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Stowe Boyd, un’ autorità internazionalmente rinomata nelle applicazioni sociali ed il loro impatto negli affari, media e la società, ha pubblicato oggi un’interessante riflessione sul fatto che le conversazioni online si siano spostate dai blog che una volta sembravano essere il nesso:
Jason Kaneshiro ha pubblicato una riflessione simile di recente. (via Bruce Sterling) Ma — forse — la situazione non è così chiara: BBC News ha lanciato una nuova home page oggi e l’articolo di inaugurazione ha già più di 500 commenti. |
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31 Marzo 2008
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31 Marzo 2008
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Idris Mootee, uno stratega di business e innovazione, esplora le discipline del design di servizi e dello experience design attraverso alcuni innovativi concetti di retail ispirati all’autenticità. (che in qualche modo sono anche riflessi nel supermercato Eataly di Torino):
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31 Marzo 2008
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Hugh Graham si pone alcune importanti domande riguardo il ruolo dei designer nel promuovere la cultura dei consumatori, in un ampio contesto di sostenibilità.
(via Niti Bhan on Core77) |
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25 Marzo 2008
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Tra pochi mesi, Torino ospiterà il Congresso mondiale dell’Unione Internazionale degli Architetti, il più importante evento dell’architettura al mondo.
Hanno un programma interessante, con alcuni speaker che apprezzo molto come Peter Eisenman, Massimiliano Fuksas, Adam Greenfield, Jeffrey Huang, Nicolas Nova, Dominique Perrault, Renzo Piano, e Hani Rashid. Per nominarne alcuni. L’iscrizione è economica. 100 euro. Quindi voglio andarci. Ma è qui che iniziano i problemi. Prima devi andare al sito dove non c’è traccia di un bottone “Iscrizione”. Ok, scopri che è chiamata “Partecipazione”. A questo punto devi creare un account personale. Naturalmente, avevo completamente dimenticato di averlo fatto mesi prima per ricevere una newsletter. Quindi ho ricevuto un messaggio di errore in Italiano - sul sito inglese di un evento internazionale - quando ho inserito il mio indirizzo email usuale. Sta diventando tremendamente irritante. Immagino che il sistema richieda che io sia un “membro registrato” di me stesso. Quindi adesso devo aggiungere dati ancora più personali, come la mia carta di identità o il numero del passaporto. Devo anche scegliere un paese (non sono sicuro quale: il paese di cittadinanza o quello in cui abito). Scelgo Italia. Ora devo anche scegliere a quale “Professional bodies of architect” (sic) appartengo. E’ obbligatorio. Ma quello che ne viene fuori è un po’ sconcertante: una serie di province italiane e la parola “Nessuno” di cui io conosco il significato, ma buona fortuna ai tedeschi o agli americani! Forse, è stata colpa mia che ho messo Italia come il mio paese di residenza. Una volta finito tutto quello (ricordate che mi sono iscritto da individuo), il sistema mi chiede di nuovo “add partecipants”. Sì, lo so: lo spelling. In ogni caso non voglio “aggiungere partecipanti”. A questo punto, ho capito che questo stupido sistema richiede che clicchi di nuovo su “Registered members” nel menu a sinistra, per scoprire che ora sono un membro registrato di me stesso. Ma come faccio a pagare? E’ sconcertante. Sono riuscito a capirlo questo pomeriggio — dopo 20 minuti di profonda frustrazione. Ho provato di nuovo per scrivere questo post, usando diversi indirizzi email ma, per la mia vita, non riesco più a trovare la soluzione. NON RIESCO A PAGARE. Non ho più idea di come si faccia. La procedura che sono riuscito a trovare questo pomeriggio è scomparsa. Ho ricordato che in qualche modo ho trovato un check box vicino al mio nome, che era la chiaver per entrare nell’effettivo sistema di pagamento, ma ora non c’è più. Ragazzi, questo è senza speranza. Come puoi gestire un congresso internazionale in questo modo? E per lo più è anche uno interessante! Il vostro sistema di iscrizione è orribile. ORRIBLE! Non c’è da sorprendersi che voi abbiate così poche iscrizioni. DOVETE SISTEMARE QUESTO AL PIU’ PRESTO!!! In breve, sono più che un po’ arrabbiato. (E qualcuno potrebbe togliere la mia doppia pre-iscrizione, così da non ricevere due volte le vostre email?). |
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25 Marzo 2008
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Kate Rutter di Adaptive Path ha intervistato recentemente Nathan Shedroff, stratega dell’esperienza, scrittore e fondatore del nuovo MBA in Strategia del Design presso il California College of the Arts.
Essi hanno parlato a proposito del nuovo programma MBA del CCA, di come design e gestione si stiano intersecando negli affari e a livello accademico, e di come l’apprendimento integrato e la nuova enfasi sul design negli affari stia impattando il settore dell’esperienza dell’utente. |
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23 Marzo 2008
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Il Budget della scorsa settimana e due documenti di politica hanno messo il design fermamente al cuore della strategia di innovazione del governo britannico, scrive Emily Pacey su mad.co.uk.
Un articolo su Science|Business fornisce ulteriori dettagli:
(via Niti Bhan su Core77) |
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22 Marzo 2008
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Una delle affermazioni che mi ha colpito al recente Disruptive Thinking di Barcellona, organizzato dall’Art Center College of Design, è stata di Sara Wheeler. Essa ha detto: “Il cambiamento climatico fa ormai parte dell’esperienza umana, di quel che significa essere umano.”
Ora Sanjay Khanna ci fornisce qualche informazione in più riguardo a questo su Worldchanging e intervista il filosofo ambientale Glenn Albrecht:
Cosa significa per il settore del design di esperienze, se la natura dell’esperienza umana cambia per via del cambiamento climatico? Note too that the same topic was recently also discussed in Wired Magazine. |
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22 Marzo 2008
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22 Marzo 2008
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Robert X. Cringely, è lo pseudonimo del giornalista di tecnologia Mark Stephens, che è il presentatore e lo scrittore della miniserie di successo “Electric Money”, ha firmato un polemico articolo sulla cultura e la tecnologia:
Un po’ più avanti nell’articolo c’è la sua dichiarazione chiave:
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21 Marzo 2008
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Adam Greenfield, autore di Everyware: The Dawning Age of Ubiquitous Computing, si trasferrà a Helsinki in Agosto per intraprendere il suo nuovo ruolo come “Capo di direzione del design con lo staff di design di Nokia, con competenze nel dominio del servizio e dell’interfaccia dell’utente.”
Greenfield dice: “Lavorerò su dei problemi molto eccitanti e importanti, con gente per la quale nutro una grande ammirazione (e in molti casi affetto personale), in un contesto dove i nostri sforzi congiunti potrebbero effettivamente fare la differenza.” Complimenti, Adam! (via IntoMobile) |
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20 Marzo 2008
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Here Comes Everybody: The Power of Organising without Organisations di Clay Shirky è un “esame di come la diffusione a macchia d’olio delle nuove forme di interazione sociale abilitate dalla tecnologia stiano cambiando il modo in cui gli uomini formano gruppi ed esistono all’interno di essi, con profondo effetti economici e sociali a lungo termine-nel bene e nel male.”
- Pagina del libro (Penguin) |
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20 Marzo 2008
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19 Marzo 2008
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18 Marzo 2008
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La società di consulenza tedesca Trendbüro ha pubblicato una breve intervista con me sul tema dell’identità.
E’ parte della loro strategia per pubblicizzare il loro prossimo Trend Day, dal tema: “Identity Management – Recognition replaces attention”. Sono in ottima compagnia: hanno anche pubblicato interviste con Richard Florida, Willem Velthoven di Mediamatic, Hartmut Esslinger di frog design, e Dick Hardt di identity 2.0. |
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14 Marzo 2008
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When Users “Do” the Ubicomp è il bel titolo di un articolo del ricercatore finlandese Antti Oulasvirta nel numero di Marzo-Aprile di Interactions Magazine.
L’articolo si basa sul lavoro di Genevieve Bell e Paul Dourish, e in particolare nel loro articolo Yesterday’s Tomorrows. Come loro, Oulasvirta sostiene che ci sono due ubicomp: l’idealizzata presentata alle conferenze e il “vero ubicomp”, descritto come “un massivo agglomerato non centralizzato di dispositivi, mezzi di connettività ed elettricità, applicazioni, servizi, ed interfacce, così come oggetti materiali come cavi e luoghi d’incontro e superfici di supporto che sono emerse quasi in modo anarchico, senza un set di principi guida riconosciuti”. Questa infrastruttura è quindi “non omogenea o scorrevole, ma frammentata in diverse tecniche che l’utente deve studiare ed utilizzare.” Egli poi porta il suo analisi un passo oltre ed effettivamente mostra “le molteplici forme in cui è l’utente a dover ‘fare’ ubicomp; cioè, creare attivamente le risorse per utilizzare un’applicazione in un ambiente multicomputer eterogeneo.” Oulasvirta conclude con “un elenco di approcci per migliorare le infrastrutture di ubicomp:”
Per leggere l’intero articolo, avete bisogno di un abbonamento all’ACM Digital Library. |
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12 Marzo 2008
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L’International Herald Tribune scrive di un nuovo cellulare per i mercati emergenti molto economico:
Nessuno schermo? Commenta Niti Bhan: “Quindi i poveri non vogliono mandare SMS o controllare il tempo?”. |
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12 Marzo 2008
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Il governo britannico mira a rendere il paese un leader globale nelle arti, nei media e nella pubblicità attraverso iniziative tra cui la crezione di migliaia di nuovi apprendistati e l’inaugurazione di una conferenza di business creativo stile Davos.
Il Primo Ministro Gordon Brown ed il segretario di cultura, Andy Burnham, hanno rivelato il piano d’azione, Creative Britain: New Talents for the New Economy, in quello che il governo ha denominato il primo piano supportato dallo stato per muovere le industrie della creatività dai “margini della corrente del pensiero economico e politico” nel Regno Unto. Il piano d’azione [che è stato accolto dall’industria del design] delinea 26 impegnii sia per il governo sia per le industrie per alimentare il talento, creare posti di lavoro e guidare la competività internazionale della Gran Bretagna. Una delle iniziative è quella di sviluppare una nuova annuale World Creative Business Conference che farà da “colonna portante” di una spinta internazionale per fare del Regno Unito il “perno creativo del mondo”. - Leggi tutto l’articolo [The Guardian] - Scarica il piano d’azione (pdf, 1.2 mb, 81 pagine) (via Richard Florida) |
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12 Marzo 2008
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Il mondo del design e dell’innovazione è cambiato molto nell’ultima decade. Le sfide sono più complesse, intricate e sistemiche, e di conseguenza richiedono un approccio sempre più olistico e multidisciplinare, specialmente nell’educazione.
O nelle parole di Richard Koshalek, presidente dell’ Art Center College of Design:
La rinomata Art Center College of Design sta puntando a qualcosa di molto ambizioso - sta uscendo dal suo spazio fisico, e sta creando una serie di quello che definirei “open innovation forums” su scala globale, tutti con l’obiettivo di “sviluppare la gente”. Settimana scorsa sono stato invitato (grazie, Rudy) a prendere parte ad uno di essi: l’evento Disruptive Thinking a Barcellona. L’evento di Barcellona, organizzato in collaborazione con la scuola di economia ESADE, è il primo di una serie di dialoghi globali che l’Art Center sta organizzando in diversi continenti e online. Un impegno sociale L’Art Center ha un iniziativa che mi piace molto: designmatters. Inaugurata nel Dicembre del 2001, Designmatters presso Art Center esplora i benefici sociali e umanitari del designe e del business responsabile. Designmatters è una parte cruciale del Progetto Barcellona: le collaborazioni con le istituzioni educative, civiche e culturali specialmente nei temi sociali ed umanitari sono un obiettivo chiave. Uno dei temi che il progetto Barcellona vuole affrontare in particolare è quello del ruolo del desgin nelle città, che “dev’essere ridefinito d’accordo ai principi della sostenibilità — non solo in relazione con l’ambiente, ma anche in termini di produzione e condumo di energia, prosperità economica, giustizia sociale e sviluppo culturale”. E così dovrebbe essere. Cercare di pensare in modo dirompente Gli organizzatori hanno cercato “pensatori e professionisti ‘dirompenti’ che — nonostante comporti diversi rischi — portino energia vitale da incidere a questi argomenti e li spingano in nuove e produttive direzioni per la società.” L’evento è stato presieduto dal giornalista britannico Richard Addis, che ha selezionato principalmente presentatori britannici per ognuna delle sei sessioni. Josh Nakaya, uno studente di product design dell’Art Center ha fatto davvero un ottimo laboro nel mettere su blog la conferenza, e poi aggiungendo le risposte. Sono disponibili anche dei video streams. Quindi faro riferimento a questi riassunti e video sui miei commenti in seguito. C’è anche un sito con l’intero schieramento di speakers. Ecco le sei sessioni:
In breve L’andamento dell’evento non è stato l’ideale: alcuni dei presentatori non hanno condotto molto bene le loro sessioni, non tutti avevano idee rilevanti da contribuire, e non sempre c’era un collegamento tra il pensiero dirompente ed l’argomento discusso, e non sempre era chiara la direzione che si voleva seguire. Ho anche riflettuto su fino a quale punto ho effettivamente sentito dei temi innovativi, o sul fatto che le cose che ho sentito si potessero trovare facilmente su un libro o una buona rivista. La risposta è probabilmente sì. Ma il libri e le riviste sono monologhi per natura. Questo era nella teoria e nella pratica una serie di dialoghi. All’inizio di questo articolo ho scritto che questo evento di Barcellona fa parte di un’ampia strategia di collaborazioni aperte, comunicazioni aperte e di impegno sociale. Questo non solo è un’approccio lodevole e di valore, ma è anche altemente rilevante e opportuno nella società contemporanea. Abbiamo bisogno di più di queste iniziative. Certo, devono essere messe a punto e migliorate, ma in sostanza abbiamo bisogno di dialogo e collaborazione tra le discipline, tra le diverse parti della società, tra le diverse parti del mondo. Il mondo è diventato troppo complesso per permettere ad ognuno di noi di capire le cose da soli. E secondo me questo era il vero significato di queste Conversazioni Globali. Spero anche che l’Art Center porti a termine il suo impegno di continuare le conversazioni online, per avere un dialogo continuo. Il blog dell’evento per adesso è basicamente morto. Probabilmente questo non è lo strumento giusto - bisogna sviluppare uno nuovo. E gli Stati Uniti? L’Art Center è una scuola americana, con base a California. Come posso partecipare alle conversazioni globali? Molti degli eventi si svolgono in California: il recente summit di due giorni su Sistemi, Città e Mobilità Sostenibile e la prossimaconferenza Serious Play. |
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11 Marzo 2008
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C’è una controversia interessante tra 37signals e Donald Norman.
Tutto è cominciato da un articolo di quattro pagine sul numero di Marzo 2008 di Wired Magazine su 37signals, l’azienda che ha aiutato a sviluppare la maggior parte del software che ha abilitato il Web 2.0, tra cui Ruby on Rails, che p stato usato per creare il servizio di podcasting Odeo e il fenomeno di microblogging Twitter. [Guarda anche la reazione di 37signals all’articolo] Norman, che è stato citato nell’articolo sostenendo che la semplicità è molto sopravvalutata, ha usato il suo blog per reagire all’articolo di Wired, segnalando che, nonostante lui abbia sempre ammirato l’azienda, lui ha anche provato i suoi prodotti ed essi non hanno mai raggiunto le sue necessità. Dopo aver letto l’articolo, Norman dice di aver capito il perchè: “gli sviluppatori sono arroganti e totalmente indifferenti nei confronti della gente che utilizza i loro prodotti.” Norman è stato particolarmente sorpreso da una frase di David Heinemeier Hansson di 37signals: “Non sto progettando software per altra gente, lo sto progettando per me.” Jason Fried, l’altro fondatore di 37signals, un’azienda rinomata secondo l’articolo di Wired per la sua mancanza di modestia, non è d’accordo:
Leggete il suo post, è molto sensato, è tocca alcune delle principali controversie all’interno del complesso dell’user-centred design, come dimostrato anche dal numero di commenti. |
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7 Marzo 2008
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Oggi Torino World Design Capital ha pubblicato un’intervista che ho fatto di recente con Bruce Sterling. Questa volta non sugli spimes, ubiquitous computing o la fabbricazione digitale, ma sulla sua esperienza con la città dove ha passato gli ultimi sei mesi.
A Bruce piace Torino e in questa intervista lui racconta alcuni dei motivi. Lui va nel dettaglio sul perchè “Torino è a pieno titolo una città del XXI secolo” e come “in qualche modo è riuscita ad affrontare problemi con cui moltissime altre città, regioni, culture e nazioni non hanno ancora fatto i conti.” “Torino,” dice, “è uno di quei posti affini al mio carattere. Se fossi italiano e non texano, sarei probabilmente nato a Torino.” Lui ha anche condiviso con noi il contenuto di una nuova storia che ha scritto:
Bruce si trova ora negli ultim igiorni di preparazione del Share Festival che sta curando. Venite a vederlo se potete. L’intervista soffre un pò di un layout povero e non è facile vedere quali siano le mie domande, per esempio. Tutti i link sono magicamente scomparsi. Spero venga aggiustato presto. |
Notizie di Experientia
L'UPA (Usability Professionals' Association) è orgogliosa di
Experientia ha appena risolto il problema di posta elettronica con il
Il prossimo 8 novembre avrà luogo la Giornata Mondiale dell'Usabilità
La prima conferenza regionale europea dell'Usability Professionals'
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