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Il New School ha announced che Bruce Nussbaum, uno dei maggiori pensatori e scrittori sulle intersezioni dell’innovazione e del design, è stato designato Visiting Professor of Innovation and Design. Lavorerà ampiamente attraverso The New School, avendo come facoltà “base” la School of Design Strategies presso Parsons The New School for Design, la quale ospità i programmi di laurea in design e management, design integrato e studi ambientali.
Nussbaum (spesso nominato in questo blog) troverà sicuramente un ambiente altamente stimolante in un’università eccellente definita da una ricca storia di dissenso e democrazia, cultura dell’esilio Europeo e ricerca sociale. In breve, non potremmo essere più contenti. Complimenti, Bruce. |
| Articoli della categoria 'Educazione' |
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22 settembre 2008
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2 settembre 2008
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Jared Spool ha recentemente intervistato Bill Verplank, un uomo estremamente gentile che sta alle origini del design di interazioni e di esperienze, il quale ho avuto il piacere di incontrare diverse volte all’ormai caduto in disuso Interaction Design Institute Ivrea.
File audio (mp3) | Trascrizione (txt) |
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27 agosto 2008
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Il design del nuovo Classmate PC di Intel con il suo pieno supporto touchscreen, si basa sulle osservazioni e le ricerche effettuate sul modo in cui i computer vengono usati in vere ambientazioni di aule, scrive ars technica.
In un video pubblicato da Intel sul suo canale di YouTube, uno degli etnografi dell’azienda descrive alcune delle ricerche che stanno dietro al nuovo design del dispositivo, che è destinato principalmente all’educazione nei mercati emergenti. |
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24 giugno 2008
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La gente dello splendido blog francese InternetActu hanno condotto un intervista con la sociologa giapponese Mito Akiyoshi. Dal momento che InterActu viene pubblicato in francese, e li spingo da tempo a rendere i ricchi contenuti del loro blog disponibili anche in Inglese, loro ci hanno offerto di co-pubblicare questa intervista in Inglese — la lingua in cui è stata portata a termine. Non è stato difficile accettare l’offerta e ringrazio in particolare Hubert Guillaud per questa opportunità. Se leggete il francese, guardatela qui.
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3 giugno 2008
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Il numero di Primavera di Ambidextrous, la rivista di design della Stanford d.school, contiene un’intervista piuttosto lunha con Joy Mountford.
Joy progetta e gestisce interfacce da più di 20 anni. Di recente è stata vice presidente in carica del gruppo di esperienza dell’utente e design di Yahoo (dal quale è stata recentemente “mandata via in malo modo“). Joy ha anche lavorato presso la Interval Research Corporation ed è stata la fondatrice dell’acclamato Human Interface Group della Apple. Nell’intervista lei parla sul futuro del design di interfacce, la questione della privacy e molto sulla prototipazione. (via InfoDesign) |
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29 maggio 2008
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Anna Kirah è un antropologa del design specializzata nell’innovazione centrata sulla gente. Ha collaborato con molte aziende come Microsoft (dove ha dato un grande contributo al successo di MSN) e Boeing. E’ stata la preside fondatrice della 180º Academy danese ed attualmente sta lavorando come leader di innovazione presso Future Navigator e presso la sua personale azienda di consulenza.
In questa intervista lei condivide le sue considerazioni sull’insegnamento centrato sulla persona ed il pensiero innovativo tra i business manager, sull’usare ambienti virtuali o strumenti Web 2.0 per supportare le esperienze di apprendimento, e sull’apprendimento centrato sulla gente. Leggi l’intervista (pdf) |
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18 maggio 2008
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| Il Danish programme for user-driven innovation (sommario Inglese) mira a rafforzare la diffusione di metodi di innovazione impulsata dall’utente, ed a contribuire a far aumentare la crescita nelle aziende partecipanti, la soddisfazione nei clienti e/o l’efficienza nelle istituzioni pubbliche partecipanti.
Il programa dovrebbe anche risultare nello sviluppo di nuovi prodotti, servizi e concetti. Finalmente, il programma dovrebbe aumentare le qualifiche degli impiegati per renderli partecipi dei processi di innovazione nelle aziende e nelle istituzioni pubbliche partecipanti. Il programma, che ha un budget annuale di 100 milioni di DKK (13.4 milioni di euro o 20.9 milioni di USD) e dura quattro anni, dal 2007 al 2010, è amministrato da Danish Enterprise and Construction Authority, che è parte del Ministero dell’Economia danese. Le attività sono raggruppate in tre aree: strategica, regionala, e altre aree importanti. L’ impegno strategico riguarda tre ampie aree tematiche: (1) aree dove la Danimarca ha particolari qualità di business (per esempio tecnologia dell’ambiente e dell’energia, costruzioni, sanità, design e alimentari); (2) tematiche inter-settoriali relazionate con problemi sociali con potenziale di mercato promettente (per esempio costruzioni che risparmino energia, o la lotta contro l’obesità); e (3) aree di benessere, in particolare quelle dove il cittadino interagisce col settore pubblico (per esempio cura dei bambini e degli anziani e setorre sanitario). Sono attualmente in corso quindici progetti:
L’impegno regionale assicura che la conoscenza e l’esperienza con metodi per l’innovazione impulsata dall’utente viene distribuita attraverso il paese. Gli attori regionali in ognuna delle sei regioni geografiche organizzano un progetto annuale nelle regioni:
La terza area di impegno copre applicazioni dai progetti che trattano con qualsiasi altra tematica, business ed istituzione importante, non coperta dagli impegni strategici o regionali, come la 180º Academy e il Copenhagen Institute of Interaction Design. Ulteriori informazioni: - Presentazione di Dorte Nøhr Andersen, Capo di Division, Danish Enterprise and Construction Authority – (pdf) - Presentazione di Lars Bo Jeppesen, Direttore, Danish User-Centered Innovation Lab, Copenhagen Business School – (pdf) |
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18 maggio 2008
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Niti Bhan è in tumulto per via dell’articolo di lode di Alice Rawsthornon sul design di One Laptop Per Child, pubblicato sull’International Herald Tribune:
Niti ha ovviamente ragione e il suo post mi ricorda i mei stessi commenti di qualche mese fa:
Di conseguenza non sono sorpreso dal successo limitato dell’iniziativa, e posso solo sperare che alcune delle idee del design ispirino un progetto più sensibile e giudizioso rispetto al contesto. |
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27 aprile 2008
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Un gruppo di ricercatori dall’University of Southern California e l’University of California a Berkeley hanno presentato le loro prime scoperte di uno dei maggiori studi etnografici sui bambini negli ambienti digitali.
Kids’ Informal Learning with Digital Media: An Ethnographic Investigation of Innovative Knowledge Cultures è un progetto collaborativo di tre anni fondato dalla Fondazione John D. and Catherine T. MacArthur. Portato avanti da ricercatori all’University of Southern California e University of California, Berkeley, il progetto sulla gioventù digitale esplora come i bambini usano i media nelle loro vite quotidiane. Lo studio mostra una nuova generazione che sta “auto-pubblicando, programmando, e spostando i limiti di quello che si può fare online”, il che da loro “un senso di competenza, autonomia, auto-determinazione e connettività”. Ma – mostra la ricerca – non stanno imparando a fare questo a scuola. L’intera ricerca verrà pubblicata più avanti quest’anno. - Leggi di più: news.com | UC Berkeley News |
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23 aprile 2008
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iTunes U è un’area di iTunes che permette agli studenti negli Stati Uniti di condividere – gratuitamente! – audio e video delle loro lezioni, lettorati ed eventi. I contenuti sono accessibili a livello globale.
Cliccando su Power Search, puoi facilmente circoscrivere l’abituale ricerca di iTunes a iTunes U. Di particolare interesse per i lettori di questo blog è il Human-Computer Interaction Seminar dell’Università di Stanford, che consiste in niente meno che 36 lezioni di personaggi quali Bill Moggridge, Bill Buxton, Elizabeth Churchill, Paul Dourish e Donald Norman. |
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22 marzo 2008
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Robert X. Cringely, è lo pseudonimo del giornalista di tecnologia Mark Stephens, che è il presentatore e lo scrittore della miniserie di successo “Electric Money”, ha firmato un polemico articolo sulla cultura e la tecnologia:
Un po’ più avanti nell’articolo c’è la sua dichiarazione chiave:
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19 marzo 2008
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12 marzo 2008
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Il mondo del design e dell’innovazione è cambiato molto nell’ultima decade. Le sfide sono più complesse, intricate e sistemiche, e di conseguenza richiedono un approccio sempre più olistico e multidisciplinare, specialmente nell’educazione.
O nelle parole di Richard Koshalek, presidente dell’ Art Center College of Design:
La rinomata Art Center College of Design sta puntando a qualcosa di molto ambizioso – sta uscendo dal suo spazio fisico, e sta creando una serie di quello che definirei “open innovation forums” su scala globale, tutti con l’obiettivo di “sviluppare la gente”. Settimana scorsa sono stato invitato (grazie, Rudy) a prendere parte ad uno di essi: l’evento Disruptive Thinking a Barcellona. L’evento di Barcellona, organizzato in collaborazione con la scuola di economia ESADE, è il primo di una serie di dialoghi globali che l’Art Center sta organizzando in diversi continenti e online. Un impegno sociale L’Art Center ha un iniziativa che mi piace molto: designmatters. Inaugurata nel Dicembre del 2001, Designmatters presso Art Center esplora i benefici sociali e umanitari del designe e del business responsabile. Designmatters è una parte cruciale del Progetto Barcellona: le collaborazioni con le istituzioni educative, civiche e culturali specialmente nei temi sociali ed umanitari sono un obiettivo chiave. Uno dei temi che il progetto Barcellona vuole affrontare in particolare è quello del ruolo del desgin nelle città, che “dev’essere ridefinito d’accordo ai principi della sostenibilità — non solo in relazione con l’ambiente, ma anche in termini di produzione e condumo di energia, prosperità economica, giustizia sociale e sviluppo culturale”. E così dovrebbe essere. Cercare di pensare in modo dirompente Gli organizzatori hanno cercato “pensatori e professionisti ‘dirompenti’ che — nonostante comporti diversi rischi — portino energia vitale da incidere a questi argomenti e li spingano in nuove e produttive direzioni per la società.” L’evento è stato presieduto dal giornalista britannico Richard Addis, che ha selezionato principalmente presentatori britannici per ognuna delle sei sessioni. Josh Nakaya, uno studente di product design dell’Art Center ha fatto davvero un ottimo laboro nel mettere su blog la conferenza, e poi aggiungendo le risposte. Sono disponibili anche dei video streams. Quindi faro riferimento a questi riassunti e video sui miei commenti in seguito. C’è anche un sito con l’intero schieramento di speakers. Ecco le sei sessioni:
In breve L’andamento dell’evento non è stato l’ideale: alcuni dei presentatori non hanno condotto molto bene le loro sessioni, non tutti avevano idee rilevanti da contribuire, e non sempre c’era un collegamento tra il pensiero dirompente ed l’argomento discusso, e non sempre era chiara la direzione che si voleva seguire. Ho anche riflettuto su fino a quale punto ho effettivamente sentito dei temi innovativi, o sul fatto che le cose che ho sentito si potessero trovare facilmente su un libro o una buona rivista. La risposta è probabilmente sì. Ma il libri e le riviste sono monologhi per natura. Questo era nella teoria e nella pratica una serie di dialoghi. All’inizio di questo articolo ho scritto che questo evento di Barcellona fa parte di un’ampia strategia di collaborazioni aperte, comunicazioni aperte e di impegno sociale. Questo non solo è un’approccio lodevole e di valore, ma è anche altemente rilevante e opportuno nella società contemporanea. Abbiamo bisogno di più di queste iniziative. Certo, devono essere messe a punto e migliorate, ma in sostanza abbiamo bisogno di dialogo e collaborazione tra le discipline, tra le diverse parti della società, tra le diverse parti del mondo. Il mondo è diventato troppo complesso per permettere ad ognuno di noi di capire le cose da soli. E secondo me questo era il vero significato di queste Conversazioni Globali. Spero anche che l’Art Center porti a termine il suo impegno di continuare le conversazioni online, per avere un dialogo continuo. Il blog dell’evento per adesso è basicamente morto. Probabilmente questo non è lo strumento giusto – bisogna sviluppare uno nuovo. E gli Stati Uniti? L’Art Center è una scuola americana, con base a California. Come posso partecipare alle conversazioni globali? Molti degli eventi si svolgono in California: il recente summit di due giorni su Sistemi, Città e Mobilità Sostenibile e la prossimaconferenza Serious Play. |
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28 febbraio 2008
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Il Design Council ha pubblicato il resoconto di un tour alla ricerca di fatti per l’Olanda, Danimarca e Finlandia che ha esplorato come l’insegnamento e l’istruzione inter-disciplinare stiano cambiando la natura del design.
I componenti del tour, accademici e policy maker tra cui il consulente di design ed specialista sui mercati emergenti Niti Bhan, hanno visitato istituzioni accademiche (Technical University Delft, Design Academy Eindhoven, Technical University Eindhoven, KaosPilots, Aarhus School of Architecture, Workcamp07, University of Art and Design Helsinki, Helsinki School of Creative Entrepreneurship, e Helsinki University of Technology) ed aziende (Philips Design, Designit, Zentropa Workz, Nokia, Kone, e Desigence). |
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27 febbraio 2008
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Ho recentemente intervistato il Prof. Yrjö Sotamaa, Presidente dell’University of Art and Design Helsinki.
Sotamaa è l’uomo dietro all’iniziativa di avviare una nuova Innovation University in Finlandia, riunendo tre importanti università finlandesi: l’University of Art and Design Helsinki (TAIK), la Helsinki University of Technology (TKK), e la Helsinki School of Economics (HSE). L’obiettivo della nuova università, la cui inaugurazione è prevista per Agosto del 2009, è quello di essere una delle principali istituzioni nel mondo in termini di ricerca e di educazione nei settori della tecnologia, gli studi economici e arte e design. L’iniziativa è una versione più grossa ed ambiziosa del generale approccio multidisciplinario che viene attualmente applicato in alcuni altri importanti centri di educazione. Design-London presso RCA-Imperial creerà un ‘triangolo dell’innovazione’ tra design (rappresentato dal Royal College of Art), ingegneria e tecnologia (rappresentato dall’Imperial College Faculty of Engineering), e business dell’innovazione (rappresentato dall’Imperial’s Tanaka Business School). La Carnegie Mellon University mette gli studenti di design, ingegneria e business in gruppi per lavorare a progetti. E la Rotman School of Management dell’Università di Toronto accopia MBA con gli studenti di design nelle lezioni di sviluppo dei prodotti. Le lezioni per i 22,000 students saranno in inglese, per attrarre studenti da tutte le parti del mondo (molti dei quali potrebbero finire a lavorare per quella famosa multinazionale finlandese, Nokia, che è uno degli sponsor dell’iniziativa). Un’altra cosa interessante è la loro scelta radicale per un approccio centrato sull’uomo, multidisciplinare e di prototipazione. |
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29 gennaio 2008
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Jean-Marc Manach ha scritto un lungo articolo sulla scuola del futuro– la Scuola 2.0 — sul mio sito francese preferito InternetActu.
Manach copre gli sviluppi internazionali in quest’area (principalmente in USA e Germania) e da una visione di insieme su cosa stia accadendo in Francia. TL’articolo, scritto in Francese, merita la pena se conoscete la lingua. Altrimenti date un’occhiata ai link: molti di loro portano a siti in inglese. |
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26 gennaio 2008
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Un nuovo studio capovolge la supposizione generale che la ‘Google Generation’ – i giovani nati o cresciuti nell’era di Internet – è la più colta per quanto riguarda la rete.
Il primo studio virtuale longitudinale portato a termine dal gruppo di ricerca CIBER dell’University College London dichiara che, nonostante i giovani dimostrino un apparente facilità e familiarità con i computer, essi fanno molto affidamento sui motori di ricerca, danno uno sguardo anzichè leggere e non possiedono le capacità critiche e analitiche per valutare l’informazione che trovano sulla rete. Il resoconto Information Behaviour of the Researcher of the Future (pdf, 1.7 mb) mostra anche che i tratti del carattere che sono comunemente associati agli utenti più giovani – impazienza nella ricerca e nella navigazione, e nessuna tolleranza per qualsiasi ritardo nel soddisfare le loro necessità di informazione – stanno diventando la norma per ogni fascia di età, dai giovani pupilli ai professori. Commissionato dalla British Library e il JISC (Joint Information Systems Committee), lo studio fa appello alle biblioteche affinchè rispondano con urgenza alle necessità in cambiamento dei ricercatori e degli altri utenti. Puntare al virtuale è essenziale e imparare quello che vogliono i ricercatori è cruciale se le biblioteche non vogliono diventare obsolete. “Le biblioteche in generale non stanno al passo con le richieste di servizi che siano integrati e consistenti con la loro più ampia esperienza di internet”, dice il dottor Ian Rowlands, principale autore del resoconto. I risultati mandano anche un forte messaggio al governo. Se il Regno Unito vuole restare una grande economia della conoscenza con una prossima generazione di ricercatori ben preparata.. |
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6 gennaio 2008
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Jon Kolko, uno specialista di design di interazione, è passato dalla consulenza (2000-2002) all’accademia (Savannah College of Art & Design, 2002-2007) e poi di nuovo alla consulenza (frog design, 2007-). Cosa ha imparato da queste transizioni? Beh, non quello che si potrebbe pensare. |
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17 dicembre 2007
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Bruno Giussani ha pubblicato i suoi appunti sulla lezione inaugurale di Jeffrey Huang presso EPFL, l’Istituto Svizzero di Tecnologia a Losanna.
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11 dicembre 2007
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Steven Bell scrive sulle implicazioni dell’approccio dell’esperienza dell’utente nella progettazione di una biblioteca.
- Leggi l’articolo |
Notizie di Experientia
Experientia, la società internazionale di User Experience con sede a
Helsinki, Finlandia. Nella mattinata di oggi, è stato dato
Il 21 luglio 2009, Experientia compie quattro anni. Da quattro amici e
Il 19 marzo, Area onlus, l’organizzazione a sostegno delle famiglie
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