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  Articoli della categoria 'Architettura'
27 ottobre 2009
Synchronicity, un libro di Julian Bleecker e Nicholas Nova
A Synchronicity A synchronicity:
Design Fictions for Asynchronous Urban Computing

di Julian Bleecker e Nicolas Nova

Disponibile come libro stampato su richiesta da lulu.com. Cliccate qui per ordinarlo.
Disponibile da scaricare gratis qui.

La serie Situated Technologies Pamphlets, pubblicata dalla  Architectural League, esplora le implicazioni dell’ubiquitous computing nell’architettura e nell’urbanismo. Come vengono influenzate la nostra esperienza della città e le scelte che effettuiamo al suo interno dalle comunicazioni cellualri, i media pervasivi, l’informatica dell’ambiente ed altre tecnologie “situate”? Come modificherà la capacità di progettare ambienti sempre più reattivi il modo di concepire gli spazi degli architetti? Cosa hanno bisogno di sapere gli architetti riguardo all’informatica urbana e cosa devono sapere i tecnici sulle città?

Nel corso degli ultimi cinque anni, il campo dell’informatica urbana era caratterizzata da una grande enfasi sulla cosiddetta “real-time, database-enabled city” che è sincronizzata con l’Internet delle Cose. In Situated Technologies Pamphlets 5, Julian Bleecker e Nicholas Nova discutono di invertire questo punto di vista comune e speculare sull’esistenza di una “città asincrona.” Loro prevedono tecnologie situate basate su segnali deboli che mostrano l’importanza del tempo nelle pratiche umane. Loro immaginano l’emergenza delle tecnologie veramente sociali che attraverso una meditata provocazione possono invertire e dirompere la prospettiva comune.

Situated Technologies Pamphlets verrà pubblicato in nove piccoli numeri nel corso di tre anni e verrà editato da una lista a rotazione di importanti ricercatori e professionisti  dell’architettura, arte, filosofia della tecnologia, studi di media comparativi, studi di performance ed ingegneria.

1 settembre 2009
Experientia aiuta Helsinki a ridurre le emissioni di carbonio
Low2No Helsinki, Finlandia. Nella mattinata di oggi, è stato dato l’annuncio che Experientia, società con base a Torino, è entrata a far parte del team vincente che vedremo impegnato in un progetto a Jätkäsaari, Helsinki. Il progetto aspira a costruire un’area urbana a basse o a zero emissioni di carbonio. La gara di design development dal nome “Low2No” è stata lanciata da SITRA (un Fondo Pubblico indipendente Finlandese per l’Innovazione). SITRA ha rivelato oggi che la squadra vincente è composta da Arup e da Sauerbruch Hutton (entrambe studi di progettazione architettonica) e da Experientia e Galley Eco Capital. La squadra di aziende vincitrici è stata selezionata su altre 74 squadre candidate per C_life (titolo del progetto vincente): City as living factory of ecology (“Una città trasformata in officina dell’ecologia”N.d.T.)

Il team di Experientia apporterà al progetto la propria singolare prospettiva come società innovativa nel design dell’esperienza di prodotti e servizi. Grazie all’attenzione che la società dedica al design incentrato sulle persone, sulle loro reali esigenze, sui loro comportamenti e sulle loro esperienze, Experientia darà equilibrio alla parte finanziaria e architettonica del progetto, e curerà in particolare la parte dedicata alla progettazione e valutazione dell’impatto che la sostenibilità ha sullo stile di vita quotidiano delle persone. Sitra nel comunicato ha annunciato con enfasi che il team multinazionale si è qualificato come vincitore per la proposta particolarmente originale ed innovativa sull’analisi dei comportamenti di consumo e gestione dell’energia. Marco Steinberg, direttore di “strategic design” presso Sitra, nonché presidente della giuria della gara, ha affermato: “Attraverso una proposta olistica ben articolata, la strategia ha messo in evidenza due importanti intuizioni: la creazione di un distretto libero da emissioni di carbonio, che coincida con la pianificazione orientata al cittadino, sostenendo in tal modo l’obiettivo di Sitra di dare voce ai cittadini.”

Mentre gli altri componenti della squadra vincitrice hanno concepito le strategie finanziarie e architettoniche per il progetto, Experientia si è assunta la responsabilità di affrontare il delicato tema di come facilitare il cambiamento dei comportamenti di consumo di energia, per incoraggiare uno stile di vita sostenibile all’interno di questo distretto urbano radicalmente rinnovato. Partendo dal concetto che le persone, il contesto in cui vivono, la loro rete sociale, le loro abitudini e le loro convinzioni rappresentano strumenti cruciali per creare un mutamento sostenibile nel loro comportamento, Experientia ha rivolto la propria attenzione ai modi in cui è possibile offrire alle persone il controllo sui loro consumi e per vedere gli effetti delle proprie azioni sull’ambiente.

Utilizzando la propria competenza nel progettare l’esperienza delle persone in ambienti dotati di tecnologia, le strategie di Experientia atte a facilitare questo cambiamento sono: il rafforzamento dei programmi di partecipazione e di consapevolezza, attraverso servizi mirati a creare azioni sociali e consuetudini fondate su valori ecologici; l’utilizzo della tecnologia a sostegno delle persone nei loro processi decisionali, quali le unità di misura del consumo di energia e i sistemi dinamici per determinare i prezzi; la creazione di circuiti positivi di supporto (con incentivi e vantaggi) per le persone che vivono, lavorano e visitano Jätkäsaari; e l’utilizzo della comunità come rete di conoscenza per la condivisione delle best practices.

Nel corso dei prossimi 6 anni, il distretto di Jätkäsaari sarà progettato, costruito e aperto alla gente. Da lì, gli ideali di sostenibilità che dominano la vita quotidiana fungeranno da esempio a tutta la città di Helsinki, alla Finlandia e al mondo intero. Attraverso Experientia, Torino sarà parte dinamica di questo viaggio.

Per maggiori informazioni sul progetto Low2No, o su Experientia, contattare Michele Visciola, senior partner e Presidente, allo 011 812 9687 o via email: michele dot visciola at experientia dot com

26 giugno 2009
Arup Foresight – Drivers of Change
Arup Drivers of Change L’iniziativa Drivers of Change di Arup è un programma di ricerca che esplora quei temi che più probabilmente hanno un importante impatto sulla società, sugli affari di Arup e su quelli dei loro clienti.

In seguito al successo della pubblicazione drivers of change 2006,  Arup Foresight ha pubblicato di recente un aggiornamento.

Questo nuovo set di 175 carte investigai profondità i principali elementi che hanno particolare importanza per il lavoro di Arup. Questi comprendono energia, rifiuti, cambiamento climatico, acqua, demografia, urbanizzazione e povertà.

Le carte possono essere utilizzate per sviluppare una strategia di business, brainstorming, formazione e per aiutare al lettore ad ottenere una maggiore conoscenza sugli argomenti che stanno guidando il cambiamento globale. La pubblicazione ci incoraggia anche a pensare in modo olistico e creativo.

Date uno sguardo anche ai vari blog di Arup Foresight:
* future frequency
* emtech primer (di Duncan Wilson)
* global village
* foresight podcasts
* city of sound (di Dan Hill)

19 marzo 2009
Buon Design su Metropolis
Good Design Il numero di Marzo di Metropolis è focalizzato sui prodotti col tema del Buon Design.

Diversi degli articoli si adeguano ai temi trattati in questo blog:

What is good design?
Di Peter Hall
La definizione del ventunesimo secolo di buon design era determinata principalmente dalla forma. Oggi il livello è troppo alto ed il mondo troppo complesso, per una risposta superficiale.

Buono È Sostenibile (“Bending the Reeds” di Julie Taraska)
Buono Is Accessibile (“Updating a Workhorse”, un articolo sul Perkins Brailler di Kristi Cameron)
Buono È Funzionale (“Redefining Design” di Jennifer Kabat)
Buono È Ben Fatto (“In Praise of the Supernormal”, Paul Makovsky intervista Jasper Morrison)
Buono È Emozionalmente Risonante (“Selective Memories”, Donald Norman sul creare un’esperienza dell’utente evocativa)
Buono È Duraturo (“Mari on Mari”, un profilo su Enzo Mari di Martin C. Pedersen)
Buono È Socialmente Beneficioso (“Products For a New Age”, Ken Shulman sul come trattare coi problemi più irritanti del mondo)
Buono È Bello (“Empty Promise”, un profilo di Muji di Mason Currey)
Buono È Ergonomico (“A Call to Arms”, Suzanne LaBarre sul design della prostetica)
Buono È Economico (“Banal Genius”, Paul Makovsky sull’intrigante collezione Under a Fiver di Sam Hecht)

La Nuova Realtà New Reality
- Motor City Blues (Michael Silverberg sui tre di Detroit)

- Graduating Class (studenti che stanno completando dieci programmi di design industriale parlano sui loro piani di carriera)
- Surviving the Storm (Belinda Lanks sul come i retailer cercano nuovi modi di attirare compratori in un clima di affari ostile)

Within the Product of No Product
Di John Hockenberry
Quali sono le implicazioni dei designer industriali se il più forte impulso dei consumatori diventa il non comprare?

Product Panic: 2009
Di Bruce Sterling
Cos’è un designer industriale in mezzo al caos economico? Il nostro opinionista offre qualche consiglio per la carriera.

Rekindling the Book
Di Karrie Jacobs
Il nuovo lettore digitale di Amazon può fare per la stampa quello che l’iPod ha fatto per la musica?

(via Designing for Humans)

1 marzo 2009
Carlo Ratti, Dan Hill e Anne Galloway al LIFT09
LIFT 2009 Una delle migliori sessioni dell’intera conferenza LIFT ha avuto luogo giovedì pomeriggio. Ora che la metà del mondo abita nelle città, è innegabile che una ricombinazione del nostro ambiente fisico attraverso le innovazioni tecnologiche porterà a dei cambiamenti, a problemi e anche a nuove opportunità inattese. Carlo Ratti, Dan Hill e Anne Galloway hanno discusso sul modo in cui  la nostra relazione con lo spazio cambierà attraverso varie nuove tecnologie edhanno esaminato le principali sfide di questo settore.. Carlo Ratti Un architetto, ingegnere e agit-prop, Carlo Ratti (wikipedia) lavora a Torino, e insegna al Massachusetts Institute of Technology (MIT), negli Stati Uniti, dove dirige il SENSEable City Laboratory. Lo strato digitale non ha veramente ucciso quello fisico. Si sono mescolati. I bit e i dati si stanno unendo per costituire nuovi tipi di esperienze nello spazio urbano. La sfida è di fornire nuovi modi di rendere significati, liberandoci di tutta l’informazione che non ci serve. Per illustrare il punto della visualizzazione dell’informazione, Carlo ha mostrato molti lavori svolti presso il SENSEable City Lab. – Cellphone activity during the World Cup Final in RomeReal Time RomeThe world’s eyes (basato sui dati di posizione di Flickr) – globe encountersthe world inside new yorkDigital Water Pavilion for Zaragoza 2008 Dan Hill (Il video sopra è in Inglese e non in Francese). Dan Hill (blog) ha lavorato all’avanguardia delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (ICT) dai primi anni ‘90. È stato uno degli architetti chiave dela riprogettazione dela BBC per l’era dei media on demand, ha lanciato la rivista Monocle, ha organizzato la conferenza di architettura ed urbanismo Postopolis a New York, e gestisce City of Sound, universalmente acclamato come uno dei migliori siti di architettura ed urbanismo. Per Arup, Dan sta aiutando i clienti a esplorare le possibilità delle ICT dal punto di vista creativo e del design, ripensando a come l’informazione cambia le strade e le città, i quartieri e le organizzazioni, la mobilità e il lavoro, lo spazio pubblico e di gioco. Dan ha cominciato la sua conferenza “soft infrastructure” con un esempio particolarmente intenso di attacco a un’infrastruttura debole, per esempio quando non si comporta come dovrebbe, in quanto ci ha messo quattro giorni ad arrivare dall’Australia a Zurigo. Può anche non importare quanto buona sia l’infrastruttura fisica, è l’infrastruttura soft che influenza come vi sentite, l’esperienza. Ad ARUP, un’azienda di ingegneria, Dan ha a che fare con design di interazione, design di software, IA, design di servizi, organizzazione in un contesto più ampio, sistemi e gente, design urbano, informatica urbana. E non solo. Soft infrastructure riguarda anche modelli di business, il contesto legale e politico, i sistemi di credo e il tessuto sociale e culturale. Dan fa un passo indietro e mostra il film “The City”, l’appello del Regional Planning Association of America alle città caotiche e allo sviluppo urbano incontrollato (guardatelo qui parte 1 e parte 2). Un altro esempio di questo pensiero è il libro New Movement in Cities (1966, con diversi diagrammi pre-Archigram di Warren Chalk, Ron Herron e Dennis Crompton) che mostrano una città di arterie e metropolitane ed un clip dal film del 1963 Hands Over the City, diretto da Francesco Rosi. Che cosa è successo? le persone capiatno a caso, non la tecnologia. Perché queste visioni del futuro non si sono sviluppate diversamente? I sistemi sociali, culturali e politici sono cambiati. Le industrie si sono spostate dalle città ed è entrata la finanza. E la società agiata non si è proprio vista. La città è valorizzata dalle calcolatrici (qualcosa da suddividere). L’infrastruttura soft ci da qualche opportunità, e una di queste è la possibilità di piegare la città fisica, per esempio attraverso approcci informativi al transito (alcuni esempi sono il progetto City Car del MIT ed il progetto Volkswagen 2028). Entrambi questi progetti si basano sulla libertà e la disponibilità, ma non sulla proprietà. La città del futuro è la città in cui camminare, da girare in bici – con un urbanismo fatto a misura d’uomo, un urbanismo che cammina e che è intensificato dall’informatica. Questi interventi – per esempio il bikesharing – cambiano la sensazione di città senza cambiarne l’infrastruttura fisica. Un altro modo di fare questo è fornire alla gente informazione sulla città in tempo reale. Questo vi fa sentire come se foste in controllo della rete di transito e non viceversa, e ricolloca la rete di transito a livello della gente. Un altro cambiamento che sta introducendo l’informatica è il carattere invisibiel che sta assumendo il lavoro. Non sapete più a cosa stanno lavorando gli addetti all’informazione. Come possiamo rendere questo lavoro invisibile nuovamente visibile? La promessa latente dell’informatica è che le cose possano cambiare veramente in risposta all’informazione, e abbiamo bisogno di utilizzare le tecniche di design incentrato sull’utente in questo contesto. Leggete anche questa riflessione post-conferenza di Dan, che contiene diversi video fra quelli presentati. Anne Galloway Non c’è (ancora) un video della conferenza di Anne Galloway, il che è un peccato, perché lei è una relatrice molto coinvolgente e i miei appunti non sono eccezionali. Anne Galloway (sito | blog), che insegna design e arti informatiche presso la Concordia University a Montreal, Canada, ha recentemente completato un PhD in sociologia e antropologia alla Carleton University, Ottawa, Canada, che comprendeva uno studio etnografico del design di tecnologie cellulari e pervasive per gli ambienti urbani. Interessata alle connessioni tra le pratiche tecnologiche, spaziali e culturali, l’attuale ricerca di Anne esplora come la teoria dell’attore-rete e le critiche della vita quotidiana possano aiutare la gente a comprendere e a formare le tecnologie emergenti. Quando visualizziamo la città futura, dobbiamo anche indirizzarci alle aspettative, le promesse e le speranze della gente. Queste tuttavia non sono nostre qualità, ma azioni. Noi abbiamo aspettative. Noi promettiamo. Noi speriamo. Loro realizzano alcuni futuri e non altri. Loro guidano le nostre attività e ci forniscono strutture e legittimità. Loro attraggono interesse e incoraggiano l’investimento. Loro definiscono i ruoli e chiariscono i doveri. Loro offrono visioni di come prepararsi per le opportunità ed i rischi. Loro mobilitano risorse a livello globale, nazionale, istituzionale e individuale. Loro garantiscono la produzione di misure, calcoli e modelli. Loro mediano le relazioni tra gente e gruppi diversi. Loro creano un legame reciproco, obblighi e gruppi. E se immaginassimo il futuro come un regalo per la gente? I regali sono potenti, ma fare regali è una questione delicata. Il regalo – qual è la relazione tra il donatore e il ricevente? – cosa possiamo aspettarci dall’altro? – come sappiamo se l’altro desidera il vostro regalo? Regalare – come sappiamo che apprezza il vostro regalo? – cosa farete se non apprezza il vostro regalo? – come vi comporterete se fa cattivo utilizzo del vostro regalo? Avete mai ricevuto un bel regalo e non l’avete mai usato? Ora pensiamo di nuovo alle città regalate. Città che ci forniscono ‘informazione interessante’ e feedback gratuiti per il nostro uso. Ma cosa me ne faccio di quello? Cosa faremo con questi regali? I cittadini possono usare questi dati per intraprendere un’azione politica, per mappare meglio l’ambiente circostante. Ma questo richiede prima di tutto che noi desideriamo diventare dei raccoglitori di informazioni e che abbiamo la capacità di dare un senso ai dati che raccogliamo. Il nuovo cittadino urbano in altre parole crea dei “rischi regalo” – quando la cittadinanza attiva richiede accesso alla tecnologia, la gente senza accesso diventa effettivamente non-cittadina. – quando i dati scientifici sono i generi di evidenza più appropriati che un cittadino possa raccogliere, l’azione politica viene affidata alla conformità della struttura esistente di conoscenza e potere. In conclusione, quando state costruendo la nuova città, – che tipo di futuro sperate di trasmettere? – che genere di città sperate ricevere?
13 febbraio 2009
Il nuovo libro di Kazys Varnelis sulla cultura della rete
Kazys Varnelis Kazys Varnelis [CV | blog], autore di Networked Publics e direttore del Network Architecture Lab della Columbia University Graduate School of Architecture, Planning, and Preservation, sta scrivendo un nuovo libro e pubblicandone le bozze sulla rete.

“Il mio attuale progetto di ricerca—già ben avviato—è un libro pensato per sintetizzare la cognizione storica della nostra epoca, venendo a patti con le mutate condizioni nella cultura, nella soggettività, nell’ideologia, e nell’estetica, che caratterizzano la nostra nuova era sulla rete. Nel libro, analizzo come la rete non sia esclusivamente una tecnologia con ramificazioni sociali, bensì, piuttosto, qualcosa che unisce i cambiamenti sociali, economici, estetici e ideologici.

Proprio come le macchine hanno reso possibile la moderna industrializzazione e si sono anche poste come un modello per la società moderna – razionalizzata e suddivisa in scompartimenti – mentre il computer programmabile rivestiva il medesimo ruolo per il flessibile ambiente socioeconomico del postmodernismo, oggi la rete non solo connette il mondo, ma riconfigura la nostra relazione con esso. In questo libro sosterrò che molti dei principi della cultura dall’Illuminismo: il soggetto, il romanzo, la sfera pubblica, stanno attraversando un processo di riforma radicale.”

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(via Bruce Sterling)

16 ottobre 2008
La sezione speciale sullo experience design di ArchiTech
ArchiTech L’edizione di settembre della rivista di architettura Americana ArchiTech contiene una sezione speciale sullo experience design.

La sezione, che vede lo experience design come “un nuovo modo di pensare, progettare, partecipare che utilizza i media e l’architettura per produrre spazi immersivi”, è, secondo me, piuttosto problematica. Lo experience design è tutto sull’intrattenimento e le comunicazioni. Non sull’affrontare le necessità della gente o fornire una soluzione contestuale di rilievo. La sezione non contiene molto neanche sul design di interazioni, o sulla relazione tra l’uso della tecnologia da parte della gente (per esempio attraverso i dispositivi mobili) e gli ambienti architettonici che li circondano. Progetti più innovativi ed esperimentali che stanno ridefinendo l’architettura attraverso la loro reinterpretazione della relazione tra la gente e l’ambiente costruito non vengono neanche menzionati.

Nonostante sia un approccio allo experience design che non appoggio o considero molto, è piuttosto prevalente, e di conseguenza merita di essere menzionata. La sezione contiene tre articoli:

Building fiction: the architecture of experience design
di Tali Krakowsky, direttore di experience design presso Imaginary Forces, un’azienda di design ed intrattenimento multidisciplinare con base a Hollywood e New York.

“L’architettura è sempre stata la casa del racconto. [...] Infondendo media digitale nell’architettura, la disciplina dell’experience design spera di trasformare gli ambienti statici in spazi chinetici, cinematici, informativi ed interattivi che offrano un antologia infinita di storie. [...] L’experience design è il processo di creare un simile racconto nello spazio.”

Experience as material: transforming architecture into communications media
di Don Richards, direttore creativo presso Foghorn Creative, un’azienda basata a San Francisco che fornisce direzione e coordinazione creativa ai progetti di comunicazione immersiva di tutto il mondo.

“Gli strumenti che abbiamo oggi per la produzione di spettacoli e le comunicazioni immersive sono semplicemente fenomenali. Non c’è più nemmeno una chiara distinzione tra R&D ed implementazione. Scriviamo codici e modifichiamo l’equipaggiamento sul luogo per rispondere alle opportunità. Gli strumenti di display digitale che usano gli architetti oggi (come i display LED, digital playback, e pixel mapping) sono tutti evoluti a partire da tecnologie inizialmente sviluppate per il design teatrale e di intrattenimento.”

Convergence: blending the digital and physical
di Jesse Seppi e Vivian Rosenthal, fondatori di Tronic, uno studio di New York di design, direzione ed animazione.

“L’intersezione di design digitale e fisico apre nuove realtà di forma e esperienza. Mentre nel passato del processo digitale erano semplicemente un mezzo per rappresentare una struttura, gli strumenti digitali odierni formano l’architettura in sé, ammettendo l’innovazione e l’esperimentazione nella forma costruita.”

(via Stephen Rustow presso SRA Consultancy)

7 settembre 2008
The Adaptive City, un saggio di Dan Hill
Men watching data The Adaptive City è il titolo di un eccellente saggio di Dan Hill sulle ultime idee riguardo l’informatica urbana e l’urban information design, l’impatto delle informazioni in tempo reale e della pianificazione collaborativa, e sopratutto il ruolo in continuo cambiamento e la nuova responsabilizzazione degli abitanti di queste città. Nella parole di Hill: le città come interfaccia dell’utente per il governo, nel quale [i cittadini] giocano un ruolo intrinseco.

Dan Hill è un senior consultant presso la rinomata ed innovativa azienda di ingegneria Arup. In precedenza, è stato direttore di rete e trasmissione presso Monocle e capo della tecnologia e design interattivi presso la BBC.

Il saggio verrà pubblivato nel catalogo per la mostra di Urban Play, un progetto concepito da Scott Burnham e sviluppato con Droog Design.

25 agosto 2008
Una stanza con vista
Treatment In “A Treatment Room With a View”, il Wall Street Journal tratta dei lavori paziente-centrici nella sanità. 

“Sottoporsi a chemioterapia, trattamenti di radiazioni, MRI, CT scan e simili può risultare già abbastanza sgradevole. Ma spesso, stanze e corridoi tetri e privi di finestre peggiorano solo l’esperienza.

Ora, alcune istituzioni sperano che nel rendere queste aree più attraenti, possano alleviare lo stress, la paura e lo smarrimento dei pazienti, e forse influenzare la loro conizione in positivo. [...]

Molti delle innovazioni derivano dal settore emergente del “design basato sull’evidenza”, il quale lega le scelte d design alla ricerca sul com l’ambiente fisico possa influenzare il benessere e sostenere la guarigione. Questo include elementi di design pratico destinati al miglioramento della sicurezza, così come l’utilizzo di caratteristiche puramente estetiche come cascate, giardini ed opere d’arte.”

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via Mark Hurst

4 luglio 2008
From ubiquitous technology to human context (video)
UIA World Congress of Architecture Mercoledì 2 Luglio Nicolas Nova (LIFT lab) ha gestito una sessione presso il World Congress of Architecture di Torino intitolata “From ubiquitous technology to human context – Technology applied to architecture and design: does it solve problems or create needs?”.

I relatori erano Adam Greenfield (Head of Design Direction, Nokia), Jeffrey Huang (Director, Media and Design Laboratory, EPFL, Svizzera) e Younghee Jung (senior design manager, Nokia).

Video: Dopo dieci minuti di sessione, mi sono accorto che non è stato preso alcun provvedimento da parte degli organizzatori per registrare le presentazioni, quindi ho iniziato a registrare tutto da un piccolo dispositivo Nokia N95. Ovviamente la qualità dell’immagine non è un granché ma il suono è piuttosto buono. Ho caricato tutto su Goggle Video: Adam Greenfield, Jeffrey Huang e Younghee Jung.

Mi devo però scusare: innanzitutto con Nicolas per non aver registrato anche la sua sessione – come ho detto, mi sono accorto troppo tardi che gli organizzatori non lo stavano facendo – fortunatamente Nicolas ha pubblicato un riassunto e le slide sul suo blog personale. In secondo luogo anche con Younghee, la cui presentazione è stata registrata solo per metà, in quanto si esaurì la batteria del N95.

Purtroppo la sessione è finita un po’ nel caos. Essendo iniziata tardi, è anche andata avanti per più tempo del previsto e la gente della sessione successiva ha iniziato ha riempire la sala e ad un certo punto ha iniziato a istigare l’ultima relatrice – Younghee Jung – a finire. Una fragile Younghee – durante la cui conferenza ha condiviso un evento personale col pubblico che era molto vicino a lei emozionalmente – improvvisamente ha dovuto riassumere 30 slide in 2 minuti e questo per fortuna non è su video. Forse può ancora mandarci la sua presentazione.

6 giugno 2008
Un ostacolo per le città future: le abitudini umane
Masdar Il Christian Science Monitor ha pubblicato un articolo interessante che esprime scetticismo sul fatto che la città carbon-neutral di Masdar in Abu Dhabi possa effettivamente un modello globale di innovazione urbana sostenibile:

“Il progetto ha fatto poco per impressionare i progettisti di città verdi non connessi con la ventura. Un’utopia creata dai petro-dollars non è una soluzione pratica per i problemi di emissione del mondo reale, dicono. Le città devono affrontare questioni politiche e sociali che sono irrilevanti per l’esperimento UAE.”

Di maggiore importanza per il tema di questo blog, l’articolo sottolinea anche alcuni problemi culturali locali:

“Mentre Masdar ha acceso curiosità oltre i confini nazionali, essa ha riscontrato uno entusiasmo limitato presso un pubblico chiave: i locali. Per molti abitanti di Abu Dhabi,il problemi vanno dall’aria condizionata debole all’accesso limitato alle automobili – la cultura della macchina è molto radicata nell’UAE.” [...]

“La prima cosa fondamentale nel design urbano è la gente. Perchè la gente dovrebbe voler essere qui?“ dice William Mitchell, in professore di architettura e direttore del progetto Smart Cities del Massachusetts Institute of Technology a Cambridge, Mass. “Non si tratta tanto della tecnologia e dell’organizzazione di infrastrutture e sistemi, anche se questi diventano cose molto importanti.”

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5 giugno 2008
Un mese per il World Congress of Architecture
UIA World Congress of Architecture Tra un mese Torino ospiterà la XXIII edizione del World Congress of Architecture, promosso dall’UIA (Unione Internazionale Architetti).

Più di 4000 partecipanti si sono già registrati. Ci sono oltre 70 sessioni con più di 360 speaker.

L’argomento scelto per il congresso del 2008 è “Transmettere l’Architettura“, o come dicono gli organizzatori “la forza e l’abilità di espressare e comunicare valori, sentimenti e diverse culture attraverso il tempo che possiede l’architettura”

Per Leopoldo Freyrie, General Speaker del congresso UIA Torino 2008, questo indica anche il desiderio e la volontà di portare l’architettura fuori da una specie di isolamento in cui gli edifici e persino le più belle soluzioni sono progettate senza alcuna reale connessione con la realtà circostante.

Infatti durante la conferenza stamapa di oggi Freyrie è stato piuttosto categorico sul ruolo sociale ed etico del congresso, che secondo lui ha il dovere di confrontare le principali sfide ambientali, sociali, demografiche, economiche e migratorie che sta affrontando il nostro pianeta e che spesso sono concentrate nei suoi ambienti urbani.

Siamo d’accordo.

I tre giorni dedicati ai temi del congresso sono stati programmati per contenere i seguenti contenuti:

  • 30 Giugno 2008, CULTURA, la cultura, il talento e l’apprendimento e la storia del progetto e il Passato, la trasmissione e la protezione del patrimonio architettonico, restauro.
  • 1 Luglio 2008, DEMOCRAZIA, la costruzione di una democrazia urbana nel Presente, participazione, il processo di presa di decisioni, la trasformazione del territorio, comunicazione e mediazione.
  • 2 Luglio 2008, SPERANZA, sostenibilità ambientale e salvaguardia come dovere etico degli architetti, la ricerca di un Futuro con un mondo ancora abitabile, innovazione tecnologica.

Una sessione sarà di particolare interesse per i lettori di questo blog: il 2 Luglio Nicolas Nova (LIFT lab) sarà il moderatore di una sessione intitolata “From ubiquitous technology to human context – Technology applied to architecture and design: does it solve problems or create needs?”. I relatori invitati saranno Adam Greenfield (Nokia), Jeffrey Huang (Media and Design Laboratory, EPFL, Switzerland) e Younghee Jung (Nokia).

Un bel gesto è il basso costo della registrazione: 100 euro per i professionisti e 50 per gli studenti.

- Leggi il comunicato stampa di oggi (documento Word)

- Consulta il programma

4 giugno 2008
Off Congress, un’impressionante serie di eventi sul design e l’architettura a Torino
Off Congress Se state considerando di andare a Torino quest’anno, potrebbe interessarvi venire verso la fine di Giugno e/o l’inizio di Luglio.

Non solo quello è il tempo in cui avranno luogo de importanti conferenze — il World Congress of Architecture e la conferenza Changing the Change — ma ci sarà anche una impressionante serie di eventi organizzati dall’Ordine di Architetti locale sotto il banner “Off Congress“.

Veranno aperte circa 40 esibizioni nelle settimane a venire. Molti delle quali organizzate da istituzioni Torinesi, tra cui una serie di mostre su Guarini, Juvarra, Antonelli, gli architetti responsabili della Torino Barocca; un’anteprima del progetto del rifugio di montagna di Carlo Mollino; una mostra con più di 200 oggetti dalla collezione privata di Alexander von Vegesack, fondatore e direttore del Vitra Design Museum; diversi padiglionicollegati tematicamente al World Congress; una mostra in una spettacolare località del secolo XIX sui cambi fisici, sociali ed economici che ha attraversato Torino dagli anni ‘80 al presente; ed una istallazione di VR che permette di godere ancora una volta del Poème électronique, un’esperienza unica concepita da Le Corbusier per il padiglione della Philips alla International Exhibition di Brussels nel 1958.

Anche delle istituzioni straniere hanno colto l’opportunità offerta dal World Congress of Architecture per organizzare mostre a Torino, come la Tsinghua University Architecture School in Cina, la BDA Galerie Berlin, il Japan Institute of Architects, il Moscow Contemporary Architecture Center, il Bundesarchitektenkammer (BAK) della Germania, la Slovak Architects Association, la World Architecture Community (con un fulcro in Turchia), la Union of Mediterranean Architects, la Association pour la Recherche sur la Ville et l’Habitat, e la Empresa Municipal Vivienda y suelo di Madrid, Spagna.

Le gallerie di arte contemporanea di Torino (e ce ne sono diverse) hanno pianificato delle mostre speciali, presentando artisti Michael Beutler, Peter Halley, Donna Conlon, Michelangelo Pistoletto e Karim Rashid.

E c’è anche un grande numero di eventi, dal teatro a feste, da presentazioni di libri a mini-conferenze, e ovviamente anche la The Starchitecture Night.

12 maggio 2008
Numero di Maggio/Giugno di Interactions Magazine
Interactions Il numero di Maggio/Giugno di Interactions Magazine è appena uscito e alcuni dei contenuti sono disponibili online (e presto ne seguiranno altri).

Il numero è tutto dedicato ai “mondi in collisione” con “le discipline dell’interazione” diventando “pià appropriatamente integrati in altre discipline creative (per esempio l’architettura e la musica), nei business, e nei nuovi modelli di business che daranno forma ai secoli XXI e XXII”, come descritto dai redattori Richard Anderson e Jon Kolko nell’editoriale.

Presenta anche contributi di Allison Arieff (Sunset), Eli Blevis (Indiana University a Bloomington), Shunying Blevis (Indiana University a Bloomington), Benjamin H. Bratton, Valerie Casey (IDEO), Elizabeth Churchill (Yahoo! Research), Dave Cronin (Cooper), Allison Druin (Human-Computer Interaction Lab), Hugh Dubberly, Shelley Evenson (Carnegie Mellon University), Jonathan Grudin (Microsoft Adaptive Systems e Interaction group), Zhiwei Guo (Adobe Systems Inc.), John Hopson (Microsoft’s Games User Research group), Steve Howard (University of Melbourne), Tuck Leong (University of Melbourne), Zhengjie Liu Dalian Marine University), Bob Moore, Donald Norman, Steve Portigal, Scott Palmer (University of Leeds), Sita Popat (University of Leeds), Kai Qian, Laura Seargeant Richardson (M3 Design Inc.), Richard Seymour (Seymourpowell), Frank Vetere (University of Melbourne), Huiling Wei, e Ning Zhang (Dalian Marine University)

Interactions Magazine è la pubblicazione bimensile dell’ACM [Association of Computing Machinery] ed è distribuita a tutti i membri del SIGCHI [Special Interest Group on Computer-Human Interaction].

Recentemente si è sottoposta ad un restauro completo sotto la ispirata e volontaria (!) guida di Richard Anderson e Jon Kolko che l’hanno resa una pubblicazione piena di articoli, storie e contenuti attuali e riguardanti le interazioni tra esperienze, gente e tecnologia — una rivista d’obbligo per la comunità dell’esperienza d’utente!

25 marzo 2008
Tentando di iscrivermi al Congresso Mondiale di Architettura
UIA World Congress logo Tra pochi mesi, Torino ospiterà il Congresso mondiale dell’Unione Internazionale degli Architetti, il più importante evento dell’architettura al mondo.

Hanno un programma interessante, con alcuni speaker che apprezzo molto come Peter Eisenman, Massimiliano Fuksas, Adam Greenfield, Jeffrey Huang, Nicolas Nova, Dominique Perrault, Renzo Piano, e Hani Rashid. Per nominarne alcuni.

L’iscrizione è economica. 100 euro. Quindi voglio andarci. Ma è qui che iniziano i problemi.

Prima devi andare al sito dove non c’è traccia di un bottone “Iscrizione”. Ok, scopri che è chiamata “Partecipazione”.

A questo punto devi creare un account personale. Naturalmente, avevo completamente dimenticato di averlo fatto mesi prima per ricevere una newsletter. Quindi ho ricevuto un messaggio di errore in Italiano – sul sito inglese di un evento internazionale – quando ho inserito il mio indirizzo email usuale.
Prossimo passo: un mucchio di informazioni personali. Tuttavia, per inserire il nome della tua azienda devi premere un bottone radio che naturalmente ho mancato. Quindi ho inserito la mia informazione come individuo, e ho cliccato “Update data”, che non ha fatto altro che aggiornare la pagina con i dati che ho appena inserito.
Hmmm. E ora? Il menu a sinistra ha 16 opzioni cliccabili. Clicco su quella più ovvia: “Registration and Payment”.
Sbagliato, naturalmente. Giungo ad una grossa schermata con un sacco di informazioni. Nessuna delle quali mi è utile. Al fondo di quella schermata c’è “Go to subscription”. Clicco quella.
Nuova schermata: “Add partecipants” (Quello è lo spelling!).
Ma mi sono iscritto come individuo! Non come un’azienda. Ho semplicemente aggiunto la mia informazione individuale e non voglio aggiungere un altro “partecipant”.
Questa chiaramente non è una buona scelta. La seguente: “Your registered members”. Interessante! Sono curioso di sapere cosa può essere la membership di un individuo. Non ho altra scelta quindi clicco quello.
Adesso il sistema mi dice che non ho membri registrati. Strano: mi sono appena registrato!
Forse è una cosa buona. In ogni caso non voglio avere “membri” di me stesso. Voglio solo iscrivermi. Fatemi pagare i miei 100 euro, per piacere.
Quindi clicco su “Proceed to payment”.
Ritorno alla grossa schermata con un mucchio di informazione di cui non ho bisogno.

Sta diventando tremendamente irritante.

Immagino che il sistema richieda che io sia un “membro registrato” di me stesso. Quindi adesso devo aggiungere dati ancora più personali, come la mia carta di identità o il numero del passaporto. Devo anche scegliere un paese (non sono sicuro quale: il paese di cittadinanza o quello in cui abito). Scelgo Italia. Ora devo anche scegliere a quale “Professional bodies of architect” (sic) appartengo. E’ obbligatorio. Ma quello che ne viene fuori è un po’ sconcertante: una serie di province italiane e la parola “Nessuno” di cui io conosco il significato, ma buona fortuna ai tedeschi o agli americani! Forse, è stata colpa mia che ho messo Italia come il mio paese di residenza.

Una volta finito tutto quello (ricordate che mi sono iscritto da individuo), il sistema mi chiede di nuovo “add partecipants”. Sì, lo so: lo spelling. In ogni caso non voglio “aggiungere partecipanti”.

A questo punto, ho capito che questo stupido sistema richiede che clicchi di nuovo su “Registered members” nel menu a sinistra, per scoprire che ora sono un membro registrato di me stesso.

Ma come faccio a pagare? E’ sconcertante. Sono riuscito a capirlo questo pomeriggio — dopo 20 minuti di profonda frustrazione. Ho provato di nuovo per scrivere questo post, usando diversi indirizzi email ma, per la mia vita, non riesco più a trovare la soluzione. NON RIESCO A PAGARE. Non ho più idea di come si faccia.

La procedura che sono riuscito a trovare questo pomeriggio è scomparsa. Ho ricordato che in qualche modo ho trovato un check box vicino al mio nome, che era la chiaver per entrare nell’effettivo sistema di pagamento, ma ora non c’è più.

Ragazzi, questo è senza speranza. Come puoi gestire un congresso internazionale in questo modo? E per lo più è anche uno interessante! Il vostro sistema di iscrizione è orribile. ORRIBLE! Non c’è da sorprendersi che voi abbiate così poche iscrizioni. DOVETE SISTEMARE QUESTO AL PIU’ PRESTO!!!

In breve, sono più che un po’ arrabbiato.

(E qualcuno potrebbe togliere la mia doppia pre-iscrizione, così da non ricevere due volte le vostre email?).

27 dicembre 2007
Torino puntando al 2008, 2009, 2010 e 2011
I Love To Torino, Italia apre ufficialmente l’Anno di Capitale Mondiale de Design la prossima settimana con una estraordinaria Vigilia di Capodanno, organizzata specialmente per festeggiare Torino 2008 World Design Capital.

Il centro degli eventi per il 31 dicembre 2007 è Piazza Castello, il cuore barocco della città, vista negli schermi televisivi di tutto il mondo come la “Medals Plaza” dei XX Giochi Olimpici Invernali del 2006.

A parte i numerosi eventi pianificati durante il primo World Design Capital nel 2008 — alcuni richiedenti la tua partecipazione — tieni anche un occhio aperto per quello che verrà nei prossimi anni:

2008 – Congresso mondiale dell’Unione Internazionale degli Architetti UIA (29 giugno – 3 luglio)

2009CamEuropean Athletics Indoor Championships (6-8 marzo) e gli World Air Games (7-13 giugno).

2010 – Euroscience City (2-7 luglio)

2011 – Italy 150 (17 marzo- 31 ottobre)
Nel 2011 l’Italia festeggierà i suoi 150 anni di unità e molti degli eventi avranno luogo a Torino. Lo slogan: “Experience Italy!”

17 dicembre 2007
Un designer all’intersezione tra architettura fisica e i sistemi di informazione
Jeffrey Huang Bruno Giussani ha pubblicato i suoi appunti sulla lezione inaugurale di Jeffrey Huang presso EPFL, l’Istituto Svizzero di Tecnologia a Losanna.

“L’architettura e il design, dice il mio amico Jeffrey Huang (photo), stanno diventando l’interfaccia tra la vita fisica e virtuale. E quello è il suo campo di studi: come possono incorporare le strutture (edifici, città e paesaggi) sistemi di comunicazione digitale? Quali sono gli effetti della digitalizzazione sulle tipologie delle città al giorno d’oggi?

Settimana scorsa, il professor Huang — che tra le altre cose ha avuto un ruolo importante nella creazione della Swiss House a Boston, chiamata adesso Swissnex — ha tenuto la sua lezione inaugurale presso l’EPFL, l’Istituto Svizzero di Tecnologia a Losanna, dove lui conduce il Media and Design Lab (lui era precedentemente alla Harvard School of Design). Ecco i miei appunti.”

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5 dicembre 2007
L’informatica urbana e i suoi malcontenti
Urban Computing Una conversazione tra gli scrittori Adam Greenfield e Mark Shepard fornisce una visione di insieme degli argomenti chiave, gli antecedenti storici e gli approcci contemporanei al design di tecnologie situate e l’abitare città popolate da queste.

“Le serie di Situated Technologies Pamphlet esplorano le implicazioni dell’ubiquitous computing per l’architettura e l’urbanistica: Com’è la nostra esperienza di città e come le scelte che effettuiamo all’interno di essa vengono influenzate dalle comunicazioni mobili, i media pervasivi, l’informatica dell’ambiente e altre tecnologie “situate”? Come l’abilità di progettare ambienti sempre più reattivi muterà il modo in cui gli architetti concepiscono lo spazio? Cosa hanno bisogno di sapere gli architetti sull’informatica urbana e cosa devono sapere gli informatici sulle città? Il Situated Technologies Pamphlets verrà pubblicato in nove numeri e verrà editato a rotazione da una serie di esperti ricercatori e professionisti di architettura, arte, filosofia della tecnologia, media comparativi e ingegneria.”

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(via Régine Debatty)

30 novembre 2007
InterSections 07: un dibattito sul design
Intersections La conferenza sponsorizzata dall’UK Design Council InterSections 07 ha riunito 34 esperti di design per analizzare come il design si stia evolvendo e come questo stia influenzando le sue relazioni con altri settori.

La conferenza, tenutasi a NewcastleGateshead nell’Ottobre 2007, ha analizzato le trasformazioni del design che si adatta a un mondo in transizione. Due giorni di dibattiti stimolanti e vivaci hanno considerato come i designer si stiano adattando al nuovo scenario acquisendo nuovo know-how.

Le registrazioni audio e le trascrizioni sono ora online e propongono una serie di presentazioni chiave:

Ci sono inoltre delle tavole rotonde e delle sessioni con sotto-gruppi:

7 novembre 2007
Abitare i luoghi: i valori degli utenti nell’ambiente costruito
Places I teorici hanno discusso a lungo sul fatto che ci siano due diversi concetti di valore a guidare la produzione dell’ambiente costruito: valore di scambio e valore d’uso.

In questo articolo Joost Beunderman, un ricercatore presso Demos argomenta che, “se volessimo favorire il valore d’uso dei luoghi per il pubblico risperro al valore finanziario che uno spazio genera, allora non possiamo essere soddisfatti con i nostri modi attuali di pianficare le città. Abitare un posto implica un rapporto attivo, creativo ed in costante cambiamento dell’utente con il suo ambiente – una categoria diversa dallo shopping, o dal comprare una casa. Ci sono ragioni importanti per cui noi dovremmo rendere centrale questo concetto d’uso, e fare passi concreti per arricchire la relazione tra gente e luoghi.”

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