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Marek Pawlowski di MEX pensa che Blyk, il MVNO fondato sulla pubblicità, sia veramente un’azienda di media generata dagli utenti:
A proposito, Blyk ha annunciato oggi la propria espansione nell’Olanda e che hanno dei nuovi investitori, tra cui Goldman Sachs e Industrial and Financial Investments Company (IFIC). |
| Gennaio 2008 |
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30 Gennaio 2008
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29 Gennaio 2008
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Jean-Marc Manach ha scritto un lungo articolo sulla scuola del futuro– la Scuola 2.0 — sul mio sito francese preferito InternetActu.
Manach copre gli sviluppi internazionali in quest’area (principalmente in USA e Germania) e da una visione di insieme su cosa stia accadendo in Francia. TL’articolo, scritto in Francese, merita la pena se conoscete la lingua. Altrimenti date un’occhiata ai link: molti di loro portano a siti in inglese. |
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29 Gennaio 2008
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“Transformers – how local areas innovate to address changing social needs” è un nuovo resoconto del Dipartimento Nazionale Britannico per Scienze, Tecnologia e Arte (NESTA) che esplora perchè alcuni luoghi innovano in modo più effettivo rispetto ad altri.
Prendendo una serie di studi di casi - presi dal Regno Unito ed internazionalmente (tra cui Lille, Francia; Gouda, Olanda; e Portland, USA) - come punto di partenza, questo resoconto tira fuori alcune fascinanti conclusioni sui fattori comuni per avere successo. Su tutti, dimostra chiaramente che la capacità innovativa può essere alimentata anche in circostanze poco promettenti. Nel complesso, sono stati identificati tre fattori critici essenziali per l’innovazione di successo - la voglia di cambiare, capacità interiori forti, e risorse e feedback esterni. Il resoconto crea un forte modello di lavoro basato su questi tre fattori, e mostra come possa essere applicato ad un certo numero di situazioni, dall’organizzazione di comunità ai servizi di prima linea. - Comunicato stampa |
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29 Gennaio 2008
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Usability News scrive su un nuovo sondaggio che mostra che nonostante il grossi investimenti nello sviluppo dei cellulari e dei servizi che li riguardano, la maggior parte dei consumatori britannici continua ad usare il cellulare esclusivamente per effettuare chiamate o mandare messaggi.
La ricerca, commissionata dallo esperto in gestione delle interazioni mobili SNAPin Software, mostra che fino al 60% degli utenti di telefonia mobile britannici esclusivamente usano le funzioni di chiamata e messaggio nei loro cellulari. Tra circa un terzo degli interpellati che aprofittano delle caratteristiche dei loro cellulari, la fotocamera è la prima scelta: il 30% usa la fotocamera e fa e manda foto ad amici e famiglia. Tuttavia solo il 12% degli utenti manda e-mail dal proprio cellulare o accedono a Internet. Secondo SNAPin Software, i consumatori britannici stanno esperimentando un certo numero di problemi che possono essere percepiti come barriere ad un’adozione più ampi delle caratteristiche e dei servizi dei cellulari. Basandosi sui risultati della ricerca, questi possono essere identificati come apatia nei confronti dei servizi, confusione con le bollette e indisponibilità nei confronti dei manuali.
“Al giorno d’oggi i cellulari sono dotati di funzionalità, eppure molti utenti scoprono solo una piccola frazione delle caratteristiche e delle applicazioni disponibili”, ha detto Robert Lewis, presidente e direttore generale presso SNAPin Software. “Noi crediamo che questa situazione sia sintomatica di come i produttori di dispositivi mobili e gli operatori stiano aprocciando l’educazione degli utenti. Gli utenti hanno bisogno di modi di scoprire il potenziale del proprio cellulare più semplici e che richiedano meno tempo. Questi devono essere consegnati al momento giusto - quando gli utenti li richiedono di più.” |
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28 Gennaio 2008
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Con la pubblicazione del libro “La condition inhumaine: essai sur l’effroi technologique” [La condizione disumana: saggio sulla paura della tecnologia] di Ollivier Dyens, il giornale francese Le Monde ha pubblicato un’intervsta con l’autore.
Ecco una traduzione frettolosa:
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28 Gennaio 2008
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28 Gennaio 2008
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26 Gennaio 2008
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Un nuovo studio capovolge la supposizione generale che la ‘Google Generation’ – i giovani nati o cresciuti nell’era di Internet - è la più colta per quanto riguarda la rete.
Il primo studio virtuale longitudinale portato a termine dal gruppo di ricerca CIBER dell’University College London dichiara che, nonostante i giovani dimostrino un apparente facilità e familiarità con i computer, essi fanno molto affidamento sui motori di ricerca, danno uno sguardo anzichè leggere e non possiedono le capacità critiche e analitiche per valutare l’informazione che trovano sulla rete. Il resoconto Information Behaviour of the Researcher of the Future (pdf, 1.7 mb) mostra anche che i tratti del carattere che sono comunemente associati agli utenti più giovani - impazienza nella ricerca e nella navigazione, e nessuna tolleranza per qualsiasi ritardo nel soddisfare le loro necessità di informazione - stanno diventando la norma per ogni fascia di età, dai giovani pupilli ai professori. Commissionato dalla British Library e il JISC (Joint Information Systems Committee), lo studio fa appello alle biblioteche affinchè rispondano con urgenza alle necessità in cambiamento dei ricercatori e degli altri utenti. Puntare al virtuale è essenziale e imparare quello che vogliono i ricercatori è cruciale se le biblioteche non vogliono diventare obsolete. “Le biblioteche in generale non stanno al passo con le richieste di servizi che siano integrati e consistenti con la loro più ampia esperienza di internet”, dice il dottor Ian Rowlands, principale autore del resoconto. I risultati mandano anche un forte messaggio al governo. Se il Regno Unito vuole restare una grande economia della conoscenza con una prossima generazione di ricercatori ben preparata.. |
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26 Gennaio 2008
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Putting People First presenta regolarmente il lavoro del professore dell’UC Irvine Paul Dourish, il cui interesse ricade sulle aree di incrocio tra la scienza dei computer, l’antropologia, l’ubiquitous computing, mobilità, design e HCI.
Ecco alcune delle pubblicazioni più recenti di questo prolifico ricercatore:
Dourish, P. 2007. Seeing Like an Interface. Proc. Australasian Computer-Human Interaction Conference OzCHI 2007 (Adelaide, Australia)
Brewer, J., Mainwaring, S., and Dourish, P. 2008. Aesthetic Journeys. Proc. ACM Conf. Designing Interactive Systems DIS 2008 (Cape Town, South Africa)
Williams, A., Dourish, P., and Anderson, K. 2008. Anchored Mobilities: Mobile Technology and Transnational Migration. Proc. ACM Conf. Designing Interactive Systems DIS 2008 (Cape Town, South Africa)
Troshynski, E., Lee, C., and Dourish, P. 2008. Accountabilities of Presence: Reframing Location-Based Systems. Proc. ACM Conf. Human Factors in Computing Systems CHI 2008 (Firenze, Italia)
(via Pasta&Vinegar) |
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24 Gennaio 2008
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ICT Results scrive su un progetto di ricerca Europeo sul “palpable computing” (Palcom), condotta dall’Università di Arhus in Danimarca. L’idea di base è simile ai concetti sviluppati da Genevieve Bell (guardate qui e qui) e Adam Greenfield.
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22 Gennaio 2008
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E-Consultancy intervista Sergio Falletti, direttore di specialisti in applicazioni mobili presso Future Platforms, sulle sfide e le opportunità del design di siti per dispositivi mobili. |
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22 Gennaio 2008
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Nokia ha annunciato oggi il lancio di due cellulari che offrono una gamma di funzioni e colori mirati ai consumatori dei mercati emergenti. E’ interessante come loro siano stati progettati dietro ad una estesa ricerca sugli utenti.
Nokia 2600 classic per la personalizzazione
Nokia 1209 per la condivisione del telefono
Nokia adesso ha anche un apposito sito dedicato alla ricerca sull’utente e al design di cellulari per i mercati emergenti, con PDF da scaricare e materiale video. |
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21 Gennaio 2008
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L’American Statesman scrive su come i produttori di PC non solo investano in design ma aggiungano anche l’”esperienza dell’utente” allo stile (e fino a che punto siano stati influenzati su questo dalla Apple Inc.).
(via Usability in the News) |
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21 Gennaio 2008
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18 Gennaio 2008
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Demos, il gruppo di esperti sulla “democrazia quotidiana”, ha pubblicato un nuovo resoconto sui “servizi pubblici autogestiti”, intitolato “Making It Personal“.
Charles Leadbeater è un associato di Demos, autore di We-Think, un socio temporaneo presso NESTA, the National Endowment for Science Technology and the Arts, e partner nel nuovo Participle (gli altri partner sono Hilary Cottam e Colin Burns). Gli altri due autori, Jamie Bartlett e Niamh Gallagher, sono ricercatori presso Demos. Scarica la pubblicazione (pdf, 56 pagine) |
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18 Gennaio 2008
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Questa mattina ho ricevuto una copia stampata dell’Interactions Magazine con la posta.
Wow. Appare, si percepisce, e si fa leggere esattamente come una rivista per la nostra professione dovrebbe fare. Perchè nessuno ha mai pensato a questo prima? Contiene molti articoli approfonditi di gente che rispetto o per cui provo curiosità. Questa è la rivista ideale da portarsi appresso in viaggio o da leggere sul divano. Un’altra prima impressione è che Richard Anderson e Jon Kolko, i redattori capo, siano usciti dalla perspettiva americana della professione: dalla britannica Elizabeth Churchill, al centro di Telecomunicazioni austriaco, e da Stefana Broadbent e Valerie Bauwens di Swisscom Innovations, al sudafricano Gary Marsden e Gabriel White situato a Beijing. Apprezzo molto questo impegno, specialmente dal momento che molti blog e pubblicazioni americani non hanno questa visione globale, o assumono - erroneamente - che la visione americana corrisponde a quella globale. Quindi complimenti ai due capo redattori per la direzione intrapresa, e complimenti a ACM, gli editori, per concedere loro questa opportunità. Il dipartimento di pubblicità dell’ ACM ha ora un’occasione d’oro: il nuovo approccio “Interactions” è là fuori, ma la pubblicità non è alla pari. E’ ancora molto vecchio stile. Alcuni approcci freschi e creativi potrebbero fare di Interactions Magazine una pubblicazione realmente sostenibile. Quando avrò finito di leggere tutta la rivista, scriverò sicuramente qualcosa di più dettagliato. Nel frattempo, Richard e Jon, continuate così. Spero che ACM dia il conseguente passo logico: rendere gli articoli disponibili online. Sono anche curioso di sentire dove l’ACM (che sta per Association for Computing Machinery) come associazione voglia arrivare con questo, e come vuole posizionarsi nel nuovo panorama dell’esperienza dell’utente. La rivista non si esprime su quell’argomento. Magari il redattore esecutivo dell’ACM potrebbe venire stimolato per fare un articolo su di questo sul numero di Marzo-Aprile o sul sito. In ogni caso, consiglio caldamente ai lettori di questo blog di abbonarsi alla rivista se non l’avete già fatto. Costa solo 50 dollari americani. |
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17 Gennaio 2008
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Scott Weisbrod, direttore di ricerca e pianificazione presso Critical Mass, ha pubblicato uno scritto sulle quattro tendenze dello experience design che lui vede nei servizi di finanza online:
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17 Gennaio 2008
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16 Gennaio 2008
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Carl Alviani ha pubblicato un articolo indagatore sulla professione del designer di interazione su Creative Seeds, il blog di Coroflot, che è il sito di carriera e comunità di Core77.
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16 Gennaio 2008
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| Circa un mese fa ho annunciato la conferenza Changing the Change sul ruolo e i risultati della ricerca di design nella transizione verso la sostenibilità (vedi PPF e Core77).
La conferenza si terrà a Torino, dal 10 al 12 luglio 2008, nel contesto di Torino Capitale Mondiale del Design, 2008. Il blog della conferenza sta diventando una ricca piattaforma di discussione sull’argomento e vi consiglio di darci uno sguardo. |
Notizie di Experientia
L'UPA (Usability Professionals' Association) è orgogliosa di
Experientia ha appena risolto il problema di posta elettronica con il
Il prossimo 8 novembre avrà luogo la Giornata Mondiale dell'Usabilità
La prima conferenza regionale europea dell'Usability Professionals'
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