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 febbraio 2009
23 febbraio 2009
Perché i software aziendali sono così incredibilmente scadenti?
Michael Nygard Il programmatore Michael Nygard pensa che la qualità di quei software che ispirano amore nei loro utenti, manca completamente ai software aziendali.

“Il meglio che ci si possa aspettare dai software aziendali è che non intralcino gli affari dell’azienda stessa. Male che vada, il software aziendale crea più lavoro di quanto ne riesca ad automatizzare.”

Michael Nygard sostiene che ci siano esattamente quattro motivi per cui i sistemi aziendali sono così poco ambiti e desiderabili, e ve li riporto qui di seguito, nell’accattivante versione di Matt Asay su CNet News:

  1. “Soddisfano le richieste dei capi azienda, non degli utenti.” Questo è uno dei problemi che ho incontrato col software IBM: sembra essere scritto per l’AD, non per la gente che effettivamente lavora per l’azienda dell’AD. In altre parole, viene trascurata l’efficace amministrazione centrale con facilità di uso dell’utente finale. (Non che IBM sia l’unica, è solo che proprio ora ho dei flashback di quando ero costretto ad usare Lotus Notes.)
  2. “Fanno esclusivamente cose piatte, fortemente conservative” In poche parole, le aziende troppo spesso si arenano nell’atteggiamento mentale che li porta a ritenere di aver assunto un gruppo di fannulloni, il cui lavoro consiste solo nel compilare verbali di spesa. Il vero lavoro è l’interazione creativa tra gli impiegati, ma è stato l’Internet dei consumatori ad affrontare questo problema, anche se sono le IT delle aziende che ne traggono i maggiori benefici.
  3. “Hanno un pubblico prigionero.” Nygard non offre molte spiegazioni riguardo questo motivo, ma io penso che intenda che gli sviluppatori di software aziendali possono cavarsela appioppando al mondo intero un software imperfetto, perché il livello competitivo è molto basso. “Il nostro relitto di sistema ERP non è un rottame quanto quello della concorrenza” sembra essere il ragionamento vincente.
  4. “Mancano in quanto a diligenza’ .” Nygard identifica questa come la caratteristica più importante: l’amore che uno sviluppatore prova per il proprio software e la sua applicazione, e di conseguenza, il tempo che lo sviluppatore stesso impiega per farlo recitare. Questo da anche ascolto ai precedenti principii, in quanto cattura l’apatia che gli sviluppatori di software aziendali possono provare nei confronti dei loro prodotti, perché scrivono per l’AD e soldi, non per gli utenti e il consenso del pubblico.

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(via CNet News)

23 febbraio 2009
La ricerca etnografica: una chiave per la strategia
Ken_anderson Ken Anderson, ricercatore senior e antropologo presso Intel, ha scritto un breve articolo per Harvard Business Review sull’importanza dell’etnografia aziendale:

“L’etnografia aziendale non riguarda più esclusivamente l’innovazione. È essenziale per ottenere una piena comprensione dei vostri clienti e del business stesso. Il lavoro etnografico presso la mia azienda, Intel, e presso altre aziende, ora caraterizza funzioni quali la strategia e la pianificazione a lungo termine. [...]

Nel comprendere come vive la gente, i ricercatori scoprono tendenze che sarebbero altrimenti inafferrabili e che danno ora forma alle future strategie dell’azienda. Con gli smartphone, ad esempio, possiamo confrontare le prospettive tecnologiche dei teenager, che usano i cellulari da quando erano alle elementari, con quelle delle generazioni più vecchie, che li hanno adottati quando si sono impratichiti con i computer. Il nostro lavoro come antropologi è quello di capire la prospettiva di una tribù, quella dei consumatori, e comunicarla a un’altra, la gente di Intel.”

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23 febbraio 2009
Open source e mobile banking
cgap Dopo essere rientrato dal Mobile World Congress, Mark Pickens, un analista di microfinanza del Technology Program di CGAP, si chiede perché, potendo caricare qualsiasi software lui dsideri su un PC, non possa fare lo stesso sul suo cellulare. Meglio ancora, perché non possono farlo i poveri?

“Mi piacerebbe vedere un boom di software di mobile banking economici, progettati da gente che sappia come i poveri vogliono utilizzare il proprio cellulare. Nonostante gli utenti dal reddito basso, non occidentali, siano l’80% dei nuovi consumatori di cellulari del mondo, è ancora la gente in Finlandia, Svezia e Corea del Sud a decidere come debbano essere i cellulari. Ma ancora per quanto? Sono interessato, perché spero che l’usabilità sia una delle chiavi per determinare la velocità a cui i poveri sono disposti ad adottare servizi finanziari su cellulare (che secondo CGAP possono spalancare la frontiera per l’accesso alla finanza da parte delle persone più povere).”

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23 febbraio 2009
I tre livelli dell’esperienza del’esperienza dell’utente di un cellulare
Christian Lindholm Christian Lindholm, partner e direttore a Fjord, sostiene che ci siano tre strati nell’esperienza dell’utente del cellulare:

“Chiamo il livello più alto Bling (perché soddisfa la vista), contiene il lato visivo, i colori, la densità di contenuti e, in parte, i movimenti. Il livello seguente è il Controllo (soddisfa la mente e la logica). E’ qui che viene creata l’efficienza, dove si porta a termine qualcosa, si naviga nelle applicazioni e tra di esse. È qui che i servizi dovrebbero essere inseriti. Si tratta di qualcosa di più della funzionalità, è più di un’applicazione. Il livello più basso di un’esperienza dell’utente è quello dell’Utilità. A questo livello si sperimenta qualcosa come l’installazione di un’applicazione, il controllo della rete, la gestione dell’energia. È dove viene gestita la latenza. Questo livello di esperienza dell’utente è fornito nella sua quasi totalità dall’ingegneria, eccetto quando opera a livello mondiale, dove i designer e gli ingegneri dell’esperienza dell’utente collaborano intensamente.”

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22 febbraio 2009
Nokia Siemens Network punta a “putting people first”
Unite Il sito Nokia Siemens Network e il suo forum “Unite” sono ricchi di articoli di grande valore e di paper:

22 febbraio 2009
Internet of Things nel 2020
IOT 2020 Nel Febbraio 2008, la Commissione Europea ed un gruppo industriale Europeo (EPoSS) hanno tenuto un workshop sull’Internet delle Cose, coinvolgendo più di 80 esperti dalle università, centri di ricerca ed aziende private come France Telecom, Hitachi, Lufthansa, Philips Research, and Telenor.

Un report, pubblicato nel Settembre 2008, trae le conclusioni del workshop ed incorpora i punti di vista e le opinioni di molti esperti che sono stati consultati nel corso dei sei mesi che hanno seguito il workshop.

Ho scoperto il report solo la scorsa settimana quando uno dei redattori  – Alessandro Bassi di Hitachi Europe – ha presentato le sue considerazioni nel corso dell’Info Day on Internet of Things research della Commissione Europea a cui ho assistito. Ora avendolo letto, posso caldamente raccomandare questo breve e ben scritto documento come una buona introduzione all’attuale condizione degli affari (nonostante siano trascorsi cinque mesi).

Iniziando con una visione di insieme delle questioni tecnologiche, il report segnala immediatamente le barriere (mancanza di autorità, privacy e sicurezza) prima ancora di evindenziare le sue possibili applicazioni. Gli ultimi capitoli sono di nuovi dedicati a questioni sociali, con enfasi nella politica, gente ed aspetti ambientali.

Scarica il report

20 febbraio 2009
Come continuare ad innovare
Bill Buxton Lo Scienziato Direttore di Microsoft Research Bill Buxton definisce alcune contro-proposte all’idea di raggiungere la padronanza e l’ostinata ricerca dell’eccellenza:

  • Siate sempre cattivi in qualcosa che vi appassiona.
  • Potete essere tutto nella vostra vita—però non tutto allo stesso tempo.
  • Quando acquisite una nuova abilità, lasciate perdere un’altra abilità in cui avete acquisito competenza per fare spazio a una nuova passione nella quale siete—di nuovo—pessimi.
  • La vita è troppo breve per essere sprecata con cattivi insegnanti e istruzione inefficiente.
  • Ricordate: Potete imparare da chiunque.

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20 febbraio 2009
L’UX importa ancora in tempi di difficoltà economica?
Steven Bell “L’UX ha ancora importanza in tempi di difficoltà economica,” domanda il bibliotecario della Temple University Steven Bell sul blog “Designing Better Libraries”.

“Promuovere l’esperienza dell’utente è ancora una buona strategia, anche in tempi di recessione. E, per le biblioteche che saranno costrette a ridurre le collezioni di libri, a eliminare un paio di costosi database, forse a ridurre lo staff o le ore di lavoro o ad applicare altre misure di limitazione delle spese, migliorare l’esperienza dell’utente sembra un modo logico e non troppo rischiso o costoso per restare connessi alla comunità degli utenti.”

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18 febbraio 2009
In difesa dei lettori
In defense of readers Mandy Brown, direttore creativo presso W. W. Norton & Company, ha scritto un bell’articolo su A List Apart sulla necessità di comprendere le necessità dei lettori nel web design.

Nonostante l’onnipresenza della lettura sulla rete, i lettori rimangono un pubblico trascurato. Molti dei nostri discorsi sul web design ruotano attorno a un senso di movimento: pensiamo agli utenti mentre ricercano, selezionano, osservano. Misuriamo con quale frequenza cliccano, ma non quanto restano sulla pagina. Ci preoccupiamo dei loro viaggi e della patecipazione —come si spostano da pagina a pagina, con chi parlano quando sono su una determinata pagina — ma ci dimentichiamo delle necessità di coloro che desiderano stare semplicemente fermi. I lettori prosperano dove hanno spazio—un po’ distanti dal baccano delle folle—e come web designer, possiamo fare ancora molto per aiutarli a crearsi quello spazio.

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17 febbraio 2009
Dal WIMP all’interfaccia di mappa
I am here “I cellulari hano cambiato il nostro modo di comunicare con gli altri, e ora stanno cambiando il nostro modo di considerare la tecnologia,” sostiene John Markoff del New York Times.

“Grazie al dominio che il celllulare esercita, sta nascendo una nuova metafora sul modo in cui organizziamo, troviamo e usiamo l’informazione. Cioè, nuova in un senso. È anche antica quanto l’umanità stessa. Questa metafora è la mappa. [...]

Quando questa metafora si realizzerà, cambierà il nostro modo di comportarci, di pensare e di muoverci attraverso i nuovi quartieri. Man mano che i ricercatori e le aziende impareranno a usare tutta l’informazione che un cellulare è in grado di fornire sulla posizione dell’utente, verranno a galla nuove questioni sulla privacy. Potrete usare il vostro cellulare per trovare amici e ristoranti, ma qualcun altro potrebbe usare lo stesso vostro cellulare per trovarvi e scoprire fatti che vi riguardano.”

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17 febbraio 2009
Ripensare le banche per il ventunesimo secolo
Center for Future Banking MIT Media Lab ha allestito un Center for Future Banking. Immagino che abbiano un bel po’ di lavoro da fare.

“I ricercatori presso il Center for Future Banking, in collaborazione con la Bank of America, esploreranno come le tecnologie emergenti e le considerazioni sui comportamenti umani possono trasformare l’esperienza del cliente ed elevare il ruolo della banca nelle loro vite finanziarie. Cerchiamo di inventare nuovi modi di anticipare i bisogni ed i desideri dei clienti a livello individuale, mettere ogni cliente in una posizione di completo controllo del proprio futuro finanziario, ripensare l’esperienza dell’interazione cliente-banca ora che le realtà virtuali e fisiche si intrecciano sempre di più, e finalmente usare la posizione unica della banca per rendere le vite della gente più semplici e soddisfacenti.

Il Centro raduna discipline che variano dall’economia comportamentale, alla scienza informatica, al design urbano per poter assumere un approccio veramente olistico nell’immaginare e realizzare nuove possibilità nei servizi bancari. La sua ricerca si estenderà su un ampio raggio di scale fisiche e sociali, dalle interazioni faccia a faccia con i clienti, ai nuovi modelli di transazioni globali.

Il professore AT&T Deb Roy, presidente del programma accademico MIT in Arti e Scienze Mediatiche e pioniere nella modellizzazione cognitiva, teoria della comunicazione ed interazione uomo-macchina, fa da direttore fondatore del Centro e ricercatore principale. A lui si è unito un gruppo multidisciplinare di ricercatori e studenti con una passione per l’inventare—un gruppo che non solo sviluppa nuove idee per l’industria bancaria, ma che costruisce e prova prototipi.”

Non dimenticate di vedere anche la sezione un po’ nascosta Macro Trends.

16 febbraio 2009
Jeffrey Sachs sul potere di cambiamento dei cellulari in Africa
Jeffrey Sachs Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute presso la Columbia University e consigliere speciale del Segretario-Generale delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, è stato intervistato su allAfrica riguardo al modo in cui i cellulari potrebbero potenzialmente rivoluzionare il modo di lavorare dell’assitenza allo sviluppo.

“Pochi cellulari sono necessari per operare un cambiamento con una forte connotazione di trasformazione, in una determinata zona. Assistiamo allo sviluppo di piccole attività, reso possibile grazie a gente che possiede cellulari, in grado di trovare clienti, effettuare acquisti, ottenere risorse. Esiste l’e-banking o il mobile banking, che è stato sperimentato in pochi posti, come il Kenya, ma credo che in breve si diffonderà vigorosamente. Disponiamo di un numero sempre crescente di nuovi servizi sui cellulari, e, specialmente se ci spostiamo dagli standard dei 2G a quelli 3G [dalla seconda alla terza generazione] credo che assisteremo a un’incredibile esplosione di nuovi utilizzi dei cellulari.”

Leggi l’intervista

16 febbraio 2009
Yochai Benkler sulla ‘produzione sociale’
Yochai Benkler Yochai Benkler, che è il professore Berkman di studi Legali Imprenditoriali ad Harvard, nonché co-direttore di facoltà del Berkman Center for Internet and Society, è stato intervistato su Ideas Project, il sito della Nokia che esplora “dove la tecnologia e le comunicazioni potrebbero condurci”.

Yochai Benchler ha scritto per parecchio tempo di internet e della nascita di un’economia e di una società di rete. Ha anche parlato dell’organizzazione di infrastrutture, come le comunicazioni wireless. Il suo libro più recente è The Wealth of Networks: How Social Production Transforms Markets and Freedom, che è disponibile, soggetto a licenza della Creative Commons Attribution Noncommercial Sharealike. È anche stato il beneficiario dell’Electronic Frontier Foundation’s Pioneer Award, nel 2007.

- Ascolta l’intervista (audio)
- Leggi la trascrizione dell’intervista

Informazioni relazionate
- Yochai Benkler presenta il suo contributo al TED 2005
- Idee degli utenti spedite al sito di Ideas Project

13 febbraio 2009
Oggetti più giocosi
Touch Touch è un progetto di ricerca, condotto da Timo Arnall, che esamina la Near Field Communication (NFC), una tecnologia che abilita connessioni tra cellulari e oggetti fisici. Lo scopo del progetto è lo sviluppo di applicazioni e servizi che permettano alla gente di interagire con oggetti e situazioni quotidiane attraverso i propri dispositivi cellulari.

Il progetto, che mette insieme un gruppo interdisciplinare coinvolto nell’investigazione sociale e culturale, nel design di interazione/industriale, nella prototipazione, software, in test ed esibizioni, durerà fino al 2009 e s terrà presso il dipartimento di Interaction Design della Oslo School of Architecture and Design, in Norvegia. È stato istituito dal Norwegian Research Council.

La settimana scorsa gli studenti della Oslo School of Architecture & Design hanno partecipato a un workshop Touch, in cui le indicazioni erano di progettare un’interfaccia di RFID giocosa, esplorativa o caratteristica. Questo workshop poneva l’enfasi sull’esplorazione della relazione tra l’interazione digitale attraverso RFID e le proprietà materiali degli oggeti fisici.

Timo Arnall ha appena pubblicato tre recenti progetti Touch che propongono diversi sensi come metafore per l’interazione RFID

Ramesh Srinivasa

13 febbraio 2009
Il nuovo libro di Kazys Varnelis sulla cultura della rete
Kazys Varnelis Kazys Varnelis [CV | blog], autore di Networked Publics e direttore del Network Architecture Lab della Columbia University Graduate School of Architecture, Planning, and Preservation, sta scrivendo un nuovo libro e pubblicandone le bozze sulla rete.

“Il mio attuale progetto di ricerca—già ben avviato—è un libro pensato per sintetizzare la cognizione storica della nostra epoca, venendo a patti con le mutate condizioni nella cultura, nella soggettività, nell’ideologia, e nell’estetica, che caratterizzano la nostra nuova era sulla rete. Nel libro, analizzo come la rete non sia esclusivamente una tecnologia con ramificazioni sociali, bensì, piuttosto, qualcosa che unisce i cambiamenti sociali, economici, estetici e ideologici.

Proprio come le macchine hanno reso possibile la moderna industrializzazione e si sono anche poste come un modello per la società moderna – razionalizzata e suddivisa in scompartimenti – mentre il computer programmabile rivestiva il medesimo ruolo per il flessibile ambiente socioeconomico del postmodernismo, oggi la rete non solo connette il mondo, ma riconfigura la nostra relazione con esso. In questo libro sosterrò che molti dei principi della cultura dall’Illuminismo: il soggetto, il romanzo, la sfera pubblica, stanno attraversando un processo di riforma radicale.”

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(via Bruce Sterling)

13 febbraio 2009
Articoli di Dubberly Design
Dubberly Design Office Hugh Dubberly è il redattore di un forum presso Interactions Magazine, il che significa che scrive o cura l’edizione di articoli per la rivista. Il sito della sua azienda, Dubberly Design Office, contiene tutti questi eccellenti articoli.

Ecco una breve selezione personale:

What is interaction? Are there different types?
Scritto per Interactions magazine da Hugh Dubberly, Usman Haque e Paul Pangaro – 1 Gennaio 2009

Quando discutiamo dell’interazione uomo-macchina, concordiamo sul significato del termine “interazione”? L’argomento è stato dettagliatamente studiato? La definizione è consolidata?

An evolving map of design practice and design research
Scritto per Interactions magazine da Liz Sanders. Editato da Hugh Dubberly – 1 Novembre 2008

La ricerca sul design si trova in uno stato di flusso. Il panorama della ricerca sul design è stato il punto cruciale di un’enorme quantità di indagine e di crescita, nel corso degli ultimi 5-10 anni. Attualmente è un’accozzaglia di approcci che, pur essendo concorrenziali ma complementari, condividono un obiettivo comune: guidare, ispirare e dare forma al processo di sviluppo del design.

Design in the age of biology: shifting from a mechanical-object ethos to an organic-systems ethos
Scritto per Interactions magazine da Hugh Dubberly – 1 Settembre 2008

Agli albori del XX secolo, la nostra conoscenza della fisica è rapidamente mutata; ora, la nostra conoscenza della biologia sta subendo un analogo rapido cambiamento. [...] Recenti passi avanti in biologia sono stati fatti in gran parte nel campo dell’informazione: si è cercatio di capire come gli organismi la codificano, la immagazzinano, la riproducono, la trasmettono e la esprimono. Sono stati mappati genomi, montate sequenze del DNA, mappati cicli di segnalazione cellulare. [...] Possiamo già vedere il processo che inizia. Così come, un tempo, descrivevamo i computer come menti meccaniche, ora sempre più spesso descriviamo le reti informatiche prendendo a prestito termini appartenenti alla biologia: bug, virus, attacco, comunità, capitale sociale, trust, identità.

The experience cycle
Scritto per Interactions magazine da Hugh Dubberly and Shelley Evenson – 1 Maggio 2008

In quest’articolo, mettiamo a confronto il modello di “ciclo delle vendite” e di “ciclo dell’esperienza”. Il modello di ciclo delle vendite è uno strumento convenzionale nel mondo degli affari. Il ciclo delle vendite delimita il rapporto produttore-consumatore dal punto di vista del produttore e mira a incanalare i clienti verso una transazione commerciale. Il ciclo dell’esperienza è uno strumento nuovo, che sintetizza e da forma a un approccio più vasto e più olistico, che un crescente numero di designer, esperti di brand e addetti al marketing sta seguendo. il ciclo dell’esperienza delimita il rapporto produttore-consumatore dal punto di vista del consumatore e promuove un dialogo assiduo.

The analysis-synthesis bridge model
Scritto per Interactions magazine da Hugh Dubberly, Shelley Evenson, e Rick Robinson – 1 Marzo 2008

Il modo più semplice per descrivere il processo di design consiste nel dividerlo in due fasi: l’analisi e la sintesi. oppure la preparazione e l’ispirazione. Tuttavia, a queste due descrizioni manca un elemento cruciale, la connessione stessa fra le due fasi, il reale movimento da uno stato all’altro, la transazione o trasformazione, che rappresenta il nucleo del design. I designer, come si spostano dalla fase di analisi a quella di sintesi? Dal problema alla soluzione? Dalla situazione attuale al prescelto futuro? Dalla ricerca al concept? Dalle necessità che nascono a una proposta consigliata? Dal contesto alla forma?

Cybernetics and service-craft: language for behavior-focused design
Scritto per Kybernetes da Hugh Dubberly e Paul Pangaro – 19 Gennaio 2007

Sostiene che la pratica del design si è spostata da arte manuale ad arte dei servizi e quest’arte dei servizi si concretizza in una crescente attenzione incentarta sui sistemi entro la pratica di design. Propone la cibernetica come fonte di strutture pratiche che permetteano la comprensione di sistemi dinamici, incluse interazioni specifiche, sistemi più grandi di design, e l’attività del design stesso. Mostra che lo sviluppo di metodi di design di prima e seconda generazione vanno in parallelo con lo sviluppo di prima e seconda generazione di cibernetica, soprattutto collocando il design entro il regno politico e considerando la definizione di sistemi ideata.

Propone la cibernetica come un componente di una vasta cultura del design.

13 febbraio 2009
Intervista con Jeff Howard di Design for Service
CMU Jeff Howard gestisce il blog Design for Service ed è anche il curatore della più completa e organizzata biblioteca sul design di servizi della rete. Nel corso degli ultimi giorni ha discusso di service design, la didattica del service design e la scrittura di blog sul service design, con Nick Marsh:

“Cerco di stare alla larga dal termine esperienza, a meno che non stia parlando della differenza tra un servizio e un’esperienza, secondo la percezione che ne hanno Pine e Gilmore. Invece, ho adottato il termine “service encounter”, dalla letteratura del marketing di servizi. Il termine incontro rende chiaro il fatto che le parti presenti sono due: il cliente e l’azienda. Stamo facilitando quell’interazione. Coreografandola. Ma l’esperienza è interna.”

Leggi l’intervista

11 febbraio 2009
Cambiamento sismico dell’età della massa di Internet
PEW_logo Secondo alcuni sondaggi svolti nel corso del 2008 dal Pew Internet and American Life Project, ora [negli Stati Uniti] è aumentato il numero di vecchie generazioni che vanno online, rispetto al passato, e questi nuovi utenti compiono anche più attività online. La generazione X (non Y) è il gruppo con più probabilità di fare attività finanziarie, spese, e cercare informazioni sulla salute online. I boomer hanno le stesse probabilità di quelli della generazione Y di prenotare voli online. E persino gli utenti della Silent Generation sono competitivi quando si tratta di email.

Il maggior aumento nell’utilizzo di internet dal 2005 è nel gruppo di utenti con un’età compresa fra i 70 e i 75 anni. Mentre appena un quarto (26%) della gente tra i 70 e i 75 anni era online nel 2005, attualmente il 45% di quella fascia d’età è online, ed esegue più attività online.

- Leggi tutto l’articolo
- Ulteriori informazioni e scarica il PDF

(via Customer Experience Crossroads)

11 febbraio 2009
L’Internet delle Cose ed i cellulari
Ajit Jaokar Ajit Jaokar, fondatore di futuretext, ha appena scritto un articolo piuttosto tecnico sul suo blog, nel quale discute le idee di base e il significato dell’Internet delle Cose, principalmente nel contesto della sua integrazione con i telefoni cellulari.

Merita una lettura. Anche per i link.

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11 febbraio 2009
Libro: The Language of Things
The Language of Things The Language of Things: Understanding the World of Desirable Objects
di Deyan Sudjic
Editore: W.W. Norton & Co. (1 Giugno, 2009)
Rilegato: 224 pagine

Descrizione
Cosa ci spinge ad accamparci davanti ai punti vendita Apple per essere i primi ad acquistare un iPhone? Perché una generazione fa una macchina da scrivere poteva durare una vita, mentre ora scriviamo su computer che aggiorniamo ogni paio d’anni con modelli più brillanti, veloci e patinati? Perché il click della portiera di un’auto suona “costoso”? Deyan Sudjic delinea la nostra relazione—sia innocente sia consapevole—con tutte le cose progettate. Dagli eccessi opulenti della passerella all’allegria di un barattolo di marmellata Alessi, ci mostra come possiamo venire manipolati e sedotti dalle cose che possediamo. Con ingegno vivace ci pone queste e altre domande, esplorando la ragione per cui ogni designer desidera mettere il proprio marchio su una sedia o una lampada, e dove finisce il design e comincia l’arte.

Riguardo l’autore
Deyan Sudjic è il direttore del Design Museum, Londra. È l’autore di 100-Mile City e di The Edifice Complex ed il co-autore di The Architecture Pack.

Donald Norman riguardo il libro.

Come posso riassumere questo libro? “Arguto e sofisticato” o “seriamente divertente”. Un profondo e intenso sguardo alla pericolosa battaglia senza fine fra le forze concorrenti di arte, moda e la praticità dell’aspetto dei designers. Sudjic esamina il ruolo del design nella cultura, nella società e la sua incessante battaglia con l’arte, efficacemente schiacciato in un meravigliosa accoglienza di lusso e moda. Difficile da leggere perché mi ha fatto talmente ridere, che perdevo sempre la pagina.