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 Marzo 2008
31 Marzo 2008
Oltre il blog: la conversazione si sposta nel flusso
Stowe Boyd Stowe Boyd, un’ autorità internazionalmente rinomata nelle applicazioni sociali ed il loro impatto negli affari, media e la società, ha pubblicato oggi un’interessante riflessione sul fatto che le conversazioni online si siano spostate dai blog che una volta sembravano essere il nesso:

“Basicamente, la conversazione si sta muovendo da una forma di conversazione molto statica e lenta — i commenti sui blog — ad una forma molto più dinamica e veloce: nel flusso in Twitter, Friendfeed, ed altri. Credo che questa direzionalità possa essere una legge dell’universo: la conversazione si muove verso dove è più sociale.

Personalmente, non credo che si possa far ritornare il genio alla lampada. Twitter e simili sono semplicemente mezzi di conversazione più trainanti rispetto ai commenti su blog. Mentre la stretta relazione tra post su blog e i commenti associati ad essi può sembrare un attributo positivo, è in realtà molto chiuso e limitativo. In generale, la gente deve capitare su un post interessante, aprire il link per i rispettivi commenti ed scorrerli manualmente. Molto tempo, tutto basato sulla metafora di vagare sulla rete di pagine. E’ come andare in biblioteca.

Twitter e altre applicazioni simili si basano sul web del flusso: le informazioni di nostro interesse vengono a noi, non il contrario. E fluisce attraverso la gente, attraverso le relazioni: non è qualche click sugli URL, scorrere e così via. E’ un allontanarsi dalla caccia e raccolta verso l’agricoltura delle relazioni. Le informazioni crescono sulle nostre applicazioni flusso così noi non dobbiamo più passare del tempo a cercarle.” […]

Le tecnologie blog di oggi non sono state progettate col flusso in mente: erano basate sui proncipi Web 1.0 principles, e nonostante abbiano contribuito a generare una rivoluzione nella socialità e nel flusso, non la sostengono molto bene.

 

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Jason Kaneshiro ha pubblicato una riflessione simile di recente.

(via Bruce Sterling)

Ma — forse — la situazione non è così chiara: BBC News ha lanciato una nuova home page oggi e l’articolo di inaugurazione ha già più di 500 commenti.

31 Marzo 2008
Design di servizi ed experience design: Starbucks vs Le Pain Quotidien
Le Pain Quotidien Idris Mootee, uno stratega di business e innovazione, esplora le discipline del design di servizi e dello experience design attraverso alcuni innovativi concetti di retail ispirati all’autenticità. (che in qualche modo sono anche riflessi nel supermercato Eataly di Torino):

“17 anni fa, Alain Coumont metteva un ampio tavolo comunale nel suo negozio e la gente si sedette attorno ad esso.” Così Harry De Landtsheer racconta l’ideo originale del fondatore di Le Pain Quotidien. Il fornaio e ristorante è ancora lì nella Rue Dansaert a Bruxelles. Non è cambiata neanche l’idea di base di mangiare del buon cibo insieme. Quindi i negozi e ristoranti combinati hanno un arredamento semplice di pino; le lampade di vetro o metallo sono semplici e gli scaffali per il pane e i beni di panetteria sono in vecchio stile. Con musica classica sullo sfondo, questo rende l’esperienza Starbucks simile al food court di un supermercato di seconda categoria.

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31 Marzo 2008
La fine della cultura del consumatore?
Toothpaste Hugh Graham si pone alcune importanti domande riguardo il ruolo dei designer nel promuovere la cultura dei consumatori, in un ampio contesto di sostenibilità.

“I designer dovrebbero lavorare verso la fine di una aspirazionale cultura del consumatore? Può la industria del design, ampiamente definita, riposizionarsi e reinventarsi per fornire valore e sostenibilità e nel frattempo creare ancora desiderio?” […]

“Mi viene in mente che c’è bisogno di un nuovo paradigma del consumo, uno che funzioni per i business, la comunità e l’ambiente. Non so che forma avrà questo nuovo paradigma, ma credo che riguarderà l’imparare ad apprezzare il vero valore delle cose ed il luogo che esse occupano nel nostro mondo.

I designer hanno l’opportunità di prendere parte a questo cambio di paradigma. Parte della storia sta nel creare prodotti che abbiano valore intrinseco e duraturo, prodotti che mi piace chiamare artigianali. E parte della storia sta nel comunicare meglio il valore dell’artigianale. Penso che i designer abbiano il dovere etico di lavorare per la fine della cultura dell’usa e getta. Ovviamente, questo non accadrà nel giro di una notte, e non succederà nel vuoto. Ma succederà, che decidiamo di prendere parte al processo o meno. Meglio unirci al futuro che lasciare che si imponga a noi.”

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(via Niti Bhan on Core77)

25 Marzo 2008
Tentando di iscrivermi al Congresso Mondiale di Architettura
UIA World Congress logo Tra pochi mesi, Torino ospiterà il Congresso mondiale dell’Unione Internazionale degli Architetti, il più importante evento dell’architettura al mondo.

Hanno un programma interessante, con alcuni speaker che apprezzo molto come Peter Eisenman, Massimiliano Fuksas, Adam Greenfield, Jeffrey Huang, Nicolas Nova, Dominique Perrault, Renzo Piano, e Hani Rashid. Per nominarne alcuni.

L’iscrizione è economica. 100 euro. Quindi voglio andarci. Ma è qui che iniziano i problemi.

Prima devi andare al sito dove non c’è traccia di un bottone “Iscrizione”. Ok, scopri che è chiamata “Partecipazione”.

A questo punto devi creare un account personale. Naturalmente, avevo completamente dimenticato di averlo fatto mesi prima per ricevere una newsletter. Quindi ho ricevuto un messaggio di errore in Italiano - sul sito inglese di un evento internazionale - quando ho inserito il mio indirizzo email usuale.
Prossimo passo: un mucchio di informazioni personali. Tuttavia, per inserire il nome della tua azienda devi premere un bottone radio che naturalmente ho mancato. Quindi ho inserito la mia informazione come individuo, e ho cliccato “Update data”, che non ha fatto altro che aggiornare la pagina con i dati che ho appena inserito.
Hmmm. E ora? Il menu a sinistra ha 16 opzioni cliccabili. Clicco su quella più ovvia: “Registration and Payment”.
Sbagliato, naturalmente. Giungo ad una grossa schermata con un sacco di informazioni. Nessuna delle quali mi è utile. Al fondo di quella schermata c’è “Go to subscription”. Clicco quella.
Nuova schermata: “Add partecipants” (Quello è lo spelling!).
Ma mi sono iscritto come individuo! Non come un’azienda. Ho semplicemente aggiunto la mia informazione individuale e non voglio aggiungere un altro “partecipant”.
Questa chiaramente non è una buona scelta. La seguente: “Your registered members”. Interessante! Sono curioso di sapere cosa può essere la membership di un individuo. Non ho altra scelta quindi clicco quello.
Adesso il sistema mi dice che non ho membri registrati. Strano: mi sono appena registrato!
Forse è una cosa buona. In ogni caso non voglio avere “membri” di me stesso. Voglio solo iscrivermi. Fatemi pagare i miei 100 euro, per piacere.
Quindi clicco su “Proceed to payment”.
Ritorno alla grossa schermata con un mucchio di informazione di cui non ho bisogno.

Sta diventando tremendamente irritante.

Immagino che il sistema richieda che io sia un “membro registrato” di me stesso. Quindi adesso devo aggiungere dati ancora più personali, come la mia carta di identità o il numero del passaporto. Devo anche scegliere un paese (non sono sicuro quale: il paese di cittadinanza o quello in cui abito). Scelgo Italia. Ora devo anche scegliere a quale “Professional bodies of architect” (sic) appartengo. E’ obbligatorio. Ma quello che ne viene fuori è un po’ sconcertante: una serie di province italiane e la parola “Nessuno” di cui io conosco il significato, ma buona fortuna ai tedeschi o agli americani! Forse, è stata colpa mia che ho messo Italia come il mio paese di residenza.

Una volta finito tutto quello (ricordate che mi sono iscritto da individuo), il sistema mi chiede di nuovo “add partecipants”. Sì, lo so: lo spelling. In ogni caso non voglio “aggiungere partecipanti”.

A questo punto, ho capito che questo stupido sistema richiede che clicchi di nuovo su “Registered members” nel menu a sinistra, per scoprire che ora sono un membro registrato di me stesso.

Ma come faccio a pagare? E’ sconcertante. Sono riuscito a capirlo questo pomeriggio — dopo 20 minuti di profonda frustrazione. Ho provato di nuovo per scrivere questo post, usando diversi indirizzi email ma, per la mia vita, non riesco più a trovare la soluzione. NON RIESCO A PAGARE. Non ho più idea di come si faccia.

La procedura che sono riuscito a trovare questo pomeriggio è scomparsa. Ho ricordato che in qualche modo ho trovato un check box vicino al mio nome, che era la chiaver per entrare nell’effettivo sistema di pagamento, ma ora non c’è più.

Ragazzi, questo è senza speranza. Come puoi gestire un congresso internazionale in questo modo? E per lo più è anche uno interessante! Il vostro sistema di iscrizione è orribile. ORRIBLE! Non c’è da sorprendersi che voi abbiate così poche iscrizioni. DOVETE SISTEMARE QUESTO AL PIU’ PRESTO!!!

In breve, sono più che un po’ arrabbiato.

(E qualcuno potrebbe togliere la mia doppia pre-iscrizione, così da non ricevere due volte le vostre email?).

25 Marzo 2008
Intervista con Nathan Shedroff
Nathan Kate Rutter di Adaptive Path ha intervistato recentemente Nathan Shedroff, stratega dell’esperienza, scrittore e fondatore del nuovo MBA in Strategia del  Design presso il California College of the Arts.

Essi hanno parlato a proposito del nuovo programma MBA del CCA, di come design e gestione si stiano intersecando negli affari e a livello accademico, e di come l’apprendimento integrato e la nuova enfasi sul design negli affari stia impattando il settore dell’esperienza dell’utente.

Leggi l’intervista

23 Marzo 2008
Il governo britannico rivela una strategia di innovazione impulsata dal design
Innovation nation Il Budget della scorsa settimana e due documenti di politica hanno messo il design fermamente al cuore della strategia di innovazione del governo britannico, scrive Emily Pacey su mad.co.uk.

“In uno sforzo orchestrato per incoraggiare l’innovazione nei servizi pubblici, due dipartimenti del governo settimana scorsa hanno pubblicato dei paper che includono il design - normalmente la riserva di cultura e scambio - nei loro piani. L’impegno dichiarato del Budget di sostenere le piccole aziende innovative nasce dal White Paper Innovation Nation [pdf, 923 kb, 101 pages] del Department for Innovation, Universities & Skills e dalla nuova strategia Enterprise: Unlocking the UK’s Talent [pdf, 4.7 mb, 105 pages] del Department for Business Enterprise & Regulatory Reform”.

“Il report di BERR - considerato il punto più saliente del Budget del presidente della Confederation of British Industry Richard Lambert - nota la forza dell’industria del design e riconosce che le connessioni tra design e business sono deboli. Tuttavia, è Innovation Nation a mettere il design al proprio cuore, descrivendo tre progetti sostenuti dal governo condotti, o comprendenti, il Design Council.” […]

“Il Ministro per l’Innovazione Ian Pearson crede che il design sia centrale per l’innovazione e che l’innovazione sia la chiave per il miglioramento dei servizi pubblici. ‘Sviluppare il design all’interno dei servizi delle autorità locali e dei dipartimenti del governo sarà importante per il futuro,’ dice a Design Week. ‘Il contributo del design all’innovazione non è stato enfatizzato a sufficenza fino ad adesso, ma l’innovazione guifata dall’utente ha sempre dimostrato chiaramente l’importanza del design enllo sviluppo di nuovi prodotti, processi e forme di lavorare.”

Un articolo su Science|Business fornisce ulteriori dettagli:

“L’innovazione sta cambiando, e la politica del governo ha bisogno aggiornamenti per riflettere questo, dice il governo britannico su un White Paper pubblicato questa settimana, che promette di collocare l’approvvigionamento pubblico al centro della politica dell’innovazione per la prima volta.

“Questo avrà una dimensione internazionale, col governo che si impegna ad allineare la propria politica all’iniziativa dei mercati guida della Comissione Europea.” […]

“Ogni dipartimento del governo traccierà un piano di approvvigionamento di innovazione come parte della propria strategia commerciale, per guidare l’innovazione attraverso l’approvvigionamento e fare uso di pratiche di approvvigionamento innovative.” […]

“L’iniziativa del mercato guida dell’UE ha scelto i sistemi di sanità elettronici, i tessili protettivi, gli edifici sostenibili, il reciclaggio, i prodotti biologici ed l’energia rinnovabile, come aree dove il potere d’acquisto dell’Europa può guidare l’innovazione. Essa pianifica di aiutare migliorando la legislazione, applicando l’approvvigionamento pubblico e sviluppando gli standard.” […]

“Il governo britannico ha abbandonato la visione semplicistica dell’innovazione come processo disimpegnato di investimento nella ricerca fondamentale indirizzata alla commercializzazione dall’industria. Adesso riconosce che l’innovazione attinge da un’ampia varietà di sorgenti ed è guidata dalla domanda così come dall’offerta.” […]

“Spostando l’attenzione al lato della domanda spingerà l’innovazione incoraggiando gli innovatori ad incontrare nuovi, avanzati bisogni. “I primi utenti, che siano individui, business o il governo stesso, danno forma alle innovazioni nelle loro fasi di sviluppo più importanti e forniscono una prima entrata  fondamentale,” dice il White Paper.”

(via Niti Bhan su Core77)

22 Marzo 2008
Cosa fa il cambiamento climatico alle nostre teste?
Caroona Una delle affermazioni che mi ha colpito al recente Disruptive Thinking di Barcellona, organizzato dall’Art Center College of Design, è stata di Sara Wheeler. Essa ha detto: “Il cambiamento climatico fa ormai parte dell’esperienza umana, di quel che significa essere umano.

Ora Sanjay Khanna ci fornisce qualche informazione in più riguardo a questo su Worldchanging e intervista il filosofo ambientale Glenn Albrecht:

Un corpo di evidenza piccolo ma in crescita afferma che il modo in cui la gente pensa e sente sta essendo fortemente influenzato dalla trasformazione dell’ecosistema riguardante il cambiamento climatico e lo spostamento dalla terra dovuto all’industria. Questi potenti fenomeni stanno accadendo sempre più frequentemente attorno al mondo.

Un esempio: Quando i ricercatori del Centre for Rural and Remote Mental Health dell’Università di Newcastle in Australia ha condotto delle interviste in comunità colpite dalla siccità nel New South Wales nel 2005, le risposte suggerivano che alcuni soggetti potrebbero soffrire di una condizione psicologica descritta di recente chiamata solastalgia.

La solastalgia descrive un palpabile senso di dislocazione e smarrimento che sente la gente quando percepisce i cambiamenti nel proprio ambiente locale come dannosi. E’ un neologismo che Glenn Albrecht, filosofo ambientale presso la School of Environmental and Life Sciences dell’Università di Newcastle, creata nel 2003.

Cosa significa per il settore del design di esperienze, se la natura dell’esperienza umana cambia per via del cambiamento climatico?

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Note too that the same topic was recently also discussed in Wired Magazine.

22 Marzo 2008
Cosa dice su di te la tua città?
Cities Katie Paul di Newsweek intervista Richard Florida per scoprire come le nuove ‘classi creative’ stiano cambiando le città in giro per il mondo e cosa le nostre città di scelta dicono su di noi.

Ecco l’introduzione:

Si tratta di un semplice cavillo culturale il fatto che le donne newyorchesi di “Sex and the City” piagnucolino costantemente sulle loro vite sentimentali? No, secondo l’”esperto urbano” Richard Florida, un professoreare di economia presso l’Università di Toronto che studia come le località influenzino lo stile di vita. In un nuovo libro in uscita questa settimana, “Who’s Your City?,” Florida sostiene che il mondo è lungi dall’essere piatto, come ha detto l’opinionista del New York Times Thomas L. Friedman. Infatti, è scontroso, con soldi, innovazione e diversi tipi di personalità che si raggruppano nelle più grandi metropoli. Utilizzando dati raccolti da satelliti e sondaggi del censo, Florida descrive come una “classe creativa” di gente stia cambiando il panorama economico congregandosi in un set sempre più ridotto di città localizzate più distanti e sperdute che mai. Inoltre, diversi tipi di questi innovatori creativi restano con quelli del proprio genere, dando forma alla demografia, mercati di lavoro e dell’accoppiamento (o le scene degli appuntamenti) di ogni città. Quindi malgrado i gadget che ci permettono di lavorare ovunque, dice Florida, scegliere dove vivere è più importante che mai. E per quanto riguarda tutte le frustrazioni espresse a “Sex & the City”? Beh, date la colpa alle 210.820 single donne in più rispetto agli uomini che abitano nell’area metropolitana di New York.

Leggi l’intervista

22 Marzo 2008
Il lato umano della legge di Moore
Robert X. Cringely Robert X. Cringely, è lo pseudonimo del giornalista di tecnologia Mark Stephens, che è il presentatore e lo scrittore della miniserie di successo “Electric Money”, ha firmato un polemico articolo sulla cultura e la tecnologia:

“Si avvicina una guerra della tecnologia. In realtà è già qui ma molti di noi non se ne sono ancora accorti. Non è una guerra sulla tecnologia ma per via della tecnologia, una guerra per il come noi come cultura abbracciamo la tecnologia. E’ una guerra che minaccia istituzuioni venerabili e, fino ad un certo punto, minaccia quello che molta gente considera il proprio modo di vivere. E’ una guerra che ci cambiera tutti fondamentalmente ed inevitabilmente, in modo irrevocabile. Le prime battaglie sono state combattute nelle nostre scuole. E so già chi saranno i vincitori.

Questa è una guerra per il come rispondiamo alla Legge di Moore come cultura e società.”

Un po’ più avanti nell’articolo c’è la sua dichiarazione chiave:

“Abbiamo raggiunto il punto nella nostra (disparata) adattazione sociale all’informatica ed alla tecnologia della comunicazione nel quale le generazioni tecniche più giovani hanno una tale autorità da essere impazienti e pronte a liberarsi di istituzioni che molti di noi ritengono essenziali, centrali e persino immortali. Sono pronti a disfarsi delle nostre scuole.”

Leggi tutta la storia

21 Marzo 2008
Adam Greenfield sarà il nuovo Capo di Design Direction della Nokia
Adam Greenfield Adam Greenfield, autore di Everyware: The Dawning Age of Ubiquitous Computing, si trasferrà a Helsinki in Agosto per intraprendere il suo nuovo ruolo come “Capo di direzione del design con lo staff di design di Nokia, con competenze nel dominio del servizio e dell’interfaccia dell’utente.”

Greenfield dice: “Lavorerò su dei problemi molto eccitanti e importanti, con gente per la quale nutro una grande ammirazione (e in molti casi affetto personale), in un contesto dove i nostri sforzi congiunti potrebbero effettivamente fare la differenza.”

Complimenti, Adam!

(via IntoMobile)

20 Marzo 2008
Libro: Here Comes Everybody
Here Comes Everybody Here Comes Everybody: The Power of Organising without Organisations di Clay Shirky è un “esame di come la diffusione a macchia d’olio delle nuove forme di interazione sociale abilitate dalla tecnologia stiano cambiando il modo in cui gli uomini formano gruppi ed esistono all’interno di essi, con profondo effetti economici e sociali a lungo termine-nel bene e nel male.”

Uno degli osservatori del potere trasformazionale delle nuove forme di interazione sociale abilitate dalla tecnologia più saggi della cultura è Clay Shirky, e Here Comes Everybody è il suo fantastico computo con le ramificazioni di tutto questo su quello che facciamo e siamo. Come Lawrence Lessig sull’effetto delle nuove tecnologie sui regimi della creazione culturale, la valutazione di Shirky sull’impatto delle nuove tecnologie sulla natura e l’utilizzo di gruppi è sorprendentemente aperta di mente, lucida e penetrante; integra le visioni di un numero di altri pensatori attraverso un ampia gamma di discipline col suo stesso lavoro pioneristico per provvedere una cornice olistica per capire le opportunità e le minacce per l’ordine esistente che queste nuove, spontanee reti di interazione sociale rappresentano. Wikinomics, sì, ma anche wikigoverno, wikicultura, wikiqualsiasi gruppo di interesse immaginabile. Una rivoluzione nell’organizzazione sociale ha avuto inizio, e Clay Shirky è il suo brillante cronista.

- Pagina del libro (Penguin)
- Sito del libro
- Recensione di Cory Doctorow su BoingBoing
- Recensione di Helen Walters e Matt Vella su Business Week
- Intervista con l’autore del Guardian
- Audio podcast su Business Week

20 Marzo 2008
Tecnologia casalinga fuori controllo
Home tech Un nuovo studio Logitech conclude che un quarto delle case europee hanno una sola persona in grado di far funzionare tutto.

Le case europee sono piene di costosi gadget che la maggiorparte della gente non sa controllare, secondo un recente studio.

La ricerca commissionata da Logitech afferma che, in un quarto delle case c’è una sola persona che sa come far operare tutta la tecnologia. Esso calcola che gli europei hanno nelle loro case TV, hi-fi, speaker, riproduttori video e DVD, registratori digitali e dispositivi satellitari per il valore di 362miliardi di euro. Prosegue dicendo che il 49 per cento delle famiglie possiede cinque o più telecomandi e il 87 per cento tre o più.

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(via UsabilityNews)

19 Marzo 2008
Esperti contro amateur: tiro alla fune per il futuro
Crowds Knowledge@Wharton scrive su una calda controversia:

“Potrebbe essere in corso un tiro alla fune per il futuro dei media tra i cosiddetti contenuti user-generated — tra cui gli amateur che producono blog, video e audio per il consumo pubblico — e i giornalisti, produttori di film e musica di professione, assieme alle facoltose aziende che li supportano. La conclusione più probabile: un approccio ibrido costruito attorno a modelli di business completamente nuovi, dicono gli esperti a Wharton.”

Una serie di profressori di Wharton danno un loro giudizio su quello che sta accadendo attualmente.

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18 Marzo 2008
Una breve intervista sull’identità
Trendbuero La società di consulenza tedesca Trendbüro ha pubblicato una breve intervista con me sul tema dell’identità.

E’ parte della loro strategia per pubblicizzare il loro prossimo Trend Day, dal tema: “Identity Management – Recognition replaces attention”.

Sono in ottima compagnia: hanno anche pubblicato interviste con Richard Florida, Willem Velthoven di Mediamatic, Hartmut Esslinger di frog design, e Dick Hardt di identity 2.0.

Leggi l’intervista

14 Marzo 2008
Quando gli utenti ‘fanno’ l’Ubicomp
Present-day ubicomp When Users “Do” the Ubicomp è il bel titolo di un articolo del ricercatore finlandese Antti Oulasvirta nel numero di Marzo-Aprile di Interactions Magazine.

Sommario: I computer sono diventati ubiqui, ma in un modo diverso di quello immaginato nei ‘90. Per padroneggiare gli ubicomp del giorno d’oggi - degli agglomerati di connessioni e dati multi-layered, distribuiti fisicamente e digitalmente, che operano sotto nessun principio guida riconoscibile - l’utente deve dimostrare previsione, perspicacia e perseveranza. La preoccupazione con le visioni Weiseriane dell’ubicomp possono aver deviato la ricerca verso questioni che non vanno incontro alle necessità quotidiane degli sviluppatori.

L’articolo si basa sul lavoro di Genevieve Bell e Paul Dourish, e in particolare nel loro articolo Yesterday’s Tomorrows. Come loro, Oulasvirta sostiene che ci sono due ubicomp: l’idealizzata presentata alle conferenze e il “vero ubicomp”, descritto come “un massivo agglomerato non centralizzato di dispositivi, mezzi di connettività ed elettricità, applicazioni, servizi, ed interfacce, così come oggetti materiali come cavi e luoghi d’incontro e superfici di supporto che sono emerse quasi in modo anarchico, senza un set di principi guida riconosciuti”. Questa infrastruttura è quindi “non omogenea o scorrevole, ma frammentata in diverse tecniche che l’utente deve studiare ed utilizzare.”

Egli poi porta il suo analisi un passo oltre ed effettivamente mostra “le molteplici forme in cui è l’utente a dover ‘fare’ ubicomp; cioè, creare attivamente le risorse per utilizzare un’applicazione in un ambiente multicomputer eterogeneo.”

Oulasvirta conclude con “un elenco di approcci per migliorare le infrastrutture di ubicomp:”

1) minimizzare gli overhead che creano grinze temporali tra le attività;
2) creare risorse remote ma importanti, come connettività e cavi, meglio se trasparenti localmente e digitalmente;
3) propagare metadata nella migrazione di dati da dispositivo a dispositivo;
4) supportare gli utilizzi ad hoc di dispositivi come progettori, tastiere, e display;
5) avviare eventi digitali come la sincronizzazione di documenti predeterminati con gesti fisici ; e
6) supportare l’appropriazione di proprietà materiali per le superfici di supporto“

Per leggere l’intero articolo, avete bisogno di un abbonamento all’ACM Digital Library.

12 Marzo 2008
Il Cellulare della Gente
People's Phone L’International Herald Tribune scrive di un nuovo cellulare per i mercati emergenti molto economico:

Sembra un po’ un giocattolo per bambini, un walkie-talkie del ‘75, It looks a bit like a child’s toy, a walkie-talkie circa 1975, un regresso di plastica ai buoni vecchi tempi nei quali i telefoni servivano per parlare.

Ma per Spice Ltd., un’azienda di telecomunicazioni nel mercato di telefonia dalla crescità più veloce al mondo, questo nuovo prodotto personifica l’ultima, più grande innovazione nella tecnologia del giorno d’oggi: un cellulare che costa meno di 20$.

Spice, che ha base a Noida, India, ha svelato cos’è marchiare “il Telefono della Gente” i una conferenza dell’industria wireless il mese scorso a Barcellona. Il telefono è un’anomalia tra i cellulari di oggi: i tasti dei numeri sono grandi e in grassetto. E’ grosso e non ha uno schermo a colori - difatti, non ha proprio schermo. Non c’è niente che si sfogli, scorra o si pieghi. E’, come l’ha descritto il presidente di Spice, Bhupendra Kumar Modi, “semplicemente un telefono” […]

E Spice, che è elencata nel Bombay Stock Exchange, non è l’unica azienda che pensa a dei cellulari economici. A Barcellona, anche Nokia ha presentato dei nuovi modelli per i mercati emergenti, e anche LG Electronics e Samsung si stanno muovendo in quella direzione. Molti analisti sostengono che le più feroci battaglie del mercato di quest’anno non avranno luogo nella categoria degli “smart phone” ma giù nei dispositivi di livello basico.

Nessuno schermo? Commenta Niti Bhan: “Quindi i poveri non vogliono mandare SMS o controllare il tempo?”.

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12 Marzo 2008
Creative Britain Il governo britannico mira a rendere il paese un leader globale nelle arti, nei  media e nella pubblicità attraverso iniziative tra cui la crezione di migliaia di nuovi apprendistati e l’inaugurazione di una conferenza di business creativo stile Davos.

Il Primo Ministro Gordon Brown ed il segretario di cultura, Andy Burnham, hanno rivelato il piano d’azione, Creative Britain: New Talents for the New Economy, in quello che il governo ha denominato il primo piano supportato dallo stato per muovere le industrie della creatività dai “margini della corrente del pensiero economico e politico” nel Regno Unto.

Il piano d’azione [che è stato accolto dall’industria del design] delinea  26 impegnii sia per il governo sia per le industrie per alimentare il talento, creare posti di lavoro e guidare la competività internazionale della Gran Bretagna.

Una delle iniziative è quella di sviluppare una nuova annuale World Creative Business Conference che farà da “colonna portante” di una spinta internazionale per fare del Regno Unito il “perno creativo del mondo”.

- Leggi tutto l’articolo [The Guardian] - Scarica il piano d’azione (pdf, 1.2 mb, 81 pagine)

(via Richard Florida)

12 Marzo 2008
L’Art Center College apre un dialogo globale
Global Dialogues Il mondo del design e dell’innovazione è cambiato molto nell’ultima decade. Le sfide sono più complesse, intricate e sistemiche, e di conseguenza richiedono un approccio sempre più olistico e multidisciplinare, specialmente nell’educazione.

O nelle parole di Richard Koshalek, presidente dell’ Art Center College of Design:

“I requisiti educazionali di settori complessi come il design, assieme ai progressi della tecnologia e delle comunicazioni, richiedono che i college e le università distribuiscano conoscenza ed esperienza a livello globale.”

La rinomata Art Center College of Design sta puntando a qualcosa di molto ambizioso - sta uscendo dal suo spazio fisico, e sta creando una serie di quello che definirei “open innovation forums” su scala globale, tutti con l’obiettivo di “sviluppare la gente”.

Settimana scorsa sono stato invitato (grazie, Rudy) a prendere parte ad uno di essi: l’evento Disruptive Thinking a Barcellona.

L’evento di Barcellona, organizzato in collaborazione con la scuola di economia ESADE, è il primo di una serie di dialoghi globali che l’Art Center sta organizzando in diversi continenti e online.

Un impegno sociale

L’Art Center ha un iniziativa che mi piace molto: designmatters. Inaugurata nel Dicembre del 2001, Designmatters presso Art Center esplora i benefici sociali e umanitari del designe e del business responsabile.

Designmatters è una parte cruciale del Progetto Barcellona: le collaborazioni con le istituzioni educative, civiche e culturali specialmente nei temi sociali ed umanitari sono un obiettivo chiave.

Uno dei temi che il progetto Barcellona vuole affrontare in particolare è quello del ruolo del desgin nelle città, che “dev’essere ridefinito d’accordo ai principi della sostenibilità — non solo in relazione con l’ambiente, ma anche in termini di produzione e condumo di energia, prosperità economica, giustizia sociale e sviluppo culturale”. E così dovrebbe essere.

Cercare di pensare in modo dirompente

Gli organizzatori hanno cercato “pensatori e professionisti ‘dirompenti’ che — nonostante comporti diversi rischi — portino energia vitale da incidere a questi argomenti e li spingano in nuove e produttive direzioni per la società.”

L’evento è stato presieduto dal giornalista britannico Richard Addis, che ha selezionato principalmente presentatori britannici per ognuna delle sei sessioni.

Josh Nakaya, uno studente di product design dell’Art Center ha fatto davvero un ottimo laboro nel mettere su blog la conferenza, e poi aggiungendo le risposte. Sono disponibili anche dei video streams. Quindi faro riferimento a questi riassunti e video sui miei commenti in seguito. C’è anche un sito con l’intero schieramento di speakers.

Ecco le sei sessioni:

Cambiamento climatico [riassunto - risposte - video]

In questa prima sessione Harry Eyers del Financial Times ha conversato con Peter Head di ARUP e Sara Wheeler, una scrittice sull’ambiente.

Harry Eyres ha iniziato con la domanda: “La minaccia e la realtà del cambiamento climatico possono essere di ispirazione per riprogettare il modo in cui viviamo?”

Alla fine non è stato detto niente di nuovo o dirompente, ma Sara Wheeler ha fatto una forte dichiarazione che ho apprezzato molto: “Il cambiamento climatico è ormai parte dell’esperienza umana, di quello che è essere umano. Bisogna riflettere veramente su questo.” Ha anche dato il tono giusto per avviare la conferenza con questo tema ambientale.

Geopolitica [riassunto - risposte - video]

Richard Addis ha presieduto la sessione di geoplitica. La sua scelta degli ospiti è stata inusuale ma sicuramente difendibile: Ron Haviv che è un fotografo giornalista di guerra (con un sito degno di nota), e Bernard Tabaire, il coraggioso, considerato ed altamente eloquente redattore del giornale dell Uganda The Monitor, che continua a finire nei guai con le autorità dell’Uganda. Mi è piaciuta l’idea di parlare di geopolitica con gente che vive gli effetti di queste scelte nelle loro vite quotidiane.

Nonostante Richard sia partito con la giusta dichiarazione (”la politica riguarda la leadership”), la discussione è degradata velocemente in idee piuttosto (forse dirompenti ma decisamente) irrealistiche di cambiamento, come abolire gli eserciti o i politici, sottolineate da taglienti critiche sui comportamenti dei governi.

Riflettendoci, sono completamente d’accordo con quello che Josh Nakaya ha scritto nella sua risposta.

Business [riassunto - risposte - video]

Questo è stato il dialogo più breve: Lynda Sale, partner di Sale Owen, consulente di marketing e artista ha discusso di pensiero dirompente nel business con Alfons Sauquet, preside della scuola di economia ESADE.

Sauquet sostiene che le aziende devono riconsiderare se stesse in modo da provvedere un ambiente che attragga la gente migliore in modo di dare luogo all’innovazione.

Scienza [riuassunto - risposte - video]

Questa è stata senz’altro la sezione migliore, se c’è un video che dovete vedere è questo. La sessione è stata presieduta dallo scrittore Robert Matthews che ha portato come ospiti la fisica teoretica Fotini Markopoulou, l’astronomo David Hughes e il matematico David Orell.

A parte alcuni pensieri più dirompenti (perchè non ci dovrebbe essere un conferenza sul pensiero dirompente su un pianeta distante 400 anni luce da noi?), i tre scienziati hanno sottolineato quanto poco sappiano adesso di quello che credevano di sapere agli inizi delle loro carriere. Questo certamente implica, come ha detto l’astronomo David Hughes , un profondo senso di umiltà, una lezione non solo per i scienziati.

Fede [riassunto - risposte - video]

Bigna Pfenninger, redattore fondatore di The Drawbridge, ha invitato lo scienziato accademico Charles Pasternak e la cordiale egittologa Joann Fletcher.

Da questa sessione si sono sviluppate principalmente tre linee di pensiero: la spiritualità non può essere messa da parte semplicemente come illusione; è impossibile capire molte parti del nostro mondo e della nostra storia senza capire o apprezzare i nostri sistemi di credenze; e la fede - che sia considerata un placebo o meno - è così forte da condizionare le circostanze.

Sono d’accordo con i commenti di Josh Nakaya su questa sessione, vorrei aggiungere che la fede qui è stata interpretata in modo piuttosto ristretto esclusivamente come credo religioso o spiritualità. Tuttavia ognuno di noi ha delle credenze, convinzioni, presupposti, che non sono giustificati dai fatti. Costruiamo credenze per gestire il nostro mondo. Ma il nostro mondo spesso cambia più velocemente di queste credenze, il che porta a tutti i tipi di frizioni, con gente che lotta battaglie del passato, o politici che fanno decisioni sul futuro basandosi su sistemi di credenze che sono stati definiti da fatti ed esperienze passati da decine di anni.

Design [riassunto - risposte - video]

Finalmente, Stephen Bayley, il quale è un commentatore di design e fondatore del Design Museum, ha avuto tre ospiti: Blaise Agüera y Arcas, un architetto presso Microsoft Live Labs, architetto di Seadragon, e co-creatore di Photosynth, Chris Lefteri, un esperto di materiali e product designer, e Thom Mayne, architetto e fondatore di Morphosis.

Si è dedicato molto tempo alla discussione di concetti astratti come la bellezza o la permanenza, mentre altr idee — la rilevanza del pensare in termini di ecosistema al design, concetti come il coinvolgimento o il mistero, e come al giorno d’oggi siamo sempre più guidati dall’esperienza dell’interazione — sono stati toccati ma non approfonditi.

In breve

L’andamento dell’evento non è stato l’ideale: alcuni dei presentatori non hanno condotto molto bene le loro sessioni, non tutti avevano idee rilevanti da contribuire, e non sempre c’era un collegamento tra il pensiero dirompente ed l’argomento discusso, e non sempre era chiara la direzione che si voleva seguire.

Ho anche riflettuto su fino a quale punto ho effettivamente sentito dei temi innovativi, o sul fatto che le cose che ho sentito si potessero trovare facilmente su un libro o una buona rivista.

La risposta è probabilmente sì. Ma il libri e le riviste sono monologhi per natura. Questo era nella teoria e nella pratica una serie di dialoghi. All’inizio di questo articolo ho scritto che questo evento di Barcellona fa parte di un’ampia strategia di collaborazioni aperte, comunicazioni aperte e di impegno sociale. Questo non solo è un’approccio lodevole e di valore, ma è anche altemente rilevante e opportuno nella società contemporanea. Abbiamo bisogno di più di queste iniziative. Certo, devono essere messe a punto e migliorate, ma in sostanza abbiamo bisogno di dialogo e collaborazione tra le discipline, tra le diverse parti della società, tra le diverse parti del mondo. Il mondo è diventato troppo complesso per permettere ad ognuno di noi di capire le cose da soli.

E secondo me questo era il vero significato di queste Conversazioni Globali.

Spero anche che l’Art Center porti a termine il suo impegno di continuare le conversazioni online, per avere un dialogo continuo. Il blog dell’evento per adesso è basicamente morto. Probabilmente questo non è lo strumento giusto - bisogna sviluppare uno nuovo.

E gli Stati Uniti?

L’Art Center è una scuola americana, con base a California. Come posso partecipare alle conversazioni globali? Molti degli eventi si svolgono in California: il recente summit di due giorni su Sistemi, Città e Mobilità Sostenibile e la prossimaconferenza Serious Play.

11 Marzo 2008
La controversia di 37signals contro Donald Norman
37signals C’è una controversia interessante tra 37signals e Donald Norman.

Tutto è cominciato da un articolo di quattro pagine sul numero di Marzo 2008 di Wired Magazine su 37signals, l’azienda che ha aiutato a sviluppare la maggior parte del software che ha abilitato il Web 2.0, tra cui Ruby on Rails, che p stato usato per creare il servizio di podcasting Odeo e il fenomeno di microblogging Twitter. [Guarda anche la reazione di 37signals all’articolo]

Norman, che è stato citato nell’articolo sostenendo che la semplicità è molto sopravvalutata, ha usato il suo blog per reagire all’articolo di Wired, segnalando che, nonostante lui abbia sempre ammirato l’azienda, lui ha anche provato i suoi prodotti ed essi non hanno mai raggiunto le sue necessità. Dopo aver letto l’articolo, Norman dice di aver capito il perchè: “gli sviluppatori sono arroganti e totalmente indifferenti nei confronti della gente che utilizza i loro prodotti.” Norman è stato particolarmente sorpreso da una frase di David Heinemeier Hansson di 37signals: “Non sto progettando software per altra gente, lo sto progettando per me.”

Jason Fried, l’altro fondatore di 37signals, un’azienda rinomata secondo l’articolo di Wired per la sua mancanza di modestia, non è d’accordo:

Prima di tutto, fatemi dire che io rispetto Norman. Il suo libro The Design of Everyday Things è un classico. L’ho sempre ammirato e credo abbia ragione la maggior parte delle volte.

Detto questo, credo che stia guardando questo in modo sbagliato. Infatti, la maggior parte di quello che dice su di noi nel suo articolo non afferra l’idea.

Leggete il suo post, è molto sensato, è tocca alcune delle principali controversie all’interno del complesso dell’user-centred design, come dimostrato anche dal numero di commenti.

7 Marzo 2008
Conversazione su Torino con Bruce Sterling
Bruce Sterling Oggi Torino World Design Capital ha pubblicato un’intervista che ho fatto di recente con Bruce Sterling. Questa volta non sugli spimes, ubiquitous computing o la fabbricazione digitale, ma sulla sua esperienza con la città dove ha passato gli ultimi sei mesi.

A Bruce piace Torino e in questa intervista lui racconta alcuni dei motivi. Lui va nel dettaglio sul perchè “Torino è a pieno titolo una città del XXI secolo” e come “in qualche modo è riuscita ad affrontare problemi con cui moltissime altre città, regioni, culture e nazioni non hanno ancora fatto i conti.”

“Torino,” dice, “è uno di quei posti affini al mio carattere. Se fossi italiano e non texano, sarei probabilmente nato a Torino.”

Lui ha anche condiviso con noi il contenuto di una nuova storia che ha scritto:

“Sì, è una storia fantasy ambientata a Torino. Il protagonista è un direttore FIAT, ma è anche un negromante. Il racconto si svolge in una Torino esoterica, in cui tutte le storie di magia che i seguaci della New Age narrano su Torino sono assunte come dati di fatto.

Torino racchiude un pezzo della Nuova Croce e anche il Sacro Gral. La Sindone è davvero imbevuta del sangue di Gesù Cristo; e tutte queste ley-lines e gli assi dei poteri mistici si intersecano. L’eroe della storia è un investitore del reparto R&D in FIAT, e viene convocato all’inferno alla presenza di Gianni Agnelli, che è morto, eppure ancora infervorato dai problemi di sviluppo urbano di Torino. Quindi l’ex-presidente lo manda a chiamare all’inferno per convocare un consiglio di amministrazione.

L’eroe, il negromante, viene accompagnato dal suo consulente spirituale, una mummia egizia del Museo Egizio, che ha riportato in vita dal mondo dei morti. La mummia lo scorta e svolge il ruolo di saggio consigliere. Lui e la mummia sono un po’ come i protagonisti della serie “Lone Ranger and Tonto”. È un racconto comico, esagerato e satirico, una favola su Torino e sui suoi problemi. Non avrei mai potuto scriverla se non qui.”

Bruce si trova ora negli ultim igiorni di preparazione del Share Festival che sta curando. Venite a vederlo se potete.

L’intervista soffre un pò di un layout povero e non è facile vedere quali siano le mie domande, per esempio. Tutti i link sono magicamente scomparsi. Spero venga aggiustato presto.

Leggi l’intervista