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  Articoli della categoria 'Identità'
27 ottobre 2009
Data mines and ideas of time
BERG I ragazzi dell’azienda di consulenza sul design BERG sono prolifici questa settimana:

Toiling in the data-mines: what data exploration feels like
di Tom Armitage

“Ci sono diversi aspetti di questo post. In parte, riguarda l’aspetto delle esplorazioni materiali quando vengono eseguite con dati. In parte, è sul ruolo del codice come strumento per esplorare i dati.  Non scriviamo molto sul codice nel sito, perché siamo principalmente interessati nei prodotti che produciamo e nell’invenzione che comportano, ma qualche volta è importante parlare dei processi e gli strumeti, e questo, credo, sia uno di quei momenti.”

“All the time in the world” talk at Design By Fire 2009, Utrecht
di Matt Jones

“Quello di cui volevo parlare oggi è come noi, come culture umane – abbiamo COSTRUITO il tempo, e come noi, come designer, possiamo DE-COSTRUIRLO e RI-COSTRUIRLO.”

15 giugno 2009
Crisi di identità in Occidente ed innovazione nel mondo in via di sviluppo
IdeasProject Ideas Project della Nokia ha pubblicato due articoli oggi:

Digital We: A (Multiple) Identity Crisis
Creiamo nuove identità digitali in modo quasi illimitato – allo stesso tempo le nuove tecnologie ci incitano ad offuscarle. È una nuova corsa alle armi digitali?

Global Vision, Local Impact
Le innovazioni tecnologiche nel mondo in via di sviluppo generano risultati duraturi

Sempre su Ideas Project c’è una video intervista con Ann Winblad, una conosciuta e rispettata imprenditrice dell’industria del software e leader tecnologica, che sostiene che muovendo la tecnologia dai server basati sulla posizione ad un ambiente virtuale, con accesso ampliato se non universale, le opportunità per l’innovazione aumentano in modo esponenziale.

12 maggio 2009
Business Innovation Factory lancia lo Student Experience Lab
BIF Il Business Innovation Factory (BIF) non profit ha lanciato ieri un nuovo laboratorio per abilitare l’innovazione nell’educazione superiore. Il laboratorio supporterà il design di soluzioni che aumenteranno i risultati dei college, miglioreranno l’esperienza degli studenti e la qualità e l’effettività del sistema educativo superiore americano. L’inaugurazione del BIF Student Experience Lab è supportata da un sussidio di $280,000 della Fondazione Lumina per l’Educazione.

Il Student Experience Lab è il secondo laboratorio BIF online, preceduto dall’Elder Experience Lab e la sua riuscita iniziativa Nursing Home of the Future del 2008.

Leggi tutto il comunicato stampa

8 marzo 2009
Quando chiunque è un amico, c’è qualcosa di privato?
privacy Randall Stross è uno scrittore del New York Times, che scandaglia il tema della privacy in un’era di social networking — argomento che è stato affrontato in modo eloquente anche da Bill Thompson, la scorsa settimana nel corso dellaconferenza LIFT.

“La popolarità di Facebook e di altri siti di social networking ha promosso la condivisione delle cose personali, dissolvendo la linea che separa il privato dal pubblico.

Con l’espandersi del raggio della condivisione dell’informazione personale da qualche amico a diversi individui raggruppati sotto l’etichetta “amici” di Facebook, la divulgazione diventa la norma e la privacy si trasforma in un pittoresco anacronismo.”

Le riflessioni di Bill Thompson vanno dritte al nocciolo della questione.

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29 gennaio 2009
“Publicy”, la rinascita della privacy
Laurent Haug Laurent Haug, un imprenditore con base a Ginevra, Svizzera e fondatore della conferenza LIFT, ha inventato un nuovo concetto: publicy.

“Ciò che accade con i social network è che pubblicano informazioni su di voi, che fanno il giro del mondo. Due generi di informazioni: quelle che si possono controllare, e quelle che non si possono controllare.

La soluzione per combattere quelle che non è possibile controllare è conosciuta da anni. Se non potete controllare la conversazione, miglioratela! Diventate l’unica sorgente di informazione su voi stessi. [...]

Una volta tornati al posto di guida, avrete di nuovo la vostra privacy. Solamente di diverso genere. Avete costruito uno spazio che potete chiamare “publicy”, o “il me plausibile”. È uno spazio credibile, dove la gente si aspetta di trovare informazioni su di voi. Qualsiasi informazione credibile che comunichiate, là verrà presa per vera dal mondo.

Quella è la vostra nuova privacy.”

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24 gennaio 2009
Il Publius Project
PubliusProject Il Publius Project è un’iniziativa del Berkman Center for Internet and Society dell’Università di Harvard, con il criptico sottotitolo: “una collezione di saggi e conversazioni sui momenti costituzionali sulla rete”.

Ecco i miei saggi preferiti:

The Polyglot Internet
Saggio di Ethan Zuckerman sulla necessità di sforzi mirati a rendere la traduzione più accessibile, facile e comune per abilitare le discussioni globali

One Missed Call?
Saggio di Ken Banks sul concentrare la nostra attenzione coda lunga del social mobile

The Latent Community in Every Webpage
SAggio di Clay Shirky sulla crescita della capacità di gruppi altrimenti scoordinati di raggiungere obiettivi condivisi

19 gennaio 2009
Taken Out of Context: American teen sociality in networked publics
danah boyd Danah Boyd è una candidata PhD presso la School of Information dell’Università di California (Berkeley) e socia del Berkman Center for Internet and Society dell Harvard Law School.

Lei ha appena pubblicato la sua tesi intitolata “Taken Out of Context: American Teen Sociality in Networked Publics“. Essa esamina come i giovani Americani socializzano in reti pubbliche come MySpace, Facebook, LiveJournal, Xanga e YouTube, e come le differenze architettoniche tra pubblici coperti e non da media influenzino la socialità, identità e cultura.

Scarica la tesi

22 settembre 2008
Manifesto della gestione dell’identità
Identity management manifesto Nel Marzo di quest’anno Trendbuero, la consulenza “per il cambio sociale”, ha organizzato il suo 13esimo Trend Day. L’argomento era “Identity Management – Recognition replaces attention”, con relatori come Richard Florida, Willem Velthoven di Mediamatic, Norbert Bolz (BANG-Design), Hartmut Esslinger di frog design, e Dick Hardt di identity 2.0.

Gli organizzatori hanno sintetizzato le interviste con gli esperti da tutto il mondo (tra cui l’autore di questo blog), le presentationi degli speaker ed i risultati di un workshop in un ampio manifesto (SlideShare, PowerPoint, PDF) che merita la pena di essere letto.

Il paper sostiene che l’odierna “attention economy” verrà seguita da una “recognition economy,” in cui le opportunità per il design continueranno ad aumentare: “La responsabilità di é obbligatoria porterà i clienti ad ottimizzare se stessi. Questo sé chiederà determinate decisioni e nuovi margini di orientamento. L’identità diventerà una nuova quantità chiave.” Il risultato è quello che gli autori chiamano “Egonomics – un’economia innestata al proprio sé.” Egonomics comprende i seguenti pilastri: Corpo: Salute; Sicurezza: Autentificazione; Rapporti: Connettività; Riconoscimento: Reputazione; Auto-aggiornamento: Creatività.

(scritto in parte con l’imput da CNet article)

15 giugno 2008
Ricerca di osservazione coinvolta
Basi Apprezzo sempre i punti di vista insoliti quindi quando la Dr.Essa Tina Basi, che si consulta con il Digital Health Group dell’Intel, mi ha contattato a proposito della sua ricerca sulle dinamiche del potere nella ricerca etnografica, contacted me about her research on power dynamics in ethnographic research, mi ha intrigato.

Lei ha recentemente presentato un paper sull’argomento, intitolato “Identity at Work and Play: Conducting Ethnography for Commercial Enterprise” presso la London Business School in un seminario che trattava in modo specifico le tematiche del genere e del potere all’interno di un contesto più ampio di una serie di seminar i sulle emozioni e la rappresentazione nella ricerca.

Ecco alcuni astratti da un articolo che mi ha mandato:

Il seminario ha radunato accademici e professionisti con interesse nelle prospettive della ricerca etnografica nel materiale generato nella ricerca.

La Dr.Essa JK Tina Basi, Direttrice di Mehfil Enterprise e ricercatrice freelance con il Digital Health Group dell’Intel in Irlanda, ha discusso il ruolo dell’identità nel dare forma al processo e ai risultati della ricerca. La sua conferenza, intitolata ‘Identity at Work and Play: Conducting Ethnography for Commercial Enterprise’, ha guardato il modo in cui il design della ricerca potrebbe inludere meglio e fare spazio per la co-costruzione delle identità sia del ricercatore che dei partecipanti alla ricerca. Attingendo da una serie di accademici femministi (Haraway, 1991; Stanley e Wise, 1993; e Wolf, 1996),la Dr.Essa Basi ha puntato verso la critica epistemologica femminista del positivismo e della ricerca ‘value free’, che sostiene che la dicotomia soggettivo/oggettivo sia falsa, e che l’oggettività sia semplicemente un nome dato alla soggettività maschile.

“Intervistare è l’arte della costruzione piuttosto che della scavazione; quindi l’obiettivo è organizzare le domande e l’ascolto in modo da creare le migliori condizioni per costruire una conoscenza significativa (Mason, 2002). La ricerca non può essere ‘igienica’, e la conoscenza si crea meglio come co-produzione tra l’intervistatore e l’intervistato (Collins, 2000), come due dialoghi intersecati: il dialogo numero uno sono le interviste dell’etnografo con informatori o le osservazioni sulla vita della gente; il dialogo due avviene tra il lavoro scritto dell’etnografo ed i lettori (Smith, 2002: 20) o i clienti. Un approccio del genere apre la strada ad una maggiore riflessività, che non riguarda solo la presentazione di sé e l’essere riflessivi sul sé, ma anche l’esposizione delle relazioni di potere ed il modo in cui queste relazioni danno forma alla conoscenza – un modo molto più autentico di condurre la ricerca, dando la precedenza a considerazioni più acute e significati più profondi.”

La Dr.Essa Basi ha presentato due esempi della ricerca Intel nel settore della sanità per mostrare la forza di un approccio dialogico alla raccolta di dati. Il lavoro di ricerca dell’Intel sul trasporto e la mobilità nell’Irlanda rurale è stato progettato in parte dal Rural Transport Programme e la ricerca sui servizi di cura sociale in Inghilterra è stato molto influenzato dalle esperienze di anziani che hanno utilizzato i servizi forniti da Age Concern.

“L’etnografia riguarda l’intervista come riguarda l’ambientazione, si tratta di costruire un rapporto, ma devi fare di più oltre che semplicemente chiacchierare. Vedi cose che la gente non può articolare, quello che loro non sanno di stare provando ad articolare. La ricerca etnografica fornisce una visione dei riti, delle pratiche, dei segni, degli innescatori nelle ambientazioni intime e negli ambienti importanti – la collocazione dell’etnografia tuttavia, porta al ricercatore a diventare vulnerabile nel processo.”

Scarica le slide

Da un occhiata anche al blog LadyGeek blog

19 maggio 2008
Nuovo paper di Demos: UK Confidential
UK Confidential Demos, il think tank britannico per la “democrazia quotidiana”, ha pubblicato il suo ultimo dossier sulla privacy.

“La trasformazione delle nostre vite sociali e l’aumento delle innovazioni sulla sorveglianza e la tecnologia ci hanno portato a pensare la privacy sia nel mezzo di una morte pubblica. Ma la privacy non sta morendo, e non possiamo neanche permettere che ciò accada.

La privacy protegge una serie di valori profondamente significativi di cui nessuna società può fare a meno; tratta dei legami e delle relazionioni che tracciamo tra di noi, le comunità e le istituzioni. La privacy sembra essere minacciata perchè la nostra percezione del suo significato è cambiata radicalmente. Questa raccolta sostiene che noi riceviamo la cultura della privacy che meritiamo. Il nostro appetito per una società connessa significa che dobbiamo ancora determinare se ci importa ancora la nostra privacy.

Questi saggi esplorano le sfide e le realtà sottostanti della privacy in una società aperta, e dibattono per un nuovo accordo tra l’individuo e la società; il pubblico e lo stato; il consumatore e il business. Per raggiungere questo, abbiamo bisogno di una partecipazione collettiva nel negoziare i termini e le condizioni della privacy del ventunesimo secolo.

La raccolta include contributi di Jonathan Bamford, Peter Bazalgette, Chris Bellamy, Peter Bradwell, Gareth Crossman, Simon Davies, Peter Fleischer, Niamh Gallagher, Tom Ilube, Markus Meissen, Perri 6, Charles Raab, Jeffrey Rosen, Robert Souhami, Zoe Williams e Marlene Winfield.”

Scarica il paper (pdf, 580 kb, 184 pagine)

9 maggio 2008
La nostra società di sorveglianza va online
Phone The Guardian recensisce un libro che sostiene che la nostra provacy sia minacciata dall’aumento della sorveglianza digitale.

Essere in grado di effettuare le proprie decisioni e mantenere le proprie opinioni senza interferenze; controllare l’informazione che vi riguarda; ed occuparsi del proprio spazio personale – questi elementi basici della privacy sono sotto minaccia, secondo un nuovo libro, The Spy in the Coffee Machine: The End of Privacy As We Know It, di Kieron O’Hara e Nigel Shadbolt, due scienziati dei computer presso l’University of Southampton.

Mentre le nosre attività offline vengono seguite dalle camere CCTV,  dalle Oyster card e dagli RFID tag, i dettagli delle nostre ricerche e dei nostri acquisti online si accumulano in dei database che sanno più di noi di quanto diremmo ai nostri più cari amici. Molti di noi inoltre trasmettono le proprie vite attraverso blog o siti di social networking. “Quando l’io di una persona come entità sociale, con storia, con transazioni, è tutta lì fuori, allora la privacy non è più la nozione di una volta”, dice Shadbolt, che è professore di intelligenza artificiale a Southampton e uno dei principali scienziati nel dare forma ai protocolli all’internet futuro.

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10 aprile 2008
Experience design e autenticità – c’è una connessione?
Authenticity Idris Mootee, uno stratega del business e dell’innovazione, esplora in un post scritto con molta nonchalance l’importanza dell’autenticità del design di esperienze.

Cosa mi dite sulle esperienze quotidiane? Spesso queste piccole esperienze (del mondo digitale o reale) non sono studiate per essere grandiose, ma in qualche modo trovano il modo di raggiungerci e ci sentiamo comodi con ciò. Non sembrano essere grandiose all’inizio e in qualche modo ci abituiamo a questo. Possono non essere posti per occosiani speciali ma rappresentano il terzo posto dove passare il nostro tempo. La gente non è amichevole perchè è stata allenata ad esserlo ma perchè semplicemente è se stessa. Si chiama autenticità. Possiamo tollerare quelle lunghe attese o qualsiase errore umano perchè sappiamo che loro sono come noi – uomini. Le questioni per cui noi tolleriamo questi singhiozziin quei posti e ci arrabbiamo se invece accade per un crollo di un servizio di una grossa azienda, che sia un hotel, una compagnia aerea o una catena diretail? Credo che abbia a che fare con l’autenticità.

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10 aprile 2008
Il futuro dell’Europa risiede nell’email
Clay Shirky Clay Shirky, autore del libro Here Comes Everybody: The Power of Organising without Organisations (vedi anche questi posts), sostiene in un breve testo che il futuro dell’Europa risiede nell’email:

“L’UE è il metodo di prova per gli effetti di Internet sul governo. Nessun altra regione multi-nazionale del mondo è andata così lontano nello smantellare il confini nazionali. All’interno dell’UE non ci sono controlli dei passaporti, non ci sono controlli alla dogana nei confini interni, e non ci sono barriere per il lavoro – qualunque cittadino di qualsiasi dei 12 paesi dell’UE può lavorare in qualsiasi altro paese dell’UE senza necessitare di un visto. Cose che gli Americani danno per scontato, come il potersi spostare di 3000 miglia per un lavoro, sono disponibili per i cittadini dell’UE per la prima volta. In altre parole, l’UE possiede la maggior parte delle insegne per un paese eccetto i cittadini, e i cittadini vengono prodotti in posti come easyQualcosa. La gente che manda lì i suoi email sono la prima generazione post-nazionale dell’Europa, la sua prima generazione Internet, il primo gruppo di persone che si può muovere  da un posto all’altro se sentono che la vita è migliore altrove. Il desiderio di questa generazione di ignorare l’identità nazionale confonderà i suoi anziani, la gente che è cresciuta convinta che sentimenti come ‘I tedeschi sono efficienti e senza senso dell’umore, mentre gli italiani sono indisciplinati e amanti del divertimento’ ha quasi una componente genetica. La nazionalità importa meno dell’economia – la generazione Internet si comporterà più da cliente che da cittadino.”

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18 marzo 2008
Una breve intervista sull’identità
Trendbuero La società di consulenza tedesca Trendbüro ha pubblicato una breve intervista con me sul tema dell’identità.

E’ parte della loro strategia per pubblicizzare il loro prossimo Trend Day, dal tema: “Identity Management – Recognition replaces attention”.

Sono in ottima compagnia: hanno anche pubblicato interviste con Richard Florida, Willem Velthoven di Mediamatic, Hartmut Esslinger di frog design, e Dick Hardt di identity 2.0.

Leggi l’intervista

15 febbraio 2008
Perchè l’immigrazione è vitale per l’innovazione
The Difference Dividend Come qualsiasi altra azienda innovativa in Europa, Experientia a volte si trova ad affrontare dure leggi sull’immigrazione. Assumere qualcuno da fuori l’UE è una sfida e a volte si finisce col perdere l’opportunità di attirare gente molto capace.

Quindi sono molto lieto di vedere qualche dibattito sull’argomento. NESTA, il Dipartimento Nationale per le Scienze, Tecnologie e le Arti Britannico, ha appena pubblicato una “provocazione” scritta da Charles Leadbeater (autore di We-Think) sul perchè l’immigrazione sia vitale per l’innovazione.

Intitolato “The Difference Dividend“, il saggio esordisce con un abbozzo sulle tre connessioni critiche tra immigrazione, innovazione e creatività, argomenta (con ragione) che il dibattito sull’immigrazione è condotto in mezzo ad una spessa nebbia di pregiudizi, aneddoti, e rumori, e descrive nel dettaglio i contributi fondamentali che l’immigrazione apporta alla nostra capacità di innovare.

Leadbeater avverte che la diversità non è sufficiente per dare luogo all’innovazione (“I costi della diversità hanno bisogno di essere ben gestiti per assicurarcene i benefici”), evidenzia come la gente abbia bisogno di confidare l’uno nell’altro per condividere le idee e costruire l’uno sui contributi dell’altro per far emergere l’innovazione, e conclude con le quattro principali implicazioni per i policymaker desiderosi di massimizzare l’impatto dell’immigrazione sull’innovazione.

Molto opportuno, in quanto il multiculturalismo è di nuovo sotto attacco in Gran Bretagna (vedi The Guardian e The Times).

8 gennaio 2008
Eataly, il supermercato esperienziale
Eataly Settimana scorsa ho visitato di nuovo Eataly, un fantastico supermercato “esperienziale”, proprio qui a Torino. Associato col movimento Slow Food, potete soffermarvici per ore sentendovi costantemente stimolati, intellettualmente, sensualmente e visualmente.

Ma non ne ho mai scritto in questi termini. Mea culpa. Mi sono ricordato di di questa mancanza solo quando ho letto lo studio del Guinness Storehouse sul sito del Design Council.

L’Atlantic Monthly lo definisce il “supermercato del futuro” [in questo articolo]

Monocle ha fatto un eccellente video reportage.

E anche il New York Times ne ha parlato, approfittando dell’opportunità per annunciare che una versione più piccola (un decimo di quella di Torino aprirà questa primavera in uno spazio su due piani di 10.000 piedi quadrati nel nuovo edificio Centria alla 18 West 48th Street a New York.

In breve, per esperimentare veramente i prodotti freschi del Piemonte dovete venire a Torino.

17 dicembre 2007
Identità rimpiazza esperienza
About “Identity” replaces “experience” come il prossimo grande concetto nel design e nel media thinking, dichiara Business Week come parte delle sue predizioni di innovazione per il 2008.

“La gente crea le sue proprie identità interagendo con prodotti e servizi. La nozione di un’esperienza dell’utente e una forma di pensare più passiva. E’ troppo del XX secolo. L’identità sarà quello che andrà nel ‘08.”

In ogni caso, il cliente resta ancora il re (e rimpiazza la competizione) e “longevità” rimpiazza “sostenibilità” (cosa di cui dubito personalmente).

4 ottobre 2007
Newsletter di Frog Design Mind sull’identità e sul significato nel mondo del design
Frog Design Mind L’ultima edizione di Frog Design Mind (permalink), la newsletter bimensile di Frog Design Inc., è dedicata all’identità e contiene un nutrito gruppo di articoli su “la sfida per trovare un nuovo senso nel crescente panorama del design”. Ecco una selezione (la prima in particolare, di Mark Rolston, è altamente raccomandata – in quanto è un eccellente articolo):
Defining The New Singularity<br /> Definire la Nuova Singolarità

Esplorando il seguente livello di convergenza: tra hardware e software, informazione ed oggetto, uomo e tecnologia.

“Come lo proponone lo scrittore Bruce Sterling, prendendo un pò in prestito da Baudrillard e applicandolo al design, noi ci stiamo avvicinando ad un era di innovazione tecnologica dove ‘c’è di più depositato sulla mappa di quanto ci sia sul territorio’. Più semplicemente, la storia riguardante una certa ‘cosa’, un prodotto o servizio che noi usiamo, eccede velocemente il valore della cosa in sè. L’identità di un prodotto non può più essere facilmente definita attraverso il fattore della sua forma, ma piuttosto per l’informazione che la racchiude, l’attraversa e che essa accumula durante il corso della sua esistenza.”

Change Agency Agenzie di Cambio e Trasformologie
Capire il potere del design per agevolare un cambio positivo nell’utente finale.

“Può lo sviluppo personale essere modellato meglio dalle tecnologie che, noi designer, creiamo? Cosa succederebbe se i prodotti e gli ambienti fossero disegnati per riconoscere le aspirazioni individuali ed agevolassero la realizzazione del potenziale dell’utente? E’ possibile che i nostri prodotti non solo cambino l’atteggiamento degli utenti, ma addirittura incoraggino al loro interno le qualità cui aspirano?”

Parenting 2.0 Genitori 2.0
I principi chiave per la creazione e la cura dell’identità online di tuo figlio.

“Il proposito di questo articolo è di fornire a te, genitore, alcuni principi basici per la navigazione nel fantastico mondo del networking sociale e del Web 2.0 con i tuoi figli – il tutto mantenendoli sicuri, socializzati ed impegnati. Non ci sono regole, guide o una filosofia del curare i figli. Ci sono solo dei principi base che ricordardano a te, e ai tuoi figli, di pensare prima di premere il tasto Invio.”

Is this how your kids see you? Il Tuo Disco Rigido Vale Più Della Tua Vita?
L’influenza della tecnologia nella esperienza collettiva delle famiglie di oggi.

“Prima della presenza di fotocamere e simile, gli uomini tramandavano le conoscenze attraverso la narrazione, intrecciando esperienze personali con un senso del luogo e del tempo. Crearono dei panorami visuali attraverso le parole, l’arte, e gli oggetti circondati. Queste narrazioni codificarono un senso di esperienza condiviso, portando il pubblico ad una comprensione collettiva della propria cultura ed ambiente. Mano a mano che le narrazioni venivano tramandate, ogni narratore diventava parte della storia – rendendola soggettiva. Nella nostra foga per salvaguardare le nostre memorie nel mondo online, abbiamo perso l’intimità della narrazione. Abbiamo fatto della rete, e non degli uni e gli altri, la più grande sorgente di esperienze, conoscenze ed opinioni condivise (spesso non sono nemmeno le nostre).”

Ravi Chhatpar Harvard Business Review: Mescolando Design e Strategia
Nell’edizione di Settembre del 2007 del Harvard Business Review, il Direttore di Strategia di Frog Ravi Chhatpar ha pubblicato il seguente articolo, delineando i benefici di un processo di design interattivo, nel quale design e strategia di business impattano direttamente tra di loro.

“Dal concetto attraverso lo sviluppo, i designer dovrebbero lavorare in parallelo con i responsabili delle decisioni delle aziende, creando prototipi per un certo numero di variazioni di un prodotto e poi testandoli con gli utenti e, se appropriato, con i partner.
Seguire come evolvono nel tempo i modi di utilizzo di un prodotto da parte dell’utente rende possibile per i designer l’individuare nuove caratteristiche desiderabili e, in alcuni casi, di creare nuove funzionalità in concomitanza con gli utenti.”

28 settembre 2007
Arrivano gli spime
Bruce Sterling Bruce Sterling si trova a Torino, città in cui abiterà fino al marzo 2008 con la moglie Jasmina Tesanovic, autrice e produttrice cinematografica.

Lui si trova qui su invito della Regione Piemonte per assolvere il ruolo di curatore del Piemonte Share Festival (marzo 2008).

La scorsa notte ha presentato la versione italiana del suo libro “Shaping Things” con una lettura ed una discussione pubblica.

Ha mostrato al pubblico intervenuto alla lettura un video molto appassionante su come sarà il mondo degli “spime”.

Tra coloro che sono intervenuti alla discussione vi sono Andrea Bairati (Assessore della Regione Piemonte), Luca De Biase (caporedattore di Nòva 24 /Il Sole 24Ore) e Claudio Germak (Politecnico di Torino – Word Design Capital Torino 2008) . La conferenza è stata moderata da Simona Lodi e Chiara Garibaldi (Share Festival).

Sebbene gli argomenti trattati siano stati molteplici, penso che il più interessante sia stato quello relativo alla sfida — per noi, per questa regione ed anche per Bruce: se Bruce abbia ragione in merito alla sua previsine circa gli spime e l’intero cambiamento di pensiero e cosa comporterà questo, e quale potrà essere la posizione italiana nel nuovo paradigma sociale, economico e culturale.

Spero che nei prossimi sei mesi, le persone di Torino, grazie agli input ed alle idee di Bruce, possano cominciare ad identficare alcune risposte al quesito.

Continua.

18 settembre 2007
Suicidio di Facebook: la fine della vita virtuale
Facebook Il Times, giornale britannico, ha dedicato un lungo articolo sul perchè gli utenti del popolare sito online di networking Facebook stiano cominciando ad eliminare il loro profilo online.

Vorrei aggiungere che l’articolo si focalizza su un utilizzo altamente personale di Facebook, e non si occupa del fatto che adesso il social networking dei professionisti è sempre più utile. Anche io ho un profilo Facebook, che uso solo per motivi professionali, e devo ammettere che non sono completamente convinto del suo valore.

“Inaugurato nel 2004 da Mark Zuckerberg, studente di Harvard, Facebook è adesso il tredicesimo motore di ricerca più utilizzato al mondo, con due milioni di membri in Gran Bretagna e 150.000 nuovi iscritti al giorno. L’offuscamento della popolarità dei Friends Reunited a causa dei media, passa a mala pena un giorno senza che la stampa parli del sito e dei suoi problemi di sicurezza relativi ai profili ed alla loro accessibilità da motori di ricerca come Google, o della restrizione mossa a Facebook da parte del 70% di aziende britanniche, tra cui British Gas e Lloyds TSB.

Considerato più popolare presso la classe media e tra gente più adulta di molti altri siti di social networking, come ad esempio MySpace e Bebo, Facebook ha recentemente effettuato un passaggio da una strategia di nicchia verso una più orientata alla massa. Allora perchè le persone decidono di realizzare trappole virtuali per i loro colli online?”

Nell’articolo The Times fornisce una serie di possibili risposte:

E’ facile essere fraintesi: ci sono molteplici spunti su siti come questo. Non è possibile cogliere il tono di voce, le espressioni facciali o il linguaggio del corpo, quindi l’interpretazione del messaggio può essere fraintesa e rendersi complicata.

I profili online non sono molto significativi: Realizzare il proprio profilo su Facebook è un modo attraverso cui gli individui si identificano, rendendoli importanti e caricandoli di significato. Ma questo atteggiamento pò indurre a disappunto quando ci si rende conto che la loro esistenza su internet è veramente insignificante. Si possono creare amicizie fittizie o conoscere gente che non si vorrebbe conoscere.

“Raramente trascorro del tempo con altre persone di presenza”: in genere le persone hanno una ristretta cerchia di amici veri. Se senti il bisogno di entrare in contatto con qualcuno del passato, devi chiederti perchè lo fai. Potrebbe essere indicativo di un problema o di infelicità o di voler ristabilire il ricordo di te più giovane. Ma molti realizzano che questa non è una soluzione, così proveranno a vivere e risolvere da soli i propri problemi.

Ritornare alla vita reale: Altri utenti dicono di aver concluso la loro vita nel mondo virtuale per molteplici motivazioni e di aver ricominciato la vita reale.

Quando le cose diventano personali si diventa vulnerabili: Il fatto che non sia possibile vedere o sentire le persone rende più semplice rivelare se stessi.

L’articolo si conlude con una guida all’uso di Facebook.

Leggi la storia