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  Articoli della categoria 'Educazione'
22 settembre 2008
The New School nomina Bruce Nussbaum professore di Innovazione e Design
Bruce Nussbaum Il New School ha announced che Bruce Nussbaum, uno dei maggiori pensatori e scrittori sulle intersezioni dell’innovazione e del design, è stato designato Visiting Professor of Innovation and Design. Lavorerà ampiamente attraverso The New School, avendo come facoltà “base”  la School of Design Strategies presso Parsons The New School for Design, la quale ospità i programmi di laurea in design e management, design integrato e studi ambientali.

Nussbaum (spesso nominato in questo blog) troverà sicuramente un ambiente altamente stimolante in un’università eccellente definita da una ricca storia di dissenso e democrazia, cultura dell’esilio Europeo e ricerca sociale. In breve, non potremmo essere più contenti.

Complimenti, Bruce.

2 settembre 2008
Storia dell’interazione con Bill Verplank
Bill Verplank Jared Spool ha recentemente intervistato Bill Verplank, un uomo estremamente gentile che  sta alle origini del design di interazioni e di esperienze, il quale ho avuto il piacere di incontrare diverse volte all’ormai caduto in disuso Interaction Design Institute Ivrea

“Avete mai pensato a quanti pulsanti dovrebbero esserci su un mouse?

Bill Verplank sì. Bill faceva parte del gruppo Xerox PARC il quale è responsabile di portare il mouse ed altri paradigmi del computer dalla teoria all’indispensabile.

Ho avuto l’opportunità di parlare con Bill riguardo al tempo trascorso al PARC e sul resto del suo importante lavoro sul podcast di questa settimana. Se vi interessa sapere da dove provengono molte delle metafore informatiche del giorno d’oggi, o la storia dei computer ed il design in generale, questo potrebbe essere il programma che fa per voi.

Le odierne discipline dell’usabilità, il design di interazione, ed experience design hanno le loro radici nell’ingegneria dei fattori umani, che molti, tra cui Bill, fanno risalire agli anni ‘50, quando il governo degli Stati Uniti stava investendo pesantemente nel design della cabina dei caccia. Su quella base, Bill ha studiato design e ingegneria a Stanford ed ha fatto il suo PhD sui sitemi uomo-macchina.

Da lì, ha passato un tempo considerevole con Xerox PARC, lavorando ad alcuni dei primi sistemi office, tra cui Xerox Star, che è stato una grande influenza per l’interfaccia d’utente Macintosh e Microsoft Windows. Bill continua a tracciare la sua storia attraverso alcune delle aziende di design più influenti dei nostri tempi, come IDEO, e solleva una questione sull’educazione del design: cosa succede quando ingegneri ed artisti si incontrano e cercano di creare qualcosa di usabile per gli uomini? Bill sta visitant scuole importanti, come la Rhode Island School of Design e la Carnegie Mellon University, esperimentando con programmi che riuniscono ingegneri ed artisti. Abbiamo anche discusso sull’impatto e l’interpretazione dell’experience design ed il suo impatto sulle diverse industrie.

La nostra conversazione si è conclusa con un anteprima della presentazione Spotlight Plenary di Bill presso la nostra conferenza UI questo autunno. Bill è famoso per i suoi affascinanti in cui disegna le sue argomentazioni mentre parla (alla conferenza avremo una telecamera quindi potrete guardalo mentre parla!)”

File audio (mp3) | Trascrizione (txt)

27 agosto 2008
La ricerca etnografica ha dato forma al Classmate PC di Intel
Classmate PC Il design del nuovo Classmate PC di Intel con il suo pieno supporto touchscreen, si basa sulle osservazioni e le ricerche effettuate sul modo in cui i computer vengono usati in vere ambientazioni di aule, scrive ars technica. 

In un video pubblicato da Intel sul suo canale di YouTube, uno degli etnografi dell’azienda descrive alcune delle ricerche che stanno dietro al nuovo design del dispositivo, che è destinato principalmente all’educazione nei mercati emergenti.

24 giugno 2008
Mito Akiyoshi: il digital divide non scompare col cellulare
Mito Akiyoshi La gente dello splendido blog francese InternetActu hanno condotto un intervista con la sociologa giapponese Mito Akiyoshi. Dal momento che InterActu viene pubblicato in francese, e li spingo da tempo a rendere i ricchi contenuti del loro blog disponibili anche in Inglese, loro ci hanno offerto di co-pubblicare questa intervista in Inglese — la lingua in cui è stata portata a termine. Non è stato difficile accettare l’offerta e ringrazio in particolare Hubert Guillaud per questa opportunità. Se leggete il francese, guardatela qui.

Mito Akiyoshi (blog) è una sociologa giapponese presso la Senshu University. Lei ha anche collaborato con la sociologa Izumi Aizu sul programma di ricerca NTT sulla privacy e l’identità. L’intervista ci fornisce l’opportunità di dare uno sguardo unico a quel che sta accadendo in Giappone: ci permette di non focalizzarci sulla tecnologia, come accade spesso, ma sul come questa tecnologia viene utilizzata, che spesso è più vario e complesso di quello che si potrebbe pensare.

IL DIGITAL DIVIDE IN GIAPPONE?

InternetActu.net: Hai lavorato sul digital divide in Giappone. Noi in Occidente abbiamo spesso l’impressione che il digital divide non esista nel tuo paese dove il cellulare è così pervasivo. Ma è veramente così? Hanno tutti la stessa accessibilità?

Mito Akiyoshi: C’è un consenso crescente tra i ricercatori in Giappone e all’estero sul fatto che il digital divide non riguardi esclusivamente l’accesso o meno ad Internet. Riguarda anche il genere di utilizzo delle Tecnologie di Informazione e Comunicazione (ICT) e gli obiettivi di quell’utilizzo. Per capire le implicazioni del cellulare nel digital divide, dobbiamo partire da una definizione più ampia del digital divide stesso, che deve comprendere tutte le attività mediate da tecnologie. A causa del cellulare stiamo affrontando una realtà mista: è un bicchiere che è sia mezzo pieno sia mezzo vuoto.

Il Giappone è sicuramente un leader globale nella telefonia mobile: il cellulare a portato le ICT a quelli che altrimenti non avrebebro fatto uso della tecnologia. Tuttavia il cellulare non ha affatto eliminato il digital divide. La mia ricerca mostra che i modelli esistenti di diseguaglianza influenzano fortemente il genere di tecnologia e di utilizzo della tecnologia che certa gente esibisce. Parlando in generale, ci sono tre tipi di utenti di ICT in termini di accesso al hardware: i “Literati” sono qurlli che usano sia i computer che i cellulari. Un secondo gruppo consiste in un numero piuttosto ampio di gente che utilizza cellulari ma fa raro uso del PC. Il terzo gruppo consiste in quelli che non usano nessuno dei due. L’ultimo gruppo sta ovviamente diminuendo per via dell’attuale pervasività di internet, ma persino il secondo gruppo potrebbe considerarsi sul lato sbagliato del digital divide — incapace di accedere alla maggior parte delle ICT.

UNIVORI ED ONNIVORI

Tutto questo andrebbe bene se la scelta fosse solo quello: una questione di scelta. Ma spesso non è così. I contenuti Web a cui ha accesso un computer sono parecchio diversi da quelli a cui si accede da un dispositivo movile. Per esempio, la mia ricerca mostra che gli interrogati utilizzano il PC per questioni di lavoro e per accedere ai servizi del governo. L’utilizzo di un cellulare tuttavia è per lo più limitato ad attività relazionate con lo svago. Quelli che utilizzano il cellulare e non il PC tendono ad essere meno educati, meno benestanti, e/o di sesso femminile. Quindi, il loro affidamento al cellulare ed il non utilizzo del PC potrebbe interpretarsi anche come il perpetuarsi di uno status meno privilegiato.

Sto ancora cercando delle buone etichette per identificare questi diversi tipi di utenti, ed in particolare quelli che utilizzano il cellulare ma non il PC. La distinzione tra “univoro” ed “onnivoro” come utilizzata nella sociologia culturale sarebbe utile. Gli “univori” si riferiscono alla gente con risorse culturali limitate che consumano un solo tipo di genere, per esempio hip hop. Gli “onnivori” d’altro canto sono dotati di risorse ricche: apprezzano molteplici generi. Stando a questo punto di vista, la distinzione tra classe media e classe lavoratrice non si basa sulla loro preferenza per dei generi particolari, ma piuttosto sulla loro capacità di consumare un’ampia gamma di prodotti culturali. Quindi basandomi su questa logica, potrei probabilmente utilizzare il termine “univoro cellulare”.

InternetActu.net: Cosa impedisce il cellulare che la combinazione di internet e cellulare permette?

Mito Akiyoshi: Degli studi hanno dimostrato che gli utenti di Internet su PC acquisiscono nuove abilità ICT mano a mano diventano più familiari con web. E’ un circolo virtuoso. Inizialmente vai online per affrontare un particolare bisogno, ma poi scopri altri servizi ed applicazioni e fai un sacco di “learning by doing”, Internet su PC incoraggia la gente ad esplorare. Internet su cellulare d’altro canto fornisce solo servizi internet basici, che spesso si limitano all’intrattenimento e ad attività di svago. Internet su cellulare è di di rado un canale per attività serie e produttive. Persino la qualità del contenuto e dei servizi cambia. Nonostante uno possa leggere le notizie sia sul computer che sul cellulare, gli articoli nel cellulare tendono ad essere brevi ed abbozzati, per via dei limiti di spazio. Se leggi le notizie e gli articoli di opinione sul giornale o su un PC, puoi imparare un sacco. Ma se leggi i sommari delle notizie sul cellulare, perdi questa opportunità di imparare.

UNA QUESTIONE DI POLITICA

InternetActu.net: Come promuovere il passaggio dagli strumenti del cellulare a quelli di internet, quando gli utilizzi non sono esattamente gli stessi?

Mito Akiyoshi: Innanzitutto, credo che dovrebbemmo riconoscere che sia la qualità sia la quantità dei contenuti e dei servizi siano di massima importanza. L’accesso ad essi è una questione di politica globale, nazionale e locale legittima, ma difficilmente viene riconosciuta come tale. Per esempio se si sa che gli utenti di cellulare non ricevono informazione della stessa qualità che quelli di internet su PC, si potrebbe modificare il modo in cui si presenta l’informazione. Se si volesse usare il cellulare per attività produttive, si potrebbe migliorare il design, l’interfaccia, ed i servizi. Internet su cellulare è stato indirizzato verso lo svago perché i provider dei servzi hanno visto che i servizi relazionati con l’intrattenimento erano il business più lucrativo. Ma i politici possono intervenire ed incoraggiare lo sviluppo di una tecnologia che contribuisca ad una maggiore partecipazione ed inclusione sociale.

IL FASCINO DEL CELLULARE GIAPPONESE

InternetActu.net: L’Occidente ha una determinata immagine dell’utilizzo della tecnologia in Giappone: onnipresente, focalizzata sul cellulare, con una popolazione appassionata di tutto ciò che è innovativo. Quest’immagine corrisponde alla realtà?

Mito Akiyoshi: Dunque, i Giapponesi sono appasionati di certe innovazioni. Ma bisognerebbe notare anche che il Giappone restò indietro agli altri paesi industrializzati rispetto alla connettività basica ad internet durante i ‘90. Quindi la mia risposta breve per questa domanda è sì e no. L’esplosione della telefonia mobile dev’essere messa in perspettiva, piuttosto che essere presa come un segnale di entusiasmo generale per tute le innovazioni. Alcune innovazioni radicano ad una velocità fenomenale mentre altre vengono tristemente abbandonate.

Mail fascino del Giappone per la tecnologia potrebbe essere tipico loro. L’ossessione per la mobilità, le cose graziose, la miniaturizzazione vengono fuori ripetutamente nei discorsi popolari come parte dell’essenza della cultura giapponese. Ma come scienziata sociale, voglio spiegarli. Il fascino per la mobilità è un conseguenza del nostro stile di vita. Gli abitanti di Tokyo passano diverse ore facendo i pendolari sui treni con un sacco di tempo per giocare con i propri cellulari. Al contrario della gente in Europa e negli Stati Uniti, la maggior parte dei Giapponesi non ha provato un transito liscio dalla macchina da scrivere al computer. Alcuni utenti preferiscono il cellulare semplicemente perché non si sentono comodi a lavorare con una tastiera. Questa gente usa il cellulari per motivi che hanno poco a che fare con la loro transportabilità. La popolarità del cellulare in Giappone è effettivamente un fenomeno piuttosto complesso.

Detto questo, i loro strani gusti potrebbero aiutare a scoprire e popolarizzare certe innovazioni in un modo inaspettato. I video telefonini è uno degli esempi che mi viene in mente. Inizialmente, l’idea sembrò strana. Ma i Giapponesi per qualche ragione li hanno adorati e li hanno resi popolari in altre parti del mondo.

IL FUTURO DEL CELLULARE

InternetActu.net: Il Giapponese sembra essere avanti perché usano già l’accesso ai contenuti online dal cellulare, e questo sarà il futuro ovunque. Ma tu sembri essere più scettica.

Mito Akiyoshi: Il Giappone è in effetti uno dei leader nel servizi Internet su cellulare. Anche se ho sollevato qualche questione a proposito delle cause e dell’attuale utilizzo di Internet su cellulare, ci sono molteplici motivi per credere che un più ampio utilizzo della tecnologia mobile e ubiquitaria creerà ambienti comunicativi migliori in Giappone ed ovunque. Ma è semplicistico assumere che il cellulare di per sé possa risolvere i problemi profondamenti radicati della diseguaglianza digitale. Ma aiuta alla gente ad andare online e a mantenere i loro network sociali. I Giapponesi hanno accolto entusiasticamente Internet su cellulare quando è stato reso diponibile per la prima volta a fine anni ‘90, perché credettero che avrebbe soddisfatto le loro necessità.

Ora dobbiamo ridefinire queste “necessità” o “richieste” in vista della società futura che intendiamo creare. Fino ad ora ci sono state poche discussioni a proposito dei valori basici su cui le ICT si dovrebbero concentrare. La tecnologia mobile sostiene la chiave per la realizzazione di valori sociali fondamentali, come lo sviluppo del capitale umano, uguaglianza, sviluppo sostenibile, democrazia, ecc., ma non li realizza automaticamente.

Non sono scettica, ma piuttosto ottimista con cautela perché abbiamo bisogno di capire meglio i problemi esistenti e di una migliore visione del futuro per comprendere pienamente le possibilità comunicative offerte dalla tecnologia mobile.

LE NOSTRE VITE UBIQUITARIE MA LOCALMENTE RADICATE

InternetActu.net: Al giorno d’oggi si parla molto di geolocation come il futuro del cellulare, permettendo una sistesi di network sociali e mobilità. L’uso di geolocation è esploso in Giappone?

Mito Akiyoshi: Ci sono alcuni utilizzi interessanti della tecnologia geolocation in Giappone come la otetsudai network che è basicamente un servizio di ricerca di lavoro accessibile tramite cellulare, e permette alla gente di trovare un lavoro o un impiegato “nell’area”. I servizi di geolocation permettono la microgestione di tempo, spazio, luoghi di lavoro e persino dei lavoratori. Persino nell’era della globalizzazione, la nostra vita quotidiana è radicata localmente e la tecnologia mobile serve necessità radicate localmente.

InternetActu.net: In termini di azione governativa, il fulcro sembra essersi evoluto da e-Japan (un approccio piuttosto classico all’accesso e l’utilizzo di Internet) a u-Japan, visto come un piano più futuristico focalizzato sulla disponibilità di informazione ubiquitaria. Qual è attualmente la realtà di questo programma?

Mito Akiyoshi: Per rispondere ad una tale domanda, la prima cosa che uno potrebbe voler fare è andare ad in sito del governo per fare qualche ricerca sul progetto u-Japan. Ma se fai così, ti accorgerai che la funzione di ricerca dei siti del governo è un vero caos. Provate a cercare dell’informazione su qualsiasi argomento specifico su un sito del governo Giapponese e condividerete la mia frustrazione. Non si riesce a trovare l’informazione che si cerca. Questo fatto influenza la mia valutazione del progetto u-Japan.

U-Japan ha avuto successo nel fornire alla nazione una connessione internet veloce e nel migliorare i servizi del governo. Nelle aree come la preparazione delle tasse e l’archiviazione dei business, sono stati fatti grandi progressi e parte del merito è di u-Japan.

Ma ci sono ancora alcuni obiettivi da raggiungere come viene dimostrato dalla mediocre funzione di ricerca.

Ti faccio un esempio: Quando consulto le statistiche del governo, spesso ottengo un sacco di tabelle di Excel. Piuttosto avrei bisogno di un sistema di ricerca decente che mi permetta di combinare variabili e creare i risultati di cui ho bisogno su tabella.

L’ubiquità è una cosa buona, ma le soluzioni ubiquitarie devono inoltre essere anche user-friendly.

LA DIFFICOLTA’ DI COMPRENDERE LE SFIDE DELLA PRIVACY E DELL’IDENTITA’

InternetActu.net: Lavori con Izumi Aizu su un programma di ricerca NTT sulla privacy e l’identità. Puoi raccontarci di più sugli obiettivi di questo programma ed i suoi primi risultati?

Mito Akiyoshi: NTT è un’organizzazione molto interessante. Non ci hanno chiesto di fare ricerca per massimizzare i loro profitti su una base di breve periodo. Si sono rivolti a noi senza alcuna tabella di marcia specifica e ci hanno chiesto di raccontare loro “qualcosa di interessante sulla privacy e l’identità”. Quindi abbiamo escogitato i nostri obiettivi in volo.

Abbiamo investigato progetti di identità azionale e progetti di gestione dell’identità dei business. Mi piace pensare che il fatto che non abbiamo trovato forti tendenze sia una delle nostre principali scoperte. Non che siamo tornati a mani vuote: c’è una grossa asimmetria dell’informazione tra i diversi gruppi coinvolti. Per esempio, ho contattrato un’azienda di reclutamento per la mia ricerca, ma non sono riusciti a venirsene fuori con alcun intervistato buono perché l’argomento è troppo tecnico. Solo uno degli intervistati con cui ho parlato ha detto di essere interessato al tema della gestione dell’identità.

Il tema della privacy e dell’identità è molto importante per tutti ma è difficile far capire a tutti la sua importanza quando sono coinvolti così tanti dettagli tecnici. Sfortunatamente molte decisioni che hanno effettive applicazioni sociali vengono rimosse dal discorso pubblico e ridotte a questioni tecniche. Come si spiega la nozione di privacy di un motore di ricerca a tua nonna o persino al tuo capo? O la possibile breccia della privacy con l’introduzione del IPv6 dovuta al suo meccanismo di indirizzamento? Potrebbero non comprendere i temi, anche se sono di importanza per loro. Abbiamo trovato che non c’è un linguaggio comune per avviare una discussione produttiva sul modo in cui questi temi sono maneggiati dai governi, business, ricercatori e leader di comunità.

InternetActu.net: Punti il dito nei confronti delle forti questioni a proposito della privacy, anche se noi in Francia tendiamo a credere che queste tematiche non abbiano lo stesso impatto in Giappone per via delle differenze culturali. Le questioi di privacy in Giappone sono simili a quelle dell’Occidente?

Mito Akiyoshi: This is an interesting question. Of course Francia e Giappone sono parecchio diverse culturalmente, ma la Francia è anche molto diversa dalla Gran Bretagna, gli USA, la Germania, ed altri paesi che suppostamente costituiscono “l’Occidente”. Non voglio ignorare le differenze tra Paesi, ma vorrei bilanciare le differenze “tra paesi” e “all’interno dei paesi”. Non so se sia appropriato portare le questioni di privacy alle “differenze culturali”, ma il tema della privacy si manifesta in modo diverso in diverse società. Per esempio la creazione di profili razziali è un grosso problema nelle società con diverse minoranze. Non dico che non esista in Giappone. Ma è meno centrale qui rispetto agli USA, per esempio.

Un modo di affrontare le differenze culturali è quello di cercare problemi sociali che affliggono una società in particolare.Se i Giapponesi hanno riserve a proposito di un sistema di carta di identità nazionale, potrebbe essere perché la loro fiducia nel modo di manipolare le informazioni personali del governo è bassa. Il sistema di pensioni nazionale è mal gestito ed il suo fallimento è un grosso scandalo attualmente. Quelli a cui erano destinati i soldi della pensione non li hanno ricevuti perché l’ufficio incaricato non ha maneggiato bene i registri.

Quale genere di attitudine prevale in Francia riguardo alla tematica della privacy e quali generi di fattori — culturali, sociali, politici, o economici — possono spiegare questa attitudine? Credo di avere più domande che risposte per quanto riguarda questa domanda.

3 giugno 2008
Intervista con Joy Mountford
Joy Mountford Il numero di Primavera di Ambidextrous, la rivista di design della Stanford d.school, contiene un’intervista piuttosto lunha con Joy Mountford.

Joy progetta e gestisce interfacce da più di 20 anni. Di recente è stata vice presidente in carica del gruppo di esperienza dell’utente e design di Yahoo (dal quale è stata recentemente “mandata via in malo modo“). Joy ha anche lavorato presso la Interval Research Corporation ed è stata la fondatrice dell’acclamato Human Interface Group della Apple.

Nell’intervista lei parla sul futuro del design di interfacce, la questione della privacy e molto sulla prototipazione.

Leggi l’intervista

(via InfoDesign)

29 maggio 2008
Intervista con l’antropologa del design Anna Kirah
Anne Kirah Anna Kirah è un antropologa del design specializzata nell’innovazione centrata sulla gente. Ha collaborato con molte aziende come Microsoft (dove ha dato un grande contributo al successo di MSN) e Boeing. E’ stata la preside fondatrice della 180º Academy danese ed attualmente sta lavorando come leader di innovazione presso Future Navigator e presso la sua personale azienda di consulenza.

In questa intervista lei condivide le sue considerazioni sull’insegnamento centrato sulla persona ed il pensiero innovativo tra i business manager, sull’usare ambienti virtuali o strumenti Web 2.0 per supportare le esperienze di apprendimento, e sull’apprendimento centrato sulla gente.

Leggi l’intervista (pdf)

18 maggio 2008
Programma danese per l’innovazione impulsata dall’utente
Danish programme for user-driven innovation Il Danish programme for user-driven innovation (sommario Inglese) mira a rafforzare la diffusione di metodi di innovazione impulsata dall’utente, ed a contribuire a far aumentare la crescita nelle aziende partecipanti, la soddisfazione nei clienti e/o l’efficienza nelle istituzioni pubbliche partecipanti.

Il programa dovrebbe anche risultare nello sviluppo di nuovi prodotti, servizi e concetti. Finalmente, il programma dovrebbe aumentare le qualifiche degli impiegati per renderli partecipi dei processi di innovazione nelle aziende e nelle istituzioni pubbliche partecipanti.

Il programma, che ha un budget annuale di 100 milioni di DKK (13.4 milioni di euro o 20.9 milioni di USD) e dura quattro anni, dal 2007 al 2010, è amministrato da Danish Enterprise and Construction Authority, che è parte del Ministero dell’Economia danese.

Le attività sono raggruppate in tre aree: strategica, regionala, e altre aree importanti.

L’ impegno strategico riguarda tre ampie aree tematiche: (1) aree dove la Danimarca ha particolari qualità di business (per esempio tecnologia dell’ambiente e dell’energia, costruzioni, sanità, design e alimentari); (2) tematiche inter-settoriali relazionate con problemi sociali con potenziale di mercato promettente (per esempio costruzioni che risparmino energia, o la lotta contro l’obesità); e (3) aree di benessere, in particolare quelle dove il cittadino interagisce col settore pubblico (per esempio cura dei bambini e degli anziani e setorre sanitario). Sono attualmente in corso quindici progetti:

  • Indoor climate and quality of life – ulteriori informazioni in Danese
  • Service renewal in practice – user-driven service innovation in small artisanal companies – ulteriori informazioni in Danese
  • Accessible packaging for the elderly and the functionally impaired – ulteriori informazioni in Danese
  • Innofood – employee and user driven innovation in value chains – ulteriori informazioni in Danese
  • User-driven mobile community – ulteriori informazioni in Danese
  • User-driven innovation and communication of textile qualities – ulteriori informazioni in Danese
  • The future’s interactive convenience store – ulteriori informazioni in Danese
  • Future waste systems – ulteriori informazioni in Danese
  • Coherent patient process – ulteriori informazioni in Danese
  • A good life for the elderly – ulteriori informazioni in Danese
  • The healthy way – ulteriori informazioni in Danese
  • Lead user-based entrepreneurship (in collaborazione con Lego e MIT) – ulteriori informazioni in Danese
  • New product development with lead users (in collaborazione con Grundfos e MIT) – ulteriori informazioni in Danese
  • Intelligent utility – ulteriori informazioni in Danese
  • User-driven innovation and strategic design – ulteriori informazioni in Danese | Inglese

Desinova è il nome di quest’ultimo progetto, uno studio storico, sistematico e longitudinale del design strategico e dell’innovazione co-creativa nei servizi che è in corso ora in Danimarca. Si conta che i risultati del progetto abbiano implicazioni globali per l’innovazione nell’industria e nella società civile.

Gli obiettivi del progetto Desinova sono:

  • generare tre progetti di innovazione di servizi di successo;
  • rendere le aziende di servizi partecipanti più capaci di innovare nei servizi;
  • sviluppare un Service Innovation Model che spieghi come co-creano con successo il personale delle aziende di servizi, gli strateghi, la gente che si occupa di marketing, i designer, gli antropologhi e gli utenti;
  • per evolvere la raccomandazioni di politica nei business, l’educazione e la ricerca.

L’impegno regionale assicura che la conoscenza e l’esperienza con metodi per l’innovazione impulsata dall’utente viene distribuita attraverso il paese. Gli attori regionali in ognuna delle sei regioni geografiche organizzano un progetto annuale nelle regioni:

  • Copenhagen Innovation Center (Regione della Capitale) – ulteriori informazioni in Danese | Inglese
  • Handicaps – a knowledge resource to better aids (Regione del Jutland Centrale) – ulteriori informazioni in Danese
  • Tele home care – chronic patients and the collaborating health services (Regione del Nord Jutland) – ulteriori informazioni in Danese
  • Healthy meals for hospital patients (Regione del Sud della Danimarca) – ulteriori informazioni in Danese
  • Bornholm’s harbour – the hidden treasures (Isola di Bornholm) – ulteriori informazioni in Danese
  • User-driven innovation in value chains (Regione di Zealand) – ulteriori informazioni in Danese

La terza area di impegno copre applicazioni dai progetti che trattano con qualsiasi altra tematica, business ed istituzione importante, non coperta dagli impegni strategici o regionali, come la 180º Academy e il Copenhagen Institute of Interaction Design.

Ulteriori informazioni:

- Presentazione di Dorte Nøhr Andersen, Capo di Division, Danish Enterprise and Construction Authority – (pdf)

- Presentazione di Lars Bo Jeppesen, Direttore, Danish User-Centered Innovation Lab, Copenhagen Business School – (pdf)

18 maggio 2008
L’imperatore ha vestiti di design
Designer clothes Niti Bhan è in tumulto per via dell’articolo di lode di Alice Rawsthornon sul design di One Laptop Per Child, pubblicato sull’International Herald Tribune:

“Qual è il proposito di un buon design se non c’è nessuno che ne può fare uso? Come l’albero mitologico che cade in una foresta se nessuno l’ha sentito schiantarsi, serve a qualcosa il design di un prodotto che rimane sul piedistallo di un museo? [...]

Quando un prodotto viene lodato dall’industria e dai critici come esempio di buon design ma fa fatica ad arrivare alle mani della gente a cui è destinato, si tratta di un esempio di arte o scultura, un’espressione creativa della visione personale dell’artista manifestata in modo tangibile piuttosto che una convalida di quel che è buono nel design? [...]

Qual è il proposito di un premio di design per un prodotto che ha fallito nel raggiungere le proprie direttive creative?”

Niti ha ovviamente ragione e il suo post mi ricorda i mei stessi commenti di qualche mese fa:

“Il progetto chiaramente soffre di un approccio top-dow, dove “progettare per” è il paradigma piuttosto che “progettare con” o “progettare da”. Per quanto ne so non c’è stato nessun analisi dei bisogni strutturati, nessuno studio contestuale, niente etnografia ne ricerca qualitativa. Un apporccio del genere non può che portare a conseguenze inattese e potrebbe potenzialmente mettere a repentaglio il progetto stesso. Ci sono molte lezioni da imparare qui HERE, dal team OLPC (”un laptop per bambino”), ma anche da qualunque azienda che cerchi di portare soluzioni progettate per “utenti finali” che poi risultano avere bisogni diversi.”

Di conseguenza non sono sorpreso dal successo limitato dell’iniziativa, e posso solo sperare che alcune delle idee del design ispirino un progetto più sensibile e giudizioso rispetto al contesto.

27 aprile 2008
Prime scoperte presentate di uno studio sui bambini negli ambienti digitali
Digital youth Un gruppo di ricercatori dall’University of Southern California e l’University of California a Berkeley hanno presentato le loro prime scoperte di uno dei maggiori studi etnografici sui bambini negli ambienti digitali.

Kids’ Informal Learning with Digital Media: An Ethnographic Investigation of Innovative Knowledge Cultures è un progetto collaborativo di tre anni fondato dalla Fondazione John D. and Catherine T. MacArthur. Portato avanti da ricercatori all’University of Southern California e University of California, Berkeley, il progetto sulla gioventù digitale esplora come i bambini usano i media nelle loro vite quotidiane.

Lo studio mostra una nuova generazione che sta “auto-pubblicando, programmando, e spostando i limiti di quello che si può fare online”, il che da loro “un senso di competenza, autonomia, auto-determinazione e connettività”.

Ma – mostra la ricerca – non stanno imparando a fare questo a scuola.

L’intera ricerca verrà pubblicata più avanti quest’anno.

- Leggi di più: news.com | UC Berkeley News

- Appunti, danah boyd, UC Berkeley

23 aprile 2008
Seminario Human-Computer Interaction della Stanford University
Stanford iTunes U iTunes U è un’area di iTunes che permette agli studenti negli Stati Uniti di condividere – gratuitamente! – audio e video delle loro lezioni, lettorati ed eventi. I contenuti sono accessibili a livello globale.

Cliccando su Power Search, puoi facilmente circoscrivere l’abituale ricerca di iTunes a iTunes U.

Di particolare interesse per i lettori di questo blog è il Human-Computer Interaction Seminar dell’Università di Stanford, che consiste in niente meno che 36 lezioni di personaggi quali Bill Moggridge, Bill Buxton, Elizabeth Churchill, Paul Dourish e Donald Norman.

22 marzo 2008
Il lato umano della legge di Moore
Robert X. Cringely Robert X. Cringely, è lo pseudonimo del giornalista di tecnologia Mark Stephens, che è il presentatore e lo scrittore della miniserie di successo “Electric Money”, ha firmato un polemico articolo sulla cultura e la tecnologia:

“Si avvicina una guerra della tecnologia. In realtà è già qui ma molti di noi non se ne sono ancora accorti. Non è una guerra sulla tecnologia ma per via della tecnologia, una guerra per il come noi come cultura abbracciamo la tecnologia. E’ una guerra che minaccia istituzuioni venerabili e, fino ad un certo punto, minaccia quello che molta gente considera il proprio modo di vivere. E’ una guerra che ci cambiera tutti fondamentalmente ed inevitabilmente, in modo irrevocabile. Le prime battaglie sono state combattute nelle nostre scuole. E so già chi saranno i vincitori.

Questa è una guerra per il come rispondiamo alla Legge di Moore come cultura e società.”

Un po’ più avanti nell’articolo c’è la sua dichiarazione chiave:

“Abbiamo raggiunto il punto nella nostra (disparata) adattazione sociale all’informatica ed alla tecnologia della comunicazione nel quale le generazioni tecniche più giovani hanno una tale autorità da essere impazienti e pronte a liberarsi di istituzioni che molti di noi ritengono essenziali, centrali e persino immortali. Sono pronti a disfarsi delle nostre scuole.”

Leggi tutta la storia

19 marzo 2008
Esperti contro amateur: tiro alla fune per il futuro
Crowds Knowledge@Wharton scrive su una calda controversia:

“Potrebbe essere in corso un tiro alla fune per il futuro dei media tra i cosiddetti contenuti user-generated — tra cui gli amateur che producono blog, video e audio per il consumo pubblico — e i giornalisti, produttori di film e musica di professione, assieme alle facoltose aziende che li supportano. La conclusione più probabile: un approccio ibrido costruito attorno a modelli di business completamente nuovi, dicono gli esperti a Wharton.”

Una serie di profressori di Wharton danno un loro giudizio su quello che sta accadendo attualmente.

Leggi tutto l’articolo

12 marzo 2008
L’Art Center College apre un dialogo globale
Global Dialogues Il mondo del design e dell’innovazione è cambiato molto nell’ultima decade. Le sfide sono più complesse, intricate e sistemiche, e di conseguenza richiedono un approccio sempre più olistico e multidisciplinare, specialmente nell’educazione.

O nelle parole di Richard Koshalek, presidente dell’ Art Center College of Design:

“I requisiti educazionali di settori complessi come il design, assieme ai progressi della tecnologia e delle comunicazioni, richiedono che i college e le università distribuiscano conoscenza ed esperienza a livello globale.”

La rinomata Art Center College of Design sta puntando a qualcosa di molto ambizioso – sta uscendo dal suo spazio fisico, e sta creando una serie di quello che definirei “open innovation forums” su scala globale, tutti con l’obiettivo di “sviluppare la gente”.

Settimana scorsa sono stato invitato (grazie, Rudy) a prendere parte ad uno di essi: l’evento Disruptive Thinking a Barcellona.

L’evento di Barcellona, organizzato in collaborazione con la scuola di economia ESADE, è il primo di una serie di dialoghi globali che l’Art Center sta organizzando in diversi continenti e online.

Un impegno sociale

L’Art Center ha un iniziativa che mi piace molto: designmatters. Inaugurata nel Dicembre del 2001, Designmatters presso Art Center esplora i benefici sociali e umanitari del designe e del business responsabile.

Designmatters è una parte cruciale del Progetto Barcellona: le collaborazioni con le istituzioni educative, civiche e culturali specialmente nei temi sociali ed umanitari sono un obiettivo chiave.

Uno dei temi che il progetto Barcellona vuole affrontare in particolare è quello del ruolo del desgin nelle città, che “dev’essere ridefinito d’accordo ai principi della sostenibilità — non solo in relazione con l’ambiente, ma anche in termini di produzione e condumo di energia, prosperità economica, giustizia sociale e sviluppo culturale”. E così dovrebbe essere.

Cercare di pensare in modo dirompente

Gli organizzatori hanno cercato “pensatori e professionisti ‘dirompenti’ che — nonostante comporti diversi rischi — portino energia vitale da incidere a questi argomenti e li spingano in nuove e produttive direzioni per la società.”

L’evento è stato presieduto dal giornalista britannico Richard Addis, che ha selezionato principalmente presentatori britannici per ognuna delle sei sessioni.

Josh Nakaya, uno studente di product design dell’Art Center ha fatto davvero un ottimo laboro nel mettere su blog la conferenza, e poi aggiungendo le risposte. Sono disponibili anche dei video streams. Quindi faro riferimento a questi riassunti e video sui miei commenti in seguito. C’è anche un sito con l’intero schieramento di speakers.

Ecco le sei sessioni:

Cambiamento climatico [riassunto - risposte - video]

In questa prima sessione Harry Eyers del Financial Times ha conversato con Peter Head di ARUP e Sara Wheeler, una scrittice sull’ambiente.

Harry Eyres ha iniziato con la domanda: “La minaccia e la realtà del cambiamento climatico possono essere di ispirazione per riprogettare il modo in cui viviamo?”

Alla fine non è stato detto niente di nuovo o dirompente, ma Sara Wheeler ha fatto una forte dichiarazione che ho apprezzato molto: “Il cambiamento climatico è ormai parte dell’esperienza umana, di quello che è essere umano. Bisogna riflettere veramente su questo.” Ha anche dato il tono giusto per avviare la conferenza con questo tema ambientale.

Geopolitica [riassunto - risposte - video]

Richard Addis ha presieduto la sessione di geoplitica. La sua scelta degli ospiti è stata inusuale ma sicuramente difendibile: Ron Haviv che è un fotografo giornalista di guerra (con un sito degno di nota), e Bernard Tabaire, il coraggioso, considerato ed altamente eloquente redattore del giornale dell Uganda The Monitor, che continua a finire nei guai con le autorità dell’Uganda. Mi è piaciuta l’idea di parlare di geopolitica con gente che vive gli effetti di queste scelte nelle loro vite quotidiane.

Nonostante Richard sia partito con la giusta dichiarazione (“la politica riguarda la leadership”), la discussione è degradata velocemente in idee piuttosto (forse dirompenti ma decisamente) irrealistiche di cambiamento, come abolire gli eserciti o i politici, sottolineate da taglienti critiche sui comportamenti dei governi.

Riflettendoci, sono completamente d’accordo con quello che Josh Nakaya ha scritto nella sua risposta.

Business [riassunto - risposte - video]

Questo è stato il dialogo più breve: Lynda Sale, partner di Sale Owen, consulente di marketing e artista ha discusso di pensiero dirompente nel business con Alfons Sauquet, preside della scuola di economia ESADE.

Sauquet sostiene che le aziende devono riconsiderare se stesse in modo da provvedere un ambiente che attragga la gente migliore in modo di dare luogo all’innovazione.

Scienza [riuassunto - risposte - video]

Questa è stata senz’altro la sezione migliore, se c’è un video che dovete vedere è questo. La sessione è stata presieduta dallo scrittore Robert Matthews che ha portato come ospiti la fisica teoretica Fotini Markopoulou, l’astronomo David Hughes e il matematico David Orell.

A parte alcuni pensieri più dirompenti (perchè non ci dovrebbe essere un conferenza sul pensiero dirompente su un pianeta distante 400 anni luce da noi?), i tre scienziati hanno sottolineato quanto poco sappiano adesso di quello che credevano di sapere agli inizi delle loro carriere. Questo certamente implica, come ha detto l’astronomo David Hughes , un profondo senso di umiltà, una lezione non solo per i scienziati.

Fede [riassunto - risposte - video]

Bigna Pfenninger, redattore fondatore di The Drawbridge, ha invitato lo scienziato accademico Charles Pasternak e la cordiale egittologa Joann Fletcher.

Da questa sessione si sono sviluppate principalmente tre linee di pensiero: la spiritualità non può essere messa da parte semplicemente come illusione; è impossibile capire molte parti del nostro mondo e della nostra storia senza capire o apprezzare i nostri sistemi di credenze; e la fede – che sia considerata un placebo o meno – è così forte da condizionare le circostanze.

Sono d’accordo con i commenti di Josh Nakaya su questa sessione, vorrei aggiungere che la fede qui è stata interpretata in modo piuttosto ristretto esclusivamente come credo religioso o spiritualità. Tuttavia ognuno di noi ha delle credenze, convinzioni, presupposti, che non sono giustificati dai fatti. Costruiamo credenze per gestire il nostro mondo. Ma il nostro mondo spesso cambia più velocemente di queste credenze, il che porta a tutti i tipi di frizioni, con gente che lotta battaglie del passato, o politici che fanno decisioni sul futuro basandosi su sistemi di credenze che sono stati definiti da fatti ed esperienze passati da decine di anni.

Design [riassunto - risposte - video]

Finalmente, Stephen Bayley, il quale è un commentatore di design e fondatore del Design Museum, ha avuto tre ospiti: Blaise Agüera y Arcas, un architetto presso Microsoft Live Labs, architetto di Seadragon, e co-creatore di Photosynth, Chris Lefteri, un esperto di materiali e product designer, e Thom Mayne, architetto e fondatore di Morphosis.

Si è dedicato molto tempo alla discussione di concetti astratti come la bellezza o la permanenza, mentre altr idee — la rilevanza del pensare in termini di ecosistema al design, concetti come il coinvolgimento o il mistero, e come al giorno d’oggi siamo sempre più guidati dall’esperienza dell’interazione — sono stati toccati ma non approfonditi.

In breve

L’andamento dell’evento non è stato l’ideale: alcuni dei presentatori non hanno condotto molto bene le loro sessioni, non tutti avevano idee rilevanti da contribuire, e non sempre c’era un collegamento tra il pensiero dirompente ed l’argomento discusso, e non sempre era chiara la direzione che si voleva seguire.

Ho anche riflettuto su fino a quale punto ho effettivamente sentito dei temi innovativi, o sul fatto che le cose che ho sentito si potessero trovare facilmente su un libro o una buona rivista.

La risposta è probabilmente sì. Ma il libri e le riviste sono monologhi per natura. Questo era nella teoria e nella pratica una serie di dialoghi. All’inizio di questo articolo ho scritto che questo evento di Barcellona fa parte di un’ampia strategia di collaborazioni aperte, comunicazioni aperte e di impegno sociale. Questo non solo è un’approccio lodevole e di valore, ma è anche altemente rilevante e opportuno nella società contemporanea. Abbiamo bisogno di più di queste iniziative. Certo, devono essere messe a punto e migliorate, ma in sostanza abbiamo bisogno di dialogo e collaborazione tra le discipline, tra le diverse parti della società, tra le diverse parti del mondo. Il mondo è diventato troppo complesso per permettere ad ognuno di noi di capire le cose da soli.

E secondo me questo era il vero significato di queste Conversazioni Globali.

Spero anche che l’Art Center porti a termine il suo impegno di continuare le conversazioni online, per avere un dialogo continuo. Il blog dell’evento per adesso è basicamente morto. Probabilmente questo non è lo strumento giusto – bisogna sviluppare uno nuovo.

E gli Stati Uniti?

L’Art Center è una scuola americana, con base a California. Come posso partecipare alle conversazioni globali? Molti degli eventi si svolgono in California: il recente summit di due giorni su Sistemi, Città e Mobilità Sostenibile e la prossimaconferenza Serious Play.

28 febbraio 2008
Lezioni dall’Europa
Lessons from Europe Il Design Council ha pubblicato il resoconto di un tour alla ricerca di fatti per l’Olanda, Danimarca e Finlandia che ha esplorato come l’insegnamento e  l’istruzione inter-disciplinare stiano cambiando la natura del design.

I componenti del tour, accademici e policy maker tra cui il consulente di design  ed specialista sui mercati emergenti Niti Bhan, hanno visitato istituzioni accademiche (Technical University Delft, Design Academy Eindhoven, Technical University Eindhoven, KaosPilots, Aarhus School of Architecture, Workcamp07, University of Art and Design Helsinki, Helsinki School of Creative Entrepreneurship, e Helsinki University of Technology) ed aziende (Philips Design, Designit, Zentropa Workz, Nokia, Kone, e Desigence).

Scarica “Lessons from Europe” (pdf)

27 febbraio 2008
Yrjö Sotamaa sulla nuova Innovation University di Helsinki
Yrjö Sotamaa Ho recentemente intervistato il Prof. Yrjö Sotamaa, Presidente dell’University of Art and Design Helsinki.

Sotamaa è l’uomo dietro all’iniziativa di avviare una nuova Innovation University in Finlandia, riunendo tre importanti università finlandesi: l’University of Art and Design Helsinki (TAIK), la Helsinki University of Technology (TKK), e la Helsinki School of Economics (HSE).

L’obiettivo della nuova università, la cui inaugurazione è prevista per Agosto del 2009, è quello di essere una delle principali istituzioni nel mondo in termini di ricerca e di educazione nei settori della tecnologia, gli studi economici e arte e design.

L’iniziativa è una versione più grossa ed ambiziosa del generale approccio multidisciplinario che viene attualmente applicato in alcuni altri importanti centri di educazione. Design-London presso RCA-Imperial creerà un ‘triangolo dell’innovazione’ tra design (rappresentato dal Royal College of Art), ingegneria e tecnologia (rappresentato dall’Imperial College Faculty of Engineering), e business dell’innovazione (rappresentato dall’Imperial’s Tanaka Business School). La Carnegie Mellon University mette gli studenti di design, ingegneria e business in gruppi per lavorare a progetti. E la Rotman School of Management dell’Università di Toronto accopia MBA con gli studenti di design nelle lezioni di sviluppo dei prodotti.

Le lezioni per i 22,000 students saranno in inglese, per attrarre studenti da tutte le parti del mondo (molti dei quali potrebbero finire a lavorare per quella famosa multinazionale finlandese, Nokia, che è uno degli sponsor dell’iniziativa).

Un’altra cosa interessante è la loro scelta radicale per un approccio centrato sull’uomo, multidisciplinare e di prototipazione.

Leggi l’intervista

29 gennaio 2008
Uno sguardo dalla Francia alla scuola del futuro
Futurelab Jean-Marc Manach ha scritto un lungo articolo sulla scuola del futuro– la Scuola 2.0 — sul mio sito francese preferito InternetActu.

Manach copre gli sviluppi internazionali in quest’area (principalmente in USA e Germania) e da una visione di insieme su cosa stia accadendo in Francia.

TL’articolo, scritto in Francese, merita la pena se conoscete la lingua. Altrimenti date un’occhiata ai link: molti di loro portano a siti in inglese.

26 gennaio 2008
La “Google Generation” è un mito, dice una nuova ricerca britannica
Google generation Un nuovo studio capovolge la supposizione generale che la ‘Google Generation’ – i giovani nati o cresciuti nell’era di Internet – è la più colta per quanto riguarda la rete.

Il primo studio virtuale longitudinale portato a termine dal gruppo di ricerca CIBER dell’University College London dichiara che, nonostante i giovani dimostrino un apparente facilità e familiarità con i computer, essi fanno molto affidamento sui motori di ricerca, danno uno sguardo anzichè leggere e non possiedono le capacità critiche e analitiche per valutare l’informazione che trovano sulla rete.

Il resoconto Information Behaviour of the Researcher of the Future (pdf, 1.7 mb) mostra anche che i tratti del carattere che sono comunemente associati agli utenti più giovani – impazienza nella ricerca e nella navigazione, e nessuna tolleranza per qualsiasi ritardo nel soddisfare le loro necessità di informazione – stanno diventando la norma per ogni fascia di età, dai giovani pupilli ai professori.

Commissionato dalla British Library e il JISC (Joint Information Systems Committee), lo studio fa appello alle biblioteche affinchè rispondano con urgenza alle necessità in cambiamento dei ricercatori e degli altri utenti. Puntare al virtuale è essenziale e imparare quello che vogliono i ricercatori è cruciale se le biblioteche non vogliono diventare obsolete. “Le biblioteche in generale non stanno al passo con le richieste di servizi che siano integrati e consistenti con la loro più ampia esperienza di internet”, dice il dottor Ian Rowlands, principale autore del resoconto.

I risultati mandano anche un forte messaggio al governo. Se il Regno Unito vuole restare una grande economia della conoscenza con una prossima generazione di ricercatori ben preparata..

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6 gennaio 2008
Lezioni di vita dalla consulenza all’accademia, e ritorno
Jon Kolko Jon Kolko, uno specialista di design di interazione, è passato dalla consulenza (2000-2002) all’accademia (Savannah College of Art & Design, 2002-2007) e poi di nuovo alla consulenza (frog design, 2007-). Cosa ha imparato da queste transizioni? Beh, non quello che si potrebbe pensare.

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17 dicembre 2007
Un designer all’intersezione tra architettura fisica e i sistemi di informazione
Jeffrey Huang Bruno Giussani ha pubblicato i suoi appunti sulla lezione inaugurale di Jeffrey Huang presso EPFL, l’Istituto Svizzero di Tecnologia a Losanna.

“L’architettura e il design, dice il mio amico Jeffrey Huang (photo), stanno diventando l’interfaccia tra la vita fisica e virtuale. E quello è il suo campo di studi: come possono incorporare le strutture (edifici, città e paesaggi) sistemi di comunicazione digitale? Quali sono gli effetti della digitalizzazione sulle tipologie delle città al giorno d’oggi?

Settimana scorsa, il professor Huang — che tra le altre cose ha avuto un ruolo importante nella creazione della Swiss House a Boston, chiamata adesso Swissnex — ha tenuto la sua lezione inaugurale presso l’EPFL, l’Istituto Svizzero di Tecnologia a Losanna, dove lui conduce il Media and Design Lab (lui era precedentemente alla Harvard School of Design). Ecco i miei appunti.”

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11 dicembre 2007
Le biblioteche devono trasmettere il fattore ‘wow’
Temple Steven Bell scrive sulle implicazioni dell’approccio dell’esperienza dell’utente nella progettazione di una biblioteca.

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