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  Articoli della categoria 'Cambio sociale'
4 Maggio 2008
Recensione libro: Groundswell
Groundswell Oggi ho letto Groundswell: winning a world transformed by social technologies (sito alternativo - pagina di amazon) di Charlene Li e Josh Bernoff (analisti presso Forrester). [Mi è stata mandata una copia da recensire].

E’ un libro mirato ai senior manager che si occupano di marketing, pr, assistenza del cliente e (fino ad un certo punto) sviluppo dei prodotti presso grandi aziende internazionali, che stanno cercando di capire cosa fare di tutto questo contenuto user-generated (UGC) e che tendono a considerarlo una minaccia al potere istituzionale.

La premessa del libro è che questa gente, che è immersa nelle comunicazioni unilaterali e nella cultura del marketing, debba ora affrontare un mondo diverso che non sanno come gestire. Sono ‘immigranti digitali’ più che ‘nativi digitali’.

Questo libro di business strategy, che contiene molte storie pratiche su ‘come loro ce l’hanno fatta’, è disposto per aiutare quella gente che vede gli UGC non come una minaccia, ma come un’opportunità, a comunicare, raggiungere, ascoltare ed imparare, e mette molta enfasi sulla gente e le relazioni, su tutto il resto (e in quel senso, sono certamente lieto).

Ciò nonostante non è un libro mirato a me, ne ai lettori di questo blog: il primo capitolo per esempio contiene descrizioni sul funzionamento di blog, social network, mondi virtuali, wiki, forum, tag, e rss, che non sono cose su cui i lettori di Putting People First/UXnet abbiano bisogno di un input.

Tuttavia, la gente come me otterrà indubbiamente delle buone idee su come parlare meglio con i nostri clienti/senior manager, relazioni media o pubblico.

Detto questo, non è un libro che da qualcosa di valore a tutti: però potrebbe essere prezioso per il suo target group, mi ha in qualche modo irritato il fatto che il libro non contenesse alcun insight profondo e rivelatore. Speravo in un ondata di idee, una nuova maniera concettuale di vedere le cose, qualcosa che mi facesse guardare il mio mondo professionale in un mondo diverso, ma manca di una tale profondità.

Il libro è quello indicato nel sottotitolo: un manuale fai-da-te sull’”avere successo in un mondo trasformato dalle tecnologie sociali”. L’enfasi è sulla parte dell”avere successo’. Non vi aspettate di imparare molto sulle tecnologie sociali.

Ecco alcuni paragrafi sul comunicato stampa aziendale:

Using technologies like blogs and wikis, YouTube and Facebook, discussion forums and online reviews, today’s customers are taking charge of their own experience and getting what they need — information, support, ideas, products, and bargaining power — from eadch other. This phenomenon, or groundswell, has created a permanent shift in the way the world works. Most companies see it as a threat — but the authors of a new book see the groundswell as an opportunity. So where should company strategists start?

In GROUNDSWELL: Winning in a World Transformed by Social Technologies, Charlene li and Josh Bernoff, two of Forrester Research’s top analyst, show executives, marketers and general managers how to turn the force of customers connecting to their own advantage.

Based on real customer data and over ten years of research analyzing the effects of tecnology on business, the authors provide real stories of the people who make the groundswell and amazing place — and shed light into the psychology what’s happening. Li and Bernoff provide the following information for managers, executives — anyone looking to understand this social phenomenon:

  • Applications for every kind of manager, from marketing to research to customer support to product development
  • A focus on clear objectives and examples with ROI laid out in detail
  • Data from Forrester’s Technographics, a collection of global technology surveys
  • Management examples that show how the groundswell can supercharge employee productivity
  • A clear look at the future of the groundswell and tips for groundswell thinking

The groundswell phenomenon is not a flash in the pan. The technologies that make it work are evolving at an ever-increasing pace, but the phenomenon itself is based on people acting on their external desire to connect. GROUNDSWELL helps executives in all industries from media and retail to financial services and health care understand this trend.

Ed ecco alcuni link per altre recensioni:

- di Jacob Morgan

- di Elizabeth Albrycht

4 Maggio 2008
I recenti immigranti in testa all’utilizzo avanzato dei cellulari, sia in Europe che negli USA
Latino boy on mobile phone Lo scorso anno, il The Economist ha pubblicato un articolo sulla ricerca etnografica presso Swisscom. Una delle scoperte che sottolineava era che i lavoratori immigranti sono gli utenti di tecnologie della comunicazione più avanzati:

“Sono i migratori, piuttosto i secchioni, ad emergere come gli adottanti ‘più aggressivi’ dei nuovi strumenti di comunicazione, dice [l’antropologa della Swisscom Stefana] Broadbent. Le famiglie separate con forti legami e risorse limitate sono ricorse ai servizi voice-over-internet, IM e webcam, i quali sono tutti economici o gratuiti. Vanno online anche per ricevere notizie o scaricare musica da casa.”

La stessa tendenza è presente negli Stati Uniti, con i Latini che contano sul cellulare per ottenere servizi più di altri [grandi] gruppi etnici, ricorrendo ad esso per messaggi, scaricare musica, navigare in internet e gestione della posta elettronica, come scritto dal San Francisco Chronicle.

“Stando a [un sondaggio del Pew Internet & American Life Project rilasciato lo scorso mese], in un giorno qualunque, i Latini sono i più propensi ad usare il cellulare per mandare e ricevere messaggi, giocare, mandare o ricevere e-mail, accedere ad Internet, sentire musica, o scaricare una mappa. Il cinquantasei per cento dei Latini ha dichiarato di fare almeno una di queste azioni, in confronto al 50 per cento degli Afroamericani ed il 38 per cento dei bianchi.

I numeri sono sostenuti da un sondaggio Forrester Research dello scorso anno che ha scoperto che i Latini sono più propensi degli altri utenti a mandare messaggi di testo, con immagini o e-mail, controllare il meteo, ricevere notizie, ricercare intrattenimento, gestire i conti e ricevere aggiornamenti sulle azioni attraverso i propri cellulari.”

In modo interessante, “il cellulare in alcuni casi si usa come computer principale per i Latini, nel processo di costruzione di un ponte per il cosiddetto digital divide che esiste ancora per alcuni gruppi di minoranze e disavvantaggiati.”

L’articolo menziona molte ragioni per questo: economiche (reddito medio famigliare più basso, quindi minore accesso alla banda larga da casa), demografiche (famiglia ed amici sono sparsi per gli Stati Uniti e oltre il confine), e culturali (si da maggior valore al restare in contatto con famiglia ed amici).

Ma anche se queste minoranze etniche sono utenti avanzati, le aziende di marketing di cellulare li considera interessati solo alle offerte più economiche: “Hendrik Schouten, direttore di marketing per il segmento Latino presso AT&T, ha detto che gli utenti Latini cercavano i cellulari più economici ed erano più propensi ad utilizzare piani prepagati per via dei budget limitati.” Sembra che ora questo stia cambiando.

24 Aprile 2008
Scrittura, tecnologia ed adolescenti
PEW_logo The International Herald Tribune scrive sull’ultimo studio del Pew Internet and American Life Project sull’impatto della tecnologia sul modo di scrivere degli adolescenti americani.

“Non c’è niente da ridere: nonostante i migliori sforzi di mantenere formali i compiti di scrittura della scuola, due terzi degli adolescenti americani ammettono su un sondaggio che le emoticon e altri stili informali sono riusciti a prendere piede.

Il Pew Internet and American Life Project, in uno studio pubblicato Giovedì, ha anche scoperto che gli adolescenti che curano un blog o fanno uso di siti di networking sociale come Facebook o Myspace hanno una maggiore tendenza a inserire elementi nonstandard nei compiti.

I risultati possono dare ai genitori, insegnanti ed altri un :( - un gesto di disapprovazione per il resto di noi - anche se gli autori dello studio non perdono la speranza.”

Leggi tutto l’articolo

24 Aprile 2008
Un britannico su cinque non sa utilizzare l’e-mail
No email The Times coomenta un report sulla significativa divisione digitale nella GB, nonostante la banda larga diffusa e la copertura mobile.

Un adulto britannico su cinque è incapace di aprire un documento di un word processor su un computer, e il 20 per cento non riesce ancora ad utilizzare l’e-mail, indica un sondaggio.

Fare ricerca su internet usando motori come Google, nel frattempo, è un problema per il 26 per cento della gente, e quando si tratta di usare siti di networking sociale come Facebook e Myspace, il 28 per cento si dichiarà disorientato.

Le cifre, dettagliate in un sondaggio ICM, rivelano l’estesura della divisione digitale in Gran Bretagna, dove nonostante la penetrazione della banda larga di un 65 per cento, ona persona su cinque non possiede ancora un computer, e il 7 per cento degli adulti dichiara che la propria mancanza di comptenze IT “restringe molto” quello che possono fare.

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23 Aprile 2008
Le culture dei mondi virtuali
Cultures Questa settimana una conferenza di due giorni radunerà studiosi, svuluppatori e partecipanti di mondi virtuali per discutere sulle culture emergenti che si stanno creando a partire dalle diverse comunità online.

Gli organizzatori dell’evento teorizzano che i mondi virtuali possono essere studiati dai ricercatori nei settori umanistici e delle scienze sociali.

L’antropologo culturale Mimi Ito, l’antropologa Intel Genevieve Bell, i professori di informatica dell’UCI Paul Dourish e Bonnie Nardi, la ricercatrice Intel Maria Bezaitis e l’antropologo dell’UCI Tom Boellstorff guideranno le discussioni.

Lìevento è sponsorizzato da Intel Research e dal Department of Anthropology e il Center for Ethnography dell’UCI.

Tom Boellstorff, uno degli organizzatori della conferenza, è l’autore di Coming of Age in Second Life: An Anthropologist Explores the Virtually Human. Il suo è il primo libro a dare uno sguardo a Second Life da un punto di vista puramente antropologico.

- Comunicato stampa

- Sito dell’eventoe

18 Aprile 2008
Consumerisation: diventa sempre meno chiaro il confine tra applicazioni per il business e per il consumo
Consumerisation Knowledge@Wharton ha pubblicato un articolo sul confine sempre meno chiaro tra le tecnologie per i consumatori e quelle aziendali.

Il direttore esecutivo della Apple Steve Jobs dice che la nuova messa a punto del software dell’iPhone prevista per Giugno renderà il dispositivo più gradevole all’America aziendale. L’11 Marzo Oracle ha inaugurato un’applicazione di gestione delle relazioni col cliente su richiesta che imita siti popolari come Facebook e si integra con una pagina Google o Yahoo personalizzate per i lavoratori. L’8 Aprile IBM ha pubblicizzato un portfolio di “miscugli” che possono combinare software aziendale con siti favoriti dai consumatori come Google Maps. Il filo comune: I confini tra tecnologie aziendali e per consumatori stanno cominciando a scomparire.

Questa confusione tra le applicazioni per il business e per il consumo è chiamata “consumerization” dalle aziende di ricerca tecnologica come Gartner e dagli esecutivi di aziende come la Microsoft. La consumerization propone che le tecnologie per i consumatori — tra cui gli strument idi social networking, i contenuti generati dagli utenti e i wiki (software basati sul web che permettono alla gente di creare dei contenuti in collaborazione) — sono adottati sempre di più dall’America Aziendale. Queste applicazioni per il consumo sono utilizzate per per sviluppare software più velocemente, condividere conoscenze all’interno di un’azienda, tracciare progetti e rendere i sistemi di informazione aziendale più accessibili agli impiegati. Secondo l’analista Gartner Steve Prentice, l’innovazione ora arriva dai consumatori e le loro tecnologie preferite. “I consumatori sono sempre più incaricati. Stanno impulsando le specificazioni della tecnologia. Stanno impulsando la dirompenza e cambiando il bilancio del potere,” egli nota.

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13 Aprile 2008
I cellulari salveranno il mondo
Jan Chipchase Daniel Lende ha scritto un buon sommario sullo speciale sun Jan Chipchase sul New York Times magazine, sul blog “Neuroanthropology”.

Lui pensa che “il mondo sta per assistere ad una trasformazione per via della convergenza di quattro fattori: processi impulsati dalla gente, cambio per il resto, scienza centrata sull’uomo, e metodi emergenti”.

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11 Aprile 2008
Il sito di The Economist presenta un video di Jan Chipchase
Digital Nomads Il The Economist ha chiesto all’”antropologo dell’utente” della Nokia Jan Chipchase di auto-documentare la sua vita da nomade a Tokyo e Seattle, facendo foto e inviendo messaggi col telefono.

Questo video è parte dello special report di The Economist sulla mobilità e sui “nomadi digitali”.

Guarda il video

10 Aprile 2008
Il futuro dell’Europa risiede nell’email
Clay Shirky Clay Shirky, autore del libro Here Comes Everybody: The Power of Organising without Organisations (vedi anche questi posts), sostiene in un breve testo che il futuro dell’Europa risiede nell’email:

“L’UE è il metodo di prova per gli effetti di Internet sul governo. Nessun altra regione multi-nazionale del mondo è andata così lontano nello smantellare il confini nazionali. All’interno dell’UE non ci sono controlli dei passaporti, non ci sono controlli alla dogana nei confini interni, e non ci sono barriere per il lavoro - qualunque cittadino di qualsiasi dei 12 paesi dell’UE può lavorare in qualsiasi altro paese dell’UE senza necessitare di un visto. Cose che gli Americani danno per scontato, come il potersi spostare di 3000 miglia per un lavoro, sono disponibili per i cittadini dell’UE per la prima volta. In altre parole, l’UE possiede la maggior parte delle insegne per un paese eccetto i cittadini, e i cittadini vengono prodotti in posti come easyQualcosa. La gente che manda lì i suoi email sono la prima generazione post-nazionale dell’Europa, la sua prima generazione Internet, il primo gruppo di persone che si può muovere  da un posto all’altro se sentono che la vita è migliore altrove. Il desiderio di questa generazione di ignorare l’identità nazionale confonderà i suoi anziani, la gente che è cresciuta convinta che sentimenti come ‘I tedeschi sono efficienti e senza senso dell’umore, mentre gli italiani sono indisciplinati e amanti del divertimento’ ha quasi una componente genetica. La nazionalità importa meno dell’economia - la generazione Internet si comporterà più da cliente che da cittadino.”

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10 Aprile 2008
Report speciale dell’Economist sulla mobilità
Nomads Il giornale Economist ha pubblicato un report speciale sulla mobilità, chiedendosi quali ne saranno gli effetti sociali.

Le fonti sono alcune delle persone principali del settore (molti dei quali vengono spesso citati su questo blog).

Our nomadic future [articolo principale]
“Preparatevi a vedere meno il vostro ufficio e più la vostra famiglia—e magari rimanere comunque scontenti” o “il nomadismo promette il paradiso della nuova libertà, ma minaccia anche l’essere sotto la costante sorvglianza della tribù”.

Nomads at last
La comunicazione Wirelss sta cambiando il modo di lavorare, vivere, amare e relazionarsi con i posti della gente, dice Andreas Kluth.

Labour movement
Le gioie e gli svantaggi di poter lavorare ovunque.

The new oases
Il nomadismo cambia gli edifici, le città e il traffico.

Family ties
I parenti si avvicinano, con conseguenze per gli stranei.

Location, location, location
Conta.

A world of witnesses
Quando tutti diventano un monitor nomade.

Homo mobilis
Come il linguaggio va, così fa il pensiero.

10 Aprile 2008
Ultime tre interviste dal CHI 2008
CHI 2008 Luca Chittaro (blog) di Novà de Il Sole 24 Ore ha appena pubblicato le sue ultime tre interviste del CHI 2008:

Talking cars
Una collaborazione tra Toyota e l’Università di Stanford sta esperimentando un’interfaccia di una macchina parlante che non solo fa da navigatore, ma fornisce anche consigli di sicurezza all’autista. Ing-Marie Jonsson è una degli autori del paper che descirve l’esperimento.

Accessibility
Vicki Hanson (IBM) ha ricevuto questa settimana al CHI 2008 il Premio per l’Impatto Sociale, per il suo lavoro di 30 anni riguardante gente con discapacità (per esempio bambini sordi, ragazzi dislessici, e di recente anche adulti più anziani).

GPS and the perception of the world
L’utilizzo diffuso del GPS sta cambiando il nostro modo di percepire il mondo? Un gruppo di ricerca presso l’Università di Cornell ha studiato gli utenti di GPS per rispondere a questa domanda (e altre ancora). Chittaro discute di questo con uno degli autori (Gilly Leshed).

10 Aprile 2008
Un’altra serie di interviste dal CHI 2008
CHI 2008 Luca Chittaro (blog), che segue la conferenza CHI 2008 a Firenze per Novà, il supplemento sull’innovazione de Il Sole 24 Ore, continua col suo ritmo instancabile di interviste. Ecco un’altra serie:

Technology among the homeless
Siamo portati a credere che la tecnologia stia migliorando la vita di tutti, sia nel posto di lavoro che a casa. Ma cosa succede per quelli che non hanno ne un lavoro ne unsa casa? Christopher A. Le Dantec, assieme al suo collega W. Keith Edwards, ha portato a termine uno studio sull’utilizzo della tecnologia tra i senza tetto e presenterà i risultati domani al CHI 2008. Il paper che descrive lo studio è stato uno di quelli che ha ricevuto il premio come miglior paper della conferenza.

Attractiveness on-line
Cosa rende il perfilo di un utente online attrattivo per gli utenti del sesso opposto? Andrew T. Fiore ed i suoi colleghi dell’Università di California presso Berkeley hanno selezionato 50 profili di utenti sul sito Yahoo! Personals hanno studiato la percezione di questi profili su un campione di utenti tra i 19 ed i 25 anni.

On-line friendship
Immaginate di dovervi trasferire ad una città lontana. Cosa succedere alla relazione che avete con i vostri amici? Quali strumenti di telecomunicazione utilizzereste per mantenere la vostra amicizia? Una ricerca di collaborazione tra tre università americane (California Irvine, Carnegie Mellon e Duke) hanno seguito 900 persone che si sono trasferite ad altre città. L’intervista è con Irina Shklovski (Univ. California Irvine).

Friends and enemies in social networks
Chi è sull’elenco dei tuoi amici sui siti di networking sociale? Amici veri? Gente che non conosci molto bene? Completi stranei? Questi siti dovrebbero offrire una via più ricca di descrivere queste relazioni con ognuno di loro? Un gruppo di ricerca presso i laboratori HP ha studiato gli effetti di una più ricca classificazione sugli utenti. Chittaro ha intervistato Michael Brzozowski (HP Labs).

What do people do with Facebook?
Facebook è un sito decisamente popolare, ma cosa sappiamo di come la gente lo utilizza? Adam N. Joinson (University di Bath) sta studiando gli utenti di Facebook per saperne di più.

Interaction with future cars
IL’industria sta lavorando a delle macchine che parleranno sempre di più ai loro guidatori ed alcuni ricercatori stanno persino lavorando a delle interfacce di automobili che si adattino automaticamente all’utente specifico che le sta guidando. David Krum, manager del progetto presso Bosch Research, è uno degli organizzatori del gruppo di interesse speciale “Interaction in the Automobile” al CHI 2008.

Driver distraction
Quali fattori umani dovrebbero tenere in considerazione le future interfacce degli automobili? La necessità di monitorare il guidatore e di mitigare la distrazione e la disattenzione dell’autista è ricorsa più volte parlando con Brian Lathrop (Volkswagen Electronic Research Lab). Brian è uno degli organizzatori del gruppo di interesse speciale “Interaction in the Automobile” al CHI 2008.

Phishing the common user
Come reagisce un utente comene ad un attacco di phishing? Per saperne di più, un gruppo di ricercatori presso la Carnegie Mellon University (tra cui Serge Egelman) ha portato a termine attachi di phishing su un campione di utenti ed ha studiato i loro comportamenti. Essi hanno presentato i loro risultati al CHI 2008, è il quadro che ne è venuto fuori non è rassicurante dal punto di vista della sicurezza. Per esempio il 97% degli utenti ha creduto all’e-mail di phishing ed ha visitato il sito di phishing. A quel punto l’87% degli utenti che ha ricevuto avvertenze passive (e il 21% di quelli che hanno ricevuto avvertenze attive) hanno creduto al sito di phishing ed hanno inserito i loro dati.

Graffiti-covered desktop
Gli utenti aggiornano il loro software per prevenire attacchi alla sicurezza? Cosa dovrebbe fare un’interfaccia per rendere gli utenti più consapevoli della necessità di installare aggiornamenti di sicurezza? A questo proposito un gruppo di ricerca del Georgia Institute of Technology ha proposto una nuova interfaccia al CHI 2008. Quando è disponibile un aggiornamento di sicurezza, appare un graffiti sul vostro desktop. Quanti più aggiornamenti di sicurezza non installate, più il vostro desktop appare graficamente degradato (ed i graffiti coprono anche le finestre aperte, per rendere il lavoro più scocciante). Uno degli autori (Kandha Sankarapandian) spiega la ricerca.

7 Aprile 2008
Interviste del lunedì al CHI 2008
CHI 2008 Luca Chittaro (blog), che segue la conferenza CHI 2008 a Firenze per Novà, il supplemento sull’innovazione de Il Sole 24 Ore, continua con la suo frenetico programma di interviste:

It’s all about the (digital) money
Intervista con Scott Mainwaring (Intel Research)
Che siano dollari americani, Euro o Yen, le banconote di carta stanno diventando anacronistiche, mentre noi usiamo sempre più spesso carte di credito, smart card o persino valuta completamente virtuale come il Linden Dollar di Second Life. Ma questo incremento nel tipo e e nella forma dei pagamenti risulta confuso per la gente? Come dovrebbero affrontare i designer argomenti come i pagamenti digitali e la valuta virtuale? Queste e molte altre questioni riguardanti la moneta digitale sono investigati da una collaborazione tra diversi ricercatori tra cui Scott Mainwaring e Wendy March (Intel Research), Bill Maurer e Yang Wang (University of California, Irvine), e Hsain Ilahiane (Iowa State University). Oggi presenteranno due paper al CHI 2008.

Digital memories and lifelogging
Un’intervista con Daniela Petrelli (University of Sheffield)
Le nuove tecnologie hanno reso possibile il “lifelog” della nostra esistenza, collezionare e immagazzinare foto, video, testi, copie di siti web, e così via… Ma tutto questo sarà significativo come il processo tradizionale di tenere memorie tangibili della nostra vita? Daniela Petrelli (Sheffield University) ed i suoi co-autori hanno discusso di questo sul paper che hanno presentato questa mattina al CHI 2008.

Sustainable interaction design
Un’intervista con Eli Blevis (University of Indiana)
L’industria dell’elettronica ha una crescente responsabilità nella produzione di componenti tossici ed e-waste. Strategie disattente stanno portando a design irresponsabili come il crescente numero di prodotti sigillati deliberatamente per impedire all’utente di cambiare la batteria. Come risultato, quando c’è bisogno di cambiare la batteria, l’utente è obbligato a buttare via il prodotto e comprarne uno nuovo. Una delle sessioni di oggi (chiamata Green Day) al CHI 2008 è stata dedicata al design sostenibile ed alla percezione di sostenibilità dell’utente. Per capire quest’ultima Kristin Hanks e colleghi (tra cui Eli Blevis) dell’University di Indiana ha studiato più di 400 studenti tra i 18 ed i 21 anni, appartenti alla cossiddetta Net generation, una significativa produttrice di e-waste. I risultati della ricerca, presentati durante il pomeriggio al CHI 2008 non sono incoraggianti.

7 Aprile 2008
Meglio di gratis
Kevin Kelly Kevin Kelly, il redattore esecutivo fondatore di Wired Magazine, ha scritto un lungo post sul creare senso del valore in un mondo dove molti beni digitali sono gratuiti.

Internet è una fotocopiatrice. Copia ogni azione, ogni caratteristica e ogni pensiero nel momento esatto in cui ci colleghiamo. Per spedire un messaggio da un punto all’altro della rete, il sistema di comunicazione lo copia più volte durante il percorso. Ogni singolo dato prodotto da ogni computer viene copiato da qualche altra parte.

A differenza delle riproduzioni di massa del passato, queste copie non sono semplicemente a buon mercato: sono gratis. Anzi, circolano con tale libertà che potremmo quasi pensare a internet come a un sistema di superdistribuzione in cui le copie scorrono all’infinito, come l’elettricità in un superconduttore. E soprattutto non spariscono mai.

Anche i sassi sanno che nulla può essere cancellato una volta che finisce su internet. Oggi l’economia si basa su questo sistema di superdistribuzione: la nostra ricchezza poggia su una gigantesca macchina che sforna copie in modo promiscuo e continuo.

In passato, però, l’economia si basava sulla vendita di copie che avevano un valore preciso. Quindi la libera circolazione di copie gratuite può mettere a repentaglio l’ordine costituito. Ma come si fa a guadagnare vendendo copie gratuite?

Io ho una risposta.”

Lui va avanti descrivendo otto valori generativi che aggiungono valore alle copie gratuite, e che di conseguenza le rende qualcosa che può essere venduto. Questi sono: immediatezza, personalizzazione, interpretazione, autenticità, accessibilità, corporeità, mecenatismo e reperibilità.

Leggi tutto l’articolo

7 Aprile 2008
Nuovo bollettino David Report sulla cultura del consumo
Shop L’ultimo bollettino di David Report, intitolato “I shop therefore I am” (Compro dunque sono), da uno sguardo al mondo della cultura del consumatore da diversi punti di vista; etico, sociale, politico, economico e umanistico.

Fare shopping è diventato uno stile di vita. Noi consumiamo come svago e passatempo. Ma allo stesso tempo molti si stanno accorgendo che il potere del consumo ci sta trattenendo dal trovare la vera e sincera felicità; e quello shopping spesso funziona come sostituto di qualcosa che ci manca nella vita. A che punto l’accumulazione di beni materiali diventa meno appagante e più stressante ed incontenibile?

Il nostro consumo cresce allo stesso rtimo della nostra crescita economica. Studi dimostrano che in cent’anni consumiamo otto volte di più a testa rispetto ad oggi. Il nostro globo può sopportare un tale stress? Il potere del consumo è in discussione e c’è un cambio di attitudine nel modo di vivere. Non vogliamo essere dei babbei consumatori, vogliamo venire considerati attenti e responsabili. Tutto questa riguarda COSA compriamo e in COSA decidiamo di investire, il mondo in cui viviamo sarà il risultato di queste scelte.

Nel futuro il consumo riguarderà più le esperienze ed i servizi che le cose. Magari il dare diventerà più importante dell’avere. Le aziende, che sopravvivono sul nostro consumo, sono pronte per questo transito?

Il bollettino numero 9 di David Report bulletin “I shop therefore I am” offre inoltre delle considerazioni sull’argomento della stratega Kristina Dryza e del Buddista Zen Sante Poromaa. In cima a questo c’è un’intervista con Mathilda Tham, professoressa presso la scuola di Design di Beckmans.

Leggi il report

6 Aprile 2008
Interviste alla conferenza CHI 2008
CHI 2008 Luca Chittaro (blog), un professore presso l’Università di Udine, ha seguito la conferenza CHI 2008 a Florence per Novà, il supplemento sull’innovazione de Il Sole 24 Ore.

Lui si trova già ai work-shop pre-conferenza dove sta pubblicando interviste più velocemente di quanto possiamo leggerle:

Playing with brain-computer interfaces
Lavorare con macchine o giocare ad un videogioco semplicemente col pensiero non è più fantascienza. E Anton Nijholt (bio), professore di scienze del computer presso l’Università di Twente, è uno dei ricercatori che lavorano alla costruzione delle cosiddette interfacce cervello-macchina a questo proposito. Al CHI 2008, è uno degli organizzatori del workshop su Brain-Computer Interfaces for HCI and Games che ha avuto luego ieri.

The disappearing desktop
Quante volte avete l’impressione che i computer e i dispositivi mobili non vi stiano aiutando a gestire la vostra informazione personale come dovrebbero (e potrebbero)? Cosa possono fare la ricerca e le nuove applicazioni per migliorare questa situazione? Luca Chittaro ha parlato di questo con due esperti: Jaime Teevan (Microsoft Research) e William Jones (Università di Washington). William e Jaime hanno pubblicato il libro “Personal Information Management“, e William è l’autore del libro “Keeping Found Things Found“. Al CHI 2008, stanno organizzando un workshop intitolato The Disappearing Desktop: Personal Information Management 2008.

Intercultural interaction design
Come dovremmo affrontare il design di interazione quando le applicazioni sono destinate a paesi estranieri? E se quei paesi facessero parte del mondo in via di sviluppo? John Thomas si occupa di queste questioni. Lui fa parte dello Staff di Ricerca presso il Centro di Ricerca T. J. Watson dell’IBM, e lavora nell’area delle Interazioni Uomo-Macchina da 30 anni, pubblicando più di 150 paper. Al CHI 2008, è uno degli organizzatori del workshop HCI for Community and International Development.

Exertion interfaces
Presto faremo attività sportive con i nostri amici anche se non ci troviamo nello stesso luogo fisico. Più in general, i computer verranno utilizzati sempre più spesso per persuaderci ad esercitarci fisicamente e a rendere gli esercizi più divertenti. Al CHI 2008, Florian ‘Floyd’ Mueller e Stefan Agamanolis hanno organizzato il workshop su Exertion Interfaces.

Computers for mental health
I computer saranno mai capaci di aiutarci a farci sentire meglio quando siamo depressi o potranno mai essere utilizzati per aiutare a trattare le numerose malattie mentali esistenti? Presso il CHI 2008, Gavin Doherty (Trinity College Dublin) ha organizzato un workshop specifico su Technology in Mental Health. Chittaro ha parlato con lui per apprendere il perché e il come i computer possono giovare alla nostra saluta mentale.

6 Aprile 2008
Una conversazione con Matt Jones di Dopplr
Matt Jones Matt Jones era il direttore del design dell’esperienza dell’utente presso Nokia. Ora è il co-fondatore di Dopplr, un sito di social networking per i frequent traveller.

Ryan Freitas di Adaptive Path ha avuto recentemente una lunga conversazione con lui di cui puoi leggere un riassunro sul blog di Adaptive Path e per intero nel blog personale di Freita.

6 Aprile 2008
Progettare per il prossimo miliardo di consumatori
Next billion Niti Bhan e David Tait, che sono specializzati in ricerca e strategia per i mercati emergenti, hanno collaborato recentemente con Experientia su un’approfondita ricerca etnografica in Africa.

Anche se non possiamo rivelare il nome del cliente ne il tipo di ricerca, Niti e Dave hanno condensato le loro considerazioni su quello che significa progettare per i mercati emergenti su un lungo articolo per Core77.

“Recenti osservazioni sul settore dello stile di vita e del comportamento degli acquirenti dei gruppi socio-economici più poveri dell’Africa ci hanno portato alla conclusione che i loro criteri nella scelta dei prodotti e nelle decisioni si basano  su un set di valori completamente diverso da quello che influenzano il design della maggior parte dei prodotti per il consumo di oggi. Una combinazione di fattori come la cultura e la storia locale, così come l’esperienza quotidiana di  fare i conti con una vita di avversità, portano ad un punto di vista diverso nel fare acquisti.” […]

“Semplicemente adattare tecniche e strumenti provenienti dai mercati esistenti non servirà; devi costruire da zero e aggiornare tutte le tue supposizioni. Cominciare dall’inizio significa progettare prodotti ed strategie che siano rilevanti ed enfatizzino i valori importanti per il tuo nuovo cliente.”

Leggi tutto l’articolo

Non vediamo l’ora di collaborare di nuovo con loro in futuro.

6 Aprile 2008
La nascita del robot emotivo
Dressing up the Roomba Paul Marks esamina nel New Scientist quanto la gente sia disposta ad accetare i robot come partner sociali.

“Duke sta sfrecciando rumorosamente in giro per il pavimento  di un salotto splendente nei colori blu oscuro e bianco dell’Unversità Duke di Durham, North Carolina. Non è uno studente ma un aspirapolvere robotico a forma di disco chiamato Roomba. I suoi proprietari non solo l’hanno vestito , ma gli hanno anche dato un nome e un sesso.

Duke non è il solo. Un comportamento del genere è comune, e prende miriadi di forme secondo un sondaggio tra 400 proprietari di Roomba, condotto l’anno scorso da Ja-Young Sung e Rebecca Grinter, che fanno ricerca sull’interazione uomo-macchina presso il Georgia Institute of Technology di Atlanta.” […]

“Sung crede che la nozione degli uomini che si relazionano con i propri robot come se fossero componenti della famiglia o amici sia più di una semplice curiosità. “La gente vuole che i loro Roomba abbiano un aspetto unico perchè si è evoluto in qualcosa in più che un semplice gadget”, dice. Capire questi risultati può essere la chiave per capire che genere di relazioni vuole avere la gente con i robot.” […]

“Capire quanto la gente sia disposta ad andare oltre nell’accettare i robot come partner piuttosto che come semplici macchine aiuterà ai designer a decidere quali compiti e funzioni siano appropriati per robot. Nel frattempo, comprendere chi tra robot e persona determinerà lo spostamento dei confini potrebbe significare che i designer possono creare deliberatamente dei robot che suscitino più sentimenti sugli uomini. “Gli ingegneri avranno bisogno di identificare i fattori positivi del design di robot che producano bueno emozioni e non quelle cattive - e cercare di progettare robot che le promuovano”, dice Sung.”

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2 Aprile 2008
Microsoft Research e il futuro delle interazioni uomo-computer
Being Human “Entro il 2020 i termini ‘interfaccia’ e ‘utente’ saranno obsoleti in quanto i computer si fondono semre di più con gli uomini”, è la prima frase di un breve articolo sul sito di BBC News.

Secondo la BBC, “è una delle previsioni di un report sostenuto dalla Microsoft tratto dalla discussione di 45 accademici nei settori dell’informatica, la scienza, la sociologia e la psicologia.”

Predice cambiamenti fondamentali nel settore delle Interazioni Uomo-Computer (HCI). Entro il 2020 gli uomini interrogheranno sempre di più le macchine, dice il report. In cambio i computer saranno in grado di anticipare quello che vogliamo da loro, per cui saranno richieste nuove regole sulla nostra relazione con le macchine.” […]

La nostra “impronta digitale” - la condivisione di sempre più aspetti delle nostre vite attraverso la fotografia digitale, podcast, blog e video - è stabilita in modo da ingrandirsi e questo solleva delle domande chiave a proposito di quanta informazione dovremmo immagazzinare su noi stessi.

L’onnipresente network canalizzera l’informazione del mercato delle masse direttamente verso di noi mentre disseminerà le nostre informazioni intime.

Il report nomina questa l’era della cosiddetta iper-connettività e predice che comporterà una crescita della “tecno-dipendenza”.

Questa relazione sempre più intima tra uomini e computer sarà una spada a doppio filo, suggerisce.

Il report confronta l’introduzione del calcolatore - diffusamente incolpato per una caduta degli standard dell’aritmetica mentale - con quello che potrebbe accadere con l’acquisire di maggiore intelligenza e responsabilità da parte dei computer.
“Senza la considerazione ed il controllo adeguati è possibile che noi - sia come individui che come collettività - perdiamo il controllo su noi stessi e sul mondo che ci circonda”, avverte il report.

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(Il video non è molto impressionante, in quanto tutti gli esempi sono impulsati dalla tecnologia piuttosto che dalla gente).

Il report a cui fa riferimento la BBC sono i procedimenti del HCI 2020, un forum organizzato da Microsoft Research, che raduna i principali esponenti nell’informatica, il design, la filosofia della scienza, la sociologia, l’antropologia e la psicologia, per dibattere, dare un contributo, ed aiutare a formulare l’agenda per le Interazioni Uomo-Computer (HCI) nella prossima decade e oltre. Può essere scaricata qui (pdf, 3 mb, 100 pagine).

Con l’avvento del XXI secolo, ci sono state voci all’interno delle comunità della ricerca e del design che evidenziano la necessità di un cambiamento: un cambiamento che metta più enfasi nel collocare gli utenti –gente—al fronte e al cuore di quel piano; un cambiamento che sia meno sull’informatica perrvasiva e “smart” e più sulla tecnologia che abiliti e riconosca valori umani.

Questo nuovo piano solleva domande di tutti i generi: Qual è il ruolo della tecnologia nel XXI secolo, o quale vorremmo che fosse? Come dovremmo orientarci in quanto ricercatori, designer e professionisti nei confronti di questo ruolo? Quali sono le questioni fondamentali dell’Interazione tra Uomo e Computer mano a mano che andiamo avanti? Quali sono i nuovi paradigmi e piani di ricerca che ne emergono come risultato? Quali sono i valori umani per i quali progettiamo, e cosa significa questo per la valutazione della tecnologia?

I relatori di questo evento che ha avuto luogo a Siviglia, Spagna, sono stati Barry Brown (Glasgow University), Matthew Chalmers (University of Glasgow), Thomas Erickson (IBM, T.J Watson Research Centre), David Frohlich (Digital World Research Centre), Bill Gaver (Goldsmiths College), Adam Greenfield (New York University, Interactive Telecommunication Program), Lars Erik Holmquist (Swedish Institute of Computer Science), Kristina Höök (Stockholm University), Steve Howard (Melbourne University), Scott Jenson (Google), Matt Jones (Swansea University), Sergi Jorda (University of Barcelona), Rui José (University of Minho), Joseph Kaye (Cornell University), Wendy Kellogg (IBM, T.J Watson Research Centre), Boriana Koleva (University of Nottingham), Steven Kyffin (Philips), Paul Luff (Kings College), Gary Marsden (University of Cape Town), Tom Moher (University of Illinois), Kenton O’Hara (HP Labs), Jun Rekimoto (Sony, Interaction Lab), Tom Rodden (University of Nottingham), Yvonne Rogers (Open University), Mark Rouncefield (Lancaster University), Wes Sharrock (University of Manchester), John Thomas (IBM, T.J Watson Research Centre), Michael Twidale (University of Illinois), Alessandro Valli (iO), Geoff Walsham (Judge Business School, University of Cambridge), Steve Whittaker (Sheffield University), Adrian Woolard (BBC Future Media & Technology), Peter Wright (Sheffield Hallam University), e Oren Zuckerman (MIT), e anche Christopher Bishop, A.J. Brush, Jonathan Grudin, Richard Harper, Andrew Herbert, Shahram Izadi, Abigail Sellen, Alex Taylor, Jian Wang, e Ken Wood di Microsoft Research.

Sul sito di Microsoft Research Cambridge puoi leggere una buona intervsta con Richard Harper, l’organizzatore della conferenza. Ecco alcune citazioni:

Sulla conferenza: “Ci ha sorpreso quanto fossero eccitati ed ansiosi i partecipati a proposito della prospettiva di progettare per i valori umani. Queste sono notizie buone e cattive. Significa che il peso di fare le cose bene è più grande di quanto fosse una volta. Ma parte del problema che abbiamo nel progettare attorno ai valori umani è che dobbiamo rebdere le nostre preferenze ed i nostri valori più chiari, ed in alcuni casi, le differenze tra i valori non sono ben distinte e non possono essere assodate in modo obiettivo. A volte, ci sono profonde differenze nei valori della gente, ed entrambi i lati hanno buone ragioni per queste differenze. Col progresso della ricerca nelle Interazioni Uomo-Computer, rispondere delle differenze di opinioni e desideri richiede una maggiore capacità dei ricercatori per sollevare discussioni—e possibilità di design—fino a raggiungere delle soluzioni.”

Sullo sviluppo della tecnologia: “Per molti anni, la tecnologia è stata sviluppata, e poi la società l’ha modellata e raffinata. Ora, le esperanze e gli obiettivi della società e la gente hann bisogno di essere coinvolti nel processo dello sviluppo della tecnologia dall’inizio, perchè fa un grande differenza per quello che le tecnologie finiscono per diventare. Non c’è più una linea  divisoria tra tecnologia ed invenzione e tra sviluppo e società, non c’è più differenza tra quello che la tecnologia potrebbe fare e quello che l’utente può fare. Quello che potrebbe essere uno sforzo umano ed uno sforzo sociale deve essere considerato dal fondo del firmware nei dispositivi e nelle infrastrutture che collegano diversi dispositivi attraverso l’interfaccia grafica esteriore.”

(anche via Adam Greenfield)