| La prossima conferenza PICNIC ‘09 (Amsterdam, 23-25 settembre) ha appena annunciato i suoi temi principali:
Exploding Media: Exploding Story The Next Economy: Social, Sustainable, Creative Life in Motion: Finding the Magic in Mobile |
| Articoli della categoria 'Conferenze' |
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5 giugno 2009
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12 maggio 2009
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Nicolas Nova scrive su una lezione di Johanna Brewer su “What can ethnography do for technology?”.
Brewer, che è una candidata per il PhD nel dipartimento di Informatica dell’Università di California, Irvine e una collaboratrice di Paul Dourish nel Laboratory for Ubiquitous Computing and Interaction (LUCI), basicamente ha presentato come l’etnografia, come strategia metodologica, sia rilevante per il design nel contesto dei suoi progetti PhD. |
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2 maggio 2009
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danah boyd (blog), una ricercatrice di Microsoft Research New England e Socia del Berkman Center for Internet and Society dell’Università di Harvard, è stata una delle relatrici del Symposium for Teaching and Learning with Technology del 18 Aprile, un evento annuale sui modi in cui la tecnolgia può essere utilizzata per migliorare l’insegnamento, l’apprendimento e la ricerca.
Il suo discorso “Living and Learning with Social Media” è online:
- Leggi il discorsoRead talk |
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22 aprile 2009
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L’ultimo giorno della conferenza LIFT è iniziata con una sessione dedicata ai racconti ispiratori di persone che conducono vite e si occupano di progetti straordinari.
Matt Webb Matt Webb (blog) è uno dei responsabili del negozio di design Schulze & Webb, che presta particolare attenzione alla vita sociale delle cose. I progetti comprendono prototipi materiali per Nokia, una strategia Web per la BBC, e un pupazzo elettronico che ci fa avvicinare ai nostri amici. Matt armeggia con le novelle di fizione e i giocattoli web, parla di design e tecnologia, è il co-autore dell’acclamato libro Mind Hacks – Cognitive Psychology for a General Audience – e, se doveste raggruppare i suoi interessi di design in una sola parola, questa sarebbe “cortesia”. Matt ha parlato in merito alla fizione scientifica e al design. Inizia da un libro chiamato World War Z, il miglior romanzo di zombie del secolo XXI. Quando lo leggete, riuscite a dargli un senso scientifico. E’ credibile. Nonostante la stravaganza di alcuni romanzi di fantascienza, è stata mantenuta costante la credibilità, la plausibilità. Nella fizione scientifica ci sono tre cose che devono coadiuvarsi: la natura umana, la società e le cose. Potete osservare le stesse cose nella fisica: pressione, temperatura e volume sono collegati intimamente nell’acqua. La finzione scientifica esplora il prospetto di possibili mondi futuri. Non si può semplicemente inventare un prodotto e aspettarsi che le cose cambino. Anche la società e la natura umana devono cambiare. Quali sono i prodotti che funzioneranno nel panorama di possibili mondi? La ricerca di mercato rappresenta una soluzione. L’economia ne rappresenta un’altra. L’evoluzione è un altro simile modo di esplorare il prospetto di possibili mondi. Questo tipo di pensiero evoluzionario è stato attuato nel processo di design iterativo utilizzato per creare Olinda, un prototipo di radio digitale sociale che Schulze & Webb hanno sviluppato per la BBC. La radio poi evolve in una serie di prototipi ed è finita “dove siamo finiti noi.” Il passato è un altro scenario di mondi possibili, e altrettanto difficile da leggere. Matt pone l’attenzione sull’anti-effettivo: “Cosa se?”. Popper lo spiega in questo modo: provate a immaginare le condizioni alle quali le tendenze della storia in questione sparirebbero. ” Questo è evidente nei telefoni cellulari anti-effettivi, un progetto sviluppato da Nokia nel 2005, che si scioglie a 47 gradi Celsius. Cos’è collegato ai telefoni cellulari, a dispetto di questa violenta evoluzione in forme diverse? Che hanno portato a un approfondimento dei tessuti e dei telefoni, e alle possibilità di modificare il proprio telefono, creando in tal modo l’agognato valore di super accessorio. Per Matt, “il design è un modo per camminare su paesaggi di mondi possibili.” Joerg Jelden Joerg Jelden (blog) un analista di trend presso Trendbuero – Consultancy for Social Change, ad Amburgo e a Pechino. A Trendbuero, Jeorg dà la propria consulenza a società quali eBay, Deutsche Post, O2, OTTo o ECCO, circa le opportiunità di cambiamento sociale. Il suo maggiore campo d’interesse è incentrato attorno alla Network Economy: L’ascesa di internet come cambierà la nostra società? Come muterà il comportamento dei consumatori? Come faremo business in futuro? Quali saranno i nuovi modelli di business che risponderanno a questi cambiamenti? Durante la sua permanenza presso la sede di Trenndbuero in Asia-Zona del Pacifico, a Pechino, Jeorg ha esaminato il “Future of Fake or Fakesumption”. Ha cercato di scoprire perché i falsi hanno un tale successo, cosa fanno di diverso e cosa possono imparare i marchi dall’industria dei falsi. Il progetto verrà pubblicato all’inizio del 2009 e lui ne ha dato un’anteprima al Lift. Joerg ha esordito raccontando una storia sui falsi, ed esponendo alcuni insight di un’intervista che è stata fatta sul modo in cui i tedeschi avvertono i falsi e facendo una descrizione dell’industria dei falsi nel 2009 Ebbene, cosa possiamo imparare dai loro successi? (Autori di falsi) 1. Consumatori: i falsi esprimono qualcosa ai consumatori che gli originali non esprimono, eppure questi consumatori si considerano consumatori di brand. Spiare, far causa e punire questi consumatori potrebbe rivelarsi non essere la migliore idea. Esiste un modo per educare i consumatori invece di dichiararli illegali? Possiamo dare ai consumatori una ragione convincente per spendere molto di più per l’originale? 2. Brand: i falsi espongono veramente la lacuna del brand. Le società sopravvalutano il brand e i brand sovrastimano se stessi. Ma i consumatori non abboccano. La fiducia nei brand è diminuita del 50% negli ultimi 50 anni. I brand si concentrano troppo sui prodotti, ma ciò che fa la differenza sono le relazioni forti. Una delle modalità di affrontare questo è una solidarietà più detreminata. 3. Falsari: Gli originali guardano ai falsi e ne sono ispirati. Tuttavia, i falsari attaccano il brand dall’interno. Trasformano gli originali in falsi. Vendono pezzi falsificati ai produttori, mischiano i falsi agli originali e aprono negozi online per poter vendere direttamente. Così, gli originali non riescono più a trovare i falsi. Perché i brand non collaborano con i migliori falsari? In altri termini, il modo che abbiamo di affrontare il mondo dei falsi ha bisogno di essere riconsiderata. James Gillies James Gillies è a capo della cominicazione al CERN. Nel 2000, ha pubblicato un libro in collaborazione con Robert Cailliau, il primo partner di Tim Berners-Lee nel Web project, e, attraverso questo libro, ha raccontato una storia di internet vista attraverso gli occhi del CERN. Il fatto che il Web sia stato inventato al CERN “non è casuale”. E’ stato chiesto a James di scrivere un racconto sulla storia del Web, quando ha cominciato a lavorare per il CERN nel 1995. La sua presentazione, che è preferibilmente consultabile attraverso il video, narra dei principali fondatori storici – Vannevar Bush (che, nel luglio del 1945 scrisse a proposito del calcolatore Memex), Donald Davies (che ha sviluppato il concept di packet switching) e Louis Pouzin (al quale la rete nazionale di ricerca francese, INRIA, ha commissionato la creazione del primo internet). Ebbene, come si colloca il CERN? E’ sempre stato uno spazio molto aperto e uno spazio di ricerca. Nei primi anni 80, internet era già in nuce. Tim Berners-Lee è approdato al CERN nel 1980 come consulente, con il compito di informatizzare il sistema di controllo dell’acceleratore di particelle. Notò che nessuno dei programmi poteva comunicare con gli altri. Di conseguenza, scrisse un saggio nel quale sosteneva che internet dovrebbe essere un’emulazione su una piattaforma di un computer del modo in cui il nostro cervello funziona. Ha successivamente lasciato il CERN ed è tornato, nel 1989, a mettere in atto la propria visione. Entro Natale del 1990, la rete era attiva e funzionante. Funzionava solamente su Next e consentiva un fluire di collaborazione. Tim ha sempre visto la rete come un mezzo di collaborazione, non come un fluire di informazioni a senso unico. Poi, ci sono stati una serie di sviluppi (il primo browser, il primo server non europeo nel 1991 e la ripresa economica del potenziale della rete, nel 1994). L’opera probabilmente più significativa che il CERN può aver sviluppato istituzionalmente per la rete, si è rivelata il 30 aprile 1993. La rete è diventata di dominio pubblico attraverso l’emissione di un documento legale. James è assolutamente convinto che questo James is absolutely convinced that this single act is the only reason why we have a single web, and not an Apple web, a Microsoft web, etcetera. Another main factor was that all the people James interviewed were altruists in the best sense of the world. In the words of Tim Berners-Lee: “It’s not always what you get out of society, but what you put in.” Natalie Jeremijenko (Note that the video stops a few minutes early, which is a pity.) Natalie Jeremijenko is a new media artist who works at the intersection of contemporary art, science, and engineering. Her work takes the form of large-scale public art works, tangible media installations, single channel tapes, and critical writing. It investigates the theme of the transformative potential of new technologies—particularly information technologies. Specific issues addressed in her work include information politics, the examination and development of new modes of particulation in the production of knowledge, tangible media, and distributed (or ubiquitous) computing elements. Natalie, who started her career at the computer science labs of Xerox Park, has always been concerned with the question what the opportunities for change are that new technologies represent and how might we seize that to build the kind of social change that we want. She introduces the audience to a future where environmental issues are “no longer out there” but right here, in our cities and houses. It is a future where global media and global discourse has crumbled. Whereas environmentalism used to be driven by the “sue the polluter” approach, now the biggest polluters of an urban centre are you and me (because of the city’s many impermeable services). Natalie then introduced us to a different strategy in the light of this transformed environmental discourse. An example is the environmental health clinic which is in the East River, and thereby externalises health (as health is not only internal and pharmaceutical, but external and something that can be shared). Another strategy are the pet tadpoles — named after local bureaucrats whose decisions affect water quality — a species which is very sensitive to industrial contaminants. Finally, she showed the mouse trap that self-administers anti depressants. |
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17 aprile 2009
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Lo scorso dicembre, la Usability Professionals’ Association (UPA) ha organizzato la sua prima conferenza Europea, a Torino, ponendo particolare attenzione alla connessione tra usabilità e design.
La conferenza, che ha ottenuto grande successo, è stata presieduta dal presidente di UPA Europe Silvia Zimmerman (che, nel frattempo, è stata eletta presidente di UPA-Global) e dal chair del capitolo italiano Michele Visciola (che è anche presidente di Experientia). La conferenza ha chiaramente avuto un certo impatto sul pensiero globale dell’UPA, come descritto dalla prossima conferenza internazionale UPA a Portland, OR, USA. Non solo l’aspetto e le sensazioni trasmesse dal sito della conferenza globale sono altamente simili a quelli del sito Europeo, ma tre dei relatori invitati sono designer — Dan Saffer (Kicker Studio), Nathan Shedroff (California College of the Arts) e Raphael Grignani (Nokia Design) — con una particolare attenzione al design di interazione e al design esperienziale. Ovviamente, siamo emozionati da questo abbraccio del design alla comunità dell’usabilità e non vediamo l’ora di saperne di più su questa conferenza. |
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17 aprile 2009
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Elizabeth Goodman della UC Berkeley School of Information ha fatto una presentazione sul passato e il futuro delle tematiche ambientali e HCI presso la recente conferenza CHI:
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15 aprile 2009
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| Carla Diana scrive su Core77 a proposito della presentazione fortemente concettuale “Eek! A Mouse! Organic User Interfaces: Tangible, Transitive Materials and Programmable Reality” del CHI, dove sono state presentate visioni sul modo in cui i dispositivi computerizzati si allontaneranno da tastiere e mouse e si manifesteranno sotto forme inaspettate.
“Questo gruppo di esperti era composto da ricercatori la cui passione è la manifestazione tangibile di dati dinamici. Secondo questi esperti, fra cui i famosi ricercatori Hiroshi Ishii e Pattie Maes del MIT Media Lab e Seth Goldstein della Carnegie Mellon University, Jun Rekimoto della Sony e l’artista di media Sachico Kodama, i dispositivi carichi di dati, senzienti, computazionali, verranno integrati nel tessuto stesso degli oggetti di uso quotidiano.” [...] “Nonostante questo gruppo di esperti si sia mostrato estremamente ispiratore, non abbiamo potuto fare a meno di chiederci quando i prodotti mostrati saranno destinati a uscire dal laboratorio per finire nelle mani dei consumatori. Seth Goldstein ha audacemente proclamato il 2015 l’anno ottimisticamente previsto, mentre Hiroshi Ishii ha ripetuto che, per trasformare quella tecnologia in realtà, è necessario un tempo di esecuzione pari a cento o duecento anni. Tutto ciò pare molto promettente e presciente, ma nessuno fra il gruppo di esperti è stato in grado di fornire una chiara visione della gestione dell’energia (con tutti questi passi avanti, continueremo a trascinarci dietro batterie e cavi?), ammettendo che si tratta di un problema di difficile soluzione che i fisici loro “vicini di casa” stanno affrontando. Riguardo la tempistica, ogni esperto ha espresso fiducia nell’abilità a costruire il futuro come descritto, dicendo che la tecnologia sta essenzialmente nei loro rispettivi laboratori. Sebbene i ricercatori si immaginino un affascinante futuro di possibilità, è chiaro che i designer saranno più che mai necessari per fungere da mediatori, stabilendo modalità significative e adatte ad accogliere questi nuovi modi di relazionarsi al nostro mondo sintetico” |
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11 aprile 2009
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La scorsa settimana, la W3C Mobile Web Initiative ha organizzat un workshop sul tema “Africa Perspective on the Role of Mobile Technologies in Fostering Social Development” a Maputo, Mozambique.
Il workshop è impostato in modo da capire le sfide specifiche dell’utilizzo del cellulare e del Web per fornire servizi alle popolazioni poco privilegiate dei paesi in via di sviluppo, e per catturare le specificità del contesto africano. C’erano sessioni su m-health, tecnologia, attivismo su cellulare, m-govenment, m-banking ed agricoltura. Presentazioni e paper sono disponibili online (tuttavia alcune presentazioni sono molto concise). Ecco una breve selezione:
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10 aprile 2009
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Il designer e informatico canadese Bill Buxton è Ricercatore Principale presso Microsoft Research. Lo scorso mese Bill ha dato una conferenza di 20 min al Mix09 che ha dato il via ad una conferenza più lunga di Scott Guthrie (vice presidente aziendale di .NET Developer Division di Microsoft).
Bill Buxton è l’autore di Sketching User Experiences: Getting the Design Right and the Right Design, pubblicato in collaborazione con Morgan Kaufmann e Focal Press. Lui è il Ricercatore Principale di Microsoft Research ed è coinvolto da 30 anni nella ricerca, il design ed il commento degli aspetti umani della tecnologia, e gli strumenti digitali per lo sforzo creativo, tra cui la musica, i film, e il design industriale. Prima di unirsi a Microsoft, era ricercatore presso Xerox PARC, un professore all’Università di Toronto, e Principale Scienziato di Alias Research e SGI Inc. – dove nel 2003 lui era co-destinatario di un premio accademico per il merito scientifico e tecnico. Nel 2007 è stato nominato Dottore di Design, nel 2008 è diventato il decimo destinatario del ACM/SIGCHI Lifetime Achievement Award per il contributo fondamentale al campo dell’interazione uomo-macchina, e nel gennaio del 2009 è stato eletto Socio dell’ACM. Potete trovare ulteriori informazioni su Buxton e il suo lavoro su: www.billbuxton.com (via Presentation Zen) |
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8 aprile 2009
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La tecnologia religiosa potrebbe sembrare un ossimoro, ma, siccome sempre più gente compra cellulari, iPhone e altri servizi per essere aiutati a gestire la propria vita, è semplicemente naturale che molte fra queste persone utilizzino i gadget come ausilio per arricchire anche la loro vita spirituale.
I ricercatori dell’Istituto di Tecnologia dela Georgia ha sviluppato un applicazione cellulare conosciuta come Sun Dial, che avverte gli utenti musulmani quando è l’ora di effettuare le cinque preghiere giornaliere conosciute come salat. Il dispositivo è attualmente in discussione alla conferenza sull’interazione uomo-macchina, CHI, a Boston. “Dobbiamo comprendere la religione, perché è una parte centrale della vita della gente,” spiega Susan Wyche, candidata al dottorato presso il College of Computing and GVU Center del Georgia Tech. - Leggi tutto l’articolo I ricercatori sono stati chiaramente ispirati dall’ottimo saggio “No more SMS from Jesus: ubicomp, religion and techno-spiritual practices” della ricercatrice Intel Genevieve Bell. |
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8 aprile 2009
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ACM scrive che un “importante ricercatore di Nokia Design ha affrontato la necessità di una ricerca di design inter-culturale effettiva mentre si sviluppano dei design informati e ispirati per il futuro delle tecnologie cellulari. Jan Chipchase, che studia come la gente in giro per il mondo si comporta, comunica e interagisce con gli altri, era relatore alla conferenza Computer-Human Interaction 2009 (CHI 2009) dell’ACM il 6 Aprile, al Hynes Convention Center di Boston. Nel suo blog, Chipchase elenca parte del materiale che ha presentato al CHI durante il suo discorso “Designing for the Global Impact of Mobile Devices”:
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8 marzo 2009
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Una di quelle cose difficili da ottenere nelle conferenze è una buona atmosfera.
Alla recente conferenza LIFT a Ginevra, Svizzera, la logistica è stata curata così bene che a malapena si notava (la parte tecnica ha funzionato, il WiFi era sempre attivo, il cibo e le bibite erano sempre puntuali, la segnaletica era efficiente, e gli orari generalmente venivano rispettati), e gli organizzatori sfoggiavano un atteggiamento rilassato e aperto, che ha influenzato positivamente sia i relatori sia il pubblico. Tutto ciò ha determinato un senso generale di informalità, una forte attenzione sul contenuto delle presentazioni, e una voglia di condividere, tutto a un livello che si di rado si verifica alle conferenze. Eccellente anche il fatto che i video dei workshop e delle conferenze erano disponibili in meno di un giorno dalla conferenza stessa. Ciò che resta una sfida per LIFT e altre conferenze, è come far incontrare la gente. La maggior parte delle persone presenti non conosce gli altri. LIFT ha cercato di facilitare gli incontri attraverso i workshops del primo giorno (ha funzionato), e fino ad un certo punto con il gadget di social networking Poken (che purtroppo era solo un RFID attivo, senza alcun feedback visivo, e quindi ha funzionato meno). È una sfida non ancora del tutto vinta. Alla fine, i contenuti sono ciò che ha avuto l’importanza maggiore. Nonostante non tutti i relatori fossero ugualmente capaci, gli eccellenti non mancavano, per renderlo un evento meritevole. Non vedo l’ora che arrivi l’edizione di Marsiglia (Giugno 2009). Grazie Laurent e Nicolas (e tutti gli altri) per il vostro lavoro nell’organizzare questa fantastica conferenza. |
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2 marzo 2009
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Daniel Kaplan, CEO di Fing Foundation, ha presentato una modalità piuttosto singolare — un gioco – di condurre un sondaggio online durante una breve conferenza al LIFT conference.
Io credo che la tendenza della gente a rispondere in direzioni socialmente favorevoli si riduca molto usando questa tecnica. |
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1 marzo 2009
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Una delle migliori sessioni dell’intera conferenza LIFT ha avuto luogo giovedì pomeriggio. Ora che la metà del mondo abita nelle città, è innegabile che una ricombinazione del nostro ambiente fisico attraverso le innovazioni tecnologiche porterà a dei cambiamenti, a problemi e anche a nuove opportunità inattese. Carlo Ratti, Dan Hill e Anne Galloway hanno discusso sul modo in cui la nostra relazione con lo spazio cambierà attraverso varie nuove tecnologie edhanno esaminato le principali sfide di questo settore.. Carlo Ratti Un architetto, ingegnere e agit-prop, Carlo Ratti (wikipedia) lavora a Torino, e insegna al Massachusetts Institute of Technology (MIT), negli Stati Uniti, dove dirige il SENSEable City Laboratory. Lo strato digitale non ha veramente ucciso quello fisico. Si sono mescolati. I bit e i dati si stanno unendo per costituire nuovi tipi di esperienze nello spazio urbano. La sfida è di fornire nuovi modi di rendere significati, liberandoci di tutta l’informazione che non ci serve. Per illustrare il punto della visualizzazione dell’informazione, Carlo ha mostrato molti lavori svolti presso il SENSEable City Lab. – Cellphone activity during the World Cup Final in Rome – Real Time Rome – The world’s eyes (basato sui dati di posizione di Flickr) – globe encounters – the world inside new york – Digital Water Pavilion for Zaragoza 2008 Dan Hill (Il video sopra è in Inglese e non in Francese). Dan Hill (blog) ha lavorato all’avanguardia delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (ICT) dai primi anni ‘90. È stato uno degli architetti chiave dela riprogettazione dela BBC per l’era dei media on demand, ha lanciato la rivista Monocle, ha organizzato la conferenza di architettura ed urbanismo Postopolis a New York, e gestisce City of Sound, universalmente acclamato come uno dei migliori siti di architettura ed urbanismo. Per Arup, Dan sta aiutando i clienti a esplorare le possibilità delle ICT dal punto di vista creativo e del design, ripensando a come l’informazione cambia le strade e le città, i quartieri e le organizzazioni, la mobilità e il lavoro, lo spazio pubblico e di gioco. Dan ha cominciato la sua conferenza “soft infrastructure” con un esempio particolarmente intenso di attacco a un’infrastruttura debole, per esempio quando non si comporta come dovrebbe, in quanto ci ha messo quattro giorni ad arrivare dall’Australia a Zurigo. Può anche non importare quanto buona sia l’infrastruttura fisica, è l’infrastruttura soft che influenza come vi sentite, l’esperienza. Ad ARUP, un’azienda di ingegneria, Dan ha a che fare con design di interazione, design di software, IA, design di servizi, organizzazione in un contesto più ampio, sistemi e gente, design urbano, informatica urbana. E non solo. Soft infrastructure riguarda anche modelli di business, il contesto legale e politico, i sistemi di credo e il tessuto sociale e culturale. Dan fa un passo indietro e mostra il film “The City”, l’appello del Regional Planning Association of America alle città caotiche e allo sviluppo urbano incontrollato (guardatelo qui parte 1 e parte 2). Un altro esempio di questo pensiero è il libro New Movement in Cities (1966, con diversi diagrammi pre-Archigram di Warren Chalk, Ron Herron e Dennis Crompton) che mostrano una città di arterie e metropolitane ed un clip dal film del 1963 Hands Over the City, diretto da Francesco Rosi. Che cosa è successo? le persone capiatno a caso, non la tecnologia. Perché queste visioni del futuro non si sono sviluppate diversamente? I sistemi sociali, culturali e politici sono cambiati. Le industrie si sono spostate dalle città ed è entrata la finanza. E la società agiata non si è proprio vista. La città è valorizzata dalle calcolatrici (qualcosa da suddividere). L’infrastruttura soft ci da qualche opportunità, e una di queste è la possibilità di piegare la città fisica, per esempio attraverso approcci informativi al transito (alcuni esempi sono il progetto City Car del MIT ed il progetto Volkswagen 2028). Entrambi questi progetti si basano sulla libertà e la disponibilità, ma non sulla proprietà. La città del futuro è la città in cui camminare, da girare in bici – con un urbanismo fatto a misura d’uomo, un urbanismo che cammina e che è intensificato dall’informatica. Questi interventi – per esempio il bikesharing – cambiano la sensazione di città senza cambiarne l’infrastruttura fisica. Un altro modo di fare questo è fornire alla gente informazione sulla città in tempo reale. Questo vi fa sentire come se foste in controllo della rete di transito e non viceversa, e ricolloca la rete di transito a livello della gente. Un altro cambiamento che sta introducendo l’informatica è il carattere invisibiel che sta assumendo il lavoro. Non sapete più a cosa stanno lavorando gli addetti all’informazione. Come possiamo rendere questo lavoro invisibile nuovamente visibile? La promessa latente dell’informatica è che le cose possano cambiare veramente in risposta all’informazione, e abbiamo bisogno di utilizzare le tecniche di design incentrato sull’utente in questo contesto. Leggete anche questa riflessione post-conferenza di Dan, che contiene diversi video fra quelli presentati. Anne Galloway Non c’è (ancora) un video della conferenza di Anne Galloway, il che è un peccato, perché lei è una relatrice molto coinvolgente e i miei appunti non sono eccezionali. Anne Galloway (sito | blog), che insegna design e arti informatiche presso la Concordia University a Montreal, Canada, ha recentemente completato un PhD in sociologia e antropologia alla Carleton University, Ottawa, Canada, che comprendeva uno studio etnografico del design di tecnologie cellulari e pervasive per gli ambienti urbani. Interessata alle connessioni tra le pratiche tecnologiche, spaziali e culturali, l’attuale ricerca di Anne esplora come la teoria dell’attore-rete e le critiche della vita quotidiana possano aiutare la gente a comprendere e a formare le tecnologie emergenti. Quando visualizziamo la città futura, dobbiamo anche indirizzarci alle aspettative, le promesse e le speranze della gente. Queste tuttavia non sono nostre qualità, ma azioni. Noi abbiamo aspettative. Noi promettiamo. Noi speriamo. Loro realizzano alcuni futuri e non altri. Loro guidano le nostre attività e ci forniscono strutture e legittimità. Loro attraggono interesse e incoraggiano l’investimento. Loro definiscono i ruoli e chiariscono i doveri. Loro offrono visioni di come prepararsi per le opportunità ed i rischi. Loro mobilitano risorse a livello globale, nazionale, istituzionale e individuale. Loro garantiscono la produzione di misure, calcoli e modelli. Loro mediano le relazioni tra gente e gruppi diversi. Loro creano un legame reciproco, obblighi e gruppi. E se immaginassimo il futuro come un regalo per la gente? I regali sono potenti, ma fare regali è una questione delicata. Il regalo – qual è la relazione tra il donatore e il ricevente? – cosa possiamo aspettarci dall’altro? – come sappiamo se l’altro desidera il vostro regalo? Regalare – come sappiamo che apprezza il vostro regalo? – cosa farete se non apprezza il vostro regalo? – come vi comporterete se fa cattivo utilizzo del vostro regalo? Avete mai ricevuto un bel regalo e non l’avete mai usato? Ora pensiamo di nuovo alle città regalate. Città che ci forniscono ‘informazione interessante’ e feedback gratuiti per il nostro uso. Ma cosa me ne faccio di quello? Cosa faremo con questi regali? I cittadini possono usare questi dati per intraprendere un’azione politica, per mappare meglio l’ambiente circostante. Ma questo richiede prima di tutto che noi desideriamo diventare dei raccoglitori di informazioni e che abbiamo la capacità di dare un senso ai dati che raccogliamo. Il nuovo cittadino urbano in altre parole crea dei “rischi regalo” – quando la cittadinanza attiva richiede accesso alla tecnologia, la gente senza accesso diventa effettivamente non-cittadina. – quando i dati scientifici sono i generi di evidenza più appropriati che un cittadino possa raccogliere, l’azione politica viene affidata alla conformità della struttura esistente di conoscenza e potere. In conclusione, quando state costruendo la nuova città, – che tipo di futuro sperate di trasmettere? – che genere di città sperate ricevere? |
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1 marzo 2009
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La solidarietà è stata il primo tema del pomeriggio presso la conferenza LIFT.
Uno dei piccoli cambiamenti negli ultimi quindici anni gira intorno a come l’azione collettiva e la solidarietà siano cambiati. Ramesh Srinivasan e Juliana Rotich, due speaker da diverse parti del mondo, mostrano come le tecnologie come i dispositivi cellulari rifromano le regole della convivenza. Ramesh Srinivasan Ramesh Srinivasan (pagina personale) è un Professore presso il dipartimento di Studi sull’informazione e Design|Media Arts presso l’Università di California Los Angeles. Gli interessi della sua ricerca e i suoi seminari si basano sul suo passato interdisciplinare come ingegnere, design, scienziato sociale, ed etnografo. La sua ricerca colloca l’attenzione sulle questioni convergenti tra le tecnologie dei nuovi media e le comunità e culture globali; l’uso del design e dei punti di vista sociologici per analizzare l’impatto della tecnologia dell’informazione. Ramesh ha cominciato con alcune domande di base: Dopo ha continuano con diversi racconti ed osservazioni che illustrano l’appropiazione culturale, e il potere dell’innovazione della gente – la gente è capace ad adattare le tecnologie agli usi che la beneficiano, basandosi sulle proprie ontologie. Per fare in modo che la tecnologia importi davvero, dobbiamo riflettere su come i policy maker vedono il mondo. Qual è la loro ontologia in confronto a quella dell’abitante di un villaggio? E come si può riempire questo vuoto? Juliana Rotich Juliana Rotich (blog | profilo) è proveniente dal Kenya ed è un’autrice, blogger, ed attivista digitale con Global Voices Online. Lei pone particolare attenzione all’ambiente. Lei è anche la direttrice del programma di Ushahidi, una piattaforma online non-profit con una mappatura dell’informazione sulla crisi. Di recente è stata anche selezionata come una dei soci TED. La conferenza di Juliana è stata intitolata “Globalism, Mobiles and The Cloud”, ed è iniziata con l’evidenziamento del lavoro svolto da Global Voices, che da spazio agli eventi che non sono seguiti dai media globali. Uno dei problemi più importanti in Africa è la traduzione. Questo è il motivo per cui Global Voices ha avviato il progetto Lingua, con traduzioni in più di 18 lingue, grazie all’aiuto di traduttori volontari. Il cellulare è diventato ora la piattaforma di sviluppo in Africa. Buoni esempi di applicazioni per cellulare che sono importanti in Africa sono Mobinfo (sviluppato da un Keniota per i Kenioti), Google SMS Search (lanciato in Kenya), MXit instant messaging su cellulare, LiveQuotes (informazione sulla borsa di Nairobi), m-Pesa (trasferenze di soldi tramite cellulare), ed informazione sulla salute messaggi “please call me”. Lei ha concluso la sua conferenza con informazioni sui siti di Sokwanele.com (mashups di mappe e notizie politiche) e Ushahidi.com (che aggrega e localizza). |
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1 marzo 2009
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L’intera mattina del primo giorno della conferenza LIFT era dedicata al cambiamento. Ho selezionato le presentazioni che personalmente ho trovato più stimolanti.
Nota: questo post contiene dei video che potreste non essere in grado di visualizzare nel vostro rss feed. Nicolas Nova Nicolas Nova (blog) è un ricercatore sull’esperienza dell’utente che ha studiato presso l’EPFL e che ora lavora per il LIFTlab come ricercatore, blogger e consulente, ed è anche il manager editoriale della conferenza. Nella sua conferenza intitolata “The Recurring Failure of Holy Grails“, Nicolas pone l’attenzione sul prodotto fallito del futuro per capire meglio possibili design futuri. Gli esempi che ha evidenziato sono il video-telefono (lanciato nel 1969), il frigorifico intelligente (1996), i servizi basati sulla posizione (1983), – prodotti che non hanno mai sfondato quando sono stati lanciati. Tutti questi esempi condividono un eccessivo ottimismo, una reinvenzione ricorrente della ruota con poche conoscenze di tentativi simili, una sincera convinzione che il prodotto sia il sacro graal, e una grande attenzione da parte della stampa. Ma allora perché non riescono a sfondare? Spesso questi prodotti sono bloccati in un particolare modo di pensare che limita la visione di quel che è possibile. Non sono realmente dirompenti e tendono a estrapolare il breve termine al lungo termine. I designer tendono a concentrarsi sull”uomo medio’ e non hanno una reale comprensione delle necessità e le differenze why do they then not break through? Often these products are stuck in a particular frame of thinking that limits the vision of what is possible. They are not really disruptive and tend to extrapolate the short term to the long term. The designers tend to focus on the ‘average human’ and have no real understanding of human needs and differences, and tend to have a slanted view of what constitutes ‘natural interaction’. These failed products are weak signals of possible futures (as they often contain good ideas) and can provide inspiration for design. David Rose David Rose (pagina personale) è un desiger di prodotti, visionario, ed imprenditore sociale. Attualmente David è il Direttore Esecutivo di Vitality, un’azienda che sta re-inventando l’imballaggio dei medicinali con la tecnologia wireless. Rose ha fondato ed era CEO di Ambient Devices dove è stato pioniere della tecnologia ‘visibile’: applicare l’informazione di Internet agli oggetti quotidiani come lampadine, specchi, frigorifici, ombrelli per rendere l’ambiente fisico un’interfaccia per l’informazione digitale. Nella sua conferenza intitolata “Enchanted Objects – how fiction foreshadows innovation”, David elabora sui temi precedentemente presentati da Nicolas Nova e cerca di capire quali oggetti magini possono insegnarci sulla ‘rete delle cose’. (Notate che non usa il termine ‘Internet delle cose’). La sua ipotesi è che ci siano circa una dozzina di necessità, desideri o fantasie persistenti, che sembrano trascinarsi per millenni, e continuano a re-inventarsi i modi diversi. Mostra per esempio come la fantasia sia l’oggetto della chiaroveggenza che è stata l’ispirazione del single pixel browser di Ambient Devices, che vi rende consapevoli in anticipo. L’elaborazione pre-attentive può essere attivata anche dallo spostamento angolare, e questo è stato utilizzato in un cruscotto sviluppato da Ambient Devices. Un’altra promessa di informazione ‘visibile’ è diventata un display per l’informazione sul meteo ed ha venduto centinaia di migliaia di copie. Non ha bottoni e non è navigabile. Potete solo leggerlo. È stato applicato persino ad un frigorifico. Nella fantasia ci sono diversi generi di rappresentazioni che richiedono diverso tempo per essere conosciute. Spesso un’informazione più visibile ha più valore, perché si legge più velocemente. David ha anche collaborato con Orange nel design di un display con un sensore di prossimità che adatti la risoluzione dell’informazione alla distanza della gente. Vi da informazione più granulare quando vi avvicinate, ma solo un grande numero generale quando lo vedete la lontano. Un’altra fantasia ha a che fare con la socializzazione e la comunicazione. La grande opportunità secondo David sta nelle applicazioni sulla presenza, senza esigere alcun input intenzionale. Poi c’è la fantasia della guarigione, esemplificata dalle pozioni magiche e dalla fontana della giovinezza. Questa è stata l’ispirazione per i dispositivi di feedback sulla salute, per esempio un barattolo di pillole luminono che avverte i pazienti quando devono assumere la medicazione, o uno specchio che vi da informazioni sulle vostre condizioni di salute. Finalmente David evidenzia la fantasia di protezione, per esempio la spada magica, che certamente è stata l’ispirazione per l’ombrello ambientale che sa quando sta per giungere la pioggia. Evidenzia un approccio che abbraccia l’intelligenza negli oggetti o negli ambienti che sono importanti per voi in quel particolare momento. |
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1 marzo 2009
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L’altro workshop a cui ho assistito mercoledì al LIFT è stato Lifestream – Visualizing my data.
Il workshop, che era al completo, è stato condotto da Willem Boijens, Vodafone, e il mio partner aziendale Jan-Christoph Zoels, Experientia, e aveva come obiettivo l’esplorazione la visualizzazione di grandi quantità di informazione. Boijens e Zoels hanno cominciato con la presentazione di considerazioni, sfide ed esempi di visualizzazione di informazione. In seguito c’è stata una sessione iniziale in cui i partecipanti hanno preso parte in uno scenario sull’accesso e la visualizzazione dell’informazione nel 2020, e la sessione di è conclusa con la presentazione di ognuno dei gruppi, ed un video di un prototipo di visualizzazione dell’informazione sviluppato da Experientia. Potete trovare un video del workshop Lifestream (e di tanti altri) sul sito Klewel.Su Flickr potete vedere circa 40 foto del workshop. Il file della presentazione e il video del prototipo saranno presto caricati sul sito di Experientia ed annunciati qui. |
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1 marzo 2009
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Sono appena tornato dalla conferenza LIFT e c’è molto da scrivere. La mia esperienza al LIFT è iniziata col gioco di KashKlash, un workshop che ha esplorato metodi alternativi di scambio [e che ho aiutato a preparare].
Ecco come Bruce Sterling, il coordinatore dei giochi per eccellenza, ha presentato il gioco:
Il gioco è stato vinto dalle Pragmatic Communities, che – pragmaticamente – si sono uniti ai High-tech Progressives. Potete vedere il video del workshop di KashKlash (e molti altri workshop) sul sito Klewel. Su Flickr potete vedere 75 photos del workshop. |
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1 marzo 2009
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Bruce Sterling ha fatto da relatore settimana scorsa su “The Short but Glorious Life of Web 2.0 and What Comes Afterward” a Webstock in Wellington.
Non c’è (ancora) alcun video, ma la giornalista Americana Annalee Newitz era lì e ha scritto:
Anche altri blogger locali come Ben Kepes e Daniel Nations hanno scritto sul discorso di Sterling ma non sembrano aver gradito quel che hanno sentito. AGGIORNAMENTO: |
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10 febbraio 2009
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Il partner di Experientia Jan-Christoph Zoels si trova attualmente ad Ahmedabad, in India, per un progetto.
Tuttavia, ha trovato il tempo per una conferenza informale presso il famoso National Institute of Design, programmata per mercoledì 11 Febbraio alle 17:15.
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Notizie di Experientia
Experientia, la società internazionale di User Experience con sede a
Helsinki, Finlandia. Nella mattinata di oggi, è stato dato
Il 21 luglio 2009, Experientia compie quattro anni. Da quattro amici e
Il 19 marzo, Area onlus, l’organizzazione a sostegno delle famiglie
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