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  Articoli della categoria 'Etnografia'
7 Maggio 2008
Studio etnografico su come i bambini interagiscono col web
Parenting 2.0 Consumer Reports WebWatch ha pubblicato i risultati di uno studio etnografico su come i bambiniinteragiscono con gli ambienti online.

Lo studio, “Like Taking Candy from a Baby: How Young Children Interact with Online Environments,” ha utilizzato metodi etnografici e si è focalizzato sui bambini più piccoli, dai 2½ agli 8 anni.

Per lo studio, i genitori di 10 famiglie hanno utilizzato telecamere per fornire insight sul modo in cui i bambini utilizzano siti come Club Penguin, Webkinz, Nick Jr., Barbie.com ed altri. I filmati, che possono essere visti su www.youtube.com/cwwkids, illustrano come i bambini reagiscono alla pubblicità e alle tattiche di marketing online.

Il mondo digitale offre ai bambini un mondo di opportunità di giocare e imparare. Ma persino in questo piccolo campione di 10 famiglie lo studio ha trovato—troppo facilmente, in diverse cirscostanze—ripetuti esempi di tentativi di manipolazione dei bambini con fini commerciali.

Le principali scoperte dello studio:

  • Anche i più giovani vanno online.
  • Internet è un mezzo altamente commerciale.
  • I siti web spesso stuzzicano i bambini, presentando opzioni attraenti e persino minacce di perdere le loro crezioni online a meno che non facciano un acquisto.
  • La maggior parte dei siti osservati promuovono l’idea del consumismo.
  • I loghi e i nomi dei brand sono onnipresenti.
  • Vengono utilizzate frequentemente subdole tattiche di branding.
  • I giochi osservati variano ampiamente in qualità, valore educativo, e nell’adeguatezza alle capacità dei bambini.

Il sommario esecutivo dello studio (contenuto al riterno del report da scaricare), contiene anche una serie di raccomandazioni per i genitori, editori e policy maker.

Il report è stato scritto da Warren Buckleitner, Ph.D., un consulente di Consumer Reports WebWatch. Buckleitner è un redattore di Children’s Technology Review, un periodico sul media interattivo per bambini. Lui è anche il fondatore di Mediatech Foundation, un centro comunitario di tecnologia pubblico nonprofit a Flemington, N.J.

Comunicato stampa
Scarica il report (pdf, 58 pagine)

4 Maggio 2008
I recenti immigranti in testa all’utilizzo avanzato dei cellulari, sia in Europe che negli USA
Latino boy on mobile phone Lo scorso anno, il The Economist ha pubblicato un articolo sulla ricerca etnografica presso Swisscom. Una delle scoperte che sottolineava era che i lavoratori immigranti sono gli utenti di tecnologie della comunicazione più avanzati:

“Sono i migratori, piuttosto i secchioni, ad emergere come gli adottanti ‘più aggressivi’ dei nuovi strumenti di comunicazione, dice [l’antropologa della Swisscom Stefana] Broadbent. Le famiglie separate con forti legami e risorse limitate sono ricorse ai servizi voice-over-internet, IM e webcam, i quali sono tutti economici o gratuiti. Vanno online anche per ricevere notizie o scaricare musica da casa.”

La stessa tendenza è presente negli Stati Uniti, con i Latini che contano sul cellulare per ottenere servizi più di altri [grandi] gruppi etnici, ricorrendo ad esso per messaggi, scaricare musica, navigare in internet e gestione della posta elettronica, come scritto dal San Francisco Chronicle.

“Stando a [un sondaggio del Pew Internet & American Life Project rilasciato lo scorso mese], in un giorno qualunque, i Latini sono i più propensi ad usare il cellulare per mandare e ricevere messaggi, giocare, mandare o ricevere e-mail, accedere ad Internet, sentire musica, o scaricare una mappa. Il cinquantasei per cento dei Latini ha dichiarato di fare almeno una di queste azioni, in confronto al 50 per cento degli Afroamericani ed il 38 per cento dei bianchi.

I numeri sono sostenuti da un sondaggio Forrester Research dello scorso anno che ha scoperto che i Latini sono più propensi degli altri utenti a mandare messaggi di testo, con immagini o e-mail, controllare il meteo, ricevere notizie, ricercare intrattenimento, gestire i conti e ricevere aggiornamenti sulle azioni attraverso i propri cellulari.”

In modo interessante, “il cellulare in alcuni casi si usa come computer principale per i Latini, nel processo di costruzione di un ponte per il cosiddetto digital divide che esiste ancora per alcuni gruppi di minoranze e disavvantaggiati.”

L’articolo menziona molte ragioni per questo: economiche (reddito medio famigliare più basso, quindi minore accesso alla banda larga da casa), demografiche (famiglia ed amici sono sparsi per gli Stati Uniti e oltre il confine), e culturali (si da maggior valore al restare in contatto con famiglia ed amici).

Ma anche se queste minoranze etniche sono utenti avanzati, le aziende di marketing di cellulare li considera interessati solo alle offerte più economiche: “Hendrik Schouten, direttore di marketing per il segmento Latino presso AT&T, ha detto che gli utenti Latini cercavano i cellulari più economici ed erano più propensi ad utilizzare piani prepagati per via dei budget limitati.” Sembra che ora questo stia cambiando.

28 Aprile 2008
Cell surfing 2008
Buongiorno Buongiorno ha incaricato una ricerca qualitativa nel Novembre 2007 per capire il comportamento nei confronti ell’internet mobile della gente tra i 18 e i 34 anni nella Gran Bretagna — il ruolo che occupa nelle loro vite, i temi chiave nel dare forma al loro comportamento, e cosa ci sia in stallo per il futuro del contenuto mobile.

La ricerca si è avvalsa del metodo ‘Deep Dive’, che comprende interviste a domicilio, uscite con gli intervistati, diari, nonché un ‘Torture Test’, in virtù del quale è stato vietato l’accesso al PC per cinque giorni agli intervistati per osservare il vero potenziale della connessione a Internet da cellulare.

Sebbene ci sia un intero sito dedicato al progetto, ancora non ho idea di quali siano i veri risultati della ricerca. Ecco cosa dice il comuinicato stampa:

I principali risultati di uno studio qualitativo commissionato da Buongiorno sono:

  • Appassionati e Pragmatici: nello scenario della connessione da cellulare, sono state rivelate due attitudini chiave nei confronti dei cellulari e della navigazione
  • La navigazione su cellulare dipende princialmente da quattro ragioni: socializzare; ricercare informazione o intrattenimento; proseguimento di azioni iniziate sul PC/internet; scaricare contenuti (musica, video, giochi)
  • Virtuoso o Vizioso? La confidenza con la tecnologia determina la relazione col mezzo e l’utilizzo di determinati servizi
  • L’impatto della convergenza: c’è ancora molta strada da percorrere!
27 Aprile 2008
Prime scoperte presentate di uno studio sui bambini negli ambienti digitali
Digital youth Un gruppo di ricercatori dall’University of Southern California e l’University of California a Berkeley hanno presentato le loro prime scoperte di uno dei maggiori studi etnografici sui bambini negli ambienti digitali.

Kids’ Informal Learning with Digital Media: An Ethnographic Investigation of Innovative Knowledge Cultures è un progetto collaborativo di tre anni fondato dalla Fondazione John D. and Catherine T. MacArthur. Portato avanti da ricercatori all’University of Southern California e University of California, Berkeley, il progetto sulla gioventù digitale esplora come i bambini usano i media nelle loro vite quotidiane.

Lo studio mostra una nuova generazione che sta “auto-pubblicando, programmando, e spostando i limiti di quello che si può fare online”, il che da loro “un senso di competenza, autonomia, auto-determinazione e connettività”.

Ma - mostra la ricerca - non stanno imparando a fare questo a scuola.

L’intera ricerca verrà pubblicata più avanti quest’anno.

- Leggi di più: news.com | UC Berkeley News

- Appunti, danah boyd, UC Berkeley

24 Aprile 2008
U² Understanding Users - un workshop a Bruxelles
U² Design Flanders e Flanders In Shape organizzano una conferenza e un corso di formazione di un giorno sul user-centred design nel Parlamento Fiammingo a Bruxelles il 22 Maggio.

Jan-Christoph Zoels e Mark Vanderbeeken (l’autore di questo blog) di Experientia si occupano del workshop del pomeriggio sull’etnografia.

La pagina web dell’evento spiega l’importanza dell’empatia nella creazione di un’esperienza dell’utente di successo ed enfatizza la rilevanza di un design user-centred per le aziende piccole-medie.

La giornata inizierà con una serie di presentazioni:

Il pomeriggio presenta quattro workshop paralleli:

  • Workshop 1: Justin Knecht del Centre for Design Innovation (Irlanda) fornirà un pratico manuale ‘DIY’ per capire gli utenti (principalmente mirato agli SME).
  • Workshop 2: Jan-Christoph Zoels e Mark Vanderbeeken di Experientia (Italia) mostreranno la ‘ricerca etnografica’ come nuovo metodo di innovazione.
  • Workshop 3: Jurgen Oskamp e Tim Ruytjens di Achilles Associates (Belgio) mostreranno l’uso di ‘personas’.
  • Workshop 4: Valerie L’heureux del Human Interface Group (Belgio) discuterà ‘Design Patterns, una tecnica perfetta per l’user-centred design’.

Patricia Ceysens, Ministra Fiamminga dell’Economia, Impresa, Scienza, Innovazione ed Scambio Estero, terrà il discorso di chiusura.

Programma and registrazione: www.ucd.be

13 Aprile 2008
L’IT non riguarda la tecnologia
Tom Austin Fast Company intervista il ricercatore Gartner Tom Austin sul perchè il vostro capo di  Information Technology dovrebbe essere un antropologo culturale e sul perchè dovreste pensarci due volte prima di bloccare YouTube.

“Una nuova specie di Tecnologo dell’Informazione sta emergendo dal brodo primordiale del Web 2.0 — gli scienziati sociali e gli umanisti che si concentrato sul comportamento umano più che sul codice software. Così dice Tom Austin, un ricercatore con Gartner, Inc., un’azienda di ricerca e consulenza sulla tecnologia dell’informazione. Austin crede che le scienze sociali diventeranno più importanti per i dipartimenti di IT dell’IT stessa. A seconda che i sistemi dei computer diventano sempre più automatici e trasparenti, l’attenzione si sposterà sul come usare questi strumenti come lubrificanti sociali nei posti di lavoro. A questo punto lui spiega il perchè le aziende dovrebbero preoccuparsi di meno di bloccare siti di networking sociale come Facebook e MySpace e più sull’utilizzare il networking sociale per migliorare la collaborazione e la produttività.”

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13 Aprile 2008
I cellulari salveranno il mondo
Jan Chipchase Daniel Lende ha scritto un buon sommario sullo speciale sun Jan Chipchase sul New York Times magazine, sul blog “Neuroanthropology”.

Lui pensa che “il mondo sta per assistere ad una trasformazione per via della convergenza di quattro fattori: processi impulsati dalla gente, cambio per il resto, scienza centrata sull’uomo, e metodi emergenti”.

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12 Aprile 2008
Jan Chipchase sul New York Times Magazine
Jan Chipchase Chipchase sbarca sulle pagine del New York Times Magazine.

L’antropologo dell’utente della Nokia Jan Chipchase sta diventando molto popolare. Un giorno dopo il The Economist, uno dei più grandi quotidiani al mondo ha appena pubblicato uno speciale di 6.000 parole su du lui, nella sua rinomata Magazine.

“Chipchase ha 38 anni, uno slanciato nativo della Gran Bretagna la cui ampia fronte e le sue alte sopracciglie si combinano per dargli l’aria di qualcuno che si sorprende facilmente, il che nel suo lavoro è di certo vantaggio. Negli ultimi sette anni, ha lavorato per l’azienda di telefonia finlandese Nokia come “ricercatore sul comportamento umano”. Viene anche definito “antropologo dell’utente”. Per uno straneo, il lavoro può sembrare decisamente obliquo. La sua missione, definita a grandi linee, è quella di osservare la vita di altra gente, accumulare tutta l’informazione possibile sul comportamento umano per poter fornire informazioni utili all’azienda — alle squadre di designer e tecnologi e gente che si occupa di marketing che potrebbero non aver mai messo piede da un barbiere Vietnamita ma che apprezzerebbero immensamente che quel barbiere un giorno comprasse un Nokia.”

Jan, complimenti!

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11 Aprile 2008
Il sito di The Economist presenta un video di Jan Chipchase
Digital Nomads Il The Economist ha chiesto all’”antropologo dell’utente” della Nokia Jan Chipchase di auto-documentare la sua vita da nomade a Tokyo e Seattle, facendo foto e inviendo messaggi col telefono.

Questo video è parte dello special report di The Economist sulla mobilità e sui “nomadi digitali”.

Guarda il video

8 Aprile 2008
Icon Magazine sulla video etnografia (e la sua etica)
Video ethnography La rivista di architettura e design Icon ha pubblicato nel suo ultimo numero un articolo di 4 pagine sulla video etnografia.

“Le scoperte dei video etnografi sono polvere d’oro per i loro clienti e la video etnografia è diventata una delle tecniche di ricerca di moda che ogni azienda all’avanguardia offre. La tecnologia dell’osservazione ravvicinata in tempo reale, utilizzando attrezzature digitali leggere, gioca un ruolo sempre più significativo nel processo di design. Se vuoi saperne di più sulla gente che utilizzerà un prodotto o un servizio, o esplorare il potenziale per creare nuovi prodotti, chiama un video etnografo per filmare i vostri soggetti dove vivono o lavorano. […]

La video etnografia è una tecnica estremamente potente quindi è sconvolgente che, in un’epoca in cui le camere di sorveglianza ci osservano costantemente, i designer sembrano essere ampiamente incuranti dei problemi etici che questo solleva. Il risultato di una ricerca di video etnografia potrebbero, certamente, essere completamente altruistici, comportando una comprensione delle necessità umane che può essere solo un guadagno. D’altro canto, le scoperte potrebbero fornire alle aziende delle considerazioni sulle nostre motivazioni che potrebbero essere utilizzati per spingerci a comprare i loro prodotti e scegliere i loro servizi, senza neanche sapere il come o il perchè abbiamo abboccato alla loro esca. Se le forme di persuasione subdole diventano il proposito abituale della video etnografia, allora è una tecnica che una comunità di design responsabile dovrebbe supportare?”

L’articolo è piuttosto preoccupato con le implicazioni etiche dell’utilizzare la video etnografia ai fini della ricerca di mercato e continua:

“Nonostante la nuova retorica dell’empatia e dell’inclusività, di coinvolgere l’utente e capire le necessità della gente, la persona dietro la telecamera occupa una posizione di autorità in relazione al soggetto. Questo non è meno reale semplicemente per il fatto che sia nascosto da un soffice velo di sentimenti cordiali. Quando il risultato della ricerca è di beneficio sociale, come è nel caso della sanità, pochi avrebbero da ridire sulla tecnica. Il problema risiede nella confusione tipica del secolo XXI tra il capire meglio la gente per aiutarla e il capirla meglio per manipolare il loro comportamento da consumatori.”

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6 Aprile 2008
Progettare per il prossimo miliardo di consumatori
Next billion Niti Bhan e David Tait, che sono specializzati in ricerca e strategia per i mercati emergenti, hanno collaborato recentemente con Experientia su un’approfondita ricerca etnografica in Africa.

Anche se non possiamo rivelare il nome del cliente ne il tipo di ricerca, Niti e Dave hanno condensato le loro considerazioni su quello che significa progettare per i mercati emergenti su un lungo articolo per Core77.

“Recenti osservazioni sul settore dello stile di vita e del comportamento degli acquirenti dei gruppi socio-economici più poveri dell’Africa ci hanno portato alla conclusione che i loro criteri nella scelta dei prodotti e nelle decisioni si basano  su un set di valori completamente diverso da quello che influenzano il design della maggior parte dei prodotti per il consumo di oggi. Una combinazione di fattori come la cultura e la storia locale, così come l’esperienza quotidiana di  fare i conti con una vita di avversità, portano ad un punto di vista diverso nel fare acquisti.” […]

“Semplicemente adattare tecniche e strumenti provenienti dai mercati esistenti non servirà; devi costruire da zero e aggiornare tutte le tue supposizioni. Cominciare dall’inizio significa progettare prodotti ed strategie che siano rilevanti ed enfatizzino i valori importanti per il tuo nuovo cliente.”

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Non vediamo l’ora di collaborare di nuovo con loro in futuro.

29 Febbraio 2008
Ricerca etnografica nello svilupo di dispositivi medici
Observation Stephen Wilcox descrive su Medical Device Link come la ricerca etnografica, quando usata correttamente, possa fornire dati concreti per guidare le scelte di business di un’azienda di dispositivi.

L’utilizzo della ricerca etnografica sta diventando sempre più comune nello sviluppo di dispositivi medici. Tuttavia, la sua relativa onnipresenza fa sorgere un importante quesito: Come può acquisire validità la ricerca etnografica? Per validità intendo il grado di precisione che le scoperte della ricerca raggiungono nello esporre i fatti del mondo reale che si propongono descrivere.

Non sempre si applica la questione della validità alla ricerca etnografica, almeno non a tutte le ricerche a cui viene applicato il termine etnografico. Molte delle cosiddette ricerche etnografiche—forse la maggior parte di esse—sono pensate semplicemente per generare idee, cioè, per stimolare la creatività. Inevitabilmente, quando i componenti dei gruppi di progettazione di dispositivi vanno sul campo ed osservano direttamente come i loro dispositivi ed altri dispositivi vengono utilizzati, si generano opinioni e nuove idee. Questo è certamente un obiettivo ragionevole e produttivo per la ricerca sul campo.

Tuttavia, c’è un altro fine, forse più ambizioso, al quale può venire applicato la ricerca etnografica—per guidare le scelte di business riguardanti lo sviluppo di nuovi prodotti, per esempio, per determinare di quali nuovi dispositivi si ha bisogno, quali caratteristiche dovrebbero avere i nuovi dispositivi, e così via. Quello a cui ammontano le “scelte guida di business”, ovviamente, è fornire informazioni per determinare quanti milioni, o decine di milioni, o persino centinaia di milioni di dollari per la ricerca e sviluppo possono essere spesi nel modo più produttivo.

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27 Febbraio 2008
Il design incontra la ricerca
Target research Gain, la pubblicazione di business e design dell’AIGA, pare essersi nuovamente svegliata (dopo un lungo periodo di sonno). Il suo ultimo contributo, intitolato Design Meets Research, è di Debbie Millman e Mike Bainbridge, entrambi di Sterling Brands, una delle aziende principali di indentità dei brand degli Stati Uniti. Millman è inoltre redattore di Gain.

Le ricerche qualitative e quantitative sul mercato spesso ottengono un cattivo rapporto con l’industria del design grafico—e col mondo del marketing in generale. Quelli che si oppongono fortemente alla pratica sostengono che dato che i clienti generalmente si trovano scomodi con i cambiamenti, qualunque tipo di ricerca che indaghi su qualcosa di veramente innovativo o rivoluzionario potrebbe spaventare la gente. Quelli che sono scettici questionano la natura delle dinamiche del comportamento coinvolte nelle ambientazioni di gruppi artificiali. Persino quelli che hanno semplicemente qualche dubbio ammetteranno che la ricerca può trattenere la creatività. […]

[Tuttavia,] c’è un gruppo di consulenti di brand e antropologhi culturali che credono che non sia la ricerca in se il problema. Piuttosto sono il cattivo uso che si fa di questa, il tipo di concetti di design e stimoli che vengono testati, e come i dati siano analizzati spesso da risultare difettosi. Quando utilizzata bene, la ricerca non dovrebbe soffocare la creatività ma piuttosto offrire ai designer ispirazione e concentrazione.

Gli autori poi continuano con una descrizione di alcuni dei perni della moderna ricerca di mercato: ricerca etnografica, focus group, e test online. Per ognuno di essi sono inclusi i vantaggi, le difficoltà e un commento complessivo.

In autunno AIGA organizza la sua Gain: AIGA Business and Design Conference biennale a New York City.

19 Febbraio 2008
Il lato femminile della tecnologia
Woman with mobile phone Il Boston Globe riflette su cosa stia accadendo ora che le donne hanno sempre più influenza in un mondo high-tech che è stato in gran parte construito e maneggiato da uomini, e come questo cambi la tecnologia in se.

Nessuno potrebbe argomentare che i megapixel siano mascolini o che i gigabyte abbiano un genere. Ma mentre gadget e siti web diventano parte integrante della vita vita quotidiana, un mondo high-tech che è stato in gran parte construito e maneggiato da uomini sta ricevendo il tocco femminile.

Le fotocamere digitali, i cellulari e le reti sociali online sembrano essere unisex - ma i sociologi sostengono che ogni prodotto sia cablato in modi subdoli che riflettono le supposizioni culturali dei suoi produttori.

In un mondo tecnologico che è stato dominato dagli uomini, un numero sempre più grande di aziende si stanno accorgendo che “femminilizzare” i loro prodotti - fondamentalmente, nel mettere stile e funzionalità nello stesso piano di potenza e velocità - è buono per gli affari.

“Le donne dicono ‘Senti, ho sempre esigenze sul mio tempo - bambini o mariti o genitori o suoceri . . . non voglio tecnologia che richieda di starci dietro troppo tempo,” ha detto Genevieve Bell, un antropologa presso l’Intel Corp. la quale ha aiutato durante l’ultima decade a spingere l’azienda a considerare i clienti nelle sue scelte di ingegneria. “Rende le donne punti di riferimento interessanti per l’usabilità.”

L’articolo fa riferimento ad uno studio sull’intrattenimento della Nokia, intitolato ‘A Glimpse of the Next Episode’ (comunicato stampa | download), ma contiente anche alcune considerazioni interessanti sulle future interfacce degli utenti.

Leggi tutto l’articolo

14 Febbraio 2008
Sessione di user experience alla conferenza LIFT
LIFT08 Ci sono diversi blog sulla sessione sull’esperienza dell’utente della recente conferenza LIFT.

Leggi cosa hanno da dire Nicolas Nova, Tom Hume, e Bruno Giussani.

8 Febbraio 2008
Video di LIFT online
LIFT08 La conferenza LIFT ha avuto inzio mercoledì e sfortunatamente non vi ho potuto prendere parte per questioni di lavoro (comunque il nostro partner  Jan-Christoph Zoels è lì). Ma c’è una soluzione: quindici presentazioni posso già essere visualizzate online.

Guardate Genevieve Bell (Intel), Paul Dourish (UC-Irvine), Bruce Sterling e Younghee Yung (Nokia) per nominarne alcuni, o leggete quello che Bruno Giussani ha da dire.

5 Febbraio 2008
Dove la tecnologia incontra l’antropologia, la conservazione e lo sviluppo
kiwanja.net Kiwanja.net è un’iniziativa molto interessante, condotta dall’antropologo Ken Banks, che aiuta le organizzazioni non-profit locali, nazionali e internazionali  nei paesi in via di sviluppo (principalmente in Africa) a fare un uso migliore dell’informazione e delle tecnologie di comunicazione nel loro lavoro.

Il sito di Kiwanja contiene anche un’ottima galleria di foto e un blog che raccomando caldamente.

(via textually.org)

2 Febbraio 2008
Jan Chipchase della Nokia sulla condivisione di cellulari
Shared phone practices Jan Chipchase, il noto antropologo della Nokia, ha appena pubblicato un post sul suo blog, un sommario esecutivo, e un elaborato (ppt, 7 mb, 70 pagine) che esplora la condivisione dei cellulari nei mercati emergenti ed il suo funzionamento.

“Gran parte della crescita nell’industria delle telecomunicazioni viene dai mercati emergenti - posti come l’India e l’Africa - e per molti dei nuovi consumatori la prima esperienza di telefonia mobile avviene per mezzo di un cellulare condiviso. Questo articolo usa il termine condiviso nel senso di utilizzo di base orientato sul prendere e prestare piuttosto che sul ‘guarda le foto che ho scattato alla festa dell’altra sera’. La condivisione di cellulari non si limita solo all’uso personale - dalle strade del Cairo a Kampala stanno sorgendo chioschi con poco più di un cellurare e un’insegna che pubblicizza tariffe di chiamata. Cosa succede quando la gente condivide un oggetto che è stato inerentemente progettato per l’uso personale? E basandosi sul come e il perchè la gente condivide, in che modo possono essere riprogettati i dispositivi e i servizi per ottimizzare l’esperienza dell’utente? Davvero, dovrebbero essere riprogettati?”

26 Gennaio 2008
Pubblicazioni recenti del prof. Paul Dourish
Paul Dourish Putting People First presenta regolarmente il lavoro del professore dell’UC Irvine Paul Dourish, il cui interesse ricade sulle aree di incrocio tra la scienza dei computer, l’antropologia, l’ubiquitous computing, mobilità, design e HCI.

Ecco alcune delle pubblicazioni più recenti di questo prolifico ricercatore:

Brewer, J., Bassoli, A., Martin, K., Dourish, P., e Mainwaring, S. 2007. Underground Aesthetics: Rethinking Urban Computing. IEEE Pervasive Computing, 6(3), Luglio-Settembre, 39-45

Uno studio etnografico e una proposta di design per un’applicazione di scambio di musica suggeriscono come può aiutare a riconsiderare il design dell’urban computing il situare esplicitamente al primo piano le qualità esperienziali della vita urbana.

Dourish, P. 2007. Seeing Like an Interface. Proc. Australasian Computer-Human Interaction Conference OzCHI 2007 (Adelaide, Australia)

I sistemi mobili e di ubiquitous computing stanno diventanto sempre più interessanti per i ricercatori di HCI. Spesso, questo ha significato considerare i modi in cui potremmo trasferire le applicazioni desktop ai dispositivi e contesti mobili. In ogni caso, noi non solo esperimentia le esperienze sul luogo - esperimentiamo anche le ambientazioni quotidiane attraverso le tecnologie a nostra disposizione. Traendo spunto dalla ricerca antropologica, abbozzo un modo alternativo di pensare alla relazione tra tecnologia e “vedere” la vita e gli spazi quotidiani.

Brewer, J., Mainwaring, S., and Dourish, P. 2008. Aesthetic Journeys. Proc. ACM Conf. Designing Interactive Systems DIS 2008 (Cape Town, South Africa)

I ricercatori e i designer stanno creando sempre più tecnologie per supportare la mobilità urbana. Tuttavia, non è ancora chiaro di che mobilità si tratti. I questo scritto useremo la nozione di viaggi estetici per riconsiderare la relazione tra spazi urbani, gente e tecnologie. Il lavoro sul sistema di pullman nell’Orange County e sulla metropolitana a Londra porta ad un dibattito sul come dovremmo iniziare a progettare per molteplici mobilità.

Williams, A., Dourish, P., and Anderson, K. 2008. Anchored Mobilities: Mobile Technology and Transnational Migration. Proc. ACM Conf. Designing Interactive Systems DIS 2008 (Cape Town, South Africa)

Le tecnologie mobili sono sviluppate in diverse ambientazioni sociali, culturali, politiche e geografiche, e incorporate in diverse forme di mobilità personale e collettiva. Presentiamo un’ etnografia sui pensionati tailandesi transnazionali e i loro usi delle tecnologie mobili, evidenziando le forme di mobilità che sono ancorate spazialmente, temporalmente e infrastrutturalmente, e i concetti della casa come una rete tra parenti che può essere distribuita globalmente. Concludiamo segnalando diverse forme in cui le nostre osservazioni e analisi possono influenzare il design.

Troshynski, E., Lee, C., and Dourish, P. 2008. Accountabilities of Presence: Reframing Location-Based Systems. Proc. ACM Conf. Human Factors in Computing Systems CHI 2008 (Firenze, Italia)

Come si presentano la mobilità e la presenza come aspetti della vita sociale? Basandoci sullo studio di un caso di criminali in libertà vigilata seguiti tramite GPS, abbiamo esplorato le forme in cui le tecnologie basate sulla posizione strutturano l’esperienza quotidiana dello spazio della gente. In particolare, ci concentriamo su come vengono negoziati l’accesso e la presenza al di fuori delle concezioni tradizionali di “privacy.” Introduciamo la nozione di responsabilità nei confronti della presenza e suggeriamo che è un concetto più utile di “privacy” per capire la relazione tra presenza e socialità.

(via Pasta&Vinegar)

11 Gennaio 2008
“La tecnologia è qualsiasi cosa che non fosse presente quando sei nato”
Digital Youth In un post di un blog, Danah Boyd (una studentessa presso la Berkeley Ph.D e ricercatrice di Harvard) racconta la storia di una madre che descrive come l’approccio di sua figlia allo shopping sia completamente diverso al suo.

“Utilizzando Google e una varietà di siti di shopping online, Mary cercava vestiti online, vedendo quali stili le piacevano e cosa fosse considerato stiloso quell’anno. Poi, Mary e le sue amiche andavano al grande magazzino locale portando con loro le macchine fotografiche (anche se sono proibite). Si provavano addosso i vestiti, fotografandosi tra di loro. Una volta a casa, Mary caricava le foto sul suo Facebook e chiedeva al suo gruppo di amici di commentare quelle che piacessero loro di più. Basandosi sulle risposte, lei decideva quale vestito comprare, ma senza dire niente a nessuno perchè voleva che la sua scelta fosse una sorpresa. Anzichè tornare al negozio, Mary comprava il vestito online ad un prezzo più economico basandosi sull’informazione che si era segnata dall’etichetta quando aveva visto il vestito inizialmente. Lei ha scelto l’opzione più economica perchè sua madre le ha dato un budget fisso per lo shopping; questo le ha permesso di spendere il resto in accessori.”

Boyd analizza ulteriormente questo:

Negli ‘80, Alan Kay dichiarò che “la tecnologia è qualsiasi cosa che non fosse presente quando sei nato.” In altre parole, quello che è percepito come tecnologia dagli adulti spesso è diffusissimo se non invisibile tra i giovani. Nel raccontare questa storia, la madre di Mary era perplessa dalle scelte tecnologiche effettuate dalla figlia. Tuttavia, probabilmente, Mary vedeva le sue scelte in modo pratico: ricerca, prova, raccolta di opinioni, acquisto. Le sue scelte erano per massimizzare le sue opzioni, effettuare una scelta che fosse socialmente accettata, e comperare il vestito al prezzo più economico. Le sue scelte non miravano a massimizzare la tecnologia, ma a utilizzarla per ottimizzare quello che le importava.

Leggi l’articolo

(via FutureLab)