counter create hit
Putting people first in italiano
NOTIZIE SULL’EXPERIENCE DESIGN, SUL DESIGN UTENTE-CENTRICO E SULL’INNOVAZIONE

Cultura

Design

Economia

Locations

Media

Metodi

Pubblico

Servizi

Temi sociali

Architettura


Arte


Creatività


Cultura


Identità


Mobilità


Museo


Co-creazione


Design


Design di interazione


Design dei servizi


Experience design


Presence


Ubiquitous computing


Advertising


Branding


Business


Innovazione


Marketing


Meccatronica


Tecnologia


Africa


America


Asia


Australia


Europa


Italia


Torino


Blogging


Conferenze


Giochi


Libri


Media


Mondo virtuale


Telefonia mobile


Esperienza dell'utente


Etnografia


Previsione


Prototipazione


Ricerche sull'utente


Scenari


Usabilità


Anziani


Bambini


Disabili


Giovani


Educazione


Salute


Ricerca


Servizi finanziari


Servizi pubblici


Sviluppo urbano


Turismo


Cambio sociale


Comunicazione


Digital divide


Mercati emergenti


Partecipazione


Sostenibilità


  Articoli della categoria 'Branding'
15 dicembre 2008
L’atterraggio del Sogno Americano
Grounding the American Dream Context-Based Research Group e Carton Donofrio Partners hanno condotto uno studio in collaborazione sul futuro del consumismo in un economia in cambiamento ed hanno concluso che un nuovo “consumatore coi piedi per terra” stia emergendo dalle ceneri dello scioglimento economico.

Comunicato stampa

Context-Based Research Group, un’azienda di ricerca etnografica con una rete globale di antropologhi del consumatore, e Carton Donofrio Partners, un azienda di marketing, hanno svelato oggi le principali scoperte del loro report di ricerca, intitolato “Grounding the American Dream: A Cultural Study on the Future of Consumerism in a Changing Economy.” Lo studio ritrae una società sopravvivendo alle prime fasi di un evento traumatico, illustra il panorama del consumatore in cambiamento, e fornisce considerazioni sulla transizione mentre dettaglia le implicazioni finanziarie.

Basato sulla ricerca etnografica condotta ad Ottobre e Novembre a New York; Baltimora; Miami, San Antonio, Texas; e Lexington, Kentucky, il gruppo ha identificato un processo di cinque tappe che stanno attraversando i consumatori mentre lottano attrvaerso un’importante trasformazione culturale. Il processo spiega come stiano resistendo e ricostruendo le loro vite in mezzo ad un barcollante “Sogno Americano”. Il gruppo ha poi sviluppato delle istruzioni oer i business che offrono consigli per le aziende nelle varie industrie che lavorano per navigare in questo nuovo territorio.

- Leggi il comunicato stampa
- Scarica il report

18 settembre 2008
Libro: Whiff! The revolution of scent communication in the information age
Whiff Whiff! The Revolution of Scent Communication in the Information Age

di C. Russell Brumfield

Quimby Press, Hardcover, Giugno 2008

In segreto, decine di aziende Fortune 500, come Proctor & Gamble, Disney, Bloomingdales, Lexus, Reebok, Sony, Samsung, e Starwood Hotels, hanno usato l’aroma per superare la loro competizione.

Queste aziende all’avanguardia stanno usando l’odore per innescare e miglioraew le emozioni, percezioni e fedeltà al brand dei clienti, risultando in un incremento delle vendite e dei clienti soddisfatti.

Whiff! mette opportunamente da parte il velo per il resto dei 3,9 trilioni di dollari dello scambio del mercato del retail americano, in modo che i piccoli e medi business innovativativi possano condividere il vantaggio dei grandi.

Tuttavia questa è solo la prima fase della rivoluzione dei profumi. Questa ondata globale sta cambiando il modo di comunicare degli esperti di branding e marketing con i lori clienti in qualsiasi livello di tutte le industrie.

Whiff! rivela come le scoperte di nuovi interessanti profumi vengano applicati alla sicurezza, sanità, navigazione, diagnosi, product design e persino sul campo di battaglia. Con una esaustiva visione di questo fenomeno globale, Brumfield ed il suo team offrono una annusata mozzafiato del futuro.

- Pagina di Amazon

- Recensione del libro su Neuroscience Marketing

(via FutureLab)

9 luglio 2008
Polite, pertinent and… pretty
Polite, pertinent and... pretty Polite, pertinent and… pretty: designing for the new wave of personal informatics” era il titolo di una conferenza tenuta da Matt Jones (Dopplr) e Tom Coates (Yahoo! Brickhouse) presso la recente Web 2.0 Expo a San Francisco.

Riassumere la loro conferenza non è facile, ma farò un tentativo. In ogni caso le 81 slide con annotazioni dei relatori sono disponibili su SlideShare.

Jones e Coates partono dalla premessa che l’informazione stia diventando così pervasiva, onnipresente, localizzata e personalizzata che non solo ci permette di aumentare la nostra consapevolezza, ma anche di utilizzarla costantemente a nostro vantaggio. Questi dati vengono da grossi database, ma anche dai nostri comportamenti. Il nostri dispostivi sentono, registrano e campionano dati, e li condividono con altri dispositivi e con noi ed altra gente. Questo viene chiamato “personal informatics”. Ma questo pone una grossa sfida dell’esperienza dell’utente, che richiede una sofisticata soluzione di design:

“La disciplina dell’informatica si basa sul riconoscimento del fatto che il design di questa tecnologia non è solo una questione tecnica, ma si deve concentrare sulla relazione tra la tecnologia e l’utilizzo nel mondo reale.”

“Cioè, l’informatica progetta soluzioni in un contesto, e tiene conto degli ambienti sociali, culturali ed organizzativi in cui la tecnologia dell’informazione verrà utilizzata.”

Ma concretamente cosa significa questo? Come dovremmo progettare? Jones e Coates propongono “tre pioli su cui appendere alcuni pensieri” e tutti quanti iniziano per P.

Nel definire il concetto di politeness (cortesia)(da intendere come il “ying più morbido per il duro yang della ‘privacy’), loro si appoggiano su pensatori come Adam Greenfield (ed in particolare il suo recente libro “Everyware“), Mimi Ito, Leisa Reichelt, Matthew Chalmers, Anne Galloway ed ovviamente la loro personale esperienza.

La Pertinence (applicabilità) tratta sul “rivelare informazione che sia opportuna ed il più possibile ‘in context’”. Per definire meglio questo, loro si riferiscono alla metafora del ‘ movimento’ che Matt Webb di Schulze & Webb ha descritto di recente ad una conferenza. Webb sostiene che ci stiamo spostando da una rete di ‘luoghi’ a “qualcosa di più simile ad una rete di organismi o meccanismi connessi che si alimentano a vicenda”.

Quindi la questione qui è quella di mostrare piccole parti di informazione nel contesto giusto e al momento giusto, “consegnata in forme sempre più pertinenti, a seconda delle nostre abitudini e contesti”.

E finalmente c’è la prettiness (bellezza):

“Le grandi quantità di informazioni che l’informatica personale genera non solo deve essere chiara e comprensibile per creare leggibilità ed alfabetizzazione in questo nuovo mondo, ma inserirei in questa prima ondata anche la seduttività, per incoraggiare il gioco, l’esperimentazione e l’adozione”.

Quindi qual è il futuro dell’informatica personale? Non stiamo creando il nostro proprio “participatory panopticon” (Jamais Cascio)? O ci stiamo muovendo verso un mondo pieno di “spimes” (Bruce Sterling)? Al momento sono spesso gli artisti ad esplorare i limiti di questo futuro ignoto.

In un lungo post, Alex Steffen di Worldchanging presenta il suo proprio – eccellente – riassunto della conferenza di Jones/Coates, ma porta le loro analisi un passo più avanti connettendole con la sostenibilità ed aggiungendo una quarta P (“Protezione”):

“L’ubiquità e la sostenibilità potrebbero potenziarsi a vicenda. L’ubiquità abilita le storie rivelate, i flussi osservati ed i servizi condivisi rendendo più facile vivere bene con la minima espesa ed il minore impatto ecologico. La sostenibilità, in particolare nella forma dell’urbanismo compatto con innovazione verde, concentra le interazioni umane tra di loro e tra reti di sistemi, rendendo più facile fornire alla vita quotidiana il genere di intelligenza che permette all’informazione di venire raccolta, condivisa e connessa. La rete e la piazza pubblica, come scrisse Castell, sono simbiotici.” [...]

” Il PSS [product-service systems] offre enormi potenziali di benefici di sostenibilità. Infatti, direi che diventerà impossibile recapitare una prosperità sostenibile senza l’adozione diffusa di sistemi condivisi. Ma essi possono avere anche degli svantaggi, in quanto il PSS si basa su una connessione più intima con i suoi utenti, e dove quell’intimità non è supportata da una relazione protetta, può risultare in un vero disastro.” [...]

“Quindi, aggiungerei una quarta P, “Protection.”

Se dobbiamo interagire in modo intimo con le aziende — in modi che impattano le nostre più profonde scelte di vita — quelle interazioni non solo dovrebbero tenersi in un alto livello di trasparenza e di responsabilità pubblica; devono anche essere salvaguardate in modi formali tramite strutture decisionali che proteggano i diritti di utente della gente coinvolta.”

Steffen continua a sorprendermi con la profondità delle sue idee.

20 maggio 2008
Libro in uscita sull’”high end”
Future High Tide of High End Qualche setimana fa siamo stati contattati da Marco Bevolo di Philips Design il quale cercava qualche opinione anticipata sul libro che sta scrivendo assiame a Stefano Marzano (anche lui di Philips Design), Dr. Howard R. Moskowitz e Alex Gofman (presidente e vice-presidente di Moscowitz Jacobs Inc.). Ci hanno spedito una copia della bozza per una prima reazione.

Il libro, che ha il titolo provvisorio di “Future High Tide of High End” e verrà pubblicato da Wharton School Publishing, fornisce una comprensione socio-culturale e centrata sulla gente del concetto di lusso — più nello specifico prodotti di prestigio per le masse (che loro chiamano “High End”) — con l’obiettivo di fornire insight e guida per lo sviluppo dei business futuri in questo settore.

Reso possibile da circa settanta conversazioni, contributi ed interviste con esperti dell’industria, leader di pensiero d opinionisti, il libro è piuttosto unico nel suo approccio, e destinato a diventare d’obbligo per chiunque concepisca, sviluppi e metta in commercio prodotti e servizi ‘High End’.

Un fulcro sull’interazione delle tendenze sociali, visioni di design, e profonda comprensione della gente, permette agli autori di proporre una serie di considerazioni interessanti, tra cui un nuovo concetto per il futuro dell’industria basato sull’esperienza, così come una serie di strumenti con cui creare e capire nuove offerte di prodotti e servizi ‘High End’.

Per capire quale sarà l’anima del High End nel futuro prossimo, gli autori introducono anche un metodo esperimentale, il Rule Developing Experimentation (RDE) — con gente che deve valutare coppie di scenari futuri, e l’analisi statistica successiva dei dati ottenuti per capire quali idee sottostanti sono i veri elementi motori. I risultati vengono poi presentati su un originale studio basato su questo metodo, che è stato condotto in quattro nazioni (US, GB, Cina e Italia) con più di 500 utenti finali, tutti appartenenti a fasce di reddito moderatamente alte.

Il libro, che attualmente è in fase di redazione avanzata (in parte sulle basi del nostro feedback), verrà pubblicato prima della fine dell’anno. Gli autori ci hanno detto che presto pubblicheranno dell’altro materiale sul loro sito (come un sommario, una tabella dei contenuti, un campione di un capitolo, ecc.), in modo che anche i lettori possano contribuire con le loro considerazioni e suggerimenti.

Una piccola nota di chiusura è di orgoglio: questo è il primo articolo pubblicato sul libro in uscita. Marco ha detto che sarebbe felice se venisse dalla sua città natale (Torino) e lo stesso vale per noi.

20 maggio 2008
Video delle conferenze PSFK
Interactions PSFK è un’azienda di tendenze globali ed innovazione che si occupa anche di organizzare conferenze in diverse parti del mondo. Si possono trovare online video di oltre quaranta presentazioni di queste conferenze. Ecco la mia selezione:

Allan Chochinov on the Dumbest Smartest Design Problem
Presso la PSFK Conference New York 2008, Allan Chochinov (Core77) ha dato una  lezione pratica sulla strategia ed il pensiero creativo. La gente spesso afferma che il vero valore non si trovi nella risposta che forniamo, ma nella domanda che poniamo. Bene, cosa succede quando facciamo una domanada estremamente stupida nella speranza di impulare l’innovazione? Per la verità, molto.

Grant McCracken on Pattern Recognition
Presso la PSFK Conference New York 2008, Grant McCracken (MIT) spiega l’importanza dell’ispirazione, fornendo una struttura per raccogliere, monitorare e reagire alle tendenze e idee nella cultura e negli affari.

Hugh MacLeod on Wine 2.0
In questo video di 28 minuti, dalla PSFK Conference London 2007, tra le altre cose, , Hugh MacLeod descrive come una piccola azienda vinicola del Sud Africa abbia scosso un’industria con un approccio web 2.0.

Regine Debatty on What Happens When Artists Mess Around With Technology
In questo video di 28 minuti dalla PSFK Conference London 2007, Regine Debatty di We Make Money Not Art descrive come gli artisti del giorno d’oggi esplorino l’elettronica, i bit digitali, e persino le cosiddette “tecnologie emergenti” come le biotecnologie o le nanotecnologie; e spiega perchè dovrebbe importarci.

Jeremy Ettinghausen on How To Build Innovation Into A Brand
Presso la PSFK Conference London 2007, Jeremy Ettinghausen di Penguin ha parlato delle sfide di reinventare un brand tradizionale per un’era digitale.

Mike Butcher on How Digital Media Screwed the Media Business
Questo video di 20 minuti della PSFK Conference London 2007 presenta il giornalista Mike Butcher mentre parla di come i proprietari di media siano in competizione per la sopravvivenza con le aziende di tecnologia che mettono il potere di pubblicare nelle mani del ‘pubblico’.

Niku Banaie Gives Twenty-Five Signals for Change
Presso la PSFK Conference London 2007, Niku Banaie di Naked Comminications parla sul come la comprensione dei bisogni umani basici possa mantenere i tuoi impiegati, clienti ed amici più contenti, freschi ed in salute.

Timo Veikkola on a Vision Of The Future
Questo video di 20 minute della PSFK Conference London 2007 mostra la presentazione di Timo Veikkola, Future Strategist presso Nokia, Vision of our Future. Dato che il design è un riflesso della società, come possiamo visualizzare il futuro attraverso tendenze, osservazione ed intuizione informata. Quali valori, attitudini e comportamenti di oggi daranno forma al nostro futuro?

George Murphy on Brand Experience
Presso la PSFK Conference New York 2007, George Murphy (Fitch) ha parlato sul creare ambienti per sviluppare interazione di valore tra consumatori e brand.

Allan Chochinov on The Perfect Storm
Presso la PSFK Conference New York 2007, Allan Chochinov (Core77) parla sul come la capacità del web di condividere idee abbia forzato uno spostamento improvviso verso il consumo dell’idea di un prodotto piuttosto che del prodotto in se? Che impatto fa questo sul design e sullo sviluppo di un prodotto?

24 aprile 2008
Le interazioni di Brand sono il futuro
David Armano David Armano scrive su Advertising Age sulle “micro-interazioni”, i numerosi scambi che effettuiamo quotidianamente con un prodotto, brand e servizio che definiscono cosa sentiamo per un prodotto, brand o servizio a livello viscerale, come gli architetti dell’informazione e i designer di esperienze possono aiutare alle aziende a progettarli e cosa questo significhi per l’industria della pubblicità.

Tornando ai designer di interazione. Ecco un concetto su cui vale la pena di meditare: molti di loro non vogliono lavorare per la vostra azienda di pubblicità. Come faccio a saperlo? Perchè ci parlo assieme tutti i giorni. La risposta più comune che ricevo è, “Perchè dovrei voler lavorare su una corrente costante di micorsiti e promozioni?” I designer di interazione prosperano sugli impieghi per progetti a lungo termine. Loro desiderano di affondare i loro denti su problemi complessi, e dedicarsi completamente a risolverli.

L’ambiente di un’agenzia che produce di continuo programmi digitali è meno attraente — specialmente quando ci sono opportunità di lavorare con qualcuno in avviamento, una non-agenzia o perfino, magari, i futuri Google del mondo. In un industria basata sul duo dinamico copywriter-art director, è ora di pensare al talento in termini di “gente Rinascimentale”. Molti deisgner di interazione rientrano in questa categoria.

Leggi tutto l’articolo

3 aprile 2008
Storie di prestigio
Amiens Trendwatching ha pubblicato un post sulle storie che si piegano al prestigio. La loro tesi centrale:

Nel frattempo che più brand diventano di nicchia e di conseguenza raccontano storie che non sono note alle masse, e mentre le esperienze e le spese non relazionate col consume rilevano dagli status symbol fisici (e più visibili), i consumatori devono sempre di più raccontarsi tra di loro storie per ottenere un dividendo dai loro acquisti. Aspettatevi un cambiamento da parte dei brand che hanno una storia, a brand che aiutano i consumatori a raccontare storie ad altri consumatori.

Leggi tutto l’articolo

1 aprile 2008
Milano ospiterà l’Expo 2015
Expo 2015 Si trova ovunque sulla stampa italiana (usciti vincitori) e quella turca (i perdenti), e su un piccolo numero di pubblicazioni internazionali: Milano ospiterà l’Esposizione Universale del 2015.

In un giorno ed un era in cui le Esposizioni Universali non sono più tra gli eventi internazionali più importanti come erano una volta, Milano è ciò nonostante totalmente eccitata dalla nomination.

Io non lo sono ancora, ma d’altro canto questi eventi tendono a galvanizzare la gente e chi prende le decisioni, e possono far progressare le cose in fretta. Dal momento che gli italiani sono famosi per il loro mettere su i loro atti collaborando all’ultimo secondo — avendo davanti la prospettiva di fare altrimenti una ‘brutta figura’ — non sottovaluterei il potere della Expo 2015.

Le Esposizioni Universali sono diventate nelle ultime decadi piattaforme di branding nazionale:

“Dalla Expo ‘92 di Siviglia in avanti, i paesi hanno iniziato ad usare la Esposizione Universale come piattaforma per migliorare la propria immagine nazionale attraverso i suoi padiglioni. Finlandia, Giappone, Canada, Francia e Spagna sono casi di rilievo. Un ampio studio di Tjaco Walvis intitolato “Expo 2000 Hanover in Numbers” mostra  che migliorare la propria immagine nazionale è l’obiettivo principale nel partecipare per il 73% dei paesi presso l’Expo 2000. In un mondo dove una forte immagine nazionale è un vantaggio chiave, i padiglioni sono diventati delle camagne pubblicitarie, e l’Expo un veicolo per il ‘national branding’. A parte le ragioni culturali e simboliche, le nazioni organizzatrici (e le città e le regioni ospitanti) hanno utilizzato anch’esse l’Esposizione Universale per il loro branding. Stando all’esperto di branding Wally Olins, la Spagna ha utilizzato la Expo ‘92 e le Olimpiadi di Barcellona del 1992 nello stesso anno per sottolineare la sua nuova posizione di paese moderno e democratico e si è presentata come un membro prominente dell’UE e della comunità globale.

Preso da Wikipedia (inglese). L’attuale Expo di Zaragoza, Spagna, ne è un  esempio. Penso che lo stesso fenomeno di branding nazionale accadrà quando Shanghai avrà l’onore in 2010.

L’Expo sarà sicuramente un’opportunità per aiutare fare chiarimento sulla discussione sulla direzione futura dell’Italia (che avrà inizio con il festeggiamento di Italia 150 nel 2011) – e questo in se è una buona cosa.

Ecco alcune righe dall’articolo di Reuters sulla nomination:

La capitale finanziaria e della moda italiana ha visto la gara per ospitare l’Esposizione Universale 2015 lunedì, una vittoria benvenuta per un paese che è stato colpito da uno scandalo alimentare e dalla contesa politica.

Gli ufficiali dell’International Bureau of Exhibitions (BIE) con sede Parigi hanno detto che Milano ha sconfitto la città turca di Izmir per 86 voti contro 65, infrangendo le speranze della Turchia di ospitare per la prima volta la più grande fiera del mondo.

Leggi tutto l’articolo

12 marzo 2008
Creative Britain Il governo britannico mira a rendere il paese un leader globale nelle arti, nei  media e nella pubblicità attraverso iniziative tra cui la crezione di migliaia di nuovi apprendistati e l’inaugurazione di una conferenza di business creativo stile Davos.

Il Primo Ministro Gordon Brown ed il segretario di cultura, Andy Burnham, hanno rivelato il piano d’azione, Creative Britain: New Talents for the New Economy, in quello che il governo ha denominato il primo piano supportato dallo stato per muovere le industrie della creatività dai “margini della corrente del pensiero economico e politico” nel Regno Unto.

Il piano d’azione [che è stato accolto dall'industria del design] delinea  26 impegnii sia per il governo sia per le industrie per alimentare il talento, creare posti di lavoro e guidare la competività internazionale della Gran Bretagna.

Una delle iniziative è quella di sviluppare una nuova annuale World Creative Business Conference che farà da “colonna portante” di una spinta internazionale per fare del Regno Unito il “perno creativo del mondo”.

Leggi tutto l’articolo [The Guardian] – Scarica il piano d’azione (pdf, 1.2 mb, 81 pagine)

(via Richard Florida)

27 febbraio 2008
Il design incontra la ricerca
Target research Gain, la pubblicazione di business e design dell’AIGA, pare essersi nuovamente svegliata (dopo un lungo periodo di sonno). Il suo ultimo contributo, intitolato Design Meets Research, è di Debbie Millman e Mike Bainbridge, entrambi di Sterling Brands, una delle aziende principali di indentità dei brand degli Stati Uniti. Millman è inoltre redattore di Gain.

Le ricerche qualitative e quantitative sul mercato spesso ottengono un cattivo rapporto con l’industria del design grafico—e col mondo del marketing in generale. Quelli che si oppongono fortemente alla pratica sostengono che dato che i clienti generalmente si trovano scomodi con i cambiamenti, qualunque tipo di ricerca che indaghi su qualcosa di veramente innovativo o rivoluzionario potrebbe spaventare la gente. Quelli che sono scettici questionano la natura delle dinamiche del comportamento coinvolte nelle ambientazioni di gruppi artificiali. Persino quelli che hanno semplicemente qualche dubbio ammetteranno che la ricerca può trattenere la creatività. [...]

[Tuttavia,] c’è un gruppo di consulenti di brand e antropologhi culturali che credono che non sia la ricerca in se il problema. Piuttosto sono il cattivo uso che si fa di questa, il tipo di concetti di design e stimoli che vengono testati, e come i dati siano analizzati spesso da risultare difettosi. Quando utilizzata bene, la ricerca non dovrebbe soffocare la creatività ma piuttosto offrire ai designer ispirazione e concentrazione.

Gli autori poi continuano con una descrizione di alcuni dei perni della moderna ricerca di mercato: ricerca etnografica, focus group, e test online. Per ognuno di essi sono inclusi i vantaggi, le difficoltà e un commento complessivo.

In autunno AIGA organizza la sua Gain: AIGA Business and Design Conference biennale a New York City.

16 gennaio 2008
Come la tecnologia immersiva può rivitalizzare l’esperienza shopping
IBM IBM ha appena fatto uscire un libro bianco intitolato “How immersive technology can revitalize the shopping experience”.

“Le esperienze veramente immersive—che connetono con gli acquirenti a livello emozionale attraverso dialoghi personalizzati e che danno loro un controllo più grande sull’esperienza dello shopping—sono la nuova frontiera nel retailing. L’esperienza del retail immersivo si concentra molto più sul coinvolgere il cliente che sulla mercanzia. Pensa ai negozi all’aperto che forniscono sentieri e ruscelli simulati per provare l’equipaggiamento, o i negozi di elettrodomestici con cucine di prova dove i clienti possono provare effettivamente come funzionano i prodotti. In altre parole, i negozi in molti settori del retail, per distaccare la competenza, avranno bisogno di generare l’eccitazione di un giro in un parco tematico—e diventare una destinazione. [...]

Le soluzioni di tecnologia immersiva—che stimola i sensi della gente per connettere con gli acquirenti su un livello emozionale per ceare esperienze di shopping indimenticabili—possono aprire un nuovo mondo di rivitalizzanti esperienze di shopping. Questo, combinato a dei modelli di business flessibili e reattivi, ha il potenziale di trasformare il modo in cui i clienti interagiscono col vostro brand. Questo compendio esplora come le tecnologie immersive e le strategie di business possono creare un brand che generi rinnovato interesse per il vostro negozio. Esamina anche la visione di IBM sulle tecnologie immersive.”

Scarica libro bianco

(via the Experience Economist)

9 dicembre 2007
Arricchire l’esperienza di shopping online
Hot 100 Quando si tratta di categorie di prodotti venduti , abigliamento e accessori sono i maggiori nel blocco di retailing di internet. Gli e-retailers di questa categoria contano 80 sui primi 500 siti di retail, stando all’Internet Retailer Top 500 Guide.

La categoria, in ogni caso, ha anche uno dei più grandi ostacoli sulla rete: mercanzia che ai clienti piace veramente sentire, toccare e provarsi addosso, azioni impossibili da eseguire tramite una connessione internet.

Ma questo non sta impedendo agli e-retailer di abbigliamento e accessori nominati alla Hot 100 di usare gli strumenti e le tecnologie della rete di andare il più vicino possibile all’aiutare i clienti a “sentire” la mercanzia e ad avere un’esperienza online simile a quella che avrebbero in negozio.

L’articolo continua con caratteristiche ed esempi di quello che ognuno dei primi 25 marchi di abbigliamento e accessori sta facendo per arricchire l’esperienza di shopping online.

Leggi tutto l’articolo

27 novembre 2007
Apple sta creando un “luogo d’appartenenza”
Bob In un articolo intitolato “La Apple riorganizza l’esperienza del cliente al dettaglio” MacNN racconta di come la Apple abbia progressivamente cambiato nel corso dell’ultimo anno lo stile dei suoi negozi per la vendita al detaglio, eliminando i registratori di cassa, introducendo nuovi servizi, e aumentando il personale creando un ambiente più personalizzato e accogliente per i clienti.

La Apple intende mantenere un’atmosfera informale nei suoi negozi, che sia riflessa dai suoi clienti mentre curiosano in giro, navigano in internet, o portano i loro bambini a giocare ai piccoli tavolini predisposti. “Cerchiamo di imitare la sensazione di un Hotel a 5 stelle,” sostiene il responsabile delle vendite al dettaglio della Apple, Ron Johnson. “Non si tratta di vendere, ma di creare un luogo che dia una sensazione d’appartenenza.”

Leggi l’articolo

Un approfondimento sull’argomento è stato pubblicato recentemente da AP News.

6 novembre 2007
Esperienze dell’utente spiritose
Silver pills Design, Wit, and The Creative Act è una conversazione di mezza giornata organizzata da Core77, sull’usare il potere dell’umore a vantaggio delle grandi esperienze del cliente.

Durante la preparazione dell’evento, Randy J. Hunt ha fatto una piccola intervista ad Allan Chochinov di Core77 sugli obiettivi dell’evento, e su come i designer impieghino l’ingegno e l’ironia, per creare una connessione col loro pubblico.

La questione più importante, secondo me, è che l’umore è molto legato alla cultura. Gli Americani, gli Italiani e gli Inglesi hanno un senso dell’umorismo molto diverso, e ci sono molte variazioni anche all’interno di queste culture. Quindi è un temo estremamente complesso e per niente facile da standardizzare ed applicare nel design.

Leggi l’intervista

19 ottobre 2007
Libro: “Authenticity” di Gilmore e Pine
Authenticity James Gilmore e Joe Pine, autori del bestseller del 1999 “The Experience Economy“, hanno appena pubblicato un nuovo libro “Authenticity: What Consumers Really Want”.

Abstract

Artificiale. Falso. Disonesto. Inautentico. I tuoi clienti usano qualcuna di queste parole per descrivere ciò che vendi–o come lo vendi? Se è così, benvenuto al club. Sommersi da falsi e da sofisticate imitazioni, la gente sta vedendo sempre di più il mondo in termini di vero o falso. Preferirebbero comprare qualcosa di vero da qualcuno genuino pittosto che qualcosa di falso da un disonesto. Quando decidono di comprare, il consumatori giudicano l’autenticità dell’offerta (e dell’azienda) quanto-se non di più-il suo prezzo, la qualità e la disponibilità.

In “Authenticity,” James H. Gilmore e B. Joseph Pine II sostengono che per riuscire le aziende rivali devono abbracciare, gestire ed eccellere nell’interpretare l’autenticità. Attraverso gli esempi di diverse industrie, dei settori del governo, nonprofit, educazione e religioso, gli autori mostrano come gestire la percezioe di autenticità dei clienti attraverso:

  • riconoscere come i business “fingono”;
  • fare appello ai cinque diversi tipi di autenticità;
  • stabilire come essere “se stessi” e quello che dici di essere; ed
  • elaborare ed applicare strategie di business per dimostrare autenticità

Il primo ad esplorare cosa significhi realmente l’autenticità per i business e come le aziende debbano approcciarla meditatamente ed accuratamente, questo libro è d’obbligo per qualunque organizzazione che miri a soddisfare la crescente domanda di autenticità da parte del cliente.

Recensione del Publishers weekly (copiato da here)

Questo rivelatore ma farraginoso volume dice alle aziende di rimanere “autentiche verso se stesse” o, come minimo di apparire genuine, sostenendo che “in un mondo riempito costantemente di esperienze intenzionalmente allestite … i clienti scelgono di comperare o non comperare basandosi su quanto autentica percepiscano un’offerta.” Tutto quello che forma l’identità dell’azienda-dal nome e le pratiche ai dettagli dei suoi prodotti-condiziona la percezione di autenticità dei clienti. Giocolando con i concetti filosofici, studi approfonditi di casi ed slogan, Gilmore e Pine (The Experience Economy) si inguaiano con un capitolo titolato “Falso, Falso, E’ Tutto Falso”, il quale sventra l’intera idea di autenticità: “Nonostante dichiari “vero” e “autentico” nella confezione del prodotto, niente nei business è veramente autentico. Tutto è artificiale, falso.” L’argomento è inaspettato e forse brillante-anche se confuso, dal momento che la maggior parte di Authenticity sostiene che i business dovrebbero sforzarsi non solo di apparire autentici ma anche per diventarlo. Gli schemi, matrici e parti evidenziate del libro lo rendono ancora più confusionario, mentre il consiglio degli autori (“le tue offerte di business devono diventare vere”) diventa una ricerca spirituale. Eppure la prosa è rapida e colloquiale, e il libro è pieno di spunti di riflessione e provocazioni, e può ispirare ad alcuni esecutivi a tenere conto di come i clienti considerino la loro azienda. (Nov.)

- Pagina del Publisher | Pagina Amazon
- Scarica tabella dei contenuti e primo capitolo (pdf, 170 kb, 12 pagine)

7 ottobre 2007
Film Danese: Innovazione tramite Design
Innovation via design Il Design Centre Danese e la casa produttrice TWO+ hanno fatto il film “Innovation via Design – The Danish way to compete in the world market”. Il filmato verrà utilizzato, tra le altre cose, nei tentativi di portare il design Danese in Cina.

Il filmato di 4 minuti illustra i singolari modi con cui le grosse aziende Danesi come Bang & Olufsen, Hummel, Novo Nordisk, Jyske Bank e LEGO applicano il design come strumento strategico nelle loro attività. Loro sono consapevoli che il design è l’elemento che fa la differenza tra un prodotto standard e un prodotto competitivo.

Visualizza il filmato

18 luglio 2007
Barcellona_Londra: confronto, contrasti e sfide della storia del successo delle due città
BCN_LDN 2020 Oggi il gruppo di esperti britannico Demos ha lanciato una nuova collezione di saggi prodotta in collaborazione con la commissione catalana di esperti Fundació Ramon Trias Fargas che confronta le due storie del successo urbano delle città di Londra e Barcellona.

Il report, intitolato BCN_LDN 2020, indaga come le due città possono rinvenire nel loro passato le radici delle più rilevanti sfide e politiche urbane.

Sintesi

Negli ultimi quindici anni hanno ottimizzato la storia delle ‘città rinascenti’. Adesso affrontano una serie di sfide senza semplici risposte – come, ad esempio comportamenti pubblici, spazi pubblicimigrazione ed identità, governo ed immaginazione collettiva. La raccolta BCN_LDN 2020 riunisce temi procatori che indagano attuali problematiche politiche e storie alternative.

La collaborazione tra Demos e Fundació Ramon Triasha abuto inizio con un Work Party nell’estate 2006, che ha cercato di rintracciare nella storia degli ultimi decenni le premesse delle decisioni politiche e delle sfide oggi affrontate dalle due città.

La pubblicazione BCN_LDN 2020 riunisce tematiche che riconoscono la riuscita di recenti politiche, ma forniscono anche una riflessione critica sulle storie del successo delle due città.

La raccolta contiene saggi di Antoni Vives (Fundació Ramon Trias Fargas), Dr Fran Tonkiss (London School of Economics), Indy Johar (Zero Zero Architects), Anwar Akhtar (Cultural Industries Development Agency), Chris Murray (Core Cities Group), e Lise Autogena (artista indipendente / NESTA).

Scarica la pubblicazione (pdf, 1.7 mb, 102 pagine)

4 luglio 2007
Il brand slide show di Nokia “osservare e progettare”
First we observe Keith Pardy e Alastair Curtis di Nokia hanno realizzato uno slideshow sulle priorità del brand e del design, come parte di una presentazione esterna per gli investitori presenti al Nokia Capital Markets Day 2006.

La presentazione riguarda l’approccio umano di Nokia alla tecnologia: per cui dapprima vi è una fase di osservazione cui segue una di progettazione, per poi convertire questo nella filosofia del brand.

Keith Pardy il vicepresidente strategico di Nokia Strategic Marketing, mentre Alastair Curtis è il capo designer di Nokia.

(via Logic & Emotion)

2 luglio 2007
Timo Veikkola (Nokia) sulla visione del futuro
Timo Veikkola Questo video della durata di 20 minuti della PSFK Conferenza di Londra del 2007 mostra la presentazione di Timo Veikkola, senior future specialist della Nokia, sul tema della della Visione del nostro Futuro. Poichè il design è il riflesso della società, possiamo immaginare il futuro attraverso i trend, le osservazioni e le intuizioni. Quali valori, capacità e comportamenti di oggi daranno forma al nostro futuro?

Juliana Xavier fornisce alcune ulteriori informazioni sul suo blog “mind the gap”.

Timo Veikkola è un antropologo dedito allo studio delle persone all’interno della cultura. Così come molti antropologi, ricopre un ruolo di notevole importanza all’interno dell’azienda. Egli studia la società per comprendere i comportamenti e la cultura che possono ispirare il team di designer. [...]

I trend sono manifestazioni di valori e capacità, di comportamenti e reazioni a ciò che sta accadendo nel mondo. Quindi l’innovazione deve essere basata sulla attenta osservazione e sulla corretta intuizione di cosa sta accadendo nel presente affinchè porti ad un’innovazione di prodotto o ad un differente modo di comunicare.

Leggi il report

2 luglio 2007
Jyske, l’esperienza della banca danese
Jyske Bank Jyske Bank, la terza istituzione finanzaria danese, ha investito l’equivalente di 54 milioni di euro nella riprogettazione dell’esperienza fornita al consumatore e nella propria marca.

Un saggio elaborato dall’Istituto di Copenhagen per gli Studi sul Futuro:

Jyske Bank ha recentemente cambiato radicalmente il proprio concetto di business, in questo modo il consumatore può combinare insieme le proprie soluzioni bancarie. La banca si è focalizzata sull’esperienza del prodotto, in forma virtuale e non. La banca definisce la propria iniziativa “Jyske Difference” ["Jyske Forskelle"] e lo slogan è “Jyske è la banca che fa la differenza.”

Nel breve processo (quattro mesi) in cui è stato sviluppato e parzialmente implementato il nuovo concetto di business, la banca è stata inspirata dalle riflessioni sull’Uomo Creativo e sul trend dell’individualizzazione elaborate dall’Istituto di Copenhagen per gli Studi sul Futuro‘. Come scritto nel FO/futureorientation:

“Molti consumatori vedono le banche ed i relativi prodotti come uniformi – ed un po’ noiosi. Nello stesso tempo, noi notiamo che il consumatore sta cambiando il proprio comportamento. Desidera più influenza, è più fiducioso in se stesso nel momento in cui chiede un serizio personale. Il consumatore creativo, che desidera realizzare le proprie soluzioni, è il prossimo stadio. I consumatori vogliono realizzare ed ottenere prodotti e servizi fatti su misura per le loro specifiche necessità, e questo vale anche per per i prodotti bancari. Con la nuova iniziativa, la banca potrà incontrare più facilmente le richieste del consumatore moderno. Con Jyske Difference, la Jyske Bank vuole far capire che si tratta di molto più di una semplice banca: Jyske Bank è una banca, uno store, una moderna biblioteca. Jyske Bank è il luogo in cui i consumatori possono divenire più astuti, inspirati, e vivere l’esperienza di un’atmosfera chiara e diretta.”

Vedi anche questo video di presentazione del concept (2:49).

Alla fine di agosto Frank Pedersen, direttore di comunicazione e marketing presso la Jyske Bank, spiegherà coa hanno fatto e cosa hanno ottenuto nello scorso anno, in occasione di Motion, la nuova conferenza in tema di economia sulla nuova esperienza del brand che si terrà in Norvegia.