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  Articoli della categoria 'Giovani'
10 giugno 2008
Studio etnografico francese sugli adolescenti ed i cellulari
Afom Il fatto che i giovani siano più adatti ad utilizzare le utime tecnologie ha poco a che vedere con l’abilità, l’esperienza o l’accessibilità, e più con la loro relazione “non-drammatica” con queste tecnologie, come viene evidenziato dal modo in cui hanno a che fare con piccoli fallimenti e problemi tecnologici.

Questo è uno dei risultati di un recente studio tecnografico condotto dal French Interdisciplinary Group on Information and Communication Process (Gripic) per conto dell’Associazione Francese di Operatori di Telefonia Mobile, e trascritto per intero su InternetActu (sito in Francese).

Riassumendo in altre parole, Gripic dice:

“Non può connetterti se hai paura degli errori e del DIY-ing. Una volta, uno doveva imparare. Ora uno deve esperimentare. L’uso non è più qualcosa che viene alla fine di un apprendistato – è l’apprendistato in sé.”

I ricercatori hanno anche osservato la praticca della condivisione di cellulari:

“C’è una tendenza in crescita di condividere tra gli adoloscenti. I telefonini sono sempre di più oggetti che circolano all’interno di un gruppo, in particolare quando hanno perso, rotto o è stato rubato il loro personale. I ricercatori Gripic sono stati sorpresi nello scoprire che un certo numero di adolescenti non hanno nemmeno il loro proprio cellulare, ma semplicemente un “cellulare di rimpiazzo”: un oggetto effimero, non-sacro, economico e destinato alla circolazione. L’unica cosa che conta è che funzioni.” [...]

“Infatti, per gli adulti il cellulare è un dispositivo iper-personale, una scatola nera intima con informazioni che devono assolutamente essere protette. Per gli adolescenti d’altro canto, il cellulare è spesso poco intimo e confidenziale come i loro blog. Sono invece identità ed esibizione dei propri spazi, con “gallerie” di foto, suonerie, video, e musica da condividere con una comunità di pari: archiviare ha senso solo se si può condividere.”

Gripic vede l’uso del cellulare degli adolescenti non più come “emblema di una società individualistica”, ma piuttosto come “riflesso di atteggiamenti collettivi e collaborativi”.

Sempre nello studio, molte considerazioni sul come i cellulari vengano utilizzati nelle scuole e nelle relazioni tra genitori e figli.

Se leggete il francese, dovreste leggere l’intero post di InternetActu, ma anche sare un’occhiata ai vari downloads disponibili nel sito della French Association of Mobile Operators (ASOM).

2 giugno 2008
AP fa uso dell’etnografia per ripensare le notizie nell’era digitale
Rethinking news Lo scorso anno, Associated Press ha commissionato al Context-Based Research Group di Baltimora di condurre uno studio etnografico focalizzandosi sugli abiti di fruizione delle notizie tra i giovani consumatori digitali in sei città attorno al mondo.

L’impulso per questa ricerca deriva dal riconoscere che sta avvenendo un cambiamento significativo nel modi di fruire delle notizie tra le generazioni più giovani.

La principale scoperta dello studio è stata che i soggetti sono stati sovraccaricati di fatti ed aggiornamenti e hanno avuto difficoltà ad approfondire sul passato e la risoluzione delle vicende.

Il report, che verrà presentato oggi presso il World Editors Forum di Goteborg, Svezia, struttura le scoperte dello studio in una serie di titoli con brevi descrizioni di una pagina:

  • Le notizie sono collegate all’e-mail
  • Il controllare di continuo è collegato alla noia
  • Gli stili di vita contemporanei hanno un impatto sulla fruizione delle notizie
  • I consumatori vogliono approfondimenti ma non li ottengono
  • Le notizie sono multitask
  • I consumatori stanno esperimentando stanchezza da notizie
  • La televisione impatta sulle aspettative dei consumatori
  • La risoluzione della vicenda è chiave
  • Le notizie prendono lavoro oggi ma creano valuta sociale

Queste considerazioni di ricerca hanno aiutato AP a progettare un nuovo modello affinché la distribuzione delle notizie vada incontro alle necessità dei giovani adulti, che stanno impulsando il cambiamento dai media tradizionali alle notizie digitali.

In essenza, AP ha capito che il modo in cui si consumano le notizie nello spazio digitale da parte dei giovani coincide col come essi stiano migliorando nel raccogliere notizie e nello sviluppo dei progetti, e che essi possono costruire su questo flusso di lavoro per sviluppare nuovi modelli di distribuzione che incontrino le necessità della gente.

“A capo di queste iniziative c’è un nuovo processo fondamentale di raccolta di notizie nel settore chiamato “1-2-3 Filing.” Il nome descrive un nuovo flusso di lavoro editoriale che inizia con un titolare  di allerta per le notizie, seguito da un breve articolo al presente utilizzabile su internet e da chi trasmette. Il terzo passo è aggiungere dettagli e formattare gli articoli nella forma più appropriata per le varie piattaforme di informazione.”

Questo ha portato ad un nuovo ‘Top Stories Desk‘ presso la sede di AP a New York, dove “i redattori su quella scrivania sono portati a considerare il significato complessivo di un determinato numero di articoli ogni giorno e di fornira la prospettiva e una visione proiettata nel futuro che possa migliorare il loro svilupo attraverso tutte le piattaforme media.

AP ha anche lanciato dei grandi progetti di sviluppo di nuovi contenuti nell’informazione riguardante intrattenimento, sport e finanze per creare più punti di ingresso per i consumatori che desiderano contenuti più ampi e profondi in quelle categoriem così come un esaustivo servizio di notizie per cellulare “per distribuire notizie, di qualsiasi categoria, su una piattaforma frequentemente utilizzata dal pubblico giovanile.”

Finalmente, AP ha perseguito attivamente la creazione di contenuti con più “valuta sociale” per consumatori attraverso nuovi servizi come Ask AP, aggiungendo spiegazioni interattive, concependo modalità di articoli alternativi, o fornendo ulteriore contesti come è stato fatto in “Measure of a Nation”.

“Queste iniziative presso AP, grandi e piccole, sono nate da un tentativo concertato di pensare alle notizie dal punto di vista dell’utente finale, ri-enfatizzando una dimensione della raccolta e la redazione delle notizie che può andare persa nel trambusto  del ciclo delle notizie giornaliere. Lo studio del consumatore ha fornito un’importante convalida per quell’approccio, così come una struttura continuativa per pensare all’innovazione del futuro.”

I redattori del Telegraph a Londra stanno seguendo un approccio simile e hanno assistito ad un grande salto nel traffico del sito del quotidiano. Lo studio si conclude con una casistica che descrive come il Telegraph abbia adottato l’assetto di un’operazione di trasmissione di notizie per passare velocemente da titolari a brevi articoli a pacchetti multimediali completi online per aumentare i lettori.

- Leggi l’articolo

- Scarica il report (pdf, 3.6 mb, 71 pagine)

1 giugno 2008
Serie di lezioni della Biblioteca del Congresso sui “nativi digitali”
Digital spot Il John W. Kluge Center presso la Biblioteca del Congresso sta organizzando una serie di lezioni divisa in quattro parti sui “Digital Natives,” riferendosi alla generazione che è cresciuta avendo il computer come parte naturale della sua vita, specialmente i giovani che si trovano attualmente nella scuola e nell’università.

La serie cerca di comprendere le pratiche e la cultura dei nativi digitali, le implicazioni culturali del fenomeno e l’implicazione per l’educazione nelle scuole, università e biblioteche.

Un articolo del Washington Times di oggi e alcuni comunicati stampa della Biblioteca del Congresso forniscono ulteriori considerazioni:

[La serie] è iniziata il 7 Aprile con l’esperto in sviluppo dei bambini Edith K. Ackermann (sito) sul tema “The Anthropology of Digital Natives” (video).

Il Washington Times scrive: “Ms. Ackermann, una scienziata ospite al Massachusetts Institute of Technology, ha parlato quasi con affetto dell’affinità dei giovani con la condivisione, “persino prima di pensare”, e della loro “essere affascinati dalla libertà”, definito, in parte, nell’avere “la capacità di fare la cosa giusta anche se non possiedono tutta la conoscenza”. Per via della loro affinità per scrivere ed attingere da sorgenti disponibili su internet e per i siti di networking sociale, lei conclude che “la distanza tra leggere e scrivere si sta riducendo”.

Il 12 Maggio, è stata presentata una vivace difesa della generazione digitale da parte dello scrittore Steven Berlin Johnson (sito) basata sul suo best-seller, “Everything Bad is Good for You” (wikipedia). [Il video non è ancora disponibile].

Stando ad un comunicato stampa della Biblioteca del Congresso, Johnson ha discusso la risposta alla sua argomentazione sul fatto che la cultura popolare stia diventando più complessa e stimolante per la cognizione, e non stia precipitando in un denominatore comune più basso. Ha anche parlato del futuro dei libri in quest’era digitale.

Michael Wesch (site), professore assistente di antropologia culturale presso la Kansas State University, è l’uomo dietro al video “The Machine Is Us/ing Us“, che con più di di 600.000 visualizzazioni è diventato una sorta di fenomeno. Welsch parlerà del sito di condivisione di video di tre anni in una lezione intitolata “The Anthropology of YouTube” il 23 Giugno.

“E’ stato caricato più materiale video su Youtube negli ultimi sei mesi di quello che è stato trasmesso su tutte le reti principali combinate, stando all’antropologo culturale Michael Wesch. Circa l’88 per cento è contenuto originale e nuovo, creato per lo più da gente conosciunta in precendenza come “il pubblico”.

Stando a Wesch, ci sono voluti decine di migliaia di anni prima che emergesse la scrittura dopo che gli uomini parlarono per la prima volta. Ci sono volute altre migliaia prima che nascesse l’imprenta ed alcune centinaia ancora per il telegrafo. Oggi emerge un nuovo mezzo di comunicazione ogni volta che qualcuno crea una nuova applicazione web. “Un Flickr qui, un Twitter là, ed emerge una nuova forma di relazionarsi con gli altri”, dice Wesch. “Vengono realizzati nuovi generi di conversazione, argomentazione e collaborazione.”

Nella sua presentazione, Wesch discuterà la ricerca del suo team Digital Ethnography presso la Kansas State University sugli aspetti culturali di YouTube.”

Douglas Rushkoff (sito), un professore di teoria dei media presso l’Università di New York che ha scritto di recente un dossier per il think tank britannico Demos, chiuderà la serie con una lezione intitolata “Open Source Reality” il 30 Giugno.

Le serie saranno eventualmente disponibili su webcast video.

L’articolo del Washington Times fa inoltre riferimento ad alcune altre risorse, tra cui Digital Native, un progetto di ricerca accademica internazionale online che esplora il “panorama dei media digitali” e le sue implicazioni. (Date un’occhiata ai link a fine pagina).

A proposito, date un’occhiata anche alla bellissima illustrazione che Linas Garsys ha fatto per il Washington Times. Cliccate sull’immagine a sinistra per vederla per intero.

27 aprile 2008
Prime scoperte presentate di uno studio sui bambini negli ambienti digitali
Digital youth Un gruppo di ricercatori dall’University of Southern California e l’University of California a Berkeley hanno presentato le loro prime scoperte di uno dei maggiori studi etnografici sui bambini negli ambienti digitali.

Kids’ Informal Learning with Digital Media: An Ethnographic Investigation of Innovative Knowledge Cultures è un progetto collaborativo di tre anni fondato dalla Fondazione John D. and Catherine T. MacArthur. Portato avanti da ricercatori all’University of Southern California e University of California, Berkeley, il progetto sulla gioventù digitale esplora come i bambini usano i media nelle loro vite quotidiane.

Lo studio mostra una nuova generazione che sta “auto-pubblicando, programmando, e spostando i limiti di quello che si può fare online”, il che da loro “un senso di competenza, autonomia, auto-determinazione e connettività”.

Ma – mostra la ricerca – non stanno imparando a fare questo a scuola.

L’intera ricerca verrà pubblicata più avanti quest’anno.

- Leggi di più: news.com | UC Berkeley News

- Appunti, danah boyd, UC Berkeley

24 aprile 2008
Scrittura, tecnologia ed adolescenti
PEW_logo The International Herald Tribune scrive sull’ultimo studio del Pew Internet and American Life Project sull’impatto della tecnologia sul modo di scrivere degli adolescenti americani.

“Non c’è niente da ridere: nonostante i migliori sforzi di mantenere formali i compiti di scrittura della scuola, due terzi degli adolescenti americani ammettono su un sondaggio che le emoticon e altri stili informali sono riusciti a prendere piede.

Il Pew Internet and American Life Project, in uno studio pubblicato Giovedì, ha anche scoperto che gli adolescenti che curano un blog o fanno uso di siti di networking sociale come Facebook o Myspace hanno una maggiore tendenza a inserire elementi nonstandard nei compiti.

I risultati possono dare ai genitori, insegnanti ed altri un :( – un gesto di disapprovazione per il resto di noi – anche se gli autori dello studio non perdono la speranza.”

Leggi tutto l’articolo

6 aprile 2008
Nuovo report britannico sui bambini e la tecnologia
Byron Review Il Dipartimento Britannico per i Bambini, Scuole e Famiglie ha inaugurato settimana scorsa il suo Byron Review into Children and New Technology.

Esso contiene un esaustivo pacchetto di misure per aiutare i bambini ed i giovani a fare la maggior parte di internet ed i videogiochi, e nel frattempo proteggerli da materiali inappropriati, e stabilisce un ambizioso piano d’azione per far lavorare insieme i Governo, l’industria e le famiglie per sostenere la sicurezza dei bambini online e per ridurre l’accesso ai videogiochi per adulti.

Questo report ha portato ad una estesa copertura da parte dei mezzi della comunicazione e al dibattito.

BBC News sommarizza il report e fornisce una visione di insieme delle reazioni.

DK di MediaSnackers è piuttosto tiepido nella sua reazione ed identifica tre aree che il report non copre:

  • bambini vs giovani—demografia molto diversa in termini del loro utilizzo e le loro aspettative su internet/tecnologia. C’è il pericolo di cercare di sviluppare strategie che soddisfino entrambi i gruppi insieme;
  • internet o giocare con i videogiochi—sicuramente queste sono due attività molto diverse ma nel report spesso vengono raggruppate insieme;
  • regolazione del social networking—qualsiasi piano per regolare questi spazi online sarà quasi impossibile da attuare e tanto meno  coordinare (per via del totale di piattaforme e gli approcci internazionali—guardate questo).
22 marzo 2008
Il lato umano della legge di Moore
Robert X. Cringely Robert X. Cringely, è lo pseudonimo del giornalista di tecnologia Mark Stephens, che è il presentatore e lo scrittore della miniserie di successo “Electric Money”, ha firmato un polemico articolo sulla cultura e la tecnologia:

“Si avvicina una guerra della tecnologia. In realtà è già qui ma molti di noi non se ne sono ancora accorti. Non è una guerra sulla tecnologia ma per via della tecnologia, una guerra per il come noi come cultura abbracciamo la tecnologia. E’ una guerra che minaccia istituzuioni venerabili e, fino ad un certo punto, minaccia quello che molta gente considera il proprio modo di vivere. E’ una guerra che ci cambiera tutti fondamentalmente ed inevitabilmente, in modo irrevocabile. Le prime battaglie sono state combattute nelle nostre scuole. E so già chi saranno i vincitori.

Questa è una guerra per il come rispondiamo alla Legge di Moore come cultura e società.”

Un po’ più avanti nell’articolo c’è la sua dichiarazione chiave:

“Abbiamo raggiunto il punto nella nostra (disparata) adattazione sociale all’informatica ed alla tecnologia della comunicazione nel quale le generazioni tecniche più giovani hanno una tale autorità da essere impazienti e pronte a liberarsi di istituzioni che molti di noi ritengono essenziali, centrali e persino immortali. Sono pronti a disfarsi delle nostre scuole.”

Leggi tutta la storia

26 gennaio 2008
La “Google Generation” è un mito, dice una nuova ricerca britannica
Google generation Un nuovo studio capovolge la supposizione generale che la ‘Google Generation’ – i giovani nati o cresciuti nell’era di Internet – è la più colta per quanto riguarda la rete.

Il primo studio virtuale longitudinale portato a termine dal gruppo di ricerca CIBER dell’University College London dichiara che, nonostante i giovani dimostrino un apparente facilità e familiarità con i computer, essi fanno molto affidamento sui motori di ricerca, danno uno sguardo anzichè leggere e non possiedono le capacità critiche e analitiche per valutare l’informazione che trovano sulla rete.

Il resoconto Information Behaviour of the Researcher of the Future (pdf, 1.7 mb) mostra anche che i tratti del carattere che sono comunemente associati agli utenti più giovani – impazienza nella ricerca e nella navigazione, e nessuna tolleranza per qualsiasi ritardo nel soddisfare le loro necessità di informazione – stanno diventando la norma per ogni fascia di età, dai giovani pupilli ai professori.

Commissionato dalla British Library e il JISC (Joint Information Systems Committee), lo studio fa appello alle biblioteche affinchè rispondano con urgenza alle necessità in cambiamento dei ricercatori e degli altri utenti. Puntare al virtuale è essenziale e imparare quello che vogliono i ricercatori è cruciale se le biblioteche non vogliono diventare obsolete. “Le biblioteche in generale non stanno al passo con le richieste di servizi che siano integrati e consistenti con la loro più ampia esperienza di internet”, dice il dottor Ian Rowlands, principale autore del resoconto.

I risultati mandano anche un forte messaggio al governo. Se il Regno Unito vuole restare una grande economia della conoscenza con una prossima generazione di ricercatori ben preparata..

Leggi tutto il comunicato stampa

11 gennaio 2008
“La tecnologia è qualsiasi cosa che non fosse presente quando sei nato”
Digital Youth In un post di un blog, Danah Boyd (una studentessa presso la Berkeley Ph.D e ricercatrice di Harvard) racconta la storia di una madre che descrive come l’approccio di sua figlia allo shopping sia completamente diverso al suo.

“Utilizzando Google e una varietà di siti di shopping online, Mary cercava vestiti online, vedendo quali stili le piacevano e cosa fosse considerato stiloso quell’anno. Poi, Mary e le sue amiche andavano al grande magazzino locale portando con loro le macchine fotografiche (anche se sono proibite). Si provavano addosso i vestiti, fotografandosi tra di loro. Una volta a casa, Mary caricava le foto sul suo Facebook e chiedeva al suo gruppo di amici di commentare quelle che piacessero loro di più. Basandosi sulle risposte, lei decideva quale vestito comprare, ma senza dire niente a nessuno perchè voleva che la sua scelta fosse una sorpresa. Anzichè tornare al negozio, Mary comprava il vestito online ad un prezzo più economico basandosi sull’informazione che si era segnata dall’etichetta quando aveva visto il vestito inizialmente. Lei ha scelto l’opzione più economica perchè sua madre le ha dato un budget fisso per lo shopping; questo le ha permesso di spendere il resto in accessori.”

Boyd analizza ulteriormente questo:

Negli ‘80, Alan Kay dichiarò che “la tecnologia è qualsiasi cosa che non fosse presente quando sei nato.” In altre parole, quello che è percepito come tecnologia dagli adulti spesso è diffusissimo se non invisibile tra i giovani. Nel raccontare questa storia, la madre di Mary era perplessa dalle scelte tecnologiche effettuate dalla figlia. Tuttavia, probabilmente, Mary vedeva le sue scelte in modo pratico: ricerca, prova, raccolta di opinioni, acquisto. Le sue scelte erano per massimizzare le sue opzioni, effettuare una scelta che fosse socialmente accettata, e comperare il vestito al prezzo più economico. Le sue scelte non miravano a massimizzare la tecnologia, ma a utilizzarla per ottimizzare quello che le importava.

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(via FutureLab)

3 dicembre 2007
Usabilità mobile per gli adolescenti
Teenagers In un articolo per UXmatters, Hilary Cooldige di Molecular recensisce l’attuale ricerca sulla telefonia mobile e gli adolescenti, discute sulla ricerca sull’utente contestuale e sugli studi sul campo dell’usabilità mobile, e presenta alcuni dei risultati dei suoi stessi studi sul campo.

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27 ottobre 2007
ComDays07 / Stefana Broadbent: Le 20 persone con cui comunichiamo
Stefana Broadbent Bruno Giussani scrive su una recente conferenza tenuta dall’antropologa di Swisscom Stefana Broadbent su come la gente utilizzi realmente la tecnologia. Il discorso è stato tenuto in occasione della conferenza 6th Communication Days presso Bienne, Svizzera.

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19 settembre 2007
I francesi e i loro telefoni cellulari
The French and their mobiles Pochi giorni fa, ho tradotto un articolo dal giornale francese Le Monde su una ricerca francese in merito all’ “uso collettivo del cellulare”.

L’Associazione Francese di Operatori Mobili ha adesso pubblicato l’intero studio (pdf, 630 kb, 156 pagine), assieme a un comunicato stampa/sintesi di tre pagine.

Per vari motivi ho deciso di dedicare il tempo necessario alla traduzione dell’intera sintesi:

- Lo studio è molto interessante e i risultati significativi, nuovi e altamente innovativi;

- Si conosce ben poco della ricerca antropologica francese sulla tecnologia mobile;

- Persite un bombardamento del mondo anglosassone e solo piccoli tentativi realizzati da altri paesi.

Purtroppo, tradurre lo studio stesso va  ben oltre le mie capacità, quindi spero che la stessa Associazione Francese di Operatori Mobili si occuperà di rendere lo studio disponibile in lingua inglese – potete fare la medesima richiesta alla stessa associazione contattandola tramite e-mail all’indirizzo info@afomobiles.org.

LE PRINCIPALI CONCLUSIONI DEL NUOVO STUDIO SOCIOLOGICO SULLA TELEFONIA MOBILE IN FRANCIA 2007

L’Associazione Francese di Operatori Mobili (AFOM) ha chiesto all’ufficio Discours and Pratiques di condurre uno studio sulla telefonia mobile all’interno della società francese nel 2007.

Cinque ricercatori di scienze dell’informazione e della comunicazione [sociologia, scienza dell'informazione, scienza della comunicazione, filosofia e letteratura], tutti membri di GRIPIC (il gruppo di ricerca della CELSA school), ha lavorato sullo studio per sei mesi, conducendo un centinaio di inteviste in profondità, e osservazioni antropologiche in varie località (Parigi e i suoi sobborghi, Marsiglia, Strasburgo, Creuse e varie località sciistiche) e situazioni.

I ricercatori hanno provato a comprendere le modalità di “fare ed essere” che accompagna l’uso del telefonino per la strada, nei bar, nei ristoranti, ai giardini pubblici, nelle stazioni ferroviarie, negli appartamenti, nelle case di vacanza, presso le aziende, nelle librerie e sui mezzi di trasporto: il tutto senza ricadere nelle tradizionali categorizzazioni sociali. Per cogliere la dimensione simbolica del telefono cellulare, la ricerca ha anche rivestito aree ancora non coinvolte in tale tipologia di ricerca: il cinema, gli spettacoli televisivi e la litteratura.

Lo studio è stato condotto da Anne Jarrigeon e Joëlle Menrath, due ricercatrici già coinvolte nel precedente studio di GRIPIC sulla telefonia mobile all’interno della società francese, realizzato tra il 2004 ed il 2005.

I punti principali dello studio del 2007 sono:

1. Il telefonino non è più uno strumento d’uso personale. Nel 2007 si è integrato in pratiche collettive sia in famiglia sia tra amici.

I telefonini sono sempre più oggetti che circolano all’interno di un gruppo. Il proprietario non è più il solo a maneggiarlo, controllarlo ed utilizzarlo.

I telefonini possono consentire gli scambi basati sull’ammontare di credito residuo prima della fine del mese ed in base agli orari dedicati alle chiamate gratuite. Ciò può portare a una scelta collettiva degli operatori, dei piani tariffari e delle carte prepagate, con il solo obiettivo di ottimizzare i costi di un gruppo.

All’interno della famiglia, il cellulare rinforza il ruolo asimmetrico e l’impronta della relazione genitori-figli: mentre i genitori non si preoccupano dei soldi quando chiamano i figli, i figli tendono a risparmiare soldi, facendo squilli ai genitori in attesa di essere richiamati.

Il telefonino dei ragazzi è gestito congiuntamente. Se ne occupano i genitori, sopratutto le madri, che lo utilizzano come un’opportunità di scambio ed un modo per i ragazzi di imparare a gestire un budget finanziario.

All’interno di un gruppo di amici, i cellulari servono a definire ruoli e affinità. E’ possibile trovare l’esperto così come l’utente con qualche difficoltà, il “banker” che ha sempre un po’ di credito, ed il “borrower” che chiede sempre di poter inviare sms o minuti per chiamate (senza mai ricambiare).

Oltre a queste regole, i cellulari creano relazioni esclusive con coloro le cui telefonate si basano spesso sulle offerte di tariffe e sulla loro compatibilità.

2. I francesi hanno relazioni ambivalenti emutevoli  con il loro cellulare. Nel 2007, i telefonini si son trasformati da oggetti personali a oggetti transitori, da intimi a visibili.

Se il telefonino è un “oggetto d’impronta personale”, al quale la persona può attaccarsi emozionalmente e attraverso cui può rispecchiare la propria identità, è anche un “oggetto transitorio” da cui l’utente può facilmente staccarsi, perchè dopo tutto è un dispositivo che i giovani utenti vedono come qualcosa che prima o poi verrà sostituito perché obsoleto, rotto, perso oppure rubato.

Se il telefono cellulare è un’intima “scatola nera” in cui la persona immagazzina gli archivi di una vita intera (contatti, sms, foto…), rapresenta anche:

  • per adulti, l’album che raggruppa tutte le foto che in passato venivano conservate nel portafoglio, nonché un oggetto in cui si tutelano  i segreti da intrusioni esterne (ad esempio da un partner che può ascoltare i messaggi o controllare l’elenco delle chiamate effettuate…),
  • per gli adolescenti, il luogo in cui riporre le collezioni personali (immagini, toni di chiamata, …), che è possibile condividere e mostrare come un museo.

3. Si sono consolidate nuove convenzioni sociali attorno al telefonino.

Una chiamata può facilmente essere interrotta (“Adesso devo andare”, “Non ti sento più”, “Mi si sta scaricando il cellulare”, “Sono arrivato”). Con un telefono cellulare, porre fine ad una telefonata è consentito senza per questo essere considerati scortesi.

Chiamare qualcuno sul cellulare significa lasciarlo libero di rispondere o meno. E’ un mezzo di comunicazione che viene sempre più visto come uno strumento non-intrusivo di reperibilità.

Nuove regole si stanno affermando anche in campo economico, in merito ai “limiti di spesa”, o “pagare il conto” come al ristorante, o alla maleducazione del prolungare la durata della conversazione solo perché la telefonata è gratuita.

4. L’uso del cellulare è retto più da esempi che da regole o divieti.

Oggigiorno ci sono molte regole che proibiscono l’uso del cellulare come al lavoro, negli spazi pubblici o a scuola. Spesso queste regole non vengono rispettate.

Inambiti dove ci si sente scrutati (ufficio, treno, sala d’attesa…), l’utilizzo è auto-regolato in base a ciò che le persone considerano tollerabile e appropriato.

A scuola, il cellulare si aggiunge a una serie di strumenti che esulano dalla lezione e portano divertimento e distrazione, sostituendo altri tradizionali mezzi di distrazione già usati in passato. Rappresentano un’ulteriore sfida per gli insegnanti che vogliano mantenere l’attenzione degli alunni.

Confisca sembra la sanzione più efficace a scuola anche se l’utente del telefono confiscato non è il proprietario (perchè spesso il cellulare circola nel gruppo) e anche se i genitori si oppongono alla sanzione perchè questa impedisce loro di raggiungere i figli (incluso – per alcuni – nel corso della lezione).

Siccome le regole spesso non sono rispettate, il comportamento esemplare è spesso più efficace di una proibizione. Quando qualcuno decide di non usare il proprio cellulare in vacanza, a cena, durante una riunione o con la famiglia, si riesce a dissuadere più facilmente le persone dall’utilizzo.

Tuttavia, tali esemplari comportamenti necessitano di una costante vigilanza, poiché qualsiasi utilizzo del cellulare può trasformarsi in un precedente di cui gli altri facilmente possono approfittarsi.

5. Molte linee di pensiero sociologico e filosofico riguardano i comportamenti osservati e i risultati riscontrati nel corso dello studio.

Mentre i cellulari sono spesso proposti come oggetti tipici di una società individualista, nella realtà si osserva un diffuso comportamento collettivo e collaborativo riguardante tale dispositivo di comunicazione, sia in famiglia sia tra amici.

Pur essendo spesso ritenuto responsabile di creare una bolla che isola l’utente assorbito dalla conversazione dalle persone che lo circondano, in realtà è stata riscontrata la diffusione di comportamenti di persone che intervengono nella telefonata, che interrompono l’utente stesso o lo interpellano su qualcos’altro.

E, mentre il cellulare è spesso dipinto come uno strumento che serve a colmare vuoti e lacune, si osservano numerose situazioni in cui questo oggetto dà la possibilità di agire e reagire, consente di immortalare un’esperienza e di portare un valore aggiunto a ciò di cui si fa l’esperienza, che può esser descritto come uno stato di benessere e di piacere.

Inoltre il telefonino è spesso, anche al di fuori della ricerca degli esperti, menzionato in una discussione sul comportamento improprio, le persone intervistate non ne parlano e osservano sempre meno segni di esasperazione o di imbarazzo nella vita pubblica.

6. Il cellulare è visto come un “mezzo standard” che consente di scattare foto amatoriali e realizzazione filmati.

Le immagini sul telefonino sono viste come immagini precarie, spesso di qualità incerta, da non stampare e da non condividere. Queste immagini riprendono sempre una descrizione di qualcosa da vedere. Servono a creare ricordi e a provare che quacuno era veramente presente all’evento di cui si parla (ad esempio un concerto o una il passaggio di una celebrità…).

Le immagini sono integrate all’interno di numerosi framework di referimento che precedono la telefonata: il giornalismo di ogni giorno e la propria vita, immagini familiari spontanee si contrappongono a falsi divertimenti, il sensazionalismo che salta fuori nel tentativo di fissare azioni brevi, chiare, efficienti e d’impatto.

Più scene spettacolari possono innalzare sfide che inducono al grottesco, al divertente, al macabro, o persino alla violenza.Questo è il fenomeno che guida i videos gag, gli MTV Jackass ed i cosidetti ’snuff movies’. Le aggressioni filmate sul cellulare sono una delle più recenti espressioni di questo fenomeno (sebbene l’espressione ‘happy slapping’ non è stata utilizzata dagli intervistati nello studio).

I nostri amici diInternetActu, che pure scrivono di questo studio, sottolineano la conclusione degli autori della ricerca “il cellulare del 2007 non è proprio come il cellulare nel 2007:

“La sua presenza massiccia e apparentemente irreversibile in tutte le sfere della vita fa pensare che i suoi utilizzi possano essere banalizzati o neutralizzati. Non ci sono prove in questo senso. […] Mentre il suo impiego convenzionale è più stabile di quanto non lo fosse nel 2005, adesso l’impiego tradizionale è condiviso con nuovi utilizzi, collegati a nuove tecnologie di cui gli utenti si appropriano, o creati da loro stessi nella pratica quotidiana.

[…] Ciò che sorprende è che il cellulare non ha avuto la sua esplosione quando sono state aggiunte nuove funzionalità, ma continua ad avere per le persone la funzione di telefono, anche se lo utilizzano per i più svariati motivi. Tuttavia, va ben oltre questo. Il cellulare non è stato concepito come un coltelllino svizzero polifunzionale, ma è stato reinventato in ogni suo utilizzo come un ‘oggetto integralmente concepito’: un dispositivo per scrivere i messaggi, una fotocamera, un sistema di voice mail… Si tratta di un oggetto dotato della facoltà di metamorfosi. Da quanto visto nel contesto di altri dispositivi, il telefonino sembra essere oggi parte di una più vasta collezione [o 'ecosistema'] di dispositivi di comunicazione, che include altri dispositivi […]. La ricerca sugli effetti che il cellulare ha sulle persone  sembra assumere oggi una rilevanza maggiore rispetto allo studio su come ottimizzare le prestazioni e l’integrazione dei diversi strumenti.”

30 agosto 2007
Il redesign utente-centrico di Penguin
Penguin Books La casa editrice Penguin e Dorling Kindersley, entrambi facenti parte del Penguin Group, hanno recenteemente portato a termine un progetto per il rilancio dei loro siti web che ha previsto un potenziamento dell’interazione e della navigazione degli utenti.

Il rinnovo era di vasta portata – il team ha adottato un approccio utente-centrico, con attività di testing e planning approfondite, al fine di rinvenire nuove modalità di concezione del marketing relativo ai libri all’interno del sito web.

Il gruppo di lavoro ha lavorato anche sul lancio di nuovi siti per incrementare il livello di coinvolgimento dei consumatori – uno orientato ai giovani chiamato spinebreakers.co.uk, che coinvolge gli adolescenti nel suo stesso sviluppo.

E-Consultancy, la casa editrice britannica online, ha pubblicato sul web un’intervista al manager dello sviluppo di Penguin e DK, Jeanette Angell, che ha parlato delle motivazioni sottostanti il progetto e le tecniche impiegate nel suo sviluppo.

Leggi l’intervista

26 luglio 2007
Nokia Trends Lab
Nokia Trends Lab Il Nokia Trends Lab è il nuovo perno centrale virtuale e fisico al tempo dell’esperienza di mobilità dell’azienda. Si presenta come un’iniziativa di co-creazione, tramite il quale Nokia vuole consentire ai cretivi di spingere i confini dell’impiego della mobilità come parte del processo creativo.

Numerosi esperimenti hanno preso forma all’interno di questo nuovo laboratorio, inerenti varie discipline creative, dalla musica, alla fotografia, ai film, al design.

Laboratorio di Musica
Include tutti i generi, compositori, Dj, produttori, creatori di toni e designer di suoni.

Laboratorio di Fotografia
Riguardante tutti i generi e gli stili.

Laboratorio di Design
Include lo sviluppo di software, attività di product design, tematiche di moda, creazione multimediale, grafica, contenuti interattivi e del web, VJ, illustrazioni, design di installazione e illuminazione.

Laboratorio Film
Comprendente fotografie dei film, effetti speciali, design dei personaggi ed animazione, animazione computerizzata e pop promos, documentari ed installazioni dei film.

Inoltre, c’è il Nokia Trends Lab Live, con performance dal vivvo che hanno luogo in numerose città europee.

I Nokia Trends Labs sono presenti in molti paesi, tra cui Francia, Germania, Italia e Lituania.

Il European Nokia Trends Lab sembra essere la seconda versione di un precedente progetto, Nokia Trends, con fori radici Latino-Americane. I Nokia trends sono presenti in Argentina, Austria, Brasile, Colombia, Europa, Messico e Svizzera, e sono stati introdotti come segue:

“Nokia Trends è un’assoluto successo per le persone in tono con i principali trend di espressione umana e tecnologica, capaci di unire il passato con i nuovi artisti.

Creato in brasile nel 2004 ed in seguito esportato in America Latina ed Europa in paesi come Messico, Francia e Russia, il Nokia Trends è un’esperienza che propone differenti modalità di consumo e di produzione di arte d’avanguardia e musica via mezzi elettronici – specialmenti mezzi di mobilità.”

24 luglio 2007
I giovani ed il mondo della tecnologia
Surfing [Reuters] – Secondo una ricerca, Mentre i giovani utenti accolgono il Web con amici virtuali o reali, ed il celllare mai lontano, relativamente pochi sono coloro che apprezzano la tecnologia in paesi come il Brasile, l’India o la Cina.

Solamente in pochi pensano alla tecnologia come ad una concezione, e appena il 16% utilizza termini come “social networking”, secondo quanto emerso da due indagini combinate pubblicate martedì dalla Microsoft e dalle unità di Viacom, MTV Networks e Nickelodeon. Le ricerche da cui sono emersi tali risultati hanno coinvolto ragazzi dagli 8 ai 24 anni di età.

“I giovani non interpretano la “tecnologia” come un’entità separata – fa parte della loro vita,” afferma Andrew Davidson, vicepresidente di MTV’s VBS International Insight unit.

Discutendo con loro sul ruolo della tecnologia nella loro vita, sarebbe come parlare con i ragazzi degli anni ‘80 sul ruolo giocato dal park swing o dal telefono nella loro vita sociale — è invisibile.”

Le indagini hanno coinvolto 18.000 giovani di 16 paesi inclusi UK, U.S., Cina, Giappone, Canada e Messico.

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16 luglio 2007
TV e computer allevano la generazione di ’screen kids’
TV kids The Guardian riferisce di un nuovo report che mostra come i ragazzi stiano mettendo sempre più da parte la vita in famiglia a causa della tecnologia.

TV e computer sono i “babysitter elettronici” per la nuova generazione di bambini sempre più materialisti. Lo studio dipinge un quadro dei “ragazzi schermo” che spendono molto tempo a guardare la TV o a navigare su internet nella loro stanza, senza la supervisione degli adulti.

Il report Watching, Wanting and Wellbeing realizzato dal Consiglio Nazionale dei Consumatori ha rivelato che la metà dei bambini di famiglie benestanti coinvolti nella ricerca ed il 97% di bambini dai nove ai 13 anni appartenenti a famiglie meno abbienti possiede una TV nella propria stanza.

I bambini di aree più povere apprezzano sei volte di più guardare la TV durante la cena. Mentre un quarto di ragazzi afferma di guardare la TV a pranzo di domenica, mentre solo 30 ragazzi di famiglie più agiate fanno lo stesso. Il report dell’NCC lega il tempo dedicato a guardare la TV con una maggiore esposizione al marketing ed a più elevati livelli di materialismo.

Gli autori, Agnes Nairn, Jo Ormrod e Paul Bottomley, hanno anche scoperto che i bambini materialistici sono più abituati a discutere con i propri familiari degli altri, hanno una più bassa opinione dei loro genitori e soffrono di bassa autostima.

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- Scarica il report (pdf, 250 kb, 65 pagine)

29 giugno 2007
Alex e Lucie di Alcatel-Lucent sull’esperienza utente-centrica
IMS Il sito web di Alcatel-Lucent, il fornitore di soluzioni di comunicazione globali, contiene un’intera sezione dedicata all’esperienza utente-centrica, che costituisce anche la prima voce del menu.

“Così come l’utente finale richiede in modo sempre crescente un’esperienza di comunicazione più sofisticata che si adatti alle sue personali necessità, porlo al centro del nostro lavoro consente di competere con successo. Con le applicazioni e le soluzioni utente-centriche di Alcatel-Lucent sarà possibile conquistare un ruolo unico nel mettere a disposizione esperienze di comunicazioni ricche per i consumatori come per le aziende — in ogni momento, in ogni luogo, e su qualsiasi dispositivo.”

La sezione contiene molto materiale, incluse:

29 giugno 2007
Carphone Warehouse studia il ruolo del telefono cellulare nella nostra vita quotidiana
Carphone Warehouse Il retailer britannico Carphone Warehouse ha pubblicato le ultime scoperte di Mobile Life che rivelano il forte attaccamento delle persone ai loro telefoni, ormai divenuti parte integrante della vita moderna.

Lo studio, che fu realizzatoin collaborazione con la London School of Economics (LSE) e Lord Philip Gould, include anche i risultati di un esperimento etnografico che ha privato 24 persone dei loro cellulari per una settimana, per comprendere come questi dispositivi influenzino il comportamento dell’individuo.

Risultati

  • Una persona su tre non rinuncerebbe al suo cellulare per un milione di sterline e più, con le donne più decise in tal senso.
  • 76% delle persone ritiene che disporre del telefonino costituisca una necessità sociale.
  • 85% delle persone pensa che avere un telefono cellulare sia condizione vitale per mantenere la qualità della vita.
  • Un ragazzo su 5 tra i 16 ed i 24 anni ritiene che il cellulare peggiori la qualità della loro vita.
  • Molti giovani adulti che hanno preso parte all’esperimento percepiscono i telefonini non come semplici strumenti ma piuttosto come elemento importante della vita per sentirsi parte di un gruppo di amici.
  • Molti giovani tra i 16 ed i 24 anni preferirebbero rinunciare all’alcohol, alla cioccolata, al sesso, al te ed al caffè piuttosto che vivere senza cellulare per un mese.

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- Vai al sito Mobile Life (con download di report e video)

23 maggio 2007
La rivista Receiver di Vodafone è “a casa”

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Vodafone Receiver magazine L’ultimo numero della rivista Receiver della Vodafone (#18) è intitolato “a casa” ed è introdotto come segue:

I media digitali stanno invadendo il tema della connettività e l’ambiente domestico: la casa (per i giovani la propria stanza) è divenuta il centro del mondo connesso. Mentre, infatti, un tempo le tecnologie di comunicazione erano fornite esclusivamente dal mondo del lavoro- adesso forniscono alle persone i mezzi di socializzazione che per lungo tempo sono stati dati per scontato. La tecnologia è divenuta intuitiva ed onnipresente ed induce i sociologi a parlare di privatizzazione del pubblico attraverso le comunicazioni e la frammentazione e/o espansione del concetto di casa. Come mai?

Alcuni degli articoli contenuti:

Adesso la rivista dispone anche di un proprio blog.

17 maggio 2007
Giovani donne quale gruppo dominante online dello stato britannico
UK internet population La BBC rileva come da una ricerca condotta dalla Nielsen/NetRatings, sia emerso che le giovani donne rappresentano, al momento, il più rilevante gruppo online dello stato britannico.

Le donne tra i 18 ed i 34 anni costituiscono il 18% dell’intero popolo britannico di utenti della rete.

Sono coloro che trascorrono più tempo online – il 27% in più dei loro compagni di sesso maschile.

Tra gli uomini utenti della rete, un posto di rilievo è occupato dagli uomini sopra i 50 anni.

Tutto ciò potrà sorprendere notevolmente quanti coloro pensassero che internet fosse largamente dominato dal popolo dei giovani uomini.

Il terzo sito web più frequentato dalle giovani donne risulta essere The Full Experience Company, basato sul concetto di regalo:

“Smart Box™ offre ai destinatari del dono, la scelta tra 40 differenti attività, da soggiorni in spa a pernottamenti in hotel francesi, tutte accumanate da un preciso tema. La persona che vuole “regalare”, dovrà limitarsi a scegliere il tema e non la specifica attività, nè tantomeno la data, il posto, o l’esperienza: queste sono tutte decisioni rimesse ai beneficiari del regalo.

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- Scarica il comunicato stampa (pdf, 128 kb, 2 pagine)