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Il numero di Maggio/Giugno di Interactions Magazine è appena uscito e alcuni dei contenuti sono disponibili online (e presto ne seguiranno altri).
Il numero è tutto dedicato ai “mondi in collisione” con “le discipline dell’interazione” diventando “pià appropriatamente integrati in altre discipline creative (per esempio l’architettura e la musica), nei business, e nei nuovi modelli di business che daranno forma ai secoli XXI e XXII”, come descritto dai redattori Richard Anderson e Jon Kolko nell’editoriale. Presenta anche contributi di Allison Arieff (Sunset), Eli Blevis (Indiana University a Bloomington), Shunying Blevis (Indiana University a Bloomington), Benjamin H. Bratton, Valerie Casey (IDEO), Elizabeth Churchill (Yahoo! Research), Dave Cronin (Cooper), Allison Druin (Human-Computer Interaction Lab), Hugh Dubberly, Shelley Evenson (Carnegie Mellon University), Jonathan Grudin (Microsoft Adaptive Systems e Interaction group), Zhiwei Guo (Adobe Systems Inc.), John Hopson (Microsoft’s Games User Research group), Steve Howard (University of Melbourne), Tuck Leong (University of Melbourne), Zhengjie Liu Dalian Marine University), Bob Moore, Donald Norman, Steve Portigal, Scott Palmer (University of Leeds), Sita Popat (University of Leeds), Kai Qian, Laura Seargeant Richardson (M3 Design Inc.), Richard Seymour (Seymourpowell), Frank Vetere (University of Melbourne), Huiling Wei, e Ning Zhang (Dalian Marine University) Interactions Magazine è la pubblicazione bimensile dell’ACM [Association of Computing Machinery] ed è distribuita a tutti i membri del SIGCHI [Special Interest Group on Computer-Human Interaction]. Recentemente si è sottoposta ad un restauro completo sotto la ispirata e volontaria (!) guida di Richard Anderson e Jon Kolko che l’hanno resa una pubblicazione piena di articoli, storie e contenuti attuali e riguardanti le interazioni tra esperienze, gente e tecnologia — una rivista d’obbligo per la comunità dell’esperienza d’utente! |
| Articoli della categoria 'America' |
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12 Maggio 2008
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7 Maggio 2008
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Consumer Reports WebWatch ha pubblicato i risultati di uno studio etnografico su come i bambiniinteragiscono con gli ambienti online.
Lo studio, “Like Taking Candy from a Baby: How Young Children Interact with Online Environments,” ha utilizzato metodi etnografici e si è focalizzato sui bambini più piccoli, dai 2½ agli 8 anni. Per lo studio, i genitori di 10 famiglie hanno utilizzato telecamere per fornire insight sul modo in cui i bambini utilizzano siti come Club Penguin, Webkinz, Nick Jr., Barbie.com ed altri. I filmati, che possono essere visti su www.youtube.com/cwwkids, illustrano come i bambini reagiscono alla pubblicità e alle tattiche di marketing online. Il mondo digitale offre ai bambini un mondo di opportunità di giocare e imparare. Ma persino in questo piccolo campione di 10 famiglie lo studio ha trovato—troppo facilmente, in diverse cirscostanze—ripetuti esempi di tentativi di manipolazione dei bambini con fini commerciali. Le principali scoperte dello studio:
Il sommario esecutivo dello studio (contenuto al riterno del report da scaricare), contiene anche una serie di raccomandazioni per i genitori, editori e policy maker. Il report è stato scritto da Warren Buckleitner, Ph.D., un consulente di Consumer Reports WebWatch. Buckleitner è un redattore di Children’s Technology Review, un periodico sul media interattivo per bambini. Lui è anche il fondatore di Mediatech Foundation, un centro comunitario di tecnologia pubblico nonprofit a Flemington, N.J. Comunicato stampa |
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4 Maggio 2008
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Oggi ho letto Groundswell: winning a world transformed by social technologies (sito alternativo - pagina di amazon) di Charlene Li e Josh Bernoff (analisti presso Forrester). [Mi è stata mandata una copia da recensire].
E’ un libro mirato ai senior manager che si occupano di marketing, pr, assistenza del cliente e (fino ad un certo punto) sviluppo dei prodotti presso grandi aziende internazionali, che stanno cercando di capire cosa fare di tutto questo contenuto user-generated (UGC) e che tendono a considerarlo una minaccia al potere istituzionale. La premessa del libro è che questa gente, che è immersa nelle comunicazioni unilaterali e nella cultura del marketing, debba ora affrontare un mondo diverso che non sanno come gestire. Sono ‘immigranti digitali’ più che ‘nativi digitali’. Questo libro di business strategy, che contiene molte storie pratiche su ‘come loro ce l’hanno fatta’, è disposto per aiutare quella gente che vede gli UGC non come una minaccia, ma come un’opportunità, a comunicare, raggiungere, ascoltare ed imparare, e mette molta enfasi sulla gente e le relazioni, su tutto il resto (e in quel senso, sono certamente lieto). Ciò nonostante non è un libro mirato a me, ne ai lettori di questo blog: il primo capitolo per esempio contiene descrizioni sul funzionamento di blog, social network, mondi virtuali, wiki, forum, tag, e rss, che non sono cose su cui i lettori di Putting People First/UXnet abbiano bisogno di un input. Tuttavia, la gente come me otterrà indubbiamente delle buone idee su come parlare meglio con i nostri clienti/senior manager, relazioni media o pubblico. Detto questo, non è un libro che da qualcosa di valore a tutti: però potrebbe essere prezioso per il suo target group, mi ha in qualche modo irritato il fatto che il libro non contenesse alcun insight profondo e rivelatore. Speravo in un ondata di idee, una nuova maniera concettuale di vedere le cose, qualcosa che mi facesse guardare il mio mondo professionale in un mondo diverso, ma manca di una tale profondità. Il libro è quello indicato nel sottotitolo: un manuale fai-da-te sull’”avere successo in un mondo trasformato dalle tecnologie sociali”. L’enfasi è sulla parte dell”avere successo’. Non vi aspettate di imparare molto sulle tecnologie sociali. Ecco alcuni paragrafi sul comunicato stampa aziendale:
Ed ecco alcuni link per altre recensioni: - di Jacob Morgan - di Elizabeth Albrycht |
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4 Maggio 2008
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Lo scorso anno, il The Economist ha pubblicato un articolo sulla ricerca etnografica presso Swisscom. Una delle scoperte che sottolineava era che i lavoratori immigranti sono gli utenti di tecnologie della comunicazione più avanzati:
La stessa tendenza è presente negli Stati Uniti, con i Latini che contano sul cellulare per ottenere servizi più di altri [grandi] gruppi etnici, ricorrendo ad esso per messaggi, scaricare musica, navigare in internet e gestione della posta elettronica, come scritto dal San Francisco Chronicle.
In modo interessante, “il cellulare in alcuni casi si usa come computer principale per i Latini, nel processo di costruzione di un ponte per il cosiddetto digital divide che esiste ancora per alcuni gruppi di minoranze e disavvantaggiati.” L’articolo menziona molte ragioni per questo: economiche (reddito medio famigliare più basso, quindi minore accesso alla banda larga da casa), demografiche (famiglia ed amici sono sparsi per gli Stati Uniti e oltre il confine), e culturali (si da maggior valore al restare in contatto con famiglia ed amici). Ma anche se queste minoranze etniche sono utenti avanzati, le aziende di marketing di cellulare li considera interessati solo alle offerte più economiche: “Hendrik Schouten, direttore di marketing per il segmento Latino presso AT&T, ha detto che gli utenti Latini cercavano i cellulari più economici ed erano più propensi ad utilizzare piani prepagati per via dei budget limitati.” Sembra che ora questo stia cambiando. |
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1 Maggio 2008
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Clay Shirky, autore del libro Here Comes Everybody: The Power of Organising without Organisations (vedi anche questi post), è stato uno dei presentatori alla conferenza Web 2.0:
Mark Ury, chief experience architect di Blast Radius, è stato presente e ne ha scritto sul suo blog “The Restless Mind”:
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27 Aprile 2008
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Un gruppo di ricercatori dall’University of Southern California e l’University of California a Berkeley hanno presentato le loro prime scoperte di uno dei maggiori studi etnografici sui bambini negli ambienti digitali.
Kids’ Informal Learning with Digital Media: An Ethnographic Investigation of Innovative Knowledge Cultures è un progetto collaborativo di tre anni fondato dalla Fondazione John D. and Catherine T. MacArthur. Portato avanti da ricercatori all’University of Southern California e University of California, Berkeley, il progetto sulla gioventù digitale esplora come i bambini usano i media nelle loro vite quotidiane. Lo studio mostra una nuova generazione che sta “auto-pubblicando, programmando, e spostando i limiti di quello che si può fare online”, il che da loro “un senso di competenza, autonomia, auto-determinazione e connettività”. Ma - mostra la ricerca - non stanno imparando a fare questo a scuola. L’intera ricerca verrà pubblicata più avanti quest’anno. - Leggi di più: news.com | UC Berkeley News |
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24 Aprile 2008
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The International Herald Tribune scrive sull’ultimo studio del Pew Internet and American Life Project sull’impatto della tecnologia sul modo di scrivere degli adolescenti americani.
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23 Aprile 2008
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iTunes U è un’area di che permette agli studenti negli Stati Uniti di condividere - gratuitamente! - audio e video delle loro lezioni, lettorati ed eventi. I contenuti sono accessibili a livello globale.
Cliccando su Power Search, puoi limitare facilmente la ricerca regolare di iTunes a iTunes U. Di interesse particolare per i lettori di questo blog è il Human-Computer Interaction Seminar dell’Università di Stanford, il quale consiste di niente meno di 36 lezioni di gente come Bill Moggridge, Bill Buxton, Elizabeth Churchill, Paul Dourish e Donald Norman. |
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23 Aprile 2008
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Questa settimana una conferenza di due giorni radunerà studiosi, svuluppatori e partecipanti di mondi virtuali per discutere sulle culture emergenti che si stanno creando a partire dalle diverse comunità online.
Gli organizzatori dell’evento teorizzano che i mondi virtuali possono essere studiati dai ricercatori nei settori umanistici e delle scienze sociali. L’antropologo culturale Mimi Ito, l’antropologa Intel Genevieve Bell, i professori di informatica dell’UCI Paul Dourish e Bonnie Nardi, la ricercatrice Intel Maria Bezaitis e l’antropologo dell’UCI Tom Boellstorff guideranno le discussioni. Lìevento è sponsorizzato da Intel Research e dal Department of Anthropology e il Center for Ethnography dell’UCI. Tom Boellstorff, uno degli organizzatori della conferenza, è l’autore di Coming of Age in Second Life: An Anthropologist Explores the Virtually Human. Il suo è il primo libro a dare uno sguardo a Second Life da un punto di vista puramente antropologico. |
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17 Aprile 2008
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Mark Ury mi ha contattato l’altro giorno. Lui è il principale architetto di esperienza di Blast Radius ed ha un ottimo blog, intitolato “The Restless Mind“, che contiene quel genere di scrittura “lenta” e perspicace che mi piace.
Date un’ occhiata ad alcuni dei suoi ultimi post:
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10 Aprile 2008
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Il Media Laboratory del MIT e la Bank of America hanno annunciato oggi la crezione del Center for Future Banking, una collaborazione di cinque anni sulla quale la Bank of America ha impegnato 3-5 milioni di dollari all’anno.
(via a thousand tomorrows) |
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25 Marzo 2008
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Kate Rutter di Adaptive Path ha intervistato recentemente Nathan Shedroff, stratega dell’esperienza, scrittore e fondatore del nuovo MBA in Strategia del Design presso il California College of the Arts.
Essi hanno parlato a proposito del nuovo programma MBA del CCA, di come design e gestione si stiano intersecando negli affari e a livello accademico, e di come l’apprendimento integrato e la nuova enfasi sul design negli affari stia impattando il settore dell’esperienza dell’utente. |
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22 Marzo 2008
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12 Marzo 2008
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Il mondo del design e dell’innovazione è cambiato molto nell’ultima decade. Le sfide sono più complesse, intricate e sistemiche, e di conseguenza richiedono un approccio sempre più olistico e multidisciplinare, specialmente nell’educazione.
O nelle parole di Richard Koshalek, presidente dell’ Art Center College of Design:
La rinomata Art Center College of Design sta puntando a qualcosa di molto ambizioso - sta uscendo dal suo spazio fisico, e sta creando una serie di quello che definirei “open innovation forums” su scala globale, tutti con l’obiettivo di “sviluppare la gente”. Settimana scorsa sono stato invitato (grazie, Rudy) a prendere parte ad uno di essi: l’evento Disruptive Thinking a Barcellona. L’evento di Barcellona, organizzato in collaborazione con la scuola di economia ESADE, è il primo di una serie di dialoghi globali che l’Art Center sta organizzando in diversi continenti e online. Un impegno sociale L’Art Center ha un iniziativa che mi piace molto: designmatters. Inaugurata nel Dicembre del 2001, Designmatters presso Art Center esplora i benefici sociali e umanitari del designe e del business responsabile. Designmatters è una parte cruciale del Progetto Barcellona: le collaborazioni con le istituzioni educative, civiche e culturali specialmente nei temi sociali ed umanitari sono un obiettivo chiave. Uno dei temi che il progetto Barcellona vuole affrontare in particolare è quello del ruolo del desgin nelle città, che “dev’essere ridefinito d’accordo ai principi della sostenibilità — non solo in relazione con l’ambiente, ma anche in termini di produzione e condumo di energia, prosperità economica, giustizia sociale e sviluppo culturale”. E così dovrebbe essere. Cercare di pensare in modo dirompente Gli organizzatori hanno cercato “pensatori e professionisti ‘dirompenti’ che — nonostante comporti diversi rischi — portino energia vitale da incidere a questi argomenti e li spingano in nuove e produttive direzioni per la società.” L’evento è stato presieduto dal giornalista britannico Richard Addis, che ha selezionato principalmente presentatori britannici per ognuna delle sei sessioni. Josh Nakaya, uno studente di product design dell’Art Center ha fatto davvero un ottimo laboro nel mettere su blog la conferenza, e poi aggiungendo le risposte. Sono disponibili anche dei video streams. Quindi faro riferimento a questi riassunti e video sui miei commenti in seguito. C’è anche un sito con l’intero schieramento di speakers. Ecco le sei sessioni:
In breve L’andamento dell’evento non è stato l’ideale: alcuni dei presentatori non hanno condotto molto bene le loro sessioni, non tutti avevano idee rilevanti da contribuire, e non sempre c’era un collegamento tra il pensiero dirompente ed l’argomento discusso, e non sempre era chiara la direzione che si voleva seguire. Ho anche riflettuto su fino a quale punto ho effettivamente sentito dei temi innovativi, o sul fatto che le cose che ho sentito si potessero trovare facilmente su un libro o una buona rivista. La risposta è probabilmente sì. Ma il libri e le riviste sono monologhi per natura. Questo era nella teoria e nella pratica una serie di dialoghi. All’inizio di questo articolo ho scritto che questo evento di Barcellona fa parte di un’ampia strategia di collaborazioni aperte, comunicazioni aperte e di impegno sociale. Questo non solo è un’approccio lodevole e di valore, ma è anche altemente rilevante e opportuno nella società contemporanea. Abbiamo bisogno di più di queste iniziative. Certo, devono essere messe a punto e migliorate, ma in sostanza abbiamo bisogno di dialogo e collaborazione tra le discipline, tra le diverse parti della società, tra le diverse parti del mondo. Il mondo è diventato troppo complesso per permettere ad ognuno di noi di capire le cose da soli. E secondo me questo era il vero significato di queste Conversazioni Globali. Spero anche che l’Art Center porti a termine il suo impegno di continuare le conversazioni online, per avere un dialogo continuo. Il blog dell’evento per adesso è basicamente morto. Probabilmente questo non è lo strumento giusto - bisogna sviluppare uno nuovo. E gli Stati Uniti? L’Art Center è una scuola americana, con base a California. Come posso partecipare alle conversazioni globali? Molti degli eventi si svolgono in California: il recente summit di due giorni su Sistemi, Città e Mobilità Sostenibile e la prossimaconferenza Serious Play. |
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11 Marzo 2008
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C’è una controversia interessante tra 37signals e Donald Norman.
Tutto è cominciato da un articolo di quattro pagine sul numero di Marzo 2008 di Wired Magazine su 37signals, l’azienda che ha aiutato a sviluppare la maggior parte del software che ha abilitato il Web 2.0, tra cui Ruby on Rails, che p stato usato per creare il servizio di podcasting Odeo e il fenomeno di microblogging Twitter. [Guarda anche la reazione di 37signals all’articolo] Norman, che è stato citato nell’articolo sostenendo che la semplicità è molto sopravvalutata, ha usato il suo blog per reagire all’articolo di Wired, segnalando che, nonostante lui abbia sempre ammirato l’azienda, lui ha anche provato i suoi prodotti ed essi non hanno mai raggiunto le sue necessità. Dopo aver letto l’articolo, Norman dice di aver capito il perchè: “gli sviluppatori sono arroganti e totalmente indifferenti nei confronti della gente che utilizza i loro prodotti.” Norman è stato particolarmente sorpreso da una frase di David Heinemeier Hansson di 37signals: “Non sto progettando software per altra gente, lo sto progettando per me.” Jason Fried, l’altro fondatore di 37signals, un’azienda rinomata secondo l’articolo di Wired per la sua mancanza di modestia, non è d’accordo:
Leggete il suo post, è molto sensato, è tocca alcune delle principali controversie all’interno del complesso dell’user-centred design, come dimostrato anche dal numero di commenti. |
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3 Marzo 2008
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Se i dirigenti hanno intenzione di affidarsi alla saggezza delle masse per ottenere aiuto nei business, probabilmente è ora che le masse ottengano un piccolo compenso in cambio.
Questa è la teoria dietro Kluster, il nuovo schieramento di aziende che utilizzano la rete per canalizzare la saggezza collettiva di stranei in strategie di business significative. Con un sistema di ricompensazione per i contribuenti ed un gran inizio alla conferenza TED settimana scorsa a Monterey, California, Kluster spera di attirare abbastanza visitatori con sufficienti capacità di business per ottenere presto momentum. |
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1 Marzo 2008
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Circa il 70% degli americani crede che il giornalismo tradizionale non sia al passo con i tempi, e circa la metà si rivolge a Internet per ricevere le notizie, stando ad un nuovo sondaggio, riferisce Reuters.
Ma non sono questi i risultati che ci si aspetterebbe da un sondaggio online? - Leggi tutto l’articolo |
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1 Marzo 2008
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26 Febbraio 2008
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Scrittore per l’Economist, autore di “Long Tail” e attualmente capo redattore di Wired Chris Anderson, è alle prese con un’altra delle sue dirompenti idee di business e si prepara a pubblicare il suo nuovo libro.
Però resta una supposizione dubbia: Google non fornisce gratuitamente il suo spazio per la pubblicità, i prodotti e i servizi pubblicizzati non sono gratuiti, i costi marginali non sono gratuiti (come l’impatto sull’ambiente), e l’”economia” in se implica un qualche tipo di scambio di valore. AdLab lo chiama il manifesto comunista di Chris Anderson. |
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24 Febbraio 2008
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Notizie di Experientia
L'UPA (Usability Professionals' Association) è orgogliosa di
Experientia ha appena risolto il problema di posta elettronica con il
Il prossimo 8 novembre avrà luogo la Giornata Mondiale dell'Usabilità
La prima conferenza regionale europea dell'Usability Professionals'
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