consumption emotions (Marsha L. Richins)

IID. Specific experiences and approaches

17. Product attachment: design strategies to stimulate the emotional bonding to products (Ruth Mugge, Jan P.L. Schoormans, and Hendrik N.J.Schifferstain)

18. Crucial elements of designing for comfort (Peter Vink and MIchiel P. de Looze)

19. Co-experience: product experience as social interaction (Katja Battarbee and Ilpo Koskinen)

20. Affective meaning: the Kansei Engineering approach (Simon Schutte, Jorgen Eklund, S. Ishihara, and M. Nagamachi)

Part III: From the product perspective

IIIA. Digital products

21. The useful interface experience: the role and transformation of usability (John M. Carroll and Helena M. Mentis)

22. The experience of intelligent products (David Keyson)

23. The game experience (Jeroen Jansz)

IIIB. Non-durables

24. Experiencing food products within a physical and social context (Herbert Meiselman)

25. The mediating effects of the appearance of nondurable consumer goods and their packaging on consumer behavior (Larry Garber, Eva M. Hyatt, and Unal O. Boya)

IIIC. Environments

26. Office experiences (Christina Bodin Danielsson)

27. The shopping experience (Ann Marie Fiore)

Closing reflections (H.N.J. Schifferstein and P. Hekkert)

27 maggio 2008
Handbook of Mobile Communications Studies
Handbook of Mobile Communications Studies Handbook of Mobile Communication Studies

Redatto da James E. Katz

Postfazione di Manuel Castells

MIT Press, 2008

Rilegato, 486 pagine

Sommario

La comunicazione mobile è diventata ampiamente diffusa e persino onnipresente. E’ provatamente la nuova tecnologia più affermata e di più rapida adozione al mondo: più di una persona su tre nel mondo possiede un cellulare. Questo volume offre una visione esaustiva delle conseguenze culturali, famigliari, ed interpersonali della comunicazione mobile nel globo. Degli importanti studiosi analizzano l’effetto della comunicazione mobile in diversi parti della vita, dalla relazione tra l’alfabetizzazione e le carateristiche testuali dei cellulari all’uso delle suonerie come forma di scambio sociale, dal “consumo ambizioso” delle famiglie di classe medie in India alla credenza in alcune zone dell’Africa e dell’Asia che i cellulari possano comunicare con i morti.

I partecipanti esplorano i modi in cui la comunicazione mobile influnza profondamente i tempi, la struttura, e il processo della vita quotidiana in giro per il mondo. Essi discutono l’impatto della comunicazione mobile sulle reti sociali, altre strategie di comunicazione, forme tradizionali di organizzazione sociale, ed attività politiche. Considerano quanto velocemente le tecnologie miracolose diventano ordinarie o persino necessarie–e come la tecnologia ordinaria diventi misteriosa o persino miracolosa. I capitoli non tengono conto di tematiche sociali e regioni geografiche; evidenziano l’uso da parte dell’elite e delle masse, funzioni utilitarie ed espressive, e conseguenze politiche ed operative. Presi insieme, i capitoli dimostrano come la comunicazione mobile abbia influenzato la qualità della vita sia in ambienti esotici che ordinari, e come abbia occupato sempre più spesso un ruolo centrale nella vita della gente in giro per il mondo.

Sull’autore

James E. Katz è Presidente del Dipartimento di Comunicazione presso la Rutgers University e direttore degli Center for Mobile Communication Studies. E’ l’autore di Magic in the Air: Mobile Communication and the Transformation of Social Life e co-autore di Social Consequences of Internet Use (MIT Press, 2002).

Il libro contiene più di 30 partecipazioni, tra cui capitoli scritti da Jan Chipchase (Nokia Research), Jonathan Donner (Microsoft Research India), Howard Rheingold, e Carolyn Wei (Google).

20 maggio 2008
Libro in uscita sull’”high end”
Future High Tide of High End Qualche setimana fa siamo stati contattati da Marco Bevolo di Philips Design il quale cercava qualche opinione anticipata sul libro che sta scrivendo assiame a Stefano Marzano (anche lui di Philips Design), Dr. Howard R. Moskowitz e Alex Gofman (presidente e vice-presidente di Moscowitz Jacobs Inc.). Ci hanno spedito una copia della bozza per una prima reazione.

Il libro, che ha il titolo provvisorio di “Future High Tide of High End” e verrà pubblicato da Wharton School Publishing, fornisce una comprensione socio-culturale e centrata sulla gente del concetto di lusso — più nello specifico prodotti di prestigio per le masse (che loro chiamano “High End”) — con l’obiettivo di fornire insight e guida per lo sviluppo dei business futuri in questo settore.

Reso possibile da circa settanta conversazioni, contributi ed interviste con esperti dell’industria, leader di pensiero d opinionisti, il libro è piuttosto unico nel suo approccio, e destinato a diventare d’obbligo per chiunque concepisca, sviluppi e metta in commercio prodotti e servizi ‘High End’.

Un fulcro sull’interazione delle tendenze sociali, visioni di design, e profonda comprensione della gente, permette agli autori di proporre una serie di considerazioni interessanti, tra cui un nuovo concetto per il futuro dell’industria basato sull’esperienza, così come una serie di strumenti con cui creare e capire nuove offerte di prodotti e servizi ‘High End’.

Per capire quale sarà l’anima del High End nel futuro prossimo, gli autori introducono anche un metodo esperimentale, il Rule Developing Experimentation (RDE) — con gente che deve valutare coppie di scenari futuri, e l’analisi statistica successiva dei dati ottenuti per capire quali idee sottostanti sono i veri elementi motori. I risultati vengono poi presentati su un originale studio basato su questo metodo, che è stato condotto in quattro nazioni (US, GB, Cina e Italia) con più di 500 utenti finali, tutti appartenenti a fasce di reddito moderatamente alte.

Il libro, che attualmente è in fase di redazione avanzata (in parte sulle basi del nostro feedback), verrà pubblicato prima della fine dell’anno. Gli autori ci hanno detto che presto pubblicheranno dell’altro materiale sul loro sito (come un sommario, una tabella dei contenuti, un campione di un capitolo, ecc.), in modo che anche i lettori possano contribuire con le loro considerazioni e suggerimenti.

Una piccola nota di chiusura è di orgoglio: questo è il primo articolo pubblicato sul libro in uscita. Marco ha detto che sarebbe felice se venisse dalla sua città natale (Torino) e lo stesso vale per noi.

9 maggio 2008
La nostra società di sorveglianza va online
Phone The Guardian recensisce un libro che sostiene che la nostra provacy sia minacciata dall’aumento della sorveglianza digitale.

Essere in grado di effettuare le proprie decisioni e mantenere le proprie opinioni senza interferenze; controllare l’informazione che vi riguarda; ed occuparsi del proprio spazio personale – questi elementi basici della privacy sono sotto minaccia, secondo un nuovo libro, The Spy in the Coffee Machine: The End of Privacy As We Know It, di Kieron O’Hara e Nigel Shadbolt, due scienziati dei computer presso l’University of Southampton.

Mentre le nosre attività offline vengono seguite dalle camere CCTV,  dalle Oyster card e dagli RFID tag, i dettagli delle nostre ricerche e dei nostri acquisti online si accumulano in dei database che sanno più di noi di quanto diremmo ai nostri più cari amici. Molti di noi inoltre trasmettono le proprie vite attraverso blog o siti di social networking. “Quando l’io di una persona come entità sociale, con storia, con transazioni, è tutta lì fuori, allora la privacy non è più la nozione di una volta”, dice Shadbolt, che è professore di intelligenza artificiale a Southampton e uno dei principali scienziati nel dare forma ai protocolli all’internet futuro.

Leggi tutto l’articolo

8 maggio 2008
Interview con Lou Rosenfeld e Liz Danzico
UXmatters Il numero di Maggio di UX matters contiene un’intervista con Lou Rosenfeld e Liz Danzico della casa editrice Rosenfeld Media, una casa editrice di libri di design di esperienze dell’utente.

Dopo aver lavorato a cinque libri come editore e co-autore, Lou Rosenfeld si è scoperto scettico sul tradizionale modello di pubblicazione di un libro. Quindi, a fine 2005, ha fondato Rosenfeld Media, una nuova casa editrice che pubblica libri brevi, pratici e utili sul design di esperienza dell’utente. Rosenberg Media ha pubblicato il suo primo libro, Mental Models: Aligning Design Strategy with Human Behavior, a inizi 2008. Recentemente ho avuto l’opportunità di intervistare Lou—assieme a Liz Danzico, Senior Development Editor presso Rosenfeld Media—sull’esperienza di avviare una nuova casa editrice e “mangiare il proprio cibo per cani.”

Lou è anche un membro attivo del consiglio di direttori di UXnet, il network di esperienza dell’utente.

Leggi l’intervista

7 maggio 2008
Intervista di Chronic’Art con Adam Greenfield
Chronic Art La rivista francese Chronic’Art ha intervistato di recente Adam Greenfield (il nuovo capo di design direction della Nokia) a proposito del suo recente libro Everyware e sull’ubiquitous computing in generale.

Si può trovare una versione inglese dell’intervista sul blog di Greenfield.

Leggi l’intervista

4 maggio 2008
Recensione libro: Groundswell
Groundswell Oggi ho letto Groundswell: winning a world transformed by social technologies (sito alternativopagina di amazon) di Charlene Li e Josh Bernoff (analisti presso Forrester). [Mi è stata mandata una copia da recensire].

E’ un libro mirato ai senior manager che si occupano di marketing, pr, assistenza del cliente e (fino ad un certo punto) sviluppo dei prodotti presso grandi aziende internazionali, che stanno cercando di capire cosa fare di tutto questo contenuto user-generated (UGC) e che tendono a considerarlo una minaccia al potere istituzionale.

La premessa del libro è che questa gente, che è immersa nelle comunicazioni unilaterali e nella cultura del marketing, debba ora affrontare un mondo diverso che non sanno come gestire. Sono ‘immigranti digitali’ più che ‘nativi digitali’.

Questo libro di business strategy, che contiene molte storie pratiche su ‘come loro ce l’hanno fatta’, è disposto per aiutare quella gente che vede gli UGC non come una minaccia, ma come un’opportunità, a comunicare, raggiungere, ascoltare ed imparare, e mette molta enfasi sulla gente e le relazioni, su tutto il resto (e in quel senso, sono certamente lieto).

Ciò nonostante non è un libro mirato a me, ne ai lettori di questo blog: il primo capitolo per esempio contiene descrizioni sul funzionamento di blog, social network, mondi virtuali, wiki, forum, tag, e rss, che non sono cose su cui i lettori di Putting People First/UXnet abbiano bisogno di un input.

Tuttavia, la gente come me otterrà indubbiamente delle buone idee su come parlare meglio con i nostri clienti/senior manager, relazioni media o pubblico.

Detto questo, non è un libro che da qualcosa di valore a tutti: però potrebbe essere prezioso per il suo target group, mi ha in qualche modo irritato il fatto che il libro non contenesse alcun insight profondo e rivelatore. Speravo in un ondata di idee, una nuova maniera concettuale di vedere le cose, qualcosa che mi facesse guardare il mio mondo professionale in un mondo diverso, ma manca di una tale profondità.

Il libro è quello indicato nel sottotitolo: un manuale fai-da-te sull’”avere successo in un mondo trasformato dalle tecnologie sociali”. L’enfasi è sulla parte dell”avere successo’. Non vi aspettate di imparare molto sulle tecnologie sociali.

Ecco alcuni paragrafi sul comunicato stampa aziendale:

Using technologies like blogs and wikis, YouTube and Facebook, discussion forums and online reviews, today’s customers are taking charge of their own experience and getting what they need — information, support, ideas, products, and bargaining power — from eadch other. This phenomenon, or groundswell, has created a permanent shift in the way the world works. Most companies see it as a threat — but the authors of a new book see the groundswell as an opportunity. So where should company strategists start?

In GROUNDSWELL: Winning in a World Transformed by Social Technologies, Charlene li and Josh Bernoff, two of Forrester Research’s top analyst, show executives, marketers and general managers how to turn the force of customers connecting to their own advantage.

Based on real customer data and over ten years of research analyzing the effects of tecnology on business, the authors provide real stories of the people who make the groundswell and amazing place — and shed light into the psychology what’s happening. Li and Bernoff provide the following information for managers, executives — anyone looking to understand this social phenomenon:

  • Applications for every kind of manager, from marketing to research to customer support to product development
  • A focus on clear objectives and examples with ROI laid out in detail
  • Data from Forrester’s Technographics, a collection of global technology surveys
  • Management examples that show how the groundswell can supercharge employee productivity
  • A clear look at the future of the groundswell and tips for groundswell thinking

The groundswell phenomenon is not a flash in the pan. The technologies that make it work are evolving at an ever-increasing pace, but the phenomenon itself is based on people acting on their external desire to connect. GROUNDSWELL helps executives in all industries from media and retail to financial services and health care understand this trend.

Ed ecco alcuni link per altre recensioni:

- di Jacob Morgan

- di Elizabeth Albrycht

3 maggio 2008
Recensione della conferenza CHI 2008
CHI 2008 Qualche settimana fa sono andato alla conferenza CHI a Firenze.

Sono stato lì solo un giorno e mezzo, ed essendo questa la mia prima conferenza CHI, non sono nella posizione di darle una recensione solida.

Una cosa che è certamente emersa è il suo punto di vista fortemente accademico, che può rendere alcune delle presentazioni e discussioni abbastanza irrilevanti per i professionisti come me. D’altro canto, c’era molta enfasi nel termine “user experience”, che appariva in titoli, astratti, presentazioni e paper.

Esplorando il DVD della conferenza (non compatibile con Mac), ho trovato alcuni tesori, e ho selezionato 40 paper su un totale di 556, che presenterò in dieci post separati, coi titoli: mercati emergenti, mobile banking, mobilità, product design, sicurezza, applicazioni sociali, contesto sociale, tematiche di strategia, sostenibilità, e usabilità (in Inglese).

La conferenza non è disposta per aiutarti a conoscere nuova gente, e questo è un vero peccato. Si tende a incontrare chi già conosci , o quelli di cui hai seguito le presentazioni. (A meno che tu non sia abbastanza fortunato da essere uno speaker di una sessione ben seguita, quindi tutti gli altri ti conoscono.)

Nel corso del CHI, ho condotto interviste con Bill Buxton (Microsoft), Elizabeth Churchill (Yahoo!) e Mike Kuniavsky (ThingM), sulle quali scriverò nelle settimane a seguire. Inoltre durante le prossime settimane pubblicherò recensioni dei libri: Sketching the User Experience di Bill Buxton e Keeping Found Things Found di William Jones.

Per via di questo blog, ed in particolare di questo post di lode, ho fatto parte di un pannello (assieme a Elizabeth Churchill, Richard Anderson e Jon Kolko) sul rilancio di Interactions Magazine, ora sotto la ispirata e volontaria (!) guida degli ultimi due. Date un’occhiata alla rivista!

25 aprile 2008
Libro: The Future of the Internet–And How to Stop It
The Future of the Internet The Future of the Internet–And How to Stop It

di Jonathan Zittrain

Yale University Press

Aprile 2008, 352 pagine

Sommario

Questo libro straordinario spiega il motore che ha catapultato Internet da uno stato stagnante all’ubiquità—e rivela che si sta disperdendo precisamente a causa di questo successo travolgente. Con l’aiuto inconsapevole dei suoi utenti, l’Internet generativo è sulla strada della chiusura, finendo il suo ciclo di innovazione—e facilitando nuovi inquietanti metodi di controllo.

iPods, iPhones, Xboxes, e TiVos rappresentano la prima ondata di prodotti Internet-centered che non possono essere modificati con facilità da nessuno eccetto i loro rivenditori o alcuni partner seletti. Questi “apparecchi al guinzaglio” sono già stati utilizzati in modi degni di nota ma poco conosciuti: i sistemi GPS per macchine sono stati riconfigurati sotto richiesta delle forze dell’ordine per origliare gli occupanti, e dei video registratori digitali sono stati ordinati di auto-distruggersi grazie ad una legge contro i fabbricanti a migliaia di chilomentri di distanza. Le nuove piattaforme Web 2.0 come i mash-up di Google e Facebook sono giustamente pubblicizzati—ma le loro applicazioni possono essere similmente monitorizzate ed eliminate da una sorgente centrale. Mentre gli apparecchi e le applicazioni al guinzaglio eclissano il PC, la natura stessa di Internet—la sua “generatività,” o carattere innovativo—è a rischio.

L’attuale tragettoria di Internet è quella dell’opportunità persa. La sua salvezza, dichiara Zittrain, giace nelle mani dei suoi milioni di utenti. Attingendo dalle tecnologie generative come Wikipedia sono sopravvissute ai propri successi, questo libro mostra come sviluppare nuove tecnologie ed strutture sociali che permettano agli utenti di lavorare con creatività e collaborando, partecipare alle soluzioni, e diventare veri ‘cittadini della rete’.

Jonathan L. Zittrain è Professore di Internet Governance and Regulation presso l’Università di Oxford e co-fondatore del Berkman Center for Internet & Society della Harvard Law School. Abita a Oxford, UK, e Cambridge, MA.

- Pagina del libro sul sito della Yale University Press

- Pagina del libro su Amazon

- Domande e Risposte con l’autore

- Versione online del libro

- Video di una conferenza di Zittrain

- Recensione del libro su Financial Times

23 aprile 2008
Le culture dei mondi virtuali
Cultures Questa settimana una conferenza di due giorni radunerà studiosi, svuluppatori e partecipanti di mondi virtuali per discutere sulle culture emergenti che si stanno creando a partire dalle diverse comunità online.

Gli organizzatori dell’evento teorizzano che i mondi virtuali possono essere studiati dai ricercatori nei settori umanistici e delle scienze sociali.

L’antropologo culturale Mimi Ito, l’antropologa Intel Genevieve Bell, i professori di informatica dell’UCI Paul Dourish e Bonnie Nardi, la ricercatrice Intel Maria Bezaitis e l’antropologo dell’UCI Tom Boellstorff guideranno le discussioni.

Lìevento è sponsorizzato da Intel Research e dal Department of Anthropology e il Center for Ethnography dell’UCI.

Tom Boellstorff, uno degli organizzatori della conferenza, è l’autore di Coming of Age in Second Life: An Anthropologist Explores the Virtually Human. Il suo è il primo libro a dare uno sguardo a Second Life da un punto di vista puramente antropologico.

- Comunicato stampa

- Sito dell’eventoe

2 aprile 2008
Microsoft Research e il futuro delle interazioni uomo-computer
Being Human “Entro il 2020 i termini ‘interfaccia’ e ‘utente’ saranno obsoleti in quanto i computer si fondono semre di più con gli uomini”, è la prima frase di un breve articolo sul sito di BBC News.

Secondo la BBC, “è una delle previsioni di un report sostenuto dalla Microsoft tratto dalla discussione di 45 accademici nei settori dell’informatica, la scienza, la sociologia e la psicologia.”

Predice cambiamenti fondamentali nel settore delle Interazioni Uomo-Computer (HCI). Entro il 2020 gli uomini interrogheranno sempre di più le macchine, dice il report. In cambio i computer saranno in grado di anticipare quello che vogliamo da loro, per cui saranno richieste nuove regole sulla nostra relazione con le macchine.” [...]

La nostra “impronta digitale” – la condivisione di sempre più aspetti delle nostre vite attraverso la fotografia digitale, podcast, blog e video – è stabilita in modo da ingrandirsi e questo solleva delle domande chiave a proposito di quanta informazione dovremmo immagazzinare su noi stessi.

L’onnipresente network canalizzera l’informazione del mercato delle masse direttamente verso di noi mentre disseminerà le nostre informazioni intime.

Il report nomina questa l’era della cosiddetta iper-connettività e predice che comporterà una crescita della “tecno-dipendenza”.

Questa relazione sempre più intima tra uomini e computer sarà una spada a doppio filo, suggerisce.

Il report confronta l’introduzione del calcolatore – diffusamente incolpato per una caduta degli standard dell’aritmetica mentale – con quello che potrebbe accadere con l’acquisire di maggiore intelligenza e responsabilità da parte dei computer.
“Senza la considerazione ed il controllo adeguati è possibile che noi – sia come individui che come collettività – perdiamo il controllo su noi stessi e sul mondo che ci circonda”, avverte il report.

Leggi tutto l’articolo
(Il video non è molto impressionante, in quanto tutti gli esempi sono impulsati dalla tecnologia piuttosto che dalla gente).

Il report a cui fa riferimento la BBC sono i procedimenti del HCI 2020, un forum organizzato da Microsoft Research, che raduna i principali esponenti nell’informatica, il design, la filosofia della scienza, la sociologia, l’antropologia e la psicologia, per dibattere, dare un contributo, ed aiutare a formulare l’agenda per le Interazioni Uomo-Computer (HCI) nella prossima decade e oltre. Può essere scaricata qui (pdf, 3 mb, 100 pagine).

Con l’avvento del XXI secolo, ci sono state voci all’interno delle comunità della ricerca e del design che evidenziano la necessità di un cambiamento: un cambiamento che metta più enfasi nel collocare gli utenti –gente—al fronte e al cuore di quel piano; un cambiamento che sia meno sull’informatica perrvasiva e “smart” e più sulla tecnologia che abiliti e riconosca valori umani.

Questo nuovo piano solleva domande di tutti i generi: Qual è il ruolo della tecnologia nel XXI secolo, o quale vorremmo che fosse? Come dovremmo orientarci in quanto ricercatori, designer e professionisti nei confronti di questo ruolo? Quali sono le questioni fondamentali dell’Interazione tra Uomo e Computer mano a mano che andiamo avanti? Quali sono i nuovi paradigmi e piani di ricerca che ne emergono come risultato? Quali sono i valori umani per i quali progettiamo, e cosa significa questo per la valutazione della tecnologia?

I relatori di questo evento che ha avuto luogo a Siviglia, Spagna, sono stati Barry Brown (Glasgow University), Matthew Chalmers (University of Glasgow), Thomas Erickson (IBM, T.J Watson Research Centre), David Frohlich (Digital World Research Centre), Bill Gaver (Goldsmiths College), Adam Greenfield (New York University, Interactive Telecommunication Program), Lars Erik Holmquist (Swedish Institute of Computer Science), Kristina Höök (Stockholm University), Steve Howard (Melbourne University), Scott Jenson (Google), Matt Jones (Swansea University), Sergi Jorda (University of Barcelona), Rui José (University of Minho), Joseph Kaye (Cornell University), Wendy Kellogg (IBM, T.J Watson Research Centre), Boriana Koleva (University of Nottingham), Steven Kyffin (Philips), Paul Luff (Kings College), Gary Marsden (University of Cape Town), Tom Moher (University of Illinois), Kenton O’Hara (HP Labs), Jun Rekimoto (Sony, Interaction Lab), Tom Rodden (University of Nottingham), Yvonne Rogers (Open University), Mark Rouncefield (Lancaster University), Wes Sharrock (University of Manchester), John Thomas (IBM, T.J Watson Research Centre), Michael Twidale (University of Illinois), Alessandro Valli (iO), Geoff Walsham (Judge Business School, University of Cambridge), Steve Whittaker (Sheffield University), Adrian Woolard (BBC Future Media & Technology), Peter Wright (Sheffield Hallam University), e Oren Zuckerman (MIT), e anche Christopher Bishop, A.J. Brush, Jonathan Grudin, Richard Harper, Andrew Herbert, Shahram Izadi, Abigail Sellen, Alex Taylor, Jian Wang, e Ken Wood di Microsoft Research.

Sul sito di Microsoft Research Cambridge puoi leggere una buona intervsta con Richard Harper, l’organizzatore della conferenza. Ecco alcune citazioni:

Sulla conferenza: “Ci ha sorpreso quanto fossero eccitati ed ansiosi i partecipati a proposito della prospettiva di progettare per i valori umani. Queste sono notizie buone e cattive. Significa che il peso di fare le cose bene è più grande di quanto fosse una volta. Ma parte del problema che abbiamo nel progettare attorno ai valori umani è che dobbiamo rebdere le nostre preferenze ed i nostri valori più chiari, ed in alcuni casi, le differenze tra i valori non sono ben distinte e non possono essere assodate in modo obiettivo. A volte, ci sono profonde differenze nei valori della gente, ed entrambi i lati hanno buone ragioni per queste differenze. Col progresso della ricerca nelle Interazioni Uomo-Computer, rispondere delle differenze di opinioni e desideri richiede una maggiore capacità dei ricercatori per sollevare discussioni—e possibilità di design—fino a raggiungere delle soluzioni.”

Sullo sviluppo della tecnologia: “Per molti anni, la tecnologia è stata sviluppata, e poi la società l’ha modellata e raffinata. Ora, le esperanze e gli obiettivi della società e la gente hann bisogno di essere coinvolti nel processo dello sviluppo della tecnologia dall’inizio, perchè fa un grande differenza per quello che le tecnologie finiscono per diventare. Non c’è più una linea  divisoria tra tecnologia ed invenzione e tra sviluppo e società, non c’è più differenza tra quello che la tecnologia potrebbe fare e quello che l’utente può fare. Quello che potrebbe essere uno sforzo umano ed uno sforzo sociale deve essere considerato dal fondo del firmware nei dispositivi e nelle infrastrutture che collegano diversi dispositivi attraverso l’interfaccia grafica esteriore.”

(anche via Adam Greenfield)

1 aprile 2008
WorldChanging intervista Clay Shirky
Clay Shirky Settimana scorso ho scritto sul nuovo libro di Clay Shirky Here Comes Everybody: The Power of Organising without Organisations. Ora WorldChanging ha pubblicato una lunga intervista che Jon Lebkowski ha fatto con lui:

Clay Shirky è un influente scrittore, consulente e professore, concentrato sun internet come piattaforma sociale. E’ uno dei pensatori più in gamba che conosca per quanto riguarda il modo in cui la gente vive, ama e lavora online. Il suo nuovo libro, Here Comes Everybody:The Power of Organizing without Organizations, è stato appena pubblicato da The Penguin Press. Come intro per il Capitolo 11, su “Promise, Tool, and Bargain,” lui dice “Non c’è ricetta per un utilizzo di successo degli strumenti sociali. Invece, tutti i sistemi che funzionano sono una miscela di fattori sociali e tecnologici.” Clay ed io abbiamo fatto la seguente conversazione agli inizi di Marzo. Continueremo con una conversazione asincrona sul WELL per due settimane cominciando il 28 Maggio.

Leggi l’intervista

22 marzo 2008
Cosa dice su di te la tua città?
Cities Katie Paul di Newsweek intervista Richard Florida per scoprire come le nuove ‘classi creative’ stiano trasformando le città in tutto il mondo e cosa ldicono di noi le città che abbiamo scelto.

Ecco l’introduzione:

Il costante piagnucolare delle donne newyorchesi di Sex and the City sulle loro vite sentimentali è da imputare solamente a un espediente artistico? No, secondo l’”esperto urbano” Richard Florida, professore di economia presso l’Università di Toronto, che studia come i luoghi influenzino lo stile di vita. In un nuovo libro in uscita questa settimana, “Who’s Your City?,” Florida sostiene che il mondo è lungi dall’essere piatto, come ha detto l’opinionista del New York Times Thomas L. Friedman. Difatti, è spigoloso, ha soldi, è in continua innovazione e contiene diverse tipologie di persone che si assembrano nelle più grandi metropoli. Utilizzando dati raccolti da satelliti e sondaggi del censo, Florida descrive come una “classe creativa” di gente stia cambiando il panorama economico, aggregandosi su un set sempre più ridotto di città sempre più distanti e sperdute che mai. Inoltre, diversi tipi di questi innovatori creativi restano con i propri simili, influenzando la demografia, il mercato del lavoro e dell’accoppiamento (o il contesto degli appuntamenti) di ogni città. Quindi, nonostante i dispositivi che oggigiorno ci permettono di lavorare ovunque, dice Florida, scegliere dove vivere è più importante che mai. E, per quanto riguarda tutte le frustrazioni espresse in “Sex & the City”? Beh, date la colpa alle 210.820 donne single in più rispetto agli uomini che abitano nell’area metropolitana di New York.

Leggi l’intervista

20 marzo 2008
Libro: Here Comes Everybody
Here Comes Everybody Here Comes Everybody: The Power of Organising without Organisations di Clay Shirky è un “esame di come la diffusione a macchia d’olio delle nuove forme di interazione sociale abilitate dalla tecnologia stiano cambiando il modo in cui gli uomini formano gruppi ed esistono all’interno di essi, con profondo effetti economici e sociali a lungo termine-nel bene e nel male.”

Uno degli osservatori del potere trasformazionale delle nuove forme di interazione sociale abilitate dalla tecnologia più saggi della cultura è Clay Shirky, e Here Comes Everybody è il suo fantastico computo con le ramificazioni di tutto questo su quello che facciamo e siamo. Come Lawrence Lessig sull’effetto delle nuove tecnologie sui regimi della creazione culturale, la valutazione di Shirky sull’impatto delle nuove tecnologie sulla natura e l’utilizzo di gruppi è sorprendentemente aperta di mente, lucida e penetrante; integra le visioni di un numero di altri pensatori attraverso un ampia gamma di discipline col suo stesso lavoro pioneristico per provvedere una cornice olistica per capire le opportunità e le minacce per l’ordine esistente che queste nuove, spontanee reti di interazione sociale rappresentano. Wikinomics, sì, ma anche wikigoverno, wikicultura, wikiqualsiasi gruppo di interesse immaginabile. Una rivoluzione nell’organizzazione sociale ha avuto inizio, e Clay Shirky è il suo brillante cronista.

- Pagina del libro (Penguin)
- Sito del libro
- Recensione di Cory Doctorow su BoingBoing
- Recensione di Helen Walters e Matt Vella su Business Week
- Intervista con l’autore del Guardian
- Audio podcast su Business Week

27 febbraio 2008
Libro: We Think – innovazione di massa non produzione di massa
We Think “We Think”, il nuovo libro di Charles Leadbeater, un pensatore sull’innovazione e portavoce della creatività collettiva, è stato appena pubblicato.

Al giorno d’oggi la società non si basa più sul consumo di massa, ma sulla partecipazione innovativa di massa – come risulta chiaro nei fenomeni da Wikipedia, Youtube e Craigslist alle nuove forme di ricerca scientifica e di campagna politica. Questo nuovo modo di ‘We-think’ sta riformando il modo in cui lavoriamo, giochiamo e comunichiamo.

“We-think” tratta su cosa la nascita di questi fenomeni (non tutti hanno a che vedere con internet) significhi per il modo in cui ci organizziamo – non solo nei business digitali ma anche nelle scuole e negli ospedali, nelle città e nelle corporazioni principali. Per il punto dell’economia dell’era industriale era produzione di massa per il consumo di massa, la formula creata da Henry Ford; ma queste nuove forme di collaborazione creativa di massa annunciano l’avvento di un nuovo tipo di società, nella quale la gente vuole essere i giocatori, non gli spettatori.

Questo è un grosso cambio culturale, in quanto in questa nuova economia la gente non vuole beni e i servizi, che vengono loro recapitati, ma gli strumenti che gli permettano di prendervi parte. In “We-think” Charles Leadbeater non solo analizza questi cambiamenti, ma anche come questi ci condizioneranno e come possiamo portarne a termine la maggior parte.

Proprio come, negli ‘80, il suo “In Search of Work” ha predetto l’aumento dell’occupazione più flessibile, qui lui delinea un cambiamento cruciale che ha già degli effetti su tutti noi.

Il libro è stato parzialmente scritto online ed incorpora i commenti dei lettori su una bozza pubblicata sul web a fine 2006.

- Pagina dell’editore
- Pagina di Amazon
- Breve video di animazione

25 febbraio 2008
Il futuro della reputazione
The future of reputation E’ stato pubblicato un nuovo libro (ed è disponibile gratuitamente online) su cosa potrebbe stare accadendo alla nostra privacy e in sostanza alla nostra reputazione in un’era di informazioni personali onnipresenti.

The Future of Reputation: Gossip, Rumor, and Privacy on the Internet
di Daniel J. Solove
Yale University Press, 2007

Brulicante di chat, gruppi di discussione online, e blog, Internet offre opportunità precedentemente inpensabili per l’espressione personale e la comuncazione. Ma c’è un lato negativo nella storia. Una traccia di frammenti di informazione su di noi si mantiene per sempre nella rete, disponibile istantaneamente nella ricerca su Google. Una cronica permanente delle nostre vite private—spesso di dubbia affidabilità e a volte completamente falsa—ci seguira ovunque andiamo, accessibile ad amici, stranei, datori di lavoro, vicini, parenti e chiunque guardi. Questo libro in crescita, colmo di incredibili esempi di pettegolezzi, diffamazioni, e voci su Internet, esplora le profonde implicazioni della rete nel conflitto tra il discorso libero e la privacy.

Daniel Solove, un autorità nella legge della privacy dell’informazione, offre un affascinante resoconto su come Internet stia trasformando i pettegolezzi, il modo in cui diffamiamo gli altri, e la nostra capacità di proteggere la nostra stessa reputazione. Concentrandosi sui blog, le comunità online, cybermob e altre tendenze, lui mostra che, ironicamente, il flusso ininterrotto di informazione sulla rete può ostacolare opportunità di auto sviluppo e libertà. Le tradizionali nozioni di privacy hanno bisogno di essere riviste, sostiene l’autore: a meno che non stabiliamo un equilibrio tra privacy e discorso libero, potremmo scoprire che la libertà di Internet ci rende meno liberi.

(via Demos)

15 febbraio 2008
Libro: Mental Models – Aligning Design Strategy with User Behavior
Mental Models Rosenfeld Media ha appena pubblicato il suo primo libro Mental Models: Aligning Design Strategy With Human Behavior di Indi Young.

Non c’è un’unica metodologia per creare il prodotto perfetto—però puoi migliorare le tue probabilità. Uno dei migliori modi è quello di capire le motivazioni che hanno gli utenti per fare qualcosa. Mental Models ti da gli strumenti per aiutarti a comprendere, e a progettare per, quelle ragioni.  Il co-fondatore di Adaptive Path Indi Young ha scritto un libro per designer, manager, e chiunque altro sia interessato nel rendere il design strategico, e di successo. Mental Models è disponibile in versione brossura a colori e digitale (PDF).

E’ stata appena pubblicata un’intervista con l’autore su Boxes and Arrows. Questa copre le origini e l’evoluzione del modello mentale, come il modello sia un modo di visualizzare quasi qualunque dato di ricerca, quali scorciatoie puoi prendere per avviarti nel modello mentale con un investimento minimo di tempo, perchè portare a termine un intervista è come andare in bici, e come Webvan è andata in fallimento per aver ignorato il modello mentale dei suoi clienti.

5 febbraio 2008
Book: Subject to Change
Subject to Change Subject To Change: Creating Great Products & Services for an Uncertain World
Adaptive Path on Design
Di Peter Merholz, Todd Wilkens, Brandon Schauer, David Verba
Prima edizione Febbraio 2008 (est.)
Paperback, 184 pagine
O’Reilly Media, Inc

Per raggiungere il successo negli impredecibili e sempre in cambiamento mercati di oggi, i business competitivi hanno bisogno di riformulare le loro strategie. Invece di approcciare lo sviluppo di un nuovo prodotto dall’interno all’esterno, le aziende devono cominciare a guardare il processo dall’esterno all’interno, a cominciare dall’esperienza dell’utente. Questa è una nuova forma di pensare e lavorare che può trasformare le aziende che si sforzano per adattarsi all’ambiente del giorno d’oggi in organizzazioni innovative, agili e di successo commerciale.

Le aziende devono sviluppare una nuova serie di competenze organizzative: riserca qualitativa sul cliente per capire meglio i suoi comportamenti e le sue motivazioni; un processo di design aperto per riformulare le possibilità e trasformare le idee in buone esperienze del cliente; e una attuazione tecnologica agile per poter prototipare velocemente le idee, portandole fuori dalla lavagna al mondo dove la gente possa reagire ad esse.

In Subject to Change: Creating Great Products and Services for an Uncertain World, Adaptive Path, un’importante azienda di strategia dell’esperienza e design, dimostra come i business di successo posso e dovrebbero utilizzare l’esperienze dell’utente per ideare e dar forma ai processi di sviluppo dei prodotti, dall’inizio alla fine.

Capitoli:

  1. The experience is the product
  2. Experience as strategy
  3. New ways of understanding people
  4. Capturing complexity, building empathy
  5. Stop designing “products”
  6. The design competency
  7. The agile approach
  8. An uncertain world

Pagina dell’editore | Pagina di Amazon

(via Adaptive Path)