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  Articoli della categoria 'America'
12 Maggio 2008
Numero di Maggio/Giugno di Interactions Magazine
Interactions Il numero di Maggio/Giugno di Interactions Magazine è appena uscito e alcuni dei contenuti sono disponibili online (e presto ne seguiranno altri).

Il numero è tutto dedicato ai “mondi in collisione” con “le discipline dell’interazione” diventando “pià appropriatamente integrati in altre discipline creative (per esempio l’architettura e la musica), nei business, e nei nuovi modelli di business che daranno forma ai secoli XXI e XXII”, come descritto dai redattori Richard Anderson e Jon Kolko nell’editoriale.

Presenta anche contributi di Allison Arieff (Sunset), Eli Blevis (Indiana University a Bloomington), Shunying Blevis (Indiana University a Bloomington), Benjamin H. Bratton, Valerie Casey (IDEO), Elizabeth Churchill (Yahoo! Research), Dave Cronin (Cooper), Allison Druin (Human-Computer Interaction Lab), Hugh Dubberly, Shelley Evenson (Carnegie Mellon University), Jonathan Grudin (Microsoft Adaptive Systems e Interaction group), Zhiwei Guo (Adobe Systems Inc.), John Hopson (Microsoft’s Games User Research group), Steve Howard (University of Melbourne), Tuck Leong (University of Melbourne), Zhengjie Liu Dalian Marine University), Bob Moore, Donald Norman, Steve Portigal, Scott Palmer (University of Leeds), Sita Popat (University of Leeds), Kai Qian, Laura Seargeant Richardson (M3 Design Inc.), Richard Seymour (Seymourpowell), Frank Vetere (University of Melbourne), Huiling Wei, e Ning Zhang (Dalian Marine University)

Interactions Magazine è la pubblicazione bimensile dell’ACM [Association of Computing Machinery] ed è distribuita a tutti i membri del SIGCHI [Special Interest Group on Computer-Human Interaction].

Recentemente si è sottoposta ad un restauro completo sotto la ispirata e volontaria (!) guida di Richard Anderson e Jon Kolko che l’hanno resa una pubblicazione piena di articoli, storie e contenuti attuali e riguardanti le interazioni tra esperienze, gente e tecnologia — una rivista d’obbligo per la comunità dell’esperienza d’utente!

7 Maggio 2008
Studio etnografico su come i bambini interagiscono col web
Parenting 2.0 Consumer Reports WebWatch ha pubblicato i risultati di uno studio etnografico su come i bambiniinteragiscono con gli ambienti online.

Lo studio, “Like Taking Candy from a Baby: How Young Children Interact with Online Environments,” ha utilizzato metodi etnografici e si è focalizzato sui bambini più piccoli, dai 2½ agli 8 anni.

Per lo studio, i genitori di 10 famiglie hanno utilizzato telecamere per fornire insight sul modo in cui i bambini utilizzano siti come Club Penguin, Webkinz, Nick Jr., Barbie.com ed altri. I filmati, che possono essere visti su www.youtube.com/cwwkids, illustrano come i bambini reagiscono alla pubblicità e alle tattiche di marketing online.

Il mondo digitale offre ai bambini un mondo di opportunità di giocare e imparare. Ma persino in questo piccolo campione di 10 famiglie lo studio ha trovato—troppo facilmente, in diverse cirscostanze—ripetuti esempi di tentativi di manipolazione dei bambini con fini commerciali.

Le principali scoperte dello studio:

  • Anche i più giovani vanno online.
  • Internet è un mezzo altamente commerciale.
  • I siti web spesso stuzzicano i bambini, presentando opzioni attraenti e persino minacce di perdere le loro crezioni online a meno che non facciano un acquisto.
  • La maggior parte dei siti osservati promuovono l’idea del consumismo.
  • I loghi e i nomi dei brand sono onnipresenti.
  • Vengono utilizzate frequentemente subdole tattiche di branding.
  • I giochi osservati variano ampiamente in qualità, valore educativo, e nell’adeguatezza alle capacità dei bambini.

Il sommario esecutivo dello studio (contenuto al riterno del report da scaricare), contiene anche una serie di raccomandazioni per i genitori, editori e policy maker.

Il report è stato scritto da Warren Buckleitner, Ph.D., un consulente di Consumer Reports WebWatch. Buckleitner è un redattore di Children’s Technology Review, un periodico sul media interattivo per bambini. Lui è anche il fondatore di Mediatech Foundation, un centro comunitario di tecnologia pubblico nonprofit a Flemington, N.J.

Comunicato stampa
Scarica il report (pdf, 58 pagine)

4 Maggio 2008
Recensione libro: Groundswell
Groundswell Oggi ho letto Groundswell: winning a world transformed by social technologies (sito alternativo - pagina di amazon) di Charlene Li e Josh Bernoff (analisti presso Forrester). [Mi è stata mandata una copia da recensire].

E’ un libro mirato ai senior manager che si occupano di marketing, pr, assistenza del cliente e (fino ad un certo punto) sviluppo dei prodotti presso grandi aziende internazionali, che stanno cercando di capire cosa fare di tutto questo contenuto user-generated (UGC) e che tendono a considerarlo una minaccia al potere istituzionale.

La premessa del libro è che questa gente, che è immersa nelle comunicazioni unilaterali e nella cultura del marketing, debba ora affrontare un mondo diverso che non sanno come gestire. Sono ‘immigranti digitali’ più che ‘nativi digitali’.

Questo libro di business strategy, che contiene molte storie pratiche su ‘come loro ce l’hanno fatta’, è disposto per aiutare quella gente che vede gli UGC non come una minaccia, ma come un’opportunità, a comunicare, raggiungere, ascoltare ed imparare, e mette molta enfasi sulla gente e le relazioni, su tutto il resto (e in quel senso, sono certamente lieto).

Ciò nonostante non è un libro mirato a me, ne ai lettori di questo blog: il primo capitolo per esempio contiene descrizioni sul funzionamento di blog, social network, mondi virtuali, wiki, forum, tag, e rss, che non sono cose su cui i lettori di Putting People First/UXnet abbiano bisogno di un input.

Tuttavia, la gente come me otterrà indubbiamente delle buone idee su come parlare meglio con i nostri clienti/senior manager, relazioni media o pubblico.

Detto questo, non è un libro che da qualcosa di valore a tutti: però potrebbe essere prezioso per il suo target group, mi ha in qualche modo irritato il fatto che il libro non contenesse alcun insight profondo e rivelatore. Speravo in un ondata di idee, una nuova maniera concettuale di vedere le cose, qualcosa che mi facesse guardare il mio mondo professionale in un mondo diverso, ma manca di una tale profondità.

Il libro è quello indicato nel sottotitolo: un manuale fai-da-te sull’”avere successo in un mondo trasformato dalle tecnologie sociali”. L’enfasi è sulla parte dell”avere successo’. Non vi aspettate di imparare molto sulle tecnologie sociali.

Ecco alcuni paragrafi sul comunicato stampa aziendale:

Using technologies like blogs and wikis, YouTube and Facebook, discussion forums and online reviews, today’s customers are taking charge of their own experience and getting what they need — information, support, ideas, products, and bargaining power — from eadch other. This phenomenon, or groundswell, has created a permanent shift in the way the world works. Most companies see it as a threat — but the authors of a new book see the groundswell as an opportunity. So where should company strategists start?

In GROUNDSWELL: Winning in a World Transformed by Social Technologies, Charlene li and Josh Bernoff, two of Forrester Research’s top analyst, show executives, marketers and general managers how to turn the force of customers connecting to their own advantage.

Based on real customer data and over ten years of research analyzing the effects of tecnology on business, the authors provide real stories of the people who make the groundswell and amazing place — and shed light into the psychology what’s happening. Li and Bernoff provide the following information for managers, executives — anyone looking to understand this social phenomenon:

  • Applications for every kind of manager, from marketing to research to customer support to product development
  • A focus on clear objectives and examples with ROI laid out in detail
  • Data from Forrester’s Technographics, a collection of global technology surveys
  • Management examples that show how the groundswell can supercharge employee productivity
  • A clear look at the future of the groundswell and tips for groundswell thinking

The groundswell phenomenon is not a flash in the pan. The technologies that make it work are evolving at an ever-increasing pace, but the phenomenon itself is based on people acting on their external desire to connect. GROUNDSWELL helps executives in all industries from media and retail to financial services and health care understand this trend.

Ed ecco alcuni link per altre recensioni:

- di Jacob Morgan

- di Elizabeth Albrycht

4 Maggio 2008
I recenti immigranti in testa all’utilizzo avanzato dei cellulari, sia in Europe che negli USA
Latino boy on mobile phone Lo scorso anno, il The Economist ha pubblicato un articolo sulla ricerca etnografica presso Swisscom. Una delle scoperte che sottolineava era che i lavoratori immigranti sono gli utenti di tecnologie della comunicazione più avanzati:

“Sono i migratori, piuttosto i secchioni, ad emergere come gli adottanti ‘più aggressivi’ dei nuovi strumenti di comunicazione, dice [l’antropologa della Swisscom Stefana] Broadbent. Le famiglie separate con forti legami e risorse limitate sono ricorse ai servizi voice-over-internet, IM e webcam, i quali sono tutti economici o gratuiti. Vanno online anche per ricevere notizie o scaricare musica da casa.”

La stessa tendenza è presente negli Stati Uniti, con i Latini che contano sul cellulare per ottenere servizi più di altri [grandi] gruppi etnici, ricorrendo ad esso per messaggi, scaricare musica, navigare in internet e gestione della posta elettronica, come scritto dal San Francisco Chronicle.

“Stando a [un sondaggio del Pew Internet & American Life Project rilasciato lo scorso mese], in un giorno qualunque, i Latini sono i più propensi ad usare il cellulare per mandare e ricevere messaggi, giocare, mandare o ricevere e-mail, accedere ad Internet, sentire musica, o scaricare una mappa. Il cinquantasei per cento dei Latini ha dichiarato di fare almeno una di queste azioni, in confronto al 50 per cento degli Afroamericani ed il 38 per cento dei bianchi.

I numeri sono sostenuti da un sondaggio Forrester Research dello scorso anno che ha scoperto che i Latini sono più propensi degli altri utenti a mandare messaggi di testo, con immagini o e-mail, controllare il meteo, ricevere notizie, ricercare intrattenimento, gestire i conti e ricevere aggiornamenti sulle azioni attraverso i propri cellulari.”

In modo interessante, “il cellulare in alcuni casi si usa come computer principale per i Latini, nel processo di costruzione di un ponte per il cosiddetto digital divide che esiste ancora per alcuni gruppi di minoranze e disavvantaggiati.”

L’articolo menziona molte ragioni per questo: economiche (reddito medio famigliare più basso, quindi minore accesso alla banda larga da casa), demografiche (famiglia ed amici sono sparsi per gli Stati Uniti e oltre il confine), e culturali (si da maggior valore al restare in contatto con famiglia ed amici).

Ma anche se queste minoranze etniche sono utenti avanzati, le aziende di marketing di cellulare li considera interessati solo alle offerte più economiche: “Hendrik Schouten, direttore di marketing per il segmento Latino presso AT&T, ha detto che gli utenti Latini cercavano i cellulari più economici ed erano più propensi ad utilizzare piani prepagati per via dei budget limitati.” Sembra che ora questo stia cambiando.

1 Maggio 2008
Il discorso di Clay Shirky sul surplus cognitivo
Clay Shirky Clay Shirky, autore del libro Here Comes Everybody: The Power of Organising without Organisations (vedi anche questi post), è stato uno dei presentatori alla conferenza Web 2.0:

Mark Ury, chief experience architect di Blast Radius, è stato presente e ne ha scritto sul suo blog “The Restless Mind”:

“La sua tesi è che per cimentarsi in un periodo di tempo particolarmente stressante, la società si impegna in una qualche attività che anestetizza la mente che, di conseguenza, crea un surplus cognitivo. Eventualmente, questo surplus straripa e si creano nuove forme di valore. Lui cita i Londinensi post rivoluzione industriale che bevevano gin fino alla perdita della coscienza, solo per poi costruire molte delle moderne istituzioni che teniamo in grande considerazione al giorno d’oggi, e gli americani del secondo dopo guerra poltrendo a guardare I Love Lucy e Gilligan’s Island, ma che ora utilizzano Internet per produrre Wikipedia e, di minore importanza, i lolcats.” […]

“Tuttavia, quello che ho trovato intrigante in tutto qusto non è stato il nostro surplus cognitivo. E’ stato il nostro surplus di interazione.” […]

“Il surplus di interazione è nuovo. DAgli RSS all’email, da flickr a FunWalls, dai post ai pingbacks—non abbiamo mai avuto a che fare con un’abbondanza simile di interazione a doppio senso. E diversamente dal subdolo effetto dell’intereste composto, attirare più gente crea una forma personalizzata della legge di Metcalfe, un segnale per un raggio di rumore molto intenso e, nel tempo, stordente. Guardare “i consumatori connessi” IM, tag, caricare, scaricare e prendere virus non è molto diverso da un rave del Sabato sera: una mischia di consapevolezza, cose effimere, e neanche un po’ di capogiri.”

Guarda la presentazione

27 Aprile 2008
Prime scoperte presentate di uno studio sui bambini negli ambienti digitali
Digital youth Un gruppo di ricercatori dall’University of Southern California e l’University of California a Berkeley hanno presentato le loro prime scoperte di uno dei maggiori studi etnografici sui bambini negli ambienti digitali.

Kids’ Informal Learning with Digital Media: An Ethnographic Investigation of Innovative Knowledge Cultures è un progetto collaborativo di tre anni fondato dalla Fondazione John D. and Catherine T. MacArthur. Portato avanti da ricercatori all’University of Southern California e University of California, Berkeley, il progetto sulla gioventù digitale esplora come i bambini usano i media nelle loro vite quotidiane.

Lo studio mostra una nuova generazione che sta “auto-pubblicando, programmando, e spostando i limiti di quello che si può fare online”, il che da loro “un senso di competenza, autonomia, auto-determinazione e connettività”.

Ma - mostra la ricerca - non stanno imparando a fare questo a scuola.

L’intera ricerca verrà pubblicata più avanti quest’anno.

- Leggi di più: news.com | UC Berkeley News

- Appunti, danah boyd, UC Berkeley

24 Aprile 2008
Scrittura, tecnologia ed adolescenti
PEW_logo The International Herald Tribune scrive sull’ultimo studio del Pew Internet and American Life Project sull’impatto della tecnologia sul modo di scrivere degli adolescenti americani.

“Non c’è niente da ridere: nonostante i migliori sforzi di mantenere formali i compiti di scrittura della scuola, due terzi degli adolescenti americani ammettono su un sondaggio che le emoticon e altri stili informali sono riusciti a prendere piede.

Il Pew Internet and American Life Project, in uno studio pubblicato Giovedì, ha anche scoperto che gli adolescenti che curano un blog o fanno uso di siti di networking sociale come Facebook o Myspace hanno una maggiore tendenza a inserire elementi nonstandard nei compiti.

I risultati possono dare ai genitori, insegnanti ed altri un :( - un gesto di disapprovazione per il resto di noi - anche se gli autori dello studio non perdono la speranza.”

Leggi tutto l’articolo

23 Aprile 2008
Seminario Human-Computer Interaction della Stanford University
Stanford iTunes U iTunes U è un’area di che permette agli studenti negli Stati Uniti di condividere - gratuitamente! - audio e video delle loro lezioni, lettorati ed eventi. I contenuti sono accessibili a livello globale.

Cliccando su Power Search, puoi limitare facilmente la ricerca regolare di iTunes a iTunes U.

Di interesse particolare per i lettori di questo blog è il Human-Computer Interaction Seminar dell’Università di Stanford, il quale consiste di niente meno di 36 lezioni di gente come Bill Moggridge, Bill Buxton, Elizabeth Churchill, Paul Dourish e Donald Norman.

23 Aprile 2008
Le culture dei mondi virtuali
Cultures Questa settimana una conferenza di due giorni radunerà studiosi, svuluppatori e partecipanti di mondi virtuali per discutere sulle culture emergenti che si stanno creando a partire dalle diverse comunità online.

Gli organizzatori dell’evento teorizzano che i mondi virtuali possono essere studiati dai ricercatori nei settori umanistici e delle scienze sociali.

L’antropologo culturale Mimi Ito, l’antropologa Intel Genevieve Bell, i professori di informatica dell’UCI Paul Dourish e Bonnie Nardi, la ricercatrice Intel Maria Bezaitis e l’antropologo dell’UCI Tom Boellstorff guideranno le discussioni.

Lìevento è sponsorizzato da Intel Research e dal Department of Anthropology e il Center for Ethnography dell’UCI.

Tom Boellstorff, uno degli organizzatori della conferenza, è l’autore di Coming of Age in Second Life: An Anthropologist Explores the Virtually Human. Il suo è il primo libro a dare uno sguardo a Second Life da un punto di vista puramente antropologico.

- Comunicato stampa

- Sito dell’eventoe

17 Aprile 2008
The restless mind
The restless mind Mark Ury mi ha contattato l’altro giorno. Lui è il principale architetto di esperienza di Blast Radius ed ha un ottimo blog, intitolato “The Restless Mind“, che contiene quel genere di scrittura “lenta” e perspicace che mi piace.

Date un’ occhiata ad alcuni dei suoi ultimi post:

  • The design of everyday relationships
    Il professore del MIT Donald Schön [ha osservato] che il design è una “conversazione con i materiali.” Gli utenti sono diventati in molti modi “materiali” quanto i partecipanti. Non solo li coinvolgiamo esplicitamente attraverso il design di interazione per creare caratteristiche discrete, ma anche in aggregati, come sistemi e piattaforme sociali, amplificano le loro azione implicite per creare valore.
  • The siren call of the system
    I sistemi ben progettati non sono in realtà progettati. Sono prodotti dell’evoluzione. […] I sistemi, come le narrazioni, richiedono tempo per rivelarsi ad i loro autori. I cambiamenti nella tecnologia, le preferenze dei consumatori, e i mercati ci mettono degli anni per venire interpretati. Non è chiaro dal primo giorno dove vada un sistema o come si adatterà. […] I sistemi si producono raramente perchè richiedo tempo e il tempo è una risorsa di cui le aziende no ndispongono. Molte muoiono prima che il sistema venga rivelato.
  • Apple and the enigma of innovation
    Quello che rende speciale Apple non è il design. O il processo. O il talento. E’ la paura. Paura dell’uomo che è un indovinello, avvolto nel mistero, dentro ad un enigma. (E foderato di titanio.)
    Un ingegnere che sgobba sull’iPhone SDK non si preoccupa dell’industria, i suoi colleghi, o del suo capo. La sua inflessibile ricerca dell’”eleganza del sistema” è semplicemente un istinto animale per evitare il dolore, manifestato ampiamente durante la revisione del senior management.
10 Aprile 2008
MIT Media Lab e Bank of America annunciano la creazione del Center for Future Banking
Future of banking Il Media Laboratory del MIT e la Bank of America hanno annunciato oggi la crezione del Center for Future Banking, una collaborazione di cinque anni sulla quale la Bank of America ha impegnato 3-5 milioni di dollari all’anno.

Il nuovo centro di ricerca, che sarà ubicato al Media Lab presso il campus MIT, […] esplorerà nuove idee di banking inventando tecnologie che rivelino ed influenzino le considerazioni attraverso una vasta gamma di scale fisiche e sociali, dalle interazioni faccia a faccia con i clienti alle transazioni globali. I ricercatori si porranno domande come : “Come può ogni cliente essere fornito della conoscenza e gli strumenti per avere miglior controllo del futuro delle proprie finanze?”, “Come si svolgeranno le interazioni bancarie mentre i mondi fisici e virtuali del cliente si intrecciano sempre di più?” e ” Come trasformeranno i network sociale e piattaforme mobili le esperienze di banking dei clienti, rendendole più semplici , convenienti, e integrato meglio con le loro vite quotidiane?”. […]

Il professore Deb Roy, Presidente del programma accademico del MIT sulle Scienze e le Arti Media e pioniere nel modellaggio cognitivo, teoria della comunicazione, ed interazioni uomo-macchina, farà da Founding Director e Principale Investigatore del Centro. “Il Centro prepara il campo per una ricerca senza precedenti che attingerà nelle potenzialità del Media Lab e le amplificherà in eccitanti, nuove direzioni”, dice Roy. “Creeremo un centro di energia intellettuale che radunerà ricercatori con perspettive radicalmente differenti, tra cui economisti del comportamento, scienziati sociali, scienziati dei computer, psicologi, designer, ed altri che condividono una passione per il pensiero innovativo. Questa è’ una ricetta per produrre nuove idee inaspettate che innescheranno innovazioni significative nel mondo del banking.”

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(via a thousand tomorrows)

25 Marzo 2008
Intervista con Nathan Shedroff
Nathan Kate Rutter di Adaptive Path ha intervistato recentemente Nathan Shedroff, stratega dell’esperienza, scrittore e fondatore del nuovo MBA in Strategia del  Design presso il California College of the Arts.

Essi hanno parlato a proposito del nuovo programma MBA del CCA, di come design e gestione si stiano intersecando negli affari e a livello accademico, e di come l’apprendimento integrato e la nuova enfasi sul design negli affari stia impattando il settore dell’esperienza dell’utente.

Leggi l’intervista

22 Marzo 2008
Cosa dice su di te la tua città?
Cities Katie Paul di Newsweek intervista Richard Florida per scoprire come le nuove ‘classi creative’ stiano cambiando le città in giro per il mondo e cosa le nostre città di scelta dicono su di noi.

Ecco l’introduzione:

Si tratta di un semplice cavillo culturale il fatto che le donne newyorchesi di “Sex and the City” piagnucolino costantemente sulle loro vite sentimentali? No, secondo l’”esperto urbano” Richard Florida, un professoreare di economia presso l’Università di Toronto che studia come le località influenzino lo stile di vita. In un nuovo libro in uscita questa settimana, “Who’s Your City?,” Florida sostiene che il mondo è lungi dall’essere piatto, come ha detto l’opinionista del New York Times Thomas L. Friedman. Infatti, è scontroso, con soldi, innovazione e diversi tipi di personalità che si raggruppano nelle più grandi metropoli. Utilizzando dati raccolti da satelliti e sondaggi del censo, Florida descrive come una “classe creativa” di gente stia cambiando il panorama economico congregandosi in un set sempre più ridotto di città localizzate più distanti e sperdute che mai. Inoltre, diversi tipi di questi innovatori creativi restano con quelli del proprio genere, dando forma alla demografia, mercati di lavoro e dell’accoppiamento (o le scene degli appuntamenti) di ogni città. Quindi malgrado i gadget che ci permettono di lavorare ovunque, dice Florida, scegliere dove vivere è più importante che mai. E per quanto riguarda tutte le frustrazioni espresse a “Sex & the City”? Beh, date la colpa alle 210.820 single donne in più rispetto agli uomini che abitano nell’area metropolitana di New York.

Leggi l’intervista

12 Marzo 2008
L’Art Center College apre un dialogo globale
Global Dialogues Il mondo del design e dell’innovazione è cambiato molto nell’ultima decade. Le sfide sono più complesse, intricate e sistemiche, e di conseguenza richiedono un approccio sempre più olistico e multidisciplinare, specialmente nell’educazione.

O nelle parole di Richard Koshalek, presidente dell’ Art Center College of Design:

“I requisiti educazionali di settori complessi come il design, assieme ai progressi della tecnologia e delle comunicazioni, richiedono che i college e le università distribuiscano conoscenza ed esperienza a livello globale.”

La rinomata Art Center College of Design sta puntando a qualcosa di molto ambizioso - sta uscendo dal suo spazio fisico, e sta creando una serie di quello che definirei “open innovation forums” su scala globale, tutti con l’obiettivo di “sviluppare la gente”.

Settimana scorsa sono stato invitato (grazie, Rudy) a prendere parte ad uno di essi: l’evento Disruptive Thinking a Barcellona.

L’evento di Barcellona, organizzato in collaborazione con la scuola di economia ESADE, è il primo di una serie di dialoghi globali che l’Art Center sta organizzando in diversi continenti e online.

Un impegno sociale

L’Art Center ha un iniziativa che mi piace molto: designmatters. Inaugurata nel Dicembre del 2001, Designmatters presso Art Center esplora i benefici sociali e umanitari del designe e del business responsabile.

Designmatters è una parte cruciale del Progetto Barcellona: le collaborazioni con le istituzioni educative, civiche e culturali specialmente nei temi sociali ed umanitari sono un obiettivo chiave.

Uno dei temi che il progetto Barcellona vuole affrontare in particolare è quello del ruolo del desgin nelle città, che “dev’essere ridefinito d’accordo ai principi della sostenibilità — non solo in relazione con l’ambiente, ma anche in termini di produzione e condumo di energia, prosperità economica, giustizia sociale e sviluppo culturale”. E così dovrebbe essere.

Cercare di pensare in modo dirompente

Gli organizzatori hanno cercato “pensatori e professionisti ‘dirompenti’ che — nonostante comporti diversi rischi — portino energia vitale da incidere a questi argomenti e li spingano in nuove e produttive direzioni per la società.”

L’evento è stato presieduto dal giornalista britannico Richard Addis, che ha selezionato principalmente presentatori britannici per ognuna delle sei sessioni.

Josh Nakaya, uno studente di product design dell’Art Center ha fatto davvero un ottimo laboro nel mettere su blog la conferenza, e poi aggiungendo le risposte. Sono disponibili anche dei video streams. Quindi faro riferimento a questi riassunti e video sui miei commenti in seguito. C’è anche un sito con l’intero schieramento di speakers.

Ecco le sei sessioni:

Cambiamento climatico [riassunto - risposte - video]

In questa prima sessione Harry Eyers del Financial Times ha conversato con Peter Head di ARUP e Sara Wheeler, una scrittice sull’ambiente.

Harry Eyres ha iniziato con la domanda: “La minaccia e la realtà del cambiamento climatico possono essere di ispirazione per riprogettare il modo in cui viviamo?”

Alla fine non è stato detto niente di nuovo o dirompente, ma Sara Wheeler ha fatto una forte dichiarazione che ho apprezzato molto: “Il cambiamento climatico è ormai parte dell’esperienza umana, di quello che è essere umano. Bisogna riflettere veramente su questo.” Ha anche dato il tono giusto per avviare la conferenza con questo tema ambientale.

Geopolitica [riassunto - risposte - video]

Richard Addis ha presieduto la sessione di geoplitica. La sua scelta degli ospiti è stata inusuale ma sicuramente difendibile: Ron Haviv che è un fotografo giornalista di guerra (con un sito degno di nota), e Bernard Tabaire, il coraggioso, considerato ed altamente eloquente redattore del giornale dell Uganda The Monitor, che continua a finire nei guai con le autorità dell’Uganda. Mi è piaciuta l’idea di parlare di geopolitica con gente che vive gli effetti di queste scelte nelle loro vite quotidiane.

Nonostante Richard sia partito con la giusta dichiarazione (”la politica riguarda la leadership”), la discussione è degradata velocemente in idee piuttosto (forse dirompenti ma decisamente) irrealistiche di cambiamento, come abolire gli eserciti o i politici, sottolineate da taglienti critiche sui comportamenti dei governi.

Riflettendoci, sono completamente d’accordo con quello che Josh Nakaya ha scritto nella sua risposta.

Business [riassunto - risposte - video]

Questo è stato il dialogo più breve: Lynda Sale, partner di Sale Owen, consulente di marketing e artista ha discusso di pensiero dirompente nel business con Alfons Sauquet, preside della scuola di economia ESADE.

Sauquet sostiene che le aziende devono riconsiderare se stesse in modo da provvedere un ambiente che attragga la gente migliore in modo di dare luogo all’innovazione.

Scienza [riuassunto - risposte - video]

Questa è stata senz’altro la sezione migliore, se c’è un video che dovete vedere è questo. La sessione è stata presieduta dallo scrittore Robert Matthews che ha portato come ospiti la fisica teoretica Fotini Markopoulou, l’astronomo David Hughes e il matematico David Orell.

A parte alcuni pensieri più dirompenti (perchè non ci dovrebbe essere un conferenza sul pensiero dirompente su un pianeta distante 400 anni luce da noi?), i tre scienziati hanno sottolineato quanto poco sappiano adesso di quello che credevano di sapere agli inizi delle loro carriere. Questo certamente implica, come ha detto l’astronomo David Hughes , un profondo senso di umiltà, una lezione non solo per i scienziati.

Fede [riassunto - risposte - video]

Bigna Pfenninger, redattore fondatore di The Drawbridge, ha invitato lo scienziato accademico Charles Pasternak e la cordiale egittologa Joann Fletcher.

Da questa sessione si sono sviluppate principalmente tre linee di pensiero: la spiritualità non può essere messa da parte semplicemente come illusione; è impossibile capire molte parti del nostro mondo e della nostra storia senza capire o apprezzare i nostri sistemi di credenze; e la fede - che sia considerata un placebo o meno - è così forte da condizionare le circostanze.

Sono d’accordo con i commenti di Josh Nakaya su questa sessione, vorrei aggiungere che la fede qui è stata interpretata in modo piuttosto ristretto esclusivamente come credo religioso o spiritualità. Tuttavia ognuno di noi ha delle credenze, convinzioni, presupposti, che non sono giustificati dai fatti. Costruiamo credenze per gestire il nostro mondo. Ma il nostro mondo spesso cambia più velocemente di queste credenze, il che porta a tutti i tipi di frizioni, con gente che lotta battaglie del passato, o politici che fanno decisioni sul futuro basandosi su sistemi di credenze che sono stati definiti da fatti ed esperienze passati da decine di anni.

Design [riassunto - risposte - video]

Finalmente, Stephen Bayley, il quale è un commentatore di design e fondatore del Design Museum, ha avuto tre ospiti: Blaise Agüera y Arcas, un architetto presso Microsoft Live Labs, architetto di Seadragon, e co-creatore di Photosynth, Chris Lefteri, un esperto di materiali e product designer, e Thom Mayne, architetto e fondatore di Morphosis.

Si è dedicato molto tempo alla discussione di concetti astratti come la bellezza o la permanenza, mentre altr idee — la rilevanza del pensare in termini di ecosistema al design, concetti come il coinvolgimento o il mistero, e come al giorno d’oggi siamo sempre più guidati dall’esperienza dell’interazione — sono stati toccati ma non approfonditi.

In breve

L’andamento dell’evento non è stato l’ideale: alcuni dei presentatori non hanno condotto molto bene le loro sessioni, non tutti avevano idee rilevanti da contribuire, e non sempre c’era un collegamento tra il pensiero dirompente ed l’argomento discusso, e non sempre era chiara la direzione che si voleva seguire.

Ho anche riflettuto su fino a quale punto ho effettivamente sentito dei temi innovativi, o sul fatto che le cose che ho sentito si potessero trovare facilmente su un libro o una buona rivista.

La risposta è probabilmente sì. Ma il libri e le riviste sono monologhi per natura. Questo era nella teoria e nella pratica una serie di dialoghi. All’inizio di questo articolo ho scritto che questo evento di Barcellona fa parte di un’ampia strategia di collaborazioni aperte, comunicazioni aperte e di impegno sociale. Questo non solo è un’approccio lodevole e di valore, ma è anche altemente rilevante e opportuno nella società contemporanea. Abbiamo bisogno di più di queste iniziative. Certo, devono essere messe a punto e migliorate, ma in sostanza abbiamo bisogno di dialogo e collaborazione tra le discipline, tra le diverse parti della società, tra le diverse parti del mondo. Il mondo è diventato troppo complesso per permettere ad ognuno di noi di capire le cose da soli.

E secondo me questo era il vero significato di queste Conversazioni Globali.

Spero anche che l’Art Center porti a termine il suo impegno di continuare le conversazioni online, per avere un dialogo continuo. Il blog dell’evento per adesso è basicamente morto. Probabilmente questo non è lo strumento giusto - bisogna sviluppare uno nuovo.

E gli Stati Uniti?

L’Art Center è una scuola americana, con base a California. Come posso partecipare alle conversazioni globali? Molti degli eventi si svolgono in California: il recente summit di due giorni su Sistemi, Città e Mobilità Sostenibile e la prossimaconferenza Serious Play.

11 Marzo 2008
La controversia di 37signals contro Donald Norman
37signals C’è una controversia interessante tra 37signals e Donald Norman.

Tutto è cominciato da un articolo di quattro pagine sul numero di Marzo 2008 di Wired Magazine su 37signals, l’azienda che ha aiutato a sviluppare la maggior parte del software che ha abilitato il Web 2.0, tra cui Ruby on Rails, che p stato usato per creare il servizio di podcasting Odeo e il fenomeno di microblogging Twitter. [Guarda anche la reazione di 37signals all’articolo]

Norman, che è stato citato nell’articolo sostenendo che la semplicità è molto sopravvalutata, ha usato il suo blog per reagire all’articolo di Wired, segnalando che, nonostante lui abbia sempre ammirato l’azienda, lui ha anche provato i suoi prodotti ed essi non hanno mai raggiunto le sue necessità. Dopo aver letto l’articolo, Norman dice di aver capito il perchè: “gli sviluppatori sono arroganti e totalmente indifferenti nei confronti della gente che utilizza i loro prodotti.” Norman è stato particolarmente sorpreso da una frase di David Heinemeier Hansson di 37signals: “Non sto progettando software per altra gente, lo sto progettando per me.”

Jason Fried, l’altro fondatore di 37signals, un’azienda rinomata secondo l’articolo di Wired per la sua mancanza di modestia, non è d’accordo:

Prima di tutto, fatemi dire che io rispetto Norman. Il suo libro The Design of Everyday Things è un classico. L’ho sempre ammirato e credo abbia ragione la maggior parte delle volte.

Detto questo, credo che stia guardando questo in modo sbagliato. Infatti, la maggior parte di quello che dice su di noi nel suo articolo non afferra l’idea.

Leggete il suo post, è molto sensato, è tocca alcune delle principali controversie all’interno del complesso dell’user-centred design, come dimostrato anche dal numero di commenti.

3 Marzo 2008
Mettere l’innovazione nelle mani della gente
Kluster Se i dirigenti hanno intenzione di affidarsi alla saggezza delle masse per ottenere aiuto nei business, probabilmente è ora che le masse ottengano un piccolo compenso in cambio.

Questa è la teoria dietro Kluster, il nuovo schieramento di aziende che utilizzano la rete per canalizzare la saggezza collettiva di stranei in strategie di business significative. Con un sistema di ricompensazione per i contribuenti ed un gran inizio alla conferenza TED settimana scorsa a Monterey, California, Kluster spera di attirare abbastanza visitatori con sufficienti capacità di business per ottenere presto momentum.

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1 Marzo 2008
Sempre più americani si rivolgono alla rete per le notizie
Webnews Circa il 70% degli americani crede che il giornalismo tradizionale non sia al passo con i tempi, e circa la metà si rivolge a Internet per ricevere le notizie, stando ad un nuovo sondaggio, riferisce Reuters.

Mentre la maggior parte della gente pensa che il giornalismo sia importante per la qualità di vità, il 64% è insoddisfatto  con la qualità del giornalismo nelle loro comunità, mostra un sondaggio online di We Media/Zogby Interactive.

Più della metà delle 1,979 persone che ha risposto al sondaggio ha dichiarato che la propria sorgente principale di notizie ed informazione sia Internet, rispetto al 40% dell’ano scorso. Meno di un terzo usa la televisione per ottenere notizie , mentre l’11% si rivolge alla radio e il 10% ai giornali.

Ma non sono questi i risultati che ci si aspetterebbe da un sondaggio online?

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- Leggi il comunicato stampa di Zogby | Leggi il comunicato stampa di iFocos

1 Marzo 2008
Confronto delle pratiche di usabilità tra Regno Unito, Germania e Cina
uiGarden Anche se l’ingegneria dell’usabilità come professione si è sviluppata nei paesi occidentali da più di vent’anni, il suo sviluppo on altre parti del mondo come la Cina rimane relativamente sconosciuto. Lo studio riportato in questo saggio mira a confrontare le pratiche dei professionisti di usabilità nel Regno Unito, in Germania ed in Cina. Si concentra sullo sviluppo di prodotti interattivi per i mercati locali e non solo. L’obiettivo principale di questa ricerca è quello di avere una comprensione iniziale delle pratiche di usabilità di ogni paese.

Sono stati portati avanti dei focus group per poter ottenere opinioni sulle pratiche di usabilità di ognuno dei paesi. I risultati forniscono una buona indicazione sulla conoscenza di usabilità condivisa ed utillizzata in ognuno dei mercati nazionali studiati. Si possono effettuare due livelli di distinzione per i processi ed i metodi: Uno è quello dei risultati in giro per i paesi - cioè le differenze nei processi e i metodi tra Cina, Germania e Regno Unito. L’altro è quello dei risultati all’interno dei domini dei paesi - cioè le differenze tra i processi e i mtodi dell’ingegneria dell’usabilità (UE) e l’ingegneria dell’usabilità inter-culturale (XUE) di ogni paese.

Le maggiori scoperte si possono riassumere nel dire che le differenze nei metodi ed i processi applicati differiscono di più tra Cina, Germania e Inghilterra che nei diversi domini dell’UE e XUE. I processi UE in Inghilterra e Germania sono sembrati più maturi, flessibili ed integrati rispetto a quelli in Cina. I processi specifici per lo sviluppo di prodotti inter-culturali sono sembrati inesistenti. E anche i metodi di usabilità inter-culturali applicati da ogni team.

Questo saggio descrive gli obiettivi, la metodologia ed i risultati degli studi. Si spera che le scoperte presentate su questo saggio mettano al corrente lo sviluppo delle pratiche di usabilità affinchè si aggiustino meglio alle realtà  locali di ognuno dei paesi partecipanti.

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26 Febbraio 2008
Chris Anderson sulle “freeconomics”
Free! Scrittore per l’Economist, autore di “Long Tail” e attualmente capo redattore di Wired Chris Anderson, è alle prese con un’altra delle sue dirompenti idee di business e si prepara a pubblicare il suo nuovo libro.

“Grazie a Gillette, l’idea di poter fare soldi regalando qualcosa non è più radicale. Ma fino a poco tempo fa, praticamente qualunque cosa “gratuita” era in realtà il risultato di quello che gli economisti chiamerebbero un cross-subsidy: ricevi uno gratis se ne compri un’altro, o ricevi un prodotto gratuitamente se paghi un servizio.

Lungo la decade passata è emerso un nuovo tipo di gratuito. Il nuovo modello non si basa sui cross-subsidies — lo spostare il costo di un prodotto su un altro — ma sul fatto che il costo dei prodotti stessi stiano cadendo velocemente. E’ come se il prezzo dell’acciaio fosse caduto così vicino allo zero da permettere a King Gillette di regalare sia rasoio che lametta, e fare soldi su qualcos’altro. (Crema da barba?)”

Però resta una supposizione dubbia: Google non fornisce gratuitamente il suo spazio per la pubblicità, i prodotti e i servizi pubblicizzati non sono gratuiti, i costi marginali non sono gratuiti (come l’impatto sull’ambiente), e l’”economia” in se implica un qualche tipo di scambio di valore. AdLab lo chiama il manifesto comunista di Chris Anderson.

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24 Febbraio 2008
I nostri cellulari, noi
Disruptive Thinking Il Washington Post riflette sul cosa significhi che attualmente ci siano un cellulare per ogni due persone sulla Terra.

“Da essenzialmente zero, siamo passati allo spartiacque di più di 3.3 miliardi di cellulari attivi su un pianeta di circa 6.6 miliardi di abitanti in 26 anni. Questa è la più veloce diffusione globale di qualsiasi tecnologia nella storia dell’uomo — persino più veloce del vaccino antipolio.” […]

“Il cellulare è la maniera in cui sta avendo luogo la coesione sociale. Esso stringe i legami tra noi”, dice Ling, un americano che fa ricerca sulle conseguenze sociali della telefonia mobile per la Telenor, l’azienda di telefonia globale di Oslo. […]

“Il cellulare ci permette di creare quella sfera locale” che era il marchio di fabbrica dei villaggi pre-industriali, dice Ling. Le cerchie del cellulare tendono ad essere piccole e piene di gente che “sanno che cosa fai, chi sei, cosa c’è nel tuo frigo. Questa è una forma di essere unito alla società. Ha un effetto socializzante.”

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