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  Articoli della categoria 'Creatività'
12 Maggio 2008
Numero di Maggio/Giugno di Interactions Magazine
Interactions Il numero di Maggio/Giugno di Interactions Magazine è appena uscito e alcuni dei contenuti sono disponibili online (e presto ne seguiranno altri).

Il numero è tutto dedicato ai “mondi in collisione” con “le discipline dell’interazione” diventando “pià appropriatamente integrati in altre discipline creative (per esempio l’architettura e la musica), nei business, e nei nuovi modelli di business che daranno forma ai secoli XXI e XXII”, come descritto dai redattori Richard Anderson e Jon Kolko nell’editoriale.

Presenta anche contributi di Allison Arieff (Sunset), Eli Blevis (Indiana University a Bloomington), Shunying Blevis (Indiana University a Bloomington), Benjamin H. Bratton, Valerie Casey (IDEO), Elizabeth Churchill (Yahoo! Research), Dave Cronin (Cooper), Allison Druin (Human-Computer Interaction Lab), Hugh Dubberly, Shelley Evenson (Carnegie Mellon University), Jonathan Grudin (Microsoft Adaptive Systems e Interaction group), Zhiwei Guo (Adobe Systems Inc.), John Hopson (Microsoft’s Games User Research group), Steve Howard (University of Melbourne), Tuck Leong (University of Melbourne), Zhengjie Liu Dalian Marine University), Bob Moore, Donald Norman, Steve Portigal, Scott Palmer (University of Leeds), Sita Popat (University of Leeds), Kai Qian, Laura Seargeant Richardson (M3 Design Inc.), Richard Seymour (Seymourpowell), Frank Vetere (University of Melbourne), Huiling Wei, e Ning Zhang (Dalian Marine University)

Interactions Magazine è la pubblicazione bimensile dell’ACM [Association of Computing Machinery] ed è distribuita a tutti i membri del SIGCHI [Special Interest Group on Computer-Human Interaction].

Recentemente si è sottoposta ad un restauro completo sotto la ispirata e volontaria (!) guida di Richard Anderson e Jon Kolko che l’hanno resa una pubblicazione piena di articoli, storie e contenuti attuali e riguardanti le interazioni tra esperienze, gente e tecnologia — una rivista d’obbligo per la comunità dell’esperienza d’utente!

1 Aprile 2008
Milano ospiterà l’Expo 2015
Expo 2015 Si trova ovunque sulla stampa italiana (usciti vincitori) e quella turca (i perdenti), e su un piccolo numero di pubblicazioni internazionali: Milano ospiterà l’Esposizione Universale del 2015.

In un giorno ed un era in cui le Esposizioni Universali non sono più tra gli eventi internazionali più importanti come erano una volta, Milano è ciò nonostante totalmente eccitata dalla nomination.

Io non lo sono ancora, ma d’altro canto questi eventi tendono a galvanizzare la gente e chi prende le decisioni, e possono far progressare le cose in fretta. Dal momento che gli italiani sono famosi per il loro mettere su i loro atti collaborando all’ultimo secondo — avendo davanti la prospettiva di fare altrimenti una ‘brutta figura’ — non sottovaluterei il potere della Expo 2015.

Le Esposizioni Universali sono diventate nelle ultime decadi piattaforme di branding nazionale:

“Dalla Expo ‘92 di Siviglia in avanti, i paesi hanno iniziato ad usare la Esposizione Universale come piattaforma per migliorare la propria immagine nazionale attraverso i suoi padiglioni. Finlandia, Giappone, Canada, Francia e Spagna sono casi di rilievo. Un ampio studio di Tjaco Walvis intitolato “Expo 2000 Hanover in Numbers” mostra  che migliorare la propria immagine nazionale è l’obiettivo principale nel partecipare per il 73% dei paesi presso l’Expo 2000. In un mondo dove una forte immagine nazionale è un vantaggio chiave, i padiglioni sono diventati delle camagne pubblicitarie, e l’Expo un veicolo per il ‘national branding’. A parte le ragioni culturali e simboliche, le nazioni organizzatrici (e le città e le regioni ospitanti) hanno utilizzato anch’esse l’Esposizione Universale per il loro branding. Stando all’esperto di branding Wally Olins, la Spagna ha utilizzato la Expo ‘92 e le Olimpiadi di Barcellona del 1992 nello stesso anno per sottolineare la sua nuova posizione di paese moderno e democratico e si è presentata come un membro prominente dell’UE e della comunità globale.

Preso da Wikipedia (inglese). L’attuale Expo di Zaragoza, Spagna, ne è un  esempio. Penso che lo stesso fenomeno di branding nazionale accadrà quando Shanghai avrà l’onore in 2010.

L’Expo sarà sicuramente un’opportunità per aiutare fare chiarimento sulla discussione sulla direzione futura dell’Italia (che avrà inizio con il festeggiamento di Italia 150 nel 2011) - e questo in se è una buona cosa.

Ecco alcune righe dall’articolo di Reuters sulla nomination:

La capitale finanziaria e della moda italiana ha visto la gara per ospitare l’Esposizione Universale 2015 lunedì, una vittoria benvenuta per un paese che è stato colpito da uno scandalo alimentare e dalla contesa politica.

Gli ufficiali dell’International Bureau of Exhibitions (BIE) con sede Parigi hanno detto che Milano ha sconfitto la città turca di Izmir per 86 voti contro 65, infrangendo le speranze della Turchia di ospitare per la prima volta la più grande fiera del mondo.

Leggi tutto l’articolo

22 Marzo 2008
Cosa dice su di te la tua città?
Cities Katie Paul di Newsweek intervista Richard Florida per scoprire come le nuove ‘classi creative’ stiano cambiando le città in giro per il mondo e cosa le nostre città di scelta dicono su di noi.

Ecco l’introduzione:

Si tratta di un semplice cavillo culturale il fatto che le donne newyorchesi di “Sex and the City” piagnucolino costantemente sulle loro vite sentimentali? No, secondo l’”esperto urbano” Richard Florida, un professoreare di economia presso l’Università di Toronto che studia come le località influenzino lo stile di vita. In un nuovo libro in uscita questa settimana, “Who’s Your City?,” Florida sostiene che il mondo è lungi dall’essere piatto, come ha detto l’opinionista del New York Times Thomas L. Friedman. Infatti, è scontroso, con soldi, innovazione e diversi tipi di personalità che si raggruppano nelle più grandi metropoli. Utilizzando dati raccolti da satelliti e sondaggi del censo, Florida descrive come una “classe creativa” di gente stia cambiando il panorama economico congregandosi in un set sempre più ridotto di città localizzate più distanti e sperdute che mai. Inoltre, diversi tipi di questi innovatori creativi restano con quelli del proprio genere, dando forma alla demografia, mercati di lavoro e dell’accoppiamento (o le scene degli appuntamenti) di ogni città. Quindi malgrado i gadget che ci permettono di lavorare ovunque, dice Florida, scegliere dove vivere è più importante che mai. E per quanto riguarda tutte le frustrazioni espresse a “Sex & the City”? Beh, date la colpa alle 210.820 single donne in più rispetto agli uomini che abitano nell’area metropolitana di New York.

Leggi l’intervista

12 Marzo 2008
Creative Britain Il governo britannico mira a rendere il paese un leader globale nelle arti, nei  media e nella pubblicità attraverso iniziative tra cui la crezione di migliaia di nuovi apprendistati e l’inaugurazione di una conferenza di business creativo stile Davos.

Il Primo Ministro Gordon Brown ed il segretario di cultura, Andy Burnham, hanno rivelato il piano d’azione, Creative Britain: New Talents for the New Economy, in quello che il governo ha denominato il primo piano supportato dallo stato per muovere le industrie della creatività dai “margini della corrente del pensiero economico e politico” nel Regno Unto.

Il piano d’azione [che è stato accolto dall’industria del design] delinea  26 impegnii sia per il governo sia per le industrie per alimentare il talento, creare posti di lavoro e guidare la competività internazionale della Gran Bretagna.

Una delle iniziative è quella di sviluppare una nuova annuale World Creative Business Conference che farà da “colonna portante” di una spinta internazionale per fare del Regno Unito il “perno creativo del mondo”.

- Leggi tutto l’articolo [The Guardian] - Scarica il piano d’azione (pdf, 1.2 mb, 81 pagine)

(via Richard Florida)

12 Marzo 2008
L’Art Center College apre un dialogo globale
Global Dialogues Il mondo del design e dell’innovazione è cambiato molto nell’ultima decade. Le sfide sono più complesse, intricate e sistemiche, e di conseguenza richiedono un approccio sempre più olistico e multidisciplinare, specialmente nell’educazione.

O nelle parole di Richard Koshalek, presidente dell’ Art Center College of Design:

“I requisiti educazionali di settori complessi come il design, assieme ai progressi della tecnologia e delle comunicazioni, richiedono che i college e le università distribuiscano conoscenza ed esperienza a livello globale.”

La rinomata Art Center College of Design sta puntando a qualcosa di molto ambizioso - sta uscendo dal suo spazio fisico, e sta creando una serie di quello che definirei “open innovation forums” su scala globale, tutti con l’obiettivo di “sviluppare la gente”.

Settimana scorsa sono stato invitato (grazie, Rudy) a prendere parte ad uno di essi: l’evento Disruptive Thinking a Barcellona.

L’evento di Barcellona, organizzato in collaborazione con la scuola di economia ESADE, è il primo di una serie di dialoghi globali che l’Art Center sta organizzando in diversi continenti e online.

Un impegno sociale

L’Art Center ha un iniziativa che mi piace molto: designmatters. Inaugurata nel Dicembre del 2001, Designmatters presso Art Center esplora i benefici sociali e umanitari del designe e del business responsabile.

Designmatters è una parte cruciale del Progetto Barcellona: le collaborazioni con le istituzioni educative, civiche e culturali specialmente nei temi sociali ed umanitari sono un obiettivo chiave.

Uno dei temi che il progetto Barcellona vuole affrontare in particolare è quello del ruolo del desgin nelle città, che “dev’essere ridefinito d’accordo ai principi della sostenibilità — non solo in relazione con l’ambiente, ma anche in termini di produzione e condumo di energia, prosperità economica, giustizia sociale e sviluppo culturale”. E così dovrebbe essere.

Cercare di pensare in modo dirompente

Gli organizzatori hanno cercato “pensatori e professionisti ‘dirompenti’ che — nonostante comporti diversi rischi — portino energia vitale da incidere a questi argomenti e li spingano in nuove e produttive direzioni per la società.”

L’evento è stato presieduto dal giornalista britannico Richard Addis, che ha selezionato principalmente presentatori britannici per ognuna delle sei sessioni.

Josh Nakaya, uno studente di product design dell’Art Center ha fatto davvero un ottimo laboro nel mettere su blog la conferenza, e poi aggiungendo le risposte. Sono disponibili anche dei video streams. Quindi faro riferimento a questi riassunti e video sui miei commenti in seguito. C’è anche un sito con l’intero schieramento di speakers.

Ecco le sei sessioni:

Cambiamento climatico [riassunto - risposte - video]

In questa prima sessione Harry Eyers del Financial Times ha conversato con Peter Head di ARUP e Sara Wheeler, una scrittice sull’ambiente.

Harry Eyres ha iniziato con la domanda: “La minaccia e la realtà del cambiamento climatico possono essere di ispirazione per riprogettare il modo in cui viviamo?”

Alla fine non è stato detto niente di nuovo o dirompente, ma Sara Wheeler ha fatto una forte dichiarazione che ho apprezzato molto: “Il cambiamento climatico è ormai parte dell’esperienza umana, di quello che è essere umano. Bisogna riflettere veramente su questo.” Ha anche dato il tono giusto per avviare la conferenza con questo tema ambientale.

Geopolitica [riassunto - risposte - video]

Richard Addis ha presieduto la sessione di geoplitica. La sua scelta degli ospiti è stata inusuale ma sicuramente difendibile: Ron Haviv che è un fotografo giornalista di guerra (con un sito degno di nota), e Bernard Tabaire, il coraggioso, considerato ed altamente eloquente redattore del giornale dell Uganda The Monitor, che continua a finire nei guai con le autorità dell’Uganda. Mi è piaciuta l’idea di parlare di geopolitica con gente che vive gli effetti di queste scelte nelle loro vite quotidiane.

Nonostante Richard sia partito con la giusta dichiarazione (”la politica riguarda la leadership”), la discussione è degradata velocemente in idee piuttosto (forse dirompenti ma decisamente) irrealistiche di cambiamento, come abolire gli eserciti o i politici, sottolineate da taglienti critiche sui comportamenti dei governi.

Riflettendoci, sono completamente d’accordo con quello che Josh Nakaya ha scritto nella sua risposta.

Business [riassunto - risposte - video]

Questo è stato il dialogo più breve: Lynda Sale, partner di Sale Owen, consulente di marketing e artista ha discusso di pensiero dirompente nel business con Alfons Sauquet, preside della scuola di economia ESADE.

Sauquet sostiene che le aziende devono riconsiderare se stesse in modo da provvedere un ambiente che attragga la gente migliore in modo di dare luogo all’innovazione.

Scienza [riuassunto - risposte - video]

Questa è stata senz’altro la sezione migliore, se c’è un video che dovete vedere è questo. La sessione è stata presieduta dallo scrittore Robert Matthews che ha portato come ospiti la fisica teoretica Fotini Markopoulou, l’astronomo David Hughes e il matematico David Orell.

A parte alcuni pensieri più dirompenti (perchè non ci dovrebbe essere un conferenza sul pensiero dirompente su un pianeta distante 400 anni luce da noi?), i tre scienziati hanno sottolineato quanto poco sappiano adesso di quello che credevano di sapere agli inizi delle loro carriere. Questo certamente implica, come ha detto l’astronomo David Hughes , un profondo senso di umiltà, una lezione non solo per i scienziati.

Fede [riassunto - risposte - video]

Bigna Pfenninger, redattore fondatore di The Drawbridge, ha invitato lo scienziato accademico Charles Pasternak e la cordiale egittologa Joann Fletcher.

Da questa sessione si sono sviluppate principalmente tre linee di pensiero: la spiritualità non può essere messa da parte semplicemente come illusione; è impossibile capire molte parti del nostro mondo e della nostra storia senza capire o apprezzare i nostri sistemi di credenze; e la fede - che sia considerata un placebo o meno - è così forte da condizionare le circostanze.

Sono d’accordo con i commenti di Josh Nakaya su questa sessione, vorrei aggiungere che la fede qui è stata interpretata in modo piuttosto ristretto esclusivamente come credo religioso o spiritualità. Tuttavia ognuno di noi ha delle credenze, convinzioni, presupposti, che non sono giustificati dai fatti. Costruiamo credenze per gestire il nostro mondo. Ma il nostro mondo spesso cambia più velocemente di queste credenze, il che porta a tutti i tipi di frizioni, con gente che lotta battaglie del passato, o politici che fanno decisioni sul futuro basandosi su sistemi di credenze che sono stati definiti da fatti ed esperienze passati da decine di anni.

Design [riassunto - risposte - video]

Finalmente, Stephen Bayley, il quale è un commentatore di design e fondatore del Design Museum, ha avuto tre ospiti: Blaise Agüera y Arcas, un architetto presso Microsoft Live Labs, architetto di Seadragon, e co-creatore di Photosynth, Chris Lefteri, un esperto di materiali e product designer, e Thom Mayne, architetto e fondatore di Morphosis.

Si è dedicato molto tempo alla discussione di concetti astratti come la bellezza o la permanenza, mentre altr idee — la rilevanza del pensare in termini di ecosistema al design, concetti come il coinvolgimento o il mistero, e come al giorno d’oggi siamo sempre più guidati dall’esperienza dell’interazione — sono stati toccati ma non approfonditi.

In breve

L’andamento dell’evento non è stato l’ideale: alcuni dei presentatori non hanno condotto molto bene le loro sessioni, non tutti avevano idee rilevanti da contribuire, e non sempre c’era un collegamento tra il pensiero dirompente ed l’argomento discusso, e non sempre era chiara la direzione che si voleva seguire.

Ho anche riflettuto su fino a quale punto ho effettivamente sentito dei temi innovativi, o sul fatto che le cose che ho sentito si potessero trovare facilmente su un libro o una buona rivista.

La risposta è probabilmente sì. Ma il libri e le riviste sono monologhi per natura. Questo era nella teoria e nella pratica una serie di dialoghi. All’inizio di questo articolo ho scritto che questo evento di Barcellona fa parte di un’ampia strategia di collaborazioni aperte, comunicazioni aperte e di impegno sociale. Questo non solo è un’approccio lodevole e di valore, ma è anche altemente rilevante e opportuno nella società contemporanea. Abbiamo bisogno di più di queste iniziative. Certo, devono essere messe a punto e migliorate, ma in sostanza abbiamo bisogno di dialogo e collaborazione tra le discipline, tra le diverse parti della società, tra le diverse parti del mondo. Il mondo è diventato troppo complesso per permettere ad ognuno di noi di capire le cose da soli.

E secondo me questo era il vero significato di queste Conversazioni Globali.

Spero anche che l’Art Center porti a termine il suo impegno di continuare le conversazioni online, per avere un dialogo continuo. Il blog dell’evento per adesso è basicamente morto. Probabilmente questo non è lo strumento giusto - bisogna sviluppare uno nuovo.

E gli Stati Uniti?

L’Art Center è una scuola americana, con base a California. Come posso partecipare alle conversazioni globali? Molti degli eventi si svolgono in California: il recente summit di due giorni su Sistemi, Città e Mobilità Sostenibile e la prossimaconferenza Serious Play.

27 Febbraio 2008
Yrjö Sotamaa sulla nuova Innovation University di Helsinki
Yrjö Sotamaa Ho recentemente intervistato il Prof. Yrjö Sotamaa, Presidente dell’University of Art and Design Helsinki.

Sotamaa è l’uomo dietro all’iniziativa di avviare una nuova Innovation University in Finlandia, riunendo tre importanti università finlandesi: l’University of Art and Design Helsinki (TAIK), la Helsinki University of Technology (TKK), e la Helsinki School of Economics (HSE).

L’obiettivo della nuova università, la cui inaugurazione è prevista per Agosto del 2009, è quello di essere una delle principali istituzioni nel mondo in termini di ricerca e di educazione nei settori della tecnologia, gli studi economici e arte e design.

L’iniziativa è una versione più grossa ed ambiziosa del generale approccio multidisciplinario che viene attualmente applicato in alcuni altri importanti centri di educazione. Design-London presso RCA-Imperial creerà un ‘triangolo dell’innovazione’ tra design (rappresentato dal Royal College of Art), ingegneria e tecnologia (rappresentato dall’Imperial College Faculty of Engineering), e business dell’innovazione (rappresentato dall’Imperial’s Tanaka Business School). La Carnegie Mellon University mette gli studenti di design, ingegneria e business in gruppi per lavorare a progetti. E la Rotman School of Management dell’Università di Toronto accopia MBA con gli studenti di design nelle lezioni di sviluppo dei prodotti.

Le lezioni per i 22,000 students saranno in inglese, per attrarre studenti da tutte le parti del mondo (molti dei quali potrebbero finire a lavorare per quella famosa multinazionale finlandese, Nokia, che è uno degli sponsor dell’iniziativa).

Un’altra cosa interessante è la loro scelta radicale per un approccio centrato sull’uomo, multidisciplinare e di prototipazione.

Leggi l’intervista

18 Febbraio 2008
Oltre le industrie creative
Innovation Tre pubblicazioni della (il Dipartimento Nationale per le Scienze, Tecnologie e le Arti Britannico) esami il ruolo delle industrie della creatività.

Beyond the creative industries illustra lo stato dell’economia della creatività nel Regno Unito, e misura il suo contributo all’attività economica.

Creating innovation presenta i risultati di una recente importante ricerca sul ruolo delle industrie creative nello stimolare e sostenere l’innovazione nel Regno Unito. La ricerca investiga e quantifica quanto le attività artistiche e creative siano collegate all’economia più ampia.

Making policy for the creative economy spiega cosa significhi per il Regno Unito il cominciare a pensare se stesso come un ‘economia creativa’ piuttosto che un set di ‘industrie creative’.

15 Febbraio 2008
Perchè l’immigrazione è vitale per l’innovazione
The Difference Dividend Come qualsiasi altra azienda innovativa in Europa, Experientia a volte si trova ad affrontare dure leggi sull’immigrazione. Assumere qualcuno da fuori l’UE è una sfida e a volte si finisce col perdere l’opportunità di attirare gente molto capace.

Quindi sono molto lieto di vedere qualche dibattito sull’argomento. NESTA, il Dipartimento Nationale per le Scienze, Tecnologie e le Arti Britannico, ha appena pubblicato una “provocazione” scritta da Charles Leadbeater (autore di We-Think) sul perchè l’immigrazione sia vitale per l’innovazione.

Intitolato “The Difference Dividend“, il saggio esordisce con un abbozzo sulle tre connessioni critiche tra immigrazione, innovazione e creatività, argomenta (con ragione) che il dibattito sull’immigrazione è condotto in mezzo ad una spessa nebbia di pregiudizi, aneddoti, e rumori, e descrive nel dettaglio i contributi fondamentali che l’immigrazione apporta alla nostra capacità di innovare.

Leadbeater avverte che la diversità non è sufficiente per dare luogo all’innovazione (”I costi della diversità hanno bisogno di essere ben gestiti per assicurarcene i benefici”), evidenzia come la gente abbia bisogno di confidare l’uno nell’altro per condividere le idee e costruire l’uno sui contributi dell’altro per far emergere l’innovazione, e conclude con le quattro principali implicazioni per i policymaker desiderosi di massimizzare l’impatto dell’immigrazione sull’innovazione.

Molto opportuno, in quanto il multiculturalismo è di nuovo sotto attacco in Gran Bretagna (vedi The Guardian e The Times).

17 Dicembre 2007
Intervista con Anthony Dunne e Fiona Raby
Dunne and Raby Dr. Anthony Dunne e Fiona Raby sono membri del consiglio di facoltà nel dipartimento di Design Interactions presso il London’s Royal College of Art e hanno guadagnato un certo seguito di culto per il loro provocativo lavoro di design basato su uno scenario futuro.

Bruce M. Tharp di Core77 è riuscito a raggiungerli alla conferenza IDSA/ICSID in San Francisco dove hanno presentato un recente progetto che propone robot con “personalità fragili.” Ascoltali mentre discutono sulle idee che ci sono dietro al loro lavoro, o sul progetto dei loro sogni, sui loro sentimenti sul “Critical Design” dopo più di una decade, sulla relazione tra la loro pratica professionale e il lavoro dei suoi studenti della RCA, e altro ancora.

Ascolta l’intervista

15 Dicembre 2007
Artigianato 2.0
Handmade 2.0 Rob Walker del New York Times Magazine si chiede cosa ci facciano online così tanti artigiani dell’uncinetto, della carta, dell’argento e cerca di provare che il futuro dello shopping — e del lavoro — sia tutto sul passato.

L’articolo è principalmente un profilo di Etsy, un’azienda che ospita un bazaar online di artigianato.

L’autore è particolarmente interessato nel “nuovo movimento artigianale” come un commento sociale sulla cultura del consumatore, ma non ha esplorato quali potrebbero essere le possibilità se gli oggetti stessi diventassero portatori di informazioni.

Se volete approfondire sull’argomento, vi consiglio di dare uno sguardo al lavoro di Ulla-Maaria Mutanen, la cui organizzazione, Thinglink (blog), è tutta incentrata sull’Internet delle Cose, applicato al mondo dell’artigianale, e il cui approccio è strettamente collegato al concetto di Spime immaginato da Bruce Sterling.

Leggi l’articolo

9 Ottobre 2007
Intervista sull’innovazione e il design con Jonathan Kestenbaum della NESTA
Jonathan Kestenbaum Qualche settimana fa ho intervistato Jonathan Kestebaum, il direttore esecutivo della NESTA, la dotazione britannica per le Scienze, le Tecnologie e le Arti.

L’intervista, che è stata pubblicata nel sito di Torino 2008 World Design Capital in Inglese e in Italiano, tratta dell’innovazione e del design. Kestenbaum spiega con molta chiarezza come la NESTA lavori per stimolare l’innovazione, e come il design, in particolare quello incentrato sull’uomo, sia una parte centrale di quell’approccio.

Alcune citazioni:

“La maggior parte della sperimentazione pratica e della ricerca teorica che portiamo avanti indica che, per quanto riguarda l’innovazione, la partita del futuro non si giocherà all’interno di una o più discipline, ma trasversalmente ad esse.”

“Il design per NESTA rappresenta uno strumento di innovazione. In pratica si tratta di un processo di risoluzione di problemi, altamente visivo e spiccatamente incentrato sull’uomo, dal momento che trae spunto dalle esigenze delle persone. Il design è fondamentale in termini di vera innovazione. Per NESTA, il design e i relativi processi visivi consentono di testare le idee in fase di avvio, lasciando spazio ad errori iniziali, relativamente poco costosi, e riducendo così i rischi ed i costi dell’innovazione. L’approccio fondato sul design, inoltre, fa sì che i test e la realizzazione del prototipo siano incentrati sull’uomo. Se l’utente non vuole un certo prodotto o non sa come utilizzarlo, se non lo capisce, non si può immetterlo sul mercato. Il design è il processo attraverso cui avviene tutto questo.”

“Ci siamo seduti intorno ad un tavolo con i responsabili del Royal College, dell’Imperial College e della Tanaka Business School, che avevano in programma di sostenere progetti interdisciplinari su larga scala, e abbiamo discusso la creazione di un incubatore per alcuni di questi progetti - progetti che rappresenterebbero il frutto dell’integrazione di design, ingegneria, scienza e business. Grazie alle organizzazioni che hanno aderito al cosiddetto “Design London”, sono stati investiti diversi milioni di euro e siamo riusciti ad ottenerne altrettanti dal governo. Questo mese, dopo l’inaugurazione, l’incubatore e il resto del progetto Design-London saranno le prime iniziative a unire artisti, ingegneri e laureati di economia per lavorare su un progetto di sviluppo di un nuovo prodotto.”

Leggi l’intera intervista

4 Ottobre 2007
Newsletter di Frog Design Mind sull’identità e sul significato nel mondo del design
Frog Design Mind L’ultima edizione di Frog Design Mind (permalink), la newsletter bimensile di Frog Design Inc., è dedicata all’identità e contiene un nutrito gruppo di articoli su “la sfida per trovare un nuovo senso nel crescente panorama del design”. Ecco una selezione (la prima in particolare, di Mark Rolston, è altamente raccomandata - in quanto è un eccellente articolo):
Defining The New Singularity<br /> Definire la Nuova Singolarità

Esplorando il seguente livello di convergenza: tra hardware e software, informazione ed oggetto, uomo e tecnologia.

“Come lo proponone lo scrittore Bruce Sterling, prendendo un pò in prestito da Baudrillard e applicandolo al design, noi ci stiamo avvicinando ad un era di innovazione tecnologica dove ‘c’è di più depositato sulla mappa di quanto ci sia sul territorio’. Più semplicemente, la storia riguardante una certa ‘cosa’, un prodotto o servizio che noi usiamo, eccede velocemente il valore della cosa in sè. L’identità di un prodotto non può più essere facilmente definita attraverso il fattore della sua forma, ma piuttosto per l’informazione che la racchiude, l’attraversa e che essa accumula durante il corso della sua esistenza.”

Change Agency Agenzie di Cambio e Trasformologie
Capire il potere del design per agevolare un cambio positivo nell’utente finale.

“Può lo sviluppo personale essere modellato meglio dalle tecnologie che, noi designer, creiamo? Cosa succederebbe se i prodotti e gli ambienti fossero disegnati per riconoscere le aspirazioni individuali ed agevolassero la realizzazione del potenziale dell’utente? E’ possibile che i nostri prodotti non solo cambino l’atteggiamento degli utenti, ma addirittura incoraggino al loro interno le qualità cui aspirano?”

Parenting 2.0 Genitori 2.0
I principi chiave per la creazione e la cura dell’identità online di tuo figlio.

“Il proposito di questo articolo è di fornire a te, genitore, alcuni principi basici per la navigazione nel fantastico mondo del networking sociale e del Web 2.0 con i tuoi figli - il tutto mantenendoli sicuri, socializzati ed impegnati. Non ci sono regole, guide o una filosofia del curare i figli. Ci sono solo dei principi base che ricordardano a te, e ai tuoi figli, di pensare prima di premere il tasto Invio.”

Is this how your kids see you? Il Tuo Disco Rigido Vale Più Della Tua Vita?
L’influenza della tecnologia nella esperienza collettiva delle famiglie di oggi.

“Prima della presenza di fotocamere e simile, gli uomini tramandavano le conoscenze attraverso la narrazione, intrecciando esperienze personali con un senso del luogo e del tempo. Crearono dei panorami visuali attraverso le parole, l’arte, e gli oggetti circondati. Queste narrazioni codificarono un senso di esperienza condiviso, portando il pubblico ad una comprensione collettiva della propria cultura ed ambiente. Mano a mano che le narrazioni venivano tramandate, ogni narratore diventava parte della storia - rendendola soggettiva. Nella nostra foga per salvaguardare le nostre memorie nel mondo online, abbiamo perso l’intimità della narrazione. Abbiamo fatto della rete, e non degli uni e gli altri, la più grande sorgente di esperienze, conoscenze ed opinioni condivise (spesso non sono nemmeno le nostre).”

Ravi Chhatpar Harvard Business Review: Mescolando Design e Strategia
Nell’edizione di Settembre del 2007 del Harvard Business Review, il Direttore di Strategia di Frog Ravi Chhatpar ha pubblicato il seguente articolo, delineando i benefici di un processo di design interattivo, nel quale design e strategia di business impattano direttamente tra di loro.

“Dal concetto attraverso lo sviluppo, i designer dovrebbero lavorare in parallelo con i responsabili delle decisioni delle aziende, creando prototipi per un certo numero di variazioni di un prodotto e poi testandoli con gli utenti e, se appropriato, con i partner.
Seguire come evolvono nel tempo i modi di utilizzo di un prodotto da parte dell’utente rende possibile per i designer l’individuare nuove caratteristiche desiderabili e, in alcuni casi, di creare nuove funzionalità in concomitanza con gli utenti.”

3 Ottobre 2007
Europa Creativa
Max-Planck Institute of Economics Attraverso il blog di Richard Florida, ho scoperto un nuovo articolo su “La Classe Creativa e la Crescita Regionale in Europa” di Ron Boschma e Michael Fritsch dell’Istituto di Economia Max-Planck in Germania. Florida lo riassume nel seguente modo:

“Hanno messo insieme dati interassanti sulla classe creativa in 450 città-regioni d’Europa. Poi li hanno usati per individuare i più importanti centri di classe creativa, i fattori che attraggono la classe creativa, e gli effetti di questa sullo sviluppo economico regionale. Le loro scoperte indicano che le misure della classe creativa (ovvero le sue occupazioni) superano significativamente il capitale umano nella crescita economica. Hanno anche trovato che la classe creativa è altamente concentrata in Europa. E’ interessante che loro abbiano trovato che l’urbanizzazione di per sè non è un importante fattore determinante nella localizzazione della classe creativa, ma piuttosto giocano un ruolo chiave una scena artistica e culturale attiva (misurata da un bohemian index) e un clima di apertura e tolleranza. Questo è un lavoro attento di un gruppo di studenti indipendente ed obiettivo che fornisce una forte conferma sul potere della teoria della classe creativa nella spiegazione degli esiti regionali.”

Il riassunto come riportato nell’articolo stesso:

“Analizziamo la distribuzione regionale e l’effetto della gente nelle occupazioni creative basata nei dati di più di 450 regioni di otto paesi Europei [Danimarca, Finlandia, Germania, Gran Bretagna, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia e Svizzera]. La distribuzione geografica della classe creativa è altamente eterogenea. La classe creativa non è attratta dalle regioni altamente urbanizzate di per sè, ma piuttosto sembrano essere fattori più determinanti un clima di tolleranza ed apertura. Troviamo che la classe creativa abbia un effetto positivo e significativo sulla crescita dell’occupazione e sulla creazione di nuovi business a livello regionale. Il capitale umano misurato come occupazione creativa supera le indicazioni basate sull’educazione formale.”

Scarica l’articolo (pdf, 876 kb, 35 pagine)

17 Settembre 2007
Il diploma del Politecnico di Singapore in experience design
Singapore Polytechnic's diploma in experience design Il Politecnico di Singapore offre un nuovo corso di laurea in Experience Design (Interaction & Product) di tre anni.

Descrizione:

Agli studenti verranno trasmesse le abilità di design creativo supportate da una solida conscenza di tecnologia e arte.

Il corso è un programma di design specializzato che si focalizza sulle culture, sui business e sulle tecnologie contemporanei di coinvolgimento, esplorando nuove strategie per la generazione di idee di design ed utilizzando sia media digitali che fisici. Queste idee vengono poi realizzate con strumenti innovativi, innovazioni tecnolgiche invenzioni e competenza.

Il corso è progettato per supportare l’iniziativa del Governo di produrre specialisti di molte discipline che siano dotati di abilità per comprendere il design, processi tecnologici, ed imprese per incentivare la crescita dell’industria creativa.

Lo scopo del programma far divenire gli studenti dei Experience, Product ed Interaction Designer, capaci di realizzare prodotti e servizi creativi, le esperienze a questi legate, per le culture contemporanee.

Questo obiettivo viene perseguito attraverso la comprensione dell’esperienza dell’utente, l’immaginazione delle nuove opportunità, l’attività di testing e di prototipazione di idee, la determinazione ed applicazione di nuovi materiali, processi e tecnologie appropriati, la progettazione e produzione di nuove esperienze interattive ed imprese.

L’intera lista di corsi e discipline può essere consultata qui.

Il Politecnico di Singapore ha lanciato anche un nuovo Centro di Experience Design [privo di sito web]. Singapore Radio International ha pubblicato una breve intervista a Liang Lit How, direttore del centro.

Sono curioso di ascoltare se Niti Bhan, che è appena andato a Singapore, ha alcuni insight su queste iniziative.

30 Agosto 2007
Conferenza di Copenhagen sulla creatività, sull’innovazione e sulla co-creazione
Ecci X La co-creazione sarà una delle voci in agenda quando Copenhagen diventerà il principale centro specializzato al mondo in innovazione e creatività, riferisce il Copenhagen Capacity.

La decima edizione della Conferenza Europea su Creatività ed Innovazione, ECCI X si terrà dal 14 al 17 Ottobre 2007. L’ambizioso obiettivo prefissosi consiste nell’innovare l’innovazione e nel porre la seguente domanda: “E’ possibile creare una nuova tipologia di convention sulla creatività e l’innovazione?

Il punto non è quello di ridefinire nuovamente i concettii o riflettere su come si potrebbe realizzare in modo più veloce ed efficace, ma quello di capire come creatività ed innovazione possano fare la differenza, positiva, nel mondo.”

Altri focus della conferenza saranno costituiti dalla ridefinizione delle dinamiche esistenti tra utenti, creatività ed innovazione.

Saranno tenute presentazioni di persone provenienti da 30 differenti nazionalità, l’ECCI X prevede un afflusso di 400 partecipanti provenienti da tutto il mondo. Del gruppo degli organizzatori fa parte IKI, la network association. Il membro del board, Lars Tolboe, dice al Børsen Business Daily:

“Creatività ed innovazione non vengono in modo automatico. Bisogna impegnarsi! Ritengo, inoltre, che sia importante che proprio Copenhagen sia la città che ospiterà convention come ECCI, pechè si tratta di una città in cui la co-creazione non è solo una tematica, ma un centro che sta reimpostando il framework con il risultato che il focus si è spostato dal parlare di co-creazione a creare attraverso la co-creazione. Nella mia esperienza abbiamo sempre ottenuto i migliori successi quando ogni persona si è impegnata e contribuisce attivamente. Questo si può riscontrare anche nei risultati degli eventi della nostra stessa associazione.”

La conferenza è stata realizzata grazie alla collaborazione del Danish Initiative for Creativity and Innovation (IKI), della Copenhagen Business School (CBS), dell’European Association for Creativity & Innovation (EACI), e di Zentropa WorkZ.

- Sito web della conferenza
- Visione del documento della conferenza (pdf, 12.6 mb, 9 pagine - Non chiedete a me perchè il file è così grande)

25 Agosto 2007
Share Award: premio 2008 per l’arte digitale
Share Festival Il Piemonte Share Festival annuncia la seconda edizione di Share Prize 2008 per l’arte digitale.

La giuria della competizione, presieduta da Bruce Sterling, conferirà un premio di 2.500 Euro al lavoro (pubblicato o meno) che meglio rappresenterà la sperimentazione tra arte e nuove tecnologie.

Il premio è aperto a tutti gli artisti italiani e stranieri. Il requisito fondamentale per partecipare al concorso è creare un’opera in cui la tecnologia digitale è applicata come linguaggio di espressione creativa, in ogni forma e formati ed in combinazione con tecnologie analogiche e/o altri materiali (ad esempio animazioni al computer/effetti visivi, musica digitale, arte interattiva, ecc.).

(via Viridian Design di Bruce Sterling, abbellito con commenti personali di Bruce)

6 Agosto 2007
I giochi per la scuola aiutano a sviluppare il coinvolgimento e l’educazione
The Game School La città di New York ospiterà presto scuole pubbliche che utilizzeranno il game design e metodi di insegnamento ispirate ai giochi per trasmettere agli alunni le abilità tipiche del XXI sec. e l’alfabetizzazione.

Con apertura prevista nel 2009, la scuola nasce dall’intuizione del Gamelab Institute of Play (blog), un’organizzazione no-profit con sede in New York che fa leva sulla passione per il gioco per sviluppare apprendimento e creatività, in collaborazione con New Visions for Public Schools, organizzazione no-profit anch’essa che lavora con il Dipartimento di Educazione della Città di New York, che mira al miglioramento delle scuole pubbliche della città.

La Fondazione di John D. e di Catherine T. MacArthur hanno recentemente conferito una donazione di circa 1 milione di dollari per lo sviluppo di tale progetto.

I professionisti coinvolti in tale progetto stanno analizzando l’alta capacità di coinvolgimento tipica dei giochi, e la loro attitudine ad assolvere un ruolo educativo, di insegnamento, basandosi su abilità tipiche del nuovo millennio, consentendo così di dar vita ad una nuova forma di pedagogia. Lo scopo non è più solo quello di ricordare un’informazione, ma anche quello di insegnare a saperla cercare ed utilizzare.

31 Luglio 2007
Speciale web sui fattori che rendono una città perfetta
Urban Manifesto Gran parte dell’ultimo tema della rivista Monocle inerente la classifica delle 20 città maggiormente vivibili nel mondo, è disponibile attraverso l’International Herald Tribune.

Tutto il contenuto è collegato all’articolo introduttivo “Manifesto Urbano: Fattori che rendono grande la città” di Tyler Brûlé, caporedattore di Monocle.

“La nostra missione con questa edizione è semplicemente quella di migliorare l’esperienza urbana. Si tratta di un compito abbastanza delicato da affrontare per gli enti pubblici locali così come per i media brand, ma noi abbiamo pensato a questa tematica sin dal nostro lancio ed abbiamo deciso di coinvolgere i politici, gli architetti, i developer, gli operatori finanziari e chiunque esercitasse influenze o volesse esprimere un’opinione sulla vita di città mentre erano rilassati, a prendere il sole, o focalizzati interamente sulla loro qualità della vita.

Il nostro focus è diretto all’identificazione delle componenti e delle forze che rendono la città non semplicemente piacevole ed attraente ma realmente vivibile. La ricerca si è protratta per un periodo di tre mesi, la nostra indagine sulla qualità della vita è per il 50% scientifica e per il 50% soggettiva.”

Gli speciali del Web includono:

Qualora non fosse sufficiente, c’è anche una sezione dedicata ai commenti.

18 Luglio 2007
Settore cultuale e settore creativo finanziati pubblicamente
Publicly funded culture and the creative industries Oggi la commissione di esperti britannica Demos ha inserito il post di una breve pubblicazione (32 pagine + note a pià di pagina), dal titolo “Settore culturale e creativo finanziati pubblicamente“.

Sintesi
Le relazioni tra il settore creativo e quello culturale finanziati pubblicamente sono spesso ritenuti chiari. In alcuni casi questo è vero, ma bisogna considerare numerosi fattori coinvolti. Il settore creativo è poco compreso nella politica, in parte perchè spesso non è conforme alle aspettative tradizionali in merito al lavoro di business, ed in parte perchè la loro scala di valutazione rende difficile una valutazione e difficile il coinvolgimento. Il presente paper richiama una nuova comprensione dei benefici che la cultura può apportare all’industria creativa.

Scarica la pubblicazione (pdf, 617 kb, 48 pagine)

16 Luglio 2007
Bruno Giussani su come i servizi di conversazione gratuiti inducono ad una sorprendente creatività degli utenti
Skype Bruno Giussani riferisce sulla rubrica del Business Week come gli utenti di Skype e di altri servizi di internet gratuiti stanno sfruttando la tecnologia in modo creativo e non convenzionale.

Fornire alle persone un servizio di telefonia illimitato ed a basso costo se non gratuito cosa comporta? Non molto, come afferma la ricerca realizzata da sociologi ed antropologi. Le persone non tendono ad incrementare la durata delle loro telefonate in modo significativo. C’è molto tempo che si può dedicare a parlare dopotutto, ed una telefonata richiede più impegno a livello di attenzione di una sessione di messaggistica istantanea—che consente di condurre contemporaneamente più conversazioni.

Ma ci sono delle eccezioni. Il successo di Skype, MSN, GoogleTalk, iChat ed altri servizi gratuiti di telefonia e di videotelefonia su internet ha spinto le persone ad utilizzare questi strumenti in modo creativo e non convenzionale.

Procede elencando una serie di utilizzi imprevedibili, mai previsti nè dagli ingegneri che hanno sviluppato Skype, MSN, e servizi simili ne dagli addetti al marketing”.

Giussani conclude dicendo che “le tecnologie di comunicazione di successo sono progettate con senso di apertura che ne costituisce il cuore, così che le loro applicazioni possono essere sviluppate non più dai soli creatori o venditori ma dagli utenti”.

Leggi la storia (mirror)