counter create hit
Putting people first in italiano
NOTIZIE SULL’EXPERIENCE DESIGN, SUL DESIGN UTENTE-CENTRICO E SULL’INNOVAZIONE

Cultura

Design

Economia

Locations

Media

Metodi

Pubblico

Servizi

Temi sociali

Architettura


Arte


Creatività


Cultura


Identità


Mobilità


Museo


Co-creazione


Design


Design di interazione


Design dei servizi


Experience design


Presence


Ubiquitous computing


Advertising


Branding


Business


Innovazione


Marketing


Meccatronica


Tecnologia


Africa


America


Asia


Australia


Europa


Italia


Torino


Blogging


Conferenze


Giochi


Libri


Media


Mondo virtuale


Telefonia mobile


Esperienza dell'utente


Etnografia


Previsione


Prototipazione


Ricerche sull'utente


Scenari


Usabilità


Anziani


Bambini


Disabili


Giovani


Educazione


Salute


Ricerca


Servizi finanziari


Servizi pubblici


Sviluppo urbano


Turismo


Cambio sociale


Comunicazione


Digital divide


Mercati emergenti


Partecipazione


Sostenibilità


  Articoli della categoria 'Cultura'
13 giugno 2008
Cina ed il prossimo miliardo di clienti
Attention Il secondo articolo nell’aggiornata Receiver Magazine della Vodafone è sulla Cina ed il prossimo miliardo di clienti.

L’autore Jared Braiterman mira a comprendere il ruolo dei cellulari nello sviluppo a ritmi sfrenati della Cina ed esplora perché la Cina sia diventata un centro di utilizzo appassionato della tecnologia.

Braiterman dichiara che ci sono due spiegazioni culturali per l’intensità con cui i Cinesi hanno adottato internet, e ancora di più, i cellulari: la politica di un singolo figlio da circa circa trent’anni, e la carenza di alternative di comunicazione ed intrattenimento.

Jared Braiterman è un antropologo che ha studiato ad Harvard e Stanford (PhD 1996) che ha lavorato per dodici anni come consulente ed educatore di human technology presso la Silicon Valley, in Europe, in Asia e nelle Americhe. Con la sua col suo studio di ricerca e creativo Giant Ant di San Francisco ha recentemente condotto uno studio sulla cultura giovanile e la tecnologia chiamato “Mobile China”. Ora al suo quarto anno, il progetto ha studiato cellulari, vita virtuale e realtà miste nel più grande mercato emergente al mondo.

Leggi tutto l’articolo

29 maggio 2008
EMweekly /4
EMweekly Mentre Bono e Bill Gates sono i cima alla mia mente quado si tratta di finanziare lo, anche alcuni filantropi meno noti stanno lasciando il loro segno in modo effettivo. Il riservato miliardario neozelandese Christopher Chandler sta supportando una scuola di business mirata specificamente ad allevare imprenditori con idee di business per aiutare i paesi più poveri a lasciarsi alle spalle la povertà. Il Legatum Center per lo Sviluppo e l’Imprenditoria presso il MIT wsarà guidato da Iqbal Quadir, il creatore di GrameenPhone. Il miliardario sudanese Mo Ibrahim ha creato un premio unico, consegno ad un Capo di Stato di una Nazione Africana che dimostri una carriera di buon governo nel corso della sua carica. La Mo Ibrahim Foundation mantiene anche l’Ibrahim Index of African Governance. La donna più ricca della Scozia, Ann Gloag, ha messo in opera il suo acume negli affari per sposare la carità col capitalismo attraverso orfanatrofi autosufficienti ed una nuova carità per donne le cui vite sono state guastate dalle fistole.

“Si tratta di donne che aiutano donne perchè altrimenti non succederà niente se aspettiamo che gli uomini in questi paesi facciano qualcosa. Semplicemente si trovano un’altra moglie. Per loro non ne merita la pena.” [...]
E’ difficile vedere come la Freedom from Fistula Foundation possa emulare il successo commerciale dell’orfanatrofio, ma il capitalismo compassionevole della Gloag ha trovato un modo. Mentre si trovano all’ospedale, le donne ricevono un’educazione basica ed imparano a cucire e ad utilizzare un cellulare.

“Diamo ad ognuna di esse un cellulare e quando lasciano l’ospedale, diventano una cabina telefonica per il loro villaggio,” dice Gloag. “I primi 40$ dollari che guadagnano, li pagano a noi per il cellulare così noi possiamo comprare il prossimo. Dopodiché possono ottenere dei profitti. Basicamente noi diamo loro un business.” Gloag vede le donne come la chiave per cambiare l’Africa.

Le donne stanno sicuramente facendo la differenza e non solo in Africa. Si è creata una cooperativa di donne in Paraguay per comprare cibo in grandi quantità e pertanto facendo bastare i loro budget familiari mano a mano che i prezzi aumentano. Le donne Bahraini disoccupate verranno addestrate per allestire piccole venture imprenditoriali come designer di moda e cucitrici dopo che numerose case tessili sono state recentemente dichiarate in soprannumero. Nel frattempo a Ghana, sono in atto piani per lanciare una banca gestita da donne per contadini rurali, nell’Africa sub Sahariana l’80% del cibo è coltivato da donne ma esse hanno accesso solo al 7% dell’assistenza e al 10% della terra.

I costi in aumento del carburante e dell’energia stanno portando gli operatori di telefonia mobile alla ricerca di soluzioni sostenibili attraverso i mercati emergenti mano a mano che i cellulari stanno diventando una parte critica dell’infrastruttura regionale. Ericsson, Motorola e Grameenphone sono alcune delle aziende con programmi pilota stabiliti in paesi come Namibia, Bangladesh e Indonesia mentre individui come il ‘Mad Austrian’ dimostrano la resistenza della loro visione in Sud Africa.

I Numeri e la crescita sono una parte intensa della conversazione sul mondo in via di sviluppo ed i mercati emergenti. Che si tratti dei sogni del fondatore di FON  Martin Varsavsky di portare su scala industriale la sua base di abbonati per creare una rete wireless mondiale o del tentatico di Alan Moore e Tomi Ahonen di mettere i circa 3 miliardi di utenti di cellulare al mondo in contesto, resta il fatto che i  mercati emergenti come il Medio Oriente e l’Africa saranno i motori della crescita nel futuro.

Espandersi in questi mercati, comunque, non sarà facile in quanto le nazioni in via di sviluppo si pongono degli obiettivi propri come stanno scoprendo marchi come Vodafone e Motorola. Gli imprenditori in Egitto sono ostacolati dalla cultura e dalla mancanza di capitale mentre i Sud Africani hanno a che fare con l’attuale tracollo finanziario della loro nazione. Ma la Cina sembra risoluta da quel che dice questo report di Fast Company.  special report seems to say. Una sbirciata al segreto del loro successo apparentemente non assimilabile?

“Lasciate dormire la Cina,” commento Napoleone, “perchè quando si sveglierà, farà tremare il mondo.” Oggi, la Cina non solo si è svegliata, ma si sta mangiando il mondo a colazione. In pochi anni, è diventata il principale consumatore di legno al mondo — così come di zinco (col 30% della domanida globale), ferro ed acciaio (27%), piombo (25%), alluminio (23%), e rame (22%), assieme al nichel, stagno, carbone, cotone e gomma. L’intero sub-Sahara attualmente usa un ventesimo della quantità di acciaio della Cina. E nonostante la Cina sia il secondo consumatore di petroleo, dopo gli Stati Uniti, sta guadagnando terreno velocemente.

Questo dev’essere un esempio della crescita del resto di cui Fareed Zakaria parla nel suo apprezzato nuovo libro, The Post American world. Dato che la Cina vieta le borse di plastica per proteggere l’ambiente, i consumatori Medio Orientali sono innamorati degli elettrodomestici all’avanguardia. Le ragazze Palestinesi accettano cellulari da possibili fidanzati e gli Etiopi decidono di concedere il loro caffè a Starbucks. Persino il limite del “dollaro al giorno della linea di povertà internazionale è stato elevato ad un dollaro e un quarto. Certamente sono segni del trionfo dello spirito imprenditoriale, come articolato nel libro “Lessons from the Poor” (riassunto).

La recensione della letteratura della ricercatrice Carolyn Wei ha trovato che la maggior parte degli studi sull’influenza dei cellulari sulla cultura giovanile hanno avuto luogo in Occidente, mentre gli studi in altri luoghi si concentrano sull’aspetto prettamente economico, quindi essa ha intrapreso uno studio sul ruolo del cellulare nel facilitare le relazioni romantiche in Bangalore, India. Ecco un frammento,

“Quello che Carolyn ha fatto è prendere questo elemento molto interessante della cultura giovanile — il corteggiamento — ed identificare come i cellulari interagiscono con questi schemi pre-esistenti di interazione,” ha detto Kolko. “La tecnologia non  supera la cultura, non cambia la cultura in sé, ma è una forza che spinge contro gli schemi culturali.”

vi portiamo in un tour sul ruolo del cellulare nel corteggiamento tra gli adolescenti Palestinesi, i giovani Bahraini, i romantici dell’Araba Saudita ed i single Egiziani. Tuttavia non sono tutte rose, come ha scoperto questa giovane donna Kurda, ma le donne nelle culture conservanti cercano di imparare tutto il possibile per mantenere una vita di rispetto e dignità.

EMweekly (edizioni precedenti) è una raccolta di notizie sui Mercati Emergenti curata da Niti Bhan e David Tait (di Emerging Futures Lab).

EMweekly si focalizza su un’ampia selezione di notizie, link e articoli così come analisi e articoli di approfondimento sul mondo in via di sviluppo. Potete leggerlo su Putting People First, o ricevere EMweekly via rss o email.

Gli aggiornamenti sulle notizie dei mercati emergenti riflettono la estesa ricerca e le capacità di Experientia nei mercati di consumatori emergenti nelle nazioni in via di sviluppo come l’Africa Sud Sahariana, e Asia del Sud/Sud Est ecc.

Questa nuova offerta si fonda su una recente collaborazione strutturale tra Experientia e tre specialisti dei mercati emergenti — Niti Bhan (base a Singapore), Claude Martin (base in Francia), e David Tait (base in Sud Africa) — e su un ampio progetto di ricerca in Africa che abbiamo appena portato a termine per una grande azienda di tecnologia.

22 maggio 2008
EMweekly /3
EMweekly Erik Simanis e Stuart Hart hanno appena reso disponibile il Base of the Pyramid Protocol – Toward Next Generation BoP Strategy(PDF) edizione 2008 che fornisce l’ultima descrizione di un nuovo approccio ai business di co-creazione con partner nelle comunità di basso reddito. Include anche esperienze sul campo col Protocol in Africa ed India che coinvolgono aziende come SC Johnson and DuPont. Il BoP Protocol™ è un processo di incubazione di business pionieristico che permette alle corporazioni multinazionali (MNCs) di generare nuove opportunità di business alla Base della Piramide. Potrebbe essere di interesse anche un articolo di Stuart Hart e Clayten Christensen che dimostra come il BoP costituisce il laboratorio ideale per incubare nuove, dirompenti tecnologie pulite.

Il ricercatore ethnographic Stuart Henshall ha recentemente passato una settimana a Mumbai, India con il collega Dina Mehta, studiando la cultura del cellulare in India. Dina ha raccolto una selezione di osservazioni di Stuart durante la sua permanenza. In particolare, l’Emerging Indian Middle Class e l’influenza del China phone meritano di essere letti. Sempre tra le novità, la casa di ricerca etnografica Indiana CKS ha appena rilasciato l’Emerging Economies report ricoprendo non solo l’India ma anche altri mercati emergenti in via di sviluppo come Indonesia e Sud Africa.

I cellulari e la loro influenza sullo sviluppo sociale ed economico nella base della piramide nei mercati emergenti sono globalmente noti. Questa settimana è stato rilasciato un report dalle NU e la Vodafone Foundation intitolato Wireless Technology for Social Change: Trends in NGO Mobile Use che ricopre 11 studi di casi di utilizzo innovativo della tecnologia mobile effettuati da gruppi che lavorano per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Questa settimana è stato pubblicato anche Going wireless: Dialing for development (PDF) di David Lehr. A differenza del report precedente, questo si concentra più su modelli di business sostenibili per l’utilizzo del cellulare e mira a “imprenditori sociali; innovatori tecnologici, agenzie di sviluppo economico; provider di servizi e venture commerciali emergenti.”

Micro è l’argomento del giorno nei mercati emergenti. Un eccellente articolo di opinone su NextBillion.net cita l’ultimo libro di CK Prahalad, The New Age of Innovation (recensione),

“oggi, anziché un piccolo gruppo di gente seduta a pensare all’innovazione, potete avere tre miliardi di persone che non solo sono micro-produttori e micro-consumatori, ma anche micro-innovatori…chiunque ha l’opportunità di contribuire all’innovazione.”

nel frattempo la Banca Mondiale prevede che il mobile banking trasformerà la microfinanza, provocando l’eccitazione tra gli imprenditori mentre i dibattiti sull’argomento spingono il The Economist a chiederci “E’ accettabile trarre profitto dai poveri?

I modelli di business intesi per i mercati di consumatori emergenti vengono progettati per le condizioni e i vincoli inerenti la regione o modellati su quelli che sono emersi organicamente. Nel 2007, Nokia Siemens Networks ha lanciato Village Connection, un sistema di network che consente un modello di business innovativo attraverso il quale gli operatori possono portare servizi di telefonia mobile a basso costo in aree remote – il quale è stato appena premiato con un premio “Excellence in Innovation” – con due programmi pilota, uno nel sud dell’India e un altro in Tanzania. Vodafone Tanzania ha appena annunciato che collegheranno il rurale col suburnano per la prima volta attraverso la griglia GSM dei villaggi di prova.

Altri modelli di business emergenti notati questa settimana includono una cooperativa di burro di shea di grande profitto a Ghana, un chiosco di cellulari alimentato a pedali nell’America Latina, cibo economico ed igienico nelle strade di Calcutta e per concludere su questo argomento, una lettura d’obbligo è la serie di cinque parti di Al Hammond sul tema dell’ordinare i modelli di business nella BoP.

Social networking asiatico? Trascurati dalle voci che girano, questi siti hanno creato scalpore nei loro paesi con le loro caretteristiche innovative, dice Norman Lewis, mentre la BBC ci indica le opportunità di lucro in India. Nel frattempo, China Mobile sta cercando aiuto nell’esperienza dell’utente da Nokia Siemens Network per poter rimanere competitiva nell’esplosione del mercato wireless in Cina. Una citazione dall’articolo di Norman Lewis ne sottolinea la necessità,

E’ importante riconoscere che gli imprenditori Asiatici sono giunti a queste opportunità attraverso la necessità piuttosto che attraverso una pianificazione conscia. Gli operatori Asiatici hanno molto in comune con le loro controparti Occidentali. Così come gli operatori di telefonia mobile in Occidente non avevano previsto che i messaggi di testo sarebbero diventati un servizi in grado di generare profitto, ma hanno imparato a trovare il modo di trarne il massimo vantaggio, gli operatori Asiatici sono stati costretti ad inventarsi soluzioni che richiedessero qualche innovazione.

La chiave è stata lo sviluppo di piattaforme per micro-pagamenti. La necessità è stata la madre dell’invenzione. Gli impulsi radicati nel coinvolgimento dei giovani con i media digitali in Asia sono stati catturati e monetizzati in modi che pochi immaginarono avessero funzionato. Il fatto che un’azienda di istant messaging Cinese possa mostrare profitti di 245 milioni di $ all’anno in un paese dove il 75 per cento degli utenti di internet guadagna meno di 2.000 RMB/mese (meno di 300 $ al mese) mostra quanto sia forte questo desidero di espressione di sé, riconoscimento, status e comunicazione in Asia.

Se c’è una lezione da imparare qui è che se le necessità degli utenti sono collocate al centro dei servizi, e questo resta il fulcro dell’innovazione, si possono costruire possibili business per il futuro.
[...]
Ma anche se i provider di servizi Asiatici fossero capitati per caso sui loro modelli di business, le loro esperienze sono importanti per la futura evoluzione di questi servizi intorno al mondo.

Un’altro esempio interessante di sito di social networking, questa volta la piattarforma è il cellulare, che ha catturato l’occhio è la Buzzcity di Singapore col loro myGamma. Nuovi siti emergenti di social networking sono visti come sfide serie per i simili di MySpace e Facebook. Ovviamente, dovranno pianificare le loro strategie iPhone presto! Date un’occhiata alla provenienza della crescita di myGamma – solo gli USA spiccano come mercato NON emergente nei dieci paesi principali!

Nel complesso, i principali dieci mercati hanno procurato due miliardi di ad, che hanno rappresentato una crescita annuale del 800 per cento. Ecco dove sono collocati gli USA nel mercato mondiale di BuzzCity:

1. Indonesia : 654 milioni (+ 13328%)
2. India : 577 milioni (+ 1522%)
3. Sud Africa : 426 milioni (+ 418%)
4. USA : 132 milioni (+ 917%)
5. Kenya : 79 milioni (+ 424%)
6. Romania : 57 milioni (+ 446%)
7. Bangladesh : 53 milioni (+ 305%)
8. Cina : 37 milioni (+ 6053%)
9. Brunei : 35 milioni (+ 221%)
10. Pakistan : 35 milioni (+ 814%)

EMweekly (edizioni precedenti) è una raccolta di notizie sui Mercati Emergenti curata da Niti Bhan e David Tait (di Emerging Futures Lab).

EMweekly si focalizza su un’ampia selezione di notizie, link e articoli così come analisi e articoli di approfondimento sul mondo in via di sviluppo. Potete leggerlo su Putting People First, o ricevere EMweekly via rss o email.

Gli aggiornamenti sulle notizie dei mercati emergenti riflettono la estesa ricerca e le capacità di Experientia nei mercati di consumatori emergenti nelle nazioni in via di sviluppo come l’Africa Sud Sahariana, e Asia del Sud/Sud Est ecc.

Questa nuova offerta si fonda su una recente collaborazione strutturale tra Experientia e tre specialisti dei mercati emergenti — Niti Bhan (base a Singapore), Claude Martin (base in Francia), e David Tait (base in Sud Africa) — e su un ampio progetto di ricerca in Africa che abbiamo appena portato a termine per una grande azienda di tecnologia.

20 maggio 2008
Libro in uscita sull’”high end”
Future High Tide of High End Qualche setimana fa siamo stati contattati da Marco Bevolo di Philips Design il quale cercava qualche opinione anticipata sul libro che sta scrivendo assiame a Stefano Marzano (anche lui di Philips Design), Dr. Howard R. Moskowitz e Alex Gofman (presidente e vice-presidente di Moscowitz Jacobs Inc.). Ci hanno spedito una copia della bozza per una prima reazione.

Il libro, che ha il titolo provvisorio di “Future High Tide of High End” e verrà pubblicato da Wharton School Publishing, fornisce una comprensione socio-culturale e centrata sulla gente del concetto di lusso — più nello specifico prodotti di prestigio per le masse (che loro chiamano “High End”) — con l’obiettivo di fornire insight e guida per lo sviluppo dei business futuri in questo settore.

Reso possibile da circa settanta conversazioni, contributi ed interviste con esperti dell’industria, leader di pensiero d opinionisti, il libro è piuttosto unico nel suo approccio, e destinato a diventare d’obbligo per chiunque concepisca, sviluppi e metta in commercio prodotti e servizi ‘High End’.

Un fulcro sull’interazione delle tendenze sociali, visioni di design, e profonda comprensione della gente, permette agli autori di proporre una serie di considerazioni interessanti, tra cui un nuovo concetto per il futuro dell’industria basato sull’esperienza, così come una serie di strumenti con cui creare e capire nuove offerte di prodotti e servizi ‘High End’.

Per capire quale sarà l’anima del High End nel futuro prossimo, gli autori introducono anche un metodo esperimentale, il Rule Developing Experimentation (RDE) — con gente che deve valutare coppie di scenari futuri, e l’analisi statistica successiva dei dati ottenuti per capire quali idee sottostanti sono i veri elementi motori. I risultati vengono poi presentati su un originale studio basato su questo metodo, che è stato condotto in quattro nazioni (US, GB, Cina e Italia) con più di 500 utenti finali, tutti appartenenti a fasce di reddito moderatamente alte.

Il libro, che attualmente è in fase di redazione avanzata (in parte sulle basi del nostro feedback), verrà pubblicato prima della fine dell’anno. Gli autori ci hanno detto che presto pubblicheranno dell’altro materiale sul loro sito (come un sommario, una tabella dei contenuti, un campione di un capitolo, ecc.), in modo che anche i lettori possano contribuire con le loro considerazioni e suggerimenti.

Una piccola nota di chiusura è di orgoglio: questo è il primo articolo pubblicato sul libro in uscita. Marco ha detto che sarebbe felice se venisse dalla sua città natale (Torino) e lo stesso vale per noi.

18 maggio 2008
L’imperatore ha vestiti di design
Designer clothes Niti Bhan è in tumulto per via dell’articolo di lode di Alice Rawsthornon sul design di One Laptop Per Child, pubblicato sull’International Herald Tribune:

“Qual è il proposito di un buon design se non c’è nessuno che ne può fare uso? Come l’albero mitologico che cade in una foresta se nessuno l’ha sentito schiantarsi, serve a qualcosa il design di un prodotto che rimane sul piedistallo di un museo? [...]

Quando un prodotto viene lodato dall’industria e dai critici come esempio di buon design ma fa fatica ad arrivare alle mani della gente a cui è destinato, si tratta di un esempio di arte o scultura, un’espressione creativa della visione personale dell’artista manifestata in modo tangibile piuttosto che una convalida di quel che è buono nel design? [...]

Qual è il proposito di un premio di design per un prodotto che ha fallito nel raggiungere le proprie direttive creative?”

Niti ha ovviamente ragione e il suo post mi ricorda i mei stessi commenti di qualche mese fa:

“Il progetto chiaramente soffre di un approccio top-dow, dove “progettare per” è il paradigma piuttosto che “progettare con” o “progettare da”. Per quanto ne so non c’è stato nessun analisi dei bisogni strutturati, nessuno studio contestuale, niente etnografia ne ricerca qualitativa. Un apporccio del genere non può che portare a conseguenze inattese e potrebbe potenzialmente mettere a repentaglio il progetto stesso. Ci sono molte lezioni da imparare qui HERE, dal team OLPC (”un laptop per bambino”), ma anche da qualunque azienda che cerchi di portare soluzioni progettate per “utenti finali” che poi risultano avere bisogni diversi.”

Di conseguenza non sono sorpreso dal successo limitato dell’iniziativa, e posso solo sperare che alcune delle idee del design ispirino un progetto più sensibile e giudizioso rispetto al contesto.

25 aprile 2008
Sotto con l’innovazione
Down with innovation Rick Poynor, cscrittore e critico con base a Londra e specializzato nella cultura visuale, ha scritto un saggio provocativo (pubblicato si I.D. magazine), affrontando l’indulgenza contemporanea design thinking e l’innovazione :

Il design ora è molto importante, sembra, che non lo si possa più affidare ai designer, e per rendere assolutamente chiaro che il controllo si è spostato sulle mani di qualcun’altro, c’è bisogno di dare un nome completamente nuovo al design. Chiamatelo design thinking. Chiamatelo innovazione. “Tutti amano il design ma nessuno vuole chiamarlo design”, ha detto lo scorso anno ai lettori di Design Observer Bruce Nussbaum del BusinessWeek. “I maggiori esecutivi e manager vogliono chiamarlo design qualcos’altro—innovazione. Innovazione: con cui loro si sentono comodi. Design, ecco, è troppo selvaggio e pazzo per loro.” Roger Martin, rettore della Rotman School of Management presso l’Università di Toronto, offre questa ricetta: “La gente di affari non ha bisogno di capire meglio i designer—devono diventare designer.”[...]

Cos’è più condiscendente: creare qualcosa in cui credi perchè pensi che potrebbe piacere anche ad altra gente, e semplicemente esporlo? (La vecchia maniera del design.) O studiare ogni aspetto del comportamento dei consumatori con l’intenzione di riempirli di sentimenti di “lealtà folle” per i prodotti del vostro cliente? (La nuova maniera dell’innovazione.)

Leggi tutto l’articolo

23 aprile 2008
Le culture dei mondi virtuali
Cultures Questa settimana una conferenza di due giorni radunerà studiosi, svuluppatori e partecipanti di mondi virtuali per discutere sulle culture emergenti che si stanno creando a partire dalle diverse comunità online.

Gli organizzatori dell’evento teorizzano che i mondi virtuali possono essere studiati dai ricercatori nei settori umanistici e delle scienze sociali.

L’antropologo culturale Mimi Ito, l’antropologa Intel Genevieve Bell, i professori di informatica dell’UCI Paul Dourish e Bonnie Nardi, la ricercatrice Intel Maria Bezaitis e l’antropologo dell’UCI Tom Boellstorff guideranno le discussioni.

Lìevento è sponsorizzato da Intel Research e dal Department of Anthropology e il Center for Ethnography dell’UCI.

Tom Boellstorff, uno degli organizzatori della conferenza, è l’autore di Coming of Age in Second Life: An Anthropologist Explores the Virtually Human. Il suo è il primo libro a dare uno sguardo a Second Life da un punto di vista puramente antropologico.

- Comunicato stampa

- Sito dell’eventoe

12 marzo 2008
Creative Britain Il governo britannico mira a rendere il paese un leader globale nelle arti, nei  media e nella pubblicità attraverso iniziative tra cui la crezione di migliaia di nuovi apprendistati e l’inaugurazione di una conferenza di business creativo stile Davos.

Il Primo Ministro Gordon Brown ed il segretario di cultura, Andy Burnham, hanno rivelato il piano d’azione, Creative Britain: New Talents for the New Economy, in quello che il governo ha denominato il primo piano supportato dallo stato per muovere le industrie della creatività dai “margini della corrente del pensiero economico e politico” nel Regno Unto.

Il piano d’azione [che è stato accolto dall'industria del design] delinea  26 impegnii sia per il governo sia per le industrie per alimentare il talento, creare posti di lavoro e guidare la competività internazionale della Gran Bretagna.

Una delle iniziative è quella di sviluppare una nuova annuale World Creative Business Conference che farà da “colonna portante” di una spinta internazionale per fare del Regno Unito il “perno creativo del mondo”.

Leggi tutto l’articolo [The Guardian] – Scarica il piano d’azione (pdf, 1.2 mb, 81 pagine)

(via Richard Florida)

27 febbraio 2008
Nokia si trasforma dall’interno
Nokia Morph Articolo molto interessante sul sito di BBC news su come Nokia si stia trasformando da fabbricante di dispositivi a azienda di software e servizi che monetizza le sue conoscenze di software attraverso la vendita di dispositivi, e il ruolo strategico della ricerca in questa impresa. Ecco alcune citazioni relazionate col UX:

Dr John Shen, capo del laboratorio Palo Alto Research ha detto che il suo team ha aiutato lo sviluppo della Nokia come azienda di servizi.

“Vediamo l’intersezione tra Internet e mobilità. Nokia è stata un’azienda di dispositivi e quello resterà un business lucrativo per i prossimi anni, però anzichè aspettare a quando si dovrà cambaire, Nokia guarda avanti e stà già cambiando adesso.”

Ha detto che l’obiettivo dell’azienda era una “soluzione totale”  che comprenda hardware e software, ma concentrandosi su un’ “esperienza dell’utente convincente”.

“L’azienda che comprende l’esperienza dell’utente finale avrà un vantaggio”, ha aggiunto. [...]

Dr Shen aggiunge: “Quando la tecnologia è sotto i requisiti dell’utente, la tecnologia guida l’industria.

“Ma una volta che passi dall’altra parte verso la corrente principale devi guardare i servizi e l’esperienza dell’utente.

“Il vero obiettivo ora sono le esperienze dell’utente convincenti. Dev’essere guidato dall’esperienza dell’utente invece che dalla tecnologia”.

Leggi tutto l’articolo

21 gennaio 2008
L’economia delle aspettative
Expectation economy L’ultimo articolo di Trendwatching.com è dedicato all’”expectation economy”:

“L’economia delle aspettative è un’economia popolata da consumatori esperti, ben informati dal Canada alla Corea del Sud e che hanno una lunga lista di grandi aspettative che applicano ad ogni bene, servizio ed esperienza sul mercato.

Le loro aspettative si basano su anni di autoaddrestramento nell’iperconsumo, e nel diluvio biblico del new-style, fonti di informazione prontamente disponibili, curatori e filtri BS. Tutto questo aiuta a non aspettarsi gli standard basici di qualità, ma a rintracciare il ‘meglio del meglio’.”

Leggi tutto l’articolo

11 gennaio 2008
“La tecnologia è qualsiasi cosa che non fosse presente quando sei nato”
Digital Youth In un post di un blog, Danah Boyd (una studentessa presso la Berkeley Ph.D e ricercatrice di Harvard) racconta la storia di una madre che descrive come l’approccio di sua figlia allo shopping sia completamente diverso al suo.

“Utilizzando Google e una varietà di siti di shopping online, Mary cercava vestiti online, vedendo quali stili le piacevano e cosa fosse considerato stiloso quell’anno. Poi, Mary e le sue amiche andavano al grande magazzino locale portando con loro le macchine fotografiche (anche se sono proibite). Si provavano addosso i vestiti, fotografandosi tra di loro. Una volta a casa, Mary caricava le foto sul suo Facebook e chiedeva al suo gruppo di amici di commentare quelle che piacessero loro di più. Basandosi sulle risposte, lei decideva quale vestito comprare, ma senza dire niente a nessuno perchè voleva che la sua scelta fosse una sorpresa. Anzichè tornare al negozio, Mary comprava il vestito online ad un prezzo più economico basandosi sull’informazione che si era segnata dall’etichetta quando aveva visto il vestito inizialmente. Lei ha scelto l’opzione più economica perchè sua madre le ha dato un budget fisso per lo shopping; questo le ha permesso di spendere il resto in accessori.”

Boyd analizza ulteriormente questo:

Negli ‘80, Alan Kay dichiarò che “la tecnologia è qualsiasi cosa che non fosse presente quando sei nato.” In altre parole, quello che è percepito come tecnologia dagli adulti spesso è diffusissimo se non invisibile tra i giovani. Nel raccontare questa storia, la madre di Mary era perplessa dalle scelte tecnologiche effettuate dalla figlia. Tuttavia, probabilmente, Mary vedeva le sue scelte in modo pratico: ricerca, prova, raccolta di opinioni, acquisto. Le sue scelte erano per massimizzare le sue opzioni, effettuare una scelta che fosse socialmente accettata, e comperare il vestito al prezzo più economico. Le sue scelte non miravano a massimizzare la tecnologia, ma a utilizzarla per ottimizzare quello che le importava.

Leggi l’articolo

(via FutureLab)

8 gennaio 2008
Eataly, il supermercato esperienziale
Eataly Settimana scorsa ho visitato di nuovo Eataly, un fantastico supermercato “esperienziale”, proprio qui a Torino. Associato col movimento Slow Food, potete soffermarvici per ore sentendovi costantemente stimolati, intellettualmente, sensualmente e visualmente.

Ma non ne ho mai scritto in questi termini. Mea culpa. Mi sono ricordato di di questa mancanza solo quando ho letto lo studio del Guinness Storehouse sul sito del Design Council.

L’Atlantic Monthly lo definisce il “supermercato del futuro” [in questo articolo]

Monocle ha fatto un eccellente video reportage.

E anche il New York Times ne ha parlato, approfittando dell’opportunità per annunciare che una versione più piccola (un decimo di quella di Torino aprirà questa primavera in uno spazio su due piani di 10.000 piedi quadrati nel nuovo edificio Centria alla 18 West 48th Street a New York.

In breve, per esperimentare veramente i prodotti freschi del Piemonte dovete venire a Torino.

27 dicembre 2007
Torino puntando al 2008, 2009, 2010 e 2011
I Love To Torino, Italia apre ufficialmente l’Anno di Capitale Mondiale de Design la prossima settimana con una estraordinaria Vigilia di Capodanno, organizzata specialmente per festeggiare Torino 2008 World Design Capital.

Il centro degli eventi per il 31 dicembre 2007 è Piazza Castello, il cuore barocco della città, vista negli schermi televisivi di tutto il mondo come la “Medals Plaza” dei XX Giochi Olimpici Invernali del 2006.

A parte i numerosi eventi pianificati durante il primo World Design Capital nel 2008 — alcuni richiedenti la tua partecipazione — tieni anche un occhio aperto per quello che verrà nei prossimi anni:

2008 – Congresso mondiale dell’Unione Internazionale degli Architetti UIA (29 giugno – 3 luglio)

2009CamEuropean Athletics Indoor Championships (6-8 marzo) e gli World Air Games (7-13 giugno).

2010 – Euroscience City (2-7 luglio)

2011 – Italy 150 (17 marzo- 31 ottobre)
Nel 2011 l’Italia festeggierà i suoi 150 anni di unità e molti degli eventi avranno luogo a Torino. Lo slogan: “Experience Italy!”

15 dicembre 2007
Artigianato 2.0
Handmade 2.0 Rob Walker del New York Times Magazine si chiede cosa ci facciano online così tanti artigiani dell’uncinetto, della carta, dell’argento e cerca di provare che il futuro dello shopping — e del lavoro — sia tutto sul passato.

L’articolo è principalmente un profilo di Etsy, un’azienda che ospita un bazaar online di artigianato.

L’autore è particolarmente interessato nel “nuovo movimento artigianale” come un commento sociale sulla cultura del consumatore, ma non ha esplorato quali potrebbero essere le possibilità se gli oggetti stessi diventassero portatori di informazioni.

Se volete approfondire sull’argomento, vi consiglio di dare uno sguardo al lavoro di Ulla-Maaria Mutanen, la cui organizzazione, Thinglink (blog), è tutta incentrata sull’Internet delle Cose, applicato al mondo dell’artigianale, e il cui approccio è strettamente collegato al concetto di Spime immaginato da Bruce Sterling.

Leggi l’articolo

12 dicembre 2007
‘Esodo’ verso i mondi virtuali predetto, dichiata la BBC
exodus L’attrattiva dei mondi virtuali come Second Life è tale da poter innescare un esodo di gente desiderosa di “scomparire dalla realtà”, ha detto Edward Castronova, professore associato nel dipartimento di Telecomunicazioni presso l’Università dell’Indiana, un esperto di giochi online in grande scala.

Il Dottor Castronova, il quale ha scritto un libro sull’argomento intitolato Exodus To The Virtual World, ha tratto parallelismi col XVII secolo, quando migliaia di persone lasciarono l’Inghilterra per una nuova vita nel Nord America.

“Quello ha certamente cambiato il Nord America – e questo è generalmente quello su cui ci si concentra – ma ha sicuramente cambiato anche l’Inghilterra” ha detto.

“Quindi quello che ho provato a fare in questo libro è dire, ’senti – anche se il lettore tipico non passa del tempo sui mondi virtuali, quale sarà l’impatto su di lui della gente che se ne va e fa questo?’”

E lui ha previsto che ognuno sarà coinvolto in un ambiente virtuale entro dieci anni – anche se il livello di coinvolgimento varierà.

Leggi tutto l’articolo

30 novembre 2007
InterSections 07: un dibattito sul design
Intersections La conferenza sponsorizzata dall’UK Design Council InterSections 07 ha riunito 34 esperti di design per analizzare come il design si stia evolvendo e come questo stia influenzando le sue relazioni con altri settori.

La conferenza, tenutasi a NewcastleGateshead nell’Ottobre 2007, ha analizzato le trasformazioni del design che si adatta a un mondo in transizione. Due giorni di dibattiti stimolanti e vivaci hanno considerato come i designer si stiano adattando al nuovo scenario acquisendo nuovo know-how.

Le registrazioni audio e le trascrizioni sono ora online e propongono una serie di presentazioni chiave:

Ci sono inoltre delle tavole rotonde e delle sessioni con sotto-gruppi:

19 ottobre 2007
Libro: “Authenticity” di Gilmore e Pine
Authenticity James Gilmore e Joe Pine, autori del bestseller del 1999 “The Experience Economy“, hanno appena pubblicato un nuovo libro “Authenticity: What Consumers Really Want”.

Abstract

Artificiale. Falso. Disonesto. Inautentico. I tuoi clienti usano qualcuna di queste parole per descrivere ciò che vendi–o come lo vendi? Se è così, benvenuto al club. Sommersi da falsi e da sofisticate imitazioni, la gente sta vedendo sempre di più il mondo in termini di vero o falso. Preferirebbero comprare qualcosa di vero da qualcuno genuino pittosto che qualcosa di falso da un disonesto. Quando decidono di comprare, il consumatori giudicano l’autenticità dell’offerta (e dell’azienda) quanto-se non di più-il suo prezzo, la qualità e la disponibilità.

In “Authenticity,” James H. Gilmore e B. Joseph Pine II sostengono che per riuscire le aziende rivali devono abbracciare, gestire ed eccellere nell’interpretare l’autenticità. Attraverso gli esempi di diverse industrie, dei settori del governo, nonprofit, educazione e religioso, gli autori mostrano come gestire la percezioe di autenticità dei clienti attraverso:

  • riconoscere come i business “fingono”;
  • fare appello ai cinque diversi tipi di autenticità;
  • stabilire come essere “se stessi” e quello che dici di essere; ed
  • elaborare ed applicare strategie di business per dimostrare autenticità

Il primo ad esplorare cosa significhi realmente l’autenticità per i business e come le aziende debbano approcciarla meditatamente ed accuratamente, questo libro è d’obbligo per qualunque organizzazione che miri a soddisfare la crescente domanda di autenticità da parte del cliente.

Recensione del Publishers weekly (copiato da here)

Questo rivelatore ma farraginoso volume dice alle aziende di rimanere “autentiche verso se stesse” o, come minimo di apparire genuine, sostenendo che “in un mondo riempito costantemente di esperienze intenzionalmente allestite … i clienti scelgono di comperare o non comperare basandosi su quanto autentica percepiscano un’offerta.” Tutto quello che forma l’identità dell’azienda-dal nome e le pratiche ai dettagli dei suoi prodotti-condiziona la percezione di autenticità dei clienti. Giocolando con i concetti filosofici, studi approfonditi di casi ed slogan, Gilmore e Pine (The Experience Economy) si inguaiano con un capitolo titolato “Falso, Falso, E’ Tutto Falso”, il quale sventra l’intera idea di autenticità: “Nonostante dichiari “vero” e “autentico” nella confezione del prodotto, niente nei business è veramente autentico. Tutto è artificiale, falso.” L’argomento è inaspettato e forse brillante-anche se confuso, dal momento che la maggior parte di Authenticity sostiene che i business dovrebbero sforzarsi non solo di apparire autentici ma anche per diventarlo. Gli schemi, matrici e parti evidenziate del libro lo rendono ancora più confusionario, mentre il consiglio degli autori (“le tue offerte di business devono diventare vere”) diventa una ricerca spirituale. Eppure la prosa è rapida e colloquiale, e il libro è pieno di spunti di riflessione e provocazioni, e può ispirare ad alcuni esecutivi a tenere conto di come i clienti considerino la loro azienda. (Nov.)

- Pagina del Publisher | Pagina Amazon
- Scarica tabella dei contenuti e primo capitolo (pdf, 170 kb, 12 pagine)

8 ottobre 2007
‘Il mio cellulare è me’ – un articolo sul design si cellulari in India
WikiCity Al giorno d’oggi l’India è uno dei posti più ferventi per quanto riguarda il design dei cellurari. Il Hindu Business Line riferisce quello che i disegnatori dei dispositivi pensano del design in India, e come loro traccino mode ed elaborino gadget che riflettono la personalità e le necessità della gente.

L’articolo presenta citazioni di gente della BenQ, Motorola, Nokia, Samsung, Sony Ericsson e Vertu.

Ecco una citazione sul processo di desgin della Nokia:

“Il nostro intero processo di design è influenzato dal consumatore e il suo comportamento – come vogliono che appaia, funzioni e si adatti alla loro vita il loro cellulare. Noi adottiamo un approccio umano al design in un industria che tende a concentrarsi solo nello sfruttare la tecnologia. Stiamo creando prodotti di moda che funzionino proprio come vuole la gente. Su questa combinazione si centra il nostro lavoro di design e brand”, dice Jan Blom, Direttore del gruppo di Design Nokia presso Bangalore, che recentemente ha collaborato con la Scuola di Arte, Design e Tecnologia Shristi per allestire il primo di una serie di studi per il design di satelliti. Lo studio di Bangalore “riflette lo stato dell’India come una delle città più ferventi per il design”, secondo il Principale Designer della Nokia, Alastair Curtis. [...]

“Lo [studio di Bangalore] si centrerà su una gamma di temi e trend del design, tra cui: percezioni visuali: ricerca dei colori chiavi e delle tendenze dei materiali in India ed il loro significato culturale; mobilità Internet: capire come la gente in India stia accedendo ad Iternet via cellulare, come e perchè stanno usando questo, il suo impatto sui comportamenti e la cultura, e come possiamo indentificare questi ed altri segnali che ci aiuteranno a creare dei dispositivi di rilievo e convincenti disegnati per utilizzare Internet e persino per le applicazioni sociali – come può essere utilizzato il design di cellulari per affrontare le problematichè delle aree più rurali dell’India, come per esempio l’accesso a materiale di educazione.”

Questo articolo conclude con alcuni indizi di quello che ci aspetta “entro il 2010″.

Le aree da tenere d’occhio, secondo l’artefice, sono le nuove forme, materiali e caratteristiche, creando nuove forme di interazione tra la gente ed il proprio dispositivo, rendere l’esperienza internet su cellulare competente, ed un’adozione più ampia dei contenuti multi-media. “Il design di cellulari è una area affascinante e dinamica. Il design sarà molto più basato sull’esperienza che la gente vuole dal proprio dispositivo – quello che loro vogliono che faccia e come deve partecipare alla loro vita quotidiana. Dato che non tutti mirano alla stessa esperienza, ci sarà un certo numero di trend diversi”, dice Blom.

Leggi tutta la storia

4 ottobre 2007
Newsletter di Frog Design Mind sull’identità e sul significato nel mondo del design
Frog Design Mind L’ultima edizione di Frog Design Mind (permalink), la newsletter bimensile di Frog Design Inc., è dedicata all’identità e contiene un nutrito gruppo di articoli su “la sfida per trovare un nuovo senso nel crescente panorama del design”. Ecco una selezione (la prima in particolare, di Mark Rolston, è altamente raccomandata – in quanto è un eccellente articolo):
Defining The New Singularity<br /> Definire la Nuova Singolarità

Esplorando il seguente livello di convergenza: tra hardware e software, informazione ed oggetto, uomo e tecnologia.

“Come lo proponone lo scrittore Bruce Sterling, prendendo un pò in prestito da Baudrillard e applicandolo al design, noi ci stiamo avvicinando ad un era di innovazione tecnologica dove ‘c’è di più depositato sulla mappa di quanto ci sia sul territorio’. Più semplicemente, la storia riguardante una certa ‘cosa’, un prodotto o servizio che noi usiamo, eccede velocemente il valore della cosa in sè. L’identità di un prodotto non può più essere facilmente definita attraverso il fattore della sua forma, ma piuttosto per l’informazione che la racchiude, l’attraversa e che essa accumula durante il corso della sua esistenza.”

Change Agency Agenzie di Cambio e Trasformologie
Capire il potere del design per agevolare un cambio positivo nell’utente finale.

“Può lo sviluppo personale essere modellato meglio dalle tecnologie che, noi designer, creiamo? Cosa succederebbe se i prodotti e gli ambienti fossero disegnati per riconoscere le aspirazioni individuali ed agevolassero la realizzazione del potenziale dell’utente? E’ possibile che i nostri prodotti non solo cambino l’atteggiamento degli utenti, ma addirittura incoraggino al loro interno le qualità cui aspirano?”

Parenting 2.0 Genitori 2.0
I principi chiave per la creazione e la cura dell’identità online di tuo figlio.

“Il proposito di questo articolo è di fornire a te, genitore, alcuni principi basici per la navigazione nel fantastico mondo del networking sociale e del Web 2.0 con i tuoi figli – il tutto mantenendoli sicuri, socializzati ed impegnati. Non ci sono regole, guide o una filosofia del curare i figli. Ci sono solo dei principi base che ricordardano a te, e ai tuoi figli, di pensare prima di premere il tasto Invio.”

Is this how your kids see you? Il Tuo Disco Rigido Vale Più Della Tua Vita?
L’influenza della tecnologia nella esperienza collettiva delle famiglie di oggi.

“Prima della presenza di fotocamere e simile, gli uomini tramandavano le conoscenze attraverso la narrazione, intrecciando esperienze personali con un senso del luogo e del tempo. Crearono dei panorami visuali attraverso le parole, l’arte, e gli oggetti circondati. Queste narrazioni codificarono un senso di esperienza condiviso, portando il pubblico ad una comprensione collettiva della propria cultura ed ambiente. Mano a mano che le narrazioni venivano tramandate, ogni narratore diventava parte della storia – rendendola soggettiva. Nella nostra foga per salvaguardare le nostre memorie nel mondo online, abbiamo perso l’intimità della narrazione. Abbiamo fatto della rete, e non degli uni e gli altri, la più grande sorgente di esperienze, conoscenze ed opinioni condivise (spesso non sono nemmeno le nostre).”

Ravi Chhatpar Harvard Business Review: Mescolando Design e Strategia
Nell’edizione di Settembre del 2007 del Harvard Business Review, il Direttore di Strategia di Frog Ravi Chhatpar ha pubblicato il seguente articolo, delineando i benefici di un processo di design interattivo, nel quale design e strategia di business impattano direttamente tra di loro.

“Dal concetto attraverso lo sviluppo, i designer dovrebbero lavorare in parallelo con i responsabili delle decisioni delle aziende, creando prototipi per un certo numero di variazioni di un prodotto e poi testandoli con gli utenti e, se appropriato, con i partner.
Seguire come evolvono nel tempo i modi di utilizzo di un prodotto da parte dell’utente rende possibile per i designer l’individuare nuove caratteristiche desiderabili e, in alcuni casi, di creare nuove funzionalità in concomitanza con gli utenti.”

28 settembre 2007
Il museo si trasforma in luogo di interazione delle persone
Local Projects Il Print Magazine approfondisce l’attività di Local Projects, un’azienda che sta trasformando il museo in un luogo in cui la gente possa interagire con l’informazione e con altre persone.

Quando Jake Barton, presidente 34enne dell’azienda in questione dedita al design d’interazione, pensa a ciò che una mostra può fare, lui considera sempre il District Six Museum della Città del Capo, in Sud Africa. Il museo documenta lesportazione forzata di più di 60.000 residenti di un quartiere di persone di razza mista dichiarato appartenente a soli bianchi nel 1966, e racconta la storia di quelle rimozioni. Nei primi anni ‘90, quando reclamare la terra non era un’opzione, il museo portò il tema pubblicamente agli occhi della gente attraverso mostre e dibattiti; di conseguenza, l’organizzazione del museo ha aiutato i residenti ad applicarsi per far loro restituire la terra. Trasformare e sanare una comunità attraverso lo storytelling inclusivo è , agli occhi di Barton, l’obiettivo dei musei del XXI secolo. In questi giorni, ha avuto molti motivi per ragionare su questo: in aprile ha ricevuto insieme ad altre sei persone sue dipendenti la commissione di copregettazione della mostra permanente del World Trade Center Memorial Museum.”

Scegliendo Local Projects, il direttore ha investito in un nuovo genere di museo che pone al primo posto l’interattività, abbandonando la presentazione di informazioni secondo una logica top-down. Local Projects insiste sulla popolarità delle voci—le mostre fungono da una sorta di conversazione piuttosto che da depositarie di fatti autoritari. “Il museo sta cominciando ad evolversi in agente di cambiamento sociale,” afferma Barton. “E questo si riscontra nel numero di persone che frequentano il museo e nella modo di operare dei musei stessi come spazi per il dialogo della comunità. Noi stiamo tentando di rendere visibili persone diverse ad altre attraverso lo storytelling space.”

Local Projects progetta installazioni high-tech ed interattive e mostre che creano un’esperienza di connessione all’ambiente circostante per clienti vari, siano essi nonprofit o commerciali.

Leggi la storia