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  Articoli della categoria 'Cultura'
25 Aprile 2008
Sotto con l’innovazione
Down with innovation Rick Poynor, cscrittore e critico con base a Londra e specializzato nella cultura visuale, ha scritto un saggio provocativo (pubblicato si I.D. magazine), affrontando l’indulgenza contemporanea design thinking e l’innovazione :

Il design ora è molto importante, sembra, che non lo si possa più affidare ai designer, e per rendere assolutamente chiaro che il controllo si è spostato sulle mani di qualcun’altro, c’è bisogno di dare un nome completamente nuovo al design. Chiamatelo design thinking. Chiamatelo innovazione. “Tutti amano il design ma nessuno vuole chiamarlo design”, ha detto lo scorso anno ai lettori di Design Observer Bruce Nussbaum del BusinessWeek. “I maggiori esecutivi e manager vogliono chiamarlo design qualcos’altro—innovazione. Innovazione: con cui loro si sentono comodi. Design, ecco, è troppo selvaggio e pazzo per loro.” Roger Martin, rettore della Rotman School of Management presso l’Università di Toronto, offre questa ricetta: “La gente di affari non ha bisogno di capire meglio i designer—devono diventare designer.”[…]

Cos’è più condiscendente: creare qualcosa in cui credi perchè pensi che potrebbe piacere anche ad altra gente, e semplicemente esporlo? (La vecchia maniera del design.) O studiare ogni aspetto del comportamento dei consumatori con l’intenzione di riempirli di sentimenti di “lealtà folle” per i prodotti del vostro cliente? (La nuova maniera dell’innovazione.)

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23 Aprile 2008
Le culture dei mondi virtuali
Cultures Questa settimana una conferenza di due giorni radunerà studiosi, svuluppatori e partecipanti di mondi virtuali per discutere sulle culture emergenti che si stanno creando a partire dalle diverse comunità online.

Gli organizzatori dell’evento teorizzano che i mondi virtuali possono essere studiati dai ricercatori nei settori umanistici e delle scienze sociali.

L’antropologo culturale Mimi Ito, l’antropologa Intel Genevieve Bell, i professori di informatica dell’UCI Paul Dourish e Bonnie Nardi, la ricercatrice Intel Maria Bezaitis e l’antropologo dell’UCI Tom Boellstorff guideranno le discussioni.

Lìevento è sponsorizzato da Intel Research e dal Department of Anthropology e il Center for Ethnography dell’UCI.

Tom Boellstorff, uno degli organizzatori della conferenza, è l’autore di Coming of Age in Second Life: An Anthropologist Explores the Virtually Human. Il suo è il primo libro a dare uno sguardo a Second Life da un punto di vista puramente antropologico.

- Comunicato stampa

- Sito dell’eventoe

12 Marzo 2008
Creative Britain Il governo britannico mira a rendere il paese un leader globale nelle arti, nei  media e nella pubblicità attraverso iniziative tra cui la crezione di migliaia di nuovi apprendistati e l’inaugurazione di una conferenza di business creativo stile Davos.

Il Primo Ministro Gordon Brown ed il segretario di cultura, Andy Burnham, hanno rivelato il piano d’azione, Creative Britain: New Talents for the New Economy, in quello che il governo ha denominato il primo piano supportato dallo stato per muovere le industrie della creatività dai “margini della corrente del pensiero economico e politico” nel Regno Unto.

Il piano d’azione [che è stato accolto dall’industria del design] delinea  26 impegnii sia per il governo sia per le industrie per alimentare il talento, creare posti di lavoro e guidare la competività internazionale della Gran Bretagna.

Una delle iniziative è quella di sviluppare una nuova annuale World Creative Business Conference che farà da “colonna portante” di una spinta internazionale per fare del Regno Unito il “perno creativo del mondo”.

- Leggi tutto l’articolo [The Guardian] - Scarica il piano d’azione (pdf, 1.2 mb, 81 pagine)

(via Richard Florida)

27 Febbraio 2008
Nokia si trasforma dall’interno
Nokia Morph Articolo molto interessante sul sito di BBC news su come Nokia si stia trasformando da fabbricante di dispositivi a azienda di software e servizi che monetizza le sue conoscenze di software attraverso la vendita di dispositivi, e il ruolo strategico della ricerca in questa impresa. Ecco alcune citazioni relazionate col UX:

Dr John Shen, capo del laboratorio Palo Alto Research ha detto che il suo team ha aiutato lo sviluppo della Nokia come azienda di servizi.

“Vediamo l’intersezione tra Internet e mobilità. Nokia è stata un’azienda di dispositivi e quello resterà un business lucrativo per i prossimi anni, però anzichè aspettare a quando si dovrà cambaire, Nokia guarda avanti e stà già cambiando adesso.”

Ha detto che l’obiettivo dell’azienda era una “soluzione totale”  che comprenda hardware e software, ma concentrandosi su un’ “esperienza dell’utente convincente”.

“L’azienda che comprende l’esperienza dell’utente finale avrà un vantaggio”, ha aggiunto. […]

Dr Shen aggiunge: “Quando la tecnologia è sotto i requisiti dell’utente, la tecnologia guida l’industria.

“Ma una volta che passi dall’altra parte verso la corrente principale devi guardare i servizi e l’esperienza dell’utente.

“Il vero obiettivo ora sono le esperienze dell’utente convincenti. Dev’essere guidato dall’esperienza dell’utente invece che dalla tecnologia”.

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21 Gennaio 2008
L’economia delle aspettative
Expectation economy L’ultimo articolo di Trendwatching.com è dedicato all’”expectation economy”:

“L’economia delle aspettative è un’economia popolata da consumatori esperti, ben informati dal Canada alla Corea del Sud e che hanno una lunga lista di grandi aspettative che applicano ad ogni bene, servizio ed esperienza sul mercato.

Le loro aspettative si basano su anni di autoaddrestramento nell’iperconsumo, e nel diluvio biblico del new-style, fonti di informazione prontamente disponibili, curatori e filtri BS. Tutto questo aiuta a non aspettarsi gli standard basici di qualità, ma a rintracciare il ‘meglio del meglio’.”

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11 Gennaio 2008
“La tecnologia è qualsiasi cosa che non fosse presente quando sei nato”
Digital Youth In un post di un blog, Danah Boyd (una studentessa presso la Berkeley Ph.D e ricercatrice di Harvard) racconta la storia di una madre che descrive come l’approccio di sua figlia allo shopping sia completamente diverso al suo.

“Utilizzando Google e una varietà di siti di shopping online, Mary cercava vestiti online, vedendo quali stili le piacevano e cosa fosse considerato stiloso quell’anno. Poi, Mary e le sue amiche andavano al grande magazzino locale portando con loro le macchine fotografiche (anche se sono proibite). Si provavano addosso i vestiti, fotografandosi tra di loro. Una volta a casa, Mary caricava le foto sul suo Facebook e chiedeva al suo gruppo di amici di commentare quelle che piacessero loro di più. Basandosi sulle risposte, lei decideva quale vestito comprare, ma senza dire niente a nessuno perchè voleva che la sua scelta fosse una sorpresa. Anzichè tornare al negozio, Mary comprava il vestito online ad un prezzo più economico basandosi sull’informazione che si era segnata dall’etichetta quando aveva visto il vestito inizialmente. Lei ha scelto l’opzione più economica perchè sua madre le ha dato un budget fisso per lo shopping; questo le ha permesso di spendere il resto in accessori.”

Boyd analizza ulteriormente questo:

Negli ‘80, Alan Kay dichiarò che “la tecnologia è qualsiasi cosa che non fosse presente quando sei nato.” In altre parole, quello che è percepito come tecnologia dagli adulti spesso è diffusissimo se non invisibile tra i giovani. Nel raccontare questa storia, la madre di Mary era perplessa dalle scelte tecnologiche effettuate dalla figlia. Tuttavia, probabilmente, Mary vedeva le sue scelte in modo pratico: ricerca, prova, raccolta di opinioni, acquisto. Le sue scelte erano per massimizzare le sue opzioni, effettuare una scelta che fosse socialmente accettata, e comperare il vestito al prezzo più economico. Le sue scelte non miravano a massimizzare la tecnologia, ma a utilizzarla per ottimizzare quello che le importava.

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(via FutureLab)

8 Gennaio 2008
Eataly, il supermercato esperienziale
Eataly Settimana scorsa ho visitato di nuovo Eataly, un fantastico supermercato “esperienziale”, proprio qui a Torino. Associato col movimento Slow Food, potete soffermarvici per ore sentendovi costantemente stimolati, intellettualmente, sensualmente e visualmente.

Ma non ne ho mai scritto in questi termini. Mea culpa. Mi sono ricordato di di questa mancanza solo quando ho letto lo studio del Guinness Storehouse sul sito del Design Council.

L’Atlantic Monthly lo definisce il “supermercato del futuro” [in questo articolo]

Monocle ha fatto un eccellente video reportage.

E anche il New York Times ne ha parlato, approfittando dell’opportunità per annunciare che una versione più piccola (un decimo di quella di Torino aprirà questa primavera in uno spazio su due piani di 10.000 piedi quadrati nel nuovo edificio Centria alla 18 West 48th Street a New York.

In breve, per esperimentare veramente i prodotti freschi del Piemonte dovete venire a Torino.

27 Dicembre 2007
Torino puntando al 2008, 2009, 2010 e 2011
I Love To Torino, Italia apre ufficialmente l’Anno di Capitale Mondiale de Design la prossima settimana con una estraordinaria Vigilia di Capodanno, organizzata specialmente per festeggiare Torino 2008 World Design Capital.

Il centro degli eventi per il 31 dicembre 2007 è Piazza Castello, il cuore barocco della città, vista negli schermi televisivi di tutto il mondo come la “Medals Plaza” dei XX Giochi Olimpici Invernali del 2006.

A parte i numerosi eventi pianificati durante il primo World Design Capital nel 2008 — alcuni richiedenti la tua partecipazione — tieni anche un occhio aperto per quello che verrà nei prossimi anni:

2008 - Congresso mondiale dell’Unione Internazionale degli Architetti UIA (29 giugno - 3 luglio)

2009 - CamEuropean Athletics Indoor Championships (6-8 marzo) e gli World Air Games (7-13 giugno).

2010 - Euroscience City (2-7 luglio)

2011 - Italy 150 (17 marzo- 31 ottobre)
Nel 2011 l’Italia festeggierà i suoi 150 anni di unità e molti degli eventi avranno luogo a Torino. Lo slogan: “Experience Italy!”

15 Dicembre 2007
Artigianato 2.0
Handmade 2.0 Rob Walker del New York Times Magazine si chiede cosa ci facciano online così tanti artigiani dell’uncinetto, della carta, dell’argento e cerca di provare che il futuro dello shopping — e del lavoro — sia tutto sul passato.

L’articolo è principalmente un profilo di Etsy, un’azienda che ospita un bazaar online di artigianato.

L’autore è particolarmente interessato nel “nuovo movimento artigianale” come un commento sociale sulla cultura del consumatore, ma non ha esplorato quali potrebbero essere le possibilità se gli oggetti stessi diventassero portatori di informazioni.

Se volete approfondire sull’argomento, vi consiglio di dare uno sguardo al lavoro di Ulla-Maaria Mutanen, la cui organizzazione, Thinglink (blog), è tutta incentrata sull’Internet delle Cose, applicato al mondo dell’artigianale, e il cui approccio è strettamente collegato al concetto di Spime immaginato da Bruce Sterling.

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12 Dicembre 2007
‘Esodo’ verso i mondi virtuali predetto, dichiata la BBC
exodus L’attrattiva dei mondi virtuali come Second Life è tale da poter innescare un esodo di gente desiderosa di “scomparire dalla realtà”, ha detto Edward Castronova, professore associato nel dipartimento di Telecomunicazioni presso l’Università dell’Indiana, un esperto di giochi online in grande scala.

Il Dottor Castronova, il quale ha scritto un libro sull’argomento intitolato Exodus To The Virtual World, ha tratto parallelismi col XVII secolo, quando migliaia di persone lasciarono l’Inghilterra per una nuova vita nel Nord America.

“Quello ha certamente cambiato il Nord America - e questo è generalmente quello su cui ci si concentra - ma ha sicuramente cambiato anche l’Inghilterra” ha detto.

“Quindi quello che ho provato a fare in questo libro è dire, ’senti - anche se il lettore tipico non passa del tempo sui mondi virtuali, quale sarà l’impatto su di lui della gente che se ne va e fa questo?’”

E lui ha previsto che ognuno sarà coinvolto in un ambiente virtuale entro dieci anni - anche se il livello di coinvolgimento varierà.

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30 Novembre 2007
InterSections 07: un dibattito sul design
Intersections La conferenza sponsorizzata dall’UK Design Council InterSections 07 ha riunito 34 esperti di design per analizzare come il design si stia evolvendo e come questo stia influenzando le sue relazioni con altri settori.

La conferenza, tenutasi a NewcastleGateshead nell’Ottobre 2007, ha analizzato le trasformazioni del design che si adatta a un mondo in transizione. Due giorni di dibattiti stimolanti e vivaci hanno considerato come i designer si stiano adattando al nuovo scenario acquisendo nuovo know-how.

Le registrazioni audio e le trascrizioni sono ora online e propongono una serie di presentazioni chiave:

Ci sono inoltre delle tavole rotonde e delle sessioni con sotto-gruppi:

19 Ottobre 2007
Libro: “Authenticity” di Gilmore e Pine
Authenticity James Gilmore e Joe Pine, autori del bestseller del 1999 “The Experience Economy“, hanno appena pubblicato un nuovo libro “Authenticity: What Consumers Really Want”.

Abstract

Artificiale. Falso. Disonesto. Inautentico. I tuoi clienti usano qualcuna di queste parole per descrivere ciò che vendi–o come lo vendi? Se è così, benvenuto al club. Sommersi da falsi e da sofisticate imitazioni, la gente sta vedendo sempre di più il mondo in termini di vero o falso. Preferirebbero comprare qualcosa di vero da qualcuno genuino pittosto che qualcosa di falso da un disonesto. Quando decidono di comprare, il consumatori giudicano l’autenticità dell’offerta (e dell’azienda) quanto-se non di più-il suo prezzo, la qualità e la disponibilità.

In “Authenticity,” James H. Gilmore e B. Joseph Pine II sostengono che per riuscire le aziende rivali devono abbracciare, gestire ed eccellere nell’interpretare l’autenticità. Attraverso gli esempi di diverse industrie, dei settori del governo, nonprofit, educazione e religioso, gli autori mostrano come gestire la percezioe di autenticità dei clienti attraverso:

  • riconoscere come i business “fingono”;
  • fare appello ai cinque diversi tipi di autenticità;
  • stabilire come essere “se stessi” e quello che dici di essere; ed
  • elaborare ed applicare strategie di business per dimostrare autenticità

Il primo ad esplorare cosa significhi realmente l’autenticità per i business e come le aziende debbano approcciarla meditatamente ed accuratamente, questo libro è d’obbligo per qualunque organizzazione che miri a soddisfare la crescente domanda di autenticità da parte del cliente.

Recensione del Publishers weekly (copiato da here)

Questo rivelatore ma farraginoso volume dice alle aziende di rimanere “autentiche verso se stesse” o, come minimo di apparire genuine, sostenendo che “in un mondo riempito costantemente di esperienze intenzionalmente allestite … i clienti scelgono di comperare o non comperare basandosi su quanto autentica percepiscano un’offerta.” Tutto quello che forma l’identità dell’azienda-dal nome e le pratiche ai dettagli dei suoi prodotti-condiziona la percezione di autenticità dei clienti. Giocolando con i concetti filosofici, studi approfonditi di casi ed slogan, Gilmore e Pine (The Experience Economy) si inguaiano con un capitolo titolato “Falso, Falso, E’ Tutto Falso”, il quale sventra l’intera idea di autenticità: “Nonostante dichiari “vero” e “autentico” nella confezione del prodotto, niente nei business è veramente autentico. Tutto è artificiale, falso.” L’argomento è inaspettato e forse brillante-anche se confuso, dal momento che la maggior parte di Authenticity sostiene che i business dovrebbero sforzarsi non solo di apparire autentici ma anche per diventarlo. Gli schemi, matrici e parti evidenziate del libro lo rendono ancora più confusionario, mentre il consiglio degli autori (”le tue offerte di business devono diventare vere”) diventa una ricerca spirituale. Eppure la prosa è rapida e colloquiale, e il libro è pieno di spunti di riflessione e provocazioni, e può ispirare ad alcuni esecutivi a tenere conto di come i clienti considerino la loro azienda. (Nov.)

- Pagina del Publisher | Pagina Amazon
- Scarica tabella dei contenuti e primo capitolo (pdf, 170 kb, 12 pagine)

8 Ottobre 2007
‘Il mio cellulare è me’ - un articolo sul design si cellulari in India
WikiCity Al giorno d’oggi l’India è uno dei posti più ferventi per quanto riguarda il design dei cellurari. Il Hindu Business Line riferisce quello che i disegnatori dei dispositivi pensano del design in India, e come loro traccino mode ed elaborino gadget che riflettono la personalità e le necessità della gente.

L’articolo presenta citazioni di gente della BenQ, Motorola, Nokia, Samsung, Sony Ericsson e Vertu.

Ecco una citazione sul processo di desgin della Nokia:

“Il nostro intero processo di design è influenzato dal consumatore e il suo comportamento - come vogliono che appaia, funzioni e si adatti alla loro vita il loro cellulare. Noi adottiamo un approccio umano al design in un industria che tende a concentrarsi solo nello sfruttare la tecnologia. Stiamo creando prodotti di moda che funzionino proprio come vuole la gente. Su questa combinazione si centra il nostro lavoro di design e brand”, dice Jan Blom, Direttore del gruppo di Design Nokia presso Bangalore, che recentemente ha collaborato con la Scuola di Arte, Design e Tecnologia Shristi per allestire il primo di una serie di studi per il design di satelliti. Lo studio di Bangalore “riflette lo stato dell’India come una delle città più ferventi per il design”, secondo il Principale Designer della Nokia, Alastair Curtis. […]

“Lo [studio di Bangalore] si centrerà su una gamma di temi e trend del design, tra cui: percezioni visuali: ricerca dei colori chiavi e delle tendenze dei materiali in India ed il loro significato culturale; mobilità Internet: capire come la gente in India stia accedendo ad Iternet via cellulare, come e perchè stanno usando questo, il suo impatto sui comportamenti e la cultura, e come possiamo indentificare questi ed altri segnali che ci aiuteranno a creare dei dispositivi di rilievo e convincenti disegnati per utilizzare Internet e persino per le applicazioni sociali - come può essere utilizzato il design di cellulari per affrontare le problematichè delle aree più rurali dell’India, come per esempio l’accesso a materiale di educazione.”

Questo articolo conclude con alcuni indizi di quello che ci aspetta “entro il 2010″.

Le aree da tenere d’occhio, secondo l’artefice, sono le nuove forme, materiali e caratteristiche, creando nuove forme di interazione tra la gente ed il proprio dispositivo, rendere l’esperienza internet su cellulare competente, ed un’adozione più ampia dei contenuti multi-media. “Il design di cellulari è una area affascinante e dinamica. Il design sarà molto più basato sull’esperienza che la gente vuole dal proprio dispositivo - quello che loro vogliono che faccia e come deve partecipare alla loro vita quotidiana. Dato che non tutti mirano alla stessa esperienza, ci sarà un certo numero di trend diversi”, dice Blom.

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4 Ottobre 2007
Newsletter di Frog Design Mind sull’identità e sul significato nel mondo del design
Frog Design Mind L’ultima edizione di Frog Design Mind (permalink), la newsletter bimensile di Frog Design Inc., è dedicata all’identità e contiene un nutrito gruppo di articoli su “la sfida per trovare un nuovo senso nel crescente panorama del design”. Ecco una selezione (la prima in particolare, di Mark Rolston, è altamente raccomandata - in quanto è un eccellente articolo):
Defining The New Singularity<br /> Definire la Nuova Singolarità

Esplorando il seguente livello di convergenza: tra hardware e software, informazione ed oggetto, uomo e tecnologia.

“Come lo proponone lo scrittore Bruce Sterling, prendendo un pò in prestito da Baudrillard e applicandolo al design, noi ci stiamo avvicinando ad un era di innovazione tecnologica dove ‘c’è di più depositato sulla mappa di quanto ci sia sul territorio’. Più semplicemente, la storia riguardante una certa ‘cosa’, un prodotto o servizio che noi usiamo, eccede velocemente il valore della cosa in sè. L’identità di un prodotto non può più essere facilmente definita attraverso il fattore della sua forma, ma piuttosto per l’informazione che la racchiude, l’attraversa e che essa accumula durante il corso della sua esistenza.”

Change Agency Agenzie di Cambio e Trasformologie
Capire il potere del design per agevolare un cambio positivo nell’utente finale.

“Può lo sviluppo personale essere modellato meglio dalle tecnologie che, noi designer, creiamo? Cosa succederebbe se i prodotti e gli ambienti fossero disegnati per riconoscere le aspirazioni individuali ed agevolassero la realizzazione del potenziale dell’utente? E’ possibile che i nostri prodotti non solo cambino l’atteggiamento degli utenti, ma addirittura incoraggino al loro interno le qualità cui aspirano?”

Parenting 2.0 Genitori 2.0
I principi chiave per la creazione e la cura dell’identità online di tuo figlio.

“Il proposito di questo articolo è di fornire a te, genitore, alcuni principi basici per la navigazione nel fantastico mondo del networking sociale e del Web 2.0 con i tuoi figli - il tutto mantenendoli sicuri, socializzati ed impegnati. Non ci sono regole, guide o una filosofia del curare i figli. Ci sono solo dei principi base che ricordardano a te, e ai tuoi figli, di pensare prima di premere il tasto Invio.”

Is this how your kids see you? Il Tuo Disco Rigido Vale Più Della Tua Vita?
L’influenza della tecnologia nella esperienza collettiva delle famiglie di oggi.

“Prima della presenza di fotocamere e simile, gli uomini tramandavano le conoscenze attraverso la narrazione, intrecciando esperienze personali con un senso del luogo e del tempo. Crearono dei panorami visuali attraverso le parole, l’arte, e gli oggetti circondati. Queste narrazioni codificarono un senso di esperienza condiviso, portando il pubblico ad una comprensione collettiva della propria cultura ed ambiente. Mano a mano che le narrazioni venivano tramandate, ogni narratore diventava parte della storia - rendendola soggettiva. Nella nostra foga per salvaguardare le nostre memorie nel mondo online, abbiamo perso l’intimità della narrazione. Abbiamo fatto della rete, e non degli uni e gli altri, la più grande sorgente di esperienze, conoscenze ed opinioni condivise (spesso non sono nemmeno le nostre).”

Ravi Chhatpar Harvard Business Review: Mescolando Design e Strategia
Nell’edizione di Settembre del 2007 del Harvard Business Review, il Direttore di Strategia di Frog Ravi Chhatpar ha pubblicato il seguente articolo, delineando i benefici di un processo di design interattivo, nel quale design e strategia di business impattano direttamente tra di loro.

“Dal concetto attraverso lo sviluppo, i designer dovrebbero lavorare in parallelo con i responsabili delle decisioni delle aziende, creando prototipi per un certo numero di variazioni di un prodotto e poi testandoli con gli utenti e, se appropriato, con i partner.
Seguire come evolvono nel tempo i modi di utilizzo di un prodotto da parte dell’utente rende possibile per i designer l’individuare nuove caratteristiche desiderabili e, in alcuni casi, di creare nuove funzionalità in concomitanza con gli utenti.”

28 Settembre 2007
Il museo si trasforma in luogo di interazione delle persone
Local Projects Il Print Magazine approfondisce l’attività di Local Projects, un’azienda che sta trasformando il museo in un luogo in cui la gente possa interagire con l’informazione e con altre persone.

Quando Jake Barton, presidente 34enne dell’azienda in questione dedita al design d’interazione, pensa a ciò che una mostra può fare, lui considera sempre il District Six Museum della Città del Capo, in Sud Africa. Il museo documenta lesportazione forzata di più di 60.000 residenti di un quartiere di persone di razza mista dichiarato appartenente a soli bianchi nel 1966, e racconta la storia di quelle rimozioni. Nei primi anni ‘90, quando reclamare la terra non era un’opzione, il museo portò il tema pubblicamente agli occhi della gente attraverso mostre e dibattiti; di conseguenza, l’organizzazione del museo ha aiutato i residenti ad applicarsi per far loro restituire la terra. Trasformare e sanare una comunità attraverso lo storytelling inclusivo è , agli occhi di Barton, l’obiettivo dei musei del XXI secolo. In questi giorni, ha avuto molti motivi per ragionare su questo: in aprile ha ricevuto insieme ad altre sei persone sue dipendenti la commissione di copregettazione della mostra permanente del World Trade Center Memorial Museum.”

Scegliendo Local Projects, il direttore ha investito in un nuovo genere di museo che pone al primo posto l’interattività, abbandonando la presentazione di informazioni secondo una logica top-down. Local Projects insiste sulla popolarità delle voci—le mostre fungono da una sorta di conversazione piuttosto che da depositarie di fatti autoritari. “Il museo sta cominciando ad evolversi in agente di cambiamento sociale,” afferma Barton. “E questo si riscontra nel numero di persone che frequentano il museo e nella modo di operare dei musei stessi come spazi per il dialogo della comunità. Noi stiamo tentando di rendere visibili persone diverse ad altre attraverso lo storytelling space.”

Local Projects progetta installazioni high-tech ed interattive e mostre che creano un’esperienza di connessione all’ambiente circostante per clienti vari, siano essi nonprofit o commerciali.

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19 Settembre 2007
La Francia ed i suoi telefonini
The French and their mobiles Pochi giorni fa, ho tradotto un articolo dal giornale francese Le Monde su una ricerca francese in merito all’ “uso collettivo del cellulare”.

L’Associazione Francese di Operatori Mobili ha adesso pubblicato l’intero studio (pdf, 630 kb, 156 pagine), ed un comunicato stampa/sintesi di tre pagine.

Per vari motivi ho deciso di dedicare il tempo necessario alla traduzione dell’intera sintesi:
- Lo studio è molto interessante ed i risultati significativi, nuovi e altamente innovativi;
- E’ conosciuto ben poco sulla ricerca antropologica francese sulla tecnologia mobile;
- Persite una vasta copertura del mondo anglosassone e solo piccoli tentativi realizzati da altri paesi.

tradurre lo studio stesso va purtroppo ben oltre le mie capacità quindi spero che la stessa Associazione Francese di Operatori Mobili si occuperà di rendere lo studio disponibile in lingua inglese - potete fare la medesima richiesta alla stessa associazione contattandola tramite e-mail all’indirizzo info@afomobiles.org.
 

LE PRINCIPALI CONCLUSIONI DEL NUOVO STUDIO SOCIOLOGICO SULLA TELEFONIA MOBILE IN FRANCIA 2007

L’Associazione Francese di Operatori Mobili (AFOM) ha chiesto al Discours and Pratiques studio di condurre uno studio sulla telefonia mobile nella società francese nel 2007.

Cinque ricercatori di scienze dell’informazione e della comunicazione [sociologia, scienza dell’informazione, scienza della comunicazione, filosofia e letteratura], tutti membri di GRIPIC (il gruppo di ricerca della CELSA school), ha lavorato sullo studio per sei mesi, conducendo 100 inteviste in profondità, e osservazioni antropologiche in varie località (Parigi e suoi sobborghi, Marsiglia, Strasburgo, Creuse e varie località sciistiche) e situazioni.

I ricercatori hanno provato a comprendere le modalità di “fare ed essere” che accompagna l’uso del telefonino nelle strade, nei cafè, nei ristoranti, nei giardini pubblici, nelle stazioni ferroviarie, negli appartamenti come nelle case di vacanza, nelle aziende, nelle librerie e nei mezzi di trasporto: il tutto senza ricadere nelle tradizionali categorizzazioni sociali. Per cogliere la dimensione simbolica del telefono cellulare, la ricerca ha anche coperto aree ancora non coinvolte in tale tipologie di ricerche: i film, la televisione e la letteratura.

Lo studio è stato guidato da Anne Jarrigeon e Joëlle Menrath, due ricercatori già coinvolti nel precedente studio di GRIPIC sulla telefonia mobile nella società francese, realizzato tra il 2004 ed il 2005.

I punti principali dello studio del 2007 sono:
 

1. Il telefonino non è più uno strumento d’uso personale. Nel 2007 si è integrato in pratiche collettive sia in famiglia che tra amici.

I telefonini sono sempre più oggetti che circolano all’interno di un gruppo. Il proprietario non è più il solo a toccarlo, controllarlo ed utilizzarlo.

I telefonini possono consentire gli scambi basati sull’ammontare di credito lasciato prima della fine del mese ed in base agli orari dedicati alle chiamate gratuite. Ciò può portare ad una scelta collettiva degli operatori, dei piani tariffari e delle carte prepagate, con il solo obiettivo di ottimizzare i costi di un gruppo.

All’interno della famiglia, il cellulare rinforza il ruolo asimmetrico ed il carattere della relazione genitori-figli: mentre i genitori non si preoccupano dei soldi quando chiamano i figli, i figli provano a mettere da parte i soldi, facendo squilli ai genitori in attesa che loro li richiamino.

Il telefonino dei ragazzi è gestito conguntamente. Se ne occupano i genitori, sopratutto le madri, che lo utilizzano come un’opportunità di scambio ed un modo per i ragazzi di imparare a gestire un budget finanziario.

All’interno di un gruppo di amici, i cellulari servono a definire ruoli ed affinità. E’ possibile trovare l’esperto come l’utente con difficoltà, il “banchiere” che ha sempre un po’ di credito, ed il “borrower” che chiede sempre di poter inviare sms o minuti per chiamate (senza mai ricambiare).

Oltre queste regole, i cellulari creano relazioni esclusive con coloro le cui telefonate si basano spesso sulle offerte di tariffe e sulla loro compatibilità.
 

2. I francesi hanno relazioni ambivalenti e in mutamento con il loro cellulare. Nel 2007, i telefonini si son trasformati da oggetti personali a transitori, da intimi a visbili.

Se il telefonino è un “oggetto di firma” cui la persona può attaccarsi emozionalmente e attraverso cui può rispecchiare la propria identità, è anche un “oggetto transitorio” da cui l’utente può facilmente staccarsi, perchè dopo tutto è un dispositivo che i giovani utenti vedono giugerà alla fine perchè sostituito con un nuovo modello, rotto, perso oppure rubato.

Se il telefono cellulare è un’intima “scatola nera” in cui la persona immagazzina gli archivi di una vita intera (contatti, sms, foto…), è anche:

  • per adulti, l’album che riunisce tutte le foto in passato conservate nel portafoglio, ed un oggetto in cui conservare i segreti da intrusioni esterne (ad esempio da un partner che possa ascoltare i messaggi o controllare l’elenco delle chiamate effettuate…),
  • per gli adolescenti, il luogo in cui riporre le collezioni personali (immagini, toni di chiamata, …), che è possibile condividere e mostrare come un museo.
     

3. Si sono consolita nuove convenzioni sociali attorno al telefonino.

Una chiamata può facilmente essere interrotta (”Adesso devo andare”, “Non ti sento più”, “Mi si sta scaricando il cellulare”, “Sono arrivato”). Con un telefono cellulare, porre fine ad una telefonata è consentito senza per questo essere considerati scortesi.

Chiamare qualcuno sul cellulare significa lasciarlo libero di rispondere o meno. E’ uno mezzo di comunicazione che viene sempre più visto come uno strumento non-intrusivo di reperibilità.

Nuove regole si stanno affermando anche sul campo monetario, in merito ai “limiti di spesa”, o “prendere il tab” come al ristorante, o all’ineducazione dell’estendere la durata della conversazione in quanto la telefonata è gratuita.
 

4. L’uso del cellulare è governato più da esempi che da regole o divieti.

Oggigiorno ci sono molte regole che proibiscono l’uso del cellulare come al lavoro, negli spazi pubblici o a scuola. Spesso queste regole non sono seguite.

In molti contesti che sono controllati (ufficio, treno, sala d’attesa…), l’utilizzo è auto-regolato in base a ciò che le persone considerano tollerabile e appropriato.

A scuola, il cellulare si aggiunge ad una serie di strumenti che non riguardano la lezione e che portano divertimento e distrazione, sostituiscono altri mezzi di distrazione più tradizionali già usati in passato. Costituiscono un’altra sfida per gli insegnanti che vogliano mantenere l’attenzione degli alunni.

Confisca sembra la sanzione più efficace a scuola anche se l’utente del telefono confiscato non è il proprietario (perchè spesso il cellulare circola nel gruppo) ed anche se i genitori si oppongono alla sanzione perchè impedisc loro di raggiungere i figli (incluso - per alcuni - nel corso della lezione).

Perchè le regole spesso non sono seguite, il comportamento esemplare è spesso più efficace di una proibizione. Quando qualcuno decide di non usare il proprio cellulare in vacanza, a cena, durante meeting o con la famiglia, si riesce a dissuadere più facilmente le persone dall’utilizzo.

Tuttavia molti comportamenti esemplari richiedono una costante vigilanza perchè qualsiasi uso del cellulare diviene velocemente divario su cui gli altri prendono vantaggio.
 

5. Molte linee di pensiero sociologico e filosofico riguardano i comportamenti osservati ed i risultati riscontrati nel corso dello studio.

Mentre i cellulari spesso sono presentati come oggetti tipici di una società individualista, nella realtà si osserva un diffuso comportamento collettivo e collaborativo riguardante tale dispositivo di comunicazione, sia in famiglia che tra amici.

Pur essendo interpretato spesso come capace di generare una bolla che isola la persona impegnata nella conversazione dalle persone che la circondano, in realtà è stata riscontrata la diffusione di comportamenti di persone che intervengono nella telefonata, che interrompono colui che chiama o di interpellarlo su qualcos’altro.

Mentre il cellulare è spesso dipinto come uno strumento che serve a colmare vuoti e lacune, si osservano numerose situazioni in cui questo oggetto fornisce la possibilità di agire e reagire, consente di immortalare un’esperienza e di portare un valore aggiunto a ciò che l’esperienza è in realtà, consentendo di descrivere bene e con piacere.

Inoltre il telefonino è spesso, anche al di fuori della ricerca degli esperti, menzionato in una discussione sul comportamento improprio le persone intervistate non ne parlano e osservano sempre meno segni di esasperazione o di imbarazzo nella vita pubblica.
 

6. Il cellulare è visto come un “mezzo medio” che consente foto amatoriali e realizzazione di filamti.

Le immagini sul telefonino sono viste come immagini precarie, spesso di qualità incerta, da non stampare e da non condividere. Queste immagini riprendono sempre una descrizione di qualcosa da vedere. Servono a creare ricordi ed a provare che quacuno era veramente presente all’evento di cui si parla (ad esempio un concerto o una sfilata di celebrità…).

Le immagini sono integrate all’interno di numerosi framework di referenza che precedono la telefonata: il giornalismo di ogni giorno e la propria vita, immagini familiari spontanee si contrappongono a divertimenti forzati, il sensazionalismo che viene fuori nel tentativo di fissare azioni brevi, chiari, efficienti e d’impatto.

Più scene spettacolari può innalzare sfide che inducono al grottesco, al divertente, al macabro, o persio alla violenza.Questo è il fenomeno che guida i videos gag, gli MTV Jackass ed i cosidetti ’snuff movies’. Le aggressioni filmate sul cellulare sono una delle più recenti espressioni di questo (sebbene l’espressione ‘happy slapping’ non è stata utilizzata dagli intervistati nello studio).
 

I nostri amici diInternetActu, che pure riportano di questo studio, sottolineano la conclusione degli autori della ricerca “il cellulare del 2007 non è proprio come è il cellulare nel 2007:

“La sua presenza massiccia e apparentemente irreversibile in tutte le sfere della vita potrebbe far pensare che i suoi utilizzi possano essere banalizzati o neutralizzati. Nessuno di questi può essere osservato. […] Mentre i suoi utilizzi convenzionali sono più stabili di quanto non lo fossero nel 2005, adesso sono condivisi con nuovi utilizzi che sono collegati a nuove tecnologie di cui gli utenti si appropriano, o creati da loro stessi nella pratica quotidiana.

[…] Ciò che colpisce è che il cellulare non è esploso sotto l’effetto dell’aggiunta di nuove funzionalità, ma continua ad avere per le persone il senso di telefono, anche se lo utilizzano per i più vari motivi. ma va ben oltre questo. Il cellulare non è stato concepito come un arma di Swiss Army di funzioni aggregate, ma è stato reinventato in ogni utilizzo come un ‘oggetto completamente concepito’: un dispositivo per scrivere i messaggi, una fotocamera, un sistema di voice mail… Si tratta di un oggetto dotato della capacità di metamorfosi. Da quanto visto nel contesto di altri dispositivi, il telefonino sembra essere oggi parte di una più vasta collezione [o ‘ecosistema’] di dispositivi di comunicazione, che include altri dispositivi […]. La ricerca sugli effetti del cellulare sugli altri sembra assumere oggi una rilevanza maggiore di uno studio su come ottimizzare le performance e la complementarietà dei diversi strumenti.”

10 Agosto 2007
Differenze culturali nell’esperienza emozionale
Ilkone mobile phone Marco van Hout chiede in un lungo articolo per uiGarden.net se esiste qualcosa simile alla comune ‘esperienza emozionale’.

A suo parere la risposta alla domanda è duplice. Prima di tutto le persone condividono le reazioni emozionali di base e le necessità umane di base. Questo ci rende tutti parte della stessa specie, anche se contesti culturali specifici possono indurre un asiatico a valutare lo stesso stimolo in modo differente da come farebbe un europeo. L’autore dell’articolo chiede se questa considerazione abbia rilevanza per tutti i prodotti e progetti.

Marco van Hout prova a spiegare come agiscono le differenze culturali all’interno di un’esperienza emozionale, ponendo particolare attenzione al contesto ed alla sua influenza sui bisogni delle persone, sui significatie sul processo di informazione.

L’autore conclude affermando che a dispetto di un ‘mercato globale’, non è possibile parlare di una ‘esperienza globale’, la quale si può verificare solo in presenza di un ambiente comune condiviso, come nel caso di internet, non presente nel mondo reale. Da ciò l’importanza per i designr di studiare le differenze culturali.

Marco van Hout (Paesi Bassi) è socio fondatore di Monito Design & Internet, azienda specializzata in soluzioni innovative per applicazioni internet; è un mebro attivo della Design & Emotion Society in cui fa parte del consiglio di amministrazione occupandosi delle Pubbliche Relazioni; è inoltre editor del sito web “design & emotion” all’interno del quale pubblica interviste con professionisti del campo del design appartenenti alle principali firme e tratta argomenti inrenti l’impatto emozionale del dsign, della marca e dei servizi.

Leggi la storia

27 Luglio 2007
slow+design, analisi dell’approccio slow al design
unisg Il nuovo giornale di Slow Food “Il Piacere di Pensare il Cibo” dell’Università di Scienze Gastronomiche esamina il tema della commistione tra l’approccio slow e il design. I contenuti in italiano ed inglese sono accessibili a chiunque attraverso una registrazione completamente gratuita. E’ anche possibile ordinare una copia stampata.

Nell’articolo “Oltre il Food Design per una Sensorialità Sostenibile“, Giacomo Mojoli, vice-presidente di Slow Food International, indaga cosa significa contaminare reciprocamente la sfera della sensorialità del cibo con quella, più estesa, della sensorialità della materia, dei manufatti e della creatività:

“Slow Food è uno di questi modelli, una sorta di progetto strategico di design, di prototipo di rete, applicato alla sfera del cibo, dell’agricoltura e dell’educazione alimentare. Slow Food ha proposto una visione, un modo di pensare e di agire che si è oggi esteso oltre il cibo, fino a ispirare un modo nuovo ed eco-compatibile di concepire lo sviluppo e l’economia, tanto quella locale come quella globale.”

Mojoli vede quali obiettivi della nuova iniziativa di Slow Food slow+design nella capacità di “riunire la qualità dei prodotti con l’ambiente e le forme sociali che li hanno generati” e di “incrociare l’esperienza di Slow Food con quella di chi studia e promuove le nuove economie di rete, le cosiddette economie distribuite e di chi, nell’àmbito pratico e culturale del design, si occupa della qualità dei prodotti, dei servizi e della comunicazione.”

Il Modello Slow: Un Approccio Strategico” è il titolo del secondo articolo sul tema, scritto da Ezio Manzini (blog) e Anna Meroni del Politecnico di Milano. Loro forniscono un’analisi più approfondita della relazione design strategico e l’approccio slow. Affermano che la sostenibilità può svilupparsi attraverso questo connubio innovativo, con una più attenta sensibilità all’ambiente, alla qualità della vita e ai tempi quotidiani, anche per coloro che si occupano di progettare spazi e oggetti di uso comune..

“L’approccio slow significa anzitutto l’affermazione semplice ma in questi tempi rivoluzionaria che non c’è possibilità di produrre e apprezzare la qualità se non ci si dà il tempo per farlo.Se cioè non si mette in atto qualche forma di rallentamento.

Ma oggi slow non significa solo questo; significa anche un modo concreto e praticabile di mettere in atto questa idea. Significa coltivare la qualità collegando i prodotti con i produttori, con i luoghi di produzione e con chi alla fine ne fruisce e, partecipando in diverse forme alla loro definizione, divenendone anche co-produttore.

L’approccio slow porta dunque a delineare un modello produttivo e di consumo alternativo che è al tempo stesso eversivo e fattibile. Un modello che si scontra frontalmente con le idee e le pratiche della globalizzazione oggi prevalenti ma che tuttavia, localmente, si può realizzare fin da subito e, come Slow Food ha saputo provare, con successo.”

Nel loro lunga saggio, loro propongono tre direzioni strategiche per l’iniziativa slow+design: localizzazione ed esperienza, qualità e sostenibilità, e capacità ed autodeterminazione.

Per trovare ulteriore materiale sull’iniziativa slow+design, guarda questo post precedente su Putting People First. Nel 2004 il New York Times pubblicò anche un buon articolo sul tema del pranzo dell’università di Scienze Gastronomiche.

25 Luglio 2007
BMW svela la vita segreta delle auto
The Secret Life of Cars Il blog sull’architettura ed il design dezeen riferisce che il produttore di automobili BMW ha pubblicato i risultati di uno studio britannico volto a studiare come le persone si comportano e come si sentono durante i viaggi in auto, siano essi i guidatori od i passeggeri.

I risultati emersi sono stati raccolti in un report intitolato La Vita Segrata delle Automobili e Cosa Loro Rivelano di Noi – uno “studio antropologico sul comportamento umano e sull’automobilismo”, commissionato dalla BMW al fine di comprendere i bisogni attuali e futuri dei guidatori.

Il report esplora tematiche come il linguaggio simbolico si sia evoluto al punto da permettere ai guidatori di comunicare tra loro - da notare non è emerso alcun segno significativo per “scusa”. E’ stato inoltre riscontrato che, con l’emergere dell’abitudine di bere e mangiare all’interno dell’automobile, la mancanza di supporti adeguati nell’abitacolo costituisce la maggiore fonte di malcontento.

Tra le altre tematiche approfondite nel report- che ha richiesto la realizzazione di ricerche, focus groups, interviste ed osservazioni per un periodo di 4 mesi - sono le emissioni dei veicoli ed il cambiamento climatico, comportamenti di comunicazione nell’abitacolo e le relazioni che le persone instaurano con il proprio veicolo.

Il report esplora anche i rituali di salire e scendere dall’auto (gli uomini vi impiegano in media 8 secondi a scendere, le donne 10 e le famiglie più di 10 minuti) ed identifica nuovi trend emergenti tra i proprietari d’auto come la personalizzazione, preferenze regionali di colore e il voler essere sempre in vantaggio sugli altri per quanto concerne il rispetto per l’ambiente - “c’è la tendenza a preoccuparsi se la propria auto sembra non ecologica.

Il report riferisce inoltre che le famiglie adesso apprezzano maggiormente trascorrere del tempo insieme in auto che in altri posti e che i viaggi in auto della famiglia si sono trasformati nel principale momento di esperienza comune dei suoi componenti, prendendo il posto dei momenti della giornata dedicati ai pasti.

Lo studio è stato condotto dal Social Issues Research Centre (SIRC) di Oxford ed il report è stato realizzato da Not Actual Size.

- Scarica il report (pdf, 3.3mb, 89 pagine)
- Altri articoli: The Times (UK), Design Week (UK)

(via Core77)

18 Luglio 2007
Barcellona_Londra: confronto, contrasti e sfide della storia del successo delle due città
BCN_LDN 2020 Oggi il gruppo di esperti britannico Demos ha lanciato una nuova collezione di saggi prodotta in collaborazione con la commissione catalana di esperti Fundació Ramon Trias Fargas che confronta le due storie del successo urbano delle città di Londra e Barcellona.

Il report, intitolato BCN_LDN 2020, indaga come le due città possono rinvenire nel loro passato le radici delle più rilevanti sfide e politiche urbane.

Sintesi

Negli ultimi quindici anni hanno ottimizzato la storia delle ‘città rinascenti’. Adesso affrontano una serie di sfide senza semplici risposte - come, ad esempio comportamenti pubblici, spazi pubblicimigrazione ed identità, governo ed immaginazione collettiva. La raccolta BCN_LDN 2020 riunisce temi procatori che indagano attuali problematiche politiche e storie alternative.

La collaborazione tra Demos e Fundació Ramon Triasha abuto inizio con un Work Party nell’estate 2006, che ha cercato di rintracciare nella storia degli ultimi decenni le premesse delle decisioni politiche e delle sfide oggi affrontate dalle due città.

La pubblicazione BCN_LDN 2020 riunisce tematiche che riconoscono la riuscita di recenti politiche, ma forniscono anche una riflessione critica sulle storie del successo delle due città.

La raccolta contiene saggi di Antoni Vives (Fundació Ramon Trias Fargas), Dr Fran Tonkiss (London School of Economics), Indy Johar (Zero Zero Architects), Anwar Akhtar (Cultural Industries Development Agency), Chris Murray (Core Cities Group), e Lise Autogena (artista indipendente / NESTA).

Scarica la pubblicazione (pdf, 1.7 mb, 102 pagine)