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24 Giugno 2008
Report SAP critico sulla conferenza CHI 2008
CHI 2008 La SAP Design Guild ha pubblicato un lungo e piuttosto critico report di Gerd Waloszek sulla recente  CHI conference, un professionista dell’esperienza dell’utente presso l’azienda di software SAP.

La SAP Design Guild è un sito gestito da SAP User Experience, dove SAP AG offre risorse di design di interfaccia d’utente pubblica.

“Al contrario della mia collega Janaki Kumar, che ha assistito pure lei alla conferenza (vedi i suo report), mi è parso che lo slogan “Art. Science. Balance” – nonostante fosse adatto alla città di Firenze – sia stato imposto in modo piuttosto artificiale alla conferenza. Tutto sommato, non mi è parso che questo slogan riflettesse il tema centrale della conferenza. Il “Renaissance panel” (vedi sotto) sembra essere stato una debole giustificazione per lo slogan, anche se è stato molto interessante e meritava molta più attenzione. Nonostante il fatto che la CHI avesse uno slogan così universale e si sia tenuta in Europa, ho avuto l’impressione che fosse più centrata sugli USA che mai, anche se alcuni volti noti, come Jakob Nielsen, Don Norman, e Ben Shneiderman, erano assenti dalla conferenza.”

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24 Giugno 2008
Video online delle presentazioni Mx
Mx Adaptive Path ha pubblicato un paio di video di presentazioni riguardanti l’esperienza dell’utente tenutesi alla MX Conference di quest’anno.

Matt Jones (Dopplr) - “Battle for the Planet of the Apes: A Perspective on Social Software and Social Networks”

Matt Jones è uno dei fondatori/principali designer di Dopplr e l’ex-direttore creativo del premiato BBC News Online e lo studio Sapient di Londra durante il primo boom. Dal 2003, si è unito a Nokia nella ricerca sul design, e sucessivamente come Direttore di Design UX.

Nella sua conferenza cita esempi dallo sviluppo di Dopplr ed altri servizi, mentre discuteva le ultime tendenze nel software sociale, nella socialità centrata nell’oggeto, negli inizi delle infrastrutture sociali (opensocial, xfn, hcard, openID), nell’informatica personale, e negli approcci per inserire l’etichetta sociale nel design.

Margaret Stewart (Google) - “The Manager as Tailor”

Margaret Stewart è la manager dell’User Experience Team for Consumer Products presso Google Inc. La sua squadra è composta da quasi 30 professionisti nei settori dell’esperienza dell’utente e della ricerca.

Margaret ha discusso sulle caratteristiche che rendono alcuni manager particolarmente effettivi, sul come ha personalizzato il suo stile di gestione nel corso degli anni sia in contesto aziendale che individuale nei team con cui ha lavorato, ed in più su alcune tattiche e strumenti specifici che usa per raffinare e migliorare le sue pratiche di gestione.

24 Giugno 2008
Mito Akiyoshi: il digital divide non scompare col cellulare
Mito Akiyoshi La gente dello splendido blog francese InternetActu hanno condotto un intervista con la sociologa giapponese Mito Akiyoshi. Dal momento che InterActu viene pubblicato in francese, e li spingo da tempo a rendere i ricchi contenuti del loro blog disponibili anche in Inglese, loro ci hanno offerto di co-pubblicare questa intervista in Inglese — la lingua in cui è stata portata a termine. Non è stato difficile accettare l’offerta e ringrazio in particolare Hubert Guillaud per questa opportunità. Se leggete il francese, guardatela qui.

Mito Akiyoshi (blog) è una sociologa giapponese presso la Senshu University. Lei ha anche collaborato con la sociologa Izumi Aizu sul programma di ricerca NTT sulla privacy e l’identità. L’intervista ci fornisce l’opportunità di dare uno sguardo unico a quel che sta accadendo in Giappone: ci permette di non focalizzarci sulla tecnologia, come accade spesso, ma sul come questa tecnologia viene utilizzata, che spesso è più vario e complesso di quello che si potrebbe pensare.

IL DIGITAL DIVIDE IN GIAPPONE?

InternetActu.net: Hai lavorato sul digital divide in Giappone. Noi in Occidente abbiamo spesso l’impressione che il digital divide non esista nel tuo paese dove il cellulare è così pervasivo. Ma è veramente così? Hanno tutti la stessa accessibilità?

Mito Akiyoshi: C’è un consenso crescente tra i ricercatori in Giappone e all’estero sul fatto che il digital divide non riguardi esclusivamente l’accesso o meno ad Internet. Riguarda anche il genere di utilizzo delle Tecnologie di Informazione e Comunicazione (ICT) e gli obiettivi di quell’utilizzo. Per capire le implicazioni del cellulare nel digital divide, dobbiamo partire da una definizione più ampia del digital divide stesso, che deve comprendere tutte le attività mediate da tecnologie. A causa del cellulare stiamo affrontando una realtà mista: è un bicchiere che è sia mezzo pieno sia mezzo vuoto.

Il Giappone è sicuramente un leader globale nella telefonia mobile: il cellulare a portato le ICT a quelli che altrimenti non avrebebro fatto uso della tecnologia. Tuttavia il cellulare non ha affatto eliminato il digital divide. La mia ricerca mostra che i modelli esistenti di diseguaglianza influenzano fortemente il genere di tecnologia e di utilizzo della tecnologia che certa gente esibisce. Parlando in generale, ci sono tre tipi di utenti di ICT in termini di accesso al hardware: i “Literati” sono qurlli che usano sia i computer che i cellulari. Un secondo gruppo consiste in un numero piuttosto ampio di gente che utilizza cellulari ma fa raro uso del PC. Il terzo gruppo consiste in quelli che non usano nessuno dei due. L’ultimo gruppo sta ovviamente diminuendo per via dell’attuale pervasività di internet, ma persino il secondo gruppo potrebbe considerarsi sul lato sbagliato del digital divide — incapace di accedere alla maggior parte delle ICT.

UNIVORI ED ONNIVORI

Tutto questo andrebbe bene se la scelta fosse solo quello: una questione di scelta. Ma spesso non è così. I contenuti Web a cui ha accesso un computer sono parecchio diversi da quelli a cui si accede da un dispositivo movile. Per esempio, la mia ricerca mostra che gli interrogati utilizzano il PC per questioni di lavoro e per accedere ai servizi del governo. L’utilizzo di un cellulare tuttavia è per lo più limitato ad attività relazionate con lo svago. Quelli che utilizzano il cellulare e non il PC tendono ad essere meno educati, meno benestanti, e/o di sesso femminile. Quindi, il loro affidamento al cellulare ed il non utilizzo del PC potrebbe interpretarsi anche come il perpetuarsi di uno status meno privilegiato.

Sto ancora cercando delle buone etichette per identificare questi diversi tipi di utenti, ed in particolare quelli che utilizzano il cellulare ma non il PC. La distinzione tra “univoro” ed “onnivoro” come utilizzata nella sociologia culturale sarebbe utile. Gli “univori” si riferiscono alla gente con risorse culturali limitate che consumano un solo tipo di genere, per esempio hip hop. Gli “onnivori” d’altro canto sono dotati di risorse ricche: apprezzano molteplici generi. Stando a questo punto di vista, la distinzione tra classe media e classe lavoratrice non si basa sulla loro preferenza per dei generi particolari, ma piuttosto sulla loro capacità di consumare un’ampia gamma di prodotti culturali. Quindi basandomi su questa logica, potrei probabilmente utilizzare il termine “univoro cellulare”.

InternetActu.net: Cosa impedisce il cellulare che la combinazione di internet e cellulare permette?

Mito Akiyoshi: Degli studi hanno dimostrato che gli utenti di Internet su PC acquisiscono nuove abilità ICT mano a mano diventano più familiari con web. E’ un circolo virtuoso. Inizialmente vai online per affrontare un particolare bisogno, ma poi scopri altri servizi ed applicazioni e fai un sacco di “learning by doing”, Internet su PC incoraggia la gente ad esplorare. Internet su cellulare d’altro canto fornisce solo servizi internet basici, che spesso si limitano all’intrattenimento e ad attività di svago. Internet su cellulare è di di rado un canale per attività serie e produttive. Persino la qualità del contenuto e dei servizi cambia. Nonostante uno possa leggere le notizie sia sul computer che sul cellulare, gli articoli nel cellulare tendono ad essere brevi ed abbozzati, per via dei limiti di spazio. Se leggi le notizie e gli articoli di opinione sul giornale o su un PC, puoi imparare un sacco. Ma se leggi i sommari delle notizie sul cellulare, perdi questa opportunità di imparare.

UNA QUESTIONE DI POLITICA

InternetActu.net: Come promuovere il passaggio dagli strumenti del cellulare a quelli di internet, quando gli utilizzi non sono esattamente gli stessi?

Mito Akiyoshi: Innanzitutto, credo che dovrebbemmo riconoscere che sia la qualità sia la quantità dei contenuti e dei servizi siano di massima importanza. L’accesso ad essi è una questione di politica globale, nazionale e locale legittima, ma difficilmente viene riconosciuta come tale. Per esempio se si sa che gli utenti di cellulare non ricevono informazione della stessa qualità che quelli di internet su PC, si potrebbe modificare il modo in cui si presenta l’informazione. Se si volesse usare il cellulare per attività produttive, si potrebbe migliorare il design, l’interfaccia, ed i servizi. Internet su cellulare è stato indirizzato verso lo svago perché i provider dei servzi hanno visto che i servizi relazionati con l’intrattenimento erano il business più lucrativo. Ma i politici possono intervenire ed incoraggiare lo sviluppo di una tecnologia che contribuisca ad una maggiore partecipazione ed inclusione sociale.

IL FASCINO DEL CELLULARE GIAPPONESE

InternetActu.net: L’Occidente ha una determinata immagine dell’utilizzo della tecnologia in Giappone: onnipresente, focalizzata sul cellulare, con una popolazione appassionata di tutto ciò che è innovativo. Quest’immagine corrisponde alla realtà?

Mito Akiyoshi: Dunque, i Giapponesi sono appasionati di certe innovazioni. Ma bisognerebbe notare anche che il Giappone restò indietro agli altri paesi industrializzati rispetto alla connettività basica ad internet durante i ‘90. Quindi la mia risposta breve per questa domanda è sì e no. L’esplosione della telefonia mobile dev’essere messa in perspettiva, piuttosto che essere presa come un segnale di entusiasmo generale per tute le innovazioni. Alcune innovazioni radicano ad una velocità fenomenale mentre altre vengono tristemente abbandonate.

Mail fascino del Giappone per la tecnologia potrebbe essere tipico loro. L’ossessione per la mobilità, le cose graziose, la miniaturizzazione vengono fuori ripetutamente nei discorsi popolari come parte dell’essenza della cultura giapponese. Ma come scienziata sociale, voglio spiegarli. Il fascino per la mobilità è un conseguenza del nostro stile di vita. Gli abitanti di Tokyo passano diverse ore facendo i pendolari sui treni con un sacco di tempo per giocare con i propri cellulari. Al contrario della gente in Europa e negli Stati Uniti, la maggior parte dei Giapponesi non ha provato un transito liscio dalla macchina da scrivere al computer. Alcuni utenti preferiscono il cellulare semplicemente perché non si sentono comodi a lavorare con una tastiera. Questa gente usa il cellulari per motivi che hanno poco a che fare con la loro transportabilità. La popolarità del cellulare in Giappone è effettivamente un fenomeno piuttosto complesso.

Detto questo, i loro strani gusti potrebbero aiutare a scoprire e popolarizzare certe innovazioni in un modo inaspettato. I video telefonini è uno degli esempi che mi viene in mente. Inizialmente, l’idea sembrò strana. Ma i Giapponesi per qualche ragione li hanno adorati e li hanno resi popolari in altre parti del mondo.

IL FUTURO DEL CELLULARE

InternetActu.net: Il Giapponese sembra essere avanti perché usano già l’accesso ai contenuti online dal cellulare, e questo sarà il futuro ovunque. Ma tu sembri essere più scettica.

Mito Akiyoshi: Il Giappone è in effetti uno dei leader nel servizi Internet su cellulare. Anche se ho sollevato qualche questione a proposito delle cause e dell’attuale utilizzo di Internet su cellulare, ci sono molteplici motivi per credere che un più ampio utilizzo della tecnologia mobile e ubiquitaria creerà ambienti comunicativi migliori in Giappone ed ovunque. Ma è semplicistico assumere che il cellulare di per sé possa risolvere i problemi profondamenti radicati della diseguaglianza digitale. Ma aiuta alla gente ad andare online e a mantenere i loro network sociali. I Giapponesi hanno accolto entusiasticamente Internet su cellulare quando è stato reso diponibile per la prima volta a fine anni ‘90, perché credettero che avrebbe soddisfatto le loro necessità.

Ora dobbiamo ridefinire queste “necessità” o “richieste” in vista della società futura che intendiamo creare. Fino ad ora ci sono state poche discussioni a proposito dei valori basici su cui le ICT si dovrebbero concentrare. La tecnologia mobile sostiene la chiave per la realizzazione di valori sociali fondamentali, come lo sviluppo del capitale umano, uguaglianza, sviluppo sostenibile, democrazia, ecc., ma non li realizza automaticamente.

Non sono scettica, ma piuttosto ottimista con cautela perché abbiamo bisogno di capire meglio i problemi esistenti e di una migliore visione del futuro per comprendere pienamente le possibilità comunicative offerte dalla tecnologia mobile.

LE NOSTRE VITE UBIQUITARIE MA LOCALMENTE RADICATE

InternetActu.net: Al giorno d’oggi si parla molto di geolocation come il futuro del cellulare, permettendo una sistesi di network sociali e mobilità. L’uso di geolocation è esploso in Giappone?

Mito Akiyoshi: Ci sono alcuni utilizzi interessanti della tecnologia geolocation in Giappone come la otetsudai network che è basicamente un servizio di ricerca di lavoro accessibile tramite cellulare, e permette alla gente di trovare un lavoro o un impiegato “nell’area”. I servizi di geolocation permettono la microgestione di tempo, spazio, luoghi di lavoro e persino dei lavoratori. Persino nell’era della globalizzazione, la nostra vita quotidiana è radicata localmente e la tecnologia mobile serve necessità radicate localmente.

InternetActu.net: In termini di azione governativa, il fulcro sembra essersi evoluto da e-Japan (un approccio piuttosto classico all’accesso e l’utilizzo di Internet) a u-Japan, visto come un piano più futuristico focalizzato sulla disponibilità di informazione ubiquitaria. Qual è attualmente la realtà di questo programma?

Mito Akiyoshi: Per rispondere ad una tale domanda, la prima cosa che uno potrebbe voler fare è andare ad in sito del governo per fare qualche ricerca sul progetto u-Japan. Ma se fai così, ti accorgerai che la funzione di ricerca dei siti del governo è un vero caos. Provate a cercare dell’informazione su qualsiasi argomento specifico su un sito del governo Giapponese e condividerete la mia frustrazione. Non si riesce a trovare l’informazione che si cerca. Questo fatto influenza la mia valutazione del progetto u-Japan.

U-Japan ha avuto successo nel fornire alla nazione una connessione internet veloce e nel migliorare i servizi del governo. Nelle aree come la preparazione delle tasse e l’archiviazione dei business, sono stati fatti grandi progressi e parte del merito è di u-Japan.

Ma ci sono ancora alcuni obiettivi da raggiungere come viene dimostrato dalla mediocre funzione di ricerca.

Ti faccio un esempio: Quando consulto le statistiche del governo, spesso ottengo un sacco di tabelle di Excel. Piuttosto avrei bisogno di un sistema di ricerca decente che mi permetta di combinare variabili e creare i risultati di cui ho bisogno su tabella.

L’ubiquità è una cosa buona, ma le soluzioni ubiquitarie devono inoltre essere anche user-friendly.

LA DIFFICOLTA’ DI COMPRENDERE LE SFIDE DELLA PRIVACY E DELL’IDENTITA’

InternetActu.net: Lavori con Izumi Aizu su un programma di ricerca NTT sulla privacy e l’identità. Puoi raccontarci di più sugli obiettivi di questo programma ed i suoi primi risultati?

Mito Akiyoshi: NTT è un’organizzazione molto interessante. Non ci hanno chiesto di fare ricerca per massimizzare i loro profitti su una base di breve periodo. Si sono rivolti a noi senza alcuna tabella di marcia specifica e ci hanno chiesto di raccontare loro “qualcosa di interessante sulla privacy e l’identità”. Quindi abbiamo escogitato i nostri obiettivi in volo.

Abbiamo investigato progetti di identità azionale e progetti di gestione dell’identità dei business. Mi piace pensare che il fatto che non abbiamo trovato forti tendenze sia una delle nostre principali scoperte. Non che siamo tornati a mani vuote: c’è una grossa asimmetria dell’informazione tra i diversi gruppi coinvolti. Per esempio, ho contattrato un’azienda di reclutamento per la mia ricerca, ma non sono riusciti a venirsene fuori con alcun intervistato buono perché l’argomento è troppo tecnico. Solo uno degli intervistati con cui ho parlato ha detto di essere interessato al tema della gestione dell’identità.

Il tema della privacy e dell’identità è molto importante per tutti ma è difficile far capire a tutti la sua importanza quando sono coinvolti così tanti dettagli tecnici. Sfortunatamente molte decisioni che hanno effettive applicazioni sociali vengono rimosse dal discorso pubblico e ridotte a questioni tecniche. Come si spiega la nozione di privacy di un motore di ricerca a tua nonna o persino al tuo capo? O la possibile breccia della privacy con l’introduzione del IPv6 dovuta al suo meccanismo di indirizzamento? Potrebbero non comprendere i temi, anche se sono di importanza per loro. Abbiamo trovato che non c’è un linguaggio comune per avviare una discussione produttiva sul modo in cui questi temi sono maneggiati dai governi, business, ricercatori e leader di comunità.

InternetActu.net: Punti il dito nei confronti delle forti questioni a proposito della privacy, anche se noi in Francia tendiamo a credere che queste tematiche non abbiano lo stesso impatto in Giappone per via delle differenze culturali. Le questioi di privacy in Giappone sono simili a quelle dell’Occidente?

Mito Akiyoshi: This is an interesting question. Of course Francia e Giappone sono parecchio diverse culturalmente, ma la Francia è anche molto diversa dalla Gran Bretagna, gli USA, la Germania, ed altri paesi che suppostamente costituiscono “l’Occidente”. Non voglio ignorare le differenze tra Paesi, ma vorrei bilanciare le differenze “tra paesi” e “all’interno dei paesi”. Non so se sia appropriato portare le questioni di privacy alle “differenze culturali”, ma il tema della privacy si manifesta in modo diverso in diverse società. Per esempio la creazione di profili razziali è un grosso problema nelle società con diverse minoranze. Non dico che non esista in Giappone. Ma è meno centrale qui rispetto agli USA, per esempio.

Un modo di affrontare le differenze culturali è quello di cercare problemi sociali che affliggono una società in particolare.Se i Giapponesi hanno riserve a proposito di un sistema di carta di identità nazionale, potrebbe essere perché la loro fiducia nel modo di manipolare le informazioni personali del governo è bassa. Il sistema di pensioni nazionale è mal gestito ed il suo fallimento è un grosso scandalo attualmente. Quelli a cui erano destinati i soldi della pensione non li hanno ricevuti perché l’ufficio incaricato non ha maneggiato bene i registri.

Quale genere di attitudine prevale in Francia riguardo alla tematica della privacy e quali generi di fattori — culturali, sociali, politici, o economici — possono spiegare questa attitudine? Credo di avere più domande che risposte per quanto riguarda questa domanda.

22 Giugno 2008
Dieci principi che contribuiscono a creare una esperienza dell’utente Googley
Googley UX Il Google User Experience team mira a creare design che siano utili, veloci, semplici, coinvolgenti, innovativi, universali, proficui, belli, affidabili, e personalizzabili. Ottenere un equilibrio armonioso di questi dieci principi è una sfida costante. Un prodotto che ha raggiunto questo equilibrio è “Googley” – e soddisferà ed incanterà la gente di tutto il mondo.

I dieci principi che contribuiscono ad una “Esperienza d’Utente Google” sono:

  1. Focalizzarsi sulla gente – le loro vite, il loro lavoro, i loro sogni
  2. Ogni millesimo di secondo conta
  3. La semplicità è potente
  4. Coinvolgi i principianti ed attira gli esperti
  5. Osa innovare
  6. Progetta per il mondo
  7. Pianifica per i business di oggi e di domani
  8. Incanta l’occhio senza distrarre la mente
  9. Sii meritevole della fiducia della gente
  10. Aggiungi un tocco umano
20 Giugno 2008
Collegando le comunità attraverso interactions
Elizabeth Churchill and Mark Vanderbeeken Richard Anderson scrive su un dibattito in cui abbiamo partecipato io ed Elizabeth Churchill, che si ha avuto luogo presso la recente conferenza CHI a Firenze, riguardante il ruolo di interactions magazine nel collegare le comunità - “qualcosa di essenziale affinché l’”esperienza dell’utente” giochi il ruolo che dovrebbe negli affari”.

“Jon Kolko ha facilitato un’importante discussione tra Elizabeth l’ospite speciale Mark Vanderbeeken sul concetto di libero accesso ad i contenuti intellettuali e la sua importanza per interactions magazine. (Mi dispiace che la testa di Mark sia coperta da quella di Elizabeth nella foto.) Qualcuno potrebbe sostenere che l’accesso online libero — per esempio gratuito — ad i contenuti di interactions magazine aiuterebbe di per sé a collegare le comunità per le quali interactions magazine è di rilievo. Tuttavia… (Dei frammenti e delle estensioni del dibattito del CHI 2008 saranno presenti nella colonna di Elizabeth e nell’”interactions cafe” nel numero di Settembre+Ottobre; entrambi questi articoli saranno disponibili per tutti tramite il sito interactionsl, facilitando l’opportunità a tutti di rispondere e si condividere il proprio punto di vista.)”

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17 Giugno 2008
Doobly, podger, twitcher o melly?
Home tech Il telecomando sembra aver ispirato la nascita di una gran numero di parole creative nel Inglese colloquiale britannico:

“L’English Project cita “doobly”, ma ce ne sono molte altre, tra cui “podger”, “blipper”, “twitcher” e “melly”. Un mio amico lo chiama “ponker”. Qualcuno negli uffici del Guardian dice “didge”. Mia madre lo chiamava “il clicker”, ma quello era quando ancora facevano click, e “controller” è il termine della nostra famiglia, con la variante “fat controller” per il clicker Freeview oiù grande, che ora si trova ricoperto in nastro adesivo perchè qualcuno - non io - ha perso il coperchio delle batterie.”

“Stando ai forum online, “clicker” è molto comune, così come “flipper”, “changer” e il piuttosto incantevole “the buttons”. “Zapper” viene spesso usato, mentre “Frank” (capito?) non è affatto un derivato isolato.”

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Mi chiedo se una ricerca del genere si sia fatta anche negli Stati Uniti.

15 Giugno 2008
Ricerca di osservazione coinvolta
Basi Apprezzo sempre i punti di vista insoliti quindi quando la Dr.Essa Tina Basi, che si consulta con il Digital Health Group dell’Intel, mi ha contattato a proposito della sua ricerca sulle dinamiche del potere nella ricerca etnografica, contacted me about her research on power dynamics in ethnographic research, mi ha intrigato.

Lei ha recentemente presentato un paper sull’argomento, intitolato “Identity at Work and Play: Conducting Ethnography for Commercial Enterprise” presso la London Business School in un seminario che trattava in modo specifico le tematiche del genere e del potere all’interno di un contesto più ampio di una serie di seminar i sulle emozioni e la rappresentazione nella ricerca.

Ecco alcuni astratti da un articolo che mi ha mandato:

Il seminario ha radunato accademici e professionisti con interesse nelle prospettive della ricerca etnografica nel materiale generato nella ricerca.

La Dr.Essa JK Tina Basi, Direttrice di Mehfil Enterprise e ricercatrice freelance con il Digital Health Group dell’Intel in Irlanda, ha discusso il ruolo dell’identità nel dare forma al processo e ai risultati della ricerca. La sua conferenza, intitolata ‘Identity at Work and Play: Conducting Ethnography for Commercial Enterprise’, ha guardato il modo in cui il design della ricerca potrebbe inludere meglio e fare spazio per la co-costruzione delle identità sia del ricercatore che dei partecipanti alla ricerca. Attingendo da una serie di accademici femministi (Haraway, 1991; Stanley e Wise, 1993; e Wolf, 1996),la Dr.Essa Basi ha puntato verso la critica epistemologica femminista del positivismo e della ricerca ‘value free’, che sostiene che la dicotomia soggettivo/oggettivo sia falsa, e che l’oggettività sia semplicemente un nome dato alla soggettività maschile.

“Intervistare è l’arte della costruzione piuttosto che della scavazione; quindi l’obiettivo è organizzare le domande e l’ascolto in modo da creare le migliori condizioni per costruire una conoscenza significativa (Mason, 2002). La ricerca non può essere ‘igienica’, e la conoscenza si crea meglio come co-produzione tra l’intervistatore e l’intervistato (Collins, 2000), come due dialoghi intersecati: il dialogo numero uno sono le interviste dell’etnografo con informatori o le osservazioni sulla vita della gente; il dialogo due avviene tra il lavoro scritto dell’etnografo ed i lettori (Smith, 2002: 20) o i clienti. Un approccio del genere apre la strada ad una maggiore riflessività, che non riguarda solo la presentazione di sé e l’essere riflessivi sul sé, ma anche l’esposizione delle relazioni di potere ed il modo in cui queste relazioni danno forma alla conoscenza - un modo molto più autentico di condurre la ricerca, dando la precedenza a considerazioni più acute e significati più profondi.”

La Dr.Essa Basi ha presentato due esempi della ricerca Intel nel settore della sanità per mostrare la forza di un approccio dialogico alla raccolta di dati. Il lavoro di ricerca dell’Intel sul trasporto e la mobilità nell’Irlanda rurale è stato progettato in parte dal Rural Transport Programme e la ricerca sui servizi di cura sociale in Inghilterra è stato molto influenzato dalle esperienze di anziani che hanno utilizzato i servizi forniti da Age Concern.

“L’etnografia riguarda l’intervista come riguarda l’ambientazione, si tratta di costruire un rapporto, ma devi fare di più oltre che semplicemente chiacchierare. Vedi cose che la gente non può articolare, quello che loro non sanno di stare provando ad articolare. La ricerca etnografica fornisce una visione dei riti, delle pratiche, dei segni, degli innescatori nelle ambientazioni intime e negli ambienti importanti – la collocazione dell’etnografia tuttavia, porta al ricercatore a diventare vulnerabile nel processo.”

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Da un occhiata anche al blog LadyGeek blog

15 Giugno 2008
Joe Kraus di Google sul come rendere la rete più sociale
    Kraus Il professore di studi legali di Wharton Kevin Werbach ha recentemente parlato con Joe Kraus (weblog), direttore di product management presso Google, sulla crescente socializzazione di Internet.

    Kraus crede che ogni applicazione di successo sulla rete — instant messaging, e-mail, blogging, condivisione di foto — abbia avuto successo perché aiuta alla gente a connettere con gli altri. Per Kraus, questo significa che internet ha un carattere sociale inerente, ma può andare oltre — un’area che lui continua ad esplorare attraverso iniziative Google come Open Social e Friend Connect.

    “Oggi, la gente pensa al sociale come network sociali - una serie di siti dove vado ed stabilisco relazioni con amici. Ed è nel contesto di quei siti che faccio cose con loro.

    La nostre visione a Google è che quella è una fase di transizione nello sviluppo dell’intera rete sociale, e che quelle relazioni di amicizia che si creano su questi siti dovrebbero essere usabili e portabili e permettere di ottenere benefici indipendentemente da dove vai sul web. […]

    Quindi, l’idea è, come si fa a prendere queste relazioni che hai costruito in questi siti pilota e renderle utili attraverso la rete. Ed io penso, la transizione che stiamo attraversando del sociale inteso come qualcosa che fai in siti attraverso la rete è molto simile (o almeno lo è per me) al modo in cui vedevamo i contenuti generati dagli utenti circa sei o sette anni fa.”

    Leggi l’intervista

    (via Smart Mobs)

15 Giugno 2008
Intervista: l’antropologo del cellulare
Chipchase Il New Scientist ha pubblicato un’intervista con il ricercatore dell’utente della Nokia Jan Chipchase:

“La maggior parte di noi da per scontato i cellulari. Non è così per Jan Chipchase, un ricercatore di desgin per la Nokia, che gira il mondo studiando come la gente utilizza i propri dispositivi mobili, scoprendo come renderli migliori, come raggiungere i miliardi di persone che non possiedono un cellulare - ed imparando molto della gente lungo la strada. Jason Palmer l’ha raggiunto in Giappone - naturalmente per telefono - e ha scoperto che niente sul cellulare è chiaro come sembra.”

Di discendenza inglese e tedesca, il 38enne Jan Chipchase è cresciuto a Londra ed ha studiato economia presso la London Guildhall University, continuando con un master in design di interfaccia d’utente nel 1992. Egli ha poi lavorato presso l’Institute for Learning and Research Technology dell’University of Bristol. Nel 1999 si è trasferito in Giappone, dove vive ancora adesso, e si è unito al usability group della Nokia. Un anno dopo è diventato membro del gruppo di design della Nokia.

Leggi l’intervista

(via Usability in the News)

14 Giugno 2008
Google ci sta rendendo stupidi?
Internet Patrol Nicholas Carr, l’autore di “The Big Switch: Rewiring the World, From Edison to Google” e “Does IT Matter?” ha scritto un articolo per The Atlantic Monthly sul cosa stia facendo internet ad i nostri cervelli: sta portando via la nostra capacità di concentrazione e di contemplazione, e la sta rimpiazzando con qualcosa che lui definisce “Taylorismo della mente”.

“Nel mondo di Google, il mondo a cui accediamo quando siamo online, c’è poco spazio per la contemplazione. L’ambiguità non è l’inizio di un ragionamento ma un bug da sistemare. Il cervello umano è semplicemente un computer obsoleto che ha bisogno di un processore più veloce e di un hard drive maggiore.

L’idea che le nostre menti dovrebbero operare come processori di dati ad alta velocità non si basa solo sui meccanismi di internet, è anche il modello di business regnante sulla rete. Quanto più velocemente navighiamo sul Web—più link clicchiamo e più pagine visualizziamo—più opportunità hanno Google ed altre aziende di raccogliere informazioni su di noi e di riempirci di pubblicità. La maggior parte dei proprietari dell’internet commerciale hanno interessi economici in raccogliere ogni briciola di dati che ci lasciamo dietro mentre ci spostiamo da link a link—quante più briciole ci siano, meglio. L’ultima cosa che queste aziende desiderano è di incoraggiare una lettura comoda o una lenta riflessione concentrata. E’ nei loro interessi economici indurci alla distrazione.”

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14 Giugno 2008
Cluster #7 “Transmitting Architecture”
Cluster Il prossimo numero di Cluster, la rivista di innovazione bilingue (Eng/Ita) si intitola “Transmitting Architecture“. E’ stato fatto in collaborazione col XXIII UIA World Congress of Architecture 2008, che si terrà a Torino tra qualche settimana.

Due anni dopo le Olimpiadi, Torino è la città Capitale Mondiale del Design ma anche il teatro del ventitreesimo Congresso Mondiale degli Architetti, evento ospitato per la prima volta in Italia, dopo l’ultima edizione a istambul, nel 200 e prima della prossima a Tokyo, nel 2011. Un appuntamento che riunisce ogni tre anni professionisti ed esperti su un tema che coinvolge le prospettive della professione e il suo rapporto con le grandi problematiche sociali e culturali più attuali.

Dal 29 giugno al 3 luglio saranno dunque oltre ottomila i professionisti che si ritroveranno sotto la Mole per discutere sul concetto di “Transmitting Architecture”, tema portante dell’edizione 2008 del Convegno.

La rivista Cluster dedicherà un numero monografico a questo contesto, presentando i lavori del Congresso e alcuni dei progetti proposti dai protagonisti selezionati provenienti da tutto il mondo, organizzando i contributi editoriali intorno agli argomenti principali, concentrandosi in particolare sulle città progettate da zero e sugli slums. Ma non soltanto.

Altre due sezioni del numero di Cluster saranno dedicate l’una a Tokyo, città che ospiterà il prossimo Congresso mondiale dell’architettura, e l’altra alla Mostra Flexibility, uno degli eventi più prestigiosi contenuti nell’agenda di Torino World Design Capital.

Uno spazio di rilievo sarà inoltre dedicato all’associazione INDEX:, organizzazione non-profit con sede a Copenhagen che concentra la sua attenzione sul “design che migliora la vita” a livello globale e che riunisce i migliori opinion leader a livello mondiale. L’idea di INDEX: è stata concepita nel 2000 e finanziata dal governo danese, INDEX: ha creato un network che coinvolge designers, associazioni, aziende, ed esperti internazionali al fine di definire una nuova via al buon design contemporaneo. Il momento centrale dell’attività è rappresentato dalla biennale mostra-evento che trasforma Copenhagen nel centro mondiale del design “intelligente”, e assegna l’INDEX: AWARD, già divenuto il più ricco premio internazionale con un montepremi di 500 mila euro, suddivisi nelle varie categorie di volta in volta individuate. Tanto per la cronaca l’edizione 2007 si è occupata di corpo, casa, lavoro, gioco e comunità

Facendo un passo indietro e volendo tornare al Congresso, gli oltre ottomila professionisti che si ritroveranno a Torino passeranno una settimana a discutere su “Transmitting Architecture”. Un tema che riguarda il dialogo che l’architettura, nel contribuire a trasformare il territorio, deve intessere con i diversi attori coinvolti nel processo dinamico, al fine di affermare il diritto dei cittadini alla qualità della vita e dell’ambiente. Un tema che affronta la capacità dell’architettura di comunicare il senso del suo agire, sia come creazione progettuale, sia nelle profonde implicazioni sociali. Uno degli obiettivi è infatti sottolineare il ruolo attivo della progettazione architettonica nel captare le energie positive e i fenomeni emergenti della società.

Il concetto “architecture is for everyone” farà da comune denominatore a «Cultura», «Democrazia» e «Speranza», ovvero le tre aree tematiche del Congresso che saranno ampiamente riprese nella rivista, dando ampio spazio anche all’illustrazione e alla grafica.

Innanzitutto la «Cultura», perché la natura dell’architettura è trasmettere la storia e le tradizioni dei paesaggi, conservando e valorizzando il contesto per le generazioni future.

In secondo luogo la «Democrazia» perché l’architettura lavora costruendo relazioni in costante dialogo con le altre voci implicate nei processi dinamici.

Infine perché l’architettura deve trasmettere «Speranza», concretizzando il valore dell’ecosostenibilità nel mondo, costruendo edifici attenti all’ambiente. In gioco c’è l’eredità che lasceremo ai nostri figli.

Uno degli articoli si trova già online: è una lunga ed approfondita intervista con John Thackara e Sunil Abraham sulle future città democratiche ed il ruolo del design nel dare loro forma.

14 Giugno 2008
L’ossessione nazionale degli spagnoli per i cellulari ed i messaggi di testo
Spain Jennifer Woodard Maderazo scrive sul blog Mediashift di PBS sulla relazione degli spagnoli col cellulare e “sul come si sia evoluta in modo diverso rispetto agli Stati Uniti per alcune ragioni chiare ed altre che restano un mistero”.

“Perché la Spagna sembra essere molto più avanti rispetto agli Stati Uniti nell’utilizzare il cellulare per fare più delle semplici chiamate, uno dovrebbe pensare che il consumo dei media sul cellulare dovrebbe essere il prossimo passo logico, ma non è stato questo il caso. Nel 2002, gli Americani non sapevano cosa fosse un SMS ma nel 2008 stiamo scrivendo, vedendo dei filmati, leggendo feed RSS e persino utilizzando VOIP sui nostri cellulari. In Spagna, la maggior parte della gente non fa niente di tutto ciò — ma vedrai una nonna spedire messaggi di testo come un adolescente.”

Mediashift è un weblog che segue come in nuovi media—dai weblogs ai podcasts al giornalismo cittadino—stiano cambiando la società e la cultura.

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(via textually.org)

13 Giugno 2008
Cina ed il prossimo miliardo di clienti
Attention Il secondo articolo nell’aggiornata Receiver Magazine della Vodafone è sulla Cina ed il prossimo miliardo di clienti.

L’autore Jared Braiterman mira a comprendere il ruolo dei cellulari nello sviluppo a ritmi sfrenati della Cina ed esplora perché la Cina sia diventata un centro di utilizzo appassionato della tecnologia.

Braiterman dichiara che ci sono due spiegazioni culturali per l’intensità con cui i Cinesi hanno adottato internet, e ancora di più, i cellulari: la politica di un singolo figlio da circa circa trent’anni, e la carenza di alternative di comunicazione ed intrattenimento.

Jared Braiterman è un antropologo che ha studiato ad Harvard e Stanford (PhD 1996) che ha lavorato per dodici anni come consulente ed educatore di human technology presso la Silicon Valley, in Europe, in Asia e nelle Americhe. Con la sua col suo studio di ricerca e creativo Giant Ant di San Francisco ha recentemente condotto uno studio sulla cultura giovanile e la tecnologia chiamato “Mobile China”. Ora al suo quarto anno, il progetto ha studiato cellulari, vita virtuale e realtà miste nel più grande mercato emergente al mondo.

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12 Giugno 2008
Antropologa Intel trova le chiavi per l’adozione di tecnologie
Adoption map Dawn Nafus, un’antropologa Intel ed il suo team hanno creato il “Technology Metabolism Index” dell’Intel, che mostra come l’adozione della tecnologia dei cittadini dei vari paesi ecceda o manchi a seconda di quello che ci si aspetterebbe dai loro livelli di benessere.

La mappa (hi-res pdf) mostra chi adotta velocemente tecnologia in colori brillanti ed i grigio i più lenti.

Nafus spera che il lavoro aiuti a spezzare gli attuali paradigmi dei business su quali paesi siano pronti per quali tecnologie.

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10 Giugno 2008
Philips e NH Hoteles collaborano per ottimizzare l’esperienza dell’hotel
NH room NH Hoteles e Philips hanno annunciato che condurranno un intenso studio di due anni sull’ottimizzazione del benessere tra gli ospiti dell’hotel.

Per supportare la ricerca, NH Hoteles e Philips hanno collaborato come primo passo per creare una camera unica presso il fiore all’occhiello di NH Hoteles, il Barbizon Palace hotel ad Amsterdam, presentando le ultime innovazioni in soluzioni per l’ambiente.

I ricercatori raccogleranno considerazioni dei clienti sul come le differenti  sistemazioni e tecnologie condizionano l’esperienza e lo stato di benessere degli ospiti dell’hotel così come la loro interazione e relazione con i sistemi di intrattenimento e di illuminazione.

La collaborazione si basa su un’altra ricerca di esperienza tra le due aziende sul come ottimizzare l’esperienza dell’hote.

I risultati dello studio attuale aiuteranno Philips a continuare a diventare più cliente-centrica e a fornire soluzioni innovative ed opportune che migliorino la vita della gente basandosi su considerazioni approfondite dei clienti. NH Hoteles, d’altro canto, applicheranno le soluzioni Philips nei propri hotel per segnare gli standard nell’industria alberghiera e migliorare l’esperienza dell’hotel dei loro ospiti.

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10 Giugno 2008
Information Architecture Television
IA TV Information Architecture Television è un weblog che contiene una estesa collezione di video online riguardanti l’usabilità, l’architettura dell’informazione, il design di interazione e il design di esperienze d’utente.

(via InfoDesign)

10 Giugno 2008
Studio etnografico francese sugli adolescenti ed i cellulari
Afom Il fatto che i giovani siano più adatti ad utilizzare le utime tecnologie ha poco a che vedere con l’abilità, l’esperienza o l’accessibilità, e più con la loro relazione “non-drammatica” con queste tecnologie, come viene evidenziato dal modo in cui hanno a che fare con piccoli fallimenti e problemi tecnologici.

Questo è uno dei risultati di un recente studio tecnografico condotto dal French Interdisciplinary Group on Information and Communication Process (Gripic) per conto dell’Associazione Francese di Operatori di Telefonia Mobile, e trascritto per intero su InternetActu (sito in Francese).

Riassumendo in altre parole, Gripic dice:

“Non può connetterti se hai paura degli errori e del DIY-ing. Una volta, uno doveva imparare. Ora uno deve esperimentare. L’uso non è più qualcosa che viene alla fine di un apprendistato - è l’apprendistato in sé.”

I ricercatori hanno anche osservato la praticca della condivisione di cellulari:

“C’è una tendenza in crescita di condividere tra gli adoloscenti. I telefonini sono sempre di più oggetti che circolano all’interno di un gruppo, in particolare quando hanno perso, rotto o è stato rubato il loro personale. I ricercatori Gripic sono stati sorpresi nello scoprire che un certo numero di adolescenti non hanno nemmeno il loro proprio cellulare, ma semplicemente un “cellulare di rimpiazzo”: un oggetto effimero, non-sacro, economico e destinato alla circolazione. L’unica cosa che conta è che funzioni.” […]

“Infatti, per gli adulti il cellulare è un dispositivo iper-personale, una scatola nera intima con informazioni che devono assolutamente essere protette. Per gli adolescenti d’altro canto, il cellulare è spesso poco intimo e confidenziale come i loro blog. Sono invece identità ed esibizione dei propri spazi, con “gallerie” di foto, suonerie, video, e musica da condividere con una comunità di pari: archiviare ha senso solo se si può condividere.”

Gripic vede l’uso del cellulare degli adolescenti non più come “emblema di una società individualistica”, ma piuttosto come “riflesso di atteggiamenti collettivi e collaborativi”.

Sempre nello studio, molte considerazioni sul come i cellulari vengano utilizzati nelle scuole e nelle relazioni tra genitori e figli.

Se leggete il francese, dovreste leggere l’intero post di InternetActu, ma anche sare un’occhiata ai vari downloads disponibili nel sito della French Association of Mobile Operators (ASOM).

6 Giugno 2008
Un ostacolo per le città future: le abitudini umane
Masdar Il Christian Science Monitor ha pubblicato un articolo interessante che esprime scetticismo sul fatto che la città carbon-neutral di Masdar in Abu Dhabi possa effettivamente un modello globale di innovazione urbana sostenibile:

“Il progetto ha fatto poco per impressionare i progettisti di città verdi non connessi con la ventura. Un’utopia creata dai petro-dollars non è una soluzione pratica per i problemi di emissione del mondo reale, dicono. Le città devono affrontare questioni politiche e sociali che sono irrilevanti per l’esperimento UAE.”

Di maggiore importanza per il tema di questo blog, l’articolo sottolinea anche alcuni problemi culturali locali:

“Mentre Masdar ha acceso curiosità oltre i confini nazionali, essa ha riscontrato uno entusiasmo limitato presso un pubblico chiave: i locali. Per molti abitanti di Abu Dhabi,il problemi vanno dall’aria condizionata debole all’accesso limitato alle automobili – la cultura della macchina è molto radicata nell’UAE.” […]

“La prima cosa fondamentale nel design urbano è la gente. Perchè la gente dovrebbe voler essere qui?“ dice William Mitchell, in professore di architettura e direttore del progetto Smart Cities del Massachusetts Institute of Technology a Cambridge, Mass. “Non si tratta tanto della tecnologia e dell’organizzazione di infrastrutture e sistemi, anche se questi diventano cose molto importanti.”

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6 Giugno 2008
In Giappone i cellulari sono diventati troppo complessi da usare
Sleeping Wired Magazine scrive su come i cellulari giapponesi siano diventati i primi esempi di  pazzia delle funzioni. In molti casi, dicono, i cellulari in Giappone sono troppo complessi da capire per gli utenti. Tuttavia, si chiedono se l’iPhone abbia qualche possibilità in questa cultura ossessionata dagli optional.

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6 Giugno 2008
User experience design: l’evoluzione di un approccio multi-disciplinare
JUS Il numero di Maggio 2008 del Journal of Usability Studies, una pubblicazione UPA trimestrale, contiene un saggio della DrEssa. Deborah Mayhew che aggiunge un nuovo e diverso punto di vista sull’evoluzione della pratica dell’usabilità.

Nella sua introduzione il redattore Avi Parush scrive:

“Nel suo saggio, intitolato: “User experience design: the evolution of a multi-disciplinary approach“, essa evidenzia alcune delle pietre miliari più interessanti nella natura multi-disciplinare della pratica dell’usabilità. L’evoluzione ha introdotto nuove sfide collaborative e multidisciplinari, dal lavorare con programmatori, attraverso graphic designer ed architetti dell’informazione, agli specialisti di persuasione. La Dr.Essa Mayhew conclude che il futuro costruttivo della disciplina dell’usabilità può dipendere sulle alleanze effettive con varie discipline e specialità lungo gli sviluppi simultanei nella tecnologia e nelle necessità dell’utente.”

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